Fosforo anticipa Calandrino . Bel colpo !!

  

In mancanza di meglio, oggi il Fatterello Quotidiano si accanisce su Augusto Minzolini , lancia  appelli a destra e a manca, al presidente del Senato e al presidente della Repubblica: “Non finisce qui”, titola minaccioso il suo editoriale Calandrino e l’apertura del giornale intima: “Minzo interdetto e abusivo: Grasso lo faccia cacciare”.

L’ignoranza costituzionale del Direttoretto del Fatterello  è arcinota così come quella del bufalaro Partenopeo e dunque non dobbiamo stupirci se oggi tira in ballo due figure di altissimo rilievo , i presidenti del Senato e della Repubblica, appunto,  che sul caso Minzolini non hanno alcun potere, perché né il presidente dell’Assemblea né tantomeno il Capo dello Stato possono rovesciare una libera decisione dei senatori. Lo sanno tutti o quasi , eccetto Calandrino e l'impostore  napoletano Fosforo che invece si vanta addirittura di aver anticipato questa formidabile caga.ta !! 

Ma a Travagliuccio , lo sappiamo bene, della Costituzione e dello stato di diritto non importa nulla, perché l’obiettivo è da anni sempre lo stesso: rovesciare fango sulle istituzioni democratiche, e soprattutto sul loro cuore pulsante , che è il Parlamento, il solo fra i poteri dello Stato ad essere eletto direttamente dal popolo.

Colpire il Parlamento, denigrarne le decisioni, dipingerlo come un luogo di malaffare e di omertà, insultarne i membri significa né più né meno insultare e denigrare il popolo, i cittadini, gli elettori. Senza Parlamento, sebbene Calandrino finga di non saperlo, semplicemente non c’è la democrazia.

Il cuore del caso Minzolini , lo diciamo non solo agli amici del Fatterello , ma anche ai molti che a sinistra sono rimasti delusi e contrariati dal voto del Senato – sta, come ha ben spiegato Stefano Ceccanti sul Sole 24 Ore, nell’articolo 66 della Costituzione, al quale rimanda la legge Severino, e secondo il quale ciascuna Camera “giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”.

Il dibattito svoltosi all’Assemblea Costituente non lascia dubbi sul significato del termine “giudicare”, scelto in alternativa ad un più blando “verificare”: secondo Giovanni Leone (seduta del 19 settembre 1946), “dal punto di vista giuridico, il verificare è una delle fasi dell’attività giurisdizionale. Tale fase è anteriore all’altra in cui si emette il giudizio sulle eventuali contestazioni”. Più netto, nella stessa seduta, Umberto Terracini: “La Camera ha una sovranità che non tollera neppure nelle cose di minore importanza una qualsiasi limitazione. Potrà trattarsi di una posizione di carattere simbolico; tuttavia essa significa che ogni intromissione, sia pure della magistratura, è da evitarsi. Attraverso la Giunta delle elezioni, è ancora la massa degli elettori che giudica la propria azione; quindi è proprio il principio della sovranità popolare che si afferma nuovamente nella verifica dei poteri”.

E’ bene saperlo: il bersaglio del Fatterello e del Movimento 5 stelle è la sovranità popolare. Tutto il resto è fumo, demagogia, indignazione a buon mercato ad uso di impostori e bufalari professionali e professionisti. 

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20 messaggi in questa discussione

Inviata (modificato)

Nella tua confusione mentale hai capito poco o nulla dell'articolo di Travaglio. Il presidente del Senato deve semplicemente sollecitare la Giunta competente a esaminare la posizione di Minzolini, senatore dunque pubblico uff.iciale, ma interdetto con sentenza definitiva per due anni e mezzo dai pubblici uffici. Quindi la Giunta proporrà all'aula di sospendere l'interdetto e l'aula (se non vorrà rischiare questa volta sul serio di assaggiare i forconi del popolo sovrano) non potrà che prendere atto dell'interdizione e votare di conseguenza. Sarebbe un caso banalissimo, quasi di ordinaria amministrazione, se questo fosse un paese serio o se non ci fossero stati il fattaccio di giovedì e le arrampicate sugli specchi dei senatori renzusconiani e dei media asserviti (tra cui ti raccomando il Sole24ore: http://www.huffingtonpost.it/2017/03/13/sole_0_n_15341040.html) per giustificare quel voto eversivo, ma soprattutto se non ci fosse il prezioso precedente da regalare al decaduto Berlusconi per il suo ricorso a Strasburgo. Le parole del 1946 di Giovanni Leone, padre costituente e grande giurista napoletano, dicono esattamente il contrario di quanto pensa il piddino Stefano Ceccanti: “dal punto di vista giuridico, il verificare è una delle fasi dell’attività giurisdizionale. Tale fase è anteriore all’altra in cui si emette il giudizio sulle eventuali contestazioni”. Orbene, Leone si riferiva all'art.66 quindi le "eventuali contestazioni" da giudicare sono quelle sulle cause sopraggiunte di incompatibilità o ineleggibilità. Ma nel caso di Minzolini cosa c'era da contestare? La legittimità e l'esecutività di una sentenza definitiva della magistratura? Impossibile nel nostro ordinamento che prevede la separazione dei poteri e non prevede un quarto grado di giudizio nemmeno per i parlamentari. La legittimità e l'applicabilità della legge Severino? Possibile ma solo in altra sede, cioè davanti alla Corte Costituzionale (che tra l'altro sulla Severino si è già pronunciata in modo inequivocabile in alcuni casi specifici). Quindi le "eventuali contestazioni" dei senatori amici e favoreggiatori del ladro Minzolini andavano banalmente "giudicate" come del tutto infondate.

