prescrizione

19 messaggi in questa discussione

Che Renzi fosse un maleducato l'aveva capito al volo Ferruccio De Bortoli che in tempi non sospetti lo definì "un maleducato di talento", ma oggi toglierebbe il talento. La riforma Bonafede della prescrizione non nasce dal nulla, nasce dallo scandalo vergognoso e unico al mondo dei 130.000 processi l'anno che si chiudono con un nulla di fatto. Un ingente spreco di risorse, una violazione intollerabile dei diritti delle vittime, decine di migliaia di impuniti in libertà, uno stimolo a loro e ad altri potenziali delinquenti a violare la legge con ottime prospettive di farla franca. Insomma, un disastro epocale per la giustizia, per il bene comune e per la credibilità dello Stato . La Bonafede nasce anche dai moniti del Consiglio d'Europa che ci sollecita a individuare soluzioni in grado di far concludere i processi in tempi ragionevoli e con giudizi di merito. Che poi era la medesima indicazione dei padri costituenti. Infatti la"ragionevole durata" del processo non significa assolutamente processo inconcludente.  La prescrizione dovrebbe essere considerata per quello che è: un'anomalia, una patologia della giustizia, un'eccezione in cui si deve cadere solo in casi estremi. Ma i sedicenti garantisti (il garantismo in realtà qui non ci azzecca un fico secco) vorrebbero farla passare addirittura per un diritto costituzionale dell'imputato! Ma la parola "prescrizione" non esiste nella Costituzione! Prendiamo per esempio una fiction a puntate prodotta dalla Rai. Diciamo una romantica e avvincente storia d'amore, visto che oggi è San Valentino. La Rai dice al regista: falla durare un tempo ragionevole, se no diventa una telenovela e il pubblico si stufa. Ma questo non significa che la fiction debba chiudersi nel bel mezzo del racconto, o addirittura sul più bello, lasciando i telespettatori con un palmo di naso, senza sapere se Giulietta e Romeo vivranno felici e contenti oppure no. In Italia circa il 60% delle prescrizioni scatta ancora prima che il processo vada a dibattimento. Quindi gli avvocati dicono: non è colpa nostra. Lo ha detto pure Maria Elena Boschi nel confronto televisivo con Davigo. L'avvocato Boschi fingeva di non sapere, ma Davigo glielo ha ricordato, che nel paese di Pulcinella la prescrizione decorre dal momento in cui è commesso il reato, non dal momento in cui viene scoperto. Di conseguenza molti procedimenti già in partenza non hanno nessuna speranza di sopravvivere alla prescrizione e allora le procure, per non caricare tribunali già sovraccarichi, li mettono su un binario morto. Se in un pronto soccorso arriva un paziente "clinicamente morto", è chiaro che i medici lo lasciano morire in modo da dedicarsi a chi può essere salvato. Circa il 20% dei procedimenti o poco meno si prescrive in primo grado, e circa altrettanti in appello. Meno dell'1% si prescrive in Cassazione. Ma ieri il patetico Marattin insisteva nel dire che Italia Viva non fa pura ostruzione ma verrebbe incontro agli alleati di governo con una proposta seria: bloccare la prescrizione dopo la sentenza d'appello Una proposta demenziale e ridicola: allungherebbe i tempi per le sentenze definitive per scongiurare meno dell'1% delle prescrizioni. Come ridicola è la proposta di congelare la norma sulla prescrizione e farla precedere dalla riforma del processo. Ci sono almeno 3 anni, o più probabilmente 4 o 5, prima che per un reato commesso nel 2020 si arrivi alla sentenza di primo grado con l'iter ordinario. Quindi c'è tutto il tempo per velocizzare i processi senza concedere ulteriori vantaggi ai delinquenti (che sono i veri penalizzati dalla Bonafede: gli innocenti generalmente rifiutano la prescrizione per essere assolti nel merito). Per giunta Italia Viva non ha ancora presentato una sola proposta per velocizzare il processo penale. Sta facendo puro ostruzionismo, anzi pura e maleducata opposizione, come dice il presidente Conte. A mio avviso non ha senso andare avanti in queste condizioni. Anche perché la cosa si ripeterà sulla revoca della concessione ai Benetton. Un  governo non può tollerare al suo interno una quinta colonna dell'opposizione. I traditori vanno cacciati o messi con le spalle al muro. Si proceda con il voto di fiducia e se Renzi sceglierà di consegnare il paese all'altro Matteo e al suo maestro Berlusconi, almeno gli elettori lo sapranno e si regoleranno di conseguenza.

 

Modificato da fosforo311

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, fosforo311 ha scritto:

.....gli innocenti generalmente rifiutano la prescrizione per essere assolti nel merito)....

 

Sbadabanghete ... Travaglio secondo il Cazzaro napoletano , e’ colpevole ...!! 

Sorpresa, Marco Travaglio ha chiesto la prescrizione!

Lo strano ricorso del direttore del Fatto Quotidiano che tante volte, insieme a Davigo, ci ha spiegato i “trucchetti” per allungare i processi e “farla franca”…

1533034126649.jpg-marco_travaglio_sbarca

 

 

 

Modificato da mark222220

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

La prescrizione è un tipico strumento adottato nel paese di Pulcinella (e in Grecia, economia distrutta dalla corruzione, guarda caso) da chi sa di essere colpevole e mira a salvarsi ammazzando il processo. La mutatio controversiae e la retorsio argumenti sono due tipiche armi dialettiche usate fin dai tempi dei sofisti da chi sa di avere torto in una discussione e cerca di cambiare argomento o di ritorcerlo contro l'avversario. In questo caso lo sprovveduto e ridicolo sofista da Pisa si affida agli altrettanto ridicoli pennivendoli e falsari dei giornaletti pseudo-garantisti e berlusconiani per ritorcere contro Marco Travaglio una colossale bufala. La mamma dei servi sciocchi e dei lanciatori di fango è sempre incinta. 

