Deriva - Ovazione all'imbecillità umana.

Deriva .

Corrente marina lenta e superficiale prodotta da venti di direzione costante.
Andare alla deriva.
Lasciarsi trascinare dalla corrente – abbandonarsi, subire passivamente gli eventi.

Ecco, ho deciso di parlarvi di deriva, no non della deriva dei continenti, già preoccupante di per sé soprattutto per chi abita in alcune zone della crosta terreste. No voglio parlare delle deriva di quanto ci sta sopra la crosta terrestre, di noi, di tutti noi.

Bene, noi stiamo andando alla deriva. Noi, noi tutti volenti o nolenti siamo parte passiva in un immenso ammasso fluttuante sulla superficie del pianeta in costante moto verso il disfacimento finale. Indifferenti alle suppliche dei pochi anche perché confuse e quasi sempre in contraddizione. Detto volgarmente signori, stiamo andando a ***, con filosofi capaci di affermare tutto e il contrario di tutto nel arco di pochi anni. Economisti incapaci di vedere al di là del proprio naso o al soldo di intessi immediati che non considerano un futuro che reputano a torto lontano. Affaristi che si arricchiscono ogni giorno sulle spalle di milioni di *** pronti a tutto pur di avere un attimo di notorietà, o truffando altri *** vendendo fumo in rete. Nessuno si vuole rendere conto (possibile?) che a torto o a ragione, di destra o di sinistra questa economia sta andando verso lo sfascio. Non si sarà crescita, non ci sarà ripresa, impossibile rinfrescare un mercato saturo e stanco, sempre più debole, incapace di assorbire quella massa di prodotti il più delle volte superflui che le produzioni industriali riversano sul mercato, quindi, meno mercato, meno lavoro. Meno lavoro meno soldi in circolazione, meno possibilità di acquisto e.. meno mercato e meno lavoro. Si tratta di un semplice processo endemico che non ha nulla di virtuale, che si ritorce su se stesso e che, purtroppo, di questo passo potrà risolversi con una sola soluzione. Basta osservare il passato, basta guardarsi attorno per capire quale, non è difficile basta non essere idioti.

Abbiamo fallito questa civiltà ha fallito.

Le religioni hanno fallito, troppo prese a celebrare se stesse in inutili e stantie cerimonie nascondendo agli occhi dei più le lordure contenute al proprio interno, o tese a rivendicare la propria supremazia con feroci quanto in utili stragi e rappresaglie.
La democrazia ha fallito, come ha fallito il comunismo, termini vaghi soggetti alle interpretazioni di uomini di potere, e al potere dei singoli o delle lobbie.
L’uomo ha fallito, forse cresciuto troppo in fretta, forse incapace di gestire istinti animali amplificati dalla ragione e dall’interesse incapace di porsi dei limiti o di sottostare a quelle stesse leggi e regole che si era imposto e condiviso.
L’economia ha fallito, ha fallito nell’attimo stesso in cui ha permesso che la finanza sopravanzasse l’industria o l’agricoltura. Ha fallito quando ha permesso che l’interesse di pochi sopravanzasse l’interesse dei più. Ha fallito quando ha consentito facili ed immediati guadagni ai pochi e che il più delle volte si sono tramutati in dolorose perdite per i più, col semplice movimento di capitale e non con un reale investimento sul lavoro. Ha fallito, favorendo e santificando le borse e la speculazione.
Ora stiamo gridando al lupo, al lupo, ci preoccupiamo, molto a parole e decisamente poco nella realtà dei fatti, della salute del pianeta. Da veri ipocriti perché decisamente al pianeta non gliene può fregare di meno, al pianeta basteranno qualche migliaio di anni, un respiro per quello che lo riguarda, per rimettere le cose a posto come già accaduto in passato, ma questa volta non saremo noi a raccontare come è andata. E se un dio lassù esiste osservando quanto sta accadendo probabilmente sarà dispiaciuto, pensando peccato è stato un bel tentativo. Prima i rettili, poi i mammiferi, avanti, ora tocca agli insetti.

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16 messaggi in questa discussione

Legenda -.

 

1) ***  p.u.t .t.a.n.e

2)***  i.m.b.e.c.i.l.l.i

3)*** idem

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Il 15/1/2019 in 20:24 , refusi ha scritto:

Deriva .

Corrente marina lenta e superficiale prodotta da venti di direzione costante.
Andare alla deriva.
Lasciarsi trascinare dalla corrente – abbandonarsi, subire passivamente gli eventi.

Ecco, ho deciso di parlarvi di deriva, no non della deriva dei continenti, già preoccupante di per sé soprattutto per chi abita in alcune zone della crosta terreste. No voglio parlare delle deriva di quanto ci sta sopra la crosta terrestre, di noi, di tutti noi.

Bene, noi stiamo andando alla deriva. Noi, noi tutti volenti o nolenti siamo parte passiva in un immenso ammasso fluttuante sulla superficie del pianeta in costante moto verso il disfacimento finale. Indifferenti alle suppliche dei pochi anche perché confuse e quasi sempre in contraddizione. Detto volgarmente signori, stiamo andando a ***, con filosofi capaci di affermare tutto e il contrario di tutto nel arco di pochi anni. Economisti incapaci di vedere al di là del proprio naso o al soldo di intessi immediati che non considerano un futuro che reputano a torto lontano. Affaristi che si arricchiscono ogni giorno sulle spalle di milioni di *** pronti a tutto pur di avere un attimo di notorietà, o truffando altri *** vendendo fumo in rete. Nessuno si vuole rendere conto (possibile?) che a torto o a ragione, di destra o di sinistra questa economia sta andando verso lo sfascio. Non si sarà crescita, non ci sarà ripresa, impossibile rinfrescare un mercato saturo e stanco, sempre più debole, incapace di assorbire quella massa di prodotti il più delle volte superflui che le produzioni industriali riversano sul mercato, quindi, meno mercato, meno lavoro. Meno lavoro meno soldi in circolazione, meno possibilità di acquisto e.. meno mercato e meno lavoro. Si tratta di un semplice processo endemico che non ha nulla di virtuale, che si ritorce su se stesso e che, purtroppo, di questo passo potrà risolversi con una sola soluzione. Basta osservare il passato, basta guardarsi attorno per capire quale, non è difficile basta non essere idioti.

