Perchè solo alcuni referendum chiedono il quorum mentre altri no?

Domanda rapida, veloce e (spero) indolore.

Per molti di voi si tratterà solo di un ripasso, per altri - ivi inclusa la sottoscritta - potrebbe essere un topic di utilità civica.

Perchè solo alcuni referendum chiedono il quorum mentre altri no?

Quel che ricordo è una differenziazione che - a memoria - dovrebbe differenziare tra loro i referendum in 4 tipi: propositivi, consultivi o di indirizzo, confermativi e abrogativi ma tra l'uno e l'altro tipo che differenza c'è?

Chi me lo sa spiegare in maniera chiara e semplice?

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8 messaggi in questa discussione

Inviata (modificato)

33 minuti fa, piccolina907 ha scritto:

Domanda rapida, veloce e (spero) indolore.

Per molti di voi si tratterà solo di un ripasso, per altri - ivi inclusa la sottoscritta - potrebbe essere un topic di utilità civica.

Perchè solo alcuni referendum chiedono il quorum mentre altri no?

Quel che ricordo è una differenziazione che - a memoria - dovrebbe differenziare tra loro i referendum in 4 tipi: propositivi, consultivi o di indirizzo, confermativi e abrogativi ma tra l'uno e l'altro tipo che differenza cIl 'è?

Chi me lo sa spiegare in maniera chiara e semplice?

non credo che esista una risposta chiara e semplice considerando che poi ogni referendum viene interpretato a seconda delle convenianza del momento e *** molte volte disatteso, mi sembra che gli italiani si siano pronunciati in passato sul metodo di votazione per le elezioni e mi "sembra" che abbiano deciso in maggioranza per il "maggioritario" ora si sta facendo di tutto per tornare al "proporzionale" Il problema? Semplice troppi "cu.l.i da accontentare e pochi seggioloni a disposizione. Ma e il referendum.... ecco appunto quello.1466076411_sordi-1280x628.jpg

Modificato da refusi
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5 minuti fa, refusi ha scritto:

non credo che esista una risposta chiara e semplice considerando che poi ogni referendum viene interpretato a seconda delle convenianza del momento e *** molte volte disatteso, mi sembra che gli italiani si siano pronunciati in passato sul metodo di votazione per le elezioni e mi "sembra" che abbiano deciso in maggioranza per il "maggioritario" ora si sta facendo di tutto per tornare al "proporzionale" Il problema? Semplice troppi "cu.l.i da accontentare e pochi seggioloni a disposizione. Ma e il referendum.... ecco appunto quello.1466076411_sordi-1280x628.jpg

Eh già... io sono io e voi...(cit)

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Referendum: quanti tipi in Italia? Quello abrogativo 

È l’articolo 75 della Costituzione a definire le caratteristiche del referendum abrogativo in Italia. Questo tipo di referendum popolare ha lo scopo di abrogare in modo totale o parziale una legge o un atto avente valore di legge.

Tale referendum abrogativo, cui possono partecipare tutti coloro che hanno diritto di eleggere i deputati, è vietato sulle leggi di bilancio e su quelle tributarie, su quelle di amnistia e indulto e su quelle relative ad autorizzazione e ratifica di trattati internazionali. L’iniziativa di referendum abrogativo spetta a 500.000 elettori o a 5 Consigli regionali. Il quorum strutturale è pari al 50%+1 degli aventi diritto, mentre il referendum si considera approvato con la maggioranza dei voti validi.

Referendum: quanti tipi ne esistono in Italia? Quello costituzionale

Le caratteristiche del referendum costituzionale, come quello del prossimo 4 dicembre, sono sancite dall’articolo 138 della Costituzione. Innanzitutto oggetto di tale referendum sono le leggi costituzionali e le altre leggi costituzionali (non sono la stessa cosa!), che entro 3 mesi dall’avvenuta pubblicazione “anomala” possono essere sottoposte a tale consultazione.

L’iniziativa di referendum costituzionale spetta a 500.000 elettori, a cinque Consigli regionali o anche a 1/5 dei membri di uno dei rami del Parlamento. Il referendum costituzionale non è sempre invocabile, è cioè eventuale. Ove una legge costituzionale ad esempio fosse approvata in seconda deliberazione con una maggioranza dei ⅔ dei componenti, essa non potrebbe essere sottoposta a referendum. L’approvazione avviene a maggioranza dei voti validi mentre non occorre quorum partecipativo.

Referendum: quanti tipi ne esistono in Italia? Quelli territoriali 

In questa categoria vogliamo far rientrare i tipi di referendum descritti dall’articolo 132 della Costituzione italiana. Il comma 1 del suddetto articolo fa riferimento alla possibilità di fusione di Regioni o di creazione di nuove Regioni tramite legge costituzionale. La legge costituzionale così pensata deve essere approvata con un referendum a maggioranza delle popolazioni stesse. Dato che parliamo di legge costituzionale, anche in questo caso valgono i limiti precedentemente citati: la legge non può essere sottoposta a referendum se approvata in seconda votazione a maggioranza dei ⅔.

