MARTA GUIDANI SPIEGATA AL PANZANARO FOSFORO31

MARTA GUINDANI SPIEGATA AL CIALTRONISSIMO PANZANARO SERIALE FOSFORO31

Come noto, il cazzaro napoletano fosforo31 inventa continuamenteballe galattiche allo scopo di avvalorare i suoi pregiudizi. Nel caso specifico, per avvalorare il pregiudizio secondo il quale "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" il cialtronissimo panzanaro seriale attribuisce il valore di eccellente studio econometrico alla tesi di laurea di tale Marta Guindani, presidente del circolo torinese nel Movimento per la Decrescita Felice (!).

Capito, cari forumisti seri? Mica Paul Krugman, Kenneth Rogoff o Larry Summers.

Il panzanaro fosforo31 tira in ballo MARTA GUINDANI (!).

Vediamo allora cosa troviamo scritto nella tesi di Marta Guindani.

1 - A pagina 23 la dottoressa felicemente decresciuta parla di Nicolas Sarcozy. Probabilmente  intendeva Nicolas Sarkozy. Propongo di lasciare stare per carità di Patria.

2 – A pagina 42 la dottoressa felicemente decresciuta ricorda che “molti economisti sono invece scettici nei confronti di questa tesi a causa della cosiddetta Lump of Labour Fallacy: la premessa errata, secondo questi ultimi, è quella riguardante l’esistenza di un output fisso e quindi di una quantità fissa di lavoro sul mercato”.

Cosa che ovviamente l’umile docgalileo aveva scritto nel suo post del 26 dicembre 2019: “il lavoro non è una costante” . Ovviamente l’analfabeta fosforo31 aveva messo in discussione tale assunto nel post delle 16.34 del medesimo giorno.

3 - Ancora a pagina 42 la dottoressa felicemente decresciuta scopre due economisti veri: “la letteratura sull’orario di lavoro ci suggerisce che l’effetto occupazionale, portato da una riduzione nell’orario di lavoro, è ambiguo ed in alcuni casi potrebbe anche risultare negativo. Questo effetto può essere illustrato con l’aiuto di un semplice modello, ideato da Marcello Estevão and Filipa Sà ”.

I due economisti veri (Marcello Estevão and Filipa Sà) nell’abstract di “Are the French happy with the 35-hour workweek?” scrivono: “using the timing difference by firm size to set up a quasi-experiment and data from the French labor force survey, we show that the law constrained the choice of a significant number of individuals: dual-job holdings increased, some workers in large firms went to small firms where hours were not constrained, and others were replaced by cheaper, unemployed individuals as relative hourly wages increased in large firms. Employment of persons directly affected by the law declined, although the net effect on aggregate employment was not significant”.

Una mazzata terrificante arriva sui denti del cazzaro seriale fosforo31 e di tutti i sostenitori dello slogan “lavorare meno, lavorare tutti”.

4 – A pagina 56 la dottoressa felicemente decresciuta scopre l’acqua calda: “uno degli svantaggi più ovvi della riduzione del tempo di lavoro è la riduzione del reddito dei lavoratori. Mantendo infatti lo stesso salario orario e lavorando meno ore, l’introito del lavoratore ad orario ridotto sarà inferiore. Inoltre, nei limiti in cui la riduzione di orario venisse accompagnata da un ridotto potere d’acquisto per i lavoratori, ne potrebbe derivare una minore domanda di prodotti, con evidenti riflessi negativi sull’occupazione impiegata nella produzione e nello scambio; e questo darebbe vita ad un circolo vizioso e recessivo”.

Il Chiarissimo Professor Lapalisse applaude.

5 - A pagina 61 la dottoressa felicemente decresciuta scrive che “bisogna prestare però attenzione al tasso di produttività di un Paese, prima dell’attuazione di una politica di riduzione di orario. Infatti, se la riduzione della settimana lavorativa tende generalmente ad accrescere il livello occupazionale in un Paese in cui il tasso di produttività non è tra i più elevati, tale politica può aggravare la situazione occupazionale di un Paese in cui la produttività giornaliera di partenza è già molto alta e la risultante compensazione di produttività è bassa, insufficente per coprire i costi degli aggiustamenti di occupazione”.

Una seconda mazzata terrificante arriva sui denti del cazzaro seriale fosforo31 e di tutti i sostenitori dello slogan “lavorare meno, lavorare tutti”.

Lasciamo stare per carità di Patria “insufficiente” scritto “insufficente”.

6 – Ancora a pagina 61 la dottoressa felicemente decresciuta scopre nuovamente l’acqua calda: “molti lavoratori sarebbero restii ad una diminuzione del proprio reddito, anche se questo venisse compensato con aumenti di tempo libero… per molti il reddito proveniente dalla loro occupazione potrebbe non essere piu’ sufficiente e si potrebbe dunque assistere a fenomeni di doppio lavoro, soprattutto qualora il reddito familiare si fondasse sul lavoro di una sola persona”.

Ovviamente il Chiarissimo Professor Lapalisse applaude.

Capito? I lavoratori non lavorano meno per lavorare tutti ed essere felicemente decresciuti. I lavoratori si cercano un secondo lavoro per non trovarsi decresciuti nel portafoglio.

7 – A pagina 70 e seguenti viene preso in considerazione il caso Volkswagen.

Un lavoratore su tre si dichiara parzialmente insoddisfatto/soddisfatto.

Un lavoratore su quattro di coloro con reddito superiore a 4.500 marchi si dichiara insoddisfatto/fortemente insoddisfatto.

Quasi un lavoratore "non manuale" su tre si dichiara insoddisfatto/fortemente insoddisfatto.

8 – A pagina 84 la dottoressa felicemente decresciuta scopre ancora una volta l’acqua calda: “la stragrande maggioranza dei dipendenti Volkswagen riferisce di sentire l'impatto dei tagli dell’orario di lavoro sul reddito familiare. Solo una piccola parte di essi è stata in grado di riportare il proprio reddito al livello precedente, ricorrendo principalmente a secondi lavori. Così, la maggioranza dei lavoratori ha dovuto cercare un modo che rendesse tollerabile la loro pedita di potere d’acquisto”.

Seguono novanta minuti di applausi da parte del Chiarissimo Professor Lapalisse.

9 – A pagina 85 la dottoressa felicemente decresciuta scopre nuovamente l’acqua calda. A quanto stanno le scoperte dell’acqua calda? Io ho perso il conto. Comunque sia, il 60% dei lavoratori con due o più figli dichiara di avere trovato difficile/molto difficile fare fronte a diminuzioni di reddito.

