Silvio, dove hai preso i soldi?

Dottor Berlusconi, dove ha preso i soldi per fondare e ingrandire il suo impero? Chissà quante volte sarà stata posta questa domanda all'ex cavaliere. Da decine di persone, nelle più diverse sedi, da quelle istituzionali (aule giudiziarie e parlamentari) agli studi televisivi, dagli articoli di giornale ai libri-inchiesta. Di sicuro chi gliel'ha posta con maggiore frequenza è il più libero e il più coraggioso dei giornalisti italiani, Marco Travaglio. Io ogni tanto vado a rivedermi su YouTube quella storica puntata di Satyricon del 14 marzo 2001 in cui Marco fu intervistato dal grande Daniele Luttazzi sul suo esplosivo libro L'odore dei soldi. Sia Marco che Daniele furono cacciati dalla Rai e non ci rimisero piede per molti anni. Ma quei 25 minuti restano uno dei momenti più alti e memorabili nella storia della nostra tv pubblica, altro che Sanremo! Altro che guitti strapagati (300.000 euro!) per storpiare in 5 minuti un passo della Bibbia liberamente tradotto in chiave piccante! Una puntata storica, quella di Travaglio e Luttazzi, tanto è vero che Wikipedia le dedica una lunga monografia:

https://youtu.be/q-Vh2-DZXV8

https://it.wikipedia.org/wiki/Intervista_a_Marco_Travaglio_a_Satyricon

Oggi dovrebbero rivedersela non solo gli storici e tutti i cittadini onesti, ma anche i magistrati che indagano sull'ex cavaliere in relazione alle stragi mafiose. Essa infatti acquista nuova luce dopo la clamorosa deposizione del boss stragista Giuseppe Graviano. Superfluo precisare che a quella domanda l'ex cavaliere ha sempre tenuto la bocca cucita. Come il boss Graviano fino a ieri. Ma non poteva decidersi qualche decennio prima a vuotare il sacco? Ammesso che lo abbia vuotato del tutto, io non credo proprio. C'è da restare agghiacciati al pensiero che un personaggio come B. sia stato 3 volte presidente del Consiglio. Forse Graviano o altri capimafia avrebbero potuto evitare al Paese quel disastro epocale. O forse è tutta una montatura ai danni di un politico condannato solo per frode. Inclusa la faccenda di quell'altro boss che gli faceva da "stalliere", e incluso il braccio destro Dell'Utri condannato per mafia. Ci credo poco (alla montatura). Credo invece che non avremmo avuto bisogno di gole profonde mafiose per evitare il disastro epocale. Probabilmente sarebbe bastata una legge sulla prescrizione analoga a quella dei paesi seri, dove non è neppure lontanamente concepibile che un plurimputato possa salvarsi 9 volte per scadenza dei termini. Altrettanto agghiaccianti e disastrosi sono quei politicanti che vorrebbero lasciare la scappatoia prescrizione così com'è. E le provano tutte. Invece di tirare in ballo il pregiudicato 9 volte prescritto, che è la prova vivente dell'assurdità di questo istituto, tirano in ballo senza pudore uno che non c'entra nulla, uno che la prescrizione, se fosse scattata, l'avrebbe sdegnosamente rifiutata: Enzo Tortora! VERGOGNA! Una cosa è certa, Qualunque cosa abbia fatto Berlusconi, questa gentaglia non è migliore di lui. 

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/02/07/news/mafia_il_boss_graviano_mentre_ero_latitante_incontrai_berlusconi_a_milano_-247911898/

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11 messaggi in questa discussione

Questo Graviano mi sembra affidabilissimo come teste.

Prima dice che Abberluscone è un traditore, poi ci ripensa: con Abberluscone eravamo pappa e ciccia dai tempi di mio nonno.

Il quale ha finanziato Abberluscone con i ricavi dell'ortofrutta. Capito, fosfy? Abberluscone i miliardi per costruire il suo impero li ha avuti dalla vendita di pomodori e zucchine.

En passant, faccio sommessamente notare che non poteva ovviamente mancare un miocuggino.

