Napoli festeggia l'anno nuovo a champagne

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con i soldi dei 5 Stelle

ops no pardon....

degli italiani.

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35 messaggi in questa discussione

Fioccano le denunce della GdF, segno che la legge funziona, e qualcuno comincia a compilare l'apposito modulo di rinuncia al reddito di cittadinanza: 6 anni di carcere non sono esattamente una bazzecola. Questa legge non solo dà un mano poveri ma aiuta anche a far emergere, come modestamente avevo previsto, casi di lavoro nero e di evasione fiscale. Vediamo cosa ne pensa il famoso sociologo Domenico De Masi che studia da una vita le problematiche sociali ed economiche del lavoro nella società dell'automazione e dell'informatica. 

"In Italia il reddito di cittadinanza, a dispetto della narrazione tutta negativa artatamente fornita dai media, è stato un vero, insperato successo". 

Naturalmente questa misura va affiancata da altre di politica socio-economica. I primi due suggerimenti del prof. De Masi al governo Conte per il 2020 sono:

1) Impostare e varare la riduzione dell'orario di lavoro puntando sulle 32 ore settimanali.

2) Impostare e varare il salario minimo.

Ricordo che al momento l'orario normale in Italia è di 40 ore, scendere a 32 sarebbe un bel passo avanti nel solco del principio di "lavorare meno lavorare tutti". Che non è solo un vecchio motto comunista, ma anche un ben fondato principio di economia etica e una necessità epocale imposta dalla progressiva sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine. Un processo storico irreversibile che si avvia verso una drammatica impennata con la diffusione su larga scala dell'Intelligenza Artificiale. In Germania già sperimentano le 28 ore senza tagli ai salari. Le 15 ore preconizzate da Keynes nel 1930 restano lontane, ma ci si arriverà. Ricordo anche che in Polonia, dove il PIL pro capite nominale è meno della metà del nostro, dal 1° gennaio è in vigore un salario minimo di 610 euro.

 

 

 

Modificato da fosforo311

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41 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Fioccano le denunce della GdF, segno che la legge funziona, e qualcuno comincia a compilare l'apposito modulo di rinuncia al reddito di cittadinanza: 6 anni di carcere non sono esattamente una bazzecola. Questa legge non solo dà un mano poveri ma aiuta anche a far emergere, come modestamente avevo previsto, casi di lavoro nero e di evasione fiscale. Vediamo cosa ne pensa il famoso sociologo Domenico De Masi che studia da una vita le problematiche sociali ed economiche del lavoro nella società dell'automazione e dell'informatica. 

"In Italia il reddito di cittadinanza, a dispetto della narrazione tutta negativa artatamente fornita dai media, è stato un vero, insperato successo". 

Naturalmente questa misura va affiancata da altre di politica socio-economica. I primi due suggerimenti del prof. De Masi al governo Conte per il 2020 sono:

1) Impostare e varare la riduzione dell'orario di lavoro puntando sulle 32 ore settimanali.

2) Impostare e varare il salario minimo.

Ricordo che al momento l'orario normale in Italia è di 40 ore, scendere a 32 sarebbe un bel passo avanti nel solco del principio di "lavorare meno lavorare tutti". Che non è solo un vecchio motto comunista, ma anche un ben fondato principio di economia etica e una necessità epocale imposta dalla progressiva sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine. Un processo storico irreversibile che si avvia verso una drammatica impennata con la diffusione su larga scala dell'Intelligenza Artificiale. In Germania già sperimentano le 28 ore senza tagli ai salari. Le 15 ore preconizzate da Keynes nel 1930 restano lontane, ma ci si arriverà. Ricordo anche che in Polonia, dove il PIL pro capite nominale è meno della metà del nostro, dal 1° gennaio è in vigore un salario minimo di 610 euro.

 

 

 

6 anni di carcere ai furbetti ??? ahahahahahahahah e li fara' realmente?? ahahahahha a geomè...guarda che  in carcere grazie alle leggi di sx e da voi supportate. NON SI VA PIU?!!!
cappitto mi hai??? e saluttame ciro,cirino,annunziata.immacolata....e gennari'!!! vai esposito...

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forse è colpa della lega che ha bruciato 326.000 leggi 

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1 ora fa, fosforo311 ha scritto:

Fioccano le denunce della GdF, segno che la legge funziona, e qualcuno comincia a compilare l'apposito modulo di rinuncia al reddito di cittadinanza: 6 anni di carcere non sono esattamente una bazzecola. Questa legge non solo dà un mano poveri ma aiuta anche a far emergere, come modestamente avevo previsto, casi di lavoro nero e di evasione fiscale. Vediamo cosa ne pensa il famoso sociologo Domenico De Masi che studia da una vita le problematiche sociali ed economiche del lavoro nella società dell'automazione e dell'informatica. 

"In Italia il reddito di cittadinanza, a dispetto della narrazione tutta negativa artatamente fornita dai media, è stato un vero, insperato successo". 