Allego le illuminanti riflessioni di un esperto magistrato nonché filosofo del diritto (anch'egli si rifà al dibattito dei costituenti sull'art.66) e di uno dei più noti e autorevoli costituzionalisti italiani, il prof. Gaetano Azzariti intervistato da Silvia Truzzi:  

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/22/augusto-minzolini-salvato-da-un-cavillo-del-1946/3464140/

https://infosannio.wordpress.com/2017/03/22/decadenza-minzolini-il-senato-doveva-votare-sui-fatti-mica-sulla-sentenza/

Modificato da fosforo31

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2 ore fa, mark525 ha scritto:

, che è il Parlamento, il solo fra i poteri dello Stato ad essere eletto direttamente dal popolo.

Questo parlamento è stato eletto dal popolo, signor mark?

 

Ma tornando al signor Minzolini (ma potrebbe essere chiunque altro) è stato condannato o no?

I gradi di giudizio quanti sono? Tre, quattro o cinque?

Le condanne o le assoluzioni, da chi devono essere erogate, dai giudici o dal parlamento?

Se il parlamento (quello eletto dal popolo) può assolvere o condannare, a cosa serve la magistratura?

Se lei avesse ricevuto una condanna e volesse partecipare ad un concorso per un posto di usciere, verrebbe accettato oppure no?

Che differenza c'è tra un parlamentare condannato e un semplice cittadino condannato?

 

 

 

 

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59 minuti fa, fosforo31 ha scritto:

Nella tua confusione mentale hai capito poco o nulla dell'articolo di Travaglio. Il presidente del Senato deve semplicemente sollecitare la Giunta competente a esaminare la posizione di Minzolini, senatore dunque pubblico uff.iciale, ma interdetto con sentenza definitiva per due anni e mezzo dai pubblici uffici. Quindi la Giunta proporrà all'aula di sospendere l'interdetto e l'aula (se non vorrà rischiare questa volta sul serio di assaggiare i forconi del popolo sovrano) non potrà che prendere atto dell'interdizione e votare di conseguenza. Sarebbe un caso banalissimo, quasi di ordinaria amministrazione, se questo fosse un paese serio o se non ci fossero stati il fattaccio di giovedì e le arrampicate sugli specchi dei senatori renzusconiani e dei media asserviti (tra cui ti raccomando il Sole24ore: http://www.huffingtonpost.it/2017/03/13/sole_0_n_15341040.html) per giustificare quel voto eversivo, ma soprattutto se non ci fosse il prezioso precedente da regalare al decaduto Berlusconi per il suo ricorso a Strasburgo. Le parole del 1946 di Giovanni Leone, padre costituente e grande giurista napoletano, dicono esattamente il contrario di quanto pensa il piddino Stefano Ceccanti: “dal punto di vista giuridico, il verificare è una delle fasi dell’attività giurisdizionale. Tale fase è anteriore all’altra in cui si emette il giudizio sulle eventuali contestazioni”. Orbene, Leone si riferiva all'art.66 quindi le "eventuali contestazioni" da giudicare sono quelle sulle cause sopraggiunte di incompatibilità o ineleggibilità. Ma nel caso di Minzolini cosa c'era da contestare? La legittimità e l'esecutività di una sentenza definitiva della magistratura? Impossibile nel nostro ordinamento che prevede la separazione dei poteri e non prevede un quarto grado di giudizio nemmeno per i parlamentari. La legittimità e l'applicabilità della legge Severino? Possibile ma solo in altra sede, cioè davanti alla Corte Costituzionale (che tra l'altro sulla Severino si è già pronunciata in modo inequivocabile in alcuni casi specifici). Quindi le "eventuali contestazioni" dei senatori amici e favoreggiatori del ladro Minzolini andavano banalmente "giudicate" come del tutto infondate.

Allego le illuminanti riflessioni di un esperto magistrato nonché filosofo del diritto (anch'egli si rifà al dibattito dei costituenti sull'art.66) e di uno dei più noti e autorevoli costituzionalisti italiani, il prof. Gaetano Azzariti intervistato da Silvia Truzzi:  

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/22/augusto-minzolini-salvato-da-un-cavillo-del-1946/3464140/

https://infosannio.wordpress.com/2017/03/22/decadenza-minzolini-il-senato-doveva-votare-sui-fatti-mica-sulla-sentenza/

Mi dispiace bufalaro !! Su aspetti giuridico/costituzionali , sei un abitante della Fattoria ia ia o !! Qualora una causa di incandidabilita' di cui all'articolo 1 sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione. A tal fine le sentenze definitive di condanna di cui all'articolo 1, emesse nei confronti di deputati o senatori in carica, sono immediatamente comunicate, a cura del pubblico ministero presso il giudice indicato nell'articolo 665 del codice di procedura penale, alla Camera di rispettiva appartenenza.
Quindi la legge e la Costituzione sono chiarissime: la camera di appartenenza GIUDICA, cioè non fa da passacarte alla magistratura.
Diversamente la Severino avrebbe previsto la decadenza automatica entro tot mesi. Ci siamo bufalaro ?? Parlane con Calandrino o con Tomasino Montanari ammesso che ne capiscano qualcosa . 
Che votazione sarebbe se non ci fosse la scelta tra almeno due opzioni alternative? Già ...domandona eh ?? 

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9 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Questo parlamento è stato eletto dal popolo, signor mark?

 

Ma tornando al signor Minzolini (ma potrebbe essere chiunque altro) è stato condannato o no?

I gradi di giudizio quanti sono? Tre, quattro o cinque?

Le condanne o le assoluzioni, da chi devono essere erogate, dai giudici o dal parlamento?

Se il parlamento (quello eletto dal popolo) può assolvere o condannare, a cosa serve la magistratura?

Se lei avesse ricevuto una condanna e volesse partecipare ad un concorso per un posto di usciere, verrebbe accettato oppure no?

