CONTANO UNA CIPPA LIPPA IN EU

Voleva essere l’ago della bilancia in Europa,

ma rischia di non toccare palla per cinque anni. Entro il 24 giugno il Movimento Cinque Stelle dovrà prendere la decisione più importante della sua storia europea: ammettere di voler lasciare l’Ue o non contare più nulla. I pentastellati non hanno scelta. Dopo il no di liberali, conservatori, verdi e popolari europei, il M5S si trova con il cerino in mano e non sa con chi allearsi a Strasburgo. Senza un eurogruppo non si hanno né i finanziamenti né la possibilità di fare opposizione. Tradotto: niente soldi per l’ufficio degli europarlamentari, niente stipendi pagati per esperti che aiutino a scrivere le leggi, nessuna possibilità di ricoprire una carica strategica nel Parlamento europeo, neanche quella di relatore dell’opposizione nelle commissioni. Per evitare l’irrilevanza e formare un eurogruppo il M5S è costretto ad allearsi con il Brexit Party di Nigel Farage. Ma ci sono due problemi: il primo è che i due partiti non hanno i numeri perché servono degli eurodeputati di almeno altre cinque nazioni europee.

L’altro gigantesco problema è il regolamento “anti coalizione arlecchino”. È la norma numero 32 del regolamento interno, approvato alla fine della legislatura, che vieta le alleanze tra partiti che non c’entrano niente tra loro e impone di unirsi solo con chi si ha una minima affinità politica. Ovvero bisogna condividere gli ideali di fondo e votare allo stesso modo. Ci saranno controlli continui sulle votazioni e penalità nel lavoro alla conferenza dei capigruppo o nell’Aula. Un cavillo per evitare quanto è successo nell’Efdd negli ultimi cinque anni, in cui i 5 Stelle votavano in un modo e lo Ukip, il precedente partito fondato da Farage prima del Brexit Party, in un altro. È disposto il M5S ad allearsi con un partito che come unico punto nel suo manifesto l’uscita dall’Unione europea il 31 ottobre? È questo il valore che hanno in comune? Sarebbe il terzo indizio nell'ultima settimana. Dopo l’appoggio di Di Battista ai minibot, il via libera come ministro degli Affari europei ad Alberto Bagnai favorevole all'uscita dall'euro, l’alleanza con Farage sarebbe il naufragio della politica europeista del Movimento. E allora addio salario minimo europeo e alla credibilità del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che sarebbe ancora più escluso dagli altri leader. «Dobbiamo essere forti delle nostre convinzioni e pretendere più rispetto in Europa» ha scritto ieri sul Blog delle Stelle il capo politico Luigi Di Maio. Con quattordici eurodeputati congelati e costretti a pigiare bottoni senza mettere penna sulle leggi europee, più che rispetto ci sarà indifferenza.

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2 messaggi in questa discussione

Però  siamo  considerati..... Quando tutti sanno che sei un burattino in mano a due cialtroni.

L'immagine può contenere: 5 persone, persone in piedi, vestito elegante e matrimonio

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Dopo   aver  aperto  il  Parlamento   come  una  scatoletta   di tonno  ora   lo faranno anche   al Parlamento europeo ..... CIARLATANI

FINALMENTE CI RISPETTANO

Tra i 40 europarlamentari che stanno lavorando al programma europeo della nuova legislatura c’è un solo italiano, del PD.
I bulletti patridioti che volevano fare la rivoluzione sono ovviamente esclusi facendo parte di una minoranza di anti-europei. 
Intascheranno i loro 16 mila euro netti al mese senza lasciare traccia a Bruxelles.

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