10 - A pagina 86 la dottoressa felicemente decresciuta scopre l’acqua calda (ormai per lei è diventato un vizio). Per fronteggiare la riduzione dei salari i lavoratori hanno contenuto le spese e ridotto i risparmi, con grandi vantaggi per l'economia nel suo complesso.

11 – A pagina 93 e successive la dottoressa felicemente decresciuta parla dei contratti di solidarietà e del job sharing. Vale appena il caso di ricordare che nell’Italietta nostra hanno trovato limitatissima applicazione.

12 – Ma è con “l’eccellente studio econometrico” che Marta Guindani riesce a dare il meglio di sé. La dottoressa felicemente decresciuta considera tre metodi di stima (vedasi pagina 107 e successive).

13 – Metodo pooled: la dottoressa felicemente decresciuta, al contrario dell’analfabeta fosforo31, sa cosa è R2 . Trovandolo pari a 0,513 la dottoressa felicemente decresciuta conclude che “il metodo di stima utilizzato possa non essere il più indicato”. Le cose non cambiano inserendo un trend temporale.

14 – A pagina 110 la dottoressa felicemente decresciuta scrive “eccezzione”.

Avete capito benissimo, cari forumisti seri: presso la facoltà di Economia di Torino arrivano alla laurea gli asini che scrivono ECCEZZIONE

15 – Modello ad effetti fissi: in questo caso R2 viene calcolato pari a 0,983 ma solo il coefficiente della variabile lavoro è fortemente significativo.

16 – Modello ad effetti random: la dottoressa felicemente decresciuta, al contrario dell’analfabeta fosforo31, sa cosa è R2 . Trovandolo pari a 0,248 la dottoressa felicemente decresciuta conclude che “la regressione ad effetti random non sia la più indicata nel nostro caso specifico”.

17 – Alla fine la dottoressa felicemente decresciuta conclude che nella Pubblica Amministrazione, considerando i settori ad alta intensità di lavoro, gli aumenti dell’orario di lavoro porterebbero a risultati meno produttivi.

In definitiva questo è l'unico risultato al quale è arrivata la dottoressa felicemente decresciuta.

ASSOLUTAMENTE NIENTE che possa avvalorare la tesi del cazzaro seriale fosforo31: "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" .

Al contrario nasce il fortissimo sospetto che alla facoltà di Economia di Torino perfino chi scrive ECCEZZIONE possa arrivare alla laurea.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

PS: invito il cazzaro seriale fosforo31 a lasciare perdere l'economia, materia che non si addice ai cazzari. Faccia piuttosto una capatina presso la pizzeria Trianon e ci delizi con una bella recensione

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28 messaggi in questa discussione

Avevo tredici o quattordici anni, e frequentavo la quinta elementare per la terza volta, l'ultima. Gli altri anni li avevo persi in terza e in quarta, ma lasciamo perdere.

Nell'ultimo anno di elementari mi capitarono tra le mani alcuni libretti Real Digest americani tradotti in italiano.

Parlavano già allora della riduzione delle ore di lavoro grazie alla tecnologia e prevedevano che negli anni duemila/duemiladieci ci sarebbe stata la necessità di lavorare meno lavorare tutti. 

La domanda sorge spontanea:

Ma questi americani quanto avanti erano?

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La STORICA e CENTENARIA PIZZERIA di NAPOLI. Da 100 anni sulla cresta dell'onda


Fondata nel lontano 1923 dai coniugi Leone, la Pizzeria Trianon Da Ciro prende il nome dall’omonimo teatro, il Trianon, che parecchi anni fa era il luogo in cui si esibivano i migliori artisti della scena teatrale napoletana e italiana in genere. 
 
 
La storica pizzeria napoletana già ai tempi d’oro del teatro ospitava personaggi come Totò, Macario e Nino Taranto, tutti attratti dall’aroma della pizza appena sfornata dal forno a legna che giungeva fino alle porte del teatro. In molti giungevano, insieme a loro, per gustare la famosa pizza detta “a ruota di carretto”, così soprannominata per via delle enormi dimensioni, di cui restavano sorpresi e felicemente stupiti. Ancora adesso, il successo della nostra storica pizzeria napoletana, oggi in possesso di tre diverse sedi a Napoli, Salerno e Sorrento, non è affatto diminuito, tanto che importanti riviste gastronomiche americane e giapponesi hanno definito questa pizza “the best in the world”. 
Cosa aspetti anche tu? 
 
Non perdere l’occasione di assaggiare  la vera pizza di Napoli in una pizzeria napoletana storica che conserva tuttora tutto il gusto e la sapienza della migliore tradizione del passato.
 
Dal 1923, la #PizzaVeraceNapoletana.

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57 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Ma questi americani quanto avanti erano?

Erano tanto avanti da avere inventato il concetto di "labour market mismatch". BFODIDSAT

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Non conosco l'ostrogoto sig ilsauro, tento di interpretare: 

Troppi laureati o troppi contadini?

Leopoldino direbbe ci sono delle immense praterie sia per laureati sia per contadini, i soldi ci sono, ( dopo il baratto ci sono sempre stati) ma s'è dimenticato di dire chi li deve mettere.

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Forse nell'altra discussione parlavo arabo, allora ripeto: la conclusione cui perviene la Guindani con la sua analisi econometrica, è un risultato matematico. Escludendo gli errori grossolani, esso può essere inficiato solo da errori formali nella procedura seguita. La commissione dell'esame di laurea non sembra averne individuati, almeno a giudicare dal voto assegnato (110/110 e lode). Tocca dunque a te specificare questi eventuali errori e indicare di conseguenza quale doveva essere, secondo te, la procedura di inferenza statistica corretta. Tutto il resto sono chiacchiere. Ma oggi ho finalmente una mezz'ora da perdere per commentare puntualmente anche le tue chiacchiere.  

1) Non giustifico due o tre errori nella digitazione delle 120 pagine del testo. Ma essi non inficiano nulla! La tua pretesa è una tipica arma dialettica, ma anche una fallacia logica, nota come argumentum ad grammaticam (o ad dictionarium).

