CAMBIAMENTO ! SI IN PEGGIO MA LO SI SAPEVA...

Ecco quale cambiamento ci ha assicurato questo governo: l'Italia è in recessione.

"Da quando c’è il nuovo Governo l’Italia ha perso 76 Mila posti di lavoro (dati ufficiali ISTAT) e il PIL è per la seconda volta in negativo. Siamo in recessione. Chi vuol bene all'Italia sa che le scelte economiche di Salvini e Di Maio sono sbagliate. Con le nostre scelte quattordici trimestri di crescita, con le loro scelte subito recessione. Stanno portando il Paese a sbattere: cambiamo strad...

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26 minuti fa, sardonicoebasta ha scritto:

Il disegnino allegato:

1 - ti fa vedere quanti posti di lavoro abbiamo perso con il governo Conte

2 - dimostra che ti meriti un sonorissimo

AMBECILLEEEEEEEEEEEEEEE

Buona lunga opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Dati occupazione-001.jpg

Purtroppo per te la tua e’ una tragedia disperata di un uomo ridicolo : nel quarto trimestre con il governo degli scappati da casa la disoccupazione e’ aumentata del 2,4% pari a 63.000 unità . Quella giovanile e’ al 31,9%.  Dammi retta , buttati in mare !! 

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LA  POVERTÀ  E'  SCONFITTA  PER   DECRETO

E i provvedimenti presi sia sul reddito di cittadinanza che sulle pensioni sono insufficienti. Questo il dato.

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Inviata (modificato)

Caro Los, come hanno riconosciuto ieri sera in tv due faziosi gialloverdi, Mario Monti e Maurizio Landini, la colpa della lieve diminuzione congiunturale del Pil nel terzo e nel quarto trimestre 2018 non può essere attribuita al governo Conte (in carica dall'1/6/2018).  Ovviamente non gli si può neppure attribuire il merito della lieve crescita tendenziale del Pil negli stessi due trimestri (nei quali la ricchezza prodotta è cresciuta rispetto al terzo e quarto trimestre 2017 quando era in carica con pieni poteri Gentiloni). La manovra economica del governo è uscita un mese fa dal Parlamento e non è ancora entrata nell'economia reale di un paese di 60 milioni di abitanti (che non ha il momento d'inerzia di una motocicletta da cross). Sebbene la congiuntura internazionale sia negativa, il prof. Monti chiama in causa i consumi interni. E ha ragione perché un decennio di crisi economica ha eroso i risparmi e il potere d'acquisto delle famiglie del ceto medio (per non parlare dei poveri che vedranno il reddito di cittadinanza non prima di aprile). Il neo-segretario della Cgil Landini invece punta l'indice sugli investimenti pubblici (crollati secondo lui del 30%  tra il 2008 e il 2018) e sul gap accumulato verso i paesi più progrediti nel settore ricerca e sviluppo. Per quanto mi riguarda, uno o due decimi di punto di Pil in più o in meno non mi fanno né caldo né freddo, anche se alimentano titoloni e polemiche faziose. Dirò di più. Secondo me ci stiamo avvicinando a una fase storica, che definirei di saturazione della ricchezza, in cui le variazioni del Pil dei paesi ricchi oscilleranno per lo più nell'intorno dello zero (frenano perfino Cina e Germania, ed è solo l'inizio) e questo indicatore perderà gradualmente importanza a vantaggio di altri. Sul lungo periodo, in un'economia globalizzata e sotto la minaccia del global warming, a mio avviso potranno crescere in modo rilevante (ma non è detto che lo faranno) solo paesi oggi relativamente poveri e a bassa impronta ecologica come l'India. Prospettive più rosee per le attuali potenze economiche e tecnologiche potrebbero schiudersi dal reattore a fusione nucleare (ma sono scettico per questo secolo) o da un boom dell'intelligenza artificiale (che ci sarà ma avrà l'inconveniente di cancellare ulteriori posti di lavoro). Insomma, io credo che ben prima della metà del secolo sarà sfatato il mito della crescita felice, inarrestabile e illimitata, stigmatizzato da Latouche, e l'obbiettivo dell'economia e della politica non sarà ingrossare il Pil a tutti i costi ma ridurre lo spreco, il consumo di energia, l'inquinamento, l'orario di lavoro e la disuguaglianza. Vogliamo chiamarla "decrescita felice"? Bene, ma quello che oggi sembra un mito sarà una concreta necessità storica. Probabilmente l'unica alternativa al caos di un mondo troppo diseguale e forse anche, sul lunghissimo periodo, all'estinzione della specie. Già oggi, se io fossi ministro  dell'Economia, sarei più contento di un punto in meno nel coefficiente di Gini che di due o forse anche tre punti in più nel Pil. E vorrei veder prodotte in Italia meno Ferrari e Maserati e più auto elettriche (al momento siamo a zero, a parte qualche prototipo). Peraltro, a cosa serve una crescita del Pil se nel contempo aumenta la disuguaglianza? Serve a far contenta una minoranza della popolazione lasciando gli a!tri o scontenti o indifferenti. Per ridistribuire la ricchezza Monti propone una patrimoniale abbastanza dura con la quale secondo lui andava finanziato il rdc. Mentre Landini lo avrebbe finanziato con una lotta dura agli evasori. Il governo ha avuto meno coraggio: ha ridotto all'osso la copertura e la platea e copre il rdc a deficit, cioè sul debito pubblico a spese dei nostri figli. In ogni caso la ratio del provvedimento è sacrosanta: mettere dei soldi in tasca ai disoccupati più poveri. Questa fascia sociale, insieme a quella dei ricconi, fa lievitare più di ogni altra il coefficiente di Gini (in ambedue le versioni economiche: quella del reddito e quella della ricchezza; ma anche nelle versioni sociologiche: quella dell'istruzione e quella delle opportunità). Inoltre i percettori del rdc sono anche i soggetti con la maggiore propensione marginale al consumo ma che paradossalmente erano quasi fuori dal mercato. Dunque il rdc, per quanto criticabile e migliorabile in molti aspetti, non è un obolo elettorale come gli 80 euro di Renzi (che costano di più ma incidono poco sui consumi).  Non dimentichiamo che nella teoria keynesiana la propensione marginale al consumo è direttamente correlata al moltiplicatore dell'investimento. Però gli investimenti bisogna farli perché una moltiplicazione ha bisogno di almeno due fattori. E perché il lavoro da offrire ai percettori del rdc per fargli alzare il kulo dal divano non nasce dal nulla ma dagli investimenti.

