L'ecatombe elettorale del Pd

Inviata (modificato)

Un utile promemoria per il prossimo segretario del Pd. In poco più di un anno il partito un tempo egemone a livello locale ha perso senza lottare e ceduto al centrodestra ben 5 regioni, nell'ordine: Sicilia, Molise, Friuli, Abruzzo e Sardegna. Nei primi tre casi il candidato sostenuto dal Pd è stato più che doppiato nei voti dal vincitore. Solo Zingaretti si è confermato nel Lazio, ma per il rotto della cuffia, e guida un governo di minoranza puntellato da qualche volenteroso berlusconiano che all'occorrenza si dà malato o vota a favore. Nel 2018 si è votato anche in Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta, regioni tradizionalmente governate da partiti locali, ma nella prima il Pd ha dimezzato i seggi, nella seconda non ha superato la soglia di sbarramento restando escluso per la prima volta dal Consiglio regionale. Se aggiungiamo la Caporetto delle elezioni politiche, con il minimo storico dei voti e la perdita del governo nazionale, la sonora batosta referendaria del 4 dicembre 2016, la perdita dolorosa della Liguria, quella dolorosissima dei comuni di Roma e Torino, e quella tragica di varie e tradizionali roccaforti della sinistra come Arezzo e Pisa, si completa il quadro del disastro elettorale che, a parte il fuoco di paglia delle europee 2014 e la conquista della regione Campania a suon di "fritture di pesce", è il principale connotato storico dell'era renziana (inclusi diadochi e prestanome dell'ex caudillo). È dunque chiaro e limpido che il prossimo segretario non avrà che un'unica e obbligata via per (tentare di) mantenere in vita il Pd: fare tabula rasa del renzismo - ovvero di un modo di far politica che ricorda più Berlusconi che Berlinguer, e di un gruppo dirigente (il cd. giglio magico) tanto ambizioso e invadente quanto incapace e fallimentare - e voltare pagina restituendo centralità agli ideali e ai valori storici della sinistra, incluso il principio di collegialità nella guida del partito contro la fallimentare personalizzazione degli ultimi anni. Nell'immediato si impone la priorità di contrastare l'avanzata di Salvini e della destra ed quindi doverosa e urgente l'apertura di un dialogo con tutte le forze, in primis il Movimento 5 Stelle, insieme alle quali si può e si deve fare ogni tentativo per scongiurare la grave minaccia che incombe sul paese. Un dialogo che, come è logico, va avviato sui temi più caldi e divisivi per l'anomala alleanza di governo: giustizia, opere pubbliche, lotta all'evasione e alla corruzione, politiche ambientali. A questo punto dei tre candidati alla segreteria rimasti in lizza (il Congresso di un partito vecchio e stanco purtroppo ha sbarrato la strada ai giovani) l'unico di un certo spessore, l'unico che, pur senza avere mai preso in modo netto le distanze dalla vecchia leadership, sembra avere qualche chance di salvare e rinnovare il Pd è senza dubbio Nicola Zingaretti. Vedremo nei prossimi giorni se riuscirà a convincermi, e a convincere gli elettori di sinistra, a spendere due euro per lui alle primarie del 3 marzo. Di certo gli altri candidati sono due mezze figure, assolutamente non all'altezza del compito. Del titubante Martina abbiamo già visto tutto, cioè poco più del nulla: con lui segretario il bullo di Rignano continuerebbe a fare i comodi suoi, a usarlo come reggente. Per non parlare di Giachetti che, dopo essere stato umiliato dalla Raggi alle elezioni comunali di Roma, si è umiliato vieppiù abbracciando in toto la causa del tappetaro. Con lui il Pd prenderebbe un'unica direzione: Arcore, via Rignano. L'elezione di questa macchietta di radicale riciclato nel Pd sarebbe una tragicomica riesumazione del renzusconismo seppellito dagli italiani il 4 marzo. Spesso sentiamo dire che manca tuttora un'analisi seria del disastro renziano del Pd. Ma non c'è più bisogno di analisi dopo l'illuminante dichiarazione che il patetico Giachetti ha rilasciato in questi giorni caldi sul fronte giudiziario:

"Se non fossero i genitori di Renzi, sarebbero liberi. La pensavo come Berlusconi già vent'anni fa per riformare la giustizia contro lo strapotere dei pm".

