Per esempio , si potrebbe diventare Renziani anche per episodi del genere ...

L’ex ministro dello stagnante governo Letta, Enrico Giovannini, il vate della statistica al quale, per le sue suggestive previsioni sul futuro dell’umanità, il PD commissionò una lectio magistralis durante il suo ultimo, ormai dimenticato, convegno, interviene oggi su Radio Radicale illustrando i dati sulla povertà nel nostro Paese. Facendo un raffronto tra il 2017 e il 2018 conclude che, essendo i numeri rimasti stabili, “è segno che la ripresina cui abbiamo assistito non ha inciso sulla loro condizione”.  Una chiosa politica per consolidare nell’opinione di chi ascolta la convinzione che, durante il governo del centrosinistra, in particolare quello di Renzi (2014 - 2016), non c’è stato alcun miglioramento per le classi deboli. Se Giovannini non avesse fatto quella chiosa politica, si sarebbe potuto dire semplicemente che dati del genere hanno scarso valore, perché rapportati da un anno all’altro e non ad un arco di tempo più ampio. In realtà per suffragare il suo giudizio negativo sulla “ripresina” renziana, il professore avrebbe dovuto, almeno, presentare i dati di tutto il periodo, cioè dalla partenza all’arrivo di quel ciclo politico ed economico. Perché si dà il caso che i poveri, per effetto di quella “ripresina” e i provvedimenti specifici del governo Renzi, siano diminuiti di  -3.127.000, dal 2015 al 2017 (anni delle finanziarie renziane) rispetto a quelli che ci aveva lasciato Giovannini da ministro del lavoro e degli affari sociali con Letta. Non è un dato da poco e solo una tendenziosità che non fa onore, né allo studioso, né a chi vorrebbe fare politica, può portare a nasconderli. Magari per celare la sua inconcludenza da ministro, e come tutto sia tornato indietro nel dopo Renzi. Esimio professore, non si sconfigge l’imbroglio della destra con un imbroglio di sinistra. In questo modo si divide il fronte progressista , si mandano al massacro gli archibugiatori , e si aiuta la destra a vincere. L’avversione a Renzi è un suicidio dei progressisti ( altro che cartucce a sale verso il Dittatore , nda)programmato e continuato nel tempo. Ha, nei confronti della nostra democrazia, lo stesso effetto catastrofico del cambiamento climatico nei confronti del nostro pianeta.  Altro che futuro, così certi "progressisti" stanno distruggendo, da anni, il nostro presente. Poi si chiedono perché si diventa renziani. Saluti 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

21 messaggi in questa discussione

MA ANCHE NO

Vediamo cosa dicono i dati Eurostat a proposito della italica popolazione severely materially deprived .

I dati dicono che in Italia la dinamica della popolazione severely materially deprived è stata la seguente:

2011         6.655 (migliaia)

2012         8.694 (migliaia) è arrivato il risanatore Monti

2013          7.464 (migliaia)

2014           7.031 (migliaia) è arrivato il tappetaro fiorentino

2015           6.981 (migliaia) 

2016                7.312 (migliaia) la politica economica del tappetaro fiorentino dispiega i suoi effetti

2017            6.117 (migliaia) il tappetaro fiorentino è stato rottamato

2018             5.141 (migliaia)

Per chi non avesse capito i dati sono espressi in migliaia di individui, quindi stiamo parlando di MILIONI di persone.

Come già autorevolmente sostenuto dal sottoscritto, l'operato del governo Renzi, per quanto riguarda la povertà, può essere definito senza tema di smentita

UN FALLIMENTO EPOCALE

Questo giudizio viene espresso in base ai dati Eurostat.

Il perissodattilo pisano mark525 farebbe meglio a farsi passare la cotta per il tappetaro fiorentino e mettere di sfidae continuamente il comune senso del ridicolo.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Bisogna stare sempre attenti alle tabelle che invia la formidabile testadiminkia Il Sauro . Perché e’ un vergognoso baro che conta , aime’ , sulla scarsa conoscenza dei problemi in cui incappiano diversi forumisti . Qua , per esempio, manco ci prova a distinguere povertà assoluta e povertà relativa . Tocca a me , quindi , ripristinare la verità a beneficio di tutti inviando i giusti numeri forniti dall’Istat . 

Istat, oltre 10 mln di poveri nel 2013, aumentano indigenti

ADNKronos

Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila). Nel 2013 aumentano le persone in condizioni di povertà assoluta l'indice passa dal 6,8% al 7,

ENGLISH ]
 
 
COMUNICATO STAMPA

LA POVERTÀ IN ITALIA

 
  • Ascolta questa pagina usando ReadSpeaker
  • Condividi
  • Lascia un feedback

 

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Le stime diffuse in questo report si riferiscono a due distinte misure della povertà: assoluta e relativa, che derivano da due diverse definizioni e sono elaborate con metodologie diverse, utilizzando i dati dell’indagine campionaria sulle spese per consumi delle famiglie.

Nel 2017 si stimano in povertà assoluta 1 milione e 778 mila famiglie residenti in cui vivono 5 milioni e 58 mila individui; rispetto al 2016 la povertà assoluta cresce in termini sia di famiglie sia di individui.

Modificato da mark222220

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Repetita iuvant: questi sono i dati

Eurostat

a proposito della italica popolazione severely materially deprived .

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

PS: il Secolo XIX dal quale scopiazzi cosa dice in proposito? 