Saluti

 

Modificato da fosforo41

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14 ore fa, sardonicoebasta ha scritto:

Il disegnino allegato:

1 - ti fa vedere quanti posti di lavoro abbiamo perso con il governo Conte

2 - dimostra che ti meriti un sonorissimo

AMBECILLEEEEEEEEEEEEEEE

Buona lunga opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Dati occupazione-001.jpg

Ahahahaha , ma te vedi dove può arrivare un ebe te di siffatte proporzioni . Pubblica una tabella che a sentire questo impostore mostra che con il governo Conte ci sono addirittura più occupati rispetto al precedente governo . Pensando che ci siano solo storioni che lo leggono , che fa ?? Paragona l’anno 2018 al 2017 “dimenticandosi” che il confronto va invece fatto da quando si e’ insediato il governo degli scappati da casa ovvero da maggio 2018 al dicembre  2018  Perché per chi se lo fosse dimenticato fino a aprile 2018 ha governato Gentiloni ed il raffronto va fatto con i dati che quest’ultimo ha lasciato. (Aprile 2018) . Quindi per capire se il governo sta facendo bene sull’occupazione non bisogna guardare le tabelle volutamente farlocche di testadiminkiaSardonico ex formidabiletestadicazzoDocGalileo ,  busigna guardare i dati ISTAT.  Ed allora guardiamoli : 

1) Da quando si sono insediati (maggio 2018) ci sono più occupati?

No. Ce ne sono 76 mila in meno (da 23,345 milioni di maggio ai 23,269 di dicembre).

2) Da quando si sono insediati ci sono più lavoratori a tempo indeterminato?

No. Ce ne sono 122 mila in meno (da 14,928 milioni di maggio ai 14,806 di dicembre)

3) Da quando si sono insediati ci sono meno lavoratori precari?

No. Ce ne sono 84 Mila in più (dai 3,046 milioni di maggio ai 3,130 milioni di dicembre)

Siccome questi sono tutti numeri verificabili da ogni cittadino , prevedendo una grandissima affluenza , prego prenotare con largo anticipo la possibilità di sputare in ghigna alla testadiminkiaSardonico. 