Il comma secondo dell’articolo 132 parla invece del passaggio di Province e Comuni da una Regione all’altra. Anche in questo caso occorre la maggioranza delle popolazioni ma non è necessaria una legge costituzionale. Ne basta una ordinaria.

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2 minuti fa, piccolina907 ha scritto:

Eh già... io sono io e voi...(cit)

e poi si chiedono perchè quasi il 40 per cento degli italiani diserti le elezioni

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credo che per quelli confermativi non ci sia bisogno del quorum mentre per quelli abrogativi ci voglia il quorum

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9 minuti fa, tonyman4 ha scritto:

credo che per quelli confermativi non ci sia bisogno del quorum mentre per quelli abrogativi ci voglia il quorum

qualcosa del genere

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Io li abolirei i referendum

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Condivido la risposta di Tonyman ma con qualche precisazione. L'assenza di quorum nel referendum confermativo ha una sua logica, in linea con il principio: chi tace acconsente (es. a una legge di revisione della Costituzione già approvata dal Parlamento). Come pure è logico che sia una maggioranza di elettori (per quanto relativa, es. il 51% dei voti su un'affluenza del 51% sono appena il 26% del corpo elettorale) ad abrogare una legge varata dal Parlamento cioè approvata da una maggioranza (in questo caso assoluta) dei rappresentanti degli elettori. Tuttavia, ritengo che in ambedue i casi chi si astiene dal voto senza un motivo di forza maggiore non solo venga meno a un preciso dovere costituzionale ("L'esercizio del voto è dovere civico", art.48 Cost.) ma alteri o rischi di alterare il corretto gioco democratico, ovvero di determinare un esito del referendum contrario a quello desiderato dalla maggioranza dei cittadini. La cosa è del tutto evidente per il referendum confermativo. Chi tace acconsente, ma se a tacere e ad astenersi sono in tanti, non essendo previsto un quorum, ciò potrebbe portare alla bocciatura di una legge costituzionale da parte della minoranza che non acconsente e che va a votare NO. Basta pensare che questa eventualità, per quanto molto improbabile viste la schiacciante vittoria dei NO e la buona affluenza, non possiamo escluderla a posteriori nemmeno per il referendum del 4 dicembre scorso. Se 12 milioni dei circa 17 milioni e mezzo di  astenuti avessero votato SI', la riformaccia Renzi-Boschi sarebbe passata con la maggioranza assoluta del corpo elettorale. Nel caso del referendum abrogativo potremmo pensare che tutti quelli che si astengono siano contrari all'abrogazione della norma in oggetto. In tal caso, se costoro sono la maggioranza assoluta del corpo elettorale, il quorum non viene raggiunto e la norma non viene abrogata, come è giusto che sia. Però la prima ipotesi è del tutto inverosimile. In pratica, infatti, il cittadino che diserta le urne in questo tipo di referendum per lo più lo fa per pigrizia e/o disinteresse e/o disinformazione, spesso non ha neppure una pallida idea del contenuto della legge sottoposta al quesito referendario. Magari un'opinione ce l'ha ma preferisce passare la domenica al mare, o magari, informandosi, un'opinione se la formerebbe, in un senso o nell'altro. Però il suo non voto, unito al non voto di altri come lui, potrebbe portare al fallimento del referendum per mancato quorum sebbene la maggioranza assoluta dei cittadini, se correttamente informata, preferirebbe abrogare la legge. Un caso del genere si verificò probabilmente il 17 aprile 2016 nel referendum sulle trivelle, quando i SI' all'abrogazione furono ben l'86% dei voti validi ma l'affluenza si fermò ad appena il 31%. In quel caso, al contrario di quanto avvenne per il referendum costituzionale, la gente fu informata poco e male dai media: milioni di italiani ignoravano perfino che quella domenica ci fosse un referendum. Per giunta ci fu anche chi si astenne a prescindere dal merito della questione, obbedendo per ragioni politiche o di fazione all'invito esplicito di un presidente del Consiglio e segretario del Pd in possesso di nozioni assai vaghe sulla democrazia e sui doveri costituzionali suoi e dei cittadini.

In definitiva, io credo che la democrazia si eserciti sempre con la partecipazione, mai con l'astensione. Al limite ci si può astenere dal giudizio votando scheda bianca, ma mai astenersi dal voto (come per es. hanno fatto i senatori di Forza Italia che ieri sono usciti dall'aula al momento del voto sulla mozione di sfiducia al ministro Lotti).

Come cantava il grande Giorgio Gaber, la libertà non è un spazio libero, non è andarsene al mare mentre le urne sono aperte e il popolo è chiamato a esercitare la sua sovranità, la libertà si conquista e si difende con l'impegno e con il sacrificio: libertà è partecipazione.

Alla fine dell'articolo allegato i più giovani possono leggere come funzionavano le cose quando l'Italia era un paese serio:

http://www.libertaegiustizia.it/2011/06/11/quando-il-non-voto-era-sanzionato/

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