Naturalmente questa misura va affiancata da altre di politica socio-economica. I primi due suggerimenti del prof. De Masi al governo Conte per il 2020 sono:

1) Impostare e varare la riduzione dell'orario di lavoro puntando sulle 32 ore settimanali.

2) Impostare e varare il salario minimo.

Ricordo che al momento l'orario normale in Italia è di 40 ore, scendere a 32 sarebbe un bel passo avanti nel solco del principio di "lavorare meno lavorare tutti". Che non è solo un vecchio motto comunista, ma anche un ben fondato principio di economia etica e una necessità epocale imposta dalla progressiva sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine. Un processo storico irreversibile che si avvia verso una drammatica impennata con la diffusione su larga scala dell'Intelligenza Artificiale. In Germania già sperimentano le 28 ore senza tagli ai salari. Le 15 ore preconizzate da Keynes nel 1930 restano lontane, ma ci si arriverà. Ricordo anche che in Polonia, dove il PIL pro capite nominale è meno della metà del nostro, dal 1° gennaio è in vigore un salario minimo di 610 euro.

 

 

 

Eh eh eh Cazzaro di Napoli !! Ma quel De Masi di cui parli e’ lo stesso emarginati qua sotto ??? Eh eh eh , Cazzaro di Napoli !! Se e’ lo stesso mica diceva “ Lavorare meno, lavorare tutti “.  Lui diceva che per battere la disoccupazione bisognava lavorare ...gratis !!   E ce credo !! Però dispiace che a dirlo sia un co@lione Napoletano a 52.000  euro al mese...

 

Il sociologo De Masi: “Per battere la disoccupazione, bisogna lavorare gratis”

Nel nuovo libro “Lavorare gratis, lavorare tutti” Domenico De Masi propone che i disoccupati irrompano sul mercato del lavoro offrendo la propria opera gratuitamente, in modo da portare a una redistribuzione dell’occupazione

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1 ora fa, fosforo311 ha scritto:

Fioccano le denunce della GdF, segno che la legge funziona, e qualcuno comincia a compilare l'apposito modulo di rinuncia al reddito di cittadinanza: 6 anni di carcere non sono esattamente una bazzecola. Questa legge non solo dà un mano poveri ma aiuta anche a far emergere, come modestamente avevo previsto, casi di lavoro nero e di evasione fiscale. Vediamo cosa ne pensa il famoso sociologo Domenico De Masi che studia da una vita le problematiche sociali ed economiche del lavoro nella società dell'automazione e dell'informatica. 

"In Italia il reddito di cittadinanza, a dispetto della narrazione tutta negativa artatamente fornita dai media, è stato un vero, insperato successo". 

Naturalmente questa misura va affiancata da altre di politica socio-economica. I primi due suggerimenti del prof. De Masi al governo Conte per il 2020 sono:

1) Impostare e varare la riduzione dell'orario di lavoro puntando sulle 32 ore settimanali.

2) Impostare e varare il salario minimo.

Ricordo che al momento l'orario normale in Italia è di 40 ore, scendere a 32 sarebbe un bel passo avanti nel solco del principio di "lavorare meno lavorare tutti". Che non è solo un vecchio motto comunista, ma anche un ben fondato principio di economia etica e una necessità epocale imposta dalla progressiva sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine. Un processo storico irreversibile che si avvia verso una drammatica impennata con la diffusione su larga scala dell'Intelligenza Artificiale. In Germania già sperimentano le 28 ore senza tagli ai salari. Le 15 ore preconizzate da Keynes nel 1930 restano lontane, ma ci si arriverà. Ricordo anche che in Polonia, dove il PIL pro capite nominale è meno della metà del nostro, dal 1° gennaio è in vigore un salario minimo di 610 euro.

 

 

 

Eh eh eh Cazzaro di Napoli !! Ma quel De Masi di cui parli e’ lo stesso emarginati qua sotto ??? Eh eh eh , Cazzaro di Napoli !! Se e’ lo stesso mica diceva “ Lavorare meno, lavorare tutti “.  Lui diceva che per battere la disoccupazione bisognava lavorare ...gratis !!   E ce credo !! Però dispiace che a dirlo sia un co@lione Napoletano a 52.000  euro al mese...

 

Il sociologo De Masi: “Per battere la disoccupazione, bisogna lavorare gratis”

Nel nuovo libro “Lavorare gratis, lavorare tutti” Domenico De Masi propone che i disoccupati irrompano sul mercato del lavoro offrendo la propria opera gratuitamente, in modo da portare a una redistribuzione dell’occupazione

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11 ore fa, director12 ha scritto:

guarda che  in carcere grazie alle leggi di sx e da voi supportate. NON SI VA PIU?!!!

Anche salvi vota a sx....ma dai....xD

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13 ore fa, fosforo311 ha scritto:

Ricordo che al momento l'orario normale in Italia è di 40 ore, scendere a 32 sarebbe un bel passo avanti nel solco del principio di "lavorare meno lavorare tutti". Che non è solo un vecchio motto comunista, ma anche un ben fondato principio di economia etica e una necessità epocale imposta dalla progressiva sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine.

