CHIUDETE LA RADIO MANGIASOLDI DEI RADICALI !

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Prima di tutto una precisazione sul titolo di questa discussione. Lungi da me l'idea che un governo possa azzardarsi a chiudere un giornale o una emittente radio o TV. Sempre che questa non violi diritti altrui, come fu a suo tempo il caso di Rete4, TV ABUSIVA che una sedicente sinistra, prona e appecorita (per non dire VENDUTA) davanti agli interessi e ai privilegi del Caimano, non osò mai toccare. Se oggi dico, e lo dico forte, CHIUDETE RADIO RADICALE, intendo solo rendere pan per focaccia ai cialtroni, ai falsari e ai piagnoni, che accusano il governo di voler chiudere l'emittente con un gesto autoritario da regime fascista o sovietico, e che inscenano proteste, piagnistei, raccolte di firme. Dal patetico Sgarbi ai piagnoni del Pd e del gruppo Repubblica-Espresso. Signori, rimettete in tasca i fazzoletti, qui nessuno vuole chiudere nulla. Se non i cordoni della borsa del denaro pubblico. Dalla quale questa emittente iperprivilegiata spilla da decenni, in barba a ogni legge del mercato e della libera e leale concorrenza, somme spropositate, astronomiche, del tutto sproporzionate al servizio pubblico offerto (le radiocronache dal Parlamento). Secondo Wiki, mai smentita, Radio Radicale riceve dallo Stato 12,761 milioni di euro annui e la cosa va avanti (almeno) dai primi anni '90. Tirando le somme,  parliamo di centinaia di miliardi di vecchie lire e di centinaia di milioni di euro. Soldi nostri. Soldi regalati a una radio seguita da 4 gatti, che rifiuta il rilevamento dell'audience, che avrà poche decine di dipendenti e che con tutta quella pioggia di denaro in 30 anni non è riuscita nemmeno a coprire con il segnale l'intero territorio nazionale ma solo il 75%. In compenso è riuscita a conciliare il sonno a quelli che la usano come sonnifero. Alzi la mano chi non si è mai addormentato durante uno degli insulsi dibattiti serali o notturni irradiati da Radio Radicale. Una radio di partito, cioè di una associazione privata, dunque una radio di parte, faziosa per definizione. E chi la segue lo sa bene. Ma copiosamente finanziata con il denaro di tutti. Svolge un servizio pubblico? Certo, ma è un servizio che paghiamo a peso d'oro e di cui non da oggi ma da molti anni potremmo tranquillamente fare a meno. C'è un canale radio Rai (GR Parlamento) nato 20 anni fa e pagato dagli abbonati che svolge lo stesso servizio. Di più: Camera e Senato hanno le loro web tv per le dirette in streaming. E questi radicali mangiasoldi pretendono da noi quasi 13 milioni l'anno per andare avanti? Ma vogliamo scherzare? È un'offesa a milioni di famiglie che non arrivano a fine mese e a centinaia di piccole emittenti radio e tv che rischiano sul serio di chiudere. Il governo Conte non deve dimezzare i fondi a Radio Radicale, deve AZZERARLI. SUBITO! Questa emittente ha già avuto molto ma molto più che abbastanza, in 30 anni, per cominciare finalmente a camminare sulle proprie gambe. Venda un po' di pubblicità, mandi in onda servizi e inchieste serie e originali invece di fare il doppione di altre emittenti, e buona fortuna. E la Corte dei Conti indaghi sui bilanci pregressi dell'emittente per capire esattamente come sono stati spesi i nostri soldi. 

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31 messaggi in questa discussione

22 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Prima di tutto una precisazione sul titolo di questa discussione. Lungi da me l'idea che un governo possa azzardarsi a chiudere un giornale o una emittente radio o TV. Sempre che questa non violi diritti altrui, come fu a suo tempo il caso di Rete4, TV ABUSIVA che una sedicente sinistra, prona e appecorita (per non dire VENDUTA) davanti agli interessi e ai privilegi del Caimano, non osò mai toccare. Se oggi dico, e lo dico forte, CHIUDETE RADIO RADICALE, intendo solo rendere pan per focaccia ai cialtroni, ai falsari e ai piagnoni, che accusano il governo di voler chiudere l'emittente con un gesto autoritario da regime fascista o sovietico, e che inscenano proteste, piagnistei, raccolte di firme. Dal patetico Sgarbi ai piagnoni del Pd e del gruppo Repubblica-Espresso. Signori, rimettete in tasca i fazzoletti, qui nessuno vuole chiudere nulla. Se non i cordoni della borsa del denaro pubblico. Dalla quale questa emittente iperprivilegiata spilla da decenni, in barba a ogni legge del mercato e della libera e leale concorrenza, somme spropositate, astronomiche, del tutto sproporzionate al servizio pubblico offerto (le radiocronache dal Parlamento). Secondo Wiki, mai smentita, Radio Radicale riceve dallo Stato 12,761 milioni di euro annui e la cosa va avanti (almeno) dai primi anni '90. Tirando le somme,  parliamo di centinaia di miliardi di vecchie lire e di centinaia di milioni di euro. Soldi nostri. Soldi regalati a una radio seguita da 4 gatti, che rifiuta il rilevamento dell'audience, che avrà poche decine di dipendenti e che con tutta quella pioggia di denaro in 30 anni non è riuscita nemmeno a coprire con il segnale l'intero territorio nazionale ma solo il 75%. In compenso è riuscita a conciliare il sonno a quelli che la usano come sonnifero. Alzi la mano chi non si è mai addormentato durante uno degli insulsi dibattiti serali o notturni irradiati da Radio Radicale. Una radio di partito, cioè di una associazione privata, dunque una radio di parte, faziosa per definizione. E chi la segue lo sa bene. Ma copiosamente finanziata con il denaro di tutti. Svolge un servizio pubblico? Certo, ma è un servizio che paghiamo a peso d'oro e di cui non da oggi ma da molti anni potremmo tranquillamente fare a meno. C'è un canale radio Rai (GR Parlamento) nato 20 anni fa e pagato dagli abbonati che svolge lo stesso servizio. Di più: Camera e Senato hanno le loro web tv per le dirette in streaming. E questi radicali mangiasoldi pretendono da noi quasi 13 milioni l'anno per andare avanti? Ma vogliamo scherzare? È un'offesa a milioni di famiglie che non arrivano a fine mese e a centinaia di piccole emittenti radio e tv che rischiano sul serio di chiudere. Il governo Conte non deve dimezzare i fondi a Radio Radicale, deve AZZERARLI. SUBITO! Questa emittente ha già avuto molto ma molto più che abbastanza, in 30 anni, per cominciare finalmente a camminare sulle proprie gambe. Venda un po' di pubblicità, mandi in onda servizi e inchieste serie e originali invece di fare il doppione di altre emittenti, e buona fortuna. E la Corte dei Conti indaghi sui bilanci pregressi dell'emittente per capire esattamente come sono stati spesi i nostri soldi. 

