#IOSTOCONIPASTORISARDI

4 messaggi in questa discussione

1 ora fa, fosforo41 ha scritto:

Non so se questo violi le regole europee, nel caso io me ne infischierei altamente. Secondo me lo Stato, meglio la Regione Sardegna, potrebbe e dovrebbe aiutare i pastori finanziando una massiccia e articolata campagna pubblicitaria a favore del pecorino sardo. Non si tratta di aiutare questo o quel produttore, ma di sostenere un prodotto tipico della nostra economia. Un prodotto tuttora poco conosciuto se non in una delle sue numerose varianti: il pecorino cosiddetto romano ma prodotto (quello buono) con latte sardo. Un formaggio squisito ma un po' salato che non piace a tutti. I forumisti sardi sanno certo indicare varianti più dolci. Nelle famiglie napoletane fino a uno o due decenni fa era d'uso condire la pasta (specie il tradizionale ragù) con abbondante formaggio grattugiato, di solito 50% di parmigiano reggiano e 50% di pecorino (romano/sardo). Guai se in tavola mancava la formaggiera ben piena! Oggi se ne usa molto meno e per lo più si usa solo il parmigiano (o il più economico grana padano). Farei due o tre serie di spot in TV (sulla TV di Stato dove sarebbero gratuiti e sulle più importanti televisioni estere), pubblicità sui giornali (se non c'è già, servirebbe una norma che imponesse ai giornali che ricevono fondi pubblici una certa quantità di pubblicità gratuita per iniziative di interesse pubblico) e sul web, manifesti nei locali pubblici (stazioni ferroviarie, aeroporti, uffici postali) e sui mezzi pubblici. Parliamo di un prodotto di alta qualità ma assolutamente sottovalutato nel prezzo e trascurato o dimenticato dai consumatori. Una volta rilanciato, il pecorino sardo camminerebbe sulle sue gambe. 

Caz.z.o , il Cazzaro e’ diventato pure un esperto in marketing. Non serve niente di quel che adombra il Cazzaro !! Serve solo una politica che metta allo stesso tavolo produttori ed industruali del settore , che definisca e valorizzi il passaggio della filiera , che stabilisca punti fermi sul prezzo dei vari componenti senza nessuna deroga. Dopodiché e fatto tuttocio’ , volenti o nolenti , rimane il mercato . Ci manca pure di “nazionalizzare” pecorino sardo che comunque e’ già abbastanza conosciuto ed apprezzato in Italia e fuori dai confini . Senno’ succede come in Venezuela dove hanno nazionalizzato perfino il pane ma non c’è quasi più un venezuelano che ha i danari per comprarlo .  

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8 minuti fa, mark222220 ha scritto:

Caz.z.o , il Cazzaro e’ diventato pure un esperto in marketing. Non serve niente di quel che adombra il Cazzaro !! Serve solo una politica che metta allo stesso tavolo produttori ed industruali del settore , che definisca e valorizzi il passaggio della filiera , che stabilisca punti fermi sul prezzo dei vari componenti senza nessuna deroga. Dopodiché e fatto tuttocio’ , volenti o nolenti , rimane il mercato . Ci manca pure di “nazionalizzare” pecorino sardo che comunque e’ già abbastanza conosciuto ed apprezzato in Italia e fuori dai confini . Senno’ succede come in Venezuela dove hanno nazionalizzato perfino il pane ma non c’è quasi più un venezuelano che ha i danari per comprarlo .  

Se al supermercato io pago il pecorino da 7/8 euro al kg. Il romano,  ai 15/16 euro al kg. Il sardo, qualcosa di distorto c'è nella filiera. Non sarà che la GDO ricatta i produttori ?

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3 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Non so se questo violi le regole europee, nel caso io me ne infischierei altamente. Secondo me lo Stato, meglio la Regione Sardegna, potrebbe e dovrebbe aiutare i pastori finanziando una massiccia e articolata campagna pubblicitaria a favore del pecorino sardo. Non si tratta di aiutare questo o quel produttore, ma di sostenere un prodotto tipico della nostra economia. Un prodotto tuttora poco conosciuto se non in una delle sue numerose varianti: il pecorino cosiddetto romano ma prodotto (quello buono) con latte sardo. Un formaggio squisito ma un po' salato che non piace a tutti. I forumisti sardi sanno certo indicare varianti più dolci. Nelle famiglie napoletane fino a uno o due decenni fa era d'uso condire la pasta (specie il tradizionale ragù) con abbondante formaggio grattugiato, di solito 50% di parmigiano reggiano e 50% di pecorino (romano/sardo). Guai se in tavola mancava la formaggiera ben piena! Oggi se ne usa molto meno e per lo più si usa solo il parmigiano (o il più economico grana padano). Farei due o tre serie di spot in TV (sulla TV di Stato dove sarebbero gratuiti e sulle più importanti televisioni estere), pubblicità sui giornali (se non c'è già, servirebbe una norma che imponesse ai giornali che ricevono fondi pubblici una certa quantità di pubblicità gratuita per iniziative di interesse pubblico) e sul web, manifesti nei locali pubblici (stazioni ferroviarie, aeroporti, uffici postali) e sui mezzi pubblici. Parliamo di un prodotto di alta qualità ma assolutamente sottovalutato nel prezzo e trascurato o dimenticato dai consumatori. Una volta rilanciato, il pecorino sardo camminerebbe sulle sue gambe. 

Ma questo i pastori lo sanno o no ???

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Se lo vendono più caro del salmone e del caviale, ma strangolando la filiera a monte !!!

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A PROPOSITO DI LATTE...VE LO RICORDATE VERO CHE GRAZIE ALLA LEGA STIAMO ANCORA PAGANDO LA MULTA PER LA TRUFFA DEL LATTE !!!

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