Ha detto tutto Giachetti: con la sua candidatura espressa dal Congresso l'analisi del disastro pidino è completa. 

Modificato da fosforo41

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12 messaggi in questa discussione

Fare tabula rasa del renzismo significa fare una ulteriore rottamazione.

Alla fine se i rottamati non vengono sostituiti da qualcun altro, rimaniamo quattro gatti.

Grazie al Sig Renzi.

 

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Fare tabula rasa del renzismo significa fare una ulteriore rottamazione.

Alla fine se i rottamati non vengono sostituiti da qualcun altro, rimaniamo quattro gatti.

Grazie al Sig Renzi.

 

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Inviata (modificato)

Eehhh...lo so...lo so...dopo una grave sconfitta bisogna aggrapparsi a qualcosa per far credere di non risentirsene....ma anche straparlando del P.D. non si può negare l'evidenza di un enorme batosta dei grillini.....

Modificato da sempre135
completamento

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12 minuti fa, sempre135 ha scritto:

Eehhh...lo so...lo so...dopo una grave sconfitta bisogna aggrapparsi a qualcosa per far credere di non risentirsene....ma anche straparlando del P.D. non si può negare l'evidenza di un enorme batosta dei grillini.....

Anche evidenziando la batosta dei grillini, nulla toglie che, come sostenitori del PD, siamo all'ultima spiaggia.

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19 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Un utile promemoria per il prossimo segretario del Pd. In poco più di un anno il partito un tempo egemone a livello locale ha perso senza lottare e ceduto al centrodestra ben 5 regioni, nell'ordine: Sicilia, Molise, Friuli, Abruzzo e Sardegna. Nei primi tre casi il candidato sostenuto dal Pd è stato più che doppiato nei voti dal vincitore. Solo Zingaretti si è confermato nel Lazio, ma per il rotto della cuffia, e guida un governo di minoranza puntellato da qualche volenteroso berlusconiano che all'occorrenza si dà malato o vota a favore. Nel 2018 si è votato anche in Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta, regioni tradizionalmente governate da partiti locali, ma nella prima il Pd ha dimezzato i seggi, nella seconda non ha superato la soglia di sbarramento restando escluso per la prima volta dal Consiglio regionale. Se aggiungiamo la Caporetto delle elezioni politiche, con il minimo storico dei voti e la perdita del governo nazionale, la sonora batosta referendaria del 4 dicembre 2016, la perdita dolorosa della Liguria, quella dolorosissima dei comuni di Roma e Torino, e quella tragica di varie e tradizionali roccaforti della sinistra come Arezzo e Pisa, si completa il quadro del disastro elettorale che, a parte il fuoco di paglia delle europee 2014 e la conquista della regione Campania a suon di "fritture di pesce", è il principale connotato storico dell'era renziana (inclusi diadochi e prestanome dell'ex caudillo). È dunque chiaro e limpido che il prossimo segretario non avrà che un'unica e obbligata via per (tentare di) mantenere in vita il Pd: fare tabula rasa del renzismo - ovvero di un modo di far politica che ricorda più Berlusconi che Berlinguer, e di un gruppo dirigente (il cd. giglio magico) tanto ambizioso e invadente quanto incapace e fallimentare - e voltare pagina restituendo centralità agli ideali e ai valori storici della sinistra, incluso il principio di collegialità nella guida del partito contro la fallimentare personalizzazione degli ultimi anni. Nell'immediato si impone la priorità di contrastare l'avanzata di Salvini e della destra ed quindi doverosa e urgente l'apertura di un dialogo con tutte le forze, in primis il Movimento 5 Stelle, insieme alle quali si può e si deve fare ogni tentativo per scongiurare la grave minaccia che incombe sul paese. Un dialogo che, come è logico, va avviato sui temi più caldi e divisivi per l'anomala alleanza di governo: giustizia, opere pubbliche, lotta all'evasione e alla corruzione, politiche ambientali. A questo punto dei tre candidati alla segreteria rimasti in lizza (il Congresso di un partito vecchio e stanco purtroppo ha sbarrato la strada ai giovani) l'unico di un certo spessore, l'unico che, pur senza avere mai preso in modo netto le distanze dalla vecchia leadership, sembra avere qualche chance di salvare e rinnovare il Pd è senza dubbio Nicola Zingaretti. Vedremo nei prossimi giorni se riuscirà a convincermi, e a convincere gli elettori di sinistra, a spendere due euro per lui alle primarie del 3 marzo. Di certo gli altri candidati sono due mezze figure, assolutamente non all'altezza del compito. Del titubante Martina abbiamo già visto tutto, cioè poco più del nulla: con lui segretario il bullo di Rignano continuerebbe a fare i comodi suoi, a usarlo come reggente. Per non parlare di Giachetti che, dopo essere stato umiliato dalla Raggi alle elezioni comunali di Roma, si è umiliato vieppiù abbracciando in toto la causa del tappetaro. Con lui il Pd prenderebbe un'unica direzione: Arcore, via Rignano. L'elezione di questa macchietta di radicale riciclato nel Pd sarebbe una tragicomica riesumazione del renzusconismo seppellito dagli italiani il 4 marzo. Spesso sentiamo dire che manca tuttora un'analisi seria del disastro renziano del Pd. Ma non c'è più bisogno di analisi dopo l'illuminante dichiarazione che il patetico Giachetti ha rilasciato in questi giorni caldi sul fronte giudiziario:

"Se non fossero i genitori di Renzi, sarebbero liberi. La pensavo come Berlusconi già vent'anni fa per riformare la giustizia contro lo strapotere dei pm".

Ha detto tutto Giachetti: con la sua candidatura espressa dal Congresso l'analisi del disastro pidino è completa. 

Ah ecco ecco , il Cazzaro di Napoli , tentando una improbabile salita sugli specchi , invece di analizzare e tentare di dare un giudizio sulla memorabile ed imbattibile scoppola rimediata dagli scappati di casa del M5S guidati dal suo preferito Giggino O’Fischer , si lancia pateticamente ad analizzare le sconfitte passate del PD . Pur di non parlare del record mondiale imbattubile di Giggino (-33% in 9 mesi , nda) , ritiene pure di dare qualche consiglio al prossimo swgretario che uscirà dalle primarie e che mi sembra intuire ritiene , tifando per lui , essere Zingaretti  ( che saputolo e conoscendo l’arte sopraffina del Cazzaro come menagramo , si sta toccando i co@lioni 24 ore su 24). Fa di più il Cazzaro di Napoli !! Udite udite ... ci sta dicendo che probabilmente si recherà a votare pure alle primarie donando 2 euro al partito. Ahahahaha , perché al Cazzaro di Napoli piace la democrazia . E lo può fare !! Con il PD si può fritture e non fritture . Chissà invece se glielo avranno consentito i grandi democratici del M55 quando c’era stato da stabilire se Salvini doveva essere pricessato. Lo potrà fare spergiurando e firmando l’impegno di dichiarare di essere vicino al PD . Ahahahah , proprio lui che del PD ne ha dette vergognosamente di tutte affidandosi alle menzogne , alle falsità . Se ne sapessi nome e cognome , telefonerei immediatamente al mio amico Tommaso Endericlite perché glielo impedisca . E comunque , si sì , lui , il Cazzaro di Napoli , viene a dirci addirittura chi dobbiamo votare . Nicola Zingaretti !! Perché e’ l’unico dei candidati che garantirebbe un accordo politico , duraturo e di governo con i 5 stelle !! Ahahahaha . A parte che sarà tutto  da vedere e verificare ma il Cazzaro di Napoli , confermando di non avere nemmeno una sperduta briciola di acume politico, avrebbe si trovato il modo di autocelebrarci il funerale e nel contempo togliere dalle peste un movimento destinato alla dipartita . Ci vorrebbe far dialogare con chi ci ha dato degli assassini con le mani piene di sangue , dei ladri , dei manigoldi al servizio dei poteri forti , degli alleati di Berlyscuni , dei mafiosi Etc Etc . Idio ta Partenopeo , guarda che la comunità del PD e’ fatta di tutt’altra pasta . Ha una dignità , un amor proprio ed un senso di appartenenza che te non hai e non potrai mai avere perché oltre che Napoletano di quell’80% inutile , sei un perdente nato . Quindi astieniti di parlare di tutto quello che al PD ruota intorno. Non ti e’ consentito Cazzaro di Napoli !! 

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18 ore fa, ahaha.ha ha scritto:

come sostenitori del PD, siamo all'ultima spiaggia

Ognuno ha le proprie opinioni...se la tua è questa niente incontrario....anche se più che ultima potrebbe essere la seconda, visto il posto che occupa il P.D.....come risultato elettorale eh....si diceva morto invece....