Eppero’ !! Il Cazzaro di Napoli sarà pure un fervente democratico e quindi giammai un grillino ( dice lui , nda) , ma appena la testadiminkia grillebete Vito Crimi annuncia che non sarà rinnovata la convenzione con Radio Radicale , ecco che il Panzanaro su schiera subito dalla sua psrte . Invece No , Cazzaro !!  Radio Radicale e’ una voce libera e democratuca che da 40 anni trasmette in diretta le sedute del Parlamento e segue le attività di tutte le istituzioni, dalla Corte Costituzionale al Consiglio Superiore della Magistratura, i più grandi processi giudiziari e le più importanti attività culturali e sociali.  Negli ultimi 20 anni questo è stato possibile grazie a una convenzione con lo Stato italiano e solo dei Fascisti come i grillini e quindi come il Cazzaro di Napoli possono solo pensare di chiuderla !!   Egregio Cazzaro , Il diritto alla conoscenza è un diritto fondamentale affinché il cittadino possa farsi liberamente una opinione e non sia condizionato da una informazione distorta e di parte. Insomma , quella che e’ in voga nei regimi dittatoriali ( come nel Venezuela del tuo compagno Maduro ), quella che in Italia vorreste , passetto dopo passetto , diventasse appannaggio della piattaforma , quella dove si possono irradiare le bufale più obbrobriose senza che nessuno possa saperlo . Cazzaro di Napoli , la democrazia ha un costo ed io i miei 35 centesimi l’anno affinché Radio Radicale continui ad esistere li pago volentieri . Ci siamo capiti , Cazzaro ?? Di Napoli !! 

 

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Certo  che    si   chiuderla  perchè tanto  c'è lo streaming   dei grilli  sempre  ed  ovunque.  Ma  vafff  grullesco... quando   qualcuno  mette  in  risalto  la   VERITA'  da   fastidio e  allora  si  chiude   e  si tagliano  i finanziamenti  che  è  peggio... meglio  versare  ad  una   azienda con   conflitti  d'interessi  300  €  da  parte  dei  cosidetti   portavoce  dei  cittadini   che   di portavoce  non  hanno  proprio nulla  tutti  succubi  alla  politica  dettata  dalla  famigerata  piattaforma   con  Presidente  unico e intoccabile  un certo  Casaleggio.

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Inviata (modificato)

Poteva astenersi il rappresentante del partito degli affari e dei poteri forti? Poteva astenersi il rappresentante della conservazione infiltrato nel governo cosiddetto del cambiamento? Poteva astenersi Matteo Salvini dall'intervenire a favore della RADIO MANGIASOLDI dei radicali? No che non poteva! Ovviamente non poteva! Una delle cose da conservare in questo paese immobile, o meglio immobilizzato da una casta di svergognati e sciagurati  gattopardi, sono i privilegi di una radio privata che ha in concessione da 30 anni E SENZA GARA un servizio pubblico. Uno dei cambiamenti da evitare in questo paese inerte è interrompere la pioggia di denaro pubblico su una radio di partito che svolge un servizio pubblico del tutto superfluo. Del tutto superfluo perché già svolto, a costo zero per i contribuenti, da altre emittenti radio, siti web e web tv. Dice il capitano dei miei stivali: "Preferirei un taglio ai mega-stipendi in Rai". A parte il fatto che la Lega, quando è stata al governo, quei mega-stipendi non li ha mai tagliati, e a parte il fatto che alcuni dei mega-stipendiati Rai conducono programmi seguiti da milioni di persone e non dai 4 gatti di Radio Radicale, che cavolo c'entrano gli stipendi Rai con i finanziamenti pubblici a una radio privata? La frase di Salvini è banalmente assurda: non c'è nessuna incompatibilità tra i due tagli, si possono e si devono fare al più presto ambedue. È come se mi chiedessero: vuoi mangiare zucchine in umido a cena? E io rispondessi: no, preferirei bere latte a colazione. Per il ministro dell'Interno non possiamo sprecare un solo euro per accogliere un naufrago raccolto in mare da una ONG straniera, ma dobbiamo buttare nel cesso 13 milioni l'anno per un servizio pubblico già svolto da altri a costo zero. Naturalmente sulla RADIO MANGIASOLDI Salvini è in buona compagnia. Come ho già scritto, il partito degli affari e il partito della conservazione in Italia sono trasversali. Leghisti, pidini e forzidioti, pardon forzitalioti, gli stessi (guarda caso!) che sfilavano a braccetto con le madamine della Torino bene a favore del costoso e inutile TAV, oggi vanno a braccetto con gli Sgarbi e con i radical chic di Espresso-Repubblica a favore della costosa e inutile (nel senso di superflua) Radio Radicale. Ricordiamocene il 26 maggio, in cabina elettorale. 

Modificato da fosforo41

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Classico  stile   grullesco la  colpa  è sempre  degli  altri  anche se  le  scelte   sono  prettamente  grullesche ...  anche  se  da  un   immobilismo   visto  dal  fosforoso   stiamo cadendo  nel più retrogrado  dei  momenti... tutto va  a  catafascio ma  questo  è  il  famigerato cambiamento  al peggio  non  c'è  fine  e  la  fine   ci   verrà proprio  da  quelli del  cambiamento  ahinoi.

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A totale beneficio del livoroso , fazioso nonche’ Cazzaro di Napoli , invio la memoria storica riguardante Radio Radicale . 

Quando è nata la convenzione

La convenzione tra Radio Radicale e lo Stato è nata ufficialmente nel 1994 e ha avuto una storia articolata. Vediamone i passaggi principali.

La “legge Mammì” – dal nome del suo promotore Oscar Mammì, ministro delle Comunicazioni tra il 1987 e il 1991 – cambiò profondamente il sistema radiotelevisivo italiano nel 1990.

Tra le varie cose, la legge stabiliva (legge n. 223 del 6 agosto 1990, art. 24) che la Tv di Stato avesse tre reti televisive e tre reti radiofoniche. A queste ultime poteva aggiungersi, su richiesta dei presidenti del Senato e della Camera, una quarta "rete radiofonica riservata esclusivamente a trasmissioni dedicate ai lavori parlamentari".

Questa funzione era svolta già dal 1976 da Radio Radicale, in totale indipendenza. Nel 1991 – come spiegòin un’audizione parlamentare del 20 febbraio 1998 Paolo Vigevano, l’allora editore di Radio Radicale – i presidenti di Camera e Senato fecero la richiesta prevista dalla legge Mammì, ma la Rai non sembrò interessata a svolgere questo servizio, probabilmente per motivi economici ed editoriali.

Nel 1994 fu così approvato un decreto-legge (n. 602 del 28 ottobre) che stabiliva (art. 9) il principio della convenzione, e cioè che "allo scopo di assicurare il servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari [...] il Ministero delle poste e delle telecomunicazioni" stipulasse "una convenzione di durata triennale con un concessionario per la radiodiffusione sonora".

Con questa convenzione, la concessionaria doveva impegnarsi – nei limiti annui di 10 miliardi di lire – "a trasmettere per ogni impianto, nell'orario tra le ore 8.00 e le ore 21.00, almeno il sessanta per cento del numero annuo complessivo di ore dedicate dalle Camere alle sedute d’aula".

E qui entrava in gioco per la prima volta il principio della gara pubblica. Come recitava il decreto-legge (art. 9 co. 3), infatti, la scelta del concessionario sarebbe dovuta avvenire "mediante gara, tenuto conto dei seguenti criteri: a) precedenti attività di informazione di interesse generale; b) affidabilità tecnica della proposta; c) minore contributo finanziario richiesto per il servizio; d) investimenti effettuati nel settore".

In realtà, questo decreto-legge decaddeper mancata conversione da parte del Parlamento, ma la parte sulla convenzione trovò comunque applicazione.