Abbiamo fallito questa civiltà ha fallito.

Le religioni hanno fallito, troppo prese a celebrare se stesse in inutili e stantie cerimonie nascondendo agli occhi dei più le lordure contenute al proprio interno, o tese a rivendicare la propria supremazia con feroci quanto in utili stragi e rappresaglie.
La democrazia ha fallito, come ha fallito il comunismo, termini vaghi soggetti alle interpretazioni di uomini di potere, e al potere dei singoli o delle lobbie.
L’uomo ha fallito, forse cresciuto troppo in fretta, forse incapace di gestire istinti animali amplificati dalla ragione e dall’interesse incapace di porsi dei limiti o di sottostare a quelle stesse leggi e regole che si era imposto e condiviso.
L’economia ha fallito, ha fallito nell’attimo stesso in cui ha permesso che la finanza sopravanzasse l’industria o l’agricoltura. Ha fallito quando ha permesso che l’interesse di pochi sopravanzasse l’interesse dei più. Ha fallito quando ha consentito facili ed immediati guadagni ai pochi e che il più delle volte si sono tramutati in dolorose perdite per i più, col semplice movimento di capitale e non con un reale investimento sul lavoro. Ha fallito, favorendo e santificando le borse e la speculazione.
Ora stiamo gridando al lupo, al lupo, ci preoccupiamo, molto a parole e decisamente poco nella realtà dei fatti, della salute del pianeta. Da veri ipocriti perché decisamente al pianeta non gliene può fregare di meno, al pianeta basteranno qualche migliaio di anni, un respiro per quello che lo riguarda, per rimettere le cose a posto come già accaduto in passato, ma questa volta non saremo noi a raccontare come è andata. E se un dio lassù esiste osservando quanto sta accadendo probabilmente sarà dispiaciuto, pensando peccato è stato un bel tentativo. Prima i rettili, poi i mammiferi, avanti, ora tocca agli insetti.

Una piccola premessa di "politica" (le virgolette sono perché non parlo mai di politica): "hanno fallito gli economisti, le religioni, le democrazie i comunisti"; la mancanza dei fascisti sarà una dimeticanza, ritengo fino a prova contraria.

Nel merito della questione, per certi versi probabilmente avremo pure fallito, ma per altri forse non si poteva fare meglio. La vita media è più che raddoppiata in soli 100 anni. Guerre ce ne sono sempre state, anzi, almeno in Europa sono 70 anni che non siamo più in guerra. Ci sono problemi, come l'effetto serra che possono essere risolti e la tecnologia sta facendo passi molto veloci anche per questo. Tra i problemi più grandi che abbiamo c'è la corruzone e il ladrocinio, ma qui bisognerà convincere gli Italiani a smettere di votare sempre i peggiori. E convicerli ad abbandonare l'atteggiamento incattivito che ci ha abbruttito fino al punto in cui siamo.

Ma non possiamo neanche lamentarci troppo: vogliamo scaldarci in inverno, vogliamo spostarci comodamente e confortevolmente e pure velocemente; poi vogliamo curarci quando stiamo male; non è il mio caso, ma vogliamo anche essere belli, per cui tutti, donne e uomini, andiamo dall'estetista; vogliamo tv, pc, smartphone e ogni sorta di ben di dio.

Quanto al "dio che è lassù", credo che stia a gurdare in che modo usciremo dai problemi che noi stessi ci siamo prodotti.

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4 ore fa, lupogrigio1953 ha scritto:

Una piccola premessa di "politica" (le virgolette sono perché non parlo mai di politica): "hanno fallito gli economisti, le religioni, le democrazie i comunisti"; la mancanza dei fascisti sarà una dimeticanza, ritengo fino a prova contraria.

Nel merito della questione, per certi versi probabilmente avremo pure fallito, ma per altri forse non si poteva fare meglio. La vita media è più che raddoppiata in soli 100 anni. Guerre ce ne sono sempre state, anzi, almeno in Europa sono 70 anni che non siamo più in guerra. Ci sono problemi, come l'effetto serra che possono essere risolti e la tecnologia sta facendo passi molto veloci anche per questo. Tra i problemi più grandi che abbiamo c'è la corruzone e il ladrocinio, ma qui bisognerà convincere gli Italiani a smettere di votare sempre i peggiori. E convicerli ad abbandonare l'atteggiamento incattivito che ci ha abbruttito fino al punto in cui siamo.

Ma non possiamo neanche lamentarci troppo: vogliamo scaldarci in inverno, vogliamo spostarci comodamente e confortevolmente e pure velocemente; poi vogliamo curarci quando stiamo male; non è il mio caso, ma vogliamo anche essere belli, per cui tutti, donne e uomini, andiamo dall'estetista; vogliamo tv, pc, smartphone e ogni sorta di ben di dio.

Quanto al "dio che è lassù", credo che stia a gurdare in che modo usciremo dai problemi che noi stessi ci siamo prodotti.

