Napole mille colori : c’era qualche dubbio che non potesse accadere ...??

Ma vah ...!! Lo avreste detto voi ?? Io si !! Napoli e’ orgogliosa anche di questo risultato che va ad aggiungersi a quello di essere , da sola , la città con più parcheggiatori abusivi di tutta Europa, di sanzioni amministrative non pagate, di disoccupati magari “organizzati “ e propensi ai lavori in nero . Insomma la capitale , forse mondiale,dell’assistenzialismo.
08/04/2019 17:27 CEST | Aggiornato 13 ore fa

A Napoli tutti in fila per il Reddito di cittadinanza: nella città più richieste che in tutta la Lombardia

I dati del ministero. Nel capoluogo campano oltre 78 mila domande. Sono 806 mila le richieste totali, un terzo da Campania e Sicilia 

 
Fila per il reddito
 
Fila per il reddito

Sono più di 806.878 le domande per il reddito di cittadinanza. A Napoli il record delle richieste: sono state oltre 78.000, più di quelle attivate dall'intera Lombardia (71.310). È quanto emerge dai dati diffusi dal ministero del Lavoro e aggiornati al 7 aprile. Il dato fa riferimento alle domande già caricate dall'Inps sulla piattaforma del Reddito. La maggior parte delle richiesta arriva dalle donne: sono 433.270 contro le 373.608 inoltrate da uomini

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30 messaggi in questa discussione

Non è possibile?

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6 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Non è possibile?

Sig. Ahaha.ha , si spieghi . 

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Inviata (modificato)

Il ben noto falsario pisano, ben noto razzista e odiatore dei napoletani, va a nozze con la bufala pubblicata dall'Huffington Post. Secondo i dati diffusi dal ministero del Lavoro quelle 78.803 domande di rdc non sono relative alla città di Napoli (966.000 abitanti) bensì alla provincia o città metropolitana di Napoli (3,1 milioni di abitanti). Peraltro solo un deficiente poteva credere che dalla sola Napoli venissero più domande che dai quasi 5 milioni di campani non napoletani (circa 58.000 domande). Il dato della Campania (come quello del Sud in generale) è abbastanza coerente con quello che vede il tasso di disoccupazione al Sud circa triplo rispetto al Nord (18,4% contro 6,6%, Istat 2018). Per non parlare del tasso di inattività e della disoccupazione giovanile (che in Campania supera il 50%). Vanno aggiunte due ulteriori e ovvie considerazioni. Il Nord è molto più ricco del Sud (reddito pro capite circa doppio) e l'offerta di lavoro è molto maggiore. Quindi un disoccupato lombardo non solo ha migliori possibilità di trovare lavoro di un disoccupato campano ma è assai più probabile che il suo patrimonio personale e/o il reddito del suo nucleo familiare superino i limiti fissati dal governo per l'accesso al rdc.  

 

Modificato da fosforo41

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Che la Campania sia più povera della Lombardia, Sig mark

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43 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Il ben noto falsario pisano, ben noto razzista e odiatore dei napoletani, va a nozze con la bufala pubblicata dall'Huffington Post. Secondo i dati diffusi dal ministero del Lavoro quelle 78.803 domande di rdc non sono relative alla città di Napoli (966.000 abitanti) bensì alla provincia o città metropolitana di Napoli (3,1 milioni di abitanti). Peraltro solo un deficiente poteva credere che dalla sola Napoli venissero più domande che dai quasi 5 milioni di campani non napoletani (circa 58.000 domande). Il dato della Campania (come quello del Sud in generale) è abbastanza coerente con quello che vede il tasso di disoccupazione al Sud circa triplo rispetto al Nord (18,4% contro 6,6%, Istat 2018). Per non parlare del tasso di inattività e della disoccupazione giovanile (che in Campania supera il 50%). Vanno aggiunte due ulteriori e ovvie considerazioni. Il Nord è molto più ricco del Sud (reddito pro capite circa doppio) e l'offerta di lavoro è molto maggiore. Quindi un disoccupato lombardo non solo ha migliori possibilità di trovare lavoro di un disoccupato campano ma è assai più probabile che il suo patrimonio personale e/o il reddito del suo nucleo familiare superino i limiti fissati dal governo per l'accesso al rdc.  

 

Ahahahah, razxista ?? Odiatore ??  No, Cazzaro !! Dati ..dati ufficiali !! E poi una domanda : Gli abitanti di Napoli metropolitana come vorremmo chiamarli se non Napoletani ?? Esquimesi ?? Se proprio dovrei definirli in un altro modo lì chiamerei ...Palla al piede !! Quindi il deficiente sei te che neghi anche l’evidenza . Chiaro Cazzaro ??? 

RdC: le domande in Campania

  • Martedì, 02 Aprile 2019 06:45
  • Scritto da Redazione

soldiLe domande.
In Campania in meno di un mese sono circa 150 mila le domande di reddito di cittadinanza già pervenute all'Inps. Il dato aggiornato è stato reso noto oggi da Roberto Bafundi, direttore del coordinamento metropolitano di Napoli dell'Inps.


Circa 82 mila le richieste che riguardano l'area metropolitana di Napoli. Altre 67 mila sono giunte dal resto della regione. Sul totale di 661 mila domande registrate a livello nazionale, il dato napoletano copre il 12% del dato complessivo, quello regionale il 22%.
"Nell'area di Napoli - ha spiegato Bafundi - ci sono 260 mila nuclei familiari con Isee inferiore a 9360 euro che potenzialmente potrebbero farne richiesta. Diventano 440 mila in tutta la Campania. Se tutti facessero domanda avremmo bisogno di 2 miliardi e mezzo di euro, una cifra incoerente con le risorse stanziate".

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1 ora fa, fosforo41 ha scritto:

disoccupazione al Sud circa triplo rispetto al Nord

Quel che diceva prima il bossi e poi il salvi di questo.......xD

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Inviata (modificato)

41 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Che la Campania sia più povera della Lombardia, Sig mark

Dipende Sig Ahaha.ha , ...dipende dai parametri che usa . 

l Sud è più ricco del Nord: incredibile, ma vero! E se non ci credi, ecco lo studio della Bocconi che lo dimostra

Crisi economica, il governo si spacca sulla riforma delle pensioni

 

In base alla classifica sul potere d’acquisto, gli stipendi più alti sono a Caltanissetta, Crotone, Enna. Roma, Milano, Firenze e Aosta tra le province più povere. E i dipendenti pubblici? Se la passano bene… I dettagli di una ricerca dai risultati choc.   