Screenshot_2019-12-06 Severely materially deprived people - Eurostat.jpg

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

La formidabile testadiminkia e’ un impostore di primissimo livello . Manda le tabelle come un baro qualsiasi di un saloon del Nevada . Sienti a me idio ta . Il calcolo della povertà si fa sommando i dati della povertà assoluta + quelli della povertà relativa . Questo fenomeno su chiama “Deprivazione “. Ergo e’ fuori dubbio ( dati istat ) che Renzi , all’inizio del 2014 , quando iniziò a governare prese in carico l’eredità del governo Letta il cui dato tra povertà assoluta e povertà relativa ammontava a 10.048.000 individui. Alla fine del suo periodo di pdc , il dato era , sempre sommando i due dati , di 6.500.000 individui . Chiaro testadimimikia baro ed body_poverta_3__800_800.jpg

L’Istat ha reso note le ultime rilevazioni sui livelli di povertà nel nostro Paese. Secondo i dati dell’istituto di statistica, riferiti all’anno 2013, rimane sostanzialmente stabile la povertà relativa, mentre cresce in maniera preoccupante il livello di povertà assoluta, soprattutto nelle regioni meridionali. Forse la crisi, come si inizia a sentire da più parti, sta finendo, ma sicuramente gli effetti sociali che ha generato sono ancora lontani dall'essere risolti, specialmente nel Mezzogiorno.

Per quanto riguarda la povertà relativa - ovvero quel parametro che indica la capacità di consumo delle famiglie rispetto a una soglia minima nazionale calcolata su base statistica (quest’anno equivalente a 972,52 euro per una famiglia di due componenti) - essa colpisce il 12,6% delle famiglie residenti in Italia (3 milioni 230 mila, pari a 10 milioni 48 mila persone). Rispetto al 2012 l’incidenza della povertà relativa tra le famiglie è rimasta stabile a livello nazionale, passando dal 12,7 al 12,6%, segnando un lieve aumento solo nelle regioni del Centro.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Segue disegnino che permette di apprezzare la dinamica della popolazione residente in condizioni di povertà assoluta. Se i poveri assoluti sono diminuiti rispetto al tempo dello scellerato governo Monti lo dobbiamo al governo Letta.

Con gli scellerati governi retti dal tappetaro fiorentino e dal guitto Gentiloni i residenti in condizioni di povertà assoluta sono passati da 4.102.000 a 5.058.000.

956.000 poveri assoluti in più

NOVECENTOSESSANTACINQUEMILA in quattro anni di scellerati governi PD.

Cose che capitano quando sei troppo impegnato a sistemare i Conticini oppure a comprare il villone dei tuoi sogni.

Invito il somaro pisano mark525 a tornare a copiaincollare dal Secolo XIX.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

1.jpg

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Ma allora sei un deficiente patentato . Va fatta la sommatoria tra povertà assoluta e povertà relativa , idio ta !! Chiamasi deprivazione !! Ci siamo testadimikia ?? Ora vai a fare un semplice esercizio aritmetico e dopo togliti dai co@lioni. 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Il falsario matricolato pisano ci riprova. Dopo avere postato la monumentale fesseria che solo a Pomigliano D'Arco, paese natale di Di Maio (FALSO: è nato ad Avellino), ci sarebbero circa 12.000 percettori di reddito di cittadinanza su 37.000 residenti (FALSO: sono circa 1000 su 39.000), ora ci riprova diffondendo ulteriori dati pacchianamente FALSI sull'infausto triennio renziano. Ma ovviamente trascura gli ultimi dati elaborati dal CENTRO STUDI E RICERCHE DELL'INPS E DAL COORDINAMENTO STATISTICO DELL'ISTITUTO. Dati a dir poco lusinghieri sull'impatto economico e sociale del Reddito di cittadinanza, dopo appena 8 mesi dalla sua entrata in vigore. 

In sintesi, la povertà assoluta non è stata ancora cancellata in questo Paese ma ha già subito un primo, tangibilissimo, fortissimo ridimensionamento. IL TASSO DI POVERTÀ ASSOLUTA in appena 8 mesi è stato più che dimezzato, ovvero ABBATTUTO PER UNA PERCENTUALE COMPRESA TRA IL 59 E IL 60%!!

Signori: siamo già oltre le mie più rosee previsioni, ma non finisce qui. Con l'introduzione del Rdc si è già ridotto dell'8% l'INCOME GAP RATIO, parametro che dà conto dell'intensità o gravità o profondità dello stato di povertà. E si è ridotto dell'1,5% circa il COEFFICIENTE DI GINI, parametro macroeconomico importantissimo che è tanto più basso quanto minori sono le disuguaglianze economiche tra i cittadini di una nazione. In altri termini il Rdc non è solo, come sostiene il prof. Domenico De Masi, la misura più di sinistra varata in Italia negli ultimi 30 anni, ma è un significativo passo avanti nell'attuazione dell'articolo 3 della Costituzione. Naturalmente molto resta ancora da fare sul fronte dell'avviamento al lavoro degli assistiti. Ma anche qui il falsario aveva pubblicato un dato FALSO. Secondo l'ANPAL i beneficiari di Rdc presi in carico dai centri per l'impiego sono per ora solo 200.000 (su 700.000 potenziali) e di questi 18.000 hanno trovato lavoro (e non 1000 come scritto, se ben ricordo, dal falsario).

https://www.ilblogdellestelle.it/2019/12/parla-il-presidente-inps-con-il-reddito-di-cittadinanza-tasso-di-poverta-diminuito-del-60.html

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Come no Cazzaro di Napoli . Come NO !! Il coefficente della scala di Gini , infilatela nell’ano . 3 miliardi di euro spesi per meno di 1000 posti di lavoro. Demente te e tutti gli idioti a 5 stelle come te.                                                  “L’Inps comunica che al momento sono 857mila le famiglie che usufruiscono del Reddito di cittadinanza. A 200mila vengono corrisposti meno di 200 euro al mese. Sono invece più di 700mila i beneficiari del sussidio considerati attivabili su un totale di oltre 2 milioni di persone coinvolte. Secondo fonti sindacali riportate da Il Messaggero, su queste 700mila persone occupabili che hanno usufruito del provvedimento sono stati spesi circa 3 miliardi di euro per meno di mille posti di lavoro creati. In realtà solo 50mila sono state contattate per firmare il patto del lavoro, la procedura burocratica che dovrebbe portare – solo in teoria – il disoccupato sussidiato a trovare un impiego, la cosiddetta fase 2 del reddito. Ovviamente ancora meno sono quelli che hanno trovato effettivamente un lavoro grazie a navigator: si tratta dello 0,14%. Nulla, se si considera l’ enorme spesa sostenuta dalla collettività per finanziare il sussidio grillino: 3 miliardi di euro...”