Come spiega una nota di un dossier della Camera dei deputati sulla legge di Bilancio 2019, la convenzione fu approvata il 21 novembre 1994 con un decreto dell’allora ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni Giuseppe Tatarella. Ad aggiudicarsela dopo una gara per i successivi tre anni era stata la società Centro di produzione S.p.a., ossia Radio Radicale.

"Nella gara fatta nel 1994 ci siamo presentati solo noi" ha spiegato ad Agi Paolo Chiarelli, amministratore delegato di Radio Radicale. "A livello nazionale non c’era nessuno interessato a fare questo servizio perché ti impedisce di fare la parte commerciale. A noi fu assegnata per il triennio successivo".

La convenzione mantenne la sua validità grazie alla legge n. 650 del 23 dicembre 1996, per essere poi rinnovata diverse volte nel corso del tempo. Insomma, riassumendo: la gara nel 1994 ci fu, anche se Radio Radicalefu l’unica concorrente.

Che cosa successe in seguito?
 

Quante volte è stata prorogata la convenzione

Il seguito è, si potrebbe dire, una storia italiana di situazioni transitorie che diventano definitive e di soluzioni temporanee protratte per decenni.

Dopo la scadenza della convenzione del 1994, avvenuta il 21 novembre 1997, venne adottata un’altra legge (n. 224 dell’11 luglio 1998), che "allo scopo di garantire la continuità del servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari" rinnovò per un triennio e "in via transitoria" la convenzione tra Radio Radicale e il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni (con un importo annuo di 11,5 miliardi di lire).

Come spiegava il testo di legge, la transitorietà della scelta era dovuta al fatto che i criteri della nuova gara pubblica per la concessione della convenzione sarebbero stati "definiti nel quadro dell'approvazione della riforma generale del sistema delle comunicazioni".

Di fatto, questo regime di transitorietà è diventato permanente nei decenni successivi, nonostante la nascita nel 1998 del canale radiofonico Rai Gr Parlamento.

Le proroghe della convenzione tra Stato e Radio Radicale sono avvenute per trienni, bienni e singole annualità – prima con il Ministero delle Comunicazioni, poi con quello Sviluppo economico – utilizzando le leggi di Bilancio o la conversione di decreti-legge.

Nel dettaglio, la legge finanziaria per il 2001 (art. 145, comma 20) ha autorizzato la spesa di 15 di lire miliardi per ciascuno degli anni 2001, 2002 e 2003 per la proroga della convenzione. Le legge finanziaria per il 2004 (art. 4, comma 7) ha stanziato 8,5 milioni di euro annui per il 2004, 2005, 2006. La legge finanziaria per il 2007 (art.1, comma 1.242) ha invece rinnovato la convenzione con la spesa di 10 milioni di euro annui fino al 2009.

Negli ultimi anni, le proroghe sono state fatte di anno in anno, sempre con stanziamenti di 10 milioni di euro. Per esempio, la legge di Stabilità per il 2016 (art. 1, comma 177) ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per quell’anno, mentre la legge n. 19 del 27 febbraio 2017 (art. 6, comma 2) ha stanziato una somma identica per l’anno successivo.

L’ultimo rinnovo in ordine di tempo è avvenuto con la legge di Bilancio per il 2018 (art. 1, comma 689), che per l’anno scorso ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro.

Riassumendo: dal 1994, la convenzione è stata rinnovata oltre dieci volte senza gara – con l’autorizzazione di spese triennali, biennali e annuali fatte da diverse esecutivi – fino ad arrivare alla decisione del governo Conte, che intende non rinnovarla più dopo quasi 25 anni.

Qual è stata la posizione di Radio Radicale negli anni

Secondo Bonino, "ogni anno, ogni volta, Radio Radicale ha chiesto che si istituisse una gara per valutare tutti gli elementi del servizio e aprirlo anche ad altri contendenti".

Come spiega il sito ***dell’emittente radiofonica, Radio Radicale alla fine degli anni Ottanta si era battuta affinché lo Stato indicesse una gara per finanziare il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari, "che Radio Radicale svolgeva a spese del Partito Radicale dal 1976".

L’insufficienza dei fondi portò temporaneamente alla chiusura della radio e alla fase della cosiddetta “Radio Parolaccia”, dove le uniche trasmissioni dell’emittente erano le telefonate senza filtro e censure del pubblico, fino all’accesso ai contributi pubblici a inizio anni Novanta.

Anche nel 1998 – quando lo Stato decise di rinnovare per la prima volta la convenzione – il Partito Radicale si era espresso affinché fosse indetta una "gara vera", citando le parole di allora di Emma Bonino, per la trasmissione delle sedute parlamentari.

In realtà questa opzione non si è più verificata e come abbiamo visto la convenzione è stata prorogata diverse volte, con stanziamenti in ogni occasione a favore di Radio Radicale.

Come ha confermato il suo amministratore delegato Chiarelli ad Agi, "noi abbiamo sempre chiesto al Ministero di trovare una soluzione a questa situazione e siamo sempre stati disposti a fare la gara, purché sia regolare. Cioè tra soggetti che partecipano alla pari, quindi non come la Rai che è già forte grazie ai soldi pubblici".
 

Conclusione

Ormai da settimane si discute sul futuro di Radio Radicale, sempre più incerto dopo l’annuncio del governo di non voler rinnovare la convenzione tra l’emittente e il Ministero dello Sviluppo economico in scadenza a giugno 2019.

Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Vito Crimi, Radio Radicale ha ottenuto questa convenzione senza aver mai fatto una gara, ma questo è solo parzialmente vero.

Nel 1994, Radio Radicale si era aggiudicata la funzione di trasmettere le sedute parlamentari – nel rispetto della legge Mammì del 1990 – dopo una gara, a cui aveva però partecipato in solitaria. La convenzione è poi stata prorogata oltre dieci volte negli anni, per trienni, bienni e singole annualità, senza che effettivamente venisse indetta ogni volta una nuova valutazione con altri contendenti.

La posizione *** dell’emittente è comunque quella di trovare una soluzione del Ministero, anche con un confronto pubblico – purché "equo" – con altri contendenti.

 

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Con il DPR 146/17 (governo Gentiloni), detto LEGGE AMMAZZA EMITTENTI, vengono stabiliti nuovi e più rigidi criteri per l'assegnazione dei fondi per l'editoria radiofonica e televisiva, per complessivi 100 milioni annui. In particolare vengono privilegiate le emittenti con i maggiori ascolti misurati da Auditel. Con ciò ben 1200 emittenti, 400 televisive e 800 radiofoniche, rischiano la chiusura e oltre 2500 dipendenti rischiano di perdere il lavoro.

