11 Settembre: "Quella mattina ero dentro la Torre Nord proprio nel momento in cui si è schiantato il primo aereo"

Lei è stata molto fortunata e lo sa, così racconta in una intervista Martina Gasperotti, igienista dentale di Reggio Emilia, scampata all’attentato alle Torri Gemelli dell’11 settembre 2001. “Ero a New York per studiare, volevo imparare l’inglese, ero giovane all’epoca, avevo 28 anni. L’università si trovava vicino al World Trade Center, ero arrivata in anticipo perché volevo vedere il ristorante panoramico al piano 107, il più alto della torre. Non ho visto il primo aereo arrivare, in quel momento mi trovavo davanti all’ascensore e stavo appunto aspettando che si aprisse per salire all’ultimo piano. Quel giorno avrei iniziato le lezioni all’Università e avevo in mente di festeggiare regalandomi una cena al ‘Windows of the World’. Ma quella cena non l’ho mai fatta“.
“All’improvviso si è sentito un rumore fortissimo. Lì per lì non pensavo fosse una cosa grave, credevo fosse imploso un tubo dell’acqua o del riscaldamento. Poi però c’è stato uno strano silenzio, nessuno diceva nulla, nessuno sapeva nulla, non avevamo indicazioni precise su cosa fare c’era solo tanto fumo e cenere. Solo dopo un bel po’ di minuti sono scattate le sirene e le allarmi, lì è stato il caos, tutti hanno iniziato a scappare e correre fuori. Vedevo la gente sconvolta, che piangeva, che usciva e che guardava fuori, così sono corsa fuori anche io. Quando sono uscita ero spaesata, mi guardavo attorno ma non capivo, mi sono accorta che tutti guardavano in alto. Si faticava a respirare“. “Più ci penso e più mi rendo conto di quanto io sia stata fortunata: lo dico sempre, quella mattina ho vinto al superenalotto. Se penso che quando l’aereo si è schiantato io stavo per salire all’ultimo piano… Di quel giorno ricordo perfettamente il colore azzurrissimo del cielo e i fogli bianchi che volavano da ogni parte, quando all’improvviso ho visto lo schianto del secondo aereo, un rumore fortissimo e un’ondata di calore che mi è arrivata addosso. Poi un’immagine atroce che dopo quasi vent’anni ho ancora negli occhi: centinaia di corpi che cadono dall’alto, sopra la mia testa e si schiantano a terra, un rumore sordo, più impressionante di tutto, persino del sangue che era ovunque. Io ero lì sotto perché non ci hanno fatto allontanare, non c’era tempo per pensare a chi era già fuori. I vigili del fuoco correvano, i soccorsi arrivavano di corsa. Se ci ripenso, è un miracolo che io sia uscita completamente indenne. In quei giorni in città c’era un’atmosfera pesantissima, la città era a terra, profondamente ferita, paralizzata“.

11 Settembre per non dimenticare

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1 messaggio in questa discussione

Certo uccidere ± 5.000 persone è un crimine esecrando, ma ricordo che a Falluja gli statunitensi ne hanno ucciso molti, ma molti di più, e soprattutto  in una guerra imperialista motivata da armi di distruzione di massa che non esistevano in Iraq. Ma si sa un morto statunitense vale molto di più di 5000 morti  iracheni musulmani. Che pena la cecità degli occidentali: usano due pesi per la stessa misura. Sono da condannare entrambi.

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