SBUGIARDATO PER L'ENNESIMA VOLTA IL FALSARIO DA PISA

ILSAURO24 stamane mi ha preceduto nello sbugiardare il falsario pisano per l'ennesima volta (ormai abbiamo perso il conto). Questo noto reggicoda di Renzi, che da anni inquina il forum con le sue panzane faziose e con la sua inciviltà, sosteneva, in replica al sottoscritto e alle dure parole dell'ex tesoriere del Pd Zanda, ma soprattutto in spregio del ridicolo, che un segretario ossessionato dalla propaganda e in campagna elettorale permanente con ampio dispiego di mezzi (treni noleggiati, lettere personali a 4 milioni di italiani all'estero etc.) sarebbe miracolosamente riuscito a ripianare o quasi i debiti del Pd. I dati dell'archivio storico del partito dicono, al contrario, che in tre anni, tra il 2014 e il 2016, quel segretario spendaccione li ha quasi raddoppiati. Nei due anni successivi l'indebitamento è un po' calato, restando sempre ben sopra il livello di fine 2013, ma per oltre la metà di quel periodo la segreteria è stata retta da altri. Non mette conto aggiungere che il falsario ha confermato anche in questa occasione il suo squallore morale aggiungendo alle panzane i consueti pesanti insulti al sottoscritto. 

Ma vediamo ora cosa ha detto esattamente l'ex tesoriere Luigi Zanda nella sua intervista a Repubblica (le maiuscole e i grassetti sono miei):

C'è una questione di ETICA POLITICA. Da segretario e da senatore del Pd, Renzi ha raccolto risorse molto rilevanti, 7 o 8 milioni, convogliandole alla Fondazione Open che, come lui stesso ha dichiarato, finanziava le sue attività politiche. Come segretario del Pd avrebbe dovuto riflettere sull'evidente situazione di conflitto in cui si trovava. La fatica di un segretario di partito deve essere diretta a trovare risorse per il suo partito, come hanno sempre fatto tutti i segretari che hanno preceduto Renzi. Lui era il capo del Pd e aveva la responsabilità delle finanze dem. Invece, da segretario cercava risorse per la sua Fondazione Open, mentre allo stesso tempo, sempre da segretario, metteva in cassa integrazione ben 160 dipendenti del suo partito, peraltro al verde per via della campagna per il referendum costituzionale del 2016, COSTATA UNO SPROPOSITO. 

Complimenti vivissimi. Abbiamo appreso da un ex tesoriere e dall'archivio storico dei bilanci del Pd che un segretario dalle mani bucate (per i propri fini) è riuscito nell'impresa di quasi raddoppiare l'indebitamento del partito, e di ridurlo "al verde", pur mettendo in cassa integrazione ben 160 dipendenti (che è un drastico quanto cinico modo di alleggerire la spesa). C'è da rabbrividire al pensiero che quel signore è stato per tre anni a palazzo Chigi e che, a dispetto delle sue promesse da marinaio, è tuttora in politica a fondare partiti e a raccogliere fondi per la sua propaganda. E trova pure chi glieli dà. Tipo l'ex berlusconiano Librandi, imprenditore poi eletto nel Pd e passato a Italia Viva, che donò la bellezza di 800.000 euro e che dice al FQ: "Alcuni comprano barche e cavalli, io investo su Matteo". Chissà quale "ritorno" si aspetta dal suo "investimento". 

Il Pd finalmente si è liberato, l'Italia ancora no. il Cielo ci scansi e liberi da simili personaggi. 

 

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9 messaggi in questa discussione

Non dimentichiamo la chiusura dell'Unità e di Europa.

Ecchedire poi del debito pubblico?

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2 ore fa, fosforo311 ha scritto:

ILSAURO24 stamane mi ha preceduto nello sbugiardare il falsario pisano per l'ennesima volta (ormai abbiamo perso il conto). Questo noto reggicoda di Renzi, che da anni inquina il forum con le sue panzane faziose e con la sua inciviltà, sosteneva, in replica al sottoscritto e alle dure parole dell'ex tesoriere del Pd Zanda, ma soprattutto in spregio del ridicolo, che un segretario ossessionato dalla propaganda e in campagna elettorale permanente con ampio dispiego di mezzi (treni noleggiati, lettere personali a 4 milioni di italiani all'estero etc.) sarebbe miracolosamente riuscito a ripianare o quasi i debiti del Pd. I dati dell'archivio storico del partito dicono, al contrario, che in tre anni, tra il 2014 e il 2016, quel segretario spendaccione li ha quasi raddoppiati. Nei due anni successivi l'indebitamento è un po' calato, restando sempre ben sopra il livello di fine 2013, ma per oltre la metà di quel periodo la segreteria è stata retta da altri. Non mette conto aggiungere che il falsario ha confermato anche in questa occasione il suo squallore morale aggiungendo alle panzane i consueti pesanti insulti al sottoscritto. 