A Napoli diremmo: prescriviti a soreta!  Ma io cedo la parola al grande Marco.

https://infosannio.wordpress.com/2019/12/07/prescrivi-tua-sorella/

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Io sono più propenso a credere ad un giornalista senza nemmeno una condanna per calunnia e/o diffamazione che in uno, Travaglio , che per condanne per calunnia e diffamazione ne conta già una ventina . Quindi , ricordando cosa si dice a Pisa , ovvero : Travaglio , l’hai presoinkulo, invio l’articolo completo . 

“Ieri, nel suo editoriale sul “Fatto”, Marco Travaglio ha ripetuto che c’è una lobby di avvocati che si batte contro la riforma della prescrizione, perché gli avvocati, di solito, usano la prescrizione come tecnica difensiva.

Travaglio scrive con molto disprezzo la parola lobby: la considera un sinonimo di gang, o banda, o cricca. Gli avvocati – dice – cercano di fare assolvere i propri *** colpevoli, specie quelli legati a Berlusconi o a Renzi ( che di conseguenza sono colpevoli quasi automaticamente…), non smontando le accuse, perché non potrebbero, ma tirandola per le lunghe e puntando a fare scattare la prescrizione. Dunque pensavo io – Travaglio considera una cosa pessima ricorrere alla prescrizione. E più pessima che pessima, considera l’ abitudine di tirare per le lunghe i processi. Lui e Davigo ci hanno spiegato tante volte che ci sono degli avvocati che ricorrono in Appello e in Cassazione, sapendo benissimo che non potranno ottenere la cancellazione della condanna, ma con la speranza di ottenere in questo modo – date le “lungaggini” della giustizia – la prescirizione e dunque la non condanna. Beh, mi sbagliavo. Ieri mi è capitata per le mani una vecchia sentenza della Corte di Cassazione che fa un lisciabbusso a Travaglio e ai suoi avvocati per aver presentato un ricorso manifestamente infondato contro una sentenza d’appello per diffamazione.

Perché Travaglio allora presentò quel ricorso? L’obiettivo era evidente: quello di ottenere la prescrizione. La sentenza della Cassazione alla quale mi riferisco – che potete trovare online sul sito della Cassazione – è stata emessa dalla quinta sezione penale ed è la numero 14701 del 2014. Presidente Gennaro Marasca, relatore Paolo Micheli. La sentenza si legge nelle primissime righe riguarda il ricorso “proposto nell’interesse di Travaglio Marco, nato a Torino il 13 ottobre del 1964 e di Daniela Hamaui eccetera eccetera…”. La Hamaui era stata condannata per omesso controllo sull’articolo di Travaglio, visto che all’epoca era direttrice dell’Espresso, giornale sul quale scriveva Travaglio ( i direttori, per legge, rispondono di qualunque cosa venga scritta sul giornale del quale sono responsabili).Poche righe dopo questa intestazione, si legge questa frase: “Uditi per gli imputati ricorrenti gli avvocati Enrico Grosso e Mario Geraci, i quali hanno concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso e l’annullamento della sentenza impugnata ( in subordine senza rinvio, per intervenuta prescrizione)”.

Naturalmente quando ho letto quelle due paroline (“intervenuta prescrizione”) ho fatto un salto sulla sedia. Marco Travaglio chiede di essere assolto per intervenuta prescrizione? Lui che considera la prescrizione il male di mali e la bandiera sporca dei garantisti? Che devo dirvi? E’ così. Travaglio ha chiesto la prescrizione.Ci sono ancora un paio di aspetti di questa sentenza che sono interessanti. Il primo riguarda il merito della condanna. Il secondo il merito della sentenza. Il merito della condanna è presto detto. Pare che Travaglio avesse scritto un articolo corredato dal solito titolo sobrio e ammiccante, che diceva così: “Patto scellerato tra mafia e Forza Italia”.

Nell’articolo, Travaglio, se ho capito bene, raccontava di un incontro avvenuto nello studio dell’avvocato Taormina nel marzo del 2001 fra lo stesso Taormina, il suo assistito Marcello Dell’Utri e il colonnello dei carabinieri Michele Riccio; l’incontro – si diceva nell’articolo – sarebbe avvenuto per concordare una testimonianza, e sempre nell’articolo si diceva che nello studio di Taormina, secondo la testimonianza del colonnello, c’era anche Cesare Previti. Però Travaglio – sostengono le varie corti che lo hanno condannato – non diceva che il colonnello aveva dichiarato che sì Previti era in quello studio, ma non si incontrò con Riccio e Dell’Utri e la sua presenza non aveva niente a che fare con quell’incontro, nel quale invece si parlava della accuse a Dell’Utri di concorso esterno in associazione mafiosa. Dunque il nome di Previti era stato messo lì a sproposito – hanno stabilito le Corti, e omettendo un particolare decisivo delle dichiarazioni del colonnello Riccio.Il merito della sentenza della Cassazione è ancora più interessante. La Cassazione considera il ricorso del tutto infondato. E dunque – questo lo aggiungiamo noi – pretestuoso.

