L'eccellenza

Costruire un ospedale da mille posti letto in 10 giorni.

Ma sarebbe eccellenza anche se avessero impiegato tre mesi.

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19 ore fa, ahaha.ha ha scritto:

Costruire un ospedale da mille posti letto in 10 giorni.

Ma sarebbe eccellenza anche se avessero impiegato tre mesi.

 Come si vede nelle foto

https://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/20_febbraio_02/coronavirus-pronto-ospedale-speciale-wuhan-costruito-10-giorni-05187d92-45a6-11ea-89f5-524fb04840d5.shtml

si tratta di un'immensa struttura su due piani, interamente prefabbricata. Questo non è assolutamente un difetto o un limite. L'architettura modulare - già diffusa da decenni, basta pensare al ponte Morandi, all'epoca avveniristico - sarà larga parte dell'edilizia del futuro. Dalla casetta familiare al grattacielo, dalla chiesa del villaggio al grande ponte sospeso, quasi tutto sarà realizzato a moduli prefabbricati componibili. Naturalmente il grosso del lavoro delle migliaia di operai e tecnici impegnati a Wuhan, la parte più difficile e ammirevole, è stata la realizzazione a tempo di record degli impianti di servizio. Per una struttura a sviluppo orizzontale posizionare i moduli prefabbricati è un (quasi) banale lavoro di gru semoventi. E i cinesi ne hanno fatte affluire ad abundantiam (molte decine a giudicare dalle foto) facendole lavorare h24. Molto più complesso progettare e realizzare in 10 giorni gli impianti idrici, elettrici, termici, igienici, fognari, etc. di cui ha bisogno un ospedale da 1000 posti letto, più 1400 dottori e non so quante migliaia di infermieri. Per giunta un ospedale molto particolare, dove i 1000 pazienti sono affetti da una malattia infettiva a trasmissione aerea, e dove l'isolamento e la sterilizzazione sono problematiche centrali e colossali. Per non parlare dell'installazione e del collaudo sul posto delle centinaia di macchine e delle migliaia di delicati strumenti necessari alla diagnostica, alle cure e al monitoraggio costante di tutti quei pazienti. Uno sforzo immane, dove è impossibile che si sia pianificato tutto fino al dettaglio e dove la soluzione di migliaia di piccoli e grandi problemi imprevisti sarà stata affidata necessariamente alla competenza, ma anche all'intuito e alla creatività del personale sterminato schierato sul campo. Per questo io dico che l'ospedale di Wuhan non è solo una grande opera di tecnica e di ingegneria ma è anche una grande opera d'arte collettiva. Quelle migliaia di persone impegnate nella costruzione hanno lavorato come una grande ORCHESTRA chiamata ad eseguire un pezzo difficilissimo e inedito, avendo pochissimo tempo per le prove Probabilmente era una direzione collegiale ma il von Karajan era di certo uno solo: lo Stato Comunista Cinese. Molti increduli e meschini media occidentali ci raccontavano che l'ospedale da 1000 posti in 10 giorni era una bufala. In effetti sarebbe un'impresa impensabile per qualsiasi privato o consorzio di privati. Sforzi titanici del genere sono alla portata solo di un grande e forte STATO CENTRALE E CENTRALISTA. Così come le grandi sfide globali che si prospettano, legate alla crescita demografica e ai mutamenti climatici. Non ho la controprova ma io sono pressoché certo che un governo liberista e un modello economico di stampo occidentale non avrebbero mai portato un paese di un miliardo e passa di abitanti, inizialmente molto povero e non particolarmente dotato di risorse naturali, a crescere come è cresciuta la Cina negli ultimi 30 anni. Per i miei gusti e per la salute del pianeta è cresciuta anche troppo. Ma la cosa più importante non è il quanto ma il come. Qui una cosa è certa: il modello occidentale avrebbe prodotto, insieme alla crescita, MOSTRUOSE DISUGUAGLIANZE. Grassi benestanti e insaziabili miliardari da un lato, decine di milioni di disoccupati e letterali morti di fame dall'altro. Anche alla luce dell'esempio cinese io dico che in Italia e in Occidente serve, anzi urge, una presenza molto maggiore dello Stato nell'economia (sia nella funzione produttiva che in quella di regolamentazione del mercato) e nella società (Stato sociale). Lo diceva il sommo Aristotele, lo dicono i nostri geni, la nostra storia e la nostra preistoria: siamo ANIMALI SOCIALI. Lo diceva perfino il pessimista cosmico Leopardi nel suo capolavoro e testamento spirituale, La Ginestra, ammonendo gli uomini a unirsi in social catena per resistere alla Natura (per lui matrigna) e all'illusione delle magnifiche sorti e progressive. Che oggi tradurremmo come l'illusione neoliberista della crescita infinita. Per contro l'egoismo è stato per millenni considerato un limite, un vizio, un peccato. Il progresso tecnologico ha alimentato l'illusione del dominio sulla Natura e ci ha resi più inclini al peccato di Adamo. Solo privilegiando la dimensione collettiva, necessariamente a discapito di quella individuale, potremo sperare di vincere le grandi sfide globali che ci attendono. 

Modificato da fosforo311

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