 

http://www.caprievent.it/tv/informazione-1200-emittenti-locali-a-rischio-chiusura-proteste-contro-di-maio/

Ma i piagnoni del partito trasversale della Conservazione (Pd+FI+Lega) oggi piangono, si strappano le vesti e gridano all'attentato alla democrazia solo e unicamente per Radio Radicale, emittente privilegiata che, avendo ascolti in picchiata ma contributi altissimi, decise furbamente anni fa di non sottoporsi più alle rilevazioni Auditel. Ma continuò a incassare, da sola, quasi 13 milioni l'anno, cioè quasi il 13% della torta che oggi devono spartirsi oltre 1200 emittenti private. Il governo non vuole azzerare, vuole solo dimezzare il contributo all'emittente privilegiata (e superflua per i motivi che ho spiegato). Insomma, i radicali continuerebbero a godere di un trattamento di lusso, assolutamente abnorme rispetto alle altre emittenti, ma piangono miseria. Un defunto dipendente della radio succhiasoldi, noto per la spocchia ma oggi elevato a eroe e martire dal partito dei piagnoni, invece di ringraziare Di Maio e di baciargli i piedi, lo attaccò definendolo "stalinista e gesuita". Non solo superflui e costosi, ma ingrati e maleducati! Questi succhiasoldi avevano trovato una miniera d'oro nelle tasche di noi contribuenti, hanno scialato per decenni, ma ora basta! Azzerare i contributi o allinearli democraticamente a quelli delle altre emittenti, e vediamo come camminano sulle loro gambe questi bambini viziati e spocchiosi. Che poi sono gli stessi ipocriti che si battevano per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ovvio, avendo percentuali di voti da prefisso telefonico, preferivano "accontentarsi" del finanziamento milionario alla loro radio. 

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Radio radicale ha sempre avuto un pregio. Non ha mai impedito a qualcuno di parlare e lo ha fatto con una caratteristica che è sempre stata unica ed esclusiva: anche il "peggior nemico", quando ha avuto la parola, ha potuto esprimersi in libertà, senza commenti e soprattutto senza interruzioni. 

E ha dato voce a categorie di persone a cui è stata da sempre negata. Penso ad esempio a Radio Carcere.

Impossibile poi, in trasmissioni quali Stampa e Regime o nelle registrazioni integrali dei processi, sentire il Giordano della situazione fare il professorino spocchioso che interrompe in continuazione col solo scopo di fare ammuina e buttarla in cacciara. 

Secondo me è sempre stata una voce libera  e non ritengo né utile né opportuno spegnerla. Soprattutto in tempi come questi in cui ritengo pericoloso invece spegnere qualunque voce.

Ha ricevuto un trattamento di favore? Può essere ma come d'altronde tanti altri però le va riconosciuto il merito di aver svolto un servizio in tempi in cui chi è stato al potere non vedeva tanto di buon occhio che quanto avveniva nelle stanze dei bottoni venisse riportato integralmente e senza filtri. E questo forse, seppure in parte, spiega anche come mai non ci si mai stata l fila per aggiudicarsi quel tipo di servizio.

Sui pochi gatti poi non sono così certo. Personalmente, viaggiando quasi giornalmente, Stampa e Regime a quell'ora è sempre stato un appuntamento quasi naturale e quello che ho sempre apprezzato è stato il fatto che la rassegna stampa è stata sempre esaustiva, nessuno escluso...neppure quelli che potevano apparire come r@ompiballe e che magari ciascuno di noi, a seconda delle proprie idee, sarebbe stato portato inconsapevolmente o meno, a buttare nella spazzatura senza neanche aprirlo.

 

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2 ore fa, ildi_vino ha scritto:

Radio radicale ha sempre avuto un pregio. Non ha mai impedito a qualcuno di parlare e lo ha fatto con una caratteristica che è sempre stata unica ed esclusiva: anche il "peggior nemico", quando ha avuto la parola, ha potuto esprimersi in libertà, senza commenti e soprattutto senza interruzioni. 

E ha dato voce a categorie di persone a cui è stata da sempre negata. Penso ad esempio a Radio Carcere.

Impossibile poi, in trasmissioni quali Stampa e Regime o nelle registrazioni integrali dei processi, sentire il Giordano della situazione fare il professorino spocchioso che interrompe in continuazione col solo scopo di fare ammuina e buttarla in cacciara. 

Secondo me è sempre stata una voce libera  e non ritengo né utile né opportuno spegnerla. Soprattutto in tempi come questi in cui ritengo pericoloso invece spegnere qualunque voce.

Ha ricevuto un trattamento di favore? Può essere ma come d'altronde tanti altri però le va riconosciuto il merito di aver svolto un servizio in tempi in cui chi è stato al potere non vedeva tanto di buon occhio che quanto avveniva nelle stanze dei bottoni venisse riportato integralmente e senza filtri. E questo forse, seppure in parte, spiega anche come mai non ci si mai stata l fila per aggiudicarsi quel tipo di servizio.

Sui pochi gatti poi non sono così certo. Personalmente, viaggiando quasi giornalmente, Stampa e Regime a quell'ora è sempre stato un appuntamento quasi naturale e quello che ho sempre apprezzato è stato il fatto che la rassegna stampa è stata sempre esaustiva, nessuno escluso...neppure quelli che potevano apparire come r@ompiballe e che magari ciascuno di noi, a seconda delle proprie idee, sarebbe stato portato inconsapevolmente o meno, a buttare nella spazzatura senza neanche aprirlo.

 

Se non ricordo male, qualche radioascoltatore che si è visto chiudere il microfono in faccia per opinioni divergenti da quelle del conduttore c'è stato anche su Radio Radicale. In ogni caso, se hai letto il mio post iniziale, io non voglio affatto chiudere questa emittente che ha avuto ed ha i suoi meriti. E non lo vuole nemmeno il governo. Quello che si vuole è ristabilire la parità dei diritti. Perché mai l'emittente X, che fa meno ascolti di Y, o addirittura si rifiuta di sottoporsi all'Auditel, dovrebbe ricevere dallo Stato, cioè da noi contribuenti, 100 volte più di Y ? La convenzione per le radiocronache dal Parlamento non ha più senso, visto che il servizio è svolto gratis da altre emittenti. In ogni caso era stipulata per una cifra a dir poco spropositata, dimezzarla è già un grosso atto di generosità da parte del governo. I 2500 posti di lavoro a rischio nelle TV e radio private che ricevono contributi nulli o irrisori non sono meno importanti di quelli dei 50 dipendenti di Radio Radicale, ammesso che arrivino a 50. Saluti

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Inviata (modificato)

Cade a fagiolo in questa discussione l'editoriale di oggi di Travaglio, che smonta con la consueta obbiettività e precisione gli argomenti, invero fragilissimi, di chi difende non Radio Radicale ma il suo antico, assurdo e non più tollerabile PRIVILEGIO: incassare somme spropositate di denaro pubblico (14 milioni di euro l'anno secondo Travaglio) per offrire in cambio, senza gara e senza nessuna valutazione meritocratica, un servizio oggi offerto anche da altre emittenti radio e web TV. Ora BASTA! Il chiagni e fotti di questi radicali "sempre lì a lacrimare contro il regime di cui fanno parte integrante da 50 anni" ha stufato. Troppo facile fare i liberisti con i soldi altrui. Si cancelli la convenzione con lo Stato (nata con il primo governo Berlusconi, sostenuto guarda caso da Pannella & C.) e prorogata per ben 25 anni anche dal centrosinistra (anch'esso sostenuto da Pannella & C.), e la radio cammini sulle proprie gambe, se ne è capace, come fanno tutte le altre emittenti private.

