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Geopolitica e riflessi internazionali

Pensioni, ultimissime quota 100, istanza respinta: chi si è dimesso, ora cosa fa?


Le ultime novità sulla riforma delle pensioni al 13 aprile 2019 arrivano dalle preoccupazioni che stanno emergendo sui social a seguito degli ultimi dati Inps che certificano non solo una mole considerevole di istanze presentate per quota 100, superate le 116 mila, ma anche un elevato tasso di rifiuti. La percentuale, che potrebbe salire ancora, si è già attestata al 18%. Come avevamo anticipato nell'articolo di ieri differenti sono le cause, L’Inps ha permesso l’accoglimento della domanda in via provvisoria, e liquidato talune pensioni subito, previa verifica dei requisiti, spiegando nel messaggio Hermes che in caso di incongruenze in corso di controllo, l’ente avrebbe poi potuto chiedere indietro i ratei già corrisposti. Da qui i primi messaggi allarmistici dei Patronati, che temevano la pericolosità di un siffatto agire, che sono divenuti realtà, ora che le verifiche sono iniziate.

Il dubbio che Orietta Armiliato, amministratrice del CODS, Domenico Cosentino, Presidente Patronato Inapi, Mauro D’Achille, amministratore del gruppo Lavoro e Pensioni Problemi e soluzioni e: ora cosa accadrà a chi ha dato le dimissioni, ignaro di tanta superficialità, e si troverà, nel caso la domanda venisse respinta, senza stipendio, senza lavoro e senza pensione? Si andrà verso una nuova platea di esodati ? A tal riguardo, sul termine, sono intervenuti gli amministratori del Comitato esodati,licenziati e cessati, Elide Alboni e Luigi Metassi, che ci tengono a fare alcune precisazioni.


Pensioni, quota 100, respinte più del 18% delle istanze, ora?
Così Armiliato: “Mentre i 6000 Esodati che sono in questa drammatica situazione dall'entrata in vigore della legge Monti-Fornero sono ancora in attesa di essere salvaguardati, Mauro D’Achille, Luigi Metassi e la sottoscritta, rileviamo i rischi cui il provvedimento imposto dall'INPS, rispetto alla liquidazione delle domande di pensione con il nuovo sistema denominato Quota💯, ha esposto i lavoratori.

 

La criticità è proprio quella legata alle erogazioni della misura, senza aver effettuato le dovute verifiche di effettiva facoltà d’esercizio. Insomma l’ordine impartito ossia “PRIMA QUOTA💯” potrebbe rivelarsi veicolo di formazione di nuove masse critiche di cittadini non più lavoratori ma non ancora pensionati, in una parola: Esodati o meglio per non confonderli e proprio perché la tipologia che si creerebbe in realtà è differente anche se entrambi condividerebbero la situazione dell’essere senza lavoro e senza reddito, li chiamerò gli “INCAUTI”.


Pensioni, Metassi ed Alboni: nessun nuovo esodato, non si faccia caos
Così Luigi Metassi interviene sotto il preciso post di Orietta Armiliato per cercare di puntualizzare maggiormente la questione, quanti si troveranno senza lavoro e senza pensione a causa del rigetto di quota 100 per carenza di requisiti, non potranno comunque essere considerati esodati, ecco perché: “Nei confronti degli esodati – che ricordiamo sono ancora in attesa della 9 ed ultima salvaguardia- è venuta meno la tutela della fase previgente la messa in quiescenza a causa di una legge retroattiva che, in modo lampante e al netto degli art. 3 e 38 della Costituzione, contrasta con l’enunciato della sentenza costituzionale 822/1988 laddove si afferma il divieto, per il legislatore, ad intervenire in modo retroattivo ed irrazionale sulle legittime aspettative del lavoratore già in pensione o che, ancorché in attività, venga a trovarsi nella fase ormai terminale della carriera per cui si trovi impossibilitato a modificare il proprio progetto di vita per fare fronte ai sopravvenuti cambiamenti.