 

 

 

classifica_ricchezza_sud_nord copia

 

 

Modificato da mark222220

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1 minuto fa, mark222220 ha scritto:

Dipende Sig Ahaha.ha , ...dipende dai parametri che usa . 

l Sud è più ricco del Nord: incredibile, ma vero! E se non ci credi, ecco lo studio della Bocconi che lo dimostra

Crisi economica, il governo si spacca sulla riforma delle pensioni

 

In base alla classifica sul potere d’acquisto, gli stipendi più alti sono a Caltanissetta, Crotone, Enna. Roma, Milano, Firenze e Aosta tra le province più povere. E i dipendenti pubblici? Se la passano bene… I dettagli di una ricerca dai risultati choc.   

 

 

 

classifica_ricchezza_sud_nord copia

 

 

RAGUSA? RICCHISSIMI - A Ragusa la disoccupazione è il triplo di Milano, il 55% dei giovani è senza lavoro e il reddito delle famiglie è la metà di Milano. Ma, in questo quadro disarmante, chi riesce a trovare un’occupazione regolare, può avere enormi vantaggi rispetto ad uno stipendiato del capoluogo lombardo. Se è infatti vero che un cassiere di banca con cinque anni di anzianità di Ragusa ha uno stipendio del 7,5% più basso di un collega milanese, è anche vero che, se si tiene conto del costo della vita, la sua busta paga è più alta del 27,3%. Di più, per avere lo stesso potere d’acquisto, il bancario milanese dovrebbe guadagnare il 70% in più.

I DIPENDENTI PUBBLICI - Ancora più evidenti le differenze salariali dei dipendenti pubblici. Un maestro elementare con cinque anni di anzianità guadagna lo stesso stipendio ovunque: 1305 euro al mese. Ma, in base all’indice dei prezzi al consumo, a Milano vale 1051 reali e a Ragusa 1549, con più 47% a favore della città siciliana. E per pareggiare il potere d’acquisto il maestro milanese dovrebbe guadagnare l’83% in più.

I SALARI E I SERVIZI - Così, se Bolzano e Aosta occupano i primi due posti per salari nominali, precipitano al 92mo e al 95mo posti se si considera il costo della vita. Esattamente il percorso inverso di Crotone: 95mo per salario nominale, secondo per quello reale. Un’anomalia, secondo gli autori, rispetto alla produttività.

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27 minuti fa, mark222220 ha scritto:

RAGUSA? RICCHISSIMI - A Ragusa la disoccupazione è il triplo di Milano, il 55% dei giovani è senza lavoro e il reddito delle famiglie è la metà di Milano. Ma, in questo quadro disarmante, chi riesce a trovare un’occupazione regolare, può avere enormi vantaggi rispetto ad uno stipendiato del capoluogo lombardo. Se è infatti vero che un cassiere di banca con cinque anni di anzianità di Ragusa ha uno stipendio del 7,5% più basso di un collega milanese, è anche vero che, se si tiene conto del costo della vita, la sua busta paga è più alta del 27,3%. Di più, per avere lo stesso potere d’acquisto, il bancario milanese dovrebbe guadagnare il 70% in più.

I DIPENDENTI PUBBLICI - Ancora più evidenti le differenze salariali dei dipendenti pubblici. Un maestro elementare con cinque anni di anzianità guadagna lo stesso stipendio ovunque: 1305 euro al mese. Ma, in base all’indice dei prezzi al consumo, a Milano vale 1051 reali e a Ragusa 1549, con più 47% a favore della città siciliana. E per pareggiare il potere d’acquisto il maestro milanese dovrebbe guadagnare l’83% in più.

I SALARI E I SERVIZI - Così, se Bolzano e Aosta occupano i primi due posti per salari nominali, precipitano al 92mo e al 95mo posti se si considera il costo della vita. Esattamente il percorso inverso di Crotone: 95mo per salario nominale, secondo per quello reale. Un’anomalia, secondo gli autori, rispetto alla produttività.

Effetti in gran parte perversi della rendita parassitaria. Affitti spropositati e costo degli immobili (e relativi mutui). Godono grandi e piccole immobiliari, grandi e piccole banche.

Il prezzo lo pagano imprese e lavoratori.

Una panetteria Milano paga un affitto doppio o triplo di una a Palermo.

Per questo il pane a Palermo costa 2,5 euro al chilo, contro i 4,5 di Milano.

E pensare che al Nord ci dovrebbe essere più concorrenza, più impresa, più libero mercato.

Si vede che, per i lavoratori, meno "modernità" equivale a più benessere 

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Inviata (modificato)

4 ore fa, mark222220 ha scritto:

Ma vah ...!! Lo avreste detto voi ?? Io si !! Napoli e’ orgogliosa anche di questo risultato che va ad aggiungersi a quello di essere , da sola , la città con più parcheggiatori abusivi di tutta Europa, di sanzioni amministrative non pagate, di disoccupati magari “organizzati “ e propensi ai lavori in nero . Insomma la capitale , forse mondiale,dell’assistenzialismo.

08/04/2019 17:27 CEST | Aggiornato 13 ore fa

A Napoli tutti in fila per il Reddito di cittadinanza: nella città più richieste che in tutta la Lombardia

I dati del ministero. Nel capoluogo campano oltre 78 mila domande. Sono 806 mila le richieste totali, un terzo da Campania e Sicilia 

 
Fila per il reddito
 
Fila per il reddito

Sono più di 806.878 le domande per il reddito di cittadinanza. A Napoli il record delle richieste: sono state oltre 78.000, più di quelle attivate dall'intera Lombardia (71.310). È quanto emerge dai dati diffusi dal ministero del Lavoro e aggiornati al 7 aprile. Il dato fa riferimento alle domande già caricate dall'Inps sulla piattaforma del Reddito. La maggior parte delle richiesta arriva dalle donne: sono 433.270 contro le 373.608 inoltrate da uomini

intanto sciacquati gli occhi insieme al tuo amico razzi sta director, quello che voi non potete mai avere questo è solo un assaggio e il perchè siete invidiosi di Napoli e dei Napoletani. 

capri-copertina-1366x691.jpg

Modificato da monello.07

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mi perdoni signor mark

io in matematica sono una frana però se la povertà la dovessi calcolare io considererei anche quelli che non lavorano indipendentemente se il costo della vita è più conveniente al sud rispetto al nord.