https://infosannio.wordpress.com/2019/04/24/liberisti-coi-soldi-altrui/

È di oggi anche l'ennesimo spot di Repubblica contro il governo e a favore di Radio Privilegio. Ma ha ragione Travaglio: il gruppo Repubblica-Espresso avrebbe tutti i mezzi per rilevare l'emittente e per finanziarla invece di pretendere che siano i contribuenti a farlo. Lo spot del giorno è stato affidato a Roberto Saviano. Il quale dice che Radio Radicale vale infinitamente più di quello che costa. Caro Roberto, io che ho letto tutti i tuoi libri ti dico che tu vali infinitamente più come scrittore che come uomo spot. Hai fatto uno spot RIDICOLO, in mancanza di argomenti seri hai gesticolato dal primo all'ultimo secondo come un mimo del cinema muto, ma hai parlato per fare retorica e dire KAZZATE. Tipo che Radio Radicale sarebbe "insostituibile". Ah sì? Dalli a me 14 milioni di euro l'anno, io che in gioventù mandavo avanti da un sottoscala, con altri volontari, una piccola radio libera con 300.000 lire al mese (quando andava bene), e ti garantisco che faccio una radio migliore di Radio Radicale. Come la farebbero anche meglio, molto meglio di me, le migliaia di dipendenti delle centinaia di emittenti private che dallo Stato al massimo prendono briciole (altro che milioni di euro!) e che rischiano di sparire nell'indifferenza tua e di Repubblica. 

https://video.repubblica.it/cronaca/roberto-saviano-per-radio-radicale-chiuderla-e-un-crimine-ci-da-molto-piu-di-quel-che-costa/332813/333409?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S1.8-T1

 

Modificato da fosforo41

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Inviata (modificato)

1 ora fa, fosforo41 ha scritto:

Cade a fagiolo in questa discussione l'editoriale di oggi di Travaglio, che smonta con la consueta obbiettività e precisione gli argomenti, invero fragilissimi, di chi difende non Radio Radicale ma il suo antico, assurdo e non più tollerabile PRIVILEGIO: incassare somme spropositate di denaro pubblico (14 milioni di euro l'anno secondo Travaglio) per offrire in cambio, senza gara e senza nessuna valutazione meritocratica, un servizio oggi offerto anche da altre emittenti radio e web TV. Ora BASTA! Il chiagni e fotti di questi radicali "sempre lì a lacrimare contro il regime di cui fanno parte integrante da 50 anni" ha stufato. Troppo facile fare i liberisti con i soldi altrui. Si cancelli la convenzione con lo Stato (nata con il primo governo Berlusconi, sostenuto guarda caso da Pannella & C.) e prorogata per ben 25 anni anche dal centrosinistra (anch'esso sostenuto da Pannella & C.), e la radio cammini sulle proprie gambe, se ne è capace, come fanno tutte le altre emittenti private.

https://infosannio.wordpress.com/2019/04/24/liberisti-coi-soldi-altrui/

È di oggi anche l'ennesimo spot di Repubblica contro il governo e a favore di Radio Privilegio. Ma ha ragione Travaglio: il gruppo Repubblica-Espresso avrebbe tutti i mezzi per rilevare l'emittente e per finanziarla invece di pretendere che siano i contribuenti a farlo. Lo spot del giorno è stato affidato a Roberto Saviano. Il quale dice che Radio Radicale vale infinitamente più di quello che costa. Caro Roberto, io che ho letto tutti i tuoi libri ti dico che tu vali infinitamente più come scrittore che come uomo spot. Hai fatto uno spot RIDICOLO, in mancanza di argomenti seri hai gesticolato dal primo all'ultimo secondo come un mimo del cinema muto, ma hai parlato per fare retorica e dire KAZZATE. Tipo che Radio Radicale sarebbe "insostituibile". Ah sì? Dalli a me 14 milioni di euro l'anno, io che in gioventù mandavo avanti da un sottoscala, con altri volontari, una piccola radio libera con 300.000 lire al mese (quando andava bene), e ti garantisco che faccio una radio migliore di Radio Radicale. Come la farebbero anche meglio, molto meglio di me, le migliaia di dipendenti delle centinaia di emittenti private che dallo Stato al massimo prendono briciole (altro che milioni di euro!) e che rischiano di sparire nell'indifferenza tua e di Repubblica. 

https://video.repubblica.it/cronaca/roberto-saviano-per-radio-radicale-chiuderla-e-un-crimine-ci-da-molto-piu-di-quel-che-costa/332813/333409?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S1.8-T1

 

E’ mai possibile continuare a leggere un forumista che ha , come unica strategia , quella di spargere bufale a tuttospiano confidando sulla scarsa informazione di tanti forumisti . Sulla bufala costruisce il suo post  per cercare e piegare ai suoi loschi interessi la parte meno informata dei frequentatori del forum . Per esempio : tutto questo post si basa ed e’ incentrato su una somma , 14 milioni di euro l’anno che Radio Radicale incasserebbe come contributo statale , totalmente inventata !! Ed allora la cifra giusta tocca darla a me : sono 8,33 i milioni che Radio Radicale incassa . E lo fa previa una legge di stato che lo Stato stesso emise a suo tempo sulla falsariga di ogni Paese civile che si rispetti  , così come giustamente Roberto Saviano ricorda , in virtù di un processo democratico che ogni Paese Civile occidentale mette a disposizione della Democrazia che, vorrei rammentare al Cazzaro di Napoli , ha un costo per dare la possibilità ai propri cittadini e non sudditi come vorrebbe il Cazzaro , di seguire h24 i lavori parlamentari , le riunioni delle commissioni , i lavori del csm , i processi in cui la politica conta . E lo senza aver “usurpato” niente ma in virtù di una vittoria per bando pubblico in un concorso dove poteva partecipare qualsiasi emittente libera con la modalità della indipendenza . Chiarooo ?? Di volta in volta , quando viene prorogata l’autorizzazione nessuno si presenta per confrontarsi con Radio Radicale per poterne prendere il posto . E sapete perché : perché quegli 8 milioni sono appena sufficienti , come giustamente rammenta Roberto Saviano , per coprire le spese di oltre 300 dipendenti , una struttura d’avanguardia così come si deve ad una emittente seguita da una media di 300.000 ascoltatori con punte di 400.000 . Visto che il Cazzaro di Napoli ( poteva o non poteva , il Cazzaro , aver gestito pure una emittente ?? Urka , pure con sole 300.000 lire ... Ahahahaha ) , potrebbe farci un pensierino .  Chiudo specificando , per correttezza , che il Partito Radicale incassa , sempre tramite la Radio , pure altri 4 milioni essendo la Radio uno strumento di Partito . Anche a voler sommare le 2 cifre , arriviamo a 12 milioni e non a 14. Ma state tranquilli , da qui a pochi giorni saranno 16 . Senno’ un Cazzaro di Napoli , che Cazzaro e’ !! Io preferisco continuare a spendere i miei 50 centesimi per Radio Radicale , sinonimo di democrazia che non spendere niente ma essere informato dalla piattaforma di Casaleggio & C. 

Modificato da mark222220

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dal corriere della sera

 

Dal canto nostro possiamo solo mettere in fila le aride cifre: dal 2003 al 2011 in totale sono stati assegnati a sei emittenti radiofoniche ben 88.887.128,00 euro, e altri soldi continueranno ad arrivare perché lo Stato deve ancora versare i contributi già previsti per l’anno passato e per quello in corso. Ecco la classifica provvisoria:
 

 

tabella-kGO-U430001334250341NZG-610x366@

* i dati si fermano al 2010 perché nel 2011 Radio Onda Verde non ha ricevuto contributi.

Quale sarà la cifra giusta percepita da radio radical?

 

 

 

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1 ora fa, ahaha.ha ha scritto:

dal corriere della sera

 

Dal canto nostro possiamo solo mettere in fila le aride cifre: dal 2003 al 2011 in totale sono stati assegnati a sei emittenti radiofoniche ben 88.887.128,00 euro, e altri soldi continueranno ad arrivare perché lo Stato deve ancora versare i contributi già previsti per l’anno passato e per quello in corso. Ecco la classifica provvisoria:
 

 

tabella-kGO-U430001334250341NZG-610x366@

* i dati si fermano al 2010 perché nel 2011 Radio Onda Verde non ha ricevuto contributi.

