IL PD CERCA CASA..

4 messaggi in questa discussione

58 minuti fa, mondilumondoblg ha scritto:

Zingaretti vuole cambiare sede... si sbaracca..leggi tutto..

Nicola-Zingaretti.jpg

E' PROPONIBILE : VIA DEL GESU' 40 ROMA ??????????????????????

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Balle! Per ora e per quanto è dato sapere, nel Pd non ci sono, purtroppo, chiari segnali di svolta rispetto agli anni bui del renzismo. Anzi, il primo atto di Zingaretti (andare a sostenere il governatore in uscita Chiamparino sulla macchinazione politico-affaristica chiamata TAV) è stato in piena e deludente continuità con il passato.  Quando un tappetaro eletto da nessuno (se non nella farsa chiamata primarie, dove uno può votare 11 volte in due ore) e un delinquente di destra appena espulso dal Senato si accordarono al Nazareno per stravolgere la Costituzione e per trasformare il nostro sistema parlamentare in un premierato forte, il signor Zingaretti non profferì sillaba. Così come, per inciso, continua a tacere e a non esibire la documentazione promessa sul suo effettivo titolo di studio. Il nuovo segretario non vuole traslocare da via del Nazareno per dare un segnale politico e nemmeno per cancellare uno spiacevole e imbarazzante ricordo, ma solo per prosaiche ragioni economiche. Non a caso il suo primo e per ora unico atto di discontinuità è stato la sostituzione del tesoriere del partito, il renzianissimo Bonifazi, con il democristianissimo Zanda. Infatti, nel novero dei disastri dell'incapace di Rignano figura, non ultima, l'ormai quasi drammatica crisi economica del Pd, diretta conseguenza della crisi del consenso, ma non solo. Ricordiamo tutti che un segretario spendaccione (vedasi cene fiorentine e villette varie) mentre lasciava morire lo storico giornale del partito (l'Unità fondata da Antonio Gramsci) non lesinava sulle spese per la spettacolare quanto fallimentare campagna referendaria (400.000 euro, secondo La Stampa, per assumere l'ex consulente di Obama, circa altrettanti per noleggiare un treno elettorale, lettere di propaganda spedite, nello stile del suo cattivo maestro di Arcore, a 4 milioni di elettori all'estero). Alla fine il popolo sovrano lasciò al Pd solo le pive nel sacco, ovvero i salati conti da pagare. Oggi il partito si finanzia con il 2 per mille sull'Irpef (in calo), con le donazioni private e le fondazioni (ma quando si perde potere centrale e locale queste attirano meno fondi), con il tesseramento (in crollo verticale: dagli 831.000 iscritti del 2009 e dai 539.000 del 2013 siamo ai 374.000 del 2018, fonte Wiki), ma soprattutto con le rimesse obbligatorie di quote degli stipendi e delle indennità di fine mandato di tutti gli eletti del partito (parlamentari nazionali e regionali, sindaci, assessori e consiglieri provinciali, comunali e circoscrizionali) e di tutti i nominati dal partito in enti e aziende pubbliche o partecipate, consorzi, cooperative, etc. Orbene, è chiaro che dopo avere perso ben oltre la metà della sua rappresentanza al Parlamento nazionale, dopo avere perso ben 6 Regioni (a fronte della sola Campania conquistata) e dopo avere perso innumerevoli Comuni (anche importanti come Roma, Torino, Pisa, Arezzo), quest'ultimo budget si è drasticamente assottigliato. E subirà un ulteriore doloroso taglio dopo le elezioni del 26 maggio prossimo (europee e regionali in Piemonte). È ovvio che i poveri Zingaretti e Zanda sono costretti a correre ai ripari e che la sede in Largo del Nazareno è ormai un lusso insostenibile. Cercheranno una sede più piccola, più sobria e in zona meno centrale. Ma naturalmente il nostalgico democristiano Zanda rimpiange il finanziamento pubblico e si sta già attivando per provare a ripristinarlo, sia pure in forma soft (90 milioni a legislatura per i partiti presenti in Parlamento). Purtroppo per lui e per il Pd gli italiani non lo rimpiangono affatto.

https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/03/13/news/partiti_finanziamento_zanda-221487190/

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la cosa seria è che da diversi anni si dimenticato dove sono finiti i lingotti d’ oro, quelli del quarantacinque, o forse quelli sono stati dimenticati nei sotterranei dei “negozi al buio”.

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