Modificato da mark222220

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Io voglio rimanere poverissimo non voglio che la società si dissangui per me.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, ahaha.ha ha scritto:

Io voglio rimanere poverissimo non voglio che la società si dissangui per me.

Opinione rispettabile. Mi fa venire in mente una famosa frase di Luigi Carlo Farini, uno dei primi presidenti del Consiglio del Regno d'Italia, che in un discorso in parlamento disse: "Non mi tolgano, o signori, la gloria di morir povero!". Frase bellissima, spesso citata come esempio luminoso di idealismo e di spirito di servizio al Paese, anche se molti dimenticano che il Farini purtroppo era un razzista che odiava i meridionali e che in effetti morì in miseria, ma in manicomio. Anche a me non piacerebbe vivere, nemmeno per un breve periodo, a carico dello Stato. Però mettiamoci nei panni di un giovane di famiglia poverissima che cerca un lavoro per costruirsi un futuro in una fase tuttora critica per l'economia nazionale. A mio avviso lo Stato fa bene a dargli una mano. E non si dissangua affatto perché il reddito di cittadinanza costa ai contribuenti la metà degli 80 euro di Renzi (o poco più della metà quando andrà a pieno regime), ma le previsioni degli economisti da un lato e i primi dati reali dall'altro ci dicono che il rdc, oltre al suo intrinseco valore sociale, è una misura di stimolo all'economia nazionale di gran lunga più efficace dell'iniquo e populistico bonus renziano. Iniquo in quanto non equo, perché non va ai poveri ma può andare anche a chi ha uno stipendio medio-basso ma ha un patrimonio altissimo o vive in una famiglia ricchissima. Saluti

Modificato da fosforo311

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
35 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Opinione rispettabile. Mi fa venire in mente una famosa frase di Luigi Carlo Farini, uno dei primi presidenti del Consiglio del Regno d'Italia, che in un discorso in parlamento disse: "Non mi tolgano, o signori, la gloria di morir povero!". Frase bellissima, spesso citata come esempio luminoso di idealismo e di spirito di servizio al Paese, anche se molti dimenticano che il Farini purtroppo era un razzista che odiava i meridionali e che in effetti morì in miseria, ma in manicomio. Anche a me non piacerebbe vivere, nemmeno per un breve periodo, a carico dello Stato. Però mettiamoci nei panni di un giovane di famiglia poverissima che cerca un lavoro per costruirsi un futuro in una fase tuttora critica per l'economia nazionale. A mio avviso lo Stato fa bene a dargli una mano. E non si dissangua affatto perché il reddito di cittadinanza costa ai contribuenti la metà degli 80 euro di Renzi (o poco più della metà quando andrà a pieno regime), ma le previsioni degli economisti da un lato e i primi dati reali dall'altro ci dicono che il rdc, oltre al suo intrinseco valore sociale, è una misura di stimolo all'economia nazionale di gran lunga più efficace dell'iniquo e populistico bonus renziano. Iniquo in quanto non equo, perché non va ai poveri ma può andare anche a chi ha uno stipendio medio-basso ma ha un patrimonio altissimo o vive in una famiglia ricchissima. Saluti

Povero deficiente di un Cazzaro di Napoli. Detto che gli 80 euro coprono coloro che più di tutti hanno pagato la crisi finanziaria e si rivolge ad una platea di 10 milioni di lavoratori con stipendio che al netto non superano i 1.500 euro al mese , per gli altri c’era già una forma di reddito chiamata Rei che stava per essere potenziata se l’Italia fosse meno popolata da idio ti del tuo livello . 

Lotta alla povertà, 1,5 miliardi per potenziare il Rei

di Davide Colombo Sole 24 ore 
23 Aprile 2018 

(ANSA)

C’è un minimo comune denominatore nei programmi dei partiti usciti vincitori o sconfitti dal voto del 4 marzo che potrebbe tradursi in uno dei primi provvedimenti del nuovo governo, a prescindere dalla sua composizione. È il rafforzamento del Reddito di inclusione (Rei), la misura di contrasto alla povertà che dal 1° gennaio scorso ha sostituito il vecchio Sostegno per l’inclusione attiva (Sia). Basterebbe una spesa aggiuntiva di 1,5 miliardi l’anno nel prossimo triennio per coprire l’intera platea di residenti che vivono in condizioni di povertà assoluta (circa 4,7 milioni di individui; il 7,9% della popolazione).

L’attuale programma è finanziato con 2,1 miliardi quest’anno, 2,5 nel 2019 e 2,8 miliardi strutturali a decorrere dal 2020 (si sfiorano i 3 miliardi considerando anche i fondi Pon). Con queste risorse avranno diritto alla misura circa 2,5 milioni di poveri assoluti, secondo le previsioni del governo uscente. Si tratta di poco più della metà della platea. Per coprire il resto si deve arrivare a 7 miliardi strutturali secondo l’Alleanza contro la povertà, vale a dire l’unico soggetto rappresentativo a livello nazionale (raccoglie 35 organizzazioni) che ha siglato il piano del vecchio governo. Un obiettivo che si può conseguire senza far saltare i saldi incrementando cumulativamente la dotazione attuale del Rei, come detto, di circa 1,5 miliardi l’anno. 