E per questa ragione rifiuta la prescrizione. Perché – dice la Cassazione – siccome il ricorso è inammissibile è come se non ci fosse stato. E dunque la sentenza di appello vale come sentenza ultima, e la sentenza d’appello fu emessa prima che scattasse la prescrizione. Dunque Travaglio non ne ha diritto.Sembra proprio che la Corte di Cassazione avesse letto, quando decise così, gli articoli che Travaglio avrebbe successivamente scritto. E cioè le sue severe requisitorie contro gli avvocati che ricorrono in Appello o in Cassazione solo per allungare i tempi. La Cassazione dice che in questa occasione fu Travaglio a ricorrere solo per allungare i tempi.Cosa c’è da aggiungere? Niente di speciale. Solo constatare il perfetto funzionamento della solita legge del pendolo. Secondo la quale uno è garantista quando l’accusato è lui o qualche suo amico, e non è garantista se l’accusato è un suo nemico.Travaglio se la prende con le lobby degli avvocati. Fa male. Le lobby degli avvocati, se vogliamo usare questo termine ( lobby), hanno come interesse comune la difesa dello Stato di Diritto ( le lobby sono organizzazioni che tendono a difendere un interesse comune: i petrolieri il prezzo del petrolio, i commercianti il non aumento dell’Iva, i tabaccai la riduzione delle tasse sulle sigarette, gli ecologisti la riduzione delle automobili che inquinano eccetera eccetera). La difesa dello Stato di Diritto è una battaglia che riguarda lo svolgimento del mestiere di avvocati, gli interessi dei propri ***, ma anche la saldezza del sistema democratico. Poi esistono altre lobby con interessi opposti. Per esempio la lobby che si raggruppa attorno al “Fatto”, ma anche al movimento di riferimento ( cioè i 5 Stelle) e ad alcuni settori della magistratura, la quale si oppone al pieno sviluppo dello Stato di Diritto e ne chiede limitazioni che ritiene necessarie per aumentare le condanne nei processi, visto che questa lobby considera il numero alto delle condanne una garanzia di “pulizia” della società.Io personalmente non riesco a mettere sullo stesso piano le due lobby. Penso che non sia la stessa cosa difendere lo Stato di Diritto o osteggiarlo. Riconosco però la piena legittimità di tutte le battaglie ideali e il diritto di tutti ad avere e difendere le proprie idee. Anche le più reazionarie. Anche il diritto di Davigo. Anche quello di Travaglio, che è l’esponente più in vista ed è il più abile di quella lobby. Mi lascia solo un po’ perplesso questo contrasto tra condanna della prescrizione e suo uso. Sarebbe un po’ come se scoprissimo che Salvini ha un gommone col quale, di nascosto, porta in Italia stranieri clandestini…”

 

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Travaglio ( o il suo avvocato)  ha chiesto la prescrizione e ora (Travaglio) vuole toglierla?

Embè? Vuol dire che la prescrizione chiesta da lui (o dal suo avvocato) non la ritiene giusta,  e non potendo revocare la vecchia prescrizione si batte perchè non ce ne siano altre

Deve per forza di cose pensarla come pensa attualmente Leopoldino, sig maggiordomo?

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Ah, invio copia della sentenza a beneficio del Cazzaro seriale Fosforo 311.                                                       “Penale Sent. Sez. 5 Num. 14701 Anno 2014 “Presidente: MARASCA GENNARO
Relatore: MICHELI PAOLO
Data Udienza: 21/05/2013
SENTENZA
sul ricorso proposto nell'interesse di
Travaglio Marco, nato a Torino il 13/10/1964
Hamaui Daniela, nata a II Cairo (Egitto) il 24/11/1954
avverso la sentenza emessa dalla Corte di appello di Roma 1'08/01/2010
visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Paolo Micheli;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Francesco Salzano, che ha concluso chiedendo l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, per intervenuta prescrizione dei reati addebitati, con conferma delle statuizioni civili;
udito per la parte civile Previti Cesare l'Avv. Salvatore Pino, che ha concluso chiedendo dichiararsi l'inammissibilità del ricorso degli imputati;
uditi per gli imputati ricorrenti gli Avv.ti Enrico Grosso e (per il solo Travaglio Marco) Mario Geraci, i quali hanno concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso e l'annullamento della sentenza impugnata (in subordine senza rinvio, per intervenuta prescrizione. 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Quindi l'avvocato ha compiuto il suo dovere ha fatto risparmiare soldi al giornale e ha tolto le castagne dal fuoco anche a Travaglio e a Daniela Hamaui.

E tutto questo fa imbestialire il sig maggiordomo.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, ahaha.ha ha scritto:

Quindi l'avvocato ha compiuto il suo dovere ha fatto risparmiare soldi al giornale e ha tolto le castagne dal fuoco anche a Travaglio e a Daniela Hamaui.

E tutto questo fa imbestialire il sig maggiordomo.

