"La casa deserta". Storia di una donna che fece causa alla Russia comunista

Scritto in quattro mesi, fra il novembre del 1939 e il febbraio del 1940, La casa deserta è un romanzo breve e angoscioso, dominato dall’atmosfera cupa del regime staliniano. Vi si racconta il dolore attonito di una madre, ingenua ed esemplare cittadina sovietica, emblema del popolo russo tormentato e beffato dal comunismo.

Vergato a mano in gran segreto su quaderni scolastici, il manoscritto di Lidija Cukovskaja viene nascosto al sicuro presso amici: la donna è figlia di uno scrittore, tenerlo in un cassetto è pericoloso. Arrivano la guerra, l’assedio di Leningrado, infine la vittoria. I custodi del suo segreto sono tutti morti, ma l’autrice riesce miracolosamente a recuperare i quaderni. Seguono la morte di Stalin, il XX congresso, il disgelo. Nel 1962 il libro potrebbe finalmente vedere la luce. Il testo è “approvato” dalle autorità, una casa editrice firma il contratto, ma la pubblicazione viene rimandata di un anno, poi due, poi tre. Il vento è cambiato, torna la censura. Certe pagine disturbano il potere sovietico. Nel 1965 la Cukovskaja intenta inutilmente causa allo stato per inadempienza contrattuale. Il processo però attira l’attenzione, molti copiano il testo privatamente (la celebre samizdat) e lo diffondono attraverso i canali clandestini. Infine La casa deserta viene trafugato all’estero, tradotto e pubblicato in varie lingue.

Insomma un libro davvero bello e interessante anche per la sua travagliata storia, per chi si interessa di questi temi

https://www.ilfoglio.it/una-fogliata-di-libri/2019/12/18/news/la-casa-deserta-293103/

 

lacasadeserta.PNG

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