Per fare questo passo, però, le forze politiche dovrebbero solo resistere alla tentazione massima di ogni nuovo governo: cancellare i programmi in corso per varare una nuova misura. «Il Rei è partito da poco più di tre mesi e in questo momento i territori sono impegnati con l’attuazione della misura, che è molto complicata. Chi va al governo deve evitare la tentazione di fare la riforma della riforma» spiega Cristiano Gori, professore di politica sociale a Trento, ideatore dell’Alleanza e coordinatore del gruppo di esperti che ha elaborato la proposta del Reddito d’inclusione sociale (Reis) che il Rei ha in ampia parte replicato. Se il Movimento 5 Stelle rinunciasse al suo Reddito di cittadinanza (costo stimato tra i 15 e i 30 miliardi) e lo stesso facesse il centro-destra con la sua proposta del Reddito di dignità (circa 29 miliardi di costi secondo gli analisti più esperti del settore) ecco una soluzione minima perseguibile addirittura con il consenso del Pd , che ha appena rilanciato sul rafforzamento del Rei, e di LeU.

A fine marzo Inps ha fornito i primi dati di attuazione: oltre 316mila beneficiari (110.138 famiglie) con un finanziamento medio mensile di 297 euro. A questa platea va sommata quella dei percettori del Sia di fine 2017: circa 477mila persone con un importo medio mensile di 244 euro. «L’attuale valore monetario del Rei consente alla maggior parte delle famiglie coinvolte di migliorare sensibilmente la propria condizione, ma non di uscire dalla condizione di povertà. Per raggiungere questo obiettivo bisogna elevare gli importi» spiega ancora Gori, secondo il quale il rafforzamento del programma non dovrebbe modificare l’allocazione attuale delle risorse, destinate a regime per circa il 20% al finanziamento dei servizi territoriali di attivazione e gestione della misura che, lo ricordiamo, è condizionata all’adesione a un percorso di inclusione e attualmente limitata a 18 mesi di finanziamento, rinnovabile per altri 12 dopo uno stop di 6 mesi. 

L’attuale piano prevede che il Rei diventi davvero universale il 1° luglio prossimo, quando verranno meno i vincoli riferiti alla composizione del nucleo familiare (presenza di figli minori, donne in gravidanza, disabili, disoccupati over 55) e gli unici requisiti di accesso diventeranno quelli di natura economica. Potranno così chiedere il Rei tutte le famiglie in possesso dei previsti limiti di reddito e patrimoniali: Isee fino a 6mila euro; Isre fino a 3mila euro; patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro; patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10mila euro. 

Il 1° luglio è dietro l’angolo, una data a portata di mano per un nuovo governo che volesse dare un primo segnale politico. Secondo Marco Leonardi, economic advisor del presidente del Consiglio uscente, un nuovo finanziamento del Rei dovrebbe garantire un rafforzamento degli importi erogati: «In alcuni casi quelli attuali non consentono ai percettori di superare la soglia di povertà misurata - spiega - per questo le maggiori risorse in una prima fase andrebbero aggiunte senza modificare i requisiti che scattano il 1° luglio e rendono universale il Rei. Poi bisogna lavorare per far sì che il maggior numero dei beneficiari potenziali venga raggiunto, sapendo che non è un’operazione facile. Solo in una seconda fase si può pensare ad allargare un poco i requisiti».

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
47 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

... ma le previsioni degli economisti da un lato e i primi dati reali dall'altro ci dicono che il rdc, oltre al suo intrinseco valore sociale, è una misura di stimolo all'economia nazionale di gran lunga più efficace dell'iniquo e populistico bonus renziano.

Il panzanaro seriale fosforo31 mica vorrà resuscitare il demenziale paper del buon Pannone?

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, ilsauro24ore ha scritto:

Il panzanaro seriale fosforo31 mica vorrà resuscitare il demenziale paper del buon Pannone?

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Demenziale (a dir poco) è quello che hai scritto in merito allo studio di Pannone e sulla funzione keynesiana del consumo, come ho provato pazientemente a spiegarti, imboccandoti con il cucchiaino, e come potrebbe spiegarti, FORSE con migliori chance delle mie, qualsiasi economista serio e non fazioso. Per quanto mi riguarda, ho già perso troppo tempo, mi limito a consigliarti di leggere con attenzione questo articolo di qualche anno fa:

https://www.linkiesta.it/it/article/2016/07/11/ecco-come-e-perche-il-reddito-di-cittadinanza-ci-conquistera/31135/

 

Modificato da fosforo311

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Ovviamente la funzione keynesiana del consumo NON SEI ANCORA RIUSCITO A CAPIRLA.

E pertanto NON SEI ANCORA RIUSCITO A CAPIRE perché il modello IS-LM non può essere utlizzato per mettere a confronto gli effetti delle due misure di politica economica.

Ti svelo un segreto, che potrai condividere con tutti quelli che hanno piede nelle aule delle facoltà a indirizzo economico di tutto il mondo:

nel modello IS-LM la propensione

marginale al consumo è costante al

variare del reddito

Quindi se la ipotizzi pari a 0,8 allora la propensione marginale al consumo è 0,8 per tutti i livelli di reddito.

Invece se la ipotizzi pari a 0,9 allora la propensione marginale al consumo è 0,9 per tutti i livelli di reddito.

Non potrebbe essere diversamente: nel modello economico richiamato la propensione marginale al consumo è

COSTANTE AL VARIARE DEL REDDITO

Il buon Pannone è un asino da cui segue che tu sei un asino.

Ti conviene lasciare stare le chiacchiere che senti nel tuo barbershop di fiducia e metterti a studiare roba tipo

http://irfanlal.yolasite.com/resources/N. Gregory Mankiw Macroeconomics%2C 7th Edition 2009.pdf

A pagina 290 troverai un disegnino molto interessante, che allego.