La faziosità offusca la vista del maggiordomo. Il quale tra l'altro pubblica una mezza sentenza riportando solo le premesse e non le conclusioni. Il classico copiaincollatore a casaccio. Travaglio e la direttrice dell'Espresso non ottennero la prescrizione, in quanto la Cassazione respinse il ricorso dell'avvocato (che chiedeva l'annullamento della condanna e in subordine la prescrizione) e confermò le due multe inflitte in appello. L'avvocato era il legale del gruppo Espresso e aveva presentato il ricorso senza concordarlo con Travaglio ma solo con il gruppo. Alla fine sia le multe sia la parcella dell'avvocato furono pagate dal gruppo Espresso. Tuttavia, a mio avviso, l'avvocato commise un errore o una leggerezza nel non informare l'imputato Travaglio sui contenuti del ricorso. Chi crede che Marco Travaglio avrebbe chiesto la prescrizione per evitare una multa di 1000 euro (per giunta a carico di altri in virtù del patto di manleva), può credere tutto. Perfino che Berlusconi sia un monaco di clausura e Renzi un uomo sincero. Saluti

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
7 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

La faziosità offusca la vista del maggiordomo. Il quale tra l'altro pubblica una mezza sentenza riportando solo le premesse e non le conclusioni. Il classico copiaincollatore a casaccio. Travaglio e la direttrice dell'Espresso non ottennero la prescrizione, in quanto la Cassazione respinse il ricorso dell'avvocato (che chiedeva l'annullamento della condanna e in subordine la prescrizione) e confermò le due multe inflitte in appello. L'avvocato era il legale del gruppo Espresso e aveva presentato il ricorso senza concordarlo con Travaglio ma solo con il gruppo. Alla fine sia le multe sia la parcella dell'avvocato furono pagate dal gruppo Espresso. Tuttavia, a mio avviso, l'avvocato commise un errore o una leggerezza nel non informare l'imputato Travaglio sui contenuti del ricorso. Chi crede che Marco Travaglio avrebbe chiesto la prescrizione per evitare una multa di 1000 euro (per giunta a carico di altri in virtù del patto di manleva), può credere tutto. Perfino che Berlusconi sia un monaco di clausura e Renzi un uomo sincero. Saluti

 

Ah ecco ecco , al Cazzaro di Napoli interessa tutta tutta ma proprio tutta la sentenza ?? Ti accontento subito Panzanaro seriale . Come si dice a Napule??  “Si tu sorate e’ na vaiassa , accattate O’Preservativi “. Ahahahaha 


sul ricorso proposto nell'interesse di
Travaglio Marco, nato a Torino il 13/10/1964
Hamaui Daniela, nata a II Cairo (Egitto) il 24/11/1954
avverso la sentenza emessa dalla Corte di appello di Roma 1'08/01/2010
visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Paolo Micheli;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Francesco Salzano, che ha concluso chiedendo l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, per intervenuta prescrizione dei reati addebitati, con conferma delle statuizioni civili;
udito per la parte civile Previti Cesare l'Avv. Salvatore Pino, che ha concluso chiedendo dichiararsi l'inammissibilità del ricorso degli imputati;
uditi per gli imputati ricorrenti gli Avv.ti Enrico Grosso e (per il solo Travaglio Marco) Mario Geraci, i quali hanno concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso e l'annullamento della sentenza impugnata (in subordine senza rinvio, per intervenuta prescrizione)
Corte di Cassazione - copia non ***

 RITENUTO IN FATTO
1. Il 15 ottobre 2008, Daniela Hamaui - direttore responsabile del settimanale "L'Espresso" - e Marco Travaglio - giornalista, autore di un articolo pubblicato sul predetto periodico in data 03/10/2002, recante il titolo "Patto scellerato tra mafia e Forza Italia" - venivano entrambi condannati dal Tribunale di Roma a pene rispettivamente ritenute di giustizia (anche detentive, con il beneficio della sospensione condizionale): l'assunto accusatorio, fatto proprio dal giudice di primo grado, riguardava la valenza diffamatoria dell'articolo sopra ricordato in pregiudizio di Cesare Previti, all'epoca parlamentare eletto presso la Camera dei Deputati.
Il presunto reato di diffamazione a mezzo stampa, in particolare, derivava dall'avere il Travaglio indicato la persona offesa (riportando quanto dichiarato a verbale al P.M. di Palermo da un *** dell'Arma dei Carabinieri, il Col. Michele Riccio) come presente presso lo studio dell'Avv. Carlo Taormina in un giorno di marzo del 2001: in pari data, stando alle dichiarazioni del Riccio, il militare era stato convocato in quello studio affinché concordasse con l'On. Marcello Dell'Utri - parimenti ivi presente, ed in quel periodo sottoposto a indagini per concorso esterno in associazione mafiosa - una versione di comodo circa le confidenze ricevute anni addietro da un boss nel frattempo deceduto. In realtà, l'*** suddetto aveva sì sostenuto di avere incontrato il Previti nello studio legale de quo, tuttavia aggiungendo subito dopo - inciso non riportato nell'articolo apparso su "L'Espresso" - che il querelante vi si trovava per ragioni che nulla avevano a che vedere con la presenza dell'altro parlamentare, rimanendo dunque estraneo ai colloqui che altri avevano avuto sulla posizione giudiziaria del Dell'Utri.
Entrambi gli imputati venivano altresì condannati al risarcimento dei danni lamentati dal Previti, costituitosi parte civile.
2. Con sentenza dell'08/01/2010, la Corte di appello di Roma riformava parzialmente la pronuncia anzidetta in punto di entità del trattamento sanzionatorio: i giudici di secondo grado ritenevano in particolare che la scelta operata dal Tribunale di infliggere sia al Travaglio che alla Hamaui una pena detentiva, per quanto soggetta a benefici, fosse incongrua, «dovendo evidentemente essere riservata l'afflizione carceraria nei reati di stampa, pur prevista dalla legge, a casi di estrema gravità e assolutamente eccezionali per modi e contenuto», requisiti che non potevano dirsi ricorrenti nel caso di specie.
2
Corte di Cassazione - 