2) Il lump of labour fallacy è una fallacia non meno banale. Come scrissi a suo tempo, è del tutto ovvio che il lavoro complessivo in un sistema economico generalmente non è una costante. Esso varia con la popolazione attiva (quindi anche con i flussi migratori), con la congiuntura economica (import, export, consumi interni), con le politiche fiscali del governo (investimenti, tasse, incentivi, etc.), con la progressiva sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine, etc. Il punto è che la costanza del lavoro non solo è una premessa generalmente FALSA ma è anche NON NECESSARIA ai fini della valutazione dell'impatto sul sistema economico di una riduzione degli orari di lavoro. Il lavoro potrebbe variare, in un senso e nell'altro e non di poco, per ragioni del tutto incorrelate alla riduzione degli orari, quindi queste variazioni esulano dalla suddetta valutazione. Ciò che qui interessa è solo la correlazione, ammesso che esista e molto probabilmente esiste, tra lavoro complessivo e orari di lavoro. In tempi di crisi un'azienda (o un sistema macroeconomico) potrebbe andare malissimo accorciando la settimana lavorativa, ma non è detto che non sarebbe andata anche peggio licenziando o mettendo in cassa integrazione. Quanto meno avrà preservato il capitale umano e alleviato il problema sociale (vedasi il punto 18). Ceteris paribus, una riduzione dell'orario di lavoro potrebbe lasciare costante il lavoro complessivo sul medio o lungo periodo, oppure no. Nel primo caso possiamo ritenere incorrelate le due grandezze, almeno per il sistema in oggetto. Nel secondo caso il lavoro potrebbe diminuire, ma potrebbe anche aumentare! Vedasi per es. i punti 7 e 8. Come ho più volte scritto, e come sottolinea nel cap.2 la dottoressa Guindani, la riduzione dell'orario innesca potenzialmente tutta una serie di meccanismi virtuosi (per il dipendente, per il datore di lavoro, per la società e lo Stato, e perfino su scala globale). In primis un'aumento della produttività oraria, che rende il sistema più competitivo e che, con l'aumento o la difesa dell'occupazione, è elemento chiave della questione.

3) Naturalmente la riduzione degli orari presenta anche una serie di inconvenienti, sui quali pure si dilunga l'autrice, specie nel cap.3. Il suo, infatti, è un approccio critico, scientifico, galileiano. Al contrario di quello del forumista che con sprezzo del ridicolo si faceva chiamare docgalileo  e che parte da un chiaro  pregiudizio negativo.  Mi ricorda quelle vecchie e furbe spilorce che davanti a una cassa di 20 chili di mele puntano il dito su tutte e sole quelle marce o lievemente bacate, onde ottenere uno sconto dal fruttivendolo. Cita due economisti (brasiliani?) poco informati sul gradimento dei francesi per le 35 ore. In 20 anni Macron e predecessori non hanno osato toccarle perché scatenerebbero i gilet rossi, altro che gialli! La riforma non è stata fatta nel migliore dei modi, ma se guardiamo la tavola OCSE sulla produttività oraria, scopriamo che in questi 20 anni quella francese è cresciuta con velocità molto simile a quella tedesca, mentre per noi, che lavoriamo oltre il 26% più dei tedeschi e oltre il 13% più dei francesi, l'andamento è desolatamente piatto:

https://data.oecd.org/lprdty/gdp-per-hour-worked.htm#indicator-chart

Nella tesi leggiamo che prima della riforma il tasso di disoccupazione in Francia era all'11%. Oggi è all'8,1 e c'è stata un crisi globale in mezzo.

4) Con il solito metodo pregiudiziale viene evidenziato il problema ma non la soluzione proposta dalla tesista. Il downshifting, ovvero la valorizzazione consapevole della risorsa umana di gran lunga più preziosa, che non è lo stipendio ma IL TEMPO. È tuttavia appena il caso di notare che nella gran parte dei casi pratici la riduzione degli stipendi netti è meno che proporzionale a quella delle ore lavorate, anzi non di rado, grazie a produttività, incentivi pubblici e minori costi, si sono tagliate le ore senza toccare i salari. 

5) Altra nota critica della Guindani, ma sta di fatto che noi non siamo tra i paesi a più elevata produttività. Inoltre sta di fatto che paesi in bassa classifica OCSE per ore lavorate pro capite (es. Germania, Olanda, Danimarca, Norvegia, Austria) sono in alta classifica per tasso di occupazione e sono anche cresciuti molto nella produttività. Ma che combinazione!

6) La tesi è del 2012. C'era Monti al governo, l'Italia era ancora in crisi e i lavoratori perdevano potere d'acquisto. La Guindani notava che, a differenza del passato, essi tendevano a sovrastimare il valore del lavoro rispetto a quello del tempo. Ovvio che una buona riforma della settimana lavorativa dovrebbe prevedere incentivi alle aziende, ma anche misure di contrasto agli straordinari, al doppio lavoro e al lavoro nero. Nella tesi si accenna però al Terzo Settore (no profit e finalizzato all'utilità sociale). Una possibilità interessante per chi volesse arrotondare lo stipendio in un sistema economico equo e a misura umana. Immagino però il punto di vista del mio interlocutore. L'economia e il lavoro si evolvono, ma con uno che più che a un sauro del Giurassico somiglia a un caprone del Quaternario, parlare di Terzo Settore sarebbe come parlare di Carola con Salvini o di Greta con Trump.

7) 8) 9) 10) Ricordo sommessamente che nel 1993 il gruppo Volkswagen attraversò la peggiore crisi della sua storia. I vertici annunciarono il licenziamento di 30.000 dei 100.000 dipendenti delle fabbriche tedesche. La Guindani parla di rischio fallimento. Ma il governo della Bassa Sassonia, azionista pubblico con una quota del 20%, propose il taglio del 20% dell'orario di lavoro (da 36 a 28,8 ore) e del 16% sugli stipendi lordi (un po' meno sui netti) preservando tutti i posti di lavoro. La proposta fu accolta dai vertici privati e accettata dai lavoratori. Ma brontosauro24 ci parla solo dei maldipancia e dei sacrifici dei dipendenti. E non ci racconta come andò a finire, cioè cosa produssero quei sacrifici. In pochi anni VW tornò ad essere il primo produttore europeo, lanciò nuovi modelli a ripetizione e assorbì la Skoda. Oggi è il primo produttore mondiale di automobili con quasi 700.000 dipendenti. Quasi 300.000 in Germania che si godono bonus di produzione che i dipendenti di FCA neppure si sognano. Ha acquisito, tra gli altri, i nostri gloriosi marchi Ducati e Lamborghini (tramite Audi) anch'essi a rischio fallimento, rilanciandoli alla grande. Ma l'esperimento del lavorare meno è tuttora in corso in VW! I dipendenti tedeschi assunti fino al 2004 hanno orari sensibilmente ridotti rispetto agli altri. Evidentemente l'esperimento tedesco ha funzionato e funziona. Molto interessante anche l'esempio citato a pag. 14 dell'americana Kellog's negli anni della grande depressione.