 

Ecco uno che ha subito capito tutto, O.o.

ps. Il fascismo come il nazismo sono una dimenticanza voluta, in quanto non appertengono più ai nostri tempi, anche se hanno lasciato strascichi soprattutto in quelli che continuano a gridare al lupo. Ma non ho dimenticato solo quelli ho dimenticato anche un sacco di varie dittature e staterelli vari, mi sono limitato a condiderare democrazia e comunismo in quanto prevalenti e con pretese di egemonia mondiale entrambe convinte di essere nel giusto, e potrebbero anche esserlo entrambe, peccato che ci sia sempre un difetto e come dicevano i nostri nonni... il difetto sta sempre nel manico,,, nel senso che è sempre colpa dell'utilizzatore e non dell'atrrezzo, l'uomo.

ps, forse dovresti rileggere... si sa mai magari prima o poi ci arrivi, in ogni caso senza rendertene conto, non hai fatto altro che darmi una conferma.

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7 ore fa, refusi ha scritto:

 

 

Ecco uno che ha subito capito tutto, O.o.

ps. Il fascismo come il nazismo sono una dimenticanza voluta, in quanto non appertengono più ai nostri tempi, anche se hanno lasciato strascichi soprattutto in quelli che continuano a gridare al lupo. Ma non ho dimenticato solo quelli ho dimenticato anche un sacco di varie dittature e staterelli vari, mi sono limitato a condiderare democrazia e comunismo in quanto prevalenti e con pretese di egemonia mondiale entrambe convinte di essere nel giusto, e potrebbero anche esserlo entrambe, peccato che ci sia sempre un difetto e come dicevano i nostri nonni... il difetto sta sempre nel manico,,, nel senso che è sempre colpa dell'utilizzatore e non dell'atrrezzo, l'uomo.

ps, forse dovresti rileggere... si sa mai magari prima o poi ci arrivi, in ogni caso senza rendertene conto, non hai fatto altro che darmi una conferma.

Scusami, in effetti avevo capito male: credevo tu fossi una persona educata (in base a quanto ho letto delle cose che scrivi in genere), invece scopro ora che sei un cafone maleducato e ignorante.

PS. Non mi pare che nel precedente mio commento, né in tutti gli altri (pochi) che ci sono stati in passato da parte mia nei tuoi confronti io ti abbia mai riservato lo stesso trattamento.

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4 ore fa, lupogrigio1953 ha scritto:

Scusami, in effetti avevo capito male: credevo tu fossi una persona educata (in base a quanto ho letto delle cose che scrivi in genere), invece scopro ora che sei un cafone maleducato e ignorante.

PS. Non mi pare che nel precedente mio commento, né in tutti gli altri (pochi) che ci sono stati in passato da parte mia nei tuoi confronti io ti abbia mai riservato lo stesso trattamento.