Quale sarà la cifra giusta percepita da radio radical?

 

 

 

Come si finanzia Radio RadicaleModifica

Radio Radicale riceve ogni anno un finanziamento pubblico di 8,33 milioni di euro per la convenzione con lo Stato per la trasmissione delle sedute del Parlamento, e 4 milioni 431 000 euro dai fondi per l'editoria in quanto organo della Lista Marco Pannella. Nell'agosto 2008 Radio Radicale è stata l'unica emittente esclusa dal ridimensionamento dei fondi pubblici per l'editoria in quanto impresa radiofonica privata che ha svolto attività di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 230.

La legge che riconosce le “imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale” venne approvata nel 1990 per riconoscere le emittenti radiofoniche che avessero nei tre anni precedenti «trasmesso quotidianamente propri programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari per non meno di nove ore comprese tra le ore sette e le ore venti» e avessero «esteso il numero di impianti al 50 per cento delle province e all'85 per cento delle regioni». Nello stesso anno - proprio a partire dall'esperienza di RR - è approvata la cosiddetta "Legge Mammì", che attribuisce alla RAI il compito di trasmettere le sedute parlamentari.

Radio Radicale è l'unico soggetto tra quelli che ottengono i finanziamenti pubblici ad avere una rete nazionale e spende oltre 3,7 milioni di euro l'anno solo per la gestione tecnica della rete, ed è anche l'unica a destinare la quasi totalità del palinsesto per mandare in onda programmi di servizio pubblico.

Nel 2007 Radio Radicale ha sostenuto costi per 2,986 milioni di euro per la produzione di programmi audio-video relativi a eventi politici di tutti i partiti, delle associazioni, delle diverse istituzioni. Queste produzioni sono state per quanto possibile trasmesse per radio, e comunque tutte archiviate e pubblicate in internet in forma integrale.

Nella gran parte dei casi, la registrazione di Radio Radicale continua a essere l'unica effettuata. Quando quindi si parla dell'archivio di Radio Radicale, ormai riconosciuto da tutti un patrimonio unico, non bisogna mai dimenticare che, la mancata continuità nell'attività di produzione attuale, avrebbe come conseguenza la perdita irrecuperabile della documentazione puntuale di moltissimi degli eventi in questione.

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Smontiamo subito l'immancabile, quotidiana, colossale bufala del FALSARIO del forum, il quale oggi attribuisce alla radio mangiasoldi dei radicali la bellezza di "oltre 300 dipendenti".  Forse il panzanaro pisano ha scambiato Radio Radicale (che dopo avere perso il 40% degli ascolti in 10 anni scendeva a 275.000 contatti giornalieri nel 2014 e da allora rifiuta il rilevamento Auditel) con RTL, di gran lunga il primo network radiofonico nazionale con quasi 8 milioni di contatti, oltre 50 milioni di fatturato, in grado di acquistare i diritti radiofonici di due Mondiali di calcio e che dichiara 350 tra dipendenti e collaboratori esterni. Dopo lunga ricerca non ho trovato in Rete un solo documento chiaro, recente e completo sul bilancio e sui dati societari di Radio Radicale (ovvero di Centro di Produzione S.p.A che è la denominazione sociale dell'emittente). Al di là degli obblighi di legge, sarebbe gravissimo per una società di capitali che vive solo di fondi pubblici sottrarsi al dovere etico della massima trasparenza. Ho trovato solo un comunicato ufficioso del comitato di redazione dell'emittente che parla di "circa 100 persone" tra dipendenti, collaboratori esterni e dipendenti dell'indotto. Di passata verrebbe da chiedersi quale sia "l'indotto" di questa piccola radio privata: il bar all'angolo che porta i caffè in redazione a spese di noi contribuenti? Mentre un sito amico di Radio Radicale parla di "53 dipendenti":

https://www.editoria.tv/il-cdr-di-radio-radicale-scrive-a-di-maio-a-rischio-cento-posti-di-lavoro/

https://www.radiocolonna.it/news-da-roma/2019/04/19/radio-radicale-manifestazione-a-pasqua-contro-la-chiusura/?amp

Siamo dunque lontanissimi dagli "oltre 300 dipendenti" inventati di sana pianta dallo spudorato bufalaro pisano. Sul quale stendiamo un velo pietoso perché la ricerca dei dati societari di questa radio fantasma non è stata vana. Ho scoperto di passaggio una chicca di cui vengo subito a notiziare il forum. 

Dovete sapere, cari forumisti seri, perché finora nessuno dei vari giornaloni ve lo ha detto, che la radio mangiasoldi che campa coi nostri soldi, e che piange miseria al solo pensiero di perdere metà del contributo pubblico, ha alle spalle, oltre all'azionista di maggioranza che è la Lista Pannella, un socio al 25% che non è pinco pallino ma una holding finanziaria, la Lillo S.p.A., che fattura la bellezza di 2,3 miliardi di euro l'anno tramite la controllata MD (Mida Discount), nota catena di oltre 700 punti vendita nel settore dell'hard discount alimentare con ben 6300 dipendenti. Due membri della famiglia proprietaria della holding siedono nel Cda di Radio Radicale.

https://www.primaonline.it/2019/04/08/287579/radio-radicale-crimi-allattacco-come-mai-il-25-della-radio-e-in-mano-a-una-holding-finanziaria-perche-teme-di-chiudere-se-ha-un-socio-che-vale-oltre-2-miliardi-di-euro/

E noi poveri contribuenti italiani dovremmo continuare a versare 14 milioni di euro l'anno (al lordo dell'IVA precisano i radicali) a un partitino politico e al suo socio miliardario per un servizio pubblico già coperto da altri? Roba da matti! Si azzeri il contributo pubblico, la Lista Pannella venda la quota di maggioranza alla holding miliardaria e Radio Privilegio, pardon Radio Radicale,  impari finalmente a camminare sulle proprie gambe, magari facendo un po' di pubblicità alla catena di discount del proprietario. 

 

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Non e’ un caso che chi vuole la chiusura di Radio siano i Fascisti a 5 stesse , il giornaletto diretto da Marco Pregiudicato Travaglio e qualche profeta dello stesso come il Cazzaro di Napoli Fosforo  41. 

Radio Radicale

Il palinsesto di Radio Radicale ruota intorno ai lavori delle due Camere del Parlamento. La radio è obbligata dalla convenzione con il Ministero delle poste e telecomunicazioni a trasmettere nel corso dell’anno almeno il 60% delle sedute delle due Camere nella fascia oraria che va dalle 8 alle 21. Nel tempo residuo, Radio Radicale tenta di documentare anche l’attività di altre istituzioni così come i congressi, i festival e le maggiori assemblee di tutti i partiti politici, le assemblee e i convegni organizzati dalle maggiori associazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, manifestazioni o conferenze stampa di particolare interesse, dibattiti e presentazioni di libri.
Esistono alcuni appuntamenti fissi nel palinsesto come la rassegna dei quotidiani Stampa e regime, i notiziari, e le rubriche. Ogni giorno i redattori della radio realizzano interviste con parlamentari, esperti e protagonisti della vita politica e civile.