Le faccio un esempio:

se al sud un lavoratore percepisce 100 e 3 disoccupati  percepiscono 0, direi che le quattro persone mediamente percepiscono: 100/4= 25.

se al nord tre lavoratori percepiscono 110 e un disoccupato percepisce 0, direi che le quattro persone mediamente percepiscono: 330/4= 82,5

Sono calcoli da semplice contadino e non mi permetterei mai di rivaleggiare con i luminari della bocconi, però se fosse lei a fare i calcoli?

 

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20 minuti fa, monello.07 ha scritto:

intanto sciacquati gli occhi insieme al tuo amico razzi sta director, quello che voi non potete mai avere questo è solo un assaggio e il perchè siete invidiosi di Napoli e dei Napoletani. 

capri-copertina-1366x691.jpg

Ho , come tutti , pregi e difetti . Tra i pregi non annovero di certo l’invidiare i Napoletani . Il razzismo , ovviamente, non c’entra un caz.z.o.  C’entra il fatto che “odio”i piagni e fot.ti e chi si atteggia perennemente a vittima . Ed in questo i Napoletani non sono maestri bensì Professori Associati . Stacce a Napule e goditela tutta !! Ti dedico una canzuoncella ...https://youtu.be/Q7Mz5kWCxMU

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20 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

mi perdoni signor mark

io in matematica sono una frana però se la povertà la dovessi calcolare io considererei anche quelli che non lavorano indipendentemente se il costo della vita è più conveniente al sud rispetto al nord.

Le faccio un esempio:

se al sud un lavoratore percepisce 100 e 3 disoccupati  percepiscono 0, direi che le quattro persone mediamente percepiscono: 100/4= 25.

se al nord tre lavoratori percepiscono 110 e un disoccupato percepisce 0, direi che le quattro persone mediamente percepiscono: 330/4= 82,5

Sono calcoli da semplice contadino e non mi permetterei mai di rivaleggiare con i luminari della bocconi, però se fosse lei a fare i calcoli?

 

Mi perdoni pure lei Sig.ahaha.ha , ma con tutta la mia volontà ritengo il suo conteggio “leggermente” incompleto . Mancano , a mio parere , numerosi parametri . Invece ella si accontenta dell’esempino alla Trilussa della media dei polli e con questo chiude il discorso invitandomi a fare i calcoli . Gli stessi calcoli che ha già fatto pure la Bocconi , la Berkeley University , la Luiss ed un giornalista molto ferrato nel ramo come Sergio Rizzo . Vede Sig. Ahaha.ha le condizioni del lavoro in molti territori del Mezzogiorno mostrano in maniera inequivocabile che le persone che lavorano in condizioni di regolarità sono meno della metà rispetto a molti territori del Nord del paese, determinando come è noto in questi anni un forte ritorno all’immigrazione interna, con spostamenti  soprattutto dei giovani dal Sud al Nord del Paese. L’analisi dei dati ci mostra come il fenomeno implichi la persistenza nel Mezzogiorno ancora di forti sacche di lavoro nero ed irregolare . Già questo basterebbe per “annientare “ la formuletta che ci ha proposto . Questi elementi , comunque , portano a considerazioni sul modello di sviluppo presente ancora oggi nel Mezzogiorno: il dato del lavoro irregolare, soprattutto in agricoltura, il fenomeno delle donne inattive e della disoccupazione femminile di massa, insieme alle minori condizioni di assorbimento dei giovani molto scolarizzati nel mercato del lavoro locale, evidenzia un sistema economico sociale che non appare ancora in grado, in generale e con dovute eccezioni, di agganciare la ripresa in quanto le attività economiche non sembrano dotate della necessaria capacità innovativa e di quella specializzazione e propensione all’export che è richiesta.  La presenza di condizioni di economia arretrata o fortemente legata a modelli produttivi obsoleti e superati non consente alle nuove generazioni meridionali di avere sufficienti e concreti stimoli per acquisire una formazione superiore o l’ opportunità, una volta acquisita, di rimanere nel proprio territorio per lavorare  e generare valore aggiunto. La minore competitività del sistema è aggravata ed è concausa di due fenomeni molto gravi e presenti soprattutto nel Mezzogiorno come la dispersione scolastica, la presenza di molti giovani privi di qualifica professionale e di donne inattive e prive di competenze adatte al lavoro. La connessione tra minore competitività economica e minori opportunità occupazionali determina come conseguenza un aumento delle condizioni di povertà, delle  quali , irresponsabilmente , sono responsabili proprio gli autoctoni locali che , come detto nell’altro post . sono molto più propensi a chiedere aiuto da fuori senza  tirarsi su le maniche di camicia . Va segnalato in questo senso come appaia del tutto collegata la condizione di difficoltà occupazionale con quella della maggiore povertà e difficoltà di reddito e come in questo senso da un lato si conferma una enorme differenza tra il Sud ed il Nord del paese, ma anche come le regioni del Nord in cui sono di meno le famiglie che arrivano a fine mese con difficoltà sono proprio quelle con le migliori performances e risultati occupazionali.  Esiste , quindi , un collegamento tra povertà, necessità di reddito e lavoro, come autonomia professionale, che va tenuto in considerazione per le politiche di intervento che ne conseguono. Quindi , se al meridione non si decidono a muovere le chiappe da soli senza aspettare “o reddito”  ed altre provviste simili e non aumentano la voglia di andare “ a fatica’ “ tra un altro secolo la situazione non si sposta  di un mm . 

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2 ore fa, mark222220 ha scritto:

Dipende Sig Ahaha.ha , ...dipende dai parametri che usa . 

l Sud è più ricco del Nord: incredibile, ma vero! E se non ci credi, ecco lo studio della Bocconi che lo dimostra

Crisi economica, il governo si spacca sulla riforma delle pensioni

 

In base alla classifica sul potere d’acquisto, gli stipendi più alti sono a Caltanissetta, Crotone, Enna. Roma, Milano, Firenze e Aosta tra le province più povere. E i dipendenti pubblici? Se la passano bene… I dettagli di una ricerca dai risultati choc.   

 

 

 

classifica_ricchezza_sud_nord copia

 

 

scusa ma in questa ricerca dov'è Napoli ? Forse non lo sai ma Napoli non fa parte di Caltanissetta, Crotone, Enna. Roma, Milano, Firenze e Aosta dovresti ripetere un pò di geografia 

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Inviata (modificato)

La minore competitività del sistema è aggravata ed è concausa...