E per quanto riguarda l'abolizione dell'ergastolo

http://www.osservatorioantigone.it/new/76-archivio/52-ddl-per-labolizione-dellergastolo

Quasi dimenticavo: qualcuno dica all'affidabilissimo Graviano che le leggi le fa il Parlamento, non Abberluscone.

Perfino Massimo Ciancimino era più serio.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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Dove ha preso i soldi glielo ha chiesto anche Bossi.

Poi ha chiuso gli occhi e le orecchie, forse con le tasche piene, e s'è messo a governare con Abberluscone.

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50 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Dove ha preso i soldi glielo ha chiesto anche Bossi.

Poi ha chiuso gli occhi e le orecchie, forse con le tasche piene, e s'è messo a governare con Abberluscone.

Certo che glielo chiedeva. A suo tempo. Ma più che altro per umiliarlo pubblicamente. Perché sembrava bene informato e aveva pochi dubbi sulla provenienza. A differenza di un suo indegno allievo con la felpa, il senatùr non era uno che parlava a vanvera. Almeno su certe faccende delicate. Ecco una raccolta dei suoi pensierini dell'epoca. Il senatùr gli dava (molto serenamente, molto esplicitamente) del mafioso e dello spacciatore di droga, e l'ex cavaliere, invece di querelarlo e chiedergli miliardi di lire di danni, rispondeva a pacche sulle spalle, oppure minimizzava dandogli dell'ubriaco da bar. Ma Bossi, a differenza di un suo indegno allievo, non si ubriacava mai prima dei comizi, al massimo dopo. Saluti

https://it-it.facebook.com/notes/berlusconi-chi-è/il-cavalier-berluskaz-citazioni-da-discorsi-di-umberto-bossi/98268144239/

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Dei legami di berlu con la mafia nella parlava anche Borsellino prima dell'entrata del berlu in politica, poi naturalmente io faccio un piacere a te io faccio un piacere a te.....ma gli elettori cosa sono gli elettori?.....

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1 ora fa, sempre135 ha scritto:

Dei legami di berlu con la mafia nella parlava anche Borsellino prima dell'entrata del berlu in politica, poi naturalmente io faccio un piacere a te io faccio un piacere a te.....ma gli elettori cosa sono gli elettori?.....

Gli elettori dell'ex cavaliere io li divido in due categorie - o meglio li dividevo perché grazie a Dio sono in via di putrefazione insieme al personaggio. Gli elettori troppo ingenui (fino al limite della seminfermità mentale) che si bevevano tal quali tutte le sue balle negando nel contempo tutte le critiche (incluse le sentenze dei tribunali); e i troppo furbi (al limite del codice penale e oltre) che non credevano a una parola del cabarettista ma lo trovavano perfetto per i loro fini (in primis non pagare le tasse ma solo i condoni e passare indenni tra le maglie di una giustizia colabrodo vieppiù allargate dalle varie leggi ad personam, tipo falso in bilancio, ex Cirielli, etc.).

Paolo Borsellino probabilmente indagava su B. e Dell'Utri, in relazione alla strana faccenda dello "stalliere" di Arcore, prima di essere assassinato. Oggi i due sono indagati per molto peggio, cioè, pare, addirittura in relazione alle stragi mafiose e addirittura come sospetti mandanti. Le parole di ieri dello stragista Graviano rappresentano forse una svolta in quelle indagini, oltre a essere ovviamente una notizia bomba a livello nazionale e oltre. Sulla stampa estera oggi troviamo titoli del genere:

Italian Mafia boss on run met Berlusconi (un boss della mafia latitante incontrò Berlusconi). 

