Raggi e la vendetta contro Salvini: otto mesi di guerra e un’Opa fallita

di Simone Canettieri

 
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Virginia Raggi non vedeva l’ora: un voto su Rousseau per sferrare, urbi et orbi, il più mancino dei tiri sinistri a lui, Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno che da mesi la punzecchia con fare chirurgico su tutte le cose che «non vanno», e sono tantissime, a Roma; ma anche il leader della Lega che lo scorso novembre - con la sindaca alle prese con un processo che l’avrebbe potuta far dimettere in caso di condanna - era pronto alla scalata del Campidoglio. Con le truppe posizionate già sotto la Lupa. «Mi dispiace, ma la sua Opa è andata male», fu la risposta secca della grillina, commentando l’assoluzione. 
 


E così ieri Raggi - in compagnia dei colleghi Chiara Appendino di Torino e Filippo Nogarin di Livorno - dalle pagine de Il Fatto ha detto al ministro che si deve far processare. E dunque testuale: «Io non dico agli altri che cosa debbano fare. Posso dire però che io un processo l’ho affrontato a testa alta e sono stata assolta», ha scritto Raggi. «È una questione strettamente personale. Le responsabilità, anche quelle politiche, devono restare personali». Una posizione politica servita fredda come la vendetta? Forse. Comunque, quando i vertici del M5S hanno preso atto della trincea di questi tre sindaci usciti dai radar della casa madre sono andati in fibrillazione.

Meno male che dicono che è incapace e, se era capace che faceva prendeva il posto di Di maio ? Magari !

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