CONSIP CHE

strano   sparito  tutto, nessuno  ne  parla  più il  Fatto  difatto  silenziato gli  han  tolto la  talpa...

 

Caso Consip: siamo oltre la Repubblica giudiziaria

di Annalisa Chirico, 7 Giu 2017

 

Ormai siamo oltre la Repubblica giudiziaria. C’è un che di eversivo. Come possiamo fidarci di ‘questa’ giustizia? Ricapitoliamo: la procura di Napoli indaga sugli appalti al Cardarelli ma, per qualche oscura ragione, le indagini dal retroscena di un ospedale locale balzano sul palcoscenico nazionale toccando il cuore del potere romano. Il pm Henry J. Woodcock mette sotto indagine il padre dell’allora premier Matteo Renzi e il suo fedelissimo, Luca Lotti. Il primo avrebbe ‘trafficato in influenze’, non si sa bene a quale scopo, non c’è prova di utilità in denaro o altro, una ridda di millanterie.

Il secondo avrebbe disvelato l’esistenza di una inchiesta alle persone indagate, anche qui zero prove ma le ‘accuse’ dell’ad Consip. Sia come sia, le indagini faranno il loro corso, e hanno bisogno di tempo e riserbo. Nel frattempo però – e qui c’è il risvolto INQUIETANTE – il fascicolo passa per competenza a Roma che per prima cosa REVOCA la delega delle indagini al Noe.

Pignatone e gli scoop del Fatto

Pignatone non si fida, troppe fughe di notizie. Quando il Noe viene estromesso, gli scoop del Fatto quotidiano si arrestano, coincidenze. Ma la storia non è finita.

Il Noe, che dovrebbe occuparsi di reati ambientali ma con Woodcock indaga sempre su appalti e corruzione, continua a INTERCETTARE Tiziano Renzi, una conversazione privata col figlio finisce sul Fatto quotidiano come anteprima di un libro, si scopre che la procura napoletana, nonostante il deficit di competenza, continua a indagare su Renzi senior sebbene quest’ultimo sia formalmente sotto indagine a Roma (per giunta, per un reato – il traffico d’influenze – che non ammette captazione telefonica).

Nel frattempo il comandante del Noe Giampaolo Scafarto finisce indagato dalla procura di Roma perché avrebbe manipolato atti di indagine, inventato un ruolo dei servizi segreti inesistente, attribuito stralci di conversazione alle persone sbagliate … per avvalorare la tesi della colpevolezza di Renzi. Pensate che sia finita qui…e invece no.

Sentito per la prima volta dai pm capitolini, Scafarto, un carabiniere, un uomo dello stato, NON RISPONDE alle domande, si trincera dietro il silenzio. Quando decide di parlare, dice che Woodcock lo aveva indirizzato in una precisa direzione.

Sessa e il reato di depistaggio

Oggi il suo numero due, Alessandro Sessa, si reca in procura con l’avvocato perché pure lui è indagato per il reato di DEPISTAGGIO. Non so voi, ma qui siamo oltre la Repubblica giudiziaria. C’è un che di eversivo. Chi può fidarsi di ‘questa’ giustizia? Quanti sono i signor Nessuno che finiscono nelle maglie di questi intrighi senza potersi difendere

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DOARDO IZZO
ROMA

Nuova e pericolosissima tempesta si abbatte sul Noe dei carabinieri. Il colonnello Alessandro Sessa, vice comandante del nucleo operativo ecologico dei carabinieri è indagato dalla procura di Roma con l’accusa di depistaggio (un reato il 375 che prevede una pena massima di 8 anni di carcere) per aver di fatto dichiarato circostanze inesatte quando lo scorso maggio fu sentito come «persona informata sui fatti» dai magistrati romani. E sarà sentito questo pomeriggio dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzi che subito dopo ascolteranno il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto.  

 

 

Al capitano che ha condotto le indagini sono contestati due falsi nell’informativa conclusiva del caso Consip e numerosi altri errori e omissioni. L’*** del Noe è stato sentito ancora una volta sulla famosa informativa che secondo i pm presenta ancora punti ben poco chiari. Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere nel corso del primo atto istruttorio, Scafarto, nello scorso interrogatorio puntò il dito sul pm di Napoli Jhon Henry Woodcock sostenendo che «la necessità di dedicare una parte della informativa al coinvolgimento di personaggi legati ai servizi segreti, fu a me rappresentata come utile direttamente dal dottor Woodcock», riportando nell’atto istruttorio le parole precise del pm napoletano: «al posto vostro farei un capitolo autonomo su tali vicende».  

 

L’affaire che riguarda il pm napoletano celebre per le inchieste mediatiche è finito davanti al plenum del Csm per iniziativa del pg della Cassazione Pasquale Ciccolo, titolare insieme al Guardasigilli dell’azione disciplinare verso i magistrati, che contesta a Woodcock un’intervista in difesa del capitano del Noe a Repubblica, e che è a sua volta fatto oggetto di critiche per una sua presunta amicizia con Matteo Renzi, figlio di Tiziano, l’indagato che avrebbe subito danni dagli errori dell’inchiesta Consip. Ma al capitano i magistrati romani contestano l’intera serie di imprecisioni e omissioni evidenti che hanno di fatto compromesso l’indagine. «La discrasia non è contestabile ma escludo di avere avuto nella redazione dell’informativa consapevolezza di essa», si era giustificato ad esempio il capitano in relazione alla falsa attribuzione ad Alfredo Romeo di una frase pronunciata in realtà da Italo *** sull’incontro con un imprecisato Renzi.  

 

«Ho cercato di darmi spiegazioni - aveva confidato Scafarto - e posso pensare di avere avuto solo una prima versione del file, relativa al sunto e di avere utilizzato questa per la redazione dell’informativa. Era un periodo di forte lavoro, legata alla necessità di chiudere l’atto prima della prima decade di gennaio quando era in programma un incontro tra la procura di Roma e Napoli». Sconcerta però che ci sia una falsa attribuzione anche dell’affermazione «il generale Parente è stato nominato all’Aisi da Tiziano Renzi», mentre la frase pronunciata era: «che l’ha nominato Renzi», inteso come Matteo che all’epoca dei fatti era il presidente del Consiglio. Non basta: il colloquio tra Alfredo Romeo e un suo collaboratore diventa, nell’informativa di Scafarto, un vertice con il colonnello Petrella in servizio all’Aisi, sul tema delle intercettazioni ambientali (all’epoca nemmeno iniziate) solo perché il collaboratore ha un cognome molto simile all’agente segreto.  

 

L’episodio che vede indagato il colonnello del Noe Alessandro Sessa riguarda l’ipotesi fuga di notizie. Le conversazioni Whatsapp trovate sul cellulare del capitano Scafarto dimostrano che lo stesso Sessa avrebbe informato il comandante del Noe, Sergio Pascali, in estate (a verbale aveva dichiarato di averlo fatto dopo il 6 novembre) pochi giorni prima della prima fuga di notizie sull’inchiesta Consip. 

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