Egregio Ahahah, ti sembra che un semianalfabeta pisano, il quale ha dedicato molto più tempo della sua mediocre esistenza al lekkare kuli e allo spargere falsità che allo studio, sia in grado di esprimersi con frasi come quella riportata sopra? No che non è in grado! Purtroppo per lui, e per una nota ex ministra del Pd (che ha l'aggravante di essere dottoressa in Economia), i motori di ricerca sono fatti anche per smascherare i falsari e gli scopiazzatori che non citano le fonti. Ed ecco la fonte da cui il semianalfabeta ha scopiazzato, con qualche modifica qua e là, buona parte del suo precedente post: 

http://www.workmag.it/2018/05/lavoro-la-distanza-tra-nord-e-sud-riprende-ad-aumentare/

Tempo fa durante un torneo di Scacchi un giocatore teneva acceso tra le gambe, sotto il tavolo, uno smartphone sul quale girava Stockfish, potente software scacchistico con la forza di un Gran Maestro Internazionale. Dopo avere vinto tre o quattro partite di fila il baro fu scoperto dall'arbitro. Espulso dal torneo e radiato dalla Federazione, ma la cosa più umiliante fu la figuraccia fatta al cospetto degli altri giocatori. Ebbene, il baro, falsario e scopiazzatore pisano si espone spesso e volentieri a figuracce analoghe. Contento lui. Potrei chiuderla qui, non dopo avere elogiato il tuo illuminante controesempio. A differenza del baro, tu sei uno che pensa con la propria testa e sei una persona modesta (rara avis). Sei un contadino... scarpe grosse e cervello fino. Però il falsario nonché oditatore dei meridionali parla anche di lavoro irregolare (cioè lavoro nero) e di costo della vita che sono argomenti interessanti. Sull'ultimo basta ricordare la legge della domanda e dell'offerta. Il Sud è molto più povero del Nord quindi i prezzi sono più bassi. Una trentacinquina di anni fa andai con un gruppo di amici in vacanza in Grecia. Partimmo con 200.000 lire a testa pensando a una vacanza spartana di una settimana al massimo e invece mangiammo e bevemmo a volontà per due settimane. Il costo della vita e degli alberghi in Grecia era molto più basso che qui al Sud. Se fossimo andati in Sudan avremmo mangiato e bevuto per tre mesi. Ma ciò non significa che in Sudan si vivesse meglio che a Napoli. Sul lavoro nero bisogna sfatare un luogo comune. La Campania non è affatto la prima regione per lavoro nero (e relativa evasione fiscale e contributiva), ma solo la terza. La prima è la Lombardia seguita dal Lazio (che ha circa la popolazione della Campania ma 30.000 irregolari stimati in più). Ce lo dice il più accurato e recente studio disponibile (CGIA, 2018). Peraltro i 200.000 e passa lavoratori in nero di regioni ricche e meno popolose come Piemonte, Emilia Romagna e Veneto sono ben più vergognosi dei 382.000 della Campania. Qui molte aziende (specie nell'edilizia e nel piccolo commercio) assumono personale in nero per necessità (cioè per sopravvivere), al Nord spesso lo fanno per pura avidità. Informo infine il falsario, il quale nel suo primo post parlava espressamente di Napoli e non della provincia riportando con ciò una notizia falsa, che c'è una bella differenza tra un napoletano verace e un torrese verace di Torre del Greco o di Torre Annunziata, o uno stabiese di Castellammare, o un sorrentino come Achille Lauro (quello originale da non confondersi con lo scopiazzatore che si presentò a Sanremo).

 

 

Modificato da fosforo41

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3 ore fa, mark222220 ha scritto:

Mi perdoni pure lei Sig.ahaha.ha , ma con tutta la mia volontà ritengo il suo conteggio “leggermente” incompleto . Mancano , a mio parere , numerosi parametri . Che manchino numerosi parametri sono d'accordo

Invece ella si accontenta dell’esempino alla Trilussa della media dei polli e con questo chiude il discorso invitandomi a fare i calcoli . Solo per vedere come li avrebbe fatti lei

Gli stessi calcoli che ha già fatto pure la Bocconi , la Berkeley University , la Luiss ed un giornalista molto ferrato nel ramo come Sergio Rizzo . Lei avrebbe fatto gli stessi calcoli di questi luminari?

Vede Sig. Ahaha.ha le condizioni del lavoro in molti territori del Mezzogiorno mostrano in maniera inequivocabile che le persone che lavorano in condizioni di regolarità sono meno della metà rispetto a molti territori del Nord del paese, determinando come è noto in questi anni un forte ritorno all’immigrazione interna, con spostamenti  soprattutto dei giovani dal Sud al Nord del Paese. Se c'è un forte ritorno dell'immigrazione da sud verso nord, non le sembra che sia sufficiente per dimostrare che il sud è più povero del nord, signor mark? 

L’analisi dei dati ci mostra come il fenomeno implichi la persistenza nel Mezzogiorno ancora di forti sacche di lavoro nero ed irregolare . Già questo basterebbe per “annientare “ la formuletta che ci ha proposto . Non credo possano annientare la mia formuletta. Lavoro in nero, quindi irregolare, attraversa tutto il nord da est a ovest, e poichè il nord è più attivo del sud scommetterei che battiamo il sud anche in questo campo.

Questi elementi , comunque , portano a considerazioni sul modello di sviluppo presente ancora oggi nel Mezzogiorno: il dato del lavoro irregolare, soprattutto in agricoltura, il fenomeno delle donne inattive e della disoccupazione femminile di massa, insieme alle minori condizioni di assorbimento dei giovani molto scolarizzati nel mercato del lavoro locale, evidenzia un sistema economico sociale che non appare ancora in grado, in generale e con dovute eccezioni, di agganciare la ripresa in quanto le attività economiche non sembrano dotate della necessaria capacità innovativa e di quella specializzazione e propensione all’export che è richiesta. Più che analisi, io, dalle tabelle, noto delle affermazioni.  Analizzando poi la sua argomentazione, si evince, ancora una volta, che pure lei contrariamente a ciò che voleva sostenere, crede nella superiore ricchezza del nord rispetto al sud.

