riace.contestata anche associazione a delinquere

REGGIO CALABRIA. Rischia di avvicinarsi il processo per Domenico Lucano, il sindaco sospeso di Riace, nei mesi scorsi prima finito ai domiciliari, poi "esiliato" dal paese dell'accoglienza con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione. Per di lui e altre 30 persone, tutte coinvolte nella "macchina" dell'accoglienza che ha reso il borgo della Locride un modello mondiale di integrazione possibile e il suo sindaco uno dei 30 uomini più influenti del mondo, la procura di Locri ha chiuso l'inchiesta, riproponendo l'impianto accusatorio già bocciato dal giudice per le indagini preliminari.

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APPROFONDIMENTO

Lo strano abbraccio di Sgarbi a Lucano: “Lo Stato si vergogni”

dalla nostra inviata ALESSANDRA ZINITI

Nel chiedere l'arresto di Lucano, i pubblici ministeri lo aveva accusato di presunte irregolarità nella gestione dei fondi destinati all'accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, ma tali ipotesi erano state del tutto smentite dal giudice Domenico Di Croce, che nell'ordinanza aveva cassato tutte le contestazioni più gravi fra cui malversazione, truffa ai danni dello Stato e concussione. A Riace, si leggeva nel provvedimento, nonostante una gestione assai disordinata della rendicontazione dei fondi, i servizi sono stati sempre erogati, nessuno ha messo in tasca in centesimo e non ci sono stati illeciti. Per il giudice le sole accuse suffragate da prove riguardavano i presunti matrimoni di comodo, per l'accusa organizzati per far ottenere documenti validi ad alcuni stranieri, e l'affidamento in via diretta i lavori dei raccolta e trasporto rifiuti a due cooperative di Riace, che in paese impiegavano italiani e stranieri.

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Considerazioni di cui la procura non ha tenuto conto, insistendo nel contestare a Lucano di essere il capo di un'associazione a delinquere creata per distrarre i fondi destinati all'accoglienza. Per i magistrati di Locri, il sistema Riace, divenuto negli anni un modello, nasconderebbe in realtà un'associazione criminale, che avrebbe commesso ogni genere di illecito. Accuse sempre respinte al mittente non solo da Lucano, ma anche dagli ospiti che negli anni hanno trovato una casa e un futuro a Riace.

"Sono tranquillo con la mia coscienza perché non ho fatto niente, anzi ho cercato di aiutare umanamente e non mi sono approfittato di nulla neanche sul piano economico. Non ho proprietà né conti correnti, come ho detto sin dal primo momento. Dopo tanto tempo hanno potuto verificare *** di me. Mi auguro che prevalga la coscienza - commenta Lucano - Gli avvocati - mi hanno detto che è un fatto normale anzi è positivo perché hanno chiuso e vuol dire che non ci sono altre cose e che quelli sono i capi di imputazione. Tutti gli accusati dicono che sono innocenti, è un fatto automatico quindi mi sembra talmente scontato che non lo voglio nemmeno dire. C'è chi ci giudica e sapranno loro cosa fare".

Nel corso dei mesi, attorno al sindaco del "paese dell'accoglienza" si è stretta una rete solidale eterogenea e trasversale, che va da padre Alex Zanotelli all'amministrazione milanese, che di recente ha concesso a Lucano la cittadinanza onoraria. Medesima iniziativa è stata proposta dall'VIII Municipio della Capitale, ma è stata stroncata subito dalla sindaca Raggi.

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Argomenti:
Riace
Immigrazione
Protagonisti:
Mimmo Lucano
© Riproduzione riservata23 dicembre 2018
 
 

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2 messaggi in questa discussione

COME  DICE  IL  TUO CAPO  DEI   LADRONI  LA  SENTENZA  VALE  AL TERZO  GRADO  DI GIUDIZIO E  FORSE  ANCHE  NO...

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1 minuto fa, pm610 ha scritto:

COME  DICE  IL  TUO CAPO  DEI   LADRONI  LA  SENTENZA  VALE  AL TERZO  GRADO  DI GIUDIZIO E  FORSE  ANCHE  NO...

ahahahahahahahha e certo....nessun matrimonio è stato fatto!!! cmq,sai di chi è l'articol osopra?? di repubblica!!!

ahahahahahahah

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