 Nel merito degli addebiti, la Corte territoriale segnalava invece che appariva evidente la volontà dell'articolista di far capire ai lettori - contrariamente al vero - che l'On. Previti aveva preso parte a un'attività di subornazione di testimoni, omettendo di riportare l'integrale contenuto delle dichiarazioni del Col. Riccio circa la presenza dello stesso Previti presso lo studio dell'Avv. Taormina nelle circostanze anzidette. La lesione arrecata alla reputazione della persona offesa derivava appunto dall'aver inserito il querelante nel determinato contesto che costituiva oggetto dell'articolo, quando invece il Previti vi era rimasto estraneo; osservava la Corte che «il darlo presente in modo che ben facilmente si potesse intendere che egli partecipava al colloquio - questo è indubbiamente il significato immediato ed istintivo che il lettore ne ricava - comporta inevitabilmente quanto meno insinuare che l'On. Previti fosse consapevole e colluso con quanto stava accadendo».
Non assumeva invece rilevanza, secondo i giudici di appello, il particolare che aggiungere la precisazione risultante dal verbale a firma del Col. Riccio («il Previti era però convenuto per altri motivi legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria del Dell'Utri») potesse apparire ridondante nell'economia del pezzo giornalistico, atteso che avrebbe dovuto intendersi ultroneo, a quel punto, già il riferimento alla presenza in quello studio di una persona che non aveva partecipato all'incontro su cui l'*** aveva reso dichiarazioni. In altre parole, non vi era alcuna necessità di segnalare nell'articolo che l'On. Previti si trovava in quel luogo: e «proprio l'averlo inutilmente nominato, e l'aver totalmente omesso la specifica precisazione circa l'assenza fatta dal teste, è prova del dolo da parte del Travaglio».
Quanto alla posizione della Hamaui, la Corte territoriale ne reputava altrettanto evidente la responsabilità per omesso controllo, controllo che nella fattispecie concreta sarebbe stato oltremodo agevole compiere atteso che l'articolista riportava passi di un verbale di dichiarazioni che il Col. Riccio aveva reso ad un magistrato della Procura della Repubblica di Palermo il 01/12/2001.
3. Propone ricorso, con unico atto, il comune difensore degli imputati, Avv. Carlo Federico Grosso, lamentando mancanza e manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata.
In primis, la difesa censura la pronuncia della Corte di appello per avere apoditticamente fatto riferimento a quella di primo grado in quanto ritenuta «ottimamente motivata, con piena aderenza alle risultanze processuali in punto di fatto accuratamente esposte in narrativa, con giuste e corrette considerazioni
3
Corte di Cassazione - 

 in diritto», sì da giustificarne il richiamo ad integrare la motivazione, senza però illustrare le ragioni di tale positivo giudizio.
Inoltre, nell'interesse dei ricorrenti si evidenzia un profilo di contraddittorietà negli argomenti posti dalla Corte territoriale a base della conferma della declaratoria di penale responsabilità degli imputati. A differenza delle tesi dell'accusa pubblica e di quella privata, l'assunto del Travaglio nel processo di merito mirava a far risaltare che l'aver dato l'On. Previti come semplicemente presente nello studio dell'Avv. Taormina non implicava in alcun modo l'illazione che egli avesse partecipato ai colloqui sulle pendenze a carico dell'On. Dell'Utri, visto che - se ciò fosse accaduto - vi sarebbero state le precisazioni del caso: ecco perché «pubblicare anche la frase ulteriore che si ritrovava nel verbale dell'interrogatorio di Riccio risultava sostanzialmente inutile per la comprensione del ruolo di Previti».
A tale assunto risulta prestare fede la motivazione della sentenza oggetto di gravame, laddove conviene sul rilievo che soffermarsi sulla spiegazione della presenza defilata della parte civile in quello studio sarebbe stato, nell'economia dell'articolo, eccessivo e ridondante. Il difensore dei ricorrenti reputa che, in tal modo, la Corte territoriale abbia palesato di riconoscere esplicitamente l'esattezza delle premesse della tesi difensiva, secondo cui «l'articolo oggetto di querela non offendeva in realtà l'onorabilità di Previti, in quanto era comunque chiaro, alla luce di ciò che era stato pubblicato, che egli si trovava nello studio di Taormina ma non aveva partecipato al colloquio che l'avvocato aveva avuto, nello stesso momento, con il colonnello Riccio, ed era pertanto presente per altri motivi. Ma se questo è vero, la decisione della Corte di appello avrebbe dovuto essere, appunto, proprio quella opposta rispetto a quella assunta: se era vero che la frase omessa sarebbe stata "comunque ridondante", perché "pubblicarla non avrebbe cambiato il senso delle cose riferite in ciò che è stato scritto", data l'irrilevanza della parte omessa non avrebbe potuto/dovuto essere ravvisata nessuna diffamazione. Sarebbe pertanto stato giocoforza assolvere gli imputati».
Nel corpo del ricorso si sostiene infine che a nulla rileverebbe la considerazione svolta dai giudici di appello, secondo cui - a fronte dell'eccessività della eventuale precisazione nell'articolo quanto alla mancata partecipazione dell'On. Previti ai colloqui che vedevano interessato il Col. Riccio - sarebbe stato ancor più agevole omettere qualunque riferimento alla presenza ivi del querelante: ciò perché, in ogni caso, rimarrebbe incontroverso il presupposto della non diffamatorietà del contenuto dell'articolo medesimo, così come formulato.
4
Corte di Cassazione - 