Troppo buono :D

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Noi esseri umani, a differenza della altre specie animali che hanno solo l'istinto di conservazione, abbiamo il senso, la coscienza della morte, che poi in buona parte è riconducibile al senso del limite, cioè della nostra impotenza di fronte al potere ineluttabile della Natura. Questo sentimento da un lato ci sgomenta, talora ci atterrisce, dall'altro ci spinge a rifugiarci in quella improbabile scappatoia chiamata religione, inventata per l'appunto con questa finalità. Primus in orbe deos timor fecit, scriveva Petronio Arbitro: fu la paura la prima sulla Terra a creare gli dei. Tuttavia il senso del limite è positivo e necessario per la nostra esistenza: potremmo dire che paradossalmente il senso della morte per noi è vitale. Guai se ne fossimo privi! Ci scanneremmo l'uno con l'altro, ci autoestingueremmo con armi di distruzione di massa o dopo avere distrutto l'ambiente in cui viviamo. Siamo l'unica specie in grado di autodistruggersi ma il senso della morte ci rende preziosa la vita. Le stesse religioni, fin dai tempi più antichi, svolgono una innegabile funzione positiva e concreta al di là dei loro contenuti metafisici più o meno illusori. Religione viene dal latino religare, legare insieme. La religione è un modo per tenere insieme una comunità di individui. In modo analogo anche la legge, etimologicamente, è ciò che lega, ed è a fondamento della società civile, dello Stato. Professare una religione, beninteso senza degenerare nel fanatismo, in fondo non è che un modo decente di stare al mondo. Il maggiore problema esistenziale di noi esseri umani, per il quale è molto più difficile trovare una soluzione o una scappatoia (proverò a indicarne una alla fine di questo post), è un altro ed è situato esattamente, e non a caso, nel punto di confine, misterioso e insuperabile, che separa la nostra grandezza (rispetto alle altre specie) dalla nostra nullità (rispetto al mondo): il senso della perfezione. Siamo esseri imperfetti, ma abbiamo il senso della perfezione; limitati, ma abbiamo il senso dell'infinito (che i matematici riescono perfino a formalizzare); relativi, ma con il senso dell'assoluto (che i filosofi delle varie scuole e i teologi delle varie religioni interpretano nei modi più vari). Siamo esseri perennemente infelici, ma abbiamo il senso della felicità; viviamo immersi nella falsità, nell'incertezza, nel dubbio, ma abbiamo il senso profondo della verità. Orbene, tutto questo ha su di noi un duplice effetto, uno positivo e uno negativo. Il senso della perfezione ci spinge a migliorarci, a superarci, a cercare la felicità, a cercare la verità. In una parola è il motore della nostra esistenza. Sia ontogeneticamente che filogeneticamente, ovvero sia nella crescita delle capacità e dei risultati individuali che nella crescita della specie umana nel suo insieme: il cosiddetto progresso. Il rovescio della medaglia è che questo motore consuma buona parte dell'energia e del tempo della nostra esistenza, ma ci spinge verso una meta irraggiungibile. Siamo come dei viaggiatori che iniziano un lungo viaggio pieni di curiosità e di entusiasmo, come generalmente ne sono pieni i bambini, e per lo più anche i giovani a dispetto dei primi incidenti di percorso; poi nell'età adulta ci godiamo più o meno brevemente qualche tappa raggiunta rammaricandoci però di quelle mancate, ci gustiamo qualche effimero boccone di felicità che però ci lascia quasi sempre un po' di amaro in bocca perché ce lo immaginavamo più buono o più abbondante; infine invecchiando percepiamo che il nostro motore perde i colpi, e qui non mi riferisco ai muscoli ma al motore della fiducia e della speranza in noi stessi, negli altri, nella società, nell'intero genere umano. Insomma, il nostro viaggio verso la perfezione da un certo punto in poi rallenta vistosamente, invece di accelerare come dovrebbe accorciandosi via via il tempo a disposizione per raggiungere la meta. La quale ci appare a sua volta sempre più lontana. L'età e l'esperienza ci rendono infatti più realisti e disillusi, più coscienti dell'imperfezione nostra e dei nostri simili. Stante il principio di relatività, l'effetto più evidente è l'accelerazione del tempo soggettivo. La giornata di un bambino non finisce mai, quella di un anziano vola. Ma attenzione: non c'è un'età precisa per l'inizio questo rallentamento o invecchiamento, che non è fisico e nemmeno intellettuale ma spirituale. Ad es. per Giacomo Leopardi iniziò prestissimo. Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia! scriveva il poeta rimembrando la sua prima gioventù, ma già a 37 anni aveva perduto ogni speranza: Amaro e noia la vita, altro mai nulla, e fango è il mondo. Però ci può essere un 90enne come Michael Atiyah, scomparso una settimana fa, che negli ultimi mesi della sua vita ancora lottava come un leone per attingere la perfezione matematica, attività che richiede mente freschissima, risolvendo il più grande dei problemi irrisolti (l'ipotesi di Riemann) nella disciplina che forse più di ogni altra ci avvicina all'Assoluto. Quello che è certo è che prima o poi l'invecchiamento dello spirito, la frenata della volontà, l'inizio della fine della speranza, scatta per tutti. Spesso non ce ne accorgiamo neppure e, quel che è peggio, può scattare molti anni prima della morte (pochi hanno la fortuna di Atiyah), non di rado addirittura prima che inizi un tangibile decadimento fisico. A un certo punto ci accorgiamo che siamo ancora in viaggio ma senza più una meta. E allora, o ci chiudiamo nella rassegnazione, nella sfiducia, nel disincanto, dove tutto, dalla politica alla religione, dal cosiddetto progresso alla civiltà stessa, ci sembra vano, ingannevole e fallimentare, fino al più cupo pessimismo di Leopardi, oppure cerchiamo un rifugio nella fede (cosa diversa dalla religione) spostando oltre la morte la meta della felicità e della perfezione. Ma è un passaggio arbitrario, penso che nemmeno la fede possa cancellare del tutto questo tipo di sofferenza esistenziale. Per verità ci sarebbe una terza possibilità e cioè avere un approccio razionale e distaccato, per quanto possibile, al fenomeno. Considerarlo prima di tutto come un fatto fisiologico, ineluttabile, analogo al decadimento fisico. Perché, come ho scritto, tutti prima o poi lo sperimentiamo. Perfino un romantico come Alexandre Dumas scriveva che "la vita è un continuo naufragio delle nostre speranze". Eppure bisogna continuare a vivere e a lottare. Come? Magari non più per noi stessi, visto che ci sentiamo alla fine del viaggio, ma per aiutare altri nella loro lotta senza speranza. E così forse ci inventeremo, sia pure in modo artificioso, una "ragione" di esistere anche per noi. In una parola, l'unica alternativa razionale, oserei dire l'unico antidoto alla disperazione non può essere che l'amore. Ma quello paradossalmente più irrazionale, più disinteressato, senza finalità terrene né ultraterrene, l'amore più profondo, più umano, più vero. "Solo chi ama senza speranza conosce il vero amore", scriveva Neruda. E qui il cerchio si chiude. Noi, esseri imperfetti ma con il senso della perfezione, sperimentiamo di riflesso una duplice dimensione esistenziale: quella della disperazione e quella dell'amore. Tutti noi non nasciamo dal caso ma da un atto d'amore, come pure l'Universo per i credenti. E viviamo mossi dalla spinta interiore verso quella perfezione che non vediamo da nessuna parte ma che misteriosamente è in noi. Non la raggiungeremo mai, accumuleremo, tra poche ed effimere gioie, molte delusioni, sconfitte, naufragi. Ma l'amore può in qualche modo riscattare e restituire un senso a queste nostre povere, fallimentari esistenze. L'amore può illuminare il nostro volto negli ultimi anni e nell'ultima ora. Nella sofferenza fisica e anche in quella morale. La vita ci è stata donata, quando pensiamo che essa non vale più nulla perché non donarla agli altri? L'amore e solo l'amore, questa cosa misteriosa e bellissima che ci ha dato la vita, può evitarci di vivere e di morire disperati. 

Saluti

 

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La Terra è ciclica..deve scoppiare tutto per ritornare alle origini..

xDddio,non mi posso immaginare da vecchia con la "clava"in mano che darò delle mazzate a un" DRONE"!xD

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17 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Guai se ne fossimo privi! Ci scanneremmo l'uno con l'altro, ci autoestingueremmo con armi di distruzione di massa o dopo avere distrutto l'ambiente in cui viviamo.

Perchè, secondo te cosa stiamo facendo?

9_9

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2 ore fa, refusi ha scritto:

Perchè, secondo te cosa stiamo facendo?

