LOTTA SENZA QUARTIERE AI GIGANTI DEL WEB

Abbiamo appreso nei giorni scorsi che i cosiddetti "giganti del web" (Amazon, Google, Facebook, etc.) hanno fatturato in Italia 2,4 miliardi ma hanno versato allo Stato italiano appena 60 milioni di tasse (più 39 milioni di sanzioni): 

https://www.ilsole24ore.com/art/per-giganti-web-italia-tasse-solo-64-milioni-ACfwrk1?refresh_ce=1

Qualche giorno fa il portiere dello stabile in cui vivo si è assentato per motivi familiari e ciò ha spiazzato i corrieri espresso costretti a bussare ai citofoni per consegnare la merce. Diversi destinatari (che di solito demandano al portiere la ricezione dei pacchi) non erano in casa e per un corriere può essere oneroso portarsi indietro la merce e ripassare il giorno dopo. Ma a Napoli siamo solidali, così alcuni condòmini hanno messo un firma e hanno preso in consegna il pacco destinato a un vicino. Mia moglie ne ha presi ben tre e non potevo certo rimproverarla per avere dato una mano a giovani lavoratori sfruttati e sottopagati come sono spesso i corrieri. Il giorno dopo ho chiesto al portinaio: scusa, ma quanti pacchi di Amazon e simili ci arrivano ogni giorno? Mi ha detto che tra pacchi, pacconi e pacchetti ne arrivano non meno di 10-15 al giorno e triplicheranno in vista delle feste di fine anno (e delle tredicesime ho aggiunto io). Dato che siamo in tutto una ventina di famiglie (inclusa la mia che compra solo in negozio) ciò vuol dire che ormai anche qui a Napoli la gente fa la spesa on line. Comprano di tutto: dall'elettrodomestico alla sciarpa di lana, dal finto albero di Natale alle bottiglie di vino, dal pigiama alla forma di caciocavallo, dalla racchetta da tennis alla scorta di dentifricio formato famiglia. I tempi di consegna sono molto più rapidi che in passato e su tutto c'è il risparmio. Sfido io! Quale negozio o quale supermercato può fare concorrenza a un colosso del web che ha 1 miliardo di ***? Stamane poi ero dal salumiere sotto casa, il quale sopravvive grazie ai prodotti freschi e freschissimi, soprattutto i latticini come la nostra mitica mozzarella di bufala, la provola di Agerola, la ricotta di fuscella, squisitezze che Amazon per il momento ha ancora qualche difficoltà a consegnare in giornata. Si parlava amabilmente del più e del meno, come tuttora sogliono fare i napoletani veraci mentre attendono di essere serviti nei loro negozi di fiducia. A un certo punto un cliente, pure lui noto commerciante della zona - che era in salumeria per farsi un panino - alzava un po' il tono e diceva con un certo autocompiacimento: "Ieri ho fatto la nottata per il Black Friday! Sveglio fino alle tre e mezza di notte ma ne è valsa la pena". Vi giuro che non sapevo di cosa stesse parlando quel signore. Ho immaginato che non avesse voluto perdersi un vecchio film della programmazione notturna. A volte ne mandano in onda di bellissimi. E io veglierei pure fino all'alba per rivedermi il famoso "Black Sunday" con la memorabile interpretazione della mia attrice preferita, Marthe Keller, nei panni di una terrorista palestinese. Poi quel signore ha proseguito, sempre con il tono di chi ha azzeccato il colpaccio: "Mi sono messo al computer e alle tre e mezza sono riuscito ad accaparrarmi una grossa asciugatrice di marca per appena 400 euro". Io ci capivo sempre meno: è già inconcepibile per me acquistare un'asciugatrice (la mia, come tante famiglie napoletane, usa tuttora l'energia solare, ovvero il balcone o la terrazza, per asciugare il bucato, oppure uno stenditoio interno quando piove a catinelle come in questo novembre senza precedenti), figuriamoci se acquisterei un'asciugatrice nel cuore della notte! Poi finalmente, grazie ai commenti degli altri *** e grazie a una veloce ricerca sullo smartphone, ho sciolto il busillis. Abbiamo scopiazzato e importato una tradizione del consumismo a stelle e strisce, o meglio: ce l'hanno propinata come un'esca le grandi catene commerciali e noi italiani abbiamo abboccato all'istante (con qualche eccezione come il sottoscritto). Il primo venerdì dopo il Giorno del Ringraziamento (la famosa festa yankee del tacchino al forno) è la giornata, non più solo americana ma globale, dei grandi sconti commerciali. Accattivanti ma a numero chiuso, in modo da stimolare il gregge dei consumatori ad assaltare i centri commerciali e i siti web dei colossi on line come i milanesi nell'assalto ai forni del pane mirabilmente narrato dal Manzoni. Naturalmente i milanesi del '600, pur a stomaco vuoto e in tempo di carestia, erano più lucidi delle attuali grasse e patetiche vittime del consumismo on line: non avrebbero mai rinunciato al loro sonno per assaltare i forni. 

Signori miei, a parte il rinkoglionimento di massa, a parte la colonizzazione e la sottomissione culturale, ma non pensate al danno economico enorme che ci stanno procurando e che stiamo subendo, politici inclusi, con la più desolante e incosciente passività? Quel commerciante si vantava di avere fatto un'affare acquistando per 400 euro, consegna rapida a domicilio inclusa, un grosso elettrodomestico avente un prezzo di listino di 850. Ma da buon commerciante dovrebbe sapere che il venditore non ci ha certo rimesso e dovrebbe chiedersi semmai se è commercio onesto o ladrocinio il prezzo a 850. Ma soprattutto dovrebbe chiedersi fino a quando potrà resistere la sua attività al dettaglio, che prima o poi finirà anch'essa on line, se non ci è già finita (quel signore vende tendaggi e tappezzeria). 

I politici (di tutti i partiti) e i consumatori dovrebbero unirsi in una lotta senza quartiere contro la grande distribuzione on line. La quale, in assenza di misure drastiche, darà in pochi anni il colpo di grazia al piccolo commercio e manderà in crisi anche le più grandi catene tradizionali (che nella migliore delle ipotesi ridurranno il personale chiudendo supermercati e spostando parte dell'attività sul web, come molte già stanno facendo). I  nostri politici a mio avviso dovrebbe fottersene del regole (o meglio: dell'assenza di regole) del cosiddetto libero mercato e imporre severe restrizioni, fiscali e regolamentari, ai venditori on line per bilanciare i loro enormi e oggettivi vantaggi sui commercianti tradizionali. Per esempio io raddoppierei o triplicherei le aliquote IVA sui prodotti venduti in rete, visto che quei giganti sfuggono facilmente alla tassazione sugli utili. Inoltre imporrei di disattivare la vendita elettronica nelle ore notturne e maggiori tutele per il lavoro dei corrieri.  Ma anche i consumatori dovrebbero fare la loro parte. Non lasciarsi trasportare nella frenesia collettiva degli sconti e delle grande promozioni e valutare anche i vantaggi del rapporto diretto e duraturo con il piccolo commerciante di fiducia. Non pensare solo al presente e solo alle proprie tasche, ma anche al futuro del paese e dei propri figli. 

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