 La presenza di condizioni di economia arretrata o fortemente legata a modelli produttivi obsoleti e superati non consente alle nuove generazioni meridionali di avere sufficienti e concreti stimoli per acquisire una formazione superiore o l’ opportunità, una volta acquisita, di rimanere nel proprio territorio per lavorare  e generare valore aggiunto. La minore competitività del sistema è aggravata ed è concausa di due fenomeni molto gravi e presenti soprattutto nel Mezzogiorno come la dispersione scolastica, la presenza di molti giovani privi di qualifica professionale e di donne inattive e prive di competenze adatte al lavoro. La connessione tra minore competitività economica e minori opportunità occupazionali determina come conseguenza un aumento delle condizioni di povertà, delle  quali , irresponsabilmente , sono responsabili proprio gli autoctoni locali che , come detto nell’altro post . sono molto più propensi a chiedere aiuto da fuori senza  tirarsi su le maniche di camicia . Va segnalato in questo senso come appaia del tutto collegata la condizione di difficoltà occupazionale con quella della maggiore povertà e difficoltà di reddito e come in questo senso da un lato si conferma una enorme differenza tra il Sud ed il Nord del paese, ma anche come le regioni del Nord in cui sono di meno le famiglie che arrivano a fine mese con difficoltà sono proprio quelle con le migliori performances e risultati occupazionali.  Esiste , quindi , un collegamento tra povertà, necessità di reddito e lavoro, come autonomia professionale, che va tenuto in considerazione per le politiche di intervento che ne conseguono. Quindi , se al meridione non si decidono a muovere le chiappe da soli senza aspettare “o reddito”  ed altre provviste simili e non aumentano la voglia di andare “ a fatica’ “ tra un altro secolo la situazione non si sposta  di un mm .  Anche qui, mi perdoni, signor mark, lei ha fatto una sviolinata a favore del nord, confermando che la mia formuletta, tutto sommato, non è così distante dalla realtà. Se fosse il contrario non avrebbe invitato il sud a muovere le chiappe per andare a faticà, ma avrebbe invitato il nord a farlo.

 

 

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Inviata (modificato)

56 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Una trentacinquina di anni fa andai con un gruppo di amici in vacanza in Grecia. Partimmo con 200.000 lire a testa pensando a una vacanza spartana di una settimana al massimo e invece mangiammo e bevemmo a volontà per due settimane. Il costo della vita e degli alberghi in Grecia era molto più basso che qui al Sud. Se fossimo andati in Sudan avremmo mangiato e bevuto per tre mesi. Ma ciò non significa che in Sudan si vivesse meglio che a Napoli.

signor fosforo

ho soggiornato in Sicilia per una quindicina di giorni, qualche anno fa e per più anni, rilevando che mediamente il costo della vita in quelle zone era inferiore a quello del nord, e più mi allontanavo dalla costa andando verso l'interno, meno costava la vita ma con essa calava anche il salario (regolare o in nero) del lavoratore. Stessa cosa succedeva in Croazia.

Ho potuto verificare questo in quanto ero ospite di un amico. Il costo della vita calava se mi davo da fare e acquistavo il pesce direttamente sul molo, la verdura, il vino, la carne la comperavo direttamente dal produttore. Se queste cose le comperavo al supermercato, il prezzo corrispondeva a quello della mia provincia.

La domanda mi sorgeva spontanea:

1) con le paghe inferiori a quelle del nord come potevano arrivare alla fine del mese chi acquistava al supermercato?

2) come poteva continuare a vivere il supermercato se la maggioranza dei compratori non arrivava a fine mese?

Non ho saputo darmi una risposta, so solo che bisognava darsi da fare per trovare chi ti poteva fornire ciò che cercavi al minor costo possibile. Ma bisognava fare chilometri in auto e anche quello era un costo.

Modificato da ahaha.ha

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5 ore fa, mark222220 ha scritto:

Mi perdoni pure lei Sig.ahaha.ha , ma con tutta la mia volontà ritengo il suo conteggio “leggermente” incompleto . Mancano , a mio parere , numerosi parametri . Che manchino numerosi parametri sono d'accordo

Invece ella si accontenta dell’esempino alla Trilussa della media dei polli e con questo chiude il discorso invitandomi a fare i calcoli . Solo per vedere come li avrebbe fatti lei

Gli stessi calcoli che ha già fatto pure la Bocconi , la Berkeley University , la Luiss ed un giornalista molto ferrato nel ramo come Sergio Rizzo . Lei avrebbe fatto gli stessi calcoli di questi luminari?

Vede Sig. Ahaha.ha le condizioni del lavoro in molti territori del Mezzogiorno mostrano in maniera inequivocabile che le persone che lavorano in condizioni di regolarità sono meno della metà rispetto a molti territori del Nord del paese, determinando come è noto in questi anni un forte ritorno all’immigrazione interna, con spostamenti  soprattutto dei giovani dal Sud al Nord del Paese. Se c'è un forte ritorno dell'immigrazione da sud verso nord, non le sembra che sia sufficiente per dimostrare che il sud è più povero del nord, signor mark? 

L’analisi dei dati ci mostra come il fenomeno implichi la persistenza nel Mezzogiorno ancora di forti sacche di lavoro nero ed irregolare . Già questo basterebbe per “annientare “ la formuletta che ci ha proposto . Non credo possano annientare la mia formuletta. Lavoro in nero, quindi irregolare, attraversa tutto il nord da est a ovest, e poichè il nord è più attivo del sud scommetterei che battiamo il sud anche in questo campo.

Questi elementi , comunque , portano a considerazioni sul modello di sviluppo presente ancora oggi nel Mezzogiorno: il dato del lavoro irregolare, soprattutto in agricoltura, il fenomeno delle donne inattive e della disoccupazione femminile di massa, insieme alle minori condizioni di assorbimento dei giovani molto scolarizzati nel mercato del lavoro locale, evidenzia un sistema economico sociale che non appare ancora in grado, in generale e con dovute eccezioni, di agganciare la ripresa in quanto le attività economiche non sembrano dotate della necessaria capacità innovativa e di quella specializzazione e propensione all’export che è richiesta. Più che analisi, io, dalle tabelle, noto delle affermazioni.  Analizzando poi la sua argomentazione, si evince, ancora una volta, che pure lei contrariamente a ciò che voleva sostenere, crede nella superiore ricchezza del nord rispetto al sud.