Innanzitutto il pulcinella panzanaro dovrebbe dirci quante ore ha lavorato gratis nel 2019, per la gioia del famoso sociologo De Masi.

"Lavorare meno, lavorare tutti" è un ben fondato principio di economia etica solo nel contenitore vuoto che il panzanaro fosforo31 impiega per separare le orecchie. "Lavorare meno, lavorare tutti" è una ca ga ta. Punto.

Torna di moda l'aggettivo "epocale" , consono alla narrazione iperbolica tipica della pseudologia fantastica che affligge il cazzaro fosforo31. Niente garantisce che il lavoratore sostituito dalla macchina abbia le competenze per farsi carico di una parte del lavoro di Antonio, che dopo la sesta ora di lavoro è un pochino stanco.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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19 minuti fa, ilsauro24ore ha scritto:

Innanzitutto il pulcinella panzanaro dovrebbe dirci quante ore ha lavorato gratis nel 2019, per la gioia del famoso sociologo De Masi.

"Lavorare meno, lavorare tutti" è un ben fondato principio di economia etica solo nel contenitore vuoto che il panzanaro fosforo31 impiega per separare le orecchie. "Lavorare meno, lavorare tutti" è una ca ga ta. Punto.

Torna di moda l'aggettivo "epocale" , consono alla narrazione iperbolica tipica della pseudologia fantastica che affligge il cazzaro fosforo31. Niente garantisce che il lavoratore sostituito dalla macchina abbia le competenze per farsi carico di una parte del lavoro di Antonio, che dopo la sesta ora di lavoro è un pochino stanco.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Fai una cosa, se non ti piace De Masi, comincia a studiare questo economista minore. E comincia da questo libro, dedicato alle "prospettiva economiche" dei suoi nipoti. Questo economista minore, nel 1930, preconizzava una settimana lavorativa di 15 ore. Non so se mi spiego. Mi sembra che le tue idee siano "un poco" fuori dal tempo, anzi dall'epoca. Gli orari medi di lavoro sono in costante diminuzione quasi dappertutto, ma ancora non basta. Lavorare meno lavorare tutti sarà la scelta obbligata per impedire che l'automazione e l'Intelligenza Artificiale riducano le società a livelli di disuguaglianza pre-rivoluzione francese. 

https://www.amazon.it/Possibilità-economiche-nostri-nipoti-seguito/dp/8845923746

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3 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

comincia a studiare questo economista minore

Comincia tu a studiare questo economista minore.

L'economista minore NON HA MAI DETTO che lavorare meno implichi lavorare tutti.

Detto questo, leggi per intero l'economista minore

http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf

invece di limitarti alle tre righe riportate da Repubblica.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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12 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Fai una cosa, se non ti piace De Masi, comincia a studiare questo economista minore. E comincia da questo libro, dedicato alle "prospettiva economiche" dei suoi nipoti. Questo economista minore, nel 1930, preconizzava una settimana lavorativa di 15 ore. Non so se mi spiego. Mi sembra che le tue idee siano "un poco" fuori dal tempo, anzi dall'epoca. Gli orari medi di lavoro sono in costante diminuzione quasi dappertutto, ma ancora non basta. Lavorare meno lavorare tutti sarà la scelta obbligata per impedire che l'automazione e l'Intelligenza Artificiale riducano le società a livelli di disuguaglianza pre-rivoluzione francese. 

https://www.amazon.it/Possibilità-economiche-nostri-nipoti-seguito/dp/8845923746

Ahahahahahah , qualcuno ( scusatemi ma io non posso farlo alle prese come sono con le crisi di riso ) cerchi di spiegare al Cazzaro di Napoli che il  “Lavorare meno , lavorare tutti “ ( Cazzaro , ti manca l’aggiunta “ a parità di salario , nda)  e’ un teorema che può avere una sua discreta dimensione nonché una alta percentuale di gradimento solo e soltanto di fronte al forno di Sasa’ Esposito , noto produttore di pizze da asporto per la zona di Forcella.  Tutto può essere possibile in linea di enunciazione , ma senza valutare il cardine ed il risultato completo dello scopo finale a cui necessariamente tende il lavoro si può solo sorridere alle affermazioni del Cazzaro Partenopeo . Ed il risultato finale e’ uno ed uno solo : La Produttivita’ .  Senza di quella non vai da nessuna parte . Quindi ridurre l’orario di lavoro per decreto e’ una strada pessima che ti porta a cadere nel burrone se non ci sono validi supporti e relativi contrappesi . Conclusioni : Il “segreto” e’ la produttività . Se si lavora bene si può produrre di più e meglio e quindi essere più ricchi lavorando anche qualche ora in meno . Sennò il teorema caro al Cazzaro di Napoli che vorrebbe essere applicato sic et simpliciter e’ una boia ta pazzesca che non verrebbe nemmeno in mente a Catello Carosone responsabile della sezione del rione Sanità dei disoccupati organizzati . Ah , dimenticavo : nel frattempo , il numero delle ore lavorate e’ diminuito solo e soltanto nei Paesi più ricchi . Chiediamoci il perché ma , soprattutto , chiediamoci se l’Italia può essere considerata tale. 

