Lettera aperta a Giggino De Mejo ...!!

La prima persona rumena che io abbia mai conosciuto era Caterina.
Caterina (che in realtà si chiamava Kirasa, ma aveva deciso che il suo nome era troppo strano per gli italiani, quindi se n'era dato un altro) era la signora che si è occupata di mio nonno per tanti anni, più o meno da quando morì mia nonna.

E occasionalmente, visto che entrambi i miei genitori lavoravano, veniva a fare le pulizie e a mettere in ordine da noi.

Caterina veniva da vicino Bucarest.
Sotto Ceausescu faceva la cuoca in un ristorante (grazie a lei ho scoperto che la cucina rumena è buona, ma hanno l'ossessione di riempire tutto di aglio, forse per via del fatto che dalle parti loro c'hanno avuto Dracula, boh) poi, visto che il marito era invalido e le figlie studiavano all'università, aveva deciso di venire in Italia per tirare su un po' di soldi e far star meglio la famiglia. 
Caterina era una donna simpatica, molto brusca e spiccia nei modi, ma di quel brusco sincero, senza fronzoli, senza sovrastrutture, quel brusco che lo riconosci subito che è sinonimo di schiettezza, non di cattiveria o maleducazione.
Che poi, se le rispondevi a tono, oppure prendendola in giro, lei scoppiava sempre a ridere, e allora capivi che in quello che diceva o faceva non c'era mai malizia.
Caterina era una persona buona, ma buona davvero.

Poi, quando le figlie si laurearono, tornò in Romania.
Avrà invitato me e mia moglie  ad andarla a trovare mille volte, da allora.
Le ho voluto bene, a Caterina, e lei ne ha voluto alla mia famiglia.

In assenza di Caterina, da mio nonno (che nel frattempo era diventato centenario è ormai aveva perso del tutto la vista), andarono altre due persone, sempre rumeni: una coppia, marito e moglie.
Lei si chiamava Felicia ed era laureata in lingue, lui era un fisioterapista e faceva anche il portiere di notte, nel frattempo, così si alternavano.
Sono stati con mio nonno poco tempo, perché di lì a poco sarebbe morto.

E quando mio nonno morì, lui si occupò di chiudergli gli occhi e la bocca, perché non voleva che facessimo noi una cosa tanto spiacevole.
Poi lo vestì.

Al funerale entrambi erano lì, tra gli ultimi banchi della chiesa, e piangevano.

Ecco, Gigi Di Maio, i rumeni che ho conosciuto io sono questi.
Forse ho pescato bene in quel 40% di criminali che sono arrivati qui, giusto?

Ma io non ce l'ho con te.
Io ce l'ho con la società in cui viviamo, ce l'ho con un paese che esalta gli ignoranti, che inneggia agli "onesti ***", un paese che ha permesso a uno tra i fuoricorso meno dotati d'Italia di diventare vicepresidente della Camera e candidato "in pectore" alla presidenza del Consiglio da parte del M5S.

Non sei tu la causa, Gigino, non preoccuparti, sei solo il sintomo, uno dei tanti. Purtroppo !! 

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