 La presenza di condizioni di economia arretrata o fortemente legata a modelli produttivi obsoleti e superati non consente alle nuove generazioni meridionali di avere sufficienti e concreti stimoli per acquisire una formazione superiore o l’ opportunità, una volta acquisita, di rimanere nel proprio territorio per lavorare  e generare valore aggiunto. La minore competitività del sistema è aggravata ed è concausa di due fenomeni molto gravi e presenti soprattutto nel Mezzogiorno come la dispersione scolastica, la presenza di molti giovani privi di qualifica professionale e di donne inattive e prive di competenze adatte al lavoro. La connessione tra minore competitività economica e minori opportunità occupazionali determina come conseguenza un aumento delle condizioni di povertà, delle  quali , irresponsabilmente , sono responsabili proprio gli autoctoni locali che , come detto nell’altro post . sono molto più propensi a chiedere aiuto da fuori senza  tirarsi su le maniche di camicia . Va segnalato in questo senso come appaia del tutto collegata la condizione di difficoltà occupazionale con quella della maggiore povertà e difficoltà di reddito e come in questo senso da un lato si conferma una enorme differenza tra il Sud ed il Nord del paese, ma anche come le regioni del Nord in cui sono di meno le famiglie che arrivano a fine mese con difficoltà sono proprio quelle con le migliori performances e risultati occupazionali.  Esiste , quindi , un collegamento tra povertà, necessità di reddito e lavoro, come autonomia professionale, che va tenuto in considerazione per le politiche di intervento che ne conseguono. Quindi , se al meridione non si decidono a muovere le chiappe da soli senza aspettare “o reddito”  ed altre provviste simili e non aumentano la voglia di andare “ a fatica’ “ tra un altro secolo la situazione non si sposta  di un mm .  Anche qui, mi perdoni, signor mark, lei ha fatto una sviolinata a favore del nord, confermando che la mia formuletta, tutto sommato, non è così distante dalla realtà. Se fosse il contrario non avrebbe invitato il sud a muovere le chiappe per andare a faticà, ma avrebbe invitato il nord a farlo.

 

Voce 1). Bene l’importante e’ essere d’accordo . Voce 2) Io non devo fare nessun calcolo . Io mi limito a dare un giudizio di quelli che fanno i competenti od i presunti competenti .  Voce 3) non lo so ma mi convincono .  Voce 4) Che al Sud ci siano sacche di povertà più marcate che al Nord equivale alla scoperta dell’acqua calda . L’importante e’ capirne le ragioni ed operare affinché il divario diminuisca . Voce 5) la sua formuletta verrebbe immediatamente “annientata “ perché parte da un assunto errato . Se prendiamo una famiglia del Nord con padre madre e due figli ed una del Sud analoga , mentre per Quella del nord , molto probanilmente e’ valida quella del 330/4=82,5 , e’ totalmente errata quella del sud , perche’ notoriamente , al Sud, 100/4=25, dove 100 e’ quel che percepisce un lavoratore e 0/cad e’ per tutti gli altri 3. Perché 0 rimane un conteggio puramente teorico ( ecco il paragone Trilussa) dal momento che non e’ così infrequente che la Sig.ra Esposito faccia un po’ di lavoretti (al nero) dalla Sig.ra Pica, un figlio aiuti ( al nero) i Sig. Catello O’Fruttivendolo al mercato della frutta e l’altro figlio , Gege’ , aiuti (sempre al nero ) il Sig. Carmine O’pescatore nella posizione e ritiro delle reti del pescato giornaliero. E per quanto  probabilmente bassi , i 3 “redditi, assommati non fanno 0 e potrà condividerlo pure lei anche se i conti non sono il suo forte visto che si e’ definito un contadino . Voce 6) Anche qua devo farle un esempio per un motivo semplice . La ricchezza di calcola nei contesti dove si vive , dove e’ fondamentale il costo della vita : Mettiamola così. Se a Milano con uno stipendio di 2.500 euro al mese vivi in maniera più che dignitosa , a Zurigo (200 km), sei poco più che un pezzente . A Casoria sei nu’ babba !! Dove per babba’ significa un signore . Voce 7) Non ho fatto nessuna sviolinata per il Nord contro i Sud. Ma negare l’operosità delle popolazioni del Nord contro quelle del Sud, mi permetta Sig. Ahaha.ha , e’ negare l’evidenza senza scaricare le colpe sulla Bocconi , sulla Berkeley e sulla Luiss . 

 

 

 

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1 ora fa, ahaha.ha ha scritto:

signor fosforo

ho soggiornato in Sicilia per una quindicina di giorni, qualche anno fa e per più anni, rilevando che mediamente il costo della vita in quelle zone era inferiore a quello del nord, e più mi allontanavo dalla costa andando verso l'interno, meno costava la vita ma con essa calava anche il salario (regolare o in nero) del lavoratore. Stessa cosa succedeva in Croazia.

Ho potuto verificare questo in quanto ero ospite di un amico. Il costo della vita calava se mi davo da fare e acquistavo il pesce direttamente sul molo, la verdura, il vino, la carne la comperavo direttamente dal produttore. Se queste cose le comperavo al supermercato, il prezzo corrispondeva a quello della mia provincia.

La domanda mi sorgeva spontanea:

1) con le paghe inferiori a quelle del nord come potevano arrivare alla fine del mese chi acquistava al supermercato?

2) come poteva continuare a vivere il supermercato se la maggioranza dei compratori non arrivava a fine mese?

Non ho saputo darmi una risposta, so solo che bisognava darsi da fare per trovare chi ti poteva fornire ciò che cercavi al minor costo possibile. Ma bisognava fare chilometri in auto e anche quello era un costo.

