un racconto per il signor director

  ANNO 2011 di Rosacanina

esodo biblico

Ne parlano tutti, anche la mia mamma, e io non so neppure cosa voglia dire.

Sono piccolo e la mia mamma mi stringe forte forte.

Laggiù sul molo mi teneva per mano e io zampettavo accanto a lei, poi siamo saliti sul barcone e lei ha cominciato a stringermi tra le sue braccia. Accanto a noi si accovacciavano migliaia di persone, forse centinaia, io non so contare, ma le persone sono tante tante, si stringono le une alle altre, e io ne sento l’odore: di sudore, di sporcizia.

 

Tutti mi guardano, dicono che sono coraggioso; coraggioso come la mia mamma, che  tenendomi stretto impedisce agli altri di soffocarmi, sono i suoi occhi, i suoi sorrisi, le sue carezze a rendermi coraggioso. Che vorrà dire coraggioso? Sono con la mia mamma che mi tiene stretto, e quando sono tra le sue braccia io non ho paura, è lei che mi protegge.

 

Siamo partiti due giorni fa e il sole splendeva, il mare era calmo, il tum tum del motore mi cullava e io dormivo sereno tra le braccia della mia mamma.

 

Oggi invece s’è alzato il vento, e le acque ballano attorno al barcone, i compagni si stringono sempre più, il volto della mia mamma si è oscurato ma le sue carezze sono aumentate, forse vuol togliermi dal volto le gocce d’acqua dal sapore amaro che mi colpiscono. E’ buona la mia mamma, e quando sono con lei sono felice, anche se ora gli spruzzi cominciano a bagnarmi tutte le vesti. Comincia a far buio, e l’acqua salta attorno al barcone come volesse invitarci a saltare pure noi.

 

La mamma dice che compirò due anni, li compirò in Italia dove vivono persone buone che ci aiuteranno a ricominciare una nuova vita. Ma perché dobbiamo ricominciare una nuova vita? Io sto bene con la mia mamma, sto bene ora, anche se l’acqua continua a bagnarmi, e stavo bene prima, prima di salire sul barcone.

 

Attorno a me sento pregare, anche la mia mamma prega, anche il barcone prega, sommessamente, ma con scricchiolii continui. Che strano modo di pregare hanno i barconi.

 

Delle luci improvvisamente ci illuminano, e le onde del mare, tra luci e ombre, cominciano a far paura anche a me e alla mia mamma che mi tiene sempre più stretto. Mi sembra di soffocare da quanto mi tiene stretto.

 

Poi sento freddo, tanto freddo, un freddo che mi stringe ancor più della mia mamma, non sento più le urla, non sento più le preghiere, non sento neppure lo scricchiolio del barcone. Non respiro, non riesco a respirare, sento solo i polmoni scoppiare e riempirsi d’acqua.

Mi lascio andare, lentamente, sott’acqua, cercando le mani della mia mamma.

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