Ovviamente nell'articolo pubblicato su Linkiesta (1) non abbiamo la minima traccia di una comparazione tra gli effetti del reddito di cittadinanza e il bonus Renzi:

ti sei limitato a copiaincollare a casaccio, come farebbe un bimboscemo610 qualsiasi,  giusto per buttarla in caciara

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Nota 1: Linkiesta, mica voxeu oppure projectsyndacate. Ti rendi conto di quanto sia basso il livello delle tue fonti?

Screenshot_2019-12-07 Macroeconomics - N Gregory Mankiw Macroeconomics, 7th Edition 2009 pdf.png

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Ci ricaschi sempre, asinello! E mi farai ancora sprecare sia l'acqua che il sapone! Consolati: come battutista sei decisamente meno peggio che come studente di Economia. Non hai ancora capito che quella semiretta, nel modello macroeconomico che citi, non è che un modello lineare e APPROSSIMATO della REALE funzione del consumo. Ma soprattutto non ti entra in zucca che le grandezze coordinate sui due assi sono grandezze AGGREGATE. Stiamo per l'appunto considerando un modello MACROECONOMICO, NON MICROECONOMICO!  ECCHECACCHIO!!!  Sei proprio duro di comprendonio!! Se a te hanno dato due lauree, allora al mio barbiere dovevano dare quattro premi Nobel (come minimo)! Ma riprendiamo il cucchiaino (per l'ultima volta) e apriamo un buon vecchio testo universitario:

Giancarlo Gandolfo, Appunti di Macroeconomia, LA SAPIENZA Libreria Universitaria, Roma 1975 (ci preparai la parte di Macroeconomia per l'esame di Economia Generale presso la Facoltà di Ingegneria della Federico II, superato con lode), capitolo II, pagina 28, paragrafo 2.3a [sulla funzione del consumo: C=f(Y)]:

C è il "consumo globale", Y è il "reddito nazionale netto ai prezzi di mercato" (dati a prezzi costanti).

"In generale, se la retta interpolata fornisce un buon adattamento ai dati - cosa che si valuta mediante appositi test statistici - si può dire che essa è idonea a rappresentare, almeno in prima approssimazione, la relazione funzionale tra consumo e reddito".

CHIAROOO!!! Dunque la pendenza c di quella retta NON È la propensione marginale al consumo delle SINGOLE fasce di reddito della popolazione in oggetto, bensì è la derivata c=dC/dY  con C e Y definite sopra, cioè c È LA  PROPENSIONE MARGINALE AL CONSUMO DELL'INTERA POPOLAZIONE DI CONSUMATORI, OVVERO DELLA NAZIONE. Quando i test statistici lo consentono, questo parametro può essere ritenuto IN PRIMA APPROSSIMAZIONE costante al variare del reddito NAZIONALE. Mentre, come scrive sempre il prof. Gandolfo a pagina 29 dello stesso paragrafo del libro citato: 

"La propensione marginale al consumo è presumibilmente DIVERSA NELLE VARIE CLASSI DI REDDITO, essendo plausibile ritenere che i percettori di redditi relativamente bassi abbiano una propensione marginale (e media) al consumo PIÙ ELEVATA di quella dei percettori di redditi relativamente alti".

CHIAROOO!!! La stessa identica cosa la diceva Keynes nel passo della Teoria Generale cui ti ho più volte rimandato. Dunque, adottare un modello MACROECONOMICO lineare (e approssimato) di funzione del consumo, NON IMPLICA AFFATTO che la propensione marginale al consumo debba essere considerata costante al variare del livello di reddito delle SINGOLE e diverse fasce. Al contrario, un modello basato su tale ipotesi, che è GENERALMENTE FALSA e inaccettabile anche in prima approssimazione, non può che essere un MODELLO FALLACE e del tutto inadeguato a descrivere la realtà o a estrapolare previsioni corrette.

In definitiva, bene ha fatto l'economista Andrea Pannone a considerare un valore "nazionale" della propensione marginale al consumo (c=0,8 nel suo esempio) e a inserire questo valore nell'espressione del moltiplicatore keynesiano (il quale descrive per l'appunto l'effetto sul reddito nazionale di un meccanismo nazionale cioè coinvolgente l'intera popolazione dei consumatori), espressione ricavabile nell'ipotesi c=costante (M=1/(1-c), vedasi per es. la dimostrazione di Gandolfo a pag.41 e seguenti del libro citato). Così come bene ha fatto nell'usare un valore diverso e maggiore, c'>c (nella fattispecie c'=0,9), per una GRANDEZZA DIVERSA, cioè per la propensione marginale al consumo dei SOLI percettori di Rdc, quando è andato a valutare l'incremento di spesa AUTONOMA di detti percettori (ovvero l'input del meccanismo NAZIONALE di moltiplicazione). Semplice, chiaro, ovvio, ma non ti entra nella zucca! L'unico errore o imprecisione che posso avere fatto nell'altra discussione è l'avere usato un unico simbolo per le due GRANDEZZE DIVERSE c e c'. Ma la differenza era implicita e sottintesa (anzi l'avevo spiegata e ribadita) ed era chiara per chiunque avesse le idee chiare sui fondamenti della Macroeconomia e sul semplice modello correttamente usato per il suo illuminante esempio da Andrea Pannone. 

Et de hoc satis

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

Modificato da fosforo311

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
13 ore fa, fosforo311 ha scritto:

Ma soprattutto non ti entra in zucca che le grandezze coordinate sui due assi sono grandezze AGGREGATE. Stiamo per l'appunto considerando un modello MACROECONOMICO, NON MICROECONOMICO! 

Esattamente quello che avevo scritto

il 25 novembre 2019.

