Immondizie e meschinità ...

Nella vita politica di oggi, dove quasi  tutto è comunicazione, ha più potere un politico che per parlare a qualche migliaio di persone se le deve andare a cercare, a spese sue, spostandosi in giro per l’Italia più volte ogni settimana ? oppure un giornalista che ogni settimana, magari più volte, parla con centinaia di migliaia, a volte milioni di persone in un colpo solo, giocando in casa, nel confort di uno studio televisivo e coadiuvato da una redazione che, oltre tutto, non paga lui?
Chi dei due ha più opportunità di comunicare col maggior numero di persone, quindi di formare l’opinione pubblica, diciamo pure la possibilità di conformarla alla propria opinione, che è una prerogativa del tutto politica? Oggi sia i giornalisti che le testate per le quali lavorano hanno una connotazione politica e “fanno” politica, promuovendo o osteggiando idee e persone. Quanti astri nascenti, stellati e non, abbiamo visto sorgere negli studi televisivi, tenuti a battesimo da giornalisti compiacenti ed editori compiaciuti? 
Il giornalismo militante ormai impera dappertutto ed è un gioco più o meno sporco che ha poco a che vedere con l’informazione, ma ne ha oggettivamente più con la battaglia politica extraparlamentare. Che si combatte con giornalisti ed editori schierati lungo un fronte subdolo. Perché la gran massa di chi legge o ascolta immagina che difronte al politico di turno, per definizione uno di parte, ci sia un professionista indipendente, che non è interessato se non a comunicare la realtà dei fatti. Ma in quanti sappiamo che non è così?
Quindi, al netto delle “porcherie” sulle vite private dei giornalisti, che devono avere solo una dura condanna senza appello, l’argomento che c’è differenza tra la vita privata di un politico e quella di un giornalista, che usa con insistenza pervicace quella del primo per istillare nel pubblico l’idea che questi stia mentendo, è un argomento vero, ma che va interpretato al contrario rispetto a quanto sostiene la corporazione dei giornalisti.  Si tratta di due uomini pubblici che svolgono una funzione pubblica, ma il politico è quello più vulnerabile, in netto svantaggio mediatico. Fino ad essere esposto pubblicamente e illecitamente nella sua vita privata, torchiato sui suoi dati personali da chi immagina che la sua missione sia quella di sbugiardarlo secondo la sua opinione. 
Una domanda sulla vita privata, forse, si può anche fare, ma l’insistenza pervicace sullo stesso tasto a fronte di una risposta esauriente, ma non conforme all’idea di chi interroga non è giornalismo ma stato di polizia . Che non vuole lasciare spazio al giudizio di chi ascolta formando , così , un’opinione pubblica malata, crea tifoserie irragionevoli, perfino opposti teppismi sui social, la cui condanna è d’obbligo, ma per i danni dei quali ogni lamentazione di chi è mediaticamente più forte è solo meschina. Saluti 

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4 messaggi in questa discussione

Un giornalista può esaltare o demolire un politico.

Un politico può esaltare o demolire una nazione.

Non è così piccola la differenza.

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Questo può essere vero . Ma se indovino a quale personaggio si riferisce, sarebbe la prima volta che un Prof della Stanford University , in possesso di un ottimo inglese , demolisce una Nazione . 

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4 ore fa, ahaha.ha ha scritto:

Un giornalista può esaltare o demolire un politico.

Un politico può esaltare o demolire una nazione.

Non è così piccola la differenza.

 

domanda che sorge spontanea

come fare a demolire un giornalista 

  

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