Alitalia verso il commissariamento, il governo deve intervenire?

I dipendenti si sono espressi, forte e chiaro: il "no" al preaccordo per il salvataggio di Alitalia ha vinto nettamente, affermandosi con 6.816 voti, contro 3.206 sì, vale a dire con il 67%. E il Cda di Alitalia "data l'impossibilità di procedere alla ricapitalizzazione" ha "deciso di avviare le procedure previste dalla legge e ha convocato un'assemblea dei soci per il 27 aprile al fine di deliberare sulle stesse". La strada porta al commissariamento della compagnia, il consiglio di amministrazione ci tiene comunque a precisare che "il programma e l'operatività dei voli Alitalia non subiranno al momento modifiche".

"La cosa più plausibile è che si vada, dopo il Cda di oggi, verso un breve periodo di amministrazione straordinaria che si potrà concludere nel giro di 6 mesi o con una vendita parziale o totale degli asset di Alitalia oppure con la liquidazione", ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda intervistato dal Tg3. "Se ci saranno aziende interessate a rilevarla questo è tutto da vedere, ed è prematuro a dirsi", aggiunge Calenda che sottolinea come la nazionalizzazione non sia un'opzione per Alitalia anche perché "i cittadini non lo vogliono".

No all'aumento di capitale di 2 miliardi
"Il Consiglio di Amministrazione di Alitalia, convocato oggi, ha preso atto con rammarico della decisione dei propri dipendenti di non approvare il verbale di confronto firmato il 14 aprile tra l'azienda e le rappresentanze sindacali - si legge nella nota della compagnia - L'approvazione del verbale avrebbe sbloccato un aumento di capitale da 2 miliardi, compresi oltre 900 milioni di nuova finanza, che sarebbero stati utilizzati per il rilancio della Compagnia. Data l'impossibilità di procedere alla ricapitalizzazione, il Consiglio ha deciso di avviare le procedure previste dalla legge e ha convocato un'assemblea dei soci per il 27 aprile al fine di deliberare sulle stesse". "A seguito dell'esito negativo della consultazione referendaria sul verbale di confronto siglato da Alitalia e dalle organizzazioni sindacali - conclude la nota - la Compagnia tiene a precisare che il programma e l'operatività dei voli Alitalia non subiranno al momento modifiche".

Nazionalizzazione esclusa
"Se qualcuno pensa alla nazionalizzazione di Alitalia sappia che è esclusa", ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a SkyTg24. "Quello che potevano e dovevamo fare fino ad ora abbiamo cercato di farlo per produrre un accordo. La situazione si è conclusa con una votazione dei lavoratori. Alitalia è un'azienda privata: ora dobbiamo aspettare la decisione degli azionisti, poi siamo pronti ad applicare la legge. Il tema degli ammortizzatori c'è. Lo Stato c'è per la tutela del lavoratori".

 

Secondo voi il governo deve intervenire?

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10 messaggi in questa discussione

gli ammortizzatori........... glieli dobbiamo pagare noi?

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Hanno perso tutti e non se ne sono ancora accorti

Il risveglio sarà brusco

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visto che i dipendenti hanno fatto un referendum e in 10mila hanno scelto le sorti dell'azienda, io farei un bel referendum nazionale per chiedere ai cittatini italiani se sono disposti a pagare a questi la cassa integrazione per due anni

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8 minuti fa, svampi741 ha scritto:

visto che i dipendenti hanno fatto un referendum e in 10mila hanno scelto le sorti dell'azienda, io farei un bel referendum nazionale per chiedere ai cittatini italiani se sono disposti a pagare a questi la cassa integrazione per due anni

ma scusa, secondo te i dipendenti sono contenti di andare in cassa integrazione?!

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1 ora fa, markozelek ha scritto:

gli ammortizzatori........... glieli dobbiamo pagare noi?

ma veramente cavoli!!!!!

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Ma basta! quante volte è stata salvata con i nostri soldi??

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E si che erano scesi in campo anche i capitani coraggiosi......