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Il 27/2/2019 in 13:24 , fosforo41 ha scritto:

Un utile promemoria per il prossimo segretario del Pd. In poco più di un anno il partito un tempo egemone a livello locale ha perso senza lottare e ceduto al centrodestra ben 5 regioni, nell'ordine: Sicilia, Molise, Friuli, Abruzzo e Sardegna. Nei primi tre casi il candidato sostenuto dal Pd è stato più che doppiato nei voti dal vincitore. Solo Zingaretti si è confermato nel Lazio, ma per il rotto della cuffia, e guida un governo di minoranza puntellato da qualche volenteroso berlusconiano che all'occorrenza si dà malato o vota a favore. Nel 2018 si è votato anche in Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta, regioni tradizionalmente governate da partiti locali, ma nella prima il Pd ha dimezzato i seggi, nella seconda non ha superato la soglia di sbarramento restando escluso per la prima volta dal Consiglio regionale. Se aggiungiamo la Caporetto delle elezioni politiche, con il minimo storico dei voti e la perdita del governo nazionale, la sonora batosta referendaria del 4 dicembre 2016, la perdita dolorosa della Liguria, quella dolorosissima dei comuni di Roma e Torino, e quella tragica di varie e tradizionali roccaforti della sinistra come Arezzo e Pisa, si completa il quadro del disastro elettorale che, a parte il fuoco di paglia delle europee 2014 e la conquista della regione Campania a suon di "fritture di pesce", è il principale connotato storico dell'era renziana (inclusi diadochi e prestanome dell'ex caudillo). È dunque chiaro e limpido che il prossimo segretario non avrà che un'unica e obbligata via per (tentare di) mantenere in vita il Pd: fare tabula rasa del renzismo - ovvero di un modo di far politica che ricorda più Berlusconi che Berlinguer, e di un gruppo dirigente (il cd. giglio magico) tanto ambizioso e invadente quanto incapace e fallimentare - e voltare pagina restituendo centralità agli ideali e ai valori storici della sinistra, incluso il principio di collegialità nella guida del partito contro la fallimentare personalizzazione degli ultimi anni. Nell'immediato si impone la priorità di contrastare l'avanzata di Salvini e della destra ed quindi doverosa e urgente l'apertura di un dialogo con tutte le forze, in primis il Movimento 5 Stelle, insieme alle quali si può e si deve fare ogni tentativo per scongiurare la grave minaccia che incombe sul paese. Un dialogo che, come è logico, va avviato sui temi più caldi e divisivi per l'anomala alleanza di governo: giustizia, opere pubbliche, lotta all'evasione e alla corruzione, politiche ambientali. A questo punto dei tre candidati alla segreteria rimasti in lizza (il Congresso di un partito vecchio e stanco purtroppo ha sbarrato la strada ai giovani) l'unico di un certo spessore, l'unico che, pur senza avere mai preso in modo netto le distanze dalla vecchia leadership, sembra avere qualche chance di salvare e rinnovare il Pd è senza dubbio Nicola Zingaretti. Vedremo nei prossimi giorni se riuscirà a convincermi, e a convincere gli elettori di sinistra, a spendere due euro per lui alle primarie del 3 marzo. Di certo gli altri candidati sono due mezze figure, assolutamente non all'altezza del compito. Del titubante Martina abbiamo già visto tutto, cioè poco più del nulla: con lui segretario il bullo di Rignano continuerebbe a fare i comodi suoi, a usarlo come reggente. Per non parlare di Giachetti che, dopo essere stato umiliato dalla Raggi alle elezioni comunali di Roma, si è umiliato vieppiù abbracciando in toto la causa del tappetaro. Con lui il Pd prenderebbe un'unica direzione: Arcore, via Rignano. L'elezione di questa macchietta di radicale riciclato nel Pd sarebbe una tragicomica riesumazione del renzusconismo seppellito dagli italiani il 4 marzo. Spesso sentiamo dire che manca tuttora un'analisi seria del disastro renziano del Pd. Ma non c'è più bisogno di analisi dopo l'illuminante dichiarazione che il patetico Giachetti ha rilasciato in questi giorni caldi sul fronte giudiziario:

"Se non fossero i genitori di Renzi, sarebbero liberi. La pensavo come Berlusconi già vent'anni fa per riformare la giustizia contro lo strapotere dei pm".