Mi autocito testualmente:

"vale appena il caso di sottolineare che l'analisi di Keynes è a livello macroeconomico. Quindi non ha senso alcuno scomodare il grande Keynes e dividere la popolazione tra percettori di reddito di cittadinanza e beneficiari del cd. bonus Renzi. Questo lo fa solo chi non ha letto e non ha capito Keynes, come appunto il panzanaro fosforo31".

Proprio perché il modello IS-LM è un modello macroeconomico

NON PUÒ ESSERE UTILIZZATO PER CONFRONTARE L'IMPATTO DELLE DUE MISURE DI POLITICA ECONOMICA.

Sono due settimane che TU NON CAPISCI che nel modello IS-LM le grandezze sono aggregate.

Pertanto il buon Pannone ha svolto un'analisi che non ha alcun senso.

E dal momento che SEI TU AD AVERE TIRATO IN BALLO il buon Pannone significa che quello che hai scritto in precedenza NON HA SENSO ALCUNO e che

NON HAI LA MINIMA IDEA DI COSA SIA LA MACROECONOMIA

Non potrebbe essere diversamente dal momento che le tue sono chiacchiere "barbershop oriented" e come tali senza alcun senso.

Capito, caro il mio panzanaro seriale?

Dopo avere scritto una cosa adesso scrivi il suo esatto contrario. Cose che sucedono quando posti senza avere minima contezza di quello che stai postando.

Rinnovo l'invito a studiare un manuale di base di macroeconomia

http://irfanlal.yolasite.com/resources/N. Gregory Mankiw Macroeconomics%2C 7th Edition 2009.pdf 

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
21 ore fa, ilsauro24ore ha scritto:

nel modello IS-LM la propensione

marginale al consumo è costante al

variare del reddito

Quindi se la ipotizzi pari a 0,8 allora la propensione marginale al consumo è 0,8 per tutti i livelli di reddito.

Invece se la ipotizzi pari a 0,9 allora la propensione marginale al consumo è 0,9 per tutti i livelli di reddito.

Non potrebbe essere diversamente: nel modello economico richiamato la propensione marginale al consumo è

COSTANTE AL VARIARE DEL REDDITO

 

 

Screenshot_2019-12-07 Macroeconomics - N Gregory Mankiw Macroeconomics, 7th Edition 2009 pdf.png

Solo perché ci avviciniamo al Natale e bisogna essere buoni e pazienti, farò l'ennesimo, ultimissimo, estremo tentativo per schiarirti le idee, per aprire una breccia nella tua insulsa e patetica ostinazione, e per tirarti fuori dal pantano dell'errore e del pregiudizio in cui penosamente annaspi fin dall'inizio di questa lunga e ormai noiosa diatriba. Cito il tuo penultimo post (l'ultimo è insignificante) nella parte in cui si evidenzia precisamente il tuo colossale abbaglio.  

È vero che nel modello usato da Pannone (un'approssimazione e una semplificazione della realtà) la propensione marginale al consumo è ritenuta costante al variare del reddito. Ma di quale reddito stiamo parlando? E dei consumi di chi? E della propensione marginale di chi? Come si specifica nel libro del prof. Gandolfo e in qualsiasi testo di Macroeconomia, nel modello in oggetto (e nell'analisi macroeconomica keynesiana o post keynesiana in generale), Y è il reddito NAZIONALE (netto a prezzi costanti), C sono i consumi NAZIONALI, c è la propensione marginale al consumo DELLA NAZIONE, ovvero la pendenza della semiretta che approssima la funzione NAZIONALE del consumo, C=f(Y). Siamo d'accordo? Orbene, se ipotizziamo (come nell'esempio di Pannone) c=0,8 allora la propensione marginale al consumo sarà 0,8 per tutti i livelli del reddito NAZIONALE (cioè al variare del reddito COMPLESSIVO dell'intera popolazione dei consumatori, per esempio per effetto di un impulso esogeno come un investimento pubblico o l'aumento di spesa AUTONOMA di una singola classe di consumatori e percettori di reddito). Ma, e da qui nasce il tuo abbaglio, le diverse classi di percettori di reddito continueranno ad avere propensioni marginali c' tra loro DIVERSE e non necessariamente uguali alla costante c. Per esempio, chi è in fascia media avrà c'=c=0,8; chi è in una fascia molto alta avrà c'=0,7<c e chi è in una fascia molto bassa, quale quella dei percettori di Rdc (misura che integra e allinea i redditi più bassi a 500 euro mensili) avrà c'=0,9>c (come nell'esempio di Pannone). Sarebbe assurdo pensare che la fascia dei paperoni sopra i 50.000 euro al mese, che possono permettersi di risparmiare e investire una bella frazione delle loro entrate, abbia la stessa identica propensione marginale al consumo dei redditi medi o di chi deve arrivare a fine mese con 500 euro. Ma Pannone non divide affatto la sua analisi macroeconomica tra classi con diversi valori di c. Lui esamina un'unica nazione, quindi un'unica funzione del consumo NAZIONALE, un'unica retta, un unico e costante valore della pendenza c (nel suo esempio c=0,8). Ma c' (notazione usata da Pannone) è una grandezza ben diversa da c. Non è la propensione marginale al consumo della NAZIONE (che per ipotesi è costante), bensì quella delle singole e diverse fasce di reddito ed è VARIABILE tra una fascia e l'altra.  In un certo senso potremmo dire che c' è una  grandezza microeconomica, caratterizzante cioè le singole unità che compongono il modello macroeconomico, ovvero le singole e diverse fasce di reddito all'interno della popolazione. Pannone non commette alcun errore concettuale nella sua analisi macroeconomica. Non considera due funzioni diverse del consumo nazionale con due pendenze diverse. Considera un'unica funzione con pendenza c=0,8 costante al variare del reddito NAZIONALE. Correttamente inserisce proprio questo valore nell'espressione del moltiplicatore. Il quale traduce l'effetto sul reddito NAZIONALE di un meccanismo NAZIONALE studiato da Keynes e coinvolgente l'intera popolazione. Mentre l'input che va a stimolare l'economia NAZIONALE e che dà la stura a questo meccanismo virtuoso è nel caso in specie  DI NATURA AUTONOMA RISPETTO AL MODELLO MACROECONOMICO, cioè, come specifica lo stesso Pannone, indipendente dai livelli di reddito e di produzione NAZIONALI (ipotesi fondamentale, insieme a quella della costanza di c, per dedurre l'espressione Keynesiana del moltiplicatore).  Ora rifletti bene su quanto segue. L'effetto dell'incremento di SPESA AUTONOMA di una SINGOLA classe di consumatori dovuto all'introduzione del Rdc dipende da c (che entra nel moltiplicatore) cioè dal modello macroeconomico, ma l'input, cioè l'entità di questo incremento di spesa AUTONOMA, dipende ovviamente solo dal valore di c' dei percettori di Rdc e dall'entità del finanziamento pubblico del Rdc, ed è del tutto INDIPENDENTE DA c E DAL MODELLO MACROECONOMICO. L'effetto è analogo a quello di un aumento esogeno dell'investimento (es. per la costruzione di una nuova infrastruttura pubblica). Anzi, come specifica Pannone a pag.9 del suo studio, i due effetti sarebbero "assolutamente uguali" sul breve periodo e a parità di spesa per lo Stato nell'ipotesi, niente affatto inverosimile, che i percettori di Rdc spendessero TUTTO il loro reddito (ovvero assumendo c'=1). Chiaro??!! Quindi smettila, per favore, di fare una confusione bestiale (asinina) tra MODELLO MACROECONOMICO e SPESA AUTONOMA (dello STATO o di una SINGOLA classe di consumatori), e tra c e c' cioè tra la propensione NAZIONALE al consumo (grandezza di natura macroeconomica) e quella di una SINGOLA fascia di reddito (grandezza di natura microeconomica ai fini del problema in oggetto). 

