C’è posta per ...gli Storioni ... !!


Questa e’ la storia di un governo che proprio non ce la fa a non prendere per i fondelli il suo popolo. Per esempio :

1) È VERO CHE LA LETTERA DI CONTE IERI HA FERMATO LA PROCEDURA?

No, niente affatto. La procedura ,  stabilita da tempo ,  prevedeva per domani la pubblicazione degli “inviti a presentare la candidatura” ( = “avis de marches”, cioè il via libera alle aziende costruttrici a candidarsi per i lavori, nda ) e tra 6 mesi la comunicazione dei capitolati di gara.  Ed è esattamente quello che succederà. Nessun cambiamento è stato apportato a questa tabella di marcia. 

2) È VERO CHE È STATA INTRODOTTA UNA NUOVA CLAUSOLA (la “clausola di dissolvenza”) COME CONSEGUENZA DEI DESIDERI DEL GOVERNO ITALIANO?

No. La clausola di dissolvenza è presente nel diritto francese da tempo (capitolo V del codice unico degli appalti francese), per tutti i lavori pubblici. 

3) È VERO CHE IL DIRETTORE GENERALE DELLA SOCIETÀ ITALO-FRANCESE INCARICATA DELLA TAV HA RISPOSTO “SCATTANDO SUGLI ATTENTI” ALLA LETTERA DI CONTE? 

Ma manco per idea !! 
Gli ha risposto che se bloccano tutto si perdono 300 milioni di soldi Ue. E che “tale perdita di finanziamento pubblico rischia di chiamare in causa la nostra responsabilità civile e amministrativa, quale conseguenza dell’inerzia decisionale su una materia di nostra competenza”. Pertanto, “in assenza di atti giuridicamente rilevanti che comportino istruzioni di segno contrario”, lunedì procedono come da tempo previsto (la lettera è pubblicata su tutti i quotidiani online,  e chi vuole puo’ verificare). Questa è , almeno,  la seconda volta che il governo Conte tenta di prendere gli italiani per fessi. La prima fu nel dicembre scorso, quando fu costretto a recedere dall’impegno (preso sul balcone da Di Maio) di portare il deficit al 2,4% del Pil. Lo dovette portare al 2%, ma per provare a ingannare gli italiani  disse che era il 2.04%, sperando che la pronuncia veloce dello “zero” in mezzo continuasse a far credere alla gente che l’impegno del balcone fosse in realtà stato rispettato. E ora la seconda puntata: da ieri gli esponenti del M5S ,  da bravi dipendenti di un’agenzia di marketing web quale è il movimento pentastellato, festeggiano “il blocco della Tav”. Quando , semplicemente ,  non esiste nessun blocco della Tav. Ed ora una domanda per voi: come lo chiamate un governo che, avvalendosi di una macchina senza precedenti di manipolazione dei contenuti sul web, fa sistematicamente credere al popolo fatti che non sono mai accaduti  ma che servono solo alla propaganda di partito? Se posso permettermi anticipo la mia risposta : Inutili ed inetti storioni !! Saluti 

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1 messaggio in questa discussione

https://www.huffingtonpost.it/2019/03/10/giovanni-maria-flick-allhuffpost-sul-caso-tav-avvocato-conte-scusi-non-siamo-in-tribunale_a_23688885/?utm_hp_ref=it-homepage&fbclid=IwAR2uPAEB0hQVRurXJq7AkA1EmwmFaACH0QNl0oTdtADj-jU72Ci9ysb46eI

"Mi scusi, ma secondo lei quella è una soluzione? Per me ci dovrebbe essere un limite all'ambiguità". Giovanni Maria Flick ne ha viste tante, da giurista e da ministro, ma non nasconde la sua preoccupazione per la gestione del Governo su alcuni dossier fondamentali, come la Tav Torino-Lione. "Ma vogliamo dire che nella gran confusione delle lingue, ieri non è cambiato nulla? Non sono bandi, ma avis de marchés, le clausole di dissolvenza c'erano, i sei mesi di tempo ai Governi per recedere c'erano, era tutto previsto dalla normativa francese sugli appalti. Si sapeva già tutto; volerlo presentare come una soluzione nuova per risolvere la Tav può avere senso per fini politici, ma mi lascia molto più perplesso sul piano generale".

Dopo la lettera di Giuseppe Conte alla Telt, però, sono tutti contenti.

Io discuto la filosofia alla base di un modo di governare. Vede, le regole e i procedimenti devono servire per arrivare a un risultato, qui sono serviti per non decidere. Ma c'è un limite all'ambiguità per evitare scontri o divisioni, perché in questo modo si disorienta la gente, non è questo il modo per informare l'opinione pubblica, tanto più quando si pensa anche alla soluzione di un referendum.

D'altro canto Giuseppe Conte è un legale, l'Italia è il Paese degli avvocati e delle cause infinite.

Sì, lo abbiamo pensato in molti. A differenza delle cause, però, dove dum pendet rendet (Finchè il processo è pendente, rende), qui finché la causa dura, peggiora la situazione. Oltre a non esserci la prescrizione, non c'è la soluzione. Come le dicevo, qui il metodo ha bloccato il merito: la Tav si fa o non si fa? Perché non abbiamo preso prima una decisione? Cosa può pensare un elettore davanti a questa situazione, come può accettare che abbiano vinto tutti? Forse ciascuno ha perso un po'.

E la soluzione sulla Tav, infatti, è solo rimandata.

La dichiarata ambiguità della lettera del presidente del Consiglio alla Telt è dovuta alla volontà di evitare che si cristallizzi lo scontro e al tentativo di dare a ciascuno nella maggioranza quello che si vuole sentire dire. Resta un pretesto tecnico per perdere tempo e fra sei mesi Dio vede e provvede. Nel frattempo ci sono le elezioni europee e regionali in Piemonte.

Si prospetta un referendum popolare sulla Tav. Come dovrebbe funzionare?

Non ho le idee chiare, come molti altri. Devono essere sentiti i piemontesi che sono i primi a godere, o a soffrire, dell'opera, oppure tutti gli italiani che pagano per la realizzazione del tunnel? Ma a mio avviso c'è un problema più grande, che riguarda anche la riforma che si vuole introdurre sul referendum propositivo: servono condizioni di particolare chiarezza e trasparenza, altrimenti si arriva a risposte falsate. Guardiamo cosa è avvenuto per la Brexit, che oltretutto era un referendum consultivo: il giorno dopo una votazione in cui ha prevalso la via dell'istinto e dell'emozione, si è detto che forse abbiamo sbagliato. Ma pensiamo anche alla consultazione interna ai 5 stelle sul caso Diciotti, quando si votava Sì per fare No e viceversa. Chiarezza e trasparenza sono fondamentali: sono il segreto della nostra Costituzione, che si regge ancora nonostante contenga profili di compromesso, per l'estrema semplicità del linguaggio che consente a tutti di capirla e di seguirla o di rifiutarla.

Nove mesi fa si era fatto anche il suo nome come possibile premier del Governo gialloverde. Con il senno di poi, lo farebbe?

Per carità, io le posso confermare che per governare non mi piacciono i contratti, che sono strumenti tipicamente privatistici. Facilitano il do ut des fra interessi contrapposti, ma non sono il modo per affrontare temi di Governo e risolverli per l'interesse generale. E poi non si può essere l'avvocato del popolo italiano, perché si è sempre avvocato di una delle parti in causa; fra l'altro non credo che nel caso della Tav l'interesse del popolo italiano sia quello di continuare a non decidere e prima ancora di non capire.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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