- Dove trasmette 

Su gran parte del territorio nazionale. Le nostre frequenze si possono ricercare nella pagina Come ascoltarci

- Come viene finanziato 

Radio Radicale riceve ogni anno poco meno di 8 milioni di euro quale corrispettivo della convenzione con lo Stato per la trasmissione delle sedute del Parlamento, e 4 milioni di euro di contributo dal fondo per l’editoria in quanto riconosciuta dalla legge 7 agosto 1990, n. 230, “Impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale”.

Radio Radicale è l’unico soggetto tra quelli che ottengono i contributi ad avere una rete nazionale (spende oltre 3,7 milioni di euro l’anno solo per la gestione tecnica della rete) ed è anche l’unica a destinare la quasi totalità del palinsesto per mandare in onda programmi di servizio pubblico. 

La legge 7 agosto 1990, n.230, oggi utilizzata come requisito per accedere al contributo editoria, riconosceva per il triennio 1990-1992, alle imprese radiofoniche private che svolgevano attività di informazione di interesse generale, un contributo complessivo di 20 miliardi di lire. Il contributo veniva concesso alle emittenti che nei tre anni precedenti avessero: trasmesso quotidianamente propri  programmi  informativi su avvenimenti politici,  religiosi,  economici,  sociali,  sindacali  o letterari per non meno di nove ore comprese tra le ore sette e le ore venti ed utilizzato esclusivamente  per  la  diffusione  dei  propri programmi,  in  ciascuno  dei  tre  anni,  almeno  60   impianti   di trasmissione  ubicati  in  almeno  35 province e in almeno 14 regioni italiane e che, quantomeno nel terzo anno, avessero esteso  il  numero di  impianti  al 50 per cento delle province e all'85 per cento delle regioni. Si trattava quindi di una norma che, di fatto, riconosceva il servizio pubblico svolto da Radio Radicale fino a quel momento.

Dal 1994 Radio Radicale si è aggiudicata la gara per l’assegnazione della convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari. 

- Si  tratta di un doppione di Gr Parlamento?

Radio Radicale costa allo Stato poco meno di 8 milioni di euro l’anno e non può trasmettere pubblicità. Di Gr Parlamento non esiste un bilancio pubblico. E’ parte dei servizi richiesti dal contratto di servizio.

ll servizio svolto da Radio Radicale è regolamentato da un contratto con il Ministero dello Sviluppo economico che prevede una percentuale minima di sedute da trasmettere, le modalità di separazione rispetto alle altre trasmissioni, l’invio mensile dei resoconti delle ore di trasmissione e la collocazione rispetto agli altri programmi. Il servizio svolto da Gr parlamento è regolato da tre righe del contratto di servizio e nessuna forma di controllo né di rendicontazione risulta essere prevista.

Radio Radicale rende disponibili tutte le sedute parlamentari in audio-video sul proprio sito dal 1998. Le sedute, dopo la diretta, vengono presentate in schede che rispettano la scansione delle varie fasi dei lavori parlamentari. L’aggiornamento avviene ora per ora, in tempo reale. Sul sito di Gr parlamento sono ascoltabili solo alcune rubriche dell’emittente.

Radio Radicale ha sempre svolto il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari, molti anni prima della convenzione del 1994. Grazie a questo le prime sedute pubblicate su internet da Radio Radicale risalgono al mese di settembre del 1976. Per molti anni le registrazioni di Camera e Senato sono state realizzate solo da Radio Radicale. Il Parlamento provvedeva alla sola produzione dello stenografico e la Rai non realizzava nessuna documentazione integrale. 

Nelle fasce non occupate dalle sedute  parlamentari, Radio Radicale, al di fuori di qualsiasi finanziamento pubblico, documenta l’attività anche delle altre istituzioni, così come i congressi e i maggiori eventi di tutti i partiti politici, i convegni organizzati dalle maggiori associazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, manifestazioni o conferenze stampa di particolare interesse, dibattiti e presentazioni di libri. Gli eventi registrati, che solo in minima parte trovano spazio nel palinsesto, sono fruibili via internet da qualsiasi utente. Il costo della sola produzione esterna, della archiviazione e della pubblicazione integrale su internet degli eventi esterni supera i 2 milioni di euro l’anno. Nessuna attività del genere è effettuata da GR Parlamento.

- Qual'è il legame con il Partito radicale?

Radio Radicale è di proprietà del Centro di Produzione s.p.a. il cui socio di maggioranza è l'Associazione politica lista Marco Pannella che detiene il 51,91% delle azioni. 

- La musica

Radio Radicale si caratterizza per l’assenza totale di spazi musicali commerciali. Gli stacchi tra un programma e l’altro sono riempiti con musica da requiem, scelta che risale alla campagna radicale contro lo sterminio per fame nel mondo, quando il Partito radicale decise di abbrunare in segno di lutto il proprio simbolo. La radio iniziò allora a trasmettere brani di messe da requiem per ricordare le centinaia di persone quotidianamente sterminate dalla fame e dalla denutrizione. Le musiche trasmesse sono quindi brani delle messe da requiem di Mozart, Verdi e Fauré.

 

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Inviata (modificato)

Dopo ulteriori ricerche ho trovato questa intervista al direttore di Radio Radicale, il quale afferma che i dipendenti sono 52 e che la Radio riceve 8,2 milioni per le radiocronache dal parlamento  (contributo che il governo intende dimezzare) più 4 milioni dal fondo per l'editoria. 

https://ilmanifesto.it/falconio-tagli-contro-la-pluralita-radio-radicale-disponibile-a-nuova-gara/

Grazie per le ***, gentile direttore. Ma ci è voluta una giornalista del Manifesto che è andata a intervistarla e io resto tuttora sbalordito! Una società per azioni, che vive solo e unicamente con i soldi dei contribuenti, ha il SACROSANTO DOVERE di rendere pubblica e liberamente scaricabile dalla Rete la documentazione in formato PDF di tutti i suoi bilanci, anno per anno, redatti in conformità alle norme vigenti e corredati da tutti i dati societari. Questa documentazione pubblica, a quanto pare, non c'è. È questo, se confermato, sarebbe un fatto gravissimo. Che cosa aspetta la Corte dei Conti ad aprire una indagine approfondita su Radio Radicale? I contribuenti italiani hanno il sacrosanto diritto di sapere come sono state spese, fino all'ultimo centesimo, le centinaia di milioni di euro versate dallo Stato in 25 anni a questa privilegiata radio fantasma e mangiasoldi.

Modificato da fosforo41

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Inviata (modificato)

Ma vai a *** , idio ta e fascista !!                                             

Il Centro   di Produzione S.p.A. è la società editrice dell'emittente nazionale di informazione Radio Radicale, del suo archivio storico audiovisivo e del sito Internet multimediale RadioRadicale.it; la società ha sede a Roma, in via Principe Amedeo, 2 e possiede un capitale sociale di € 2.099.500,00.
Sono soci della Centro di Produzione Spa l’Associazione politica Lista Marco Pannella (62,85%), la Dott.ssa Cecilia Maria Angioletti (6,00%), la Sequenza Spa del gruppo “Podini” (25%). La Centro di Produzione Spa detiene azioni proprie per il 6,15%.
Il Consiglio di Amministrazione è composto da Cecilia Maria Angioletti (Presidente e legale rappresentante), da Paolo Chiarelli (Amministratore Delegato) e dai consiglieri Maurizio Turco, Marco Podini, Maria Luisa Podini, Deborah Cianfanelli, Carlo Pontesilli e Giuseppe Rossodivita; il Direttore Responsabile della testata Radio Radicale è Alessio Falconio.