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12 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Caro Los, come hanno riconosciuto ieri sera in tv due faziosi gialloverdi, Mario Monti e Maurizio Landini, la colpa della lieve diminuzione congiunturale del Pil nel terzo e nel quarto trimestre 2018 non può essere attribuita al governo Conte (in carica dall'1/6/2018).  Ovviamente non gli si può neppure attribuire il merito della lieve crescita tendenziale del Pil negli stessi due trimestri (nei quali la ricchezza prodotta è cresciuta rispetto al terzo e quarto trimestre 2017 quando era in carica con pieni poteri Gentiloni). La manovra economica del governo è uscita un mese fa dal Parlamento e non è ancora entrata nell'economia reale di un paese di 60 milioni di abitanti (che non ha il momento d'inerzia di una motocicletta da cross). Sebbene la congiuntura internazionale sia negativa, il prof. Monti chiama in causa i consumi interni. E ha ragione perché un decennio di crisi economica ha eroso i risparmi e il potere d'acquisto delle famiglie del ceto medio (per non parlare dei poveri che vedranno il reddito di cittadinanza non prima di aprile). Il neo-segretario della Cgil Landini invece punta l'indice sugli investimenti pubblici (crollati secondo lui del 30%  tra il 2008 e il 2018) e sul gap accumulato verso i paesi più progrediti nel settore ricerca e sviluppo. Per quanto mi riguarda, uno o due decimi di punto di Pil in più o in meno non mi fanno né caldo né freddo, anche se alimentano titoloni e polemiche faziose. Dirò di più. Secondo me ci stiamo avvicinando a una fase storica, che definirei di saturazione della ricchezza, in cui le variazioni del Pil dei paesi ricchi oscilleranno per lo più nell'intorno dello zero (frenano perfino Cina e Germania, ed è solo l'inizio) e questo indicatore perderà gradualmente importanza a vantaggio di altri. Sul lungo periodo, in un'economia globalizzata e sotto la minaccia del global warming, a mio avviso potranno crescere in modo rilevante (ma non è detto che lo faranno) solo paesi oggi relativamente poveri e a bassa impronta ecologica come l'India. Prospettive più rosee per le attuali potenze economiche e tecnologiche potrebbero schiudersi dal reattore a fusione nucleare (ma sono scettico per questo secolo) o da un boom dell'intelligenza artificiale (che ci sarà ma avrà l'inconveniente di cancellare ulteriori posti di lavoro). Insomma, io credo che ben prima della metà del secolo sarà sfatato il mito della crescita felice, inarrestabile e illimitata, stigmatizzato da Latouche, e l'obbiettivo dell'economia e della politica non sarà ingrossare il Pil a tutti i costi ma ridurre lo spreco, il consumo di energia, l'inquinamento, l'orario di lavoro e la disuguaglianza. Vogliamo chiamarla "decrescita felice"? Bene, ma quello che oggi sembra un mito sarà una concreta necessità storica. Probabilmente l'unica alternativa al caos di un mondo troppo diseguale e forse anche, sul lunghissimo periodo, all'estinzione della specie. Già oggi, se io fossi ministro  dell'Economia, sarei più contento di un punto in meno nel coefficiente di Gini che di due o forse anche tre punti in più nel Pil. E vorrei veder prodotte in Italia meno Ferrari e Maserati e più auto elettriche (al momento siamo a zero, a parte qualche prototipo). Peraltro, a cosa serve una crescita del Pil se nel contempo aumenta la disuguaglianza? Serve a far contenta una minoranza della popolazione lasciando gli a!tri o scontenti o indifferenti. Per ridistribuire la ricchezza Monti propone una patrimoniale abbastanza dura con la quale secondo lui andava finanziato il rdc. Mentre Landini lo avrebbe finanziato con una lotta dura agli evasori. Il governo ha avuto meno coraggio: ha ridotto all'osso la copertura e la platea e copre il rdc a deficit, cioè sul debito pubblico a spese dei nostri figli. In ogni caso la ratio del provvedimento è sacrosanta: mettere dei soldi in tasca ai disoccupati più poveri. Questa fascia sociale, insieme a quella dei ricconi, fa lievitare più di ogni altra il coefficiente di Gini (in ambedue le versioni economiche: quella del reddito e quella della ricchezza; ma anche nelle versioni sociologiche: quella dell'istruzione e quella delle opportunità). Inoltre i percettori del rdc sono anche i soggetti con la maggiore propensione marginale al consumo ma che paradossalmente erano quasi fuori dal mercato. Dunque il rdc, per quanto criticabile e migliorabile in molti aspetti, non è un obolo elettorale come gli 80 euro di Renzi (che costano di più ma incidono poco sui consumi).  Non dimentichiamo che nella teoria keynesiana la propensione marginale al consumo è direttamente correlata al moltiplicatore dell'investimento. Però gli investimenti bisogna farli perché una moltiplicazione ha bisogno di almeno due fattori. E perché il lavoro da offrire ai percettori del rdc per fargli alzare il kulo dal divano non nasce dal nulla ma dagli investimenti.