Che differenza c'è tra un parlamentare condannato e un semplice cittadino condannato?

 

 

 

 

Sig. Ahaha.ha, deve scusarmi ma dal tenore delle sue domande , si evince che se il bufalaro Fosforo e' un abitante della Fattoria ia ai o , ella merita , al massimo , la qualifica di guardiano senza chiavi della sopracitata Fattoria . Senza rancore , ma credo che ella non possa manco meritare una risposta nel merito . Mi creda , conoscendola e conoscendomi , il risultato sarebbe quello di immergersi in una inutile e sfiancante discussione che non porterebbe a niente  se non una reciproca perdita di tempo . Saluti 

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Mi scusi lei signor mark

pensavo di aver posto delle semplici domande alle quali un esperto giurista come lei avrebbe risposto in modo chiaro ed esaustivo anche per un analfabeta come me.

Da guardiano senza chiavi, arguisco quindi, (mi corregga se sbaglio) che lei ritenga che il parlamento (quello veramente eletto dal popolo naturalmente) abbia il diritto di ribaltare le sentenze della magistratura e di giudicare nulla, una legge in vigore  uscita dal parlamento.

Supponiamo allora che abbia arguito giustamente: cosa direbbe se questo stesso parlamento annullasse pure il decadimento del signor Berlusconi e lo riammettesse nuovamente nell'agone politico come non fosse mai stato condannato?

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Inviata (modificato)

Ancora una volta, caro mark525, non hai capito niente. L'art.66 della Costituzione è (di molto) anteriore alla legge Severino. Quindi questa si è dovuta necessariamente adeguare al dettato costituzionale. Se la Severino avesse previsto la decadenza automatica del parlamentare, ovvero senza il voto dell'aula, essa sarebbe stata dichiarata incostituzionale al primo ricorso davanti alla Consulta. Nondimeno la legge prevede la decadenza obbligatoria per i condannati a pene sopra i due anni. Infatti l'articolo 1 sancisce che questi non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore. E se la faziosità non ti ha fatto dimenticare pure l'italiano oltre alle regole della buona educazione, allora dovresti sapere che l'avverbio comunque significa "in ogni modo, in ogni caso" (cfr. Zingarelli ed. 2016). La votazione di cui parla l'art.66 si riduce dunque (o si dovrebbe ridurre se avessimo un parlamento serio), in casi del genere, a una formalità, a un atto dovuto, una volta che sia stata verificata la sussistenza delle ipotesi specificate dalla legge.

"Votare la decadenza è un atto dovuto", diceva per l'appunto il senatore del Pd Francesco Scalia dopo avere votato per la decadenza del pregiudicato Berlusconi. Peccato che 3 anni e mezzo dopo, colpito da momentanea amnesia o da qualche più serio disturbo mentale, lo stesso senatore Scalia giovedì scorso abbia votato contro la decadenza del pregiudicato Minzolini.

Allego il parere di un altro luminare del diritto costituzionale, il quale propone anche una ulteriore interessante possibilità di soluzione del caso Minzolini:
 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/16/minzolini-il-costituzionalista-dandrea-senato-oggi-ha-agito-contro-la-legge-la-palla-torna-allautorita-giudiziaria/3455894/

Modificato da fosforo31

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13 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Mi scusi lei signor mark

pensavo di aver posto delle semplici domande alle quali un esperto giurista come lei avrebbe risposto in modo chiaro ed esaustivo anche per un analfabeta come me.

Da guardiano senza chiavi, arguisco quindi, (mi corregga se sbaglio) che lei ritenga che il parlamento (quello veramente eletto dal popolo naturalmente) abbia il diritto di ribaltare le sentenze della magistratura e di giudicare nulla, una legge in vigore  uscita dal parlamento.

Supponiamo allora che abbia arguito giustamente: cosa direbbe se questo stesso parlamento annullasse pure il decadimento del signor Berlusconi e lo riammettesse nuovamente nell'agone politico come non fosse mai stato condannato?

Egregio , di questo passo non solo non le daranno le chiavi della Fattoria ia ia o, ma credo che la esautereranno dalla mansione stessa . Le sue domande sono semplici ma dimostrano una assoluta pigrizia . Legga quel che ho scritto nelle risposte del Bufalaro Napoletano e con un po' di impegno troverà le risposte che cerca . 

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Signor Mark

A quanto sembra pure lei è in preda alla pigrizia, non ha letto attentamente quanto ha scritto il bufalaro napoletano.

Mi creda, non intendo offenderla, ma la sua insistenza nell'arrampicarsi sugli specchi, lei assomiglia sempre più al compianto signor cismon.

 

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18 minuti fa, fosforo31 ha scritto:

Ancora una volta, caro mark525, non hai capito niente. L'art.66 della Costituzione è (di molto) anteriore alla legge Severino. Quindi questa si è dovuta necessariamente adeguare al dettato costituzionale. Se la Severino avesse previsto la decadenza automatica del parlamentare, ovvero senza il voto dell'aula, essa sarebbe stata dichiarata incostituzionale al primo ricorso davanti alla Consulta. Nondimeno la legge prevede la decadenza obbligatoria per i condannati a pene sopra i due anni. Infatti l'articolo 1 sancisce che questi non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore. E se la faziosità non ti ha fatto dimenticare pure l'italiano oltre alle regole della buona educazione, allora dovresti sapere che l'avverbio comunque significa "in ogni modo, in ogni caso" (cfr. Zingarelli ed. 2016). La votazione di cui parla l'art.66 si riduce dunque (o si dovrebbe ridurre se avessimo un parlamento serio), in casi del genere, a una formalità, a un atto dovuto, una volta che sia stata verificata la sussistenza delle ipotesi specificate dalla legge.