Ma vediamo ora cosa ha detto esattamente l'ex tesoriere Luigi Zanda nella sua intervista a Repubblica (le maiuscole e i grassetti sono miei):

C'è una questione di ETICA POLITICA. Da segretario e da senatore del Pd, Renzi ha raccolto risorse molto rilevanti, 7 o 8 milioni, convogliandole alla Fondazione Open che, come lui stesso ha dichiarato, finanziava le sue attività politiche. Come segretario del Pd avrebbe dovuto riflettere sull'evidente situazione di conflitto in cui si trovava. La fatica di un segretario di partito deve essere diretta a trovare risorse per il suo partito, come hanno sempre fatto tutti i segretari che hanno preceduto Renzi. Lui era il capo del Pd e aveva la responsabilità delle finanze dem. Invece, da segretario cercava risorse per la sua Fondazione Open, mentre allo stesso tempo, sempre da segretario, metteva in cassa integrazione ben 160 dipendenti del suo partito, peraltro al verde per via della campagna per il referendum costituzionale del 2016, COSTATA UNO SPROPOSITO. 

Complimenti vivissimi. Abbiamo appreso da un ex tesoriere e dall'archivio storico dei bilanci del Pd che un segretario dalle mani bucate (per i propri fini) è riuscito nell'impresa di quasi raddoppiare l'indebitamento del partito, e di ridurlo "al verde", pur mettendo in cassa integrazione ben 160 dipendenti (che è un drastico quanto cinico modo di alleggerire la spesa). C'è da rabbrividire al pensiero che quel signore è stato per tre anni a palazzo Chigi e che, a dispetto delle sue promesse da marinaio, è tuttora in politica a fondare partiti e a raccogliere fondi per la sua propaganda. E trova pure chi glieli dà. Tipo l'ex berlusconiano Librandi, imprenditore poi eletto nel Pd e passato a Italia Viva, che donò la bellezza di 800.000 euro e che dice al FQ: "Alcuni comprano barche e cavalli, io investo su Matteo". Chissà quale "ritorno" si aspetta dal suo "investimento". 

Il Pd finalmente si è liberato, l'Italia ancora no. il Cielo ci scansi e liberi da simili personaggi. 

 

Meno male che l’Italia si e’ liberata di tanti idio ti come te che ora sono costretti ad aderire ai simil fascisti a 5 stelle credendo di rifarsi una verginità *** oramai persa in tutto il capo del mondo . Invece vi viene il fegato verde e verdi dalla rabbia e corrosi dall’odio vi porterete questo “sentimento “ dentro la bara . Speriamo più tardi possibile così rimanete a macerarvi ancora a lungo ...!!  Poveracci , un po’ , ma appena un po’ , mi fate pena !! Ahahahaha 

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2 ore fa, fosforo311 ha scritto:

 

....C'è una questione di ETICA POLITICA. Da segretario e da senatore del Pd, Renzi ha raccolto risorse molto rilevanti, 7 o 8 milioni, convogliandole alla Fondazione Open che, come lui stesso ha dichiarato, finanziava le sue attività politiche. Come segretario del Pd avrebbe dovuto riflettere sull'evidente situazione di conflitto in cui si trovava. La fatica di un segretario di partito deve essere diretta a trovare risorse per il suo partito, come hanno sempre fatto tutti i segretari che hanno preceduto Renzi. Lui era il capo del Pd e aveva la responsabilità delle finanze dem. Invece, da segretario cercava risorse per la sua Fondazione Open, mentre allo stesso tempo, sempre da segretario, metteva in cassa integrazione ben 160 dipendenti del suo partito, peraltro al verde per via della campagna per il referendum costituzionale del 2016, COSTATA UNO SPROPOSITO. 