11) Mentre da noi i contratti di solidarietà e il job sharing  hanno poca fortuna. Non a caso siamo il paese del Gattopardo. Per cambiare servono intelligenza e coraggio. Ambedue fanno difetto ai nostri politici e ai nostri imprenditori. Ieri l'altro il filosofo Cacciari parlava in TV dello stato pietoso del nostro capitalismo e dei disastri inenarrabili, epocali, perpetrati dalle grandi famiglie imprenditoriali, a dispetto dei colossali favori ricevuti dallo Stato (e pagati da noi). A mio modesto avviso, molti di questi sciagurati, specie i loro rampolli ma non solo, sarebbero stati più utili al nostro Paese come pulitori di spiagge. 

12) 13) L'inferenza statistica si avvale di diversi metodi e tecniche perché non ce n'è uno valido a priori e a  prescindere dalla struttura e dalle proprietà statistiche dei dati campionari. Nonché dalla presenza di eventuali "variabili nascoste". A parte i casi più semplici, la verifica delle ipotesi di applicabilità viene spesso effettuata a posteriori. Per esempio dopo la valutazione dell'indice di determinazione lineare R2. 

14) Vedasi punto 1)

15) 16) 17) Il modello a effetti fissi fornisce una  stima fortemente significativa solo del coefficiente della variabile lavoro. Ma lo scopo dello studio econometrico era per l'appunto solo quello di indagare sulla relazione (eventualmente) esistente tra produttività oraria e ore lavorate. Un coefficiente sensibilmente minore di uno indica una correlazione meno che proporzionale tra produttività e lavoro. In termini equivalenti, la produttività oraria pro capite si riduce al crescere delle ore lavorate (e viceversa). A un risultato analogo si perviene nell'analisi del settore pubblico. Sono risultati molto interessanti e significativi. Se Sauro 24 non è in grado di individuare errori di procedura, produca almeno uno studio analogo che dimostrino su base statistica l'assenza di correlazione o una correlazione positiva tra produttività oraria e ore lavorate.

18) Dato che a un napoletano, a differenza dei sauri, non può piacere il "17" (è un numero primo che nella Smorfia rappresenta "la Disgrazia", come primo è il suo speculare "71" che rappresenta "la Mer.da"), aggiungo un ulteriore punto. Invito il mio interlocutore a leggere e a commentare l'illuminante frase di Keynes scelta dalla Guindani a introduzione della sua tesi di laurea. Lo inviterei anche a commentare un articolo di Domenico De Masi scritto durante la crisi del 2009 e che purtroppo non riesco a ritrovare. Questo illustre sociologo non sarà un grande economista ma studia da decenni le problematiche del lavoro. Nell'articolo mette a confronto la diversa resilienza dell'economia americana e di quella tedesca rispetto alla grande crisi globale. Gli USA non patirono grosse conseguenze sul PIL ma drammatiche sull'occupazione. Esattamente il contrario si verificò per la Germania. Il sociologo elogia e addita ad esempio il modello virtuoso ed efficiente della politica del lavoro tedesca. Basata negli ultimi decenni sul principio del lavorare meno e sugli opportuni interventi pubblici per attuarlo. Oggi la Germania è il paese OCSE (e probabilmente al mondo) dove si lavora meno e si ha più tempo libero. Per contro De Masi sostiene che gli USA in realtà non hanno una politica del lavoro ma solo una "politica del PIL". E i lavoratori in tempo di crisi ne pagano dure conseguenze.

Saluti

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fino ai primi anni del Novecento gli operai lavoravano anche 16 ore al giorno e otto le dormivano.

Non avevano il tempo per spendere i pochi soldi guadagnati se non quelli necessari a mangiare.

Grazie alle lotte sindacali le ore di lavoro calarono e gli operai ebbero modo di spendere i loro magri risparmi anche per divertirsi e/o dedicarsi a qualche loro hobby.

Questo creò ulteriori posti di lavoro e attività diverse a quelle esistenti. Implementò pure la richiesta di altra manodopera oltre a quella impiegatizia, e sviluppò ulteriormente la ricerca spremendo i cervelli più dotati.

Quindi, meno ore di lavoro, più gente al lavoro, più PIL, più operatori economici.

Perché mai non dovrebbe funzionare così anche ai nostri giorni?

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Faccio presente al cazzaro seriale fosforo31 che stiamo discutendo di questo pregiudizio: "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" .

Al fine di avvalorare questo pregiudizio ricordo al cialtronissimo panzanaro seriale che è lui ad avere attribuito valore di eccellente studio econometrico alla tesi di laurea di tale Marta Guindani, presidente del circolo torinese nel Movimento per la Decrescita Felice (!) .

Se il cazzaro seriale fosforo31 avesse letto la tesi di tale Marta Guindani avrebbe rilevato, oltre agli orrori grammaticali e alle varie scoperte dell'acqua calda, che l'eccellente studio econometrico arriva solo ad una conclusione che stia in piedi statisticamente: nei settori ad alta intensità di lavoro della PA gli aumenti dell’orario di lavoro portano a risultati meno produttivi.

Nella tesi della dottoressa felicemente decresciuta non troviamo

ASSOLUTAMENTE NIENTE

che possa avvalorare la tesi del cazzaro seriale fosforo31: "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" .

E ovviamente rimane un pregiudizio privo di qualsiasi valore scientifico il noto slogan comunista "lavorare meno, lavorare tutti".

Invito nuovamente il cazzaro seriale fosforo31 a lasciare perdere l'economia, materia che non si addice ai cazzari.

Sarebbe gradita una capatina presso la pizzeria Trianon e una bella recensione.

Non prima però di avere studiato e capito cosa sia

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Il cazzaro seriale fosforo31 capirà perché non vale la pena di perdere altro tempo sulla ridicola tesi della dottoressa felicemente decresciuta.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

 

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Oggi il circolo virtuoso del tempo libero sarebbe molto più consistente di allora. In fondo il progresso dovrebbe essere un modo per incrementare e arricchire  la libertà dell'uomo, quindi anche il tempo libero. In pratica, purtroppo, spesso succede il contrario. Il progresso ha prodotto un sistema economico perverso che "imprigiona" miliardi di lavoratori, anche se a una minoranza concede una gabbia dorata. In passato erano i ricchi e i benestanti ad avere molto tempo libero, oggi lo sono i poveri, i disoccupati, i precari. Che però non hanno i soldi per utilizzarlo. Mentre i benestanti hanno i soldi ma non il tempo. Marx, giustamente, lo chiamava "tempo liberato". Ma nemmeno il comunismo è riuscito a liberarci. Penso che prima o poi ci riusciranno le macchine, ma sarà una liberazione artificiosa, con molti aspetti negativi. Vedasi l'informatica, i computer e i social. Il tempo libero dovrebbe aggregare le persone. Es. con una partitella a pallone o a bocce tra amici. Oggi molti giocano ai videogiochi da soli, oppure con sconosciuti separati da un oceano. Quello che faranno le macchine sugli orari di lavoro e sul tempo libero lo farannoi i mutamenti climatici sulla crescita infinita, che è un mito, un'illusione anche pericolosa. Come un'illusione è la cosiddetta "crescita sostenibile". Al punto in cui siamo l'unica cosa sostenibile nei paesi ricchi a mio modesto avviso è la decrescita. Dobbiamo consumare molta meno energia, mangiare meno, inquinare meno e sprecare meno. Saluti

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Mai saputo che i fasci siano dalla parte degli operai...farli lavorare di meno poi...loro che solitamente sono moolto più solidali con i proprietari....ci mancherebbe che accettassero anche questo....