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1 ora fa, ilsauro24ore ha scritto:

L'economista minore NON HA MAI DETTO che lavorare meno implichi lavorare tutti.

Detto questo, leggi per intero l'economista minore

http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf

Infatti tu non lo hai letto o non lo hai capito: Keynes dice di più. Dice che dobbiamo puntare a risolvere una volta e per sempre il problema economico DELL'UMANITÀ. Ovvero il soddisfacimento dei BISOGNI (crescenti con il tempo e con l'evoluzione della tecnologia) DI TUTTI. E afferma che una settimana di sole 15 ore sarà una buona soluzione temporanea, lasciando intendere che in seguito si ridurrà ancora. Ma 15 ore erano forse meno di un terzo dell'orario lavorativo medio negli anni '30. Se Keynes le proponeva per i suoi nipoti, aveva sbagliato i conti per difetto, perché, anche ipotizzando un forte aumento della produttività oraria in due generazioni, difficilmente sarebbe bastata l'intera forza lavoro senza fare gli straordinari. Keynes auspica l'intervento dello Stato e la fine del laissez faire. Quindi la drastica riduzione delle ore lavorate non deve essere un processo spontaneo ma PIANIFICATO. CHIAROOO!!!! Infatti, subito prima di proporre le 15 ore, Keynes con saggezza e lungimiranza scrive:

Dovremo adoperarci a far parti accurate di questo "pane" affinché il poco lavoro che rimane sia distribuito tra quanta più gente è possibile. 

Questo enunciato è in buona sostanza EQUIVALENTE al principio del lavorare meno lavorare tutti. Che tu travisi completamente. È un principio etico, una direttiva etica, un dovere etico ("dovremo adoperarci"), non una conseguenza logica! CHIARO? Il lavorare meno non implica necessariamente che lavorino tutti. Anzi è ipotizzabile un futuro non lontano in cui l'incremento di produttività indotto dalla tecnologia potrebbe essere tale da escludere molti, moltissimi dal lavoro, anche con orari medi ridotti. MA PROPRIO PER QUESTO è la collettività, cioè lo Stato, che deve provvedere oculatamente a ridurre l'orario di lavoro ("far parti accurate di questo pane") per distribuire il lavoro tra quanta più gente è possibile. Cioè idealmente per tendere a quella piena occupazione, obbiettivo centrale nel pensiero economico keynesiano, che Keynes ritiene generalmente irraggiungibile lasciando il mercato a sé stesso ma perseguibile solo tramite l'oculato intervento pubblico. 

Ti rinnovo l'invito a leggere Keynes e a sforzarti di capire l'essenza del suo pensiero. 

Modificato da fosforo311

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Naturalmente, e qui mi rivolgo ad ambedue le mie ombrette fedeli, Sauro e Mark, ormai felici e ben affiatate nello scrivere provolonate, lavorare meno lavorare tutti è prima di tutto una direttiva etica ma è anche un sano principio economico. Una società dove tutti hanno un reddito e un accesso al mercato non è solo una società più dignitosa, più equa e più giusta, ma anche un sistema economico più efficiente di uno che taglia fuori una parte rilevante dei produttori/consumatori. Il lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro. È inoltre palesemente paradossale e inefficiente un sistema in cui chi ha molto tempo libero non ha reddito (o non abbastanza per investirne una parte nel tempo libero) e chi ha reddito e lavoro pieno ha poco tempo libero. Il tempo libero non è solo un bisogno umano ma una enorme potenziale risorsa economica. Che muove interi settori: turismo, viaggi, spettacolo, editoria, giochi, etc.etc. Per non parlare del tempo dedicabile alla prole (gestazione, allevamento, educazione) altra immensa risorsa economica di un paese.

Modificato da fosforo311

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Come consolidata consuetudine il panzanaro seriale fosforo31 inventa balle.

John Maynard Keynes in

http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf

NON AUSPICA DA NESSUNA PARTE l'intervento dello Stato e la fine del laissez.

Ad auspicare questo è il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31.

John Maynard Keynes in

http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf

NON DICE DA NESSUNA PARTE che la drastica riduzione delle ore lavorate non deve essere un processo spontaneo ma pianificato. 

A dire che la drastica riduzione delle ore lavorate non deve essere un processo spontaneo ma pianificato è il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31.

Il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31 attribuisce a John Maynard Keynes balle galattiche allo scopo di dare fondamento al vuoto slogan "lavorare meno, lavorare tutti".

Invito il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31 a parlarci della pepata di cozze. Sono certo che riuscirà e dire qualcosa di sensato.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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4 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Il lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro

Immagino che il cazzaro seriale fosforo31 conosca qualche paper che dia una seria connotazione argomentativa a questa tesi.

Rimango in fiduciosa attesa dei paper in questione.

Quasi dimenticavo: la seria connotazione argomentativa non può essere trovata nei blog di Repubblica, infosannio, ilcannocchiale e simili.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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3 ore fa, ilsauro24ore ha scritto:

Come consolidata consuetudine il panzanaro seriale fosforo31 inventa balle.

