SIAMO AL BECERO RAZZISMO...DIRETOINRETO DOCET

TRENTO. ''Mi sono venuti incontro. Uno si è messo a fianco a me, come a controllare che non reagissi o facessi movimenti particolari, l'altro mi si è piazzato davanti e ha cominciato a fissarmi. Io da persona educata gli ho detto 'buonasera'. Quello ha girato lo sguardo e senza rivolgermi la parola ha chiesto ai miei due amici: 'Lo conoscete? Sta con voi?'. Loro hanno risposto: 'Sì perché? C'è qualche problema?' e allora il tizio ha spiegato: 'Pensavo vi stesse disturbando, sapete c'è gente che gira a chiedere soldi qui'''. E' rimasto profondamente scosso Jacob. ''Una cosa da piangere, davvero, che non mi era mai capitata, da sentirsi fuori luogo, fuori contesto, umiliato per il colore della mia pelle'', racconta a ilDolomiti a un giorno di distanza (è successo giovedì sera) da quella gita al Mercatino di Trento, con fermata in Piazza Cesare Battisti.

 

Una serata tranquilla, di quelle che, finito il lavoro, si va alle casette per bere un brulè, fare due chiacchiere, mangiare qualcosa, ma che in un attimo, per l'ignoranza e l'idiozia di qualcuno, si trasforma in un momento assurdo, minuti umilianti, che stridono con l'atmosfera accogliente e aperta di Trento Città del Natale. Una città che parte della politica vorrebbe affidare alla sicurezza di vigilantes e guardie giurate e che ieri si è dimostrata piccola e ipocrita capace di offendere un ragazzo tranquillo solo perché di colore. Jacob, infatti, è originario del Congo. Viene dalla capitale Kinshasa ed è in Italia da 17 anni. E' arrivato grazie all'aiuto dei padri missionari comboniani e ha una borsa di studio della Provincia e si è laureato in Ingegneria Civile all'Università di Trento.

 

Da qualche anno, ormai, ha un lavoro prestigioso in una grande azienda del territorio e ieri ha deciso di recarsi al Mercatino di Trento, in Piazza Cesare Battisti, con due amici ''per bere il mio primo brulè dell'anno - ci racconta - e passare una serata serena. Siamo andati alle casette del brulè e tutto andava bene, c'erano anche delle ragazze che si erano messe vicino a noi, parlavamo e si scherzava serenamente. A un certo punto ho visto questi due tizi con vestiti fluorescenti che mi hanno puntato da lontano e mi sono venuti incontro a muso duro. Uno si è messo a fianco a me e l'altro davanti, fissandomi. Io l'ho salutato in maniera serena e lui senza rispondermi ha detto ai miei amici 'lo conoscete? Sta con voi?'. Io ho pensato che mi stessero per arrestare, che magari mi avessero scambiato per qualcun altro. Il mio amico gli ha risposto 'Certo che sì, è con noi. Perché, c'è qualche problema?'. Il tipo, un tizio con capelli e barba rossi, senza badare alla possibilità di ferire o di rovinare la serata di un essere umano, ha proseguito con il suo atteggiamento e, sempre senza parlare a me, ma rivolgendosi ai miei due amici ha spiegato 'Pensavo vi stesse disturbando, sapete che c'è gente che gira a chiedere soldi'''.

 

A quel punto Jacob e i suoi amici hanno avuto ben chiaro cosa stesse succedendo. Un ragazzo di colore tra le casette del mercatino, evidentemente, non poteva che essere uno che chiedeva l'elemosina e quindi doveva essere allontanato. Impossibile si trattasse di un cittadino distinto e rispettabile andato a bersi qualcosa con gli amici. ''A quel punto non c'ho più visto - prosegue Jacob - gli ho chiesto se fossero due pubblici ufficiali, se fossero dei poliziotti e quando mi hanno risposto di no sono sbottato. Gli ho detto di andarsene, che mi stavano rovinando la serata, di vergognarsi. Mi veniva da piangere anche perché da parte loro non c'era un minimo accenno di scuse. Anzi hanno alzato la voce, mi hanno detto 'vai via tu' e io e i miei amici ribattevamo dicendo loro di 'andarsene'. Gli ho dato dell'ignorante e gli ho detto di 'sparire'. Tutto questo in mezzo alla gente, tra le casette dei mercatini. Una scena tristissima''.

 

Conclusasi con Jacob e i due amici che hanno preferito andarsene, lasciare la piazza alla sicurezza dei vigilantes. ''Io sono venuto qui nel 2002 - conclude Jacob - e mi chiedo se Trento sta davvero diventando questa cosa qui. Sono straniero e quando sono arrivato a Trento ho dovuto imparare l'italiano, mi ricordo i corsi intensivi al Cial in pochi mesi, e ne ho ovviamente sentite tante in questi anni. Le battute sul colore della pelle me le facevano e le facevo anche io ma con leggerezza, ironia, era un'altra cosa. Qualche anno fa non sarebbe accaduta una cosa simile. Ma la gente ha capito che ad oggi ci sono italiani di origini diverse? Forse io sono stato troppo tranquillo davanti ad una ignoranza del genere, a un imbarazzo così grande. Ma ci tengo a far conoscere la mia storia perché magari domani questo individuo con barba e capelli rossi tratterà come ha trattato me un altro ragazzo di colore e questo reagirà male, in maniera scomposta in una piazza con molta gente e tanti turisti. Non regaliamo una bella immagine della nostra città in questo modo, mi dispiace''.

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