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Abbiamo appurato che il patetico Sauro24 ancora una volta non riesce a opporre NULLA di serio e meno che meno di scientifico, ma solo grida isteriche, insulti gratuiti e caratteri cubitali in rosso, allo studio econometrico che mette in luce una CORRELAZIONE STATISTICA NEGATIVA tra la produttività oraria dei lavoratori e le ore lavorate, sulla base di data panel dell'ISTAT rappresentativi dei settori produttivi italiani. Benissimo, vuol dire che non è in grado di contestare la procedura formale seguita né di produrre esempi contrari, né di natura pratica (come gli innumerevoli e positivi esperimenti di riduzione dell'orario condotti nel mondo da oltre un secolo a questa parte) né teorica. Se esistesse in Rete un solo studio teorico serio che dimostrasse, su un sistema macroeconomico, che tra le due grandezze in oggetto c'è incorrelazione statistica o correlazione positiva, potete essere certi che il nostro cercatore indefesso l'avrebbe scovato. 

Colgo l'occasione per segnalare un mio GROSSOLANO, VISTOSO E  SPIACEVOLE ERRORE. Anch'esso sfuggito alla pedanteria un po' arrugginita del Sauro. La memoria mi ha giocato un brutto scherzo. Capita a una certa età quando si soffre d'insonnia. E pensare che da scolaretto di quinta elementare mi bastavano 10 minuti per mandare a memoria facili testi come la celeberrima Sant'Ambrogio del Giusti, o L'Aquilone del Pascoli. Ma si invecchia, ragazzi! Il vecchio e illuminante articolo che nel precedente post avevo attribuito al prof. Domenico De Masi, in realtà fu scritto sul finire del 2009 da un economista "minore" americano sul New York Times. Leggetelo integralmente. Di sicuro piacerebbe molto al sociologo "grillino". 

https://www.nytimes.com/2009/11/13/opinion/13krugman.html

Modificato da fosforo311

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Faccio sommessamente presente al cazzaro seriale fosforo31 che non stiamo parlando del sottoscritto.

Stiamo parlando di Marta Guindani e della sua ridicola tesi di laurea.

Ridicola perché contiene diverse scoperte dell'acqua calda.

Ridicola perché contiene due orrori grammaticali indegni di una laureata, chiaro indizio di quale cura abbia messo Marta Guidani nella stesura della laurea.

Ridicola perché arriva ad un solo risultato che abbia un minimo di consistenza statistica: nei settori ad alta intensità di lavoro della PA gli aumenti dell’orario di lavoro portano a risultati meno produttivi.

Nella ridicola tesi di Marta Guindani non troviamo

ASSOLUTAMENTE NIENTE

che possa avvalorare la tesi del cazzaro seriale fosforo31: "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" .

Hai capito, caro il mio cazzaro seriale?

Hai tirato in ballo una ridicola tesi di laurea che NON DIMOSTRA AFFATTO che "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" .

E ovviamente rimane un pregiudizio privo di qualsiasi valore scientifico il noto slogan comunista "lavorare meno, lavorare tutti".

Ti invito nuovamente a lasciare perdere l'economia, materia che non si addice ai cazzari.

Non prima di averti dato un amichevole consiglio: prima di citare un lavoro prova a leggere quello che citi. Eviterai di fare la figura dell'incompetente che cita a casaccio lavori che non ci azzeccano nulla con il tema della discussione.

Quasi dimenticavo: sei tu che sostieni due tesi.

TESI NUMERO 1: "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" .

TESI NUMERO 2: "lavorare meno, lavorare tutti".

Sei tu, non io, ad avere l'onere di dimostrare quello che scrivi.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Modificato da ilsauro24ore

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17 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

..... E pensare che da scolaretto di quinta elementare mi bastavano 10 minuti per mandare a memoria facili testi come la celeberrima Sant'Ambrogio del Giusti, o L'Aquilone del Pascoli. Ma si invecchia, ragazzi! ...

Tse !! Al Cazzaro di Napoli , da scolaretto delle elementari , bastavano dieci (10) minuti per imparare a memoria due (2) testi : Sant’Ambrogio e L’Aquilone. Eccheccazzo , gli fa  unasega al bimbo prodigio di Forcella che a 8 anni aveva già letto la Divina Commedia.    Ora , ragazzi , e’ invecchiato  ma con un piccolo sforzetto , se si incazza , l’Odissea a memoria , in 4/5 giorni ve la sforna calda calda ...!!                                           
P.S. Ma chi e’ sta straordinaria Marta Guindani ?? Dove sono evidenziati i suoi grandi pregi di economista ?? Che filone rappresenta ?? Pubblicazioni di tiratura internazionale ??   Non sarà mica la compagna di scrivania di Princeton del fratello più furbo del Cazzaro , eh ?? 

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Ah , invio il Santambrogio del Giusti . Questa il Cazzaro di Napoli , come testualmente ha affermato , l’ha imparava a memoria in minuti 5 e secondi 0.  Ahahahahaha 

nt’Ambrogio di Giuseppe Giusti

Vostra Eccellenza, che mi sta in cagnesco
per que’ pochi scherzucci di dozzina,
e mi gabella per antitedesco
perché metto le birbe alla berlina,
o senta il caso avvenuto di fresco
a me che, girellando una mattina,
càpito in Sant’Ambrogio di Milano,
in quello vecchio, là, fuori di mano.

M’era compagno il figlio giovinetto
d’un di que’ capi un po’ pericolosi,
di quel tal Sandro, autor d’un romanzetto
ove si tratta di Promossi Sposi…
Che fa il nesci, Eccellenza? o non l’ha letto?
Ah, intendo; il suo cervel, Dio lo riposi,
in tutt’altre faccende affaccendato,
a questa roba è morto e sotterrato.