Nessuna meraviglia, B. è stato tre volte premier dell'Italia che non è il Burundi. Immaginiamo che risonanza avrebbe la notizia di una Merkel, 4 volte cancelliera, che incontra tre volte a cena un feroce killer della filiale tedesca della 'ndrangheta. La meraviglia è lo spazio riservato alla notizia bomba sui giornali italiani! Sulla rassegna stampa di oggi scopriamo che nelle prime pagine dei due maggiori quotidiani (anch'essi grazie a Dio in via di estinzione), Corriere della Sera e Repubblica, non c'è traccia della deposizione schock di Graviano. Idem per La Stampa di Torino e i giornali del gruppo Caltagirone, Messaggero, Mattino e Gazzettino. Sulla prima pagina del Gazzettino, il più diffuso quotidiano del Triveneto, non c'è spazio per le confessioni di Graviano, in compenso ci sono le ben più importanti "confessioni" dell'amante di un prete. Su Libero, Feltri dedica l'editoriale al Festival di Sanremo e al posto della notizia del giorno la prima pagina ospita "La storia a lieto fine del lupo buonino" con tanto di foto del dolce lupacchiotto. Cosa non si fa per non turbare i decerebrati lettori berlusconiani! Anche homo ridens Belpietro su La Verità trascura la notizia che probabilmente non stimola il suo sorriso da ebete. Notizia alla quale invece è dedicata gran parte della prima pagina del Fatto Quotidiano, con l'editoriale di Travaglio: "Cene eleganti", riferito alle tre cene tra il boss e il puttaniere. Anche Sallusti, per motivi opposti, è costretto a buttare giù uno scomodo editoriale a difesa del capo: "Ricordiamoci che i mafiosi sono uomini di mer.da". Vero, Alessandro, ma lo sono anche quelli che vanno a cena con loro.  

Modificato da fosforo311

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Ti fa unasega a te Massimo Ciancimino , Cazzaro . Ahahahaha

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1 ora fa, fosforo311 ha scritto:

Gli elettori dell'ex cavaliere io li divido in due categorie - o meglio li dividevo perché grazie a Dio sono in via di putrefazione insieme al personaggio. Gli elettori troppo ingenui (fino al limite della seminfermità mentale) che si bevevano tal quali tutte le sue balle negando nel contempo tutte le critiche (incluse le sentenze dei tribunali); e i troppo furbi (al limite del codice penale e oltre) che non credevano a una parola del cabarettista ma lo trovavano perfetto per i loro fini (in primis non pagare le tasse ma solo i condoni e passare indenni tra le maglie di una giustizia colabrodo vieppiù allargate dalle varie leggi ad personam, tipo falso in bilancio, ex Cirielli, etc.).

Paolo Borsellino probabilmente indagava su B. e Dell'Utri, in relazione alla strana faccenda dello "stalliere" di Arcore, prima di essere assassinato. Oggi i due sono indagati per molto peggio, cioè, pare, addirittura in relazione alle stragi mafiose e addirittura come sospetti mandanti. Le parole di ieri dello stragista Graviano rappresentano forse una svolta in quelle indagini, oltre a essere ovviamente una notizia bomba a livello nazionale e oltre. Sulla stampa estera oggi troviamo titoli del genere:

Italian Mafia boss on run met Berlusconi (un boss della mafia latitante incontrò Berlusconi). 

Nessuna meraviglia, B. è stato tre volte premier dell'Italia che non è il Burundi. Immaginiamo che risonanza avrebbe la notizia di una Merkel, 4 volte cancelliera, che incontra tre volte a cena un feroce killer della filiale tedesca della 'ndrangheta. La meraviglia è lo spazio riservato alla notizia bomba sui giornali italiani! Sulla rassegna stampa di oggi scopriamo che nelle prime pagine dei due maggiori quotidiani (anch'essi grazie a Dio in via di estinzione), Corriere della Sera e Repubblica, non c'è traccia della deposizione schock di Graviano. Idem per La Stampa di Torino e i giornali del gruppo Caltagirone, Messaggero, Mattino e Gazzettino. Sulla prima pagina del Gazzettino, il più diffuso quotidiano del Triveneto, non c'è spazio per le confessioni di Graviano, in compenso ci sono le ben più importanti "confessioni" dell'amante di un prete. Su Libero, Feltri dedica l'editoriale al Festival di Sanremo e al posto della notizia del giorno la prima pagina ospita "La storia a lieto fine del lupo buonino" con tanto di foto del dolce lupacchiotto. Cosa non si fa per non turbare i decerebrati lettori berlusconiani! Anche homo ridens Belpietro su La Verità trascura la notizia che probabilmente non stimola il suo sorriso da ebete. Notizia alla quale invece è dedicata gran parte della prima pagina del Fatto Quotidiano, con l'editoriale di Travaglio: "Cene eleganti", riferito alle tre cene tra il boss e il puttaniere. Anche Sallusti, per motivi opposti, è costretto a buttare giù uno scomodo editoriale a difesa del capo: "Ricordiamoci che i mafiosi sono uomini di mer.da". Vero, Alessandro, ma lo sono anche quelli che vanno a cena con loro.  