Basta leggere il tuo post per capire una cosa che sostengo da sempre, cioè l'enorme importanza del piccolo commercio e l'enorme danno che è stato fatto all'economia, non solo del Sud ma nazionale, privilegiando la grande distribuzione (e il peggio deve ancora venire con la distribuzione on line dei giganti come Amazon che in proporzione pagano meno tasse del mio salumiere). Leggevo stamane sul sito di Repubblica che in Puglia gli agricoltori stanno distruggendo migliaia di quintali di ottima frutta perché al prezzo all'ingrosso di 20 centesimi al chilo (imposto dalla grande distribuzione) non si riesce nemmeno a coglierla dagli alberi. Non a caso qui al Sud capita ancora di vedere qualche contadino che viene in città con il suo treruote a vendere direttamente i suoi prodotti al dettaglio. In effetti l'unica risposta a questo disastro epocale, finché un governo non si deciderà a raddoppiare l'Iva sulla grande distribuzione e a triplicarla su quella on line, è l'arte di arrangiarsi. Conosco piccoli commercianti napoletani che non si riforniscono, se non in parte, al mercato ortofrutticolo o al mercato del pesce o al macello, ma vanno direttamente, e con vantaggio reciproco perché non si passa dagli intermediari, a rifornirsi dal contadino, dal pescatore, dall'allevatore. Fin quando la salute me lo permetteva io stesso andavo una o due volte l'anno ad acquistare fino a 50 chili di mele annurche ad Afragola (e che mele!) che conservavo in cantina, a un prezzo stracciato per me consumatore ma ottimo per il produttore, o i latticini a Battipaglia (e che latticini!), o damigiane di vino (e che vino!) da un contadino alle falde del Vesuvio. Al Nord avete la grande distribuzione ma vedrai tra pochi anni la maggior parte degli ipermercati fallire e chiudere miseramente, dopo avere strozzato tanti piccoli produttori, a loro volta strozzati da Amazon & C.   Come scrivevo, in molti casi qui al Sud il lavoro in nero è una triste necessità. Prendiamo per esempio il contadino di cui sopra che va in città a vendere la sua frutta e i suoi ortaggi. Spesso non ha il registratore di cassa e non ti dà lo scontrino, ma l'alternativa è vendere il frutto del suo sudore per 20 centesimi al chilo a un grossista che suda assai meno di lui. Per non parlare della qualità dei prodotti. Nei supermercati si vende per lo più roba conservata ma il buon Dio ci ha fatti per mangiare solo cibi freschi. É scientificamente provato che mangiare cibi conservati, a prescindere dalla tecnica di conservazione, favorisce l'insorgenza di tumori nonché di gravi e inguaribili patologie come il diabete. Quando parlo di "decrescita felice" intendo per l'appunto questo: vivere meglio e in modo più sano, e in definitiva più felice, con meno soldi, meno inquinamento, meno disuguaglianza. Produrre (quanto basta) per consumare (il necessario e il giusto). Mentre oggi l'imperativo è consumare per produrre. Dovremmo riprendere e valorizzare in termini di efficienza con le nuove tecnologie, penso per es. alle energie rinnovabili, un vecchio stile di vita. Ma servirebbe la volontà politica per abbandonare il fallimentare modello del consumismo e della crescita senza fine, quello del consumare (e inquinare) sempre di più per produrre sempre di più. Faccio un esempio. L'attuale governo dà (o dovrebbe dare perché il provvedimento stenta a decollare) un bonus di 6000 euro a chi acquista un'auto elettrica. Ma non basta! Bisogna realizzare una rete di colonnine di ricarica al posto dei distributori di benzina e gasolio. E con ciò colpire gli interessi della potente lobby mondiale dei petrolieri. Ma non basta ancora! Come scrissi in un vecchio post, i miei bisnonni andavano da Napoli a Roma su una carrozza trainata da 4 cavalli (che portava fino a 8 passeggeri: mezzo cavallo a testa). Oggi ci andiamo in uno, in due o pochi più con automobili di 60 (per le piccole utilitarie), 100, 150 e passa cavalli. Uno spreco assurdo di energia. Secondo me bisognerebbe imporre vincoli severi alle velocità massime e alle potenze massime. Auto elettriche sì, ma con 15-20 cavalli al massimo e velocità massima in autostrada di 70-80 km/h. 

Saluti

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10 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

L'attuale governo dà (o dovrebbe dare perché il provvedimento stenta a decollare) un bonus di 6000 euro a chi acquista un'auto elettrica. Ma non basta! Bisogna realizzare una rete di colonnine di ricarica al posto dei distributori di benzina e gasolio. E con ciò colpire gli interessi della potente lobby mondiale dei petrolieri. Ma non basta ancora! Come scrissi in un vecchio post, i miei bisnonni andavano da Napoli a Roma su una carrozza trainata da 4 cavalli (che portava fino a 8 passeggeri). Oggi ci andiamo in due o tre con automobili di 60 (per le piccole utilitarie), 100, 150 e passa cavalli. Uno spreco assurdo di energia. Secondo me bisognerebbe imporre vincoli severi alle velocità massime e alle potenze massime. Auto elettriche sì, ma con 15-20 cavalli al massimo e velocità massima in autostrada di 70-80 km/h. 

Saluti

mi spiace ma non sono del tutto d'accordo sulla velocità in autostrada. 130 km/ora è il massimo ma se si vuol risparmiare basta alzare il piede. Dipende da noi.

Per quanto riguarda le colonnine, sappiamo tutti che forniscono energia elettrica, ma questa energia da dove arriva? dal petrolio, dal gas, dal carbone, dall'acqua e dal sole in minima parte. Quindi anche in questo caso ci sono di mezzo ile lobby dei petrolieri e di altre fonti.

contraccambio i saluti

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10 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

L'attuale governo dà (o dovrebbe dare perché il provvedimento stenta a decollare) un bonus di 6000 euro a chi acquista un'auto elettrica. Ma non basta! Bisogna realizzare una rete di colonnine di ricarica al posto dei distributori di benzina e gasolio. E con ciò colpire gli interessi della potente lobby mondiale dei petrolieri. Ma non basta ancora! Come scrissi in un vecchio post, i miei bisnonni andavano da Napoli a Roma su una carrozza trainata da 4 cavalli (che portava fino a 8 passeggeri). Oggi ci andiamo in due o tre con automobili di 60 (per le piccole utilitarie), 100, 150 e passa cavalli. Uno spreco assurdo di energia. Secondo me bisognerebbe imporre vincoli severi alle velocità massime e alle potenze massime. Auto elettriche sì, ma con 15-20 cavalli al massimo e velocità massima in autostrada di 70-80 km/h. 

Saluti

mi spiace ma non sono del tutto d'accordo sulla velocità in autostrada. 130 km/ora è il massimo ma se si vuol risparmiare basta alzare il piede. Dipende da noi.

Per quanto riguarda le colonnine, sappiamo tutti che forniscono energia elettrica, ma questa energia da dove arriva? dal petrolio, dal gas, dal carbone, dall'acqua e dal sole in minima parte. Quindi anche in questo caso ci sono di mezzo ile lobby dei petrolieri e di altre fonti.

contraccambio i saluti

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3 ore fa, ahaha.ha ha scritto:

mi spiace ma non sono del tutto d'accordo sulla velocità in autostrada. 130 km/ora è il massimo ma se si vuol risparmiare basta alzare il piede. Dipende da noi.