9_9

Il tuo pessimismo mi sembra troppo radicale, temo che tu abbia superato la soglia di cui parlavo nel precedente post. Oppure stai attraversando una fase particolare in cui problemi irrisolti o altro ti portano a vedere tutto nero. Cose che succedono nella vita. In ogni caso il tuo è un giudizio soggettivo: il colore della realtà è il chiaroscuro, e non da oggi, da sempre. Se gli uomini non avessero il senso della morte, non ci sarebbero leggi contro l'omicidio, la terza guerra mondiale sarebbe già scoppiata e la specie umana si sarebbe già estinta. Ma, molto più probabilmente, non si sarebbe nemmeno evoluta, non ci saremmo mai differenziati dalle scimmie, vivremmo tuttora sugli alberi. Tu mi dirai: e allora staremmo meglio di come stiamo. Questo non posso escluderlo, anche se i leopardi e molti serpenti vanno anch'essi (a caccia) sugli alberi.  Saluti

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2 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Il tuo pessimismo mi sembra troppo radicale, temo che tu abbia superato la soglia di cui parlavo nel precedente post. Oppure stai attraversando una fase particolare in cui problemi irrisolti o altro ti portano a vedere tutto nero. Cose che succedono nella vita. In ogni caso il tuo è un giudizio soggettivo: il colore della realtà è il chiaroscuro, e non da oggi, da sempre. Se gli uomini non avessero il senso della morte, non ci sarebbero leggi contro l'omicidio, la terza guerra mondiale sarebbe già scoppiata e la specie umana si sarebbe già estinta. Ma, molto più probabilmente, non si sarebbe nemmeno evoluta, non ci saremmo mai differenziati dalle scimmie, vivremmo tuttora sugli alberi. Tu mi dirai: e allora staremmo meglio di come stiamo. Questo non posso escluderlo, anche se i leopardi e molti serpenti vanno anch'essi (a caccia) sugli alberi.  Saluti

Sì forse sono pessimista, ma sei tu che sei "ottimista" a prescindere, tante belle facciate, tante belle fantasie, tante belle illusioni, tanti begli esempi, l'uomo si limita a sopravvivere, riempiendo i suoi spazi di comodità, senza degnarsi di pensare ad altro che a se stesso, almeno il 40% di quello che si definisce uomo, l'altro 60%  sta in mutante, e mentre i primi se ne strafregamo per la maggioranza dei secondi, i secondi cominciano a pensare che vorrebbero e potrebbero essere come i primi, il risultato è sotto i nostri occhi. Siamo diventati animali senzienti ed egoisti, pensiano solo a noi stessi o quanto meno alla piccola o grande che sia "tribù" che ci circonda escludendo nelle maggior parte dei carsi tutto il resto, il resto non ci riguarda. Non è cosa nostra. Sopravviviamo illudendoci di vivere e riempiandoci la bocca ed il cervello di retorica nella falsa considerazione di essere degli esseri superiori, e così non è. Ci scandalizziamo per un bimba  che muore (e che non  avrebbe dovuto morire), annegando nell'adriatico cadendo da un barcone, ignorando, volutamente ignorando, che nel medesimo e preciso istante altri 12 bambini sono morti per denutrizione o banali malattie e altrettanti ne moriranno nell'istante successivo e nell'altro ancora e ancora e ancora per tutto il giorno, la settimana, il mese l'anno, il secolo successivo.

Ma questo non fanno notizia, ci disturba ammeterlo ci farebbe riconsiderare il nostro buonismo di facciata creandoci problemi e rimorsi, ma noi non vogliamo rimorsi che diamine mica possiamo fare tutto noi no? Qualcunaltro ci deve pensare e che diamine. Qualcunaltro.

L'uomo è l'unico animale che non uccide per necessità o per fame, lo fa per interesse o divertimento. Siamo l'unico animale che ha perso la coscienza di specie, abbiamo solo l'interesse singolo o di "casta", solo questo ci interessa. Ma è vero, per fortuna non siamo tutti così, fortunatamente ogni 100 anni nesce un uomo che possa considerarsi veramente tale.

:(

 

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Il 18/1/2019 in 17:09 , refusi ha scritto:

Sì forse sono pessimista, ma sei tu che sei "ottimista" a prescindere, tante belle facciate, tante belle fantasie, tante belle illusioni, tanti begli esempi, l'uomo si limita a sopravvivere, riempiendo i suoi spazi di comodità, senza degnarsi di pensare ad altro che a se stesso, almeno il 40% di quello che si definisce uomo, l'altro 60%  sta in mutante, e mentre i primi se ne strafregamo per la maggioranza dei secondi, i secondi cominciano a pensare che vorrebbero e potrebbero essere come i primi, il risultato è sotto i nostri occhi. Siamo diventati animali senzienti ed egoisti, pensiano solo a noi stessi o quanto meno alla piccola o grande che sia "tribù" che ci circonda escludendo nelle maggior parte dei carsi tutto il resto, il resto non ci riguarda. Non è cosa nostra. Sopravviviamo illudendoci di vivere e riempiandoci la bocca ed il cervello di retorica nella falsa considerazione di essere degli esseri superiori, e così non è. Ci scandalizziamo per un bimba  che muore (e che non  avrebbe dovuto morire), annegando nell'adriatico cadendo da un barcone, ignorando, volutamente ignorando, che nel medesimo e preciso istante altri 12 bambini sono morti per denutrizione o banali malattie e altrettanti ne moriranno nell'istante successivo e nell'altro ancora e ancora e ancora per tutto il giorno, la settimana, il mese l'anno, il secolo successivo.