Poi prosegue puntualizzando le differenze tra gli attuali esodati, 6.000 persone che vivono ancora un dramma previdenziale e sociale a cui il Governo non ha posto rimedio, e quanti oggi si trovano senza quiescenza e senza lavoro perché con eccessiva leggerezza, convinti di avere i requisiti per la quota 100, si sono licenziati e con buona probabilità hanno presentato in autonomia la domanda online: “Nella malaugurata ipotesi che dovessero verificarsi le prefigurate ipotesi per coloro che hanno aderito a quota 100 invece non saremmo in presenza di un vulnus costituzionale. Potremmo parlare di superficialità da parte del legislatore, forse di imperizia; potremmo parlare di scarsa avvedutezza da parte del lavoratore, di ignoranza della legge, ma la legge è scritta ed è responsabilità del cittadino conoscerla. La legge purtroppo non ammette ignoranza. È fuori di dubbio che, in tal caso, lo Stato non potrebbe esimersi dal farsi carico del deprecabile operato del legislatore intervenendo a sanare il danno al quale anche il suo pressapochismo avrebbe contribuito ma l’errore originale resterebbe la poca avvedutezza del lavoratore.

Pensioni, quota 100: incauti no esodati
Poi Metassi termina il suo commento dicendo in conclusione: “Di fatto, si tratta di due situazioni simili nei perniciosi effetti ma da attribuirsi a cause diametralmente opposte che non consentono di accomunarle sotto l’ identica definizione di esodati”.

Fa eco al suo appunto Elide Alboni, amministratrice del Comitato esodati licenziati e cessati: “Esatto Luigi Metassi e rimarcarlo non è noiosa precisazione di lana caprina ma basico distinguo perché , e ripeto, questa politica non possa usare a breve i due diversissimi vulnus per non fare il dovuto per nessuno “. Terminiamo con il post che il Presidente del Patronato Inapi ha condiviso sulla sua pagina fb ‘l’esperto previdenziale risponde’ e sul suo profilo personale, ecco le parole di Domenico Cosentino sull'elevato numero di domande respinte.

Pensioni, Quota 100: quante delle 116 mila sono effettivi pensionamenti?
Così Cosentino: “L’Inps aggiorna i dati sulle istanze relative alla quota 100 e oltre al boom delle domande, si evidenzia che ad oggi già il 18.13% di quelle verificate sono state rifiutate. Già perché l’Inps ha accolto tutte le richieste, riservandosi il diritto di verificarne i requisiti in seconda battuta. Della questione ne avevamo già discusso diversi giorni fa perché ci eravamo detti contrari al paradossale messaggio Hermes che permetteva di liquidare le pensioni previo controllo di requisiti e reali dimissioni. Ora cosa sta accadendo in queste ore? Esattamente quello che avevamo immaginato, ossia che bisognerà stare a vedere quante delle 116 mila istanze presentate corrisponderanno poi a reali pensionamenti e quanti invece, dopo i controlli da parte dell’ente di previdenza resteranno con in mano ‘un pugno di mosche’.

Poi prosegue critico: “Ora non vogliamo considerarci veggenti, ma semplicemente realistici i nostri timori, purtroppo, si sono avverati. Ora, e di questo sono allarmato ancor più, ipotizziamo che ho presentato domanda asserendo un licenziamento al 31 marzo e in ragione di ciò’ l’istituto mi ha erogato il beneficio pensionistico, a maggio lo stesso istituto si accorge, dopo aver deciso finalmente di controllare se ho o meno i requisiti per accedere alla pensione, che non ne ho diritto e quindi mi blocca il pagamento, si crea un debito si avvia contenzioso ecc. Ora, io dico, non tanto per fare polemica quanto perché resto basito dal sistema scelto che ha privilegiato la fretta, che come sempre è cattiva consigliera, anziché il raziocinio: Non era più semplice e lineare evitare questa corsa contro il tempo dettata da mere ragioni politiche e verificare la reale corrispondenza di quanto dichiarato in domanda? Giunti a questo punto sinceramente non solo come Presidente di patronato , ma anche calandomi nei panni dei lavoratori, asserisco con convinzione che:” siamo un po’ stanchi di questa continua propaganda e vorremmo si pensasse, davvero per una volta, al bene dei cittadini”. Voi a tal riguardo cosa ne pensate? Se siete tra quelli che hanno presentato domanda per la quota 100, avete già ottenuto risposta e/o rateo?

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