Sfuttamento e discriminazione

Una questione, che apparentemente sfiorerebbe il tema del non teismo, ma che nella realizzazione del suo contrario ha un’importanza colossalmente eterna ed è la seguente: con quali mezzi si DEVE eliminare l’eterno sfruttamento della componente femminile delle persone da parte dell’altra metà di esse? Non credo che chi si interessi di deismo-razionalismo non possa accorgersi che, in generale per questioni di squallida comodità tutte le società, dominate prevalentemente da potenti apparati teisti, ma non solo purtroppo, vanno avanti esclusivamente per il criminale sfruttamento del lavoro gratuito che le donne offrono alla società.

Non credo che la questione possa essere molto controversa; basta fare degli squallidi conti:

1] Chi si occupa prevalentemente dell’alimentazione dei membri di una
        famiglia: Una donna  (quanto costerebbe un cuoco privato?)

2] Chi si occupa prevalentemente della pulizia e della casa e dei panni usati
        da una famiglia? Una donna (quanto costerebbe una persona privata
        addetta alle pulizie?)

3] Chi si occupa prevalentemente della cura dei figli [ad eccezione dei
        neonati cui i maschi, anche volendo, non potrebbero farli poppare al
        seno ma che potrebbero farli poppare con il biberon, se questa è stata la
        scelta della coppia].

4] Chi si occupa dei familiari aventi più o meno gravi problemi di salute  (Si
        provi a chiedere quanto costerebbe un’occupazione del genere ad un
        infermiere professionale od ai/alle più recenti “badanti”)

5] Si potrebbe continuare. Ma il problema non è solamente – si fa per dire -
       una questione prevalentemente familiar-economica, ma si estende
      altrettanto gravemente sul trattamento economico e di situazione delle
      donne sul luogo di lavoro, che oltre ad essere sfruttate come s’è visto nei
      punti da me esaminati 1] 2] 3] 4], se lavorano vengono “mortificate
      ulteriormente perché, per la stessa mansione – non nel pubblico , sino a
      d’ora -, ma nel privato vengono pagate meno, per lo stesso tipo qualità e
      quantità di lavoro, ed in ogni campo, pubblico e privato, se si parla di
      carriera il discorso diventa ozioso: se una donna vuole raggiungere il livello
      k deve dimostrare di essere 2*k volte migliore del concorrente maschio.

 6] Un altro punto, che dovrebbe far vergognare di essere un maschi. riguarda la
        violenza che questi - è rarissimo il contrario – perpetrano ai danni delle
        donne: accade spessissimo - e molto spesso giudici, maschi - commutano
        pene irrisorie per la violazione più degradante che una persona possa
        essere costretta a subire cioè un rapporto sessuale assolutamente
        non consenziente. E sto facendo riferimento a situazioni che sono
        frequentissime anche in famiglia, situazione nelle quali è difficilissimo
        distinguere il rapporto sessuale consenziente da un vero e proprio stupro.

A contribuire a questa situazione vi è la preponderanza della colpa nelle società “religio-superstiziose”. Non sono un esperto in religioni non cattoliche e/o non cristiane, ma non v’è dubbio che la concezione della donna [ed di rimando quella del maschio] della specie delle persone è quella equiparabile a quello di un animale d’allevamento. Nel rapporto s e s s u a l-a m o r o s o la famosa frase: “non lo fo pel l’amor mio ma per dare un figlio a dio” continua ad avere il suo nefasto, anche se ora più annacquato, effetto sulle attività della nostra moderna società. Appunto la famiglia, per i cattolici, è prevalentemente un micro allevamento di esseri proprietà di dio.
   Una donna che non ha figli, per propria scelta, non è una vera donna perché non ha fatto seguito alla sua missione: dare uno o più figlio/i, non alla società ed a essa/i stesso/i, ma a dio. Infatti tutto ciò che si muove attorno a lei, basta vedere la mostruosa e degradante pubblicità televisiva che è volta a mostrare che le femmine, sin da piccole, vengono plagiate a ripetere il ruolo subalterno di riproduttrice che la chiesa cattolica le assegna.
   Il tutto viene aggravato dalla truffa dell’uso che si è fatto delle istanze delle femministe, che in massima parte hanno condannato le donne, non solo a fare quello che fanno per il funzionamento della gestione della casa e della famiglia, ma che debbono anche lavorare fuori di casa. Volgarmente si potrebbe dire “cornute e bastonate”. Naturalmente la possibilità di avere un lavoro è essenziale a che una donna possa per lo meno tentare di essere indipendente e di poter mandare ad metalla un eventuale maschio-padrone; ma la società odierna è strutturata in moda da mantenere le donne in una situazione di sudditanza, PERCHÉ È ECONOMICAMENTE CONVENIENTE IN UNA SOCIETÀ DOMINATA DA MASCHI E DA ESSI PORTATA ALLA DISTRUZIONE.
Si noti che la prevalente massa di reati di qualunque genere è prerogativa di maschi e non di donne.

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2 messaggi in questa discussione

diciamo che non si può generalizzare; una cosa è la posizione della donna nelle nazioni scandinave, altra cosa la situazione della donna in certe nazioni arabe ; per quanto riguarda l'Italia  non esiste un solo contratto nazionale di lavoro dove a parità di mansione la paga delle donne sia inferiore a quella dell'uomo; è ovvio che una donna che liberamente decide di diventare madre rischia di dovere rinunciare al lavoro o se vuole fare entrambe le cose si trova di fronte a mille difficoltà; visto però che esiste la morte e il naturale avvicendamento della popolazione se non si fanno i figli va in crisi tutto; occorrerebbero decisione coraggiose a tutela delle madri e della famiglia; se lo stato si facesse carico di tutte le madri e a ogni madre fosse dato uno stipendio di maternità (da non confondersi con l'inutile e politicamente propagandistico reddito di cittadinanza) fino alla maggiore età del figlio, molte madri potrebbero liberamente rinunciare a lavorare e la famiglia e la società ne avrebbe un notevole vantaggio; ovviamente ci sono posizioni ideologiche che vanno in direzione opposta e non riconoscono la maternità la famiglia e i figli come un valore, ricordo gli slogan degli anni 60 di certe femministe  " madre sposa pros...  di questo ruolo sono stufa"....  poi però alcune di queste femministe propongono  di sostituire i  bambini   non nati con l'immigrazione come se la maternità delle donne africane avesse meno valore e diritto di tutela della madri nostrane...

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Personalmente viaggio su traiettorie assai diverse da “Non penso e non credo” e da “rossa due otto sei”. Da parte mia sono convinto che l'uso fuori di luogo della scrittura e della parola porti al rilascio di polveri inquinanti. Quindi sarò breve … vi tralascio per andare altrove. 

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