Ma questo non fanno notizia, ci disturba ammeterlo ci farebbe riconsiderare il nostro buonismo di facciata creandoci problemi e rimorsi, ma noi non vogliamo rimorsi che diamine mica possiamo fare tutto noi no? Qualcunaltro ci deve pensare e che diamine. Qualcunaltro.

L'uomo è l'unico animale che non uccide per necessità o per fame, lo fa per interesse o divertimento. Siamo l'unico animale che ha perso la coscienza di specie, abbiamo solo l'interesse singolo o di "casta", solo questo ci interessa. Ma è vero, per fortuna non siamo tutti così, fortunatamente ogni 100 anni nesce un uomo che possa considerarsi veramente tale.

:(

 

Cominciamo dalla fine.

Negli ultimi 100 anni sono nati oltre 10 miliardi di uomini (e donne). Mi piacerebbe sapere chi è l'unico fortunato degno della tua considerazione. 

Le altre specie animali non hanno coscienza di sé ma solo istinto di conservazione. Tu dici che noi abbiamo perduto questa coscienza. A me francamente non pare. Negli USA, paese che molti considerano la patria dell'individualismo e dell'egoismo, il Terzo Settore, cioè il settore del volontariato, della beneficenza e delle opere sociali non governative, occupa, a titolo gratuito, l'11% della forza lavoro e vale il 6% del PIL:

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Voluntary_sector

Una delle più grandi aziende industriali al mondo, la tedesca Bosch (80 miliardi di euro di fatturato, 400.000 dipendenti) leader mondiale della componentistica per auto, fu fondata da un filantropo e oggi è pressoché interamente controllata da una fondazione caritatevole:

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Robert_Bosch_Stiftung

Organizzazioni umanitarie internazionali come FAO, UNESCO, UNICEF e OMS hanno budget di miliardi di dollari. Ogni anno nel mondo vengono effettuate oltre 100 milioni di donazioni volontarie e gratuite di sangue (3 milioni in Italia). 

Certamente gli esseri umani più fortunati potrebbero e dovrebbero fare di più, molto di più, per i loro simili meno fortunati (come pure i paesi ricchi verso i paesi poveri), ed è vero che la disuguaglianza economica cresce (in Italia e nel mondo) ma non mi pare di poter dire che abbiamo ormai perso la coscienza di specie. 

Per quanto riguarda la malnutrizione,  le statistiche dicono che la fame nel mondo era in costante diminuzione negli ultimi decenni. Purtroppo è tornata ad aumentare nell'ultimo triennio, soprattutto in Africa e soprattutto a causa dei mutamenti climatici. Il global warming in effetti è un problema planetario ed epocale pericolosamente sottovalutato. Qui gli interessi economici contingenti sembrano per davvero prevalere, finora, sul bene comune e sulla coscienza di specie. Dato che gli effetti più gravi sono di lungo periodo,  tendiamo incoscientemente a infischiarcene dei disastri che stiamo lasciando in eredità alle prossime generazioni. Quando queste ci malediranno noi saremo gia morti. Anche in questo campo però qualcosa si muove. Per un incosciente e un ignorante come Trump che vorrebbe riportare l'economia americana al carbone, c'è una Cina che tuttora dipende dal carbone ma che è di gran lunga il primo investitore mondiale in energie rinnovabili ed efficienza energetica.

In conclusione, io penso che il tuo pessimismo sia nato, come quasi sempre accade, per ragioni personali, inerenti alla sfera privata, per poi diventare irrazionalmente un pessimismo universale che investe tutto il genere umano. Anche questo succede spesso, ma non fa che peggiorare le cose perché induce all'isolamento, alla chiusura in se stessi. Prova a essere più sereno e a guardare il bicchiere mezzo pieno. E a metterci più impegno e concretezza nell'affrontare i tuoi problemi. Anche se sono stati causati da altri, sei tu che devi risolverli ma non è detto che gli altri non possano aiutarti. Cerca di avere un po' più di fiducia in te stesso e negli altri. E non dimenticare mai che c'è tantissima gente che sta peggio di te e che tu potresti aiutare.

Saluti

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Inviata (modificato)

 

 

 

 

19 ore fa, fosforo41 ha scritto:

n conclusione, io penso che il tuo pessimismo sia nato, come quasi sempre accade, per ragioni personali, inerenti alla sfera privata, per poi diventare irrazionalmente un pessimismo universale che investe tutto il genere umano. Anche questo succede spesso, ma non fa che peggiorare le cose perché induce all'isolamento, alla chiusura in se stessi. Prova a essere più sereno e a guardare il bicchiere mezzo pieno. E a metterci più impegno e concretezza nell'affrontare i tuoi problemi. Anche se sono stati causati da altri, sei tu che devi risolverli ma non è detto che gli altri non possano aiutarti. Cerca di avere un po' più di fiducia in te stesso e negli altri. E non dimenticare mai che c'è tantissima gente che sta peggio di te e che tu potresti aiutare.

Mi piacciono le persone che traggono conclusioni e sulla base di uno scritto valutandolo sulla base di propie personali considerazioni e soprattutto mi piacciono le persone che sulla base dello stesso semplice scritto si inoltrano in psicoanalisi sul sul soggetto che ne è l'autore, senza nessuna possibilità di conoscerne, stato sociale, età, vita vissuta, ne altro. Mi piacciono, noi abbiamo un assoluto bisogni di geni.

ps. Tu non guardi il bicchiere per considerare in modo ottimistico o pessimistico il fatto che possa essere valutato mezzo vuoto o mezzo pieno. No, tu ti guardi semplicemente allo specchio e ti compiaci di ciò che vedi senza chiederti cosa possano vedere gli altri (nello specchio naturalmente non nel bicchire), e scusa se per un attimo mi sono sentito anche io un g.e.n.i.o.

th?id=OIP.owhU-jewNHX0PrsYRqHHCAHaFY&pid=Api

 

                                           G.E.N.I.O.