Una postilla per prevenire un'obiezione che mi aspetterei da un forumista intelligente, non da Sauro24. Perché l'ipotesi di c costante rispetto al reddito nazionale viene in molti casi ritenuta accettabile mentre nessuna analisi statistica seria autorizza a considerare c' indipendente dalla fascia di reddito? Il motivo è semplicissimo. Le variazioni relative del reddito nazionale prese in considerazione dagli economisti sul breve e anche sul medio periodo sono generalmente piccole rispetto alle variazioni relative di reddito all'interno di una nazione. Per raddoppiare il reddito nazionale a prezzi costanti possono essere necessari decenni, mentre un rapporto di 10 a 1 (e oltre) tra fasce di reddito numericamente significative della popolazione si riscontra anche nei paesi con un basso coefficiente di Gini (cioè un basso livello di disuguaglianza economica). Quindi sul breve e spesso anche sul medio periodo una funzione del consumo lineare (cioè a pendenza c costante) è un'approssimazione accettabile. Più in generale, chi ha studiato un po' di Analisi matematica sa che qualsiasi funzione continua con la sua derivata e dall'andamento sufficientemente "dolce" può essere "linearizzata" in un intorno sufficientemente piccolo di qualsiasi punto. Ciò equivale ad arrestare al termine del primo ordine lo sviluppo in serie di Taylor della funzione, ovvero a confondere, in un intorno sufficientemente piccolo del punto, il grafico della funzione con quello della retta tangente in quel punto. È quello che si fa in Macroeconomia, per esempio nel modello IS-LM, quando si assume che la funzione nazionale del consumo sia lineare. Ma nessun economista serio userebbe il modello IS-LM per fare previsioni di lungo periodo, se non molto grossolane, e anche sul medio periodo va usato con molta cautela. Oppure in Microeconomia quando si assume che la funzione del consumo di una singola famiglia, o la funzione di spesa di una singola azienda,  sia lineare, ma sempre per analisi di breve-medio periodo. Mentre è chiaro che all'interno di una nazione con milioni di famiglie e migliaia di aziende la propensione alla spesa varierà in modo assolutamente non trascurabile. 

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
9 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Ma nessun economista serio userebbe il modello IS-LM per fare previsioni di lungo periodo

Scrivi un'ottantina di righe al solo scopo di dimostrare che stai blaterando di cose di cui non hai minima contezza.

NON SOLO NON HAI ANCORA CAPITO che il modello IS-LM non può essere utilizzato per l'analisi che svolge l'asino Pannone

ad uso esclusivo degli

asini come te, che non

hanno la minima idea

di cosa sia la mecroeconomia.

Che sia chiamata c, c' , Topolino oppure dimetriverbicoloix nel modello IS-LM la propensione marginale al consumo è COSTANTE AL VARIARE DEL REDDITO E SENZA DISTINZIONI TRA CLASSI DI REDDITO.

DIMOSTRI ANCHE DI ESSERE UN PANZANARO CHE BATTE A CASACCIO SULA TASTIERA: nessun economista, sero o meno, userebbe il modello IS-LM per fare previsioni di lungo perodo per il semplice motivo che

il modello IS-LM è un

modello di breve periodo essendo assunta l'ipotesi

che il livello dei prezzi sia costante.

Stai dicendo una ovvietà al solo scopo di buttarla in caciara e cercare di giustificare tafazzianamente le BALLE GALATTICHE che hai sparato in precedenza.

Ripeto: il modello IS-LM è un modello macroeconomico quindi

NON PUÒ ESSERE UTILIZZATO PER CONFRONTARE L'IMPATTO DELLE DUE MISURE DI POLITICA ECONOMICA.