John Maynard Keynes in

http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf

NON AUSPICA DA NESSUNA PARTE l'intervento dello Stato e la fine del laissez.

Ad auspicare questo è il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31.

John Maynard Keynes in

http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf

NON DICE DA NESSUNA PARTE che la drastica riduzione delle ore lavorate non deve essere un processo spontaneo ma pianificato. 

A dire che la drastica riduzione delle ore lavorate non deve essere un processo spontaneo ma pianificato è il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31.

Il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31 attribuisce a John Maynard Keynes balle galattiche allo scopo di dare fondamento al vuoto slogan "lavorare meno, lavorare tutti".

Invito il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31 a parlarci della pepata di cozze. Sono certo che riuscirà e dire qualcosa di sensato.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Infatti. La via per la felicità non consiste nel lavorare poco e guadagnare molto.

Consiste nel non lavorare affatto e crapulare con quanto confiscato ai padroni dopo averli fucilati tutti !!

 

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7 ore fa, ilsauro24ore ha scritto:

 

John Maynard Keynes in

http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf

NON AUSPICA DA NESSUNA PARTE l'intervento dello Stato e la fine del laissez.

Ad auspicare questo è il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31.

John Maynard Keynes in

http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf

NON DICE DA NESSUNA PARTE che la drastica riduzione delle ore lavorate non deve essere un processo spontaneo ma pianificato. 

 

7 ore fa, ilsauro24ore ha scritto:

Immagino che il cazzaro seriale fosforo31 conosca qualche paper che dia una seria connotazione argomentativa a questa tesi.

Rimango in fiduciosa attesa dei paper in questione.

PRIMO: Confermi platealmente la tua patologica allergia al ragionamento. Se una cosa non la vedi scritta in modo esplicito e inequivocabile, preferibilmente in un "paper" (che orrendo anglicismo!) di economisti (che non si chiamino Andrea Pannone), non ti entra in zucca. 

SECONDO: Confermi platealmente di non conoscere Keynes, soprattutto confermi di non avere capito una mazza dell'essenza del suo pensiero economico (inscindibile dalla sua visione etica e sociale e dalla sua idea dell'uomo). 

La fine del laissez faire ovvero del pensiero economico dominante in Occidente prima della crisi del '29, è un'opera scritta da Keynes nel 1926. A conferma della lungimiranza del grande economista, della sua totale sfiducia nel libero mercato lasciato a sé stesso come soluzione del problema economico dell'umanità, e nella grande importanza da lui attribuita al ruolo dello Stato nell'economia.  Non a caso, l'editore Boringhieri intitola alla suddetta opera la collana che tra gli "altri scritti" comprende il saggio sulle Prospettive economiche per i nostri nipoti.  Potevi accorgertene leggendo con più attenzione il PDF che tu stesso hai allegato. Ma potevi anche provare a vincere la tua pigrizia mentale. Quando Keynes, subito prima di proporre la settimana ultracorta di 15 ore, scrive che "Dovremo adoperarci a far parti accurate di questo pane affinché il poco lavoro che rimane sia distribuito tra quanta più gente è possibile", a chi sta pensando secondo te? Alla "mano invisibile" che guiderà il libero mercato verso una così drastica riduzione dell'orario di lavoro? Impossibile. Keynes nel 1930 aveva già ampiamente superato la ridicola teoria di Adamo Smith e dei liberisti. Inoltre, all'epoca i capitalisti sfruttavano i lavoratori nelle fabbriche, nelle miniere e nei campi per 50-60 ore settimanali e oltre. Impensabile che in appena due generazioni quegli sfruttatori convergessero spontaneamente verso una settimana di sole 15 ore. Ricordo male o fu proprio Confindustria la prima a insorgere quando Bertinotti, sul finire del secolo scorso cioè tre generazioni dopo Keynes, propose le 35 ore? Chissà come avrebbe reagito il "libero mercato" se il compagno Fausto avesse proposto le 15 ore di Keynes! O anche le 28 che oggi si sperimentano in Germania. Keynes, usando il "noi", pensava alla collettività o all'umanità intera, cioè allo Stato o a enti sovranazionali, i soli in grado di pianificare e di attuare una così drastica ed epocale riforma per risolvere il problema economico di una società o dell'umanità intera.

