Re Roger: dopo aver fatto 100 ha fatto 101!

Nello sport è molto difficile confrontare campioni di epoche diverse per stabilire chi sia stato il più grande di tutti i tempi. Se chiedete a un napoletano come me, vi garantirà che il più grande calciatore della storia è stato Maradona, un brasiliano con altrettanta sicurezza dirà che è stato Pelè. Nel pugilato i più gettonati sono probabilmente Muhammad Ali e Joe Louis, ma io sono per Marvin "il Meraviglioso" Hagler e al secondo posto vedo Carlos Monzon, lo spietato "giustiziere" del nostro Benvenuti. Nel basket il consenso è quasi unanime su Michael Jordan, ma io sono quasi convinto che il n.1 di tutti i tempi poteva essere l'indimenticabile Drazen Petrovic se un tragico incidente stradale non lo avesse stroncato nel pieno della carriera. Tuttavia c'è uno sport dove oggi è davvero difficile avere dubbi sul più grande di sempre. Parlo del tennis e di Roger Federer. Il motivo è presto detto. Il fluoriclasse elvetico detiene tutta una serie di record storici per questa disciplina, li ha conseguiti negli anni in cui la competizione e la concorrenza erano le più forti di sempre, e può ulteriormente migliorarli essendo tutt'ora, a quasi 38 anni, in grado di vincere qualsiasi torneo. È opportuno ricordare che per buona parte della sua storia il tennis è stato uno sport dilettantistico: i pochi professionisti erano rigorosamente esclusi dai più importanti tornei (quelli del cosiddetto Grande Slam). Dunque, fino ai primi anni '70 (l'era open, cioè quella dei tornei aperti a dilettanti e professionisti, parte nel 1968; l'ATP, associazione dei tennisti professionisti, nasce nel 1972) chi voleva arricchirsi con lo sport difficilmente sceglieva il tennis. Di conseguenza i migliori tennisti dell'epoca avevano vita relativamente facile nei tornei, eccetto che nei turni finali. Al contrario di oggi dove non di rado nei primi turni si assiste una "ecatombe" delle teste di serie eliminate da giocatori con una classifica inferiore ma comunque molto competitivi. Ebbene, giocando in un'epoca di competizione esasperata, in cui è possibile guadagnare, solo di premi, decine di milioni di dollari a stagione, ma in cui bisogna lottare e centellinare le energie turno dopo turno (specie quando non si è più giovani), Federer è riuscito a conquistare il record dei tornei del Grande Slam vinti (ben 20) e quello della più lunga permanenza al primo posto della classifica mondiale (310 settimane, di cui 237 consecutive). I suoi più tenaci avversari sono stati e sono altre due leggende viventi di questo sport, lo spagnolo Rafa Nadal e il serbo Novak Djokovic. Due atleti fenomenali e un po' più giovani, rispetto ai quali solo l'immensa, cristallina classe di Federer ha potuto fare la differenza. Ai primi di marzo, a Dubai, King Roger si è aggiudicato il suo 100simo torneo in carriera, regolando in finale la giovane stella greca Tsitsipas (che lo aveva battuto agli Australian Open). Non è un record perché Jimmy Connors, che si ritirò a 44 anni, vinse ben 109 tornei. Ma all'epoca (anni '70 e '80) il livello medio era di gran lunga inferiore all'attuale e il vecchio Jimbo non disdegnava partecipare a tornei minori. Domenica scorsa Federer ha inanellato la 101sima perla vincendo il forte torneo di Miami, e un altro record diventando il più anziano di sempre ad aggiudicarsi un Master1000 (cioè un torneo di rango inferiore solo agli Slam). La cosa più appagante per me, modesto tifoso, è stata vederlo strapazzare, di pura tecnica, John Isner, il maggior rappresentante di quel tennis bombarolo, tutto basato sulla potenza del servizio, che a mio avviso rischia di nuocere non poco alla bellezza e perfino alla credibilità di questo sport. A giganti di ben oltre due metri che sparano aces a ripetizione ben oltre i 200 km/h è un'impresa strappare il servizio. Si vedono pochi scambi, poco gioco, poco spettacolo, e i set molto spesso si concludono al tie break, dove ancora il servizio è cruciale. Pensate che per approdare in finale Isner (che era anche il campione in carica del torneo) aveva superato 5 turni: 4 vittorie per 7-6 7-6 e una 7-5 7-6. Ma con Federer la musica è cambiata. Lo svizzero è un fuoriclasse anche nella risposta e il lungagnone si è visto ributtare indietro la palla e costretto a trascinare i suoi 2 metri e 8 cm e i suoi 108 kg per tutto il campo per inseguire i colpi di Federer. 6-1 con ben tre servizi strappati nel primo set al bombardiere americano. Il quale, non essendo aduso ai continui spostamenti laterali, ha finito per acciaccarsi un piede e perdere mestamente anche il secondo set. Ma non tutti hanno la risposta di Federer e la sua prontezza di riflessi (incredibile per un tennista di quasi 38 anni). Come ho già scritto in un precedente post, per salvare il tennis da questa degenerazione legata ai giganti della battuta (a Miami ha superato due turni un carneade di 2 metri e 11), si dovrebbe forse mettere mano ad alcune delle antiche regole di questo sport. Per esempio incrementare l'altezza della rete e il diametro delle palline (per incrementare la resistenza aerodinamica). 

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