Modificato da mark222220

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4 minuti fa, mark222220 ha scritto:

Ma vai a *** , idio ta e fascista !!                                             

Il Centro   di Produzione S.p.A. è la società editrice dell'emittente nazionale di informazione Radio Radicale, del suo archivio storico audiovisivo e del sito Internet multimediale RadioRadicale.it; la società ha sede a Roma, in via Principe Amedeo, 2 e possiede un capitale sociale di € 2.099.500,00.
Sono soci della Centro di Produzione Spa l’Associazione politica Lista Marco Pannella (62,85%), la Dott.ssa Cecilia Maria Angioletti (6,00%), la Sequenza Spa del gruppo “Podini” (25%). La Centro di Produzione Spa detiene azioni proprie per il 6,15%.
Il Consiglio di Amministrazione è composto da Cecilia Maria Angioletti (Presidente e legale rappresentante), da Paolo Chiarelli (Amministratore Delegato) e dai consiglieri Maurizio Turco, Marco Podini, Maria Luisa Podini, Deborah Cianfanelli, Carlo Pontesilli e Giuseppe Rossodivita; il Direttore Responsabile della testata Radio Radicale è Alessio Falconio.

attraverso la seguente suddivisione in settori:

  • Direzione giornalistica (1 direttore, 1 capo redattore e 3 vice)
  • Redazione giornalistica (21 giornalisti e 20 collaboratori)
  • Direzione Amministrativa (1 direttore e 2 consulenti)
  • Amministrazione (1 responsabile, 1 vice, 2 impiegati)
  • Archivio e Internet ( 2 responsabili e 10 documentalisti)
  • Settore tecnico ( 2 responsabili e 8 tecnici)
  • Controllo rete (1 responsabile, 1 vice e 1 segretaria) • Oltre al personale dipendente, i diversi settori si avvalgono della collaborazione di  collaboratori e consulenti in Italia ed all’Estero quantificati in oltre 200 

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I bilanci, vogliamo vedere i bilanci: pubblici, dettagliati, redatti anno per anno secondo le norme del codice civile. Questa azienda campa solo ed esclusivamente con i NOSTRI SOLDI. Abbiamo più diritto noi alla trasparenza dei soci miliardari che si sono pappati fino a oggi il 25 per cento degli utili in dividendo.

 

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15 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

I bilanci, vogliamo vedere i bilanci: pubblici, dettagliati, redatti anno per anno secondo le norme del codice civile. Questa azienda campa solo ed esclusivamente con i NOSTRI SOLDI. Abbiamo più diritto noi alla trasparenza dei soci miliardari che si sono pappati fino a oggi il 25 per cento degli utili in dividendo.

 

Sei una delle persone più idio te che abbia incontrato nella mia vita !! 

 
 
 
 

Bilancio

Radicali Italiani è l’unico movimento politico che trasmette o pubblica integralmente in rete tutte le riunioni di Direzione, i Congressi, le Assemblee e ogni manifestazione.

In concomitanza con la Campagna per l’Anagrafe Pubblica degli eletti e dei nominati i radicali hanno iniziato a promuovere la propria anagrafe interna, pubblicando i dati e i redditi degli eletti e dei dirigenti.

In questa pagina sono pubblicate le *** amministrative e i bilanci approvati nei rispettivi Congressi di Radicali Italiani.

Tra gli allegati puoi trovare anche alcuni documenti disponibili in formato aperto.

Bilancio 2018Allegato alla Relazione di TesoreriaRelazioni di Tesoreria ai Comitati, Relazione del Collegio dei Revisori
Bilancio 2017 (pdf)
Bilancio 2016 (pdf)

Bilancio 2015 (pdf)
Bilancio 2014 (pdf)
Bilancio 2013 (pdf), Allegati al bilancio 2013 (pdf)
Bilancio 2012 (pdf), Allegati al bilancio 2012 (pdf)
Bilancio 2011 (html), Conto economico 2011 (html),  Allegati al bilancio 2011 (html)
Bilancio 2010 (html), Conto economico 2010 (html)Allegati al bilancio 2010 (html)
Bilancio 2009 (html), Conto economico 2009 (html)Allegati al bilancio 2009 (html)

 

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Per favore, ripeto, mandatemi i bilanci di Radio Radicale, emittente finanziata da noi contribuenti con 14 milioni di euro lordi l'anno. I perditempo si astengano e i (magri) bilanci dei "Radicali Italiani" micropartito da prefisso telefonico (0,19% alla Camera, 0,20 al Senato nel 2013) li mandino a Chi l'ha visto!  Grazie.

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4 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Per favore, ripeto, mandatemi i bilanci di Radio Radicale, emittente finanziata da noi contribuenti con 14 milioni di euro lordi l'anno. I perditempo si astengano e i (magri) bilanci dei "Radicali Italiani" micropartito da prefisso telefonico (0,19% alla Camera, 0,20 al Senato nel 2013) li mandino a Chi l'ha visto!  Grazie.

Ce li hai sotto gli occhi , idio ta !! Basta che tu clicchi sull’anno che ti interessa e trovi quel che chiedi come un deficiente qualsiasi . Ripropongo così come devo riproporre che un ebe te come te mai l’ho trovato in vita mia . 

o

Radicali Italiani è l’unico movimento politico che trasmette o pubblica integralmente in rete tutte le riunioni di Direzione, i Congressi, le Assemblee e ogni manifestazione.

In concomitanza con la Campagna per l’Anagrafe Pubblica degli eletti e dei nominati i radicali hanno iniziato a promuovere la propria anagrafe interna, pubblicando i dati e i redditi degli eletti e dei dirigenti.

In questa pagina sono pubblicate le *** amministrative e i bilanci approvati nei rispettivi Congressi di Radicali Italiani.

Tra gli allegati puoi trovare anche alcuni documenti disponibili in formato aperto.

Bilancio 2018Allegato alla Relazione di TesoreriaRelazioni di Tesoreria ai Comitati, Relazione del Collegio dei Revisori
Bilancio 2017 (pdf)
Bilancio 2016 (pdf)

Bilancio 2015 (pdf)
Bilancio 2014 (pdf)
Bilancio 2013 (pdf), Allegati al bilancio 2013 (pdf)
Bilancio 2012 (pdf), Allegati al bilancio 2012 (pdf)
Bilancio 2011 (html), Conto economico 2011 (html),  Allegati al bilancio 2011 (html)
Bilancio 2010 (html), Conto economico 2010 (html)Allegati al bilancio 2010 (html)
Bilancio 2009 (html), Conto economico 2009 (html)Allegati al bilancio 2009 (html)

 

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Ripeto, a beneficio dei perditempo e dei decerebrati cui la faziosità ha divorato il cervello: Radio Radicale è una emittente radiofonica, cioè un'azienda privata, cioè una società di capitali la cui denominazione sociale è Centro di Produzione S.p.a. È di questa società che ci interessano i bilanci, visto che in entrata ci sono milioni di euro di noi contribuenti. 

Radicali Italiani sono un (microscopico) partito politico che dai contribuenti riceve, come risulta dai bilanci, poche decine di migliaia di euro l'anno, immagino tramite il 2 per mille o le donazioni. Di questo partitino e dei suoi quattro spiccioli a bilancio non ce ne può fregardimeno.

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