 

 Ahahahaha. Breve recente storia della chiusura dell’Unita’ che il Cazzaro di Napoli imputa a Renzi : 

Dal 2011 al 2014 e la liquidazioneModifica

Il 7 luglio 2011 Concita De Gregorio torna alla Repubblica e lascia la carica di direttore a Claudio Sardo, proveniente dal Messaggero. L'Unità assiste ad alcuni cambiamenti: a partire dal febbraio del 2012 chiunque può creare un blog personale sul sito del giornale nella sezione ComUnità (la *** de l'Unità). A inizio maggio viene annunciata la modifica del formato della testata[14]: a partire dal 7 maggio, giorno in cui i giornali annunciano la vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali francesi, l'Unità esce in edicola in formato berlinese. A partire dal 12 maggio il quotidiano è presente in edicola ogni sabato col settimanale left[15], con il quale era già uscito tempo prima con due numeri a scopo promozionale. Le vendite continueranno a scendere anche nel resto dell'anno, durante il quale il PD acquista una piccola quota dell'azionariato del quotidiano[16][17].

A partire dal giugno 2012 Soru inizia a vendere il suo pacchetto azionario nella NIE[18], scendendo progressivamente dal 98% al 5%[19].

Il 17 ottobre 2013 Luca Landò, vicedirettore dal 2001 e responsabile dell'edizione web, subentra a Sardo nella direzione del quotidiano, che rimane nel giornale come editorialista[20]. L'11 giugno 2014 la proprietà annuncia di aver messo in liquidazione la casa editrice del quotidiano, a rischio fallimento, per fine luglio[21].

Dal 1º agosto 2014, a causa della grave situazione debitoria, cessano le pubblicazioni del quotidiano L'Unità[22]. Il numero di mercoledì 30 luglio 2014 esce in bianco[22] e si fermano gli aggiornamenti del sito Internet.

Il 1º agosto 2014 Nuova Iniziativa Editoriale s.p.a. in Liquidazione - società proprietaria de L'Unità - ha proposto domanda di concordato preventivo avanti al Tribunale di Roma – sezione fallimentare, che con provvedimento del 26 settembre ha nominato giudice delegato la dr.ssa Luisa De Renzis e commissario giudiziale il prof. avv. Antonio Maria Leozappa.[23]

L'insolvenza del quotidiano l'Unità si è tradotta in una massa di debiti per 125 milioni di euro con le banche creditrici, di cui 107 già versati dallo Stato in base alla Legge 11 luglio 1998, n. 224, varata dal governo Prodi, che ha introdotto la garanzia statale sull'esposizione dei giornali di partito. La Presidenza del Consiglio prima di versare il denaro alle banche ha provato a rivalersi sul patrimonio immobiliare del Partito Democratico, ma senza successo[24].

La seconda rinascita (2015-2016)Modifica

Il 30 giugno 2015 l'Unità, completamente rinnovata, riprende le pubblicazioni grazie a un notevole afflusso di capitale pubblico (107 milioni di euro[24]), su carta e online, con la direzione di Erasmo D'Angelis. La proprietà del quotidiano è divisa tra alcuni soci privati ed EYU srl, emanazione della fondazione del Partito Democratico EYU (Europa-Youdem-Unità), che ne detiene una quota del 19,05%[25]; cambia anche la stilizzazione della testata, l'apostrofo diventa verde e la scritta "l'Unità" diventa bianca su sfondo rosso. La crisi non si arresta, con perdite annunciate di 250 mila euro al mese e con solo 8 mila copie vendute contro le 60 mila stampate.[26]. Nell'autunno 2016 Erasmo D'Angelis viene sostituito da Sergio Staino e da Andrea Romano, come co-direttore.

La nuova crisi e la terza chiusura (2017)Modifica

La situazione del quotidiano all'inizio 2017 è la seguente: sono 29, compreso il direttore, i giornalisti impegnati nella redazione del quotidiano (cartaceo). Il Partito Democratico (tramite la Fondazione Eyu) risulta socio di minoranza al 20% di Unità srl mentre Pessina Costruzioni risulta socio di maggioranza con l’80% del patrimonio azionario.[27] La crisi economica del quotidiano rispetto a un anno e mezzo dal ritorno in edicola si è molto aggravata: con vendite (secondo un dato comunicato in via ufficiosa durante la conferenza stampa convocata dal CDR) di circa 7.000 copie giornaliere (abbonamenti esclusi), con perdite intorno ai 400.000 euro al mese e con una raccolta pubblicitaria quasi inesistente.[28]