"Votare la decadenza è un atto dovuto", diceva per l'appunto il senatore del Pd Francesco Scalia dopo avere votato per la decadenza del pregiudicato Berlusconi. Peccato che 3 anni e mezzo dopo, colpito da momentanea amnesia o da qualche più serio disturbo mentale, lo stesso senatore Scalia giovedì scorso abbia votato contro la decadenza del pregiudicato Minzolini.

Allego il parere di un altro luminare del diritto costituzionale, il quale propone anche una ulteriore interessante possibilità di soluzione del caso Minzolini:
 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/16/minzolini-il-costituzionalista-dandrea-senato-oggi-ha-agito-contro-la-legge-la-palla-torna-allautorita-giudiziaria/3455894/

 

Mi dispiace bufalaro , ma non ci siamo ancora . Addirittura ,lo stesso Di Maio e' più competente di te ed e' tutto dire . Tentiamo , allora , con un piccolo promemoria . L'articolo 3 del decreto legislativo n. 235/2012, conosciuto ai più come legge Severino, prescrive che “qualora una causa di incandidabilità sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione.” Verificando il testo costituzionale si scopre che l’articolo citato prevede un “giudizio” da parte dei membri della camera interessata, e non una “presa d’atto” come pare sostenere Calandrino e subito te a ruota . Il Parlamento ha cioè il dovere di votare, ma non di approvare la decadenza del proprio membro. Ed affermare, come fai te e il Direttoretto del Fatterello , che “nella legge Severino c’è scritto che la Camera deve votare perché non poteva scrivere altrimenti” è una banale tautologia che non dimostra in alcun modo l’automatismo della decadenza in caso di condanna passata in giudicato. In diritto le parole contano, per di più se contenute nella Costituzione. D’altra parte la tesi è del Fatterello e' smentita dal fatto che nella prima versione del decreto legislativo della Severino, preparata dal governo Monti nel 2012, il testo, si presentava in modo differente: allora l’articolo tre – che sarebbe stato poi modificato – prevedeva la “decadenza di diritto”, senza rimandare all’articolo 66 della Costituzione. Se insomma il legislatore avesse voluto introdurre la decadenza automatica di fronte a una condanna in terzo grado lo avrebbe potuto fare. Gli stessi padri costituenti, evocati fino alla noia da te e dall'accozzaglia durante la campagna referendaria per il No, intendevano l’articolo 66 come un giudizio da parte del Parlamento, e non una semplice e più debole verifica o presa d’atto. Ci siamo , bufalaro ?? 

 

 

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3 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Signor Mark

A quanto sembra pure lei è in preda alla pigrizia, non ha letto attentamente quanto ha scritto il bufalaro napoletano.

Mi creda, non intendo offenderla, ma la sua insistenza nell'arrampicarsi sugli specchi, lei assomiglia sempre più al compianto signor cismon.

 

Egregio Sig. Ahaha.ha , la conosco sin troppo bene da molti anni e conosco pure il suo modo di " operare " sul forum . Quindi si figuri un po' se intendo seguirla su questo stucchevole metodo di discutere . Credo che con me sbaglia interlocutore , sa ?? Le ho già detto che deve , innanzitutto , presentarsi politicamente , poi dimostrare e spiegare le sue idee in proposito sull'argomento trattato. Dopodiché, una volta iniziato il confronto, potrà pure accusarmi di aggrapparmi sugli specchi . Anzi poteva !! Ora non più visto che Ella ha trasgredito ad un mio semplice ed educato invito a non continuare a nessun tipo di accostamento ad altro forumista . Poiché le avevo detto che se si fosse verificato niovamente avrei abbandonato qualsiasi discussione con Ella , distintamente la saluto a mai più !! 

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13 ore fa, mark525 ha scritto:
 

Mi dispiace bufalaro , ma non ci siamo ancora . Addirittura ,lo stesso Di Maio e' più competente di te ed e' tutto dire . Tentiamo , allora , con un piccolo promemoria . L'articolo 3 del decreto legislativo n. 235/2012, conosciuto ai più come legge Severino, prescrive che “qualora una causa di incandidabilità sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione.” Verificando il testo costituzionale si scopre che l’articolo citato prevede un “giudizio” da parte dei membri della camera interessata, e non una “presa d’atto” come pare sostenere Calandrino e subito te a ruota . Il Parlamento ha cioè il dovere di votare, ma non di approvare la decadenza del proprio membro. Ed affermare, come fai te e il Direttoretto del Fatterello , che “nella legge Severino c’è scritto che la Camera deve votare perché non poteva scrivere altrimenti” è una banale tautologia che non dimostra in alcun modo l’automatismo della decadenza in caso di condanna passata in giudicato. In diritto le parole contano, per di più se contenute nella Costituzione. D’altra parte la tesi è del Fatterello e' smentita dal fatto che nella prima versione del decreto legislativo della Severino, preparata dal governo Monti nel 2012, il testo, si presentava in modo differente: allora l’articolo tre – che sarebbe stato poi modificato – prevedeva la “decadenza di diritto”, senza rimandare all’articolo 66 della Costituzione. Se insomma il legislatore avesse voluto introdurre la decadenza automatica di fronte a una condanna in terzo grado lo avrebbe potuto fare. Gli stessi padri costituenti, evocati fino alla noia da te e dall'accozzaglia durante la campagna referendaria per il No, intendevano l’articolo 66 come un giudizio da parte del Parlamento, e non una semplice e più debole verifica o presa d’atto. Ci siamo , bufalaro ?? 