Per quanto riguarda le colonnine, sappiamo tutti che forniscono energia elettrica, ma questa energia da dove arriva? dal petrolio, dal gas, dal carbone, dall'acqua e dal sole in minima parte. Quindi anche in questo caso ci sono di mezzo ile lobby dei petrolieri e di altre fonti.

contraccambio i saluti

Qui entra bene in gioco la tecnologia (che nell'imperante modello consumistico è invece usata per aggredire l'ambiente più che per difenderlo). Per es. la benemerita Volvo, che sta abbandonando il diesel per puntare sull'ibrido e sull'elettrico, ha annunciato che entro il 2020 tutte le sue nuove auto, incluse quelle da 300 cavalli e passa, saranno autolimitate elettronicamente a 180 km/h di velocità massima. Puoi schiacciare l'acceleratore quanto vuoi, ma oltre quella velocità interviene un sensore che lo disabilita. Lo stesso già accade da tempo per tutte le auto tedesche (eccetto qualche modello supersportivo) autolimitate a 250 km/h. Ma nulla vieta di abbassare elettronicamente la velocità massima a 70-80 km/h. Con ciò si abbatterebbero, a un costo minimo, non solo il numero di vittime della strada ma anche i consumi energetici, le emissioni inquinanti e quelle di gas serra (che alterano il clima).

Sulle auto elettriche hai ragione. Se l'elettricità che alimenta un'auto elettrica è prodotta in una centrale a carbone, l'effetto è solo quello di spostare l'inquinamento dal centro urbano a un'area meno densamente popolata. Oggi circa un terzo dell'elettricità che produciamo in Italia viene da fonti rinnovabili e pulite, ma prima di raggiungere il 100% a livello globale passeranno molti decenni. Questo per mancanza di volontà politica e su pressione delle lobby perché dal punto di vista tecnico la cosa sarebbe fattibile entro il 2030 (anzi sarebbe possibile coprire non solo il fabbisogno elettrico mondiale ma l'intero fabbisogno di energia primaria). Una accelerazione di questa epocale e inevitabile conversione energetica potrebbe arrivare se alcuni fenomeni, come lo scioglimento dei ghiacci polari, dovessero assumere dimensioni drammatiche, onde scongiurare che assumano dimensioni apocalittiche. 

Saluti

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15 ore fa, mark222220 ha scritto:
 
 
 
 

Voce 1). Bene l’importante e’ essere d’accordo .ok

Voce 2) Io non devo fare nessun calcolo . Io mi limito a dare un giudizio di quelli che fanno i competenti od i presunti competenti . Quindi si ritiene un competente 

Voce 3) non lo so ma mi convincono . io solo la metà. Non ho visto l'analisi completa 

Voce 4) Che al Sud ci siano sacche di povertà più marcate che al Nord equivale alla scoperta dell’acqua calda . L’importante e’ capirne le ragioni ed operare affinché il divario diminuisca .  Il sud è generalmente più povero del nord. Ogni governo subentrante lo sostiene e propone progetti per diminuire il divario. Ma se le tabelle dei luminari sono corrette non è necessario fare nulla. 

Voce 5) la sua formuletta verrebbe immediatamente “annientata “ perché parte da un assunto errato . Se prendiamo una famiglia del Nord con padre madre e due figli ed una del Sud analoga , mentre per Quella del nord , molto probanilmente e’ valida quella del 330/4=82,5 , e’ totalmente errata quella del sud , perche’ notoriamente , al Sud, 100/4=25, dove 100 e’ quel che percepisce un lavoratore e 0/cad e’ per tutti gli altri 3. Perché 0 rimane un conteggio puramente teorico ( ecco il paragone Trilussa) dal momento che non e’ così infrequente che la Sig.ra Esposito faccia un po’ di lavoretti (al nero) dalla Sig.ra Pica, un figlio aiuti ( al nero) i Sig. Catello O’Fruttivendolo al mercato della frutta e l’altro figlio , Gege’ , aiuti (sempre al nero ) il Sig. Carmine O’pescatore nella posizione e ritiro delle reti del pescato giornaliero. E per quanto  probabilmente bassi , i 3 “redditi, assommati non fanno 0 e potrà condividerlo pure lei anche se i conti non sono il suo forte visto che si e’ definito un contadino . La  formuletta mia e di Trilussa, a mio modesto avviso rimane valida per un semplice motivo. Anche al nord, quando l'olio non basta a condire l'insalata, mogli e figli fanno lavori in nero. E la toscana non è immune da questa abitudine come ho avuto modo di verificare personalmente.

Voce 6) Anche qua devo farle un esempio per un motivo semplice . La ricchezza di calcola nei contesti dove si vive , dove e’ fondamentale il costo della vita : Mettiamola così. Se a Milano con uno stipendio di 2.500 euro al mese vivi in maniera più che dignitosa , a Zurigo (200 km), sei poco più che un pezzente . A Casoria sei nu’ babba !! Dove per babba’ significa un signore .  No! La ricchezza (o la povertà) non si calcola nel contesto in cui si vive, ma può essere calcolata nel contesto in cui si vive, rimanendo coscienti che il risultato è solo parziale.

La ricchezza si può analizzare città per città, provincia per provincia, regione per regione. Le sole città possono sviare di molto la valutazione. Più è grande l'area valutata più si avvicina al pollo di trilussa, questo lo sa meglio di me

Voce 7) Non ho fatto nessuna sviolinata per il Nord contro i Sud. Ma negare l’operosità delle popolazioni del Nord contro quelle del Sud, mi permetta Sig. Ahaha.ha , e’ negare l’evidenza senza scaricare le colpe sulla Bocconi , sulla Berkeley e sulla Luiss . Diciamo che la sviolinata non l'ha fatta lei ma il giornalista che ha scritto l'articolo citato dal sig fosforo. Lei si è limitato ad approvarlo e riportarlo, dimenticandosi che in un primo momento sosteneva le tabelle dei luminari che valutavano alcune province  del sud più ricche di alcune province del nord, ora invece cita le popolazioni del nord contro quelle del sud, e quando si citano le "popolazione" non ci si limità più ad aree ristrette come le provincie, ma ad aree molto più vaste comprensive di molteplici regioni.

Aggiungo e termino: se migliaia di meridionali si spostano a nord per lavorare, non significa che anche al sud c'è la voglia di lavorare? Poi mi pongo anche una domanda: "con che spirito si può venire a nord se la paga che si va a percepire è appena sufficiente a pagare l'affitto di un appartamentino?" Ma qui entriamo nel contesto in cui si va a lavorare.

 

 

 

 

 

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19 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

 

Sig. Ahaha.ha, e’ stato così convincente che mi ha fatto ricredere (ed immagino si sarebbero ricreduti pure gli eminenti della Bocconi , della Berkley e della Luiss , oltre quel giornalista citato dal Sig. Cazzaro di Napoli ) se avessero letto le sue contrideduzioni che , per inciso , non sono proprio da contadino . Complimenti . 

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