L'11 gennaio 2017 alla vigilia dell'assemblea dei soci (poi rimandata) l'amministratore delegato (Guido Stefanelli) ha comunicato ai giornalisti del quotidiano cartaceo l’Unità che bisogna “Procedere immediatamente con una riduzione del personale senza percorrere la strada degli ammortizzatori sociali" (licenziamenti). Nel comunicato si fa anche riferimento a un aumento di capitale oppure alla necessità di aprire le procedure per il fallimento. I costi della ricapitalizzazione dovrebbero avvicinarsi ai 5 milioni di euro (1 milione a spese del PD e 4 milioni a spese del gruppo Pessina).[27][28][29][30][31]

Nei giorni successivi alla comunicazione dei licenziamenti i giornalisti dell'Unità hanno deciso di entrare in assemblea permanente e di indire scioperi (con il conseguente stop delle pubblicazioni del quotidiano).[32][33]

Nel febbraio del 2017 l'Unità è stata parzialmente ricapitalizzata. Pessina Costruzioni si è occupata della ricapitalizzazione con un versamento di 1.5 milioni di € (dei 4 necessari). Questo ha comportato un aumento relativo alla sua quota azionaria pari al 10% (dall’80 al 90%), con il conseguente calo della quota appartenente al PD (dal 20 al 10%).[34][35]

Il 29 marzo 2017 Andrea Romano viene sollevato dalla carica di co-direttore dell'Unità e il 4 aprile Sergio Staino lascia la direzione a favore di Marco Bucciantini per poi tornare il 23 maggio dello stesso anno.[36]

Dal 30 maggio[37], il giornale esce solamente in versione online (PDF) a causa dei pesanti debiti, che si protraggono da alcuni mesi, con lo stampatore. Il 3 giugno[38][39][40], si interrompe definitivamente la pubblicazione comportando la chiusura della testata per la terza volta[41][42][43]; decisione quest'ultima, già annunciata principalmente da parte dell'editore nella tarda serata di giovedì 1º giugno e poi comunicata al comitato di redazione.[44] Dal 1º agosto viene chiuso anche il sito unita.tv., poi rimpiazzato dalla rivista online Democratica e dal blog democratica.com.

Nell'aprile 2018 il Tribunale di Roma dispone la messa all'asta della testata, lasciando invece la proprietà dell'archivio storico al gruppo Pessina.[45]

Il 25 maggio 2018 il giornale torna nelle edicole di Roma e Milano per un giorno, pubblicando un numero per evitare la decadenza della testata. Per l'occasione la carica di direttore è assunta da Luca Falcone, mentre la realizzazione del numero unico è ad opera di quattro giornalisti della vecchia redazione.[46]

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Mi perdoni sig Mark, nemmeno lei dovrebbe farsi cattivo sangue, anzi, dovrebbe rallegrarsi che, finalmente, Leopoldino il grande si è liberato del PD.

 

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2 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Mi perdoni sig Mark, nemmeno lei dovrebbe farsi cattivo sangue, anzi, dovrebbe rallegrarsi che, finalmente, Leopoldino il grande si è liberato del PD.

 

Io mi rallegro solo quando penso alla sua temibilissima mira tramite archibugio . Figurarsi se mi faccio cattivo sangue . Anzi , gliela devo dire tutta ?? Mi ci scompiscio 😂😂

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Azzz......si rallegra nella convinzione che abbia sbagliato mira?

Al suo posto io mi rallegrerei perché il suo cavaliere errante leopoldino il grande si è liberato del PD.

Ora finalmente può liberamente  partecipare a tutti i tornei che vuole.

A questi, lei, in qualità di valoroso scudiero dovrebbe applicarsi, tralasciando e dimenticando le dolorose archibugiate che Leopoldino ha ricevuto nel Q.lo.

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Credo che il senatore Luigi Zanda, ex tesoriere del Pd, abbia stimolato la curiosità dei forumisti quando ha dichiarato, nell'intervista a Repubblica, che la campagna referendaria del 2016 costò "uno sproposito" e ridusse "al verde" il Pd. Ebbene, ieri sul FQ l'ottima Daniela Ranieri ci ha dato la cifra esatta di quello sproposito. Cito testualmente: 

Per la campagna Basta un Sì Renzi ha fatto spendere al Pd 11milioni671mila873 euro, più 2,2 milioni dei gru.ppi parlamentari di Camera e Senato (per un totale di quasi 14 milioni, nda). Il Comitato per il No ha speso 375.962 euro derivanti da donazioni. Ha vinto il No.