Entro, e ti trovo un pieno di soldati,
di que’ soldati settentrionali,
come sarebbe Boemi e Croati,
messi qui nella vigna a far da pali:
difatto se ne stavano impalati,
come sogliono in faccia a’ generali,
co’ baffi di capecchio e con que’ musi,
davanti a Dio, diritti come fusi.

Mi tenni indietro, ché piovuto in mezzo
di quella maramaglia, io non lo nego
d’aver provato un senso di ribrezzo,
che lei non prova in grazia dell’impiego.
Sentiva un’afa, un alito di lezzo:
scusi, Eccellenza, mi parean di sego,
in quella bella casa del Signore,
fin le candele dell’altar maggiore.

Ma in quella che s’appresta il sacerdote
a consacrar la mistica vivanda,
di sùbita dolcezza mi percuote
su, di verso l’altare, un suon di banda.
Dalle trombe di guerra uscian le note
come di voce che si raccomanda,
d’una gente che gema in duri stenti
e de’ perduti beni si rammenti.

Era un coro del Verdi; il coro a Dio
là de’ Lombardi miseri assetati;
quello: “0 Signore, dal tetto natio”,
che tanti petti ha scossi e inebriati.
Qui cominciai a non esser più io
e, come se que’ cosi doventati
fossero gente della nostra gente,
entrai nel branco involontariamente.

Che vuol ella, Eccellenza, il pezzo è bello,
poi nostro, e poi suonato come va;
e coll’arte di mezzo, e col cervello
dato all’arte, l’ubbie si buttan là.
Ma cessato che fu, dentro, bel bello,
io ritornava a star come la sa;
quand’eccoti, per farmi un altro tiro,
da quelle bocche che parean di ghiro

un cantico tedesco, lento lento
per l’aër sacro a Dio mosse le penne.
Era preghiera, e mi parea lamento,
d’un suono grave, flebile, solenne,
tal che sempre nell’anima lo sento:
e mi stupisco che in quelle cotenne,
in que’ fantocci esotici di legno,
potesse l’armonia fino a quel segno.

Sentia nell’inno la dolcezza amara
de’ canti uditi da fanciullo; il core
che da voce domestica gl’impara,
ce li ripete i giorni del dolore:
un pensier mesto della madre cara,
un desiderio di pace e di amore,
uno sgomento di lontano esilio,
che mi faceva andare in visibilio.

E quando tacque, mi lasciò pensoso
di pensieri più forti e più soavi.
“Costor”, dicea tra me, “re pauroso
degi’italici moti e degli slavi,
strappa a’ lor tetti, e qua senza riposo
schiavi gli spinge per tenerci schiavi;
gli spinge di Croazia e dli Boemme,
come mandre a svernar nelle maremme.

A dura vita, a dura disciplina,
muti, derisi, solitari stanno,
strumenti ciechi d’occhiuta rapina,
che lor non tocca e che forse non sanno;
e quest’odio, che mai non avvicina
il popolo lombardo all’alemanno,
giova a chi regna dividendo e teme
popoli avversi affratellati insieme.

Povera gente! lontana da’ suoi,
in un paese, qui, che le vuol male,
chi sa che in fondo all’anima po’ poi,
non mandi a quel paese il principale!
Gioco che l’hanno in tasca come noi”.
Qui, se non fuggo, abbraccio un caporale,
colla su’ brava mazza di nocciolo,
duro e piantato lì com

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Uh uh, sig maggiordomo,

Lei gioca di sponda!.

Ma deve riconoscere al "cazzaro" di averla trasformata in disseminatore di cultura.

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4 minuti fa, mark222220 ha scritto:

Ma chi e’ sta straordinaria Marta Guindani ??

Te lo spiego in breve: è una che è riuscita a laurearsi presso la facoltà di Economia di Torino scrivendo ECCEZZIONE e SUFFICENTE nella sua tesi di laurea.

Inoltre è presidente del circolo torinese del Movimento per la Decrescita Felice (!).

Nella disperata ricerca di qualcosa che avvalori le due ca_ zza_ te che bovinamente continua a sostenere, il mendace patologico fosforo31 ha trovato la tesi della dottoressa felicemente decresciuta.

Il cazzaro fosforo31 non ha letto la tesi ma ha comunque assegnato alla stessa valore di "eccellente studio econometrico".

OVVIAMENTE la tesi della dottoressa felicemente decresciuta NON AVVALORA AFFATTO la tesi secondo la quale "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" .

OVVIAMENTE la tesi della dottoressa felicemente decresciuta NON AVVALORA AFFATTO la tesi secondo la quale "lavorare meno, lavorare tutti" .

Il noto slogan comunista "lavorare meno, lavorare tutti" rimane un pregiudizio privo di qualsiasi valore scientifico.

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Questo invece e’ L’Aquilone del Pascoli . Anche con questa “filastrocca “ il Cazzaro di Napoli, quando era uno scolaretto delle elementari , impiegava minuti 5 e secondi 0 ad impararla a memoria. Aggiunta al Santambrogio , fanno minuti 10 e secondi 0. Ho fatto un test : solo per leggere le due filastrocche , il lettore medio , impiega minuti 2 e secondi 20. Conclusioni : Il Cazzaro di Napoli , imparava a memoria le due filastrocche in minuti 7 e secondi 40.  O’ Fenommeno ...!! 

E

C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole. 

Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.

Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch'erbose hanno le soglie:

un'aria d'altro luogo e d'altro mese
e d'altra vita: un'aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...

sì, gli aquiloni! È questa una mattina
che non c'è scuola. Siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d'albaspina.

Le siepi erano brulle, irte; ma c'era
d'autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera

bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza.

S'inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.

S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo
petto del bimbo e l'avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla
lassù lassù... Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla?

Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all'improvviso,
una dolce, una acuta, una velata...

A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
su l'omero il pallor muto del viso.

Sì: dissi sopra te l'orazïoni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!

Tu eri tutto bianco, io mi rammento.
solo avevi del rosso nei ginocchi,
per quel nostro pregar sul pavimento.

Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
il più caro dei tuoi cari balocchi!

Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto,
come i candidi suoi pètali un fiore

ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch'io presto verrò sotto le zolle
là dove dormi placido e soletto...

Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
corsa di gara per salire un colle!

Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co' bei capelli a onda

tua madre... adagio, per non farti male.

Modificato da mark222220

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ECCEZZIONE e SUFFICENTE

*****"

Solo due errori in una tesi di laurea?

Non mi sembrano così gravi sig ilsauro.

Lei si?