 4. In data 30/04/2013 è stata depositata memoria difensiva nell'interesse della parte civile, a firma dell'Avv. Salvatore Pino.
Premesse alcune considerazioni sulla legittimità del rinvio al contenuto della pronuncia di primo grado da parte dei giudici di appello, il difensore del Previti osserva che può sussistere un vizio rilevabile da questa Corte «solo se il giudice del gravame si limita a respingere le censure presenti nell'impugnazione e a richiamare la contestata motivazione in termini apodittici o meramente ripetitivi senza farsi carico di argomentare sulla fallacia, inadeguatezza o non consistenza dei motivi di impugnazione [...], ma ciò non si è certo verificato nel caso in esame, in cui alle doglianze dell'imputato la Corte ha risposto compiutamente, in modo all'evidenza argomentato».
Nella memoria in esame si reputano poi manifestamente infondate le doglianze prospettate dalla difesa degli imputati in punto di contraddittorietà della motivazione della sentenza oggetto di ricorso, atteso che il rilievo operato dalla Corte di appello (secondo cui poteva convenirsi sulla ridondanza della precisazione che il Previti si trovava dall'Avv. Taormina senza alcuna correlazione alle vicende del Dell'Utri o del Riccio) doveva pur sempre leggersi alla luce della considerazione generale che, nell'economia della notizia riportata dal giornalista, era il fatto stesso della presenza della parte civile in quello studio legale a non avere alcun rilievo. Ad avviso dell'Avv. Pino l'autore dell'articolo, «per non integrare il reato, avrebbe dovuto e potuto omettere di inserire l'intero passaggio dell'interrogatorio, visto che la notizia e la sua importanza prescindevano del tutto dalla persona dell'On. Previti, che dunque Travaglio non aveva alcun bisogno di nominare (e "proprio l'averlo inutilmente nominato", conclude la Corte, "è prova del dolo"). Alternativamente - sempre per evitare la consumazione del reato - avrebbe dovuto proporre l'intero passaggio, così da consentire al lettore di sapere che Cesare Previti "non era presente al colloquio"».
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso deve qualificarsi inammissibile, risultando i motivi di doglianza manifestamente infondati.
1.1 Per consolidata giurisprudenza, infatti, «quando non vi è difformità di decisione, le motivazioni della sentenza di primo e di secondo grado possono integrarsi a vicenda in modo da formare un tutto organico ed inscindibile. Il giudice di appello, pertanto, non ha l'obbligo di procedere ad un riesame degli argomenti del primo giudice che ritenga convincenti ed esatti purché dimostri,
5
Corte di Cassazione - 

 anche succintamente, di aver tenuto presenti le doglianze dell'appellante e di averle ritenute prive di fondamento» (Cass., Sez. IV, n. 1198 del 24/11/1992, Pelli, Rv 193013); è stato altresì affermato che «in tema di sentenza penale di appello, non sussiste mancanza o vizio della motivazione allorquando i giudici di secondo grado, in conseguenza della completezza e della correttezza dell'indagine svolta in primo grado, nonché della corrispondente motivazione, seguano le grandi linee del discorso del primo giudice. Ed invero, le motivazioni della sentenza di primo grado e di appello, fondendosi, si integrano a vicenda, confluendo in un risultato organico ed inscindibile al quale occorre in ogni caso fare riferimento per giudicare della congruità della motivazione» (Cass., Sez. III, n. 4700 del 14/02/1994, Scauri, Rv 197497; v. anche Sez. II, n. 11220 del 13/11/1997, Ambrosino).
Del resto, non può affermarsi che nel caso di specie la sentenza di appello si limiti ad un richiamo tout court delle argomentazioni adottate dal giudice di primo grado: dopo avere indicato la piena aderenza di quella prima decisione alle risultanze processuali, e la puntualità della disamina ivi compiuta sulle prospettate questioni in fatto e in diritto, la Corte territoriale passa ad illustrare autonomamente le ragioni della fondatezza dell'ipotesi accusatoria, e dunque - al contempo - le ragioni della condivisibilità della pronuncia del Tribunale.
Il rilievo centrale del percorso argomentativo adottato dalla Corte romana è infatti quello (assolutamente lineare, e rispondente alle emergenze istruttorie come sviluppate in premessa) dell'indubbio significato, immediato ed istintivo, dell'indicazione della presenza del Previti presso lo studio dell'Avv. Taormina, come riportata nel pezzo giornalistico de quo: qualunque lettore, al cospetto di quell'articolo, ne avrebbe giocoforza riportato la conclusione che anche la parte civile aveva preso parte ai colloqui finalizzati a indurre il Riccio a riferire agli inquirenti che nessun capo-mafia gli aveva mai fatto confidenze sul Dell'Utri. L'apparato logico delle due sentenze di merito risulta in definitiva uniforme, e non risulta affatto che la Corte di appello abbia raggiunto le stesse conclusioni del Tribunale, in punto di affermazione della responsabilità degli imputati, sulla base di un iter razionale alternativo (v. Cass., Sez. III, n. 10163 del 01/02/2002, Lombardozzi): ciò, peraltro, a fronte di motivi di gravame che riproducevano tesi già affrontate e disattese dal giudice di prime cure.
Perfettamente aderente al caso di specie è dunque l'insegnamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui «le sentenze di primo e di secondo grado si saldano tra loro e formano un unico complesso motivazionale, qualora i giudici di appello abbiano esaminato le censure proposte dall'appellante con criteri omogenei a quelli usati dal primo giudice e con frequenti riferimenti alle determinazioni ivi prese ed ai fondamentali passaggi logico-giuridici della
6
Corte di Cassazione - 