Ha detto tutto Giachetti: con la sua candidatura espressa dal Congresso l'analisi del disastro pidino è completa. 

Aspetti Zingaretti per aprire un dialogo PD / 5stelle?

Mi sa che accettavano di discutere con Bersani, ci avrebbero risparmiato Renzi........

E non si sarebbero incamminati sulla stessa dilapidatoria strada del vuccumpra' fiorentino.

Sardegna:

2018----------2019

Centrosinistra da 180.000 a 213.000 voti

Mov.5stelle da 369.000 a 85.000 voti

Ecatombe elettorale ? Forse il PD autoreferenziale, ma il centrosinistra in Abruzzo e Sardegna recupera circa 30/35.000 voti in un anno in ognuna delle due regioni.

Le campane  rintoccano per altri, che, come già Renzi, Giacchetti e Fassino fanno finta di non sentire che suonano a morto per loro !!!

Servili con Salvini non paga.

 

 

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31 minuti fa, cortomaltese-*** ha scritto:

Aspetti Zingaretti per aprire un dialogo PD / 5stelle?

Mi sa che accettavano di discutere con Bersani, ci avrebbero risparmiato Renzi........

E non si sarebbero incamminati sulla stessa dilapidatoria strada del vuccumpra' fiorentino.

Sardegna:

2018----------2019

Centrosinistra da 180.000 a 213.000 voti

Mov.5stelle da 369.000 a 85.000 voti

Ecatombe elettorale ? Forse il PD autoreferenziale, ma il centrosinistra in Abruzzo e Sardegna recupera circa 30/35.000 voti in un anno in ognuna delle due regioni.

Le campane  rintoccano per altri, che, come già Renzi, Giacchetti e Fassino fanno finta di non sentire che suonano a morto per loro !!!

Servili con Salvini non paga.

Sono due situazioni completamente diverse. Bersani, come in seguito confermò egli stesso, non cercava un'alleanza con i 5s, cercava solo i loro voti, e in cambio sai cosa offriva? Nulla. Mentre Di Maio, a mio avviso sbagliando perché non avrebbe dovuto allearsi con nessuno, offriva al Pd fior di ministeri. Ed erano d'accordo Franceschini, Orlando, Minniti, ma soprattutto Mattarella. Pare fosse stata raggiunta un'intesa per il tappetaro agli Esteri, poi il tappetaro cambiò idea. Leggi un po' qui:

https://infosannio.wordpress.com/2019/02/16/cronache-di-un-governo-mai-nato-cosi-renzi-ha-fatto-nascere-e-morire-la-trattativa-pd-cinque-stelle/

Ora non si chiede al Pd di subentrare alla Lega (che significherebbe tradire il patto di governo e portare altro consenso a Salvini) ma solo di appoggiare in Parlamento i 5s su singoli temi come il no al TAV, il carcere per gli evasori, il sì all'acqua pubblica e il no alle trivelle, un freno alle velleità autonomiste delle Regioni, etc. Mettendo in minoranza Salvini e ridimensionandone la figura di leader vincente. Il problema è che su tutte queste cose il Pd renziano oggi la pensa in modo pressoché identico alla Lega e alla destra. Perfino quando Salvini, in Sardegna, ha evocato lo spettro del ritorno al nucleare, non si è sentita una sola voce di protesta nel Pd. Mi rendo conto, e l'ho scritto, che riportare a sinistra un partito gravemente degenerato e mutato geneticamente dal renzismo è quasi una mission impossible. Potevano almeno provarci i giovani candidati Dario Corallo e Maria Saladino. Ma in un partito votato soprattutto dagli anziani, ormai votato alla conservazione e dominato a livello locale dai signori delle tessere, i volti nuovi non hanno raccolto neppure l'1%. Anche Francesco Boccia, un economista 50enne che qualche vaga idea di sinistra ce l'ha, sarebbe stato a mio avviso preferibile a Zingaretti. Ma si è fermato al 4%. Ormai è chiaro: in questo Pd chi è sia pur vagamente di sinistra non va da nessuna parte. Hanno fatto bene quelli che sono usciti. A questo punto non resta che sperare in Zingaretti, visto che gli altri due sono un renziano e un mezzo renziano. Speranza remota, certo, ma l'alternativa è rassegnarsi alla deriva a destra del Pd e del paese.