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Ovviamente il cazzaro seriale fosforo31 cita senza leggere e senza capire quanto da lui citato. Nel contributo di Krugman NON TROVIAMO ASSOLUTAMENTE NIENTE che possa avvalorare le due ca_ga_te che il cialtronissimo panzanaro fosforo31 continua a sostenere.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Consider, for a moment, a tale of two countries. Both have suffered a severe recession and lost jobs as a result but not on the same scale. In Country A, employment has fallen more than 5 percent, and the unemployment rate has more than doubled. In Country B, employment has fallen only half a percent, and unemployment is only slightly higher than it was before the crisis.

Don’t you think Country A might have something to learn from Country B?

This story isn’t hypothetical. Country A is the United States, where stocks are up, G.D.P. is rising, but the terrible employment situation just keeps getting worse. Country B is Germany, which took a hit to its G.D.P. when world trade collapsed, but has been remarkably successful at avoiding mass job losses. Germany’s jobs miracle hasn’t received much attention in this country but it’s real, it’s striking, and it raises serious questions about whether the U.S. government is doing the right things to fight unemployment.

Here in America, the philosophy behind jobs policy can be summarized as “if you grow it, they will come.” That is, we don’t really have a jobs policy: we have a G.D.P. policy. The theory is that by stimulating overall spending we can make G.D.P. grow faster, and this will induce companies to stop firing and resume hiring.

The alternative would be policies that address the job issue more directly. We could, for example, have New-Deal-style employment programs. Perhaps such a thing is politically impossible now Glenn Beck would describe anything like the Works Progress Administration as a plan to recruit pro-Obama brownshirts but we should note, for the record, that at their peak, the W.P.A. and the Civilian Conservation Corps employed millions of Americans, at relatively low cost to the budget.

Alternatively, or in addition, we could have policies that *** private-sector employment. Such policies could range from labor rules that discourage firing to financial incentives for companies that either add workers or reduce hours to avoid layoffs.

 

And that’s what the Germans have done. Germany came into the Great Recession with strong employment protection legislation. This has been supplemented with a “short-time work scheme,” which provides subsidies to employers who reduce workers’ hours rather than laying them off. These measures didn’t prevent a nasty recession, but Germany got through the recession with remarkably few job losses.

Should America be trying anything along these lines? In a recent interview in The Washington Post, Lawrence Summers, the Obama administration’s highest-ranking economist, was dismissive: “It may be desirable to have a given amount of work shared among more ***. But that’s not as desirable as expanding the total amount of work.” True. But we are not, in fact, expanding the total amount of work and Congress doesn’t seem willing to spend enough on stimulus to change that unfortunate fact. So shouldn’t we be considering other measures, if only as a stopgap?

Now, the usual objection to European-style employment policies is that they’re bad for long-run growth that protecting jobs and encouraging work-sharing makes companies in expanding sectors less likely to hire and reduces the incentives for workers to move to more productive occupations. And in normal times there’s something to be said for American-style “free to lose” labor markets, in which employers can fire workers at will but also face few barriers to new hiring.

 

But these aren’t normal times. Right now, workers who lose their jobs aren’t moving to the jobs of the future; they’re entering the ranks of the unemployed and staying there. Long-term unemployment is already at its highest levels since the 1930s, and it’s still on the rise.

And long-term unemployment inflicts long-term damage. Workers who have been out of a job for too long often find it hard to get back into the labor market even when conditions improve. And there are hidden costs, too not least for children, who suffer physically and emotionally when their parents spend months or years unemployed.

So it’s time to try something different.

Just to be clear, I believe that a large enough conventional stimulus would do the ***. But since that doesn’t seem to be in the cards, we need to talk about cheaper alternatives that address the job problem directly. Should we introduce an employment tax credit, like the one proposed by the Economic Policy Institute? Should we introduce the German-style job-sharing subsidy proposed by the Center for Economic Policy Research? Both are worthy of consideration.

The point is that we need to start doing something more than, and different from, what we’re already doing. And the experience of other countries suggests that it’s time for a policy that explicitly and directly targets job creation.

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3 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

ECCEZZIONE e SUFFICENTE

*****"

Solo due errori in una tesi di laurea?

Non mi sembrano così gravi sig ilsauro.

Lei si?

Iscriviti a Pisa, scegli tu un qualsiasi corso di laurea.

Sostieni gli esami che prevede il tuo piano di studi e iscriviti all'esame di laurea.

Nella tesi provvedi a infilare due orrori come ECCEZZIONE e SUFFICENTE.

Poi facci sapere come è andata a finire. BFODIDSAT

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Mi scusi signor ilsauro, ma in questo stesso forum ci sono laureati in quel di Pisa che usano il pronome a casaccio e io dovrei spiegarle cosa succederebbe se scrivessi ECCEZZIONE e SUFFICENTE

che potrebbero essere errori di battitura?

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No guardi , e’ fuori strada !! Lei deve solo insegnarci il miglior metodo di mungitura sia meccanica e/o manuale . Dopodiché , se la sua spiegazione e’ stata sufficientemente esaustiva , passerà ad illustrarci lo strumento che impiega per ramazzare le cacche dei bovini che accudisce . Fatto pure questo si sarà meritato un buon calice di Teroldego. 

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4 ore fa, ahaha.ha ha scritto:

Mi scusi signor ilsauro, ma in questo stesso forum ci sono laureati in quel di Pisa che usano il pronome a casaccio e io dovrei spiegarle cosa succederebbe se scrivessi ECCEZZIONE e SUFFICENTE

che potrebbero essere errori di battitura?

Egregio, che il pisano scriva come un quadrupede pur essendo laureato (o dicendo di esserlo) io non lo trovo poi scandaloso. Ho conosciuto e conosco fior di laureati che scrivono "qual'è" con l'apostrofo o "da" come voce del verbo dare senza accento, e "fà" con l'accento. Mentre moltissimi (senza correttore automatico) scrivono "un pò" con l'accento o senza niente invece che con l'apostrofo. I primi due errori compaiono decine di volte nelle dispense di uno dei due docenti che tennero il corso di Complementi di Matematica al terzo anno del mio corso di laurea. Questo signore ha insegnato fino a pochi anni fa probabilità e statistica alla facoltà di Economia ma a Ingegneria passò alla storia per avere introdotto un nuovo simbolo matematico. Il simbolo =qc (dove in realtà qstava al di sopra del segno =). Il significato era "uguale quasi certamente". In compenso il suo collega era uno specialista di rango internazionale nella teoria delle Distribuzioni, all'epoca ancora in fase di sviluppo. In fondo però ho un buon ricordo di quel docente: non era molto preparato ma lo riconosceva umilmente e si impegnava nel lavoro. Spesso invece le persone impreparate sono anche presuntuose e maleducate. Per un laureato mostrare l'educazione di un ultras da stadio, come fa ogni giorno il pisano tifoso di Renzi, a mio avviso è molto ma molto più grave e vergognoso che commettere errori grammaticali. 