Avresti potuto mettere in moto i tuoi stanchi neuroni anche per afferrare da solo la sensatezza e la verosimiglianza della mia quasi ovvia affermazione: "Il lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che mediamente incrementano la produttività oraria del lavoro". A differenza dei robot, noi esseri umani lavorando ci stanchiamo. Inoltre abbiamo sentimenti, coltiviamo affetti, relazioni. Per cui tendiamo ad accomunare ai nostri interessi e al nostro futuro quelli dell'azienda in cui prevediamo di lavorare a tempo pieno per decenni, magari fino alla pensione. E tendiamo a fare gruppo e ad armonizzarci con i colleghi e i compagni di lavoro di una vita. Tutto ciò difficilmente si verifica se veniamo sfruttati da un'azienda con un contratto a termine o con un part time occasionale. Se non conoscessi la tua incurabile pigrizia mentale ti sfiderei a portare ragioni (serie) a sostegno della tesi contraria. O della tesi, quasi altrettanto balzana, dell'incorrelazione della produttività con i suddetti fattori. Ma tu mi chiedi il "paper". Roba da matti!  È come andare da Michele a Forcella  e farsi ridere in faccia dai camerieri chiedendo il menù. Tutti sanno, infatti, perfino in Giappone e nell'emisfero australe, che la pizzeria più famosa di Napoli, dunque del mondo, serve da oltre 100 anni solo due pizze e niente altro (bibite a parte): la Marinara e la Margherita (maiuscole in questo caso obbligatorie). Non ho tempo per ripescarlo, ma visto che ti diverti a scartabellare tra miei vecchi e più remoti scritti, puoi cercare un post di diversi anni fa in cui allegavo un eccellente studio econometrico di economisti italiani a supporto proprio della suddetta tesi. Buon lavoro.

P.S. Magari potresti dividere il compito e la fatica con il tuo collega Mark il Falsario: lavorare meno lavorare tutti è un principio universale, dunque vale anche per le mie fedeli ombre.

Modificato da fosforo311

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Hai scritto circa ottanta righe per dire che NON HAI TROVATO UN SOLO ECONOMISTA DI PROFESSIONE CHE ABBIA SOSTENUTO IN UN PAPER , o se preferisci chiamarlo studio o con qualsiasi altro nome, la tesi secondo la quale "il lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro"

Di conseguenza concludiamo che

hai inventato l'ennesima

panzana della tua

lunghissima

carriera

Vale il caso di ricordare che John Maynard Keynes in

http://www.redistribuireillavoro.it/assets/prospettive.pdf

NON DICE DA NESSUNA PARTE che la drastica riduzione delle ore lavorate non deve essere un processo spontaneo ma pianificato. 

A dire che la drastica riduzione delle ore lavorate non deve essere un processo spontaneo ma pianificato è il cialtronissimo panzanaro John Maynard Fosforo31.

Ripeto: sei un cialtronissimo panzanaro che attribuisce a John Maynard Keynes balle galattiche allo scopo di dare fondamento al vuoto slogan "lavorare meno, lavorare tutti".

Ti invito ancora una volta a evitare di blaterare intorno a cose di cui non hai minima contezza. Parlaci piuttosto della pizza di Michele. Sono certo che riuscirai a dire qualcosa di sensato.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

 

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Il disegnino allegato dimostra che in Germania l'introduzione della settimana lavorativa di 28 ore non è risultata particolarmente incisiva sulla produttività.

Il cazzaro seriale fosforo31 farebbe meglio a parlarci della pizza di Michele

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Screenshot_2020-01-04 Productivity - Multifactor productivity - OECD Data(1).jpg

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5 ore fa, ilsauro24ore ha scritto:

Il disegnino allegato dimostra che in Germania l'introduzione della settimana lavorativa di 28 ore non è risultata particolarmente incisiva sulla produttività.

Screenshot_2020-01-04 Productivity - Multifactor productivity - OECD Data(1).jpg

Se credi che Keynes confidasse nella "mano invisibile" e nel libero mercato per accorciare alla grande la settimana lavorativa a 15 ore, allora puoi credere tutto. Ma certo hai capito poco del pensiero keynesiano. In effetti la mano invisibile ha fatto diminuire un po' la media delle ore lavorate. Questo è accaduto specialmente nei paesi ricchi, come è ovvio dato che il reddito e il patrimonio condizionano la domanda di lavoro e i ricchi hanno poca voglia di lavorare. È avvenuto anche per la precarizzazione del lavoro (dovuta certamente alla mano invisibile): un precario e un part time lavorano meno ore annue di un occupato stabile a tempo pieno.  Ma le ore lavorate sono diminuite anche per l'intervento dello Stato. In Francia la settimana lavorativa degli stabili a tempo pieno fu ridotta a 35 ore nel 2000. In Germania era accaduto nel 1990. Ma tu mi alleghi una curva che finisce nel 2018 per dire che le 28 ore non hanno giovato alla produttività. Giova allora ricordarti che l'esperimento delle 28 ore nel 2018 era appena iniziato, riguarda appena 900.000 metalmeccanici ed elettrici del Baden Wuettemberg ed ha carattere temporaneo e facoltativo. In Italia siamo fermi da 50 anni, come denuncia il presidente dell'Inps Tridico, alle 40 ore settimanali, e non a caso siamo uno dei paesi UE dove gli occupati lavorano di più. Il 27% più dei tedeschi e il 18,5% più dei francesi (dati Ocse 2016). In ogni caso la mano invisibile di Adamo Smith ha fatto diminuire le ore lavorate meno, molto meno di quanto sia cresciuta la produttività (crescita dovuta soprattutto alle macchine e all'innovazione tecnologica). Di conseguenza, il più vistoso risultato del libero mercato negli ultimi decenni è stato, insieme alla precarizzazione del lavoro, il cosiddetto PPG: Productivity-Pay Gap. Un altro fenomeno "spontaneo" che Keynes non poté vedere ma che non gli sarebbe affatto piaciuto. Fino agli anni '70 o '80, a seconda dei paesi, la paga oraria cresceva pressoché di pari passo con la produttività oraria. Cosa buona e giusta. Poi si è aperta una ingiusta forbice che si va via via allargando a favore della produttività, cioè a favore di chi realizza profitti sul valore aggiunto dal lavoro. L'attuazione del principio lavorare meno lavorare tutti servirà anche a restringere questo PPG.