Dunque, per difendere la democrazia da chi voleva manomettere 47 articoli della Costituzione per abolire il Senato elettivo e per trasformare, in combinato disposto con il fascistoide Italicum, il nostro sistema parlamentare in un premierato forte, il Comitato per il No spese un trentasettesimo della cifra spesa dall'aspirante "caudillo" (come lo definì De Bortoli) del Pd. Un Pd che nel frattempo metteva in cassa integrazione 160 dipendenti. Domani 4 dicembre ricorderemo e festeggeremo nel forum il terzo anniversario di quella splendida giornata, di quella magnifica vittoria della democrazia e del popolo sovrano.

 

 

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Ahahahahaha , ma vai a caga re , vai Cazzaro Napoletano  nonché impostore patentato !! 

 

Ci sono pochi dubbi che i democratici siano stati i principali sponsor del “Sì” al referendum, affiancati da comitati minori . 

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Lo spoglio delle schede del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016
 
 

Il fronte per il “No” ha invece avuto più sostenitori che hanno dato un contributo simile, inclusi diversi partiti politici.

Il fronte del No

Accanto al Comitato per il No di Pace e Zagrebelsky ha infatti operato un altro simile comitato, presieduto dall’ex presidente della Consulta Annibale Marini e sostenuto dalle forze politiche di centrodestra (Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia). Non siamo in grado di verificare il rendiconto di tale comitato in quanto il sito di riferimento è irraggiungibile.

Tuttavia anche solo guardando i rendiconti delle forze politiche che hanno sostenuto il No, la cifra totale levita rispetto ai 375 mila circa presi in considerazione dal Fatto Quotidiano.

Ad esempio, Forza Italia ha speso circa 200 mila euro per le attività di comunicazione del 2016, in gran parte concentrate sul referendum (vedi pag. 15 del rendiconto). La Lega Nord ha messo per iscritto (quiscaricabile il rendiconto, si veda pag. 16) oltre 600 mila euro spesi in comunicazione nell’anno di riferimento e, secondo quanto riportato da Linkiesta che ha sentito via Bellerio, di questi circa 200 mila sono stati spesi per il referendum.

Anche Fratelli d’Italia ha contribuito economicamente alla vittoria del No, con un esborso – da rendiconto – di circa 50 mila euro.

Il gruppo parlamentare alla Camera del M5S, poi, ha speso 354 mila euro per finanziare la campagna per il No al referendum, secondo l’analisi di Repubblica sui rendiconti dei *** di Montecitorio per il 2016 e in linea con quanto riportato da Linkiesta e sui rendiconti pubblici sul sito del Movimento (si veda la Nota integrativa 2016). A questi vanno aggiunti quelli spesi dal gruppo al Senato (che non è ancora stato pubblicato) e le spese sostenute dalla Casaleggio Associati (la società legata blog di Grillo e al M5S tutto) nel 2016, che al momento non sono ancora state rese pubbliche.

Infine ci sono altri *** minori per il No, come “Scelgo No” (legato a D’Alema), “Comitato socialista per il No” (di Bobo Craxi) e “Comitato Popolare per il No” (cattolici di centrodestra). Il primo aveva annunciato un rendiconto, ma non ci è stato possibile reperirlo sul loro sito; è possibile sia stato inviato ai sottoscrittori. Anche del secondo ignoriamo le spese sostenute (potrebberoanche qui essere state comunicate solo ai sottoscrittori). Curioso poi il caso del terzo, il cui sito internet (linkato alla pagina *** su Facebook) è stato trasformato in un sito di e-commerce.

Conclusione

Dunque, senza voler azzardare un conto totale delle spese dei due schieramenti – come abbiamo dimostrato mancano diversi pezzi per poterne fare uno corretto ed esaustivo , e senza voler mettere in dubbio  le risorse messe in campo dai due schieramenti , ci limitiamo a qualificare come “parziale” il confronto svolto dal Fatto Quotidiano. Se si prendono in considerazione le spese del PD a sostegno del Sì, non si possono escludere le spese degli altri principali partiti dall’analisi delle spese a sostegno del No.

 

 

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