 decisione e, a maggior ragione, quando i motivi di gravame non abbiano riguardato elementi nuovi, ma si siano limitati a prospettare circostanze già esaminate ed ampiamente chiarite nella decisione impugnata» (Cass., Sez. III, n. 13926 del 01/12/2011, Valerio, Rv 252615).
1.2 Manifestamente infondata è parimenti la doglianza difensiva concernente il secondo profilo di presunta carenza motivazionale della sentenza oggetto di ricorso.
E' infatti insostenibile l'assunto che, parlando di ridondanza od eccessività della eventuale precisazione sull'essersi il Previti trovato in quello studio per altre ragioni, senza aver partecipato ai colloqui sulla ipotizzata subornazione del Riccio, la Corte abbia manifestato di condividere la ricostruzione offerta dalla difesa: i giudici di appello, non a caso, introducono l'argomento in chiave di evidente artificio retorico, per poi smentire palesemente la fondatezza della premessa. A ben guardare, nella sentenza oggetto di ricorso si legge: «sarà anche vero che la precisazione "il Previti era però convenuto per altri motivi legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria del Dell'Utri" sarebbe stata eccessiva e ridondante nell'economia del pezzo; ma è anche vero che bastava omettere la frase "in quella occasione, come in altre, presso lo studio dell'Avv. Taormina era presente anche l'Onorevole Previti", per evitare qualunque diffamazione, senza togliere alcunché alla notizia che il Travaglio intendeva dare, ed alla sua gravità».
Il senso dell'argomentazione è piano ed immediato, come correttamente rilevato dalla difesa di parte civile: si trattava di elementi sovrabbondanti, nell'economia dell'articolo, perché già inutile era aver menzionato la presenza della parte civile; fermo restando che, una volta deciso di riportare il passo del verbale del Col. Riccio in cui si parlava del querelante, allora la citazione avrebbe dovuto essere completa. E la ragione è di palese evidenza: fermare le virgolette in quel punto non significava affatto dare contezza di particolari di mero colore, e dunque offrire una notizia forse inutile ma non diffamatoria; valeva invece a manifestare l'intento di far credere ai lettori che il Previti avesse partecipato a quei colloqui su come risolvere, addomesticando deposizioni testimoniali, i guai giudiziari dell'On. Dell'Utri.
Il presupposto della non diffamatorietà del contenuto dell'articolo, già in sé considerato, è - in definitiva - smentito in radice dal taglio dell'articolo medesimo, mentre assume certamente rilievo penale l'avere riportato il giornalista una notizia vera omettendone però particolari decisivi (ad esempio, la giurisprudenza di questa Corte ha già avuto modo di affermare la ravvisabilità del delitto ex art. 595 cod. pen., commesso con il mezzo della stampa, quando si
7
Corte di Cassazione - 

 riporti il contenuto offensivo di una interpellanza o interrogazione parlamentare, omettendo però la formula dubitativa o interrogativa dell'atto: v. Cass., Sez. V, n. 13159 del 30/01/2002, Sardella).
Dire di Tizio che, in un giorno qualunque, lo si vide presso lo studio di un avvocato, è in linea di principio niente affatto offensivo della sua reputazione: ma ben altre conclusioni si impongono quando si inserisca quella notizia in un articolo dedicato alle collusioni tra un partito politico ed un'organizzazione criminale, realizzate attraverso un incontro fra determinati soggetti svoltosi in quello stesso studio e nello stesso momento in cui vi si trovava anche Tizio (guarda caso, parlamentare notoriamente eletto nelle liste del medesimo partito).
2. Non è pertanto possibile ritenere maturata la prescrizione del reato addebitato ai ricorrenti. La causa estintiva, in vero, risulta essersi perfezionata dopo la sentenza di appello; tuttavia, per consolidata giurisprudenza di questa Corte, un ricorso per cassazione inammissibile, per manifesta infondatezza dei motivi o per altra ragione, «non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma dell'art. 129 cod. proc. pen.» (Cass., Sez. U, n. 32 del 22/11/2000, De Luca, Rv 217266, relativa appunto ad una fattispecie in cui la prescrizione del reato era maturata successivamente alla sentenza impugnata con il ricorso; v. anche, negli stessi termini, Cass., Sez. IV, n. 18641 del 20/01/2004, Tricorni).
3. Ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., segue la condanna degli imputati al pagamento delle spese del procedimento, nonché - ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, in quanto riconducibile alla volontà dei ricorrenti (v. Corte Cost., sent. n. 186 del 13/06/2000) - al versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma di C 1.000,00 ciascuno, così equitativamente stabilita in ragione dei motivi dedotti.
Gli imputati debbono anche essere solidalmente condannati a rifondere alla parte civile le spese sostenute per il presente giudizio di legittimità, che il collegio - in assenza di notula - ritiene equo liquidare nella misura di cui al dispositivo, avuto riguardo all'impegno professionale richiesto dalla peculiarità del processo, trasfuso nella redazione di apposita memoria.
P. Q. M.
8
Corte di Cassazione -

 Dichiara inammissibile il ricorso e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende, nonché, in solido, al rimborso delle spese di parte civile, 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Mi fa un piccolo riassunto di quanto ha riportato, sig maggiordomo.