 Ti avevo invitato a cercare un certo "paper" tra i miei vecchi post, ma tu hai perso tempo allegando un grafico insignificante. E allora ti allego io un paio di esempiucci pratici sulla correlazione negativa (ma ovviamente concettualmente positiva) tra produttività e orario di lavoro in due casi in cui è stata sperimentata una settimana corta di 4 giorni:

https://www.japantimes.co.jp/news/2019/11/05/business/microsoft-japan-says-four-day-workweek-boosted-productivity-40/

https://www.japantimes.co.jp/news/2019/11/11/business/corporate-business/less-new-zealand-firm-sees-huge-productivity-boost-four-day-workweek/

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20 ore fa, fosforo311 ha scritto:

Naturalmente, e qui mi rivolgo ad ambedue le mie ombrette fedeli, Sauro e Mark, ormai felici e ben affiatate nello scrivere provolonate, lavorare meno lavorare tutti è prima di tutto una direttiva etica ma è anche un sano principio economico. Una società dove tutti hanno un reddito e un accesso al mercato non è solo una società più dignitosa, più equa e più giusta, ma anche un sistema economico più efficiente di uno che taglia fuori una parte rilevante dei produttori/consumatori. Il lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro. È inoltre palesemente paradossale e inefficiente un sistema in cui chi ha molto tempo libero non ha reddito (o non abbastanza per investirne una parte nel tempo libero) e chi ha reddito e lavoro pieno ha poco tempo libero. Il tempo libero non è solo un bisogno umano ma una enorme potenziale risorsa economica. Che muove interi settori: turismo, viaggi, spettacolo, editoria, giochi, etc.etc. Per non parlare del tempo dedicabile alla prole (gestazione, allevamento, educazione) altra immensa risorsa economica di un paese.

Razza di idio ta bufalaro e Cazzaro perché invece di vomitare cazz.a.te a tuttospiano frutto di seghe mentali ed interminabili post dove il tuo massimo scopo e’ quello di dire il nulla affinché nulla sia capito ,  non ci dai 2/3 dati semplicissimi , comprensibilissimi a tutti,  e che dimostrerebbero , immediatamente , quanto sei ebe te oltre , naturalmente , a far capire quanto sia impossibile , attualmente in Italia , “lavorare meno , lavorare tutti a parità di salario “ . Ed allora sono costretti a darli io quei dati :  Da noi , una cosa del genere non è possibile. Perché ? Perché dal 1995 ad oggi la produttività del lavoro in Italia è cresciuta ad un tasso medio annuo dello 0,4%, vale a dire un quarto della media europea. Oppure, se preferite, in quasi un quarto di secolo in Italia è cresciuta del 9,2%, mentre la media Ue è +36,8%. Vuol dire che un’ora di lavoro in Italia produce molto , molto meno , di quanto un’ora di lavora produca in media in Europa. Ecco perché da noi la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario non si può fare. Non finché non realizziamo quelle riforme di sistema in grado di innalzare la produttività del lavoro.  Chiaro eminente Cazzaro e Bufalaro ?? Hai visto come in poche righe , e comprensibilissimo a tutti , si possa dimostrare  la non possibilità di quel che pubblicizzi , al solo fine ideologico , tramite interminabili post pieni di nulla quando va bene . Pieni di mer da quando va un po’ peggio . 

Modificato da mark222220

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ALCUNE BREVI NOTE PER IL PULCINELLA PANZANARO FOSFORO31 

1 - Il grafico insignificante si riferisce all'intera economia della Germania, che tanto ti piace.

Le 28 ore, che coinvolgono 900.000 metalmeccanici, non hanno contribuito ad incrementare il tasso di crescita della produttività rispetto a quanto avvenuto negli anni precedenti.

Vale appena il caso di sottolineare che nel 2018 la curva si appiattisce.

Se non sai leggere un grafico dedicati a disquisire della pepata di cozze oppure della pizza di Michele.

2 - Riguardo alla Microsoft giapponese vale il caso di sottolineare che "it did not reveal the total amount of overtime hours worked during the period, but the spokesman said it did not increase". Gli impiegati giapponesi di Microsoft facevano straordinari prima del periodo di prova e hanno continuato a fare straordinari nel periodo di prova.