 

 

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Caro Refusi, io non mi sento affatto un ge.nio, sono solo uno che prova a ragionare con la propria testa. E ragionare non significa seguire i propri istinti, l'umore del momento, che può essere buono o cattivo, i propri stereotipi, le proprie idee politiche, religiose, etc. Ragionare significa applicare la logica. A cosa? A ciò che si sa della faccenda su cui si ragiona. Ora è vero che io non so nulla della tua vita, della tua condizione sociale, etc. So solo quel che ho letto nei tuoi post e ragiono su quello. Credo che chiunque li legga possa riassumerli in 4 parole: PESSIMISMO RADICALE E IRRAZIONALE. Dove radicale significa totale e senza compromessi. Per te, correggimi se sbaglio, l'umanità intera è alla deriva, essendo votata al male o, nella migliore delle ipotesi, all'imbecillità. E dove irrazionale significa che questa tua tesi, francamente troppo estrema, non discende da un ragionamento ma da considerazioni legate al tuo stato d'animo, al tuo vissuto, alla tua attuale condizione sociale o esistenziale, tutte cose di cui io non so assolutamente nulla. Posso solo dire che sono considerazioni SOGGETTIVE. Ho fatto qualche congettura perché la logica e l'esperienza (sono vicino alla soglia dei 60 anni e ho girato il mondo)  mi dicono che un pessimismo cosi radicale, una così totale sfiducia nell'uomo, implica necessariamente seri problemi esistenziali, che possono riguardare la sfera affettiva, quella lavorativa, della salute, etc. A meno che non si tratti semplicemente di quel taedium vitae, cioè la vita che viene a noia, che diventa un peso quasi insopportabile, che prima o poi a una certa età colpisce tutti o quasi, l'età può essere 60 anni come 80, ma a volte anche 20. Per esempio 40 anni fa conobbi una ragazza, una bella e intelligente ragazza, che a 20 anni era assolutamente stanca di vivere. Lasciò il fidanzato e l'università, trovò un buon lavoro e lasciò anche quello. Per sua fortuna era di famiglia molto agiata e oggi vive di rendita, ma sola e infelice. Tornando a noi, se le mie congetture sono sbagliate, esse confermano che il sottoscritto non è un ge.nio. E meno male perché proprio i geni sono spesso le persone più infelici. Ho citato Leopardi, ma potrei citarne tanti altri, come il geniale matematico Evariste Galois, che trovò la difficilissima soluzione di un problema fondamentale di algebra, e poi andò a farsi uccidere in duello per un amore senza speranza. Aveva solo 20 anni.  A questo punto solo tu potresti dare qualche spiegazione sulle origini, vere e profonde, del tuo pessimismo radicale, ma sei ovviamente libero di tenertele per te. Nondimeno, se mi consenti, ti rinnovo l'invito: non ti arrendere al pessimismo. Coraggio!

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39 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Caro Refusi, io non mi sento affatto un ge.nio, sono solo uno che prova a ragionare con la propria testa. E ragionare non significa seguire i propri istinti, l'umore del momento, che può essere buono o cattivo, i propri stereotipi, le proprie idee politiche, religiose, etc. Ragionare significa applicare la logica. A cosa? A ciò che si sa della faccenda su cui si ragiona. Ora è vero che io non so nulla della tua vita, della tua condizione sociale, etc. So solo quel che ho letto nei tuoi post e ragiono su quello. Credo che chiunque li legga possa riassumerli in 4 parole: PESSIMISMO RADICALE E IRRAZIONALE. Dove radicale significa totale e senza compromessi. Per te, correggimi se sbaglio, l'umanità intera è alla deriva, essendo votata al male o, nella migliore delle ipotesi, all'imbecillità. E dove irrazionale significa che questa tua tesi, francamente troppo estrema, non discende da un ragionamento ma da considerazioni legate al tuo stato d'animo, al tuo vissuto, alla tua attuale condizione sociale o esistenziale, tutte cose di cui io non so assolutamente nulla. Posso solo dire che sono considerazioni SOGGETTIVE. Ho fatto qualche congettura perché la logica e l'esperienza (sono vicino alla soglia dei 60 anni e ho girato il mondo)  mi dicono che un pessimismo cosi radicale, una così totale sfiducia nell'uomo, implica necessariamente seri problemi esistenziali, che possono riguardare la sfera affettiva, quella lavorativa, della salute, etc. A meno che non si tratti semplicemente di quel taedium vitae, cioè la vita che viene a noia, che diventa un peso quasi insopportabile, che prima o poi a una certa età colpisce tutti o quasi, l'età può essere 60 anni come 80, ma a volte anche 20. Per esempio 40 anni fa conobbi una ragazza, una bella e intelligente ragazza, che a 20 anni era assolutamente stanca di vivere. Lasciò il fidanzato e l'università, trovò un buon lavoro e lasciò anche quello. Per sua fortuna era di famiglia molto agiata e oggi vive di rendita, ma sola e infelice. Tornando a noi, se le mie congetture sono sbagliate, esse confermano che il sottoscritto non è un ge.nio. E meno male perché proprio i geni sono spesso le persone più infelici. Ho citato Leopardi, ma potrei citarne tanti altri, come il geniale matematico Evariste Galois, che trovò la difficilissima soluzione di un problema fondamentale di algebra, e poi andò a farsi uccidere in duello per un amore senza speranza. Aveva solo 20 anni.  A questo punto solo tu potresti dare qualche spiegazione sulle origini, vere e profonde, del tuo pessimismo radicale, ma sei ovviamente libero di tenertele per te. Nondimeno, se mi consenti, ti rinnovo l'invito: non ti arrendere al pessimismo. Coraggio!