 

 

Vedi fazioso, la differenza tra me e te (lasciando perdere l'aspetto dell'educazione e dello stile) è che io ragiono con mente libera mentre tu, anche le rare volte in cui provi a ragionare, come nel precedente post, lo fai con il pesante vincolo che ti sei imposto: difendere a tutti i costi il Pd, anche quando ha commesso un erroraccio plateale (riconosciuto a posteriori dai ministri Madia e Delrio), anche quando 19 senatori del Pd hanno calpestato una legge dello Stato (peraltro a suo tempo votata ed elogiata dallo stesso Pd e da molti degli stessi 19 senatori) e due princìpi fondamentali della Costituzione (separazione dei poteri, uguaglianza di tutti davanti alla legge), anche a costo di ridurti a difendere un miserabile ladro berlusconiano facendolo passare per un perseguitato, e infine anche a costo di fare la figura dello struzzo sull'enorme favore che, consapevolmente o meno, il Pd ha fatto al delinquente Berlusconi in vista della sentenza di Strasburgo.

Nella tesi del FQ, che è esattamente la stessa dei più autorevoli giuristi e costituzionalisti, non c'è nessuna tautologia. La legge Severino sancisce, in modo chiaro e inequivocabile, che i parlamentari che si trovano nelle condizioni del senatore Minzolini (condanna definitiva sopra i due anni, etc.) devono, ripeto devono, decadere dalla loro carica. Per l'esattezza l'art.1 dice che non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore. Dove ti ho già spiegato il significato dell'avverbio "comunque". D'altra parte l'art.65 della Costituzione sancisce che "la legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore". Chiaro? E' la legge, e non l'Aula con una sua deliberazione, a stabilire quando e perché un parlamentare non può più rimanere in carica. Il successivo art.66, precisa che (in virtù del potere di autodichia del Parlamento) è la Camera di appartenenza che "giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità". Se ora leggiamo con mente libera e razionale l'insieme dei due articoli 65 e 66, perveniamo alla semplice e logica conclusione che il giudizio dell'Aula si riduce a stabilire se ci si trovi o meno di fronte a un caso di ineleggibilità o di incompatibilità determinato dalla legge. Si tratta quindi di una scelta tra due possibilità, ovvero di un giudizio non banale, ma l'oggetto del giudizio è ben definito e circoscritto dalla Costituzione: bisogna giudicare della mera sussistenza dei requisiti previsti dalla legge che permettono l'eleggibilità o la compatibilità. In buona sostanza, questo tipo giudizio si riduce a una verifica, o, se proprio vogliamo tenere distinte le due fasi dell'attività giurisdizionale, come diceva Giovanni Leone, in questo caso il giudizio è una presa d'atto formale dell'esito della verifica, quest'ultima effettuata materialmente in sede di Giunta delle elezioni e delle immunità. In altri termini, il potere di autodichia non solleva il Parlamento al di sopra della legge: in uno Stato di diritto anch'esso è sottoposto alla legge, ovvero è obbligato, ripeto obbligato, ad applicare la legge. Nel caso di Minzolini la Giunta aveva scrupolosamente verificato la sussistenza dell'incompatibilità in base alla legge (aveva impiegato 8 mesi, dopo la sentenza della Cassazione) e aveva proposto all'Aula la decadenza del senatore, ma l'Aula, dopo altri 8 mesi, ha approvato una mozione contraria di Forza Italia e respinto la proposta della Giunta, e un ladro è rimasto in Senato a rubarsi pure lo stipendio.  Se qualche decerebrato avesse ancora un dubbio sul fatto, solare, che la legge Severino sia stata violata, basta un controesempio a spazzarlo via. Per l'art.66 le Camere si pronunciano, "giudicano", anche sui titoli di ammissione dei loro componenti. Orbene, Minzolini quando fu eletto senatore nel 2013 non era ancora un pregiudicato e aveva tutti i titoli previsti dalla legge e dalla Costituzione e verificati dalla Giunta delle elezioni. Ma supponiamo che l'Aula chiamata a "giudicare" su questi titoli, avesse in piena libertà votato contro la proposta della Giunta e dunque giudicato Minzolini ineleggibile. Tutti avremmo detto che l'eletto Minzolini aveva subito un sopruso e che l'Aula aveva calpestato la legge. Anche in questo caso l'Aula avrebbe dovuto limitarsi a prendere atto della verifica effettuata dalla Giunta.

Continua

 

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Se al fazioso e testardo mark525 non bastassero i miei pazienti ragionamenti e la dichiarazione rilasciata dal senatore del Pd Francesco Scalia, uno dei salvatori di Minzolini, quando votò per la decandenza di Berlusconi - "Votare la decadenza è un atto dovuto" -  aggiungo le parole dell'epoca di un altro noto esponente piddino:

"Credo che Berlusconi stia facendo una battaglia tecnica e giuridica riuscendo a trasformare con un'abile mossa una semplice presa d'atto da parte del Senato in una battaglia politica, dove sembra che sia il Senato a dare la sentenza. Ricordo che la sentenza è già stata emessa da un tribunale e non dal Parlamento".  

Hai letto, caro fazioso? Che ne pensi? Io sono d'accordo al cento per cento con le parole di questo noto esponente del tuo partito. Ma tu vuoi ancora insistere nella tua ridicola "battaglia tecnica e giuridica" per trasformarla in una vergognosa "battaglia politica"? 

 

P.S. immagino che hai già capito chi era quel noto esponente del Pd, o ti serve un aiutino?