3 - Riguardo alla Perpetual Guardian neozelandese vale il caso di sottolineare che la prova riguarda 240 lavoratori. Perfino i pizzaioli di Michele hanno capito che la Perpetual Guardian NON può essere rappresentativa dell'economia neozelandese e NON può essere prova che in generale valga la tesi secondo la quale "il lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" . Lo strabiliante risultato dell'impresa neozelandese può essere imputato ad una notevole riduzione dell'internet surfing e al minore tempo dedicato alle riunioni. Perfino i pizzaioli di Michele hanno capito che il modello non può essere esportato in tutti i settori economici e non può essere applicato a tutte le imprese.

4 - Cerca tu tra i tuoi vecchi post quello che riporta l'eccellente studio econometrico a supporto della tesi secondo la quale "il lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" .

Anzi ti sfido a trovarlo.

Se non lo trovi allora concluderemo che hai lavorato ancora un volta di fantasia e che HAI AGGIUNTO UNA NUOVA PANZANA ALLA TUA LUNGHISSIMA SERIE .

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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1 ora fa, ilsauro24ore ha scritto:

1 - Il grafico insignificante si riferisce all'intera economia della Germania, che tanto ti piace.

Le 28 ore, che coinvolgono 900.000 metalmeccanici, non hanno contribuito ad incrementare il tasso di crescita della produttività rispetto a quanto avvenuto negli anni precedenti.

Vale appena il caso di sottolineare che nel 2018 la curva si appiattisce.

Se non sai leggere un grafico dedicati a disquisire della pepata di cozze oppure della pizza di Michele.

2 - Riguardo alla Microsoft giapponese vale il caso di sottolineare che "it did not reveal the total amount of overtime hours worked during the period, but the spokesman said it did not increase". Gli impiegati giapponesi di Microsoft facevano straordinari prima del periodo di prova e hanno continuato a fare straordinari nel periodo di prova.

3 - Riguardo alla Perpetual Guardian neozelandese vale il caso di sottolineare che la prova riguarda 240 lavoratori. Perfino i pizzaioli di Michele hanno capito che la Perpetual Guardian NON può essere rappresentativa dell'economia neozelandese e NON può essere prova che in generale valga la tesi secondo la quale "il lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" . Lo strabiliante risultato dell'impresa neozelandese può essere imputato ad una notevole riduzione dell'internet surfing e al minore tempo dedicato alle riunioni. Perfino i pizzaioli di Michele hanno capito che il modello non può essere esportato in tutti i settori economici e non può essere applicato a tutte le imprese.

4 - Cerca tu tra i tuoi vecchi post quello che riporta l'eccellente studio econometrico a supporto della tesi secondo la quale "il lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" .

Anzi ti sfido a trovarlo.

Se non lo trovi allora concluderemo che hai lavorato ancora un volta di fantasia e che HAI AGGIUNTO UNA NUOVA PANZANA ALLA TUA LUNGHISSIMA SERIE .

Io ho parlato di due "esempiucci" di correlazione negativa tra produttività oraria e ore lavorate,  di due esperimenti che hanno dato risultati interessanti e superiori alle attese. Lungi da me l'idea di ricavarne per induzione conclusioni generali. Che è esattamente la provolonata che fai tu valutando l'ultimo tratto di un grafico che termina proprio l'anno in cui inizia l'esperimento delle 28 ore nel Baden Wuettemberg. "LA CURVA SI APPIATTISCE!". Ohibò! E con ciò? Anche ammesso che abbiano aderito tutti i 900.000 operai metalmeccanici ed elettrici in oggetto, questi sono appena il 2% dei lavoratori tedeschi, sono concentrati in una singola regione e appartengono solo a due specifici, per quanto importanti, settori dell'industria. Da questo campione, assolutamente non rappresentativo del sistema produttivo tedesco, tu deduci bovinamente una conclusione su un indicatore macroeconomico nazionale, la produttività oraria media del lavoro in Germania nel 2018!!! Roba da matti! Non ti sfiora minimamente il sospetto che quel leggero appiattimento finale della curva sia dovuto a dinamiche congiunturali riguardanti il restante 98% degli occupati e tutti gli altri settori dell'economia tedesca. La curva potrebbe essersi appiattita, ovvero il tasso di crescita della produttività nazionale diminuito, anche laddove la produttività di quei 900.000 addetti fosse, per assurdo, raddoppiata grazie a quelle 7 ore settimanali in meno. 

La tua considerazione, in rosso e in grassetto, evidenzia e conferma in modo plateale solo due cose:

NON CAPISCI QUASI NIENTE DI ECONOMIA E CAPISCI MENO DI NIENTE DI STATISTICA.

Ti confermi anche perseverante nell'errore. Io ti sfido a trovare un mio vecchio post, che sarebbe per te molto illuminante, e tu mi rispondi ancora una volta con un'altra sfida. Ma hai proprio la testa dura! Ti ho già detto che non è un modo serio di procedere. E ti ho anche detto che non ho tempo: il mio vecchio tablet nell'archivio storico di Virgilio procede come un elefante nelle sabbie mobili. Ma a te, a quanto pare, il tempo e i mezzi non mancano. Sei un buon cercatore, ti do atto. Potresti fare un concorso presso un archivio elettronico della PA. E allora su con il mouse, sono sicuro che in breve tempo quel post lo scovi. 

Modificato da fosforo311

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