Mio caro signor fosforo, era ora che arrivasse, quasi due giorni per preparare una risposta per infarcirla di demagogia, di orpelli, di quella compiacenza di se stesso delle proprie esperinze di vita, di un inutile sfoggio di cultura che niente a a che vedere con l'argomento trattato ma serve solo come sfoggio personale, dopo avere scartabellato per ore e ore in rete e in wicki per imbastire il solito panegirico autocelebrante. Io signor fosforo non ho nbisogno di tanto tenpo, ne di fare ricerche , le rispondo in diretta, così come mi viene. Vede signor fosforo io non sono pessimista, sono solo un pochettino nichlista, che potrebbe sembrare la stessa cosa ma che in realtà non lo è. Mi vergogno pr i suoi 60 anni e per il fatto di non avere ancora capito che solo gli i.m.b.e.c.i.l.l.i sono carichi di certezze, le persone intelligenti hanno solo dubbi. Vede signor fosforo, io non ho girato il mondo come lei afferma, e sono restio a crederle considerando la demagogia presete nei suoi scritti. Ora consenta anche a me un po' di autocelebrazione, io ho solo girato l'Europoa, per tutta una vita, ho conosciuto un sacco di persone, trattato affari con aziende di importanza nazionale nei loro paesi, ho vissuto per alcuni anni a Parigi, ho conosciuto persone meravigliose  con cui nutro ancora ottimi rapporti e tante, troppe persone meschine, tronfie, piene di boria e della propria immagine, incapaci di considerare qualsiasi altra cosa, che non fosse la propria persona e il loro "pensiero" si fa per dire. Vede signor fosforo ho vissuto, e continuo a farlo nel limite delle mie possibilità di pensionato,  una vita intensa, ho una moglie meravigliosa e sono soddisfatto di quanto nei lunghi 72 anni della mia esistenza sono riuscito a creare, ma mai mi sono poermesso di commiserare nessun altro se non dopo una approfondica conoscenza e valide ragioni, sino ad oggi naturalmente. Ciò non toglie che non riesca a stigmatizzare il comportamento di quell'"essere superiore" o che tale crede di essere che è, l'uomo e di cui lei è un degno rappresentante, mi stia bene signor fosforo.

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Inviata (modificato)

Signor Refusi, finalmente si sbottona un poco e deduco che lei è davvero un tipo strano.  Perché a 72 anni e dopo aver girato l'Europa, la qualità della sua scrittura, nella forma e nel contenuto, non si offenda, è quella di uno studente di terza media. Ma questo è secondario: i miei migliori amici hanno la terza media. Ma il suo guaio è  che a 72 anni lei non ha ancora imparato l'educazione. La informo che io uso il computer per lavoro, mi tocca rispondere a decine di mail e di telefonate al giorno, specie da quando un serio problema di salute mi costringe spesso in casa. Nei ritagli di tempo scrivo nel forum di politica. Protesta per avere atteso due giorni la mia risposta? Mi spiace, ma non ero affatto tenuto e risponderle per la terza volta. Anzi, ora posso dire di aver perso tempo anche le prime due volte. Lei è un tipo strano, dice di essere soddisfatto della sua vita, della famiglia, del lavoro, della pensione, dei rapporti umani. Beato lei, sotto questi aspetti la invidio. Ma allora perché insulta il genere umano accostandolo, nel suo delirio nichilista, addirittura agli insetti? Non menta a se stesso, signor Refusi. Più che un pessimista e un nichilista, lei è semplicemente un ipocrita. Tra noi due il più tronfio, il più carico di certezze, il più afflitto dal complesso di superiorità è LEI. Io mi sento culturalmente superiore a lei, ma solo dopo avere letto questo suo ultimo e penoso post. Lei si sente superiore a tutto il genere umano! Al punto da commiserarlo e da trattarlo con sufficienza,  come se fosse un gregge di 7 miliardi di imbe.cilli, di malvagi e di falliti. Le ho menzionato due grandi, Leopardi e Galois, che non erano né pecore, ne insetti, né malvagi, né imbe.cilli., né falliti. Infatti leggiamo ancora le loro opere. Però stranamente né Leopardi né Galois sono suoi familiari né antenati, né hanno mai intrattenuto rapporti con lei. Lei è fortunato. Le rare persone "meravigliose" che sono al mondo le ha incontrate tutte lei. Tutto il resto (per lei) è noia. O imbecillità e malvagità. Incluso il sottoscritto. E con questo, per parte mia, chiudo qui questa ormai sterile discussione. 

Modificato da fosforo41
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3 ore fa, fosforo41 ha scritto:

 

 

 

1 ora fa, fosforo41 ha scritto:

Signor Refusi, finalmente si sbottona un poco e deduco che lei è davvero un tipo strano.  Perché a 72 anni e dopo aver girato l'Europa, la qualità della sua scrittura, nella forma e nel contenuto, non si offenda, è quella di uno studente di terza media

Ecco appunto, ha sbagliato ancora una volta, io mi sono fermato all'asilo.   3.gif

Come al solito stravolge quello che gli altri scrivono per farlo quadrare alle sue deduzioni. E forse non riesce nemmeno a capire le forme elementari di scrittura di chi si è fermato alla terza media, diamine chissà se avessi fatto l'università, qui ci ha capito poco, o fa finta di aver capito poco, a meno che quel fumo di presunzione che tracima dalle sua parole non le abbia definitivamente invaso il cervelo. Mi stia bene

by....

Non ho mai detto che gli insetti siamo migliori degli uomini, ma... chi le dice che non lo siano?

 

 

e_flauto_traverso.gif

 

 

 

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