Un grande articolo di Piero Sansonetti sul Riformista 

La storia riscritta

Trattativa stato mafia, una bufala enorme per nascondere la verità

Piero Sansonetti — 

©Lapresse 19-07-1992 Palermo, Sicilia Interni Nella foto: In strada  “Mariano D’Amelio” attentato al giudice  Borsellino ©Lapresse 19-07-1992 Palermo, Sicilia Interni Nella foto: In strada “Mariano D’Amelio” attentato al giudice Borsellino
 
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Le fake news inondano i social. Già. Le fake news, spesso, inondano anche i giornali. Non ci stupiamo più. Alle volte leggiamo le prime pagine e pensiamo che la metà delle cose scritte non sono verificate, o addirittura son propaganda. Forse però c’è da stupirsi almeno un po’ se una Corte d’Appello solennemente giura che anni e anni di indagini, e di processi, e di gigantesche e potenti campagne di stampa – guidate da qualche Procura – e ore infinite di trasmissioni televisive, tutto questo è stato prodotto e alimentato da fake news create e sostenute, a voce altissima, da un gruppetto di Pm un po’ arruffone. Fake news di Stato. O di palazzo. O di palazzo di Giustizia.

E poi giura che la storia della trattativa Stato-Mafia, quella che ha portato a condanne infamanti contro alti ufficiali dei carabinieri con la carriera gloriosa, come il generale Morie il colonnello De Donno e il generale Subranni, e anche Marcello Dell’Utri, era una storia di fantasia. Anzi, di più: di una fantasia impazzita, perché non si limitava a modificare la storia reale ma la rovesciava, facendo passare per amici della mafia alcuni uomini che invece alla lotta alla mafia hanno dedicato la loro vita.

 

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È successo esattamente questo, capite? Le motivazioni con le quali la Corte d’Appello di Palermo ha mandato assolto l’ex ministro Calogero Mannino – democristiano, accusato di essere stato il cervello e il motore della trattativa Stato-Mafia, e anche di essere un amicone dei corleonesi – non solo riabilitano Mannino e proclamano “l’inconsistenza e l’incongruenza e l’illogicità” del lavoro dei Pm, ma smantellano tutta la teoria della trattativa Stato-Mafia. Diciamolo meglio: spiegano come quello che un gruppetto di magistrati aveva scambiato per trattativa era il contrario esatto: “un’azione investigativa di polizia giudiziaria” pensata e realizzata con l’obiettivo di arrestare Totò Riina, cioè il capo della mafia.

Proprio così: la Corte d’Appello, nelle motivazioni della sentenza che ha depositato l’altra sera, conferma la sentenza di primo grado (di assoluzione piena), sostiene che le obiezioni dell’accusa sono “infondate illogiche e incongruenti”, spiega che Mannino non trattò con la mafia ma al contrario contrastò la mafia, e per questo si guadagnò l’inimicizia delle cosche, afferma in modo drammaticamente solenne che non ci fu alcuna “violenza o minaccia ad un corpo politico o istituzionale dello Stato”. E questa frase, testuale, è molto importante perché è esattamente questa (“violenza o minaccia…”) l’accusa che era stata rivolta a Mannino, ai Ros e a Dell’Utri dalla Procura di Palermo, e precisamente prima dal Pm Ingroia e poi dal Pm Di Matteo. Poi i due processi si indivisi.