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5 ore fa, ozu1980 ha scritto:

"Se qualcuno pensa alla nazionalizzazione di Alitalia sappia che è esclusa", ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a SkyTg24

Quando sloggeremo il sig. Poletti dal ministero del Lavoro per sostituirlo con una persona capace in modo che possa tornare a ingozzarsi a suo piacimento nelle sue cenette intime con i vari Buzzi, Panzironi, Casamonica, Alemanno, gli italiani, specie quelli di sinistra, specie i lavoratori, specie i giovani costretti a emigrare e a "togliersi dai piedi" di Poletti, tireranno un gran sospiro di sollievo. Capisco che a lui, e agli altri papaveri di questo sciagurato partito di destra neoliberista e di traditori che è il Pd renziano, la sola parola "nazionalizzazioni" faccia venire l'orticaria. E non a caso il loro progetto è vendere, anzi svendere ai privati tutti i pezzi pregiati dell'argenteria di Stato, da Poste a Finmeccanica, che faranno verosimilmente la fine di Alitalia. Ma io ho più volte scritto e argomentato che le privatizzazioni stanno ammazzando l'Italia e che le nazionalizzazioni sono l'unica speranza per riportare in vita la moribonda industria nazionale salvandola dalla desertificazione. Qui mi limito a una banale constatazione. Come l'ex gruppo Fiat (che si accinge a trasferire all'estero anche la produzione del suo modello più venduto, la Panda) e come altri diecimila casi dimostrano, oggi è pressoché impossibile, e diventerà in futuro sempre più difficile, arrestare l'emorragia delle imprese private italiane che vengono delocalizzate all'estero (a prescindere ormai dalla loro redditività) nell'ottica del profitto selvaggio e dell'abbattimento dei costi. In un mondo e in un mercato sempre più globalizzati il privato viene irresistibilmente attirato dai posti dove ci sono bassi salari, un basso cuneo fiscale, una bassa tassazione sugli utili, un basso livello delle tutele dei lavoratori. E allora delle due l'una: o giochiamo al ribasso anche noi, allargando la forbice tra ricchi e poveri, tra privilegi e diritti, o nazionalizziamo. Perché il controllo pubblico, la proprietà pubblica, oggi è l'unica garanzia certa  per mantenere un'azienda in Italia.

Sul caso Alitalia io la penso esattamente come il prof. Diego Fusaro, giovane e acuto filosofo di sinistra, sostenitore dell'economia etica (eticonomia) e collaboratore del FQ

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/26/alitalia-lunica-soluzione-e-nazionalizzare/3545035/

Colgo l'occasione per allegare un altro suo interessante articolo sul libero mercato:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/03/paolo-gentiloni-e-il-cieco-elogio-del-libero-mercato/3495202/

Modificato da fosforo31

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Il lato involontariamente comico della questione è che il bufalaro fosforo31 è a favore della moneta unica.

Liberissimo di esserlo, sia chiaro.

Ma se il bufalaro fosforo31 è a favore dell'euro e contemporaneamente:

1 - è contrario alla Fiat che delocalizza

2 - stigmatizza i Paesi dove ci sono bassi salari e basse tutele del lavoro

3 - parla di moribonda industria nazionale

allora il bufalaro fosforo31 fornisce prova inconfutabile di

NON CAPIRE UN BENEMERITO C A X X O.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Modificato da docgalileo

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1 ora fa, fosforo31 ha scritto:

Quando sloggeremo il sig. Poletti dal ministero del Lavoro per sostituirlo con una persona capace in modo che possa tornare a ingozzarsi a suo piacimento nelle sue cenette intime con i vari Buzzi, Panzironi, Casamonica, Alemanno, gli italiani, specie quelli di sinistra, specie i lavoratori, specie i giovani costretti a emigrare e a "togliersi dai piedi" di Poletti, tireranno un gran sospiro di sollievo. Capisco che a lui, e agli altri papaveri di questo sciagurato partito di destra neoliberista e di traditori che è il Pd renziano, la sola parola "nazionalizzazioni" faccia venire l'orticaria. E non a caso il loro progetto è vendere, anzi svendere ai privati tutti i pezzi pregiati dell'argenteria di Stato, da Poste a Finmeccanica, che faranno verosimilmente la fine di Alitalia. Ma io ho più volte scritto e argomentato che le privatizzazioni stanno ammazzando l'Italia e che le nazionalizzazioni sono l'unica speranza per riportare in vita la moribonda industria nazionale salvandola dalla desertificazione. Qui mi limito a una banale constatazione. Come l'ex gruppo Fiat (che si accinge a trasferire all'estero anche la produzione del suo modello più venduto, la Panda) e come altri diecimila casi dimostrano, oggi è pressoché impossibile, e diventerà in futuro sempre più difficile, arrestare l'emorragia delle imprese private italiane che vengono delocalizzate all'estero (a prescindere ormai dalla loro redditività) nell'ottica del profitto selvaggio e dell'abbattimento dei costi. In un mondo e in un mercato sempre più globalizzati il privato viene irresistibilmente attirato dai posti dove ci sono bassi salari, un basso cuneo fiscale, una bassa tassazione sugli utili, un basso livello delle tutele dei lavoratori. E allora delle due l'una: o giochiamo al ribasso anche noi, allargando la forbice tra ricchi e poveri, tra privilegi e diritti, o nazionalizziamo. Perché il controllo pubblico, la proprietà pubblica, oggi è l'unica garanzia certa  per mantenere un'azienda in Italia.

Sul caso Alitalia io la penso esattamente come il prof. Diego Fusaro, giovane e acuto filosofo di sinistra, sostenitore dell'economia etica (eticonomia) e collaboratore del FQ

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/26/alitalia-lunica-soluzione-e-nazionalizzare/3545035/

Colgo l'occasione per allegare un altro suo interessante articolo sul libero mercato:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/03/paolo-gentiloni-e-il-cieco-elogio-del-libero-mercato/3495202/

Ahahahaha , ideona del Cazzaro Napoletano che mutua la proposta della testadiminkia filosofica di Fusaro che , non a caso , scrive sul Falso Quitidiano . Che ridere questo giovanetto imbelle che vorrebbe essere l'alternativa nuova a quello che chiamano "Pensiero Unico" e poi si ritrovano a riproporre le vecchissime ricette fallite già prima che loro nascessero e che hanno validamente contribuito a mandare a bagno il Paese.
C'è un'azienda che va male? OK, succede. E qual è la proposta del nostro "filosofo" e del bufalaro Partenopeo Fisforo ?? Analizzare la situazione e vedere cosa si può fare per salvare il salvabile? Certo che no !! Troppo difficile !! Basta nazionalizzare e le capienti tasche dei contribuenti provvederanno ad assicurare il mantenimento di TUTTI i dipendenti, e magari anche qualcuno di più.
E il bello è che il nostro si indigna di fronte alla "inedita fase di capitalismo comunistico: un capitalismo che selvaggiamente privatizza gli utili e generosamente socializza le perdite." Ahahahahah 
Peccato che non si renda conto che la sua "soluzione" è assolutamente identica. Si privatizzano gli utili a favore dei dipendenti che continuano a rendere uno stipendio e si socializzano le perdite relative mettendole a carico dello Stato.
Caro Cazzaro e Bufalaro delle mie calzette. Le tue "soluzioni" sono già state anche troppo provate e si sono rivelate fallimentari.  Quello che proponi potrebbe andare bene con Chavez ed in Venezuela con Maduro !! Anziché etichettare come "Pensiero Unico" quello che è il consenso generalizzato di quelli che in materia se ne intendono MOLTO più di te e sono meno faziosi di te ,  faresti meglio a studiarlo. Evitando nel contempo di dire castronerie e banalità ad uso storioni , barbieri e pizzaioli Napoletani . 
Ah, dimenticavo .E mentre studi cerca di crescere ed applicarti un po' di più . 

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