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57 minuti fa, cortomaltese-*** ha scritto:

Aspetti Zingaretti per aprire un dialogo PD / 5stelle?

Mi sa che accettavano di discutere con Bersani, ci avrebbero risparmiato Renzi........

E non si sarebbero incamminati sulla stessa dilapidatoria strada del vuccumpra' fiorentino.

Sardegna:

2018----------2019

Centrosinistra da 180.000 a 213.000 voti

Mov.5stelle da 369.000 a 85.000 voti

Ecatombe elettorale ? Forse il PD autoreferenziale, ma il centrosinistra in Abruzzo e Sardegna recupera circa 30/35.000 voti in un anno in ognuna delle due regioni.

Le campane  rintoccano per altri, che, come già Renzi, Giacchetti e Fassino fanno finta di non sentire che suonano a morto per loro !!!

Servili con Salvini non paga.

 

 

 

Concordo in gran parte con l’estensore del post . Intervengo solo per rimarcare che coloro  che hanno sempre considerato i renziani un “corpo estraneo” alla sinistra , sono totalmente fuori strada . Così come lo sono coloro per i quali appiopparci del “renziano” era ed è un’offesa da incassare .  Pure collegato ad un “vu cumpra’ “ che vorrei considerare un appellativo scherzoso e non una offesa . Ne’ per Renzi ne’ per un povero senegalese che prova a vendere un po’ di cianfrusaglie per mangiare un po’ di riso e mandare un po’ di spiccioli a Dakar e zone limitrofe. Cari compagni e amici vi rassicuro: non vi libererete di noi così facilmente. Non sarà possibile che la casa dei riformisti diventi la riedizione sbiadita di un partito del passato che non ha niente da dire al Paese e non solo al nostro . Oppure , in subordine , la stampella dei populisti alla Fico. Lotteremo perché non accada. E non accadrà.  Dopodiché a coloro che hanno condiviso questi anni di esperienza riformista faccio una domanda: se, per assurdo, il nuovo segretario dovesse proporre di votare la fiducia a un governo coi cinque stelle, come stava per proporre Martina un anno fa, incoraggiato dai tanti che oggi stanno con Zingaretti, voi che fareste? Io ne sarei contrariato  certamente .  Ma se alla fine il mio partito dovesse andare lì, decidendolo democraticamente, io non potrei restare in questa casa. Anche perché questa casa snaturerebbe se stessa al punto da non essere più il PD che fu costruito e pensato tanti anni fa . 
Non sarei io a uscire dal PD, ma il PD a uscire da se stesso. E a quel punto la casa dei riformisti andrebbe ricostruita da capo.Ma sono convinto che non succederà. L’Italia ha bisogno di un PD forte, radicalmente alternativo ai populisti e capace di proporre una speranza concreta, una soluzione reale e seria ai problemi del Paese. E Domenica qualcuno potrebbe avere delle sorprese non troppo gradite . 

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Domenica qualcuno potrebbe avere delle sorprese non troppo gradite . 

 ********

Senza alcun dubbio qualcuno rimarra' sorpreso. 

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9 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Le ULTIMARIE del Pd

Un altro articolo al curaro dell'ottimo Tommaso Merlo:

https://infosannio.wordpress.com/2019/02/28/le-ultimarie-del-pd/

 

E questo sarebbe un ottimo articolo dell’ottimo Tommaso Merlo ?? Ahahahahaha !! Posso garantire che un siffatto articolo, se seguito nella sintassi da un pool di insegnanti di lingua italiana , sarebbe in grado di scriverlo persino  Direttoretto , ed in subordine , perfino il Carrozziere Robby. Niente di niente ?? Solo il livore e le solite offese giunte tramite aggettivi verbali appioppati a 3 persone serie ed oneste che al confronto del migliore dei Grillebeti sarebbero degni del Nobel . Si esprime solo la rabbia nel vedere la ritrovata vitalità di un partito a cui avevano dato , oltre l’estrema unzione , pure una “indegna sepoltura “. Naturalmente non mancano le solite offese verso Renzi che viene infilato in tutte le parti ed in un gioco di “condizionali “ da minus habens. Stiano tranquilli gli aficionados degli scappati da casa e quindi anche il Cazzaro di Napoli , se proprio sentono il desiderio di partecipare ad un funerale , presto saranno esauditi . Si recheranno a quello dei 5 stelle !! Garantito !! 

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