 

Mannino ha chiesto il rito abbreviato, e finalmente è arrivato a sentenza di secondo grado e a completa e tardivissima riabilitazione. I carabinieri e Dell’Utri invece sono andati a processo senza rito abbreviato e sono stati condannati in primo grado per un reato che ora la Corte d’appello definisce inesistente e per una trattativa anche questa negata da un collegio giudicante. Ora come si può serenamente continuare il processo di appello contro Dell’Utri e i carabinieri – che è in corso alla Corte d’Appello di Palermo – se la stessa Corte d’Appello ha già detto che quelle accuse sono fantasiose e incongruenti? Dovremo alla fine assistere a una sentenza politica che stabilisce che alcune persone sono colpevoli di qualcosa che una Corte ha accertato non essere mai avvenuta? E questo solo per provare a incastrare in qualche modo Berlusconi? Beh, è un po’ troppo persino per la magistratura italiana, no?

Le motivazioni della sentenza d’appello vanno ancora oltre le cose che abbiamo scritto fin qui. Parlano di Paolo Borsellino. E rovesciano il teorema Di Matteo. Di Matteo sostiene che Borsellino fu ucciso perché stava opponendosi alla trattativa Stato-Mafia condotta dai carabinieri dei Ros (dal generale Mori, in primo luogo). Questa sentenza sostiene il contrario. Dice che Borsellino si fidava solo dei Ros, e che pochi giorni prima di morire aveva voluto incontrare il generale Mori per avere notizie sul dossier Mafia-Appalti, preparato da Mori (su input e sotto la direzione di Falcone) nel quale si puntava il dito contro molte aziende del Nord e anche contro alcuni politici.

Borsellino voleva mandare avanti quel dossier e non si fidava della procura di Palermo, né del procuratore Giammanco né dei suoi sostituti (alcuni dei quali ancora in attività). E infatti chiese a Mori di vedersi in caserma e non in Procura. La storia (quella vera) racconta che pochi giorni dopo questo incontro, e mentre stava per prendere in mano quel dossier, Borsellino fu ucciso e la sua scorta sterminata. E che la Procura di Palermo, pochi giorni dopo, archiviò il dossier Mori. Forse Mori ha pagato carissimo per quel dossier, così fastidioso.

Le motivazioni della sentenza di Palermo dicono: se volete risolvere i misteri di quegli anni lasciate stare la trattativa, scavate qui. E cercate di capire perché polizia e settori della magistratura depistarono le indagini su Borsellino, e perché cancellarono il dossier mafia-appalti, e forse bisognerà capire come è successo che la punta di diamante della lotta contro la mafia, e cioè il colonnello Mori (che poi fu quello che catturò Riina, dando un colpo mortale a Cosa Nostra) fu addirittura mandato sotto processo sulla base di accuse strampalate.

Ha ragione Mannino, che dice nell’articolo sul Riformista, che ora, per fortuna, non esiste più la storia scritta da Ingroia e Caselli. E santificata da stampa e Tv. E la storia vera qual è? È troppo tardi per stendere un velo sulle fake e provare a ricostruire la verità di quei tragicissimi anni? Forse, purtroppo, sì.

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A questo mondo c'è chi venera un santo e chi ne venera un altro.

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Il 7/2/2020 in 15:50 , ilsauro24ore ha scritto:

Questo Graviano mi sembra affidabilissimo come teste.

Prima dice che Abberluscone è un traditore, poi ci ripensa: con Abberluscone eravamo pappa e ciccia dai tempi di mio nonno.

Il quale ha finanziato Abberluscone con i ricavi dell'ortofrutta. Capito, fosfy? Abberluscone i miliardi per costruire il suo impero li ha avuti dalla vendita di pomodori e zucchine.

En passant, faccio sommessamente notare che non poteva ovviamente mancare un miocuggino.

E per quanto riguarda l'abolizione dell'ergastolo

http://www.osservatorioantigone.it/new/76-archivio/52-ddl-per-labolizione-dellergastolo

Quasi dimenticavo: qualcuno dica all'affidabilissimo Graviano che le leggi le fa il Parlamento, non Abberluscone.