Da contadino mi sono perso nei meandri della prolissitudine della sentenza.

PS: ecco perché a certi magistrati va bene la prescrizione. Risparmiano sulla prolissitudine.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Non importa che lei faccia finta di non capire. Lei e’ un piccolo uomo ma , contemporaneamente un grande stron zo che crede di risolvere le proprie frustrazioni rifugiandosi nei giochini di parole . Non incanta nessuno, Sancho. Comunque l’importante e’ che lo abbia capito il Cazzaro di Napoli . Lui , stia tranquillo , l’ha capito bene di essere stato bastonato per l’ennesima volta . Conta solo quello. Lei può proseguire tranquillamente nel suo squallido cammino sperando che l’abbia intrapreso da sobrio.  

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

No, no, non ho capito in kaxzo sig maggiordomo.

Per favore mi faccia un piccolo riassunto in modo che possa capire se davvero ha bastonato il mio signore e padrone.

 

PS: scommetto che non ha letto tutta la sentenza. Sbaglio?

 

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Il fazioso pisano si bastona da solo e scrive a vanvera, quella lunga sentenza non ci azzecca un tubo con la questione in discussione. È solo fumo per confondere le idee. Ma la questione è semplice e chiara. Travaglio fu condannato a 1000 euro di multa per una diffamazione che dal punto di vista degli onesti è una medaglia. Quindi non fu prescritto, ma in ogni caso la prescrizione (in subordine all'assoluzione) non fu chiesta da lui bensì dall'avvocato del gruppo Espresso. Vedasi anche il mio post precedente.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

È questo che fa imbestialire il sig maggiordomo.

No, no, signor fosforo, non i comportamenti del bulletto di Rignano, ma lei e Travaglio che non perdete un colpo per sfottere Leopoldino  il conferenziere e di conseguenza il suo affezionato maggiordomo.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
8 ore fa, fosforo311 ha scritto:

Il fazioso pisano si bastona da solo e scrive a vanvera, quella lunga sentenza non ci azzecca un tubo con la questione in discussione. È solo fumo per confondere le idee. Ma la questione è semplice e chiara. Travaglio fu condannato a 1000 euro di multa per una diffamazione che dal punto di vista degli onesti è una medaglia. Quindi non fu prescritto, ma in ogni caso la prescrizione (in subordine all'assoluzione) non fu chiesta da lui bensì dall'avvocato del gruppo Espresso. Vedasi anche il mio post precedente.

Quindi , cari forumisti ,il Cazzaro di Napoli , con un “core grande accussi” , ci dona una splendida perla che estrae dal suo magico cilindro e , pur di dimostrarci che Travaglio Calandrino Marco non ha mai usufruito della prescrizione in un processo, nonostante che gli sia stata inviata nella sua intierezza con tanto di numero di sentenza, data, firme del collegio giudicante , arriva a dirci che :” Cari forumisti , non date retta al fazioso Pisano. Quello scrive a vanvera . Si, e’ vero che c’è una sentenza di prescrizione per il grande Marco, ma lui non l’ha mai chiesta e semmai e’ colpa del suo Avvocato che lo ha fatto”. Capito il Cazzaro napoletano ??  Quindi siamo tutti d’accordo : La colpa delle numerose prescrizioni di cui ha usufruito Berlusconi, non possono e non debbono più riguardare ed essere imputate al Delinquente di Arcore bensì incolpare il suo legale ovvero l’Avv Ghedini Nicolò .  Immagino che il Cazzaro di Napoli chiederà scusa a tutto il forum poiché, negli anni ha definito Berlusconi , centinaia di volte , “ Il Putrefatto Pluriprescritto”.  Come sta sta roba , Cazzaro ?? 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Sig maggiordomo che sta a dì.

Nessun elettore del papi si sognerebbe di paragonare Travaglio a Berlusconi.

Si rende conto di aver offeso quegli elettori?

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
 

Forumisti , lasciate perdere le parole del sig Sancho, avinnazzato di primo mattino e noto distruttore di cervelli per ordine e conto di chi lo tiene a libro paga .  Da ora , in poi , così come da teorema del Cazzaro di Napoli ,  non potremo più dire che Berlusconi e’ un prescritto perché le prescrizioni in cui e’ “incappato” non sono state chieste da lui bensì dal suo ...avvocato . Chiaro , forumisti ?? 

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Sig maggiordomo che sta a dì.

Nessun elettore del papi si sognerebbe di paragonare Travaglio a Berlusconi.

Si rende conto, lei che dice di non essere  preda dei fumi di vini, di aver offeso quegli elettori?

Ops dimenticavo: s'è accorto di essere l'ultimo dei mohicani a difendere Leopoldino in questo forum?

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per commentare

È necessario essere registrati per poter lasciare un messaggio

Crea un account

Non sei ancora iscritto? Registrati subito


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui.


Accedi ora

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963