Saluti

 

Lieve  ?   da  + 1,6 a  -0,2  lo  chiami  lieve  ?   Non  è  colpa   di  questo   sgoverno gialloverde, da  quando  è  in  carica  però ha  fatto  di  tutto  per  rendere  non  più  credibile  l' Italia  infatti  lo  spread   è  schizzato ,  gli  investitori   scappano ,  le   aziende  e  le  industrie   criticano ad  alzo   zero  ma  certo   è  colpa  della politica  precedente... ma  allora  come  si  spiega  che   fino a  giugno  il trend  era  positivo  ?  già   ma   se  la  cosa    invece   fosse  proseguita  e  magari  aumentata   allora  il merito  di  chi sarebbe  stato ?    Il boom    del  di  mejo  per  quanto  lo   attenderemo  e  l' Italia  felice  del Conte  non  pervenuto  chi  la    capirà  ?  Ah   si  ormai  i  media  sono tutti  asserviti  ai  gialloverdi  far  credere    che  il  cielo  è  rosa  anziché  azzurro   diverrà  facile.  Gli  imboniti   digeriscono  tutto  purché   non  sia   il piddi  o  Renzi a  dire...

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RECESSIONE  GRAZIE  SGOVERNO GIALLOVERDE

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Inviata (modificato)

1 ora fa, pm610 ha scritto:

Lieve  ?   da  + 1,6 a  -0,2  lo  chiami  lieve  ?  

Caro Los, qui sei tu che fai una "lieve" confusione tra variazione congiunturale del PIL e variazione tendenziale. Ma, se ti può consolare, stamane un tizio captato per caso mentre ascoltavo la radio in macchina fustigava con toni da professorino il governo Conte propalando la tua stessa identica bufala. La variazione congiunturale è valutata rispetto al trimestre precedente. Ebbene, nei 4 trimestri del 2018 secondo l'Istat l'andamento è stato il seguente (in percento):

+0,3    +0,1    -0,1   -0,2

Ed era +0,3 anche nel 4° trimestre 2017. Dunque nessuna brusca diminuzione del PIL ma solo lievi diminuzioni congiunturali. La variazione tendenziale è valutata rispetto al corrispondente trimestre dell'anno precedente. Cioè è una variazione sull'arco di 12 mesi. Il +1,6 di cui parli è la crescita tendenziale del PIL nel 4° trimestre 2017 (governo Gentiloni), il che vuol dire che il PIL era cresciuto dell'1,6% rispetto a un anno prima (governo Renzi). Ma nel 4° trimestre 2018 (governo Conte) il PIL è ulteriormente cresciuto, anche se di poco (+0,1%), rispetto a un anno prima. Saluti

Modificato da fosforo41

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Inviata (modificato)

Questa   sta   dimostrando  quanto  siano  incompetenti oltre   che  incapaci... ogni  giorno  una    nuova...

La Castelli chiede al PD di riferire in aula perché siamo in recessione.

Comunque   per  il Piddi  la  risposta  è  semplice ,  lo sanno tutti, la  colpa   e  loro  grazie  al decreto indignità , al  palleggiamento  tra    i vice   delle  responsabilità, della  vacuità del  Premier  non  pervenuto, dal  blocco   degli  investimenti ,  delle  opere  pubbliche  e  dell'insicurezza   sull'economia  grazie   alle  loro  sparate  da   incapaci e  non  ultima  ma   certamente    fondamentale  l' incoerenza e  la  cialtronaggine su  tutto quello  che  han detto  in  campagna  elettorale. 

 

Modificato da pm610

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