Perfino Massimo Ciancimino era più serio.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Sei proprio ingenuo, un polletto, anzi un pulcinotto. Il nonno di Graviano faceva il commerciante ortofrutticolo più o meno come don Vito Corleone faceva l'importatore di olio d'oliva dalla madrepatria. Leggiti questo articolo per schiarirti le idee. Mentre per il tuo collega mark sarebbe tempo perso, visto che nega pure la Trattativa. Tra poco negherà pure il patto del Nazareno.

https://infosannio.wordpress.com/2020/02/08/le-cene-eleganti/

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6 ore fa, fosforo311 ha scritto:

.... Mentre per il tuo collega mark sarebbe tempo perso, visto che nega pure la Trattativa. Tra poco negherà pure il patto del Nazareno.

 

Mi sembra doveroso , oltre che per il ripristino della verità , che non sono io che nego la Trattativa Stato-Mafia, bensì una sentenza Della Corte di Appello di Palermo pronunciata in nome del popolo italiano e quindi anche in nome del Cazzaro di Napoli. Il quale ha tutto il diritto di credere alle “sentenze “ di Infosannio” del Giudice Calandrino Travaglio e del suo testimone chiave Ciancimino Massimo . Mica siamo co@lioni a caso. Una ragione c’è sempre . Basta cercarla . 

I giudici smontano la trattativa Stato-mafia: “Fu iniziativa dei Ros per fermare le stragi”

 

Per la Corte d’appello di Palermo “non esiste nessun patto stretto dai carabinieri con Cosa nostra, per il tramite dell’ex sindaco Ciancimino”

Mannino assolto: “Innocenza assoluta”

Data: martedì 14 Gennaio 2020
in: Sicilia
 
I giudici smontano la trattativa Stato-mafia: “Fu iniziativa dei Ros per fermare le stragi”
 
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PALERMO – “Tutte le fonti, sia quelle dirette (il generale Mori e il colonnello De Donno) sentite in epoca per loro non sospetta come testimoni di una vicenda ancora lontana dal partorire le indagini a loro carico, sia quelle indirette e provenienti, peraltro, da personalità istituzionali di pacifica onestà e integrità morale, sono risultate convergenti nel descrivere l’iniziativa assunta dal Ros come un’operazione investigativa di polizia giudiziaria”.

La corte d’appello di Palermo, che oggi ha depositato le motivazioni della sentenza con cui ha assolto l’ex ministro Calogero Mannino nel processo stralcio sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, smonta completamente la tesi del patto stretto dai carabinieri del Ros con la mafia, per il tramite dell’ex sindaco Vito Ciancimino.

Gli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, boss come Leoluca Bagarella ed ex politici come Marcello Dell’Utri, processati separatamente, al contrario di Mannino sono stati condannati, a pene severissime. La corte ricorda che l’iniziativa del Ros di avvicinare Ciancimino fu “comunicata al loro diretto superiore gerarchico, che allora era il generale Subranni e fu realizzata attraverso la promessa di benefici personali a Ciancimino (per mantenere la quale era stata chiesta quella ‘copertura politica’ intesa in tale esclusivo senso – cioè l’assecondare, ove possibile, le richieste nell’interesse del Ciancimino, prossimo alla carcerazione – così come pacificamente inteso dalla Ferraro, da Martelli e dallo stesso Violante (che, invero, rifiutò il contatto personale, indirizzandolo verso i canali istituzionali) con la sollecitazione di un’attività di infiltrazione in ‘cosa nostra’ di Ciancimino, che ne avrebbe dovuto contattare i capi, tanto al fine della cattura di Totò Riina, interrompendo, così, la stagione delle stragi”.

“Nessuna delle fonti dichiarative sentite, nel descrivere i contatti avviati dal colonnello Mori per favorire la collaborazione di Ciancimino – scrivono i magistrati – ha fatto invece riferimento ad un preesistente ‘mandato’ politico (quello asseritamente costituito da Mannino, secondo la pubblica accusa) che gli alti ufficiali avrebbero posto a giustificazione di quell’operazione ma, al contrario, hanno tutte univocamente indicato in una richiesta di sostegno ‘politico’ ex post rispetto all’iniziativa e consistente nel non ostacolare quell’operazione, eventualmente assecondando, ove possibile, le richieste di benefici personali per Ciancimino (il passaporto, i propri beni, etc.), dietro l’assicurazione della cattura dei latitanti”.

 

 

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