Per cause essenzialmente imputabili ad un serio ritardo mentale non hai ancora capito che nel modello IS-LM le grandezze sono aggregate quindi quello che hai scritto in precedenza NON HA SENSO ALCUNO

Non avendo LA MINIMA IDEA DI COSA SIA LA MACROECONOMIA

continui a postare chacchiere "barbershop oriented" senza il minimo senso.

Dopo avere scritto una cosa adesso scrivi il suo esatto contrario, dimostrando che posti senza avere minima contezza dell'argomento che stai affrontando.

Rinnovo per l'ennesima volta 'invito a studiare un manuale di base di macroeconomia

http://irfanlal.yolasite.com/resources/N. Gregory Mankiw Macroeconomics%2C 7th Edition 2009.pdf 

e a dedicarti nel fratempo ad argomenti maggiormente alla tua portata.

A mero titolo di esempio: l'autentica ricetta della pepata di cozze.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
8 minuti fa, ilsauro24ore ha scritto:

Scrivi un'ottantina di righe al solo scopo di dimostrare che stai blaterando di cose di cui non hai minima contezza.

NON SOLO NON HAI ANCORA CAPITO che il modello IS-LM non può essere utilizzato per l'analisi che svolge l'asino Pannone

ad uso esclusivo degli

asini come te, che non

hanno la minima idea

di cosa sia la mecroeconomia.

Che sia chiamata c, c' , Topolino oppure dimetriverbicoloix nel modello IS-LM la propensione marginale al consumo è COSTANTE AL VARIARE DEL REDDITO E SENZA DISTINZIONI TRA CLASSI DI REDDITO.

DIMOSTRI ANCHE DI ESSERE UN PANZANARO CHE BATTE A CASACCIO SULA TASTIERA: nessun economista, sero o meno, userebbe il modello IS-LM per fare previsioni di lungo perodo per il semplice motivo che

il modello IS-LM è un

modello di breve periodo essendo assunta l'ipotesi

che il livello dei prezzi sia costante.

Stai dicendo una ovvietà al solo scopo di buttarla in caciara e cercare di giustificare tafazzianamente le BALLE GALATTICHE che hai sparato in precedenza.

Ripeto: il modello IS-LM è un modello macroeconomico quindi

NON PUÒ ESSERE UTILIZZATO PER CONFRONTARE L'IMPATTO DELLE DUE MISURE DI POLITICA ECONOMICA.

Per cause essenzialmente imputabili ad un serio ritardo mentale non hai ancora capito che nel modello IS-LM le grandezze sono aggregate quindi quello che hai scritto in precedenza NON HA SENSO ALCUNO

Non avendo LA MINIMA IDEA DI COSA SIA LA MACROECONOMIA

continui a postare chacchiere "barbershop oriented" senza il minimo senso.

Dopo avere scritto una cosa adesso scrivi il suo esatto contrario, dimostrando che posti senza avere minima contezza dell'argomento che stai affrontando.

Rinnovo per l'ennesima volta 'invito a studiare un manuale di base di macroeconomia

http://irfanlal.yolasite.com/resources/N. Gregory Mankiw Macroeconomics%2C 7th Edition 2009.pdf 

e a dedicarti nel fratempo ad argomenti maggiormente alla tua portata.

A mero titolo di esempio: l'autentica ricetta della pepata di cozze.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

 

Per  ora  e   spero  per   sempre   all'opposizione  ci stanno  i  condannati , pregiudicati , inquisiti rinviati a  giudizio , amnistiati , graziati  e prescritti   fasciodestrineri  e ragliare   al  cielo  non ti serve  a  nulla   somaro  sei  e  tale  rimani...

Modificato da pm610

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, pm610 ha scritto:

Per  ora  e   spero  per   sempre   all'opposizione  ci stanno  i  condannati , pregiudicati , inquisiti rinviati a  giudizio , amnistiati , graziati  e prescritti   fasciodestrineri  e ragliare   al  cielo  non ti serve  a  nulla   somaro  sei  e  tale  rimani...

Hai proprio ragione, Los. Ti posso confermare per esperienza che le persone di sinistra, anche quelle che non hanno avuto le possibilità economiche per studiare e farsi una buona cultura, sono quasi sempre ben disposte a imparare e a ragionare. Mentre i somari di destra spesso si crogiolano beotamente nel loro stato. Un po' per superbia o vanagloria, un po' per pigrizia mentale. Lo confermano le "risposte" del fu docgalileo (che almeno sporadicamente accendeva qualche neurone) nella diatriba con il sottoscritto.  Se è lecito chiamare "risposte" una serie di post ripetitivi e farciti di insulti quanto vuoti di argomenti (seri).  Saluti

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Consiglio vivamente ai due asini bimboscemo610 e fosforo31 quanto segue:

fatevi un regalo e studiate un manuale tipo

http://irfanlal.yolasite.com/resources/N. Gregory Mankiw Macroeconomics%2C 7th Edition 2009.pdf

oppure

https://vowi.fsinf.at/images/3/3b/Macroeconomics_(6th_Edition)_-_Blanchard%2C_Olivier.pdf

SOLO DOPO

avere studiato potrete scrivere qualcosa che abbia senso compiuto in tema di macroeconomia.

Prima di allora riuscirete a produrre solo copiaincolla oppure chiacchiere "barbershop oriented" .

Mi sto riferendo ad argomenti che hanno a che vedere con la macroeconomia. Per quanto riguarda invece la preparazione ottimale della pepata di cozze oppure la crisi del Napoli Calcio ovviamente potete esprimervi con autorevolezza fin da ora.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per commentare

È necessario essere registrati per poter lasciare un messaggio

Crea un account

Non sei ancora iscritto? Registrati subito


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui.


Accedi ora

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963