Tornando alla tesi di laurea oggetto di questa discussione, io sono quasi convinto che quella disponibile in Rete sia solo una bozza non riveduta. E non solo per gli errori di battitura, che capitano a chiunque, ma per alcuni periodi un po' mozzati che si trovano qua e là. A me risulta che alcuni atenei o alcuni relatori non diano il nulla osta per la pubblicazione dei lavori di tesi. O che comunque la sconsiglino. In ogni caso il 110 e lode ha voluto premiare il contenuto scientifico, non certo quello letterario.

Al pedante (arrugginito) Sauro24 suggerirei di usare la funzione di ricerca di Acrobat. Scoprirà che quello che lui bolla come un "orrore", cioè l'errore SUFFICENTE, non compare MAI nella tesi. La parola "SUFFICIENTE" compare 7 volte sempre scritta correttamente. Compare una sola volta l'errore INSUFFICENTE ma altrove si legge due volte INSUFFICIENTE scritto correttamente. È evidente che si è trattato di un errore involontario di battitura. Lo stesso penso di ECCEZZIONE. Peraltro vi possono essere molte ragioni per un laureando di affrettare la tesi. Un mio carissimo amico, che purtroppo non c'è più, si laureò un anno dopo di me. Ma era uno studente lavoratore e affrettò la stesura della tesi per non pagare un altro anno di tasse universitarie. La scrisse con il mitico Commodore64, sullo schermo di un televisore a tubo catodico e sulle misere 80 colonne di un word processor primitivo ma all'epoca famoso, Speedscript. Salvò il testo su un paio di cassette audio e le passò al tipografo che introdusse altri errori. Così si giocò il 110 e lode che avrebbe meritato.

Krugman non scrive esplcitamente LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI ma, almeno in quell'articolo scritto nel 2009 un anno dopo il Nobel, si muove nella medesima logica di fondo: il lavoro e l'occupazione prima di tutto! Elogia la politica del lavoro tedesca in contrapposizione alla "politica del PIL" americana, suggerisce di dare incentivi pubblici alle aziende che riducono le ore invece di licenziare dipendenti e fermare fabbriche (di sicuro Krugman conosceva il caso Volkswagen) e conclude reclamando l'urgenza per il suo Paese di fare di più e in modo diverso rispetto al passato, con politiche miranti in modo esplicito e diretto alla creazione di nuovi posti.

Ancora più esplicito e diretto è KEYNES in una lettera del 1945 al poeta Eliot, una cui frase è riportata dalla Guindani come introduzione alla sua tesi (pag.5). Keynes dice che per raggiungere la piena occupazione (LAVORARE TUTTI) l'investimento è solo una possibilità teorica. Allo stesso risultato si perviene consumando di più o LAVORANDO MENO. E aggiunge che proprio quest'ultima per l'economia americana è la soluzione definitiva. In concreto propone una settimana lavorativa di 35 ore per gli USA del 1945. Nel 1930 aveva proposto le 15 ore per risolvere il problema economico del XXI secolo. 

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4 ore fa, mark222220 ha scritto:

No guardi , e’ fuori strada !! Lei deve solo insegnarci il miglior metodo di mungitura sia meccanica e/o manuale . Dopodiché , se la sua spiegazione e’ stata sufficientemente esaustiva , passerà ad illustrarci lo strumento che impiega per ramazzare le cacche dei bovini che accudisce . Fatto pure questo si sarà meritato un buon calice di Teroldego. 

Mi perdoni sig maggiordomo, ma allora è proprio lei quel laureato di Pisa che da anni sbagliava l'uso del pronome "gli".

Se è proprio lei, allora rinuncio ad insegnarle come eseguire una mungitura meccanica o a mano, correrei i rischio di perdere solo tempo.

Per quanto riguarda le kakke sparse qua e là le consegnerei solo una pala e una carriola, sono sicuro che si ingegnerebbe ad usarla correttamente piuttosto che usare le mani.

D'altra parte il pitale, che lei vuota ogni mattina, è una piccola carriola senza ruota.

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31 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Tornando alla tesi di laurea oggetto di questa discussione, io sono quasi convinto che quella disponibile in Rete sia solo una bozza non riveduta.

Siamo finalmente arrivati alle comiche finali:

il cialtronissimo cazzaro seriale fosforo31, dopo avere incensato la ridicola tesi della dottoressa felicemente decresciuta quale eccellente studio econometrico, senza ovviamente averne letto una riga, adesso si dichiara QUASI CONVINTO che siamo di fronte ad una bozza non riveduta.

Se non vogliamo scomodare l'intercessione dello Spirito Santo, il cazzaro seriale ha fatto l'ennesima affermazione priva del minimo elemento probatorio.

Siamo di fonte all'ennesima argomentazione  "barbershop style"

In ogni caso la versione della tesi della dottoressa felicemente decresciuta, anche emendata dagli orrori grammaticali in precedenza evidenziati,

NON CONTIENE ASSOLUTAMENTE NIENTE

che avvalori i due pregiudizi che il cialtronissimo cazzaro seriale fosforo31 continua bovinamente a sostenere:

"lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro"

"lavorare meno, lavorare tutti" .

In particolare rimane un pregiudizio privo di qualsiasi fondamento scientifico il noto slogan comunista "lavorare meno, lavorare tutti".

Il concetto non è difficile: il cazzaro seriale fosforo31 ha tirato in ballo una ridicola tesi di laurea che NON DIMOSTRA AFFATTO le panzane che il panzanaro continua a raccontare.

MA DI COSA C A X X O STIAMO PARLANDO?

Siamo di fronte ad una tesi che dimostra a quale livello sia degradata l'istruzione universitaria in questo Paese e il cialtronissimo cazzaro seriale fosforo31 vuole farla passare per un eccellente studio econometrico !

Adesso permettetemi di rivolgermi direttamente al cialtronissimo cazzaro seriale fosforo31:

AMBECILLEEEEEEEEEEEE

lascia perdere la ridicola tesi della dottoressa felicemente decresciuta e dedicati seriamente allo studio dei paper econometrici di Mia Khalifa

https://it.wikipedia.org/wiki/Mia_Khalifa

Vedrai che la tua insonnia ne troverà gran giovamento.

Ma soprattutto piantala di tirare in ballo economisti che NON HANNO MAI DETTO e NON HANNO MAI PENSATO le idiozie che continui bovinamente a sostenere.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Modificato da ilsauro24ore

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