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Inviata (modificato)

C'  è  comunque  il  video   che  smentisce  il di Mejo  come   sobillatore  di  popolo

Modificato da pm610

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2 ore fa, fosforo31 ha scritto:

Vedi fazioso, la differenza tra me e te (lasciando perdere l'aspetto dell'educazione e dello stile) è che io ragiono con mente libera mentre tu, anche le rare volte in cui provi a ragionare, come nel precedente post, lo fai con il pesante vincolo che ti sei imposto: difendere a tutti i costi il Pd, anche quando ha commesso un erroraccio plateale (riconosciuto a posteriori dai ministri Madia e Delrio), anche quando 19 senatori del Pd hanno calpestato una legge dello Stato (peraltro a suo tempo votata ed elogiata dallo stesso Pd e da molti degli stessi 19 senatori) e due princìpi fondamentali della Costituzione (separazione dei poteri, uguaglianza di tutti davanti alla legge), anche a costo di ridurti a difendere un miserabile ladro berlusconiano facendolo passare per un perseguitato, e infine anche a costo di fare la figura dello struzzo sull'enorme favore che, consapevolmente o meno, il Pd ha fatto al delinquente Berlusconi in vista della sentenza di Strasburgo.

Nella tesi del FQ, che è esattamente la stessa dei più autorevoli giuristi e costituzionalisti, non c'è nessuna tautologia. La legge Severino sancisce, in modo chiaro e inequivocabile, che i parlamentari che si trovano nelle condizioni del senatore Minzolini (condanna definitiva sopra i due anni, etc.) devono, ripeto devono, decadere dalla loro carica. Per l'esattezza l'art.1 dice che non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore. Dove ti ho già spiegato il significato dell'avverbio "comunque". D'altra parte l'art.65 della Costituzione sancisce che "la legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore". Chiaro? E' la legge, e non l'Aula con una sua deliberazione, a stabilire quando e perché un parlamentare non può più rimanere in carica. Il successivo art.66, precisa che (in virtù del potere di autodichia del Parlamento) è la Camera di appartenenza che "giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità". Se ora leggiamo con mente libera e razionale l'insieme dei due articoli 65 e 66, perveniamo alla semplice e logica conclusione che il giudizio dell'Aula si riduce a stabilire se ci si trovi o meno di fronte a un caso di ineleggibilità o di incompatibilità determinato dalla legge. Si tratta quindi di una scelta tra due possibilità, ovvero di un giudizio non banale, ma l'oggetto del giudizio è ben definito e circoscritto dalla Costituzione: bisogna giudicare della mera sussistenza dei requisiti previsti dalla legge che permettono l'eleggibilità o la compatibilità. In buona sostanza, questo tipo giudizio si riduce a una verifica, o, se proprio vogliamo tenere distinte le due fasi dell'attività giurisdizionale, come diceva Giovanni Leone, in questo caso il giudizio è una presa d'atto formale dell'esito della verifica, quest'ultima effettuata materialmente in sede di Giunta delle elezioni e delle immunità. In altri termini, il potere di autodichia non solleva il Parlamento al di sopra della legge: in uno Stato di diritto anch'esso è sottoposto alla legge, ovvero è obbligato, ripeto obbligato, ad applicare la legge. Nel caso di Minzolini la Giunta aveva scrupolosamente verificato la sussistenza dell'incompatibilità in base alla legge (aveva impiegato 8 mesi, dopo la sentenza della Cassazione) e aveva proposto all'Aula la decadenza del senatore, ma l'Aula, dopo altri 8 mesi, ha approvato una mozione contraria di Forza Italia e respinto la proposta della Giunta, e un ladro è rimasto in Senato a rubarsi pure lo stipendio.  Se qualche decerebrato avesse ancora un dubbio sul fatto, solare, che la legge Severino sia stata violata, basta un controesempio a spazzarlo via. Per l'art.66 le Camere si pronunciano, "giudicano", anche sui titoli di ammissione dei loro componenti. Orbene, Minzolini quando fu eletto senatore nel 2013 non era ancora un pregiudicato e aveva tutti i titoli previsti dalla legge e dalla Costituzione e verificati dalla Giunta delle elezioni. Ma supponiamo che l'Aula chiamata a "giudicare" su questi titoli, avesse in piena libertà votato contro la proposta della Giunta e dunque giudicato Minzolini ineleggibile. Tutti avremmo detto che l'eletto Minzolini aveva subito un sopruso e che l'Aula aveva calpestato la legge. Anche in questo caso l'Aula avrebbe dovuto limitarsi a prendere atto della verifica effettuata dalla Giunta.

Continua

 

Non c'è niente da fare  !! Il bufalaro Partenopeo non riesce a digerire una semplicissima riflessione che pure Direttoretto , magari impiegando un po' di tempo , capirebbe e cioè : se fosse così automatico il decadimento , per quale motivo il Senato ha votato ?? E si badi bene ,  non è come afferma il bufalaro che o insiste a definire una Camera  come un quarto grado di giudizio , bensì proprio una prerogativa  Cistituzionale  che su espleta , proprio , tramite l'art. 66 della Costituzione. E sono proprio i bufalari ed i faziosi in spe , coloro che sono tutti impegnati a sollevare alla Camera il  conflitto di attribuzione davanti alla Consulta per la votazione sull’ex direttore Tg1. “Il Senato,  sostengono i deputati faziosi e Calandrino , votando contro la decadenza di un suo componente condannato con sentenza passata in giudicato, ha rifiutato di applicare una legge dello Stato licenziata dal Parlamento, che la Corte costituzionale ha riconosciuto legittima”. Mentre invece “riconosciuta l’entità del reato posto in essere da Minzolini, e non potendo mettere in discussione la condanna, il Senato avrebbe eventualmente potuto chiedere alla Giunta per le immunità di sollevare una questione di costituzionalità”. Ma è andata diversamente. Così ecco la mozione, motivata dalla “ingiustificata disapplicazione della legge Severino”. Ahahahaha , roba da principianti !! 

L’ex 5Stelle Massimo Artinicommenta: “Ci auguriamo che i deputati del Pd che la pensano come noi la appoggino, mentre diamo per scontato il supporto del M5S, che tanto rumore ha fatto in Senato”. Mhmhmhmhm, ritengo complicato che gli auspici si tramutino in realtà. Ma il testo, che andrà calendarizzato in aula dalla conferenza dei capigruppo, potrebbe comunque seminare imbarazzo diffuso. La certezza è che per l’amministrativista Gianluigi Pellegrino la mozione è giustificata. Anzi, “sacrosanta, perché con la votazione su Minzolini il Senato si è ridotto a una macchietta”. Pellegrino sostiene: “Per sollevare il conflitto di attribuzione contro una parte del potere legislativo è richiesto che non ci siano altri rimedi nell’ordinamento, e che negando la decadenza i senatori abbiano platealmente disapplicato una legge approvata dalle due Camere”. Ma davvero ?? Ma davvero anche il bufalaro napoletano si trova su questa posizione come sembra di dimostrare ?? Allora faccio una obiezione : ma se il Senato vota sulla decadenza, non ha anche il pieno diritto di dire no? Dicono i bufalari incompetenti :“No, Palazzo Madama poteva al massimo verificare se ci fossero tutti i requisiti previsti dalla Severino. Ma una volta accertato che ricorrevano, i senatori avrebbero dovuto semplicemente applicare la legge e votare per la decadenza (o meglio, respingere l’ordine del giorno di Forza Italia che ha annullato la decisione della Giunta per le autorizzazioni sulla revoca del mandato, ndr)”. E per ribadire il concetto Pellegrino aggiunge un esempio: “La Camera vota anche sull’eleggibilità di ciascun parlamentare. E la può negare solo nel caso manchino i requisiti previsti dalla legge, altrimenti viola la legge: come nel caso di Minzolini”. Sicuri , sicuri ....sicuri ?? 

Allora sollevo un’altra perplessità: come può Montecitorio sollevare il conflitto di attribuzione contro una decisione su un senatore, cioè su un eletto nell’altro ramo del Parlamento? Già , come farà ?? 

Sento già nell'aria che qualche incompetente bufalaro dira' :"La Camera costituisce il potere legislativo, di pari grado rispetto al Senato, quindi solleva il conflitto sulla mancata applicazione di una legge. Nel dettaglio, è il presidente di Montecitorio che lo presenta, ma potrebbe farlo anche quello del Senato. E ritengo che possa deciderlo anche senza un voto dell’aula, ma sulla base di una semplice deliberazione dell’ufficio di presidenza”. Quindi sarebbe Tutto facile ??  Macché !! No, e vado a spiegarlo : La questione è nuovissima, e gli aspetti da valutare sono molteplici. Ma il conflitto di attribuzione va sollevato, come unico rimedio possibile a questa ridicola votazione”. Ci siamo capiti definitivamente o no , bufalaro ?? 

 
 

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Inviata (modificato)

Non cambiare discorso, fazioso. Sollevare il conflitto di attribuzione sarebbe solo un apprezzabile tentativo di salvare il salvabile, cioè di cacciare un ladro dal Senato e suggellare con una sentenza della Consulta l'ovvia, sacrosanta verità che i senatori che l'hanno salvato hanno disapplicato la legge e calpestato i princìpi della Costituzione. Ma non cancellerebbe la vergogna del 17 marzo, destinata a restare come una delle pagine più brutte della storia delle istituzioni repubblicane. Il decadimento del pregiudicato non era automatico, infatti il Senato ha votato e ha votato contro. Ma non bisogna confondere il diritto con l'arbitrio: il potere costituzionale dell'autodichia dei parlamentari non li solleva al di sopra della legge. Il potere legislativo è, o dovrebbe essere in uno Stato di diritto, del tutto impotente nel fermare o alterare il corso della giustizia determinato dalle sentenze definitive della Magistratura. Le quali sentenze definitive sono emesse - lo ricordo al confuso mark525 - in nome del popolo sovrano. E non bisogna confondere il generale con il particolare. Le giunte parlamentari sono organi ristretti chiamati a svolgere un ruolo che è essenzialmente di consulenza tecnico-giuridica. Nella fattispecie la Giunta delle immunità del Senato doveva verificare una sopravvenuta causa di incompatibilità per il senatore Minzolini. Ora in linea generale non si può escludere che la verifica compiuta da un organo ristretto non sia viziata da parzialità, ovvero che una maggioranza magari trasversale formatasi all'interno di una giunta non commetta un errore di qualsiasi natura. E allora la Costituzione e i regolamenti parlamentari impongono che la proposta di decadenza formulata dalla Giunta delle immunità debba passare al vaglio dell'Aula. Ed è anche logico che sia sempre e solo il plenum dell'Assemblea degli eletti del popolo a decidere sulla decadenza di uno dei suoi membri. Ma nel caso particolare in oggetto noi sappiamo bene, come lo sapevano tutti i senatori, che la Giunta delle immunità non ha commesso alcun errore (e sfido io, ci ha messo 8 mesi per verificare la posizione del pregiudicato Minzolini!) quindi nella votazione di giovedì scorso l'Aula doveva accogliere la proposta di decadenza. Certo poteva anche respingerla, e difatti l'ha respinta. Ma anch'io (se sono un libero professionista) posso scegliere se pagare o non pagare integralmente le tasse. Però, se scelgo di non pagarle, difficilmente troverò un perditempo alla mark525 disposto a giustificarmi a oltranza sostenendo che non ho violato nessuna legge e nessun principio di onestà. Al massimo troverò qualcuno che dirà che ho fatto bene a non pagarle perché le tasse erano troppo salate. Così come Minzolini ha trovato chi l'ha difeso dicendo che la sua condanna a due anni e mezzo era troppo severa. Bisognava condannarlo a non più di due anni per non farlo incorrere nella decadenza prevista dalla Severino. Ma dato che i giudici sono stati severi, allora sia benedetto il voto del Senato, il quarto grado di giudizio che l'ha salvato dalla decadenza.  Roba da matti!

Non c'è niente da fare, caro perditempo fazioso, hai torto marcio: il Senato ha giudicato, ha scelto, ha deciso sulla decadenza di Minzolini, e fin qui nulla da obbiettare, però una maggioranza trasversale ha fatto la scelta sbagliata, ha preso la decisione sbagliata e così facendo ha disapplicato una legge dello Stato e due princìpi fondamentali della Costituzione. Per fortuna c'era il voto palese e i colpevoli di questo enorme misfatto hanno un nome e un cognome: sono tutti i senatori che hanno votato contro la decadenza (19 del Pd) e tutti gli astenuti (14 del Pd).

Il fazioso mark525 deve ancora spiegarci che differenza c'è tra il caso Berlusconi e il caso Minzolini. Come mai il Pd fu compatto, anzi granitico, nel far decadere il frodatore fiscale Berlusconi (106 voti a favore su 107 senatori, nessun astenuto, un assente) e tre anni e mezzo dopo si è sbragato per salvare il ladro Minzolini? Ovviamente qualsiasi risposta che entri nel merito dei processi e delle sentenze presuppone che il Parlamento sia quarto grado di giudizio e che i poteri dello Stato non siano separati.

P.S. Il mio breve post precedente a questo, dove riporto una dichiarazione di un noto esponente del Pd, l'hai letto o non l'hai letto? Gradirei un breve commento.

Modificato da fosforo31

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Inviata (modificato)

Ma  per  caso a  Minzolini  è stata   tolta  la  condanna  ?? E'  stato  assolto   dalla camera ??  che  poi  sia  ingiusto  che   se  ne  stia  lì lo  condivido in  toto.  Purtroppo  le  leggi  che  li  riguardano le  han  fatte  loro e niente è contro  legge  come   vorrebbe  sostenere il di  Mejo.

Modificato da pm610

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3 ore fa, pm610 ha scritto:

C'  è  comunque  il  video   che  smentisce  il di Mejo  come   sobillatore  di  popolo

La legge Severino non è stata rispettata e non è stata applicata. Lo prova il fatto che il ladro Minzolini, che in base all'art.1 della Severino non può fare il senatore, è ancora in Senato. E' stato applicato l'art.66 della Costituzione che conferisce ai parlamentari il potere di giudicare sulla decadenza dei loro colleghi, ma non è stato applicato l'art.65 che sancisce che la decadenza dei parlamentari è determinata dalla legge, ovvero che il giudizio di cui parla l'art.66 non può essere arbitrario e nemmeno soggettivo ma deve basarsi unicamente sulla legge e sui fatti (nella fattispecie la legge Severino e la condanna del ladro in Cassazione). Sono stati inoltre platealmente violati due princìpi fondamentali della Costituzione: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e la separazione dei poteri dello Stato.

Quindi Giovanni Floris ha torto marcio. Le badilate se l'è date a se stesso, sulla sua faccia che credevamo pulita. E ha sotterrato buona parte della sua serietà e della sua credibilità. Una delusione. D'altra parte non è un mistero che Floris speri di ritornare a Telerenzi (ex Rai).

Saluti

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1 minuto fa, fosforo31 ha scritto:

La legge Severino non è stata rispettata e non è stata applicata. Lo prova il fatto che il ladro Minzolini, che in base all'art.1 della Severino non può fare il senatore, è ancora in Senato. E' stato applicato l'art.66 della Costituzione che conferisce ai parlamentari il potere di giudicare sulla decadenza dei loro colleghi, ma non è stato applicato l'art.65 che sancisce che la decadenza dei parlamentari è determinata dalla legge, ovvero che il giudizio di cui parla l'art.66 non può essere arbitrario e nemmeno soggettivo ma deve basarsi unicamente sulla legge e sui fatti (nella fattispecie la legge Severino e la condanna del ladro in Cassazione). Sono stati inoltre platealmente violati due princìpi fondamentali della Costituzione: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e la separazione dei poteri dello Stato.

Quindi Giovanni Floris ha torto marcio. Le badilate se l'è date a se stesso, sulla sua faccia che credevamo pulita. E ha sotterrato buona parte della sua serietà e della sua credibilità. Una delusione. D'altra parte non è un mistero che Floris speri di ritornare a Telerenzi (ex Rai).

Saluti

Perchè  han  votato  allora   potevano  risparmiarselo  se   è  automatico  e  non   lo  è .

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8 minuti fa, pm610 ha scritto:

Perchè  han  votato  allora   potevano  risparmiarselo  se   è  automatico  e  non   lo  è .

Articolo 66

Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità 

Articolo 65

La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore [cfr. artt. 84 c. 2, 104 c. 7, 122 c. 2, 135 c. 6].

Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere. Qui  non  trovo  nessun  riferimento ad  eventuali  condanne   nemmeno  negli  articoli  citati

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38 minuti fa, pm610 ha scritto:

Ma  per  caso a  Minzolini  è stata   tolta  la  condanna  ?? E'  stato  assolto   dalla camera ??  che  poi  sia  ingiusto  che   se  ne  stia  lì lo  condivido in  toto.  Purtroppo  le  leggi  che  li  riguardano le  han  fatte  loro e niente è contro  legge  come   vorrebbe  sostenere il di  Mejo.

C'è  una palese mancanza di equità nel trattare diversamente parlamentari e amministratori locali. Mentre i primi decadono solo a seguito di una condanna definitiva e previo voto a favore della Camera d'appartenenza, agli altri basta il primo grado e per reati tutto sommato minori come l'*** d'ufficio. Una disparità che contrasta anche con il principio costituzionale della presunzione d'innocenza in base al quale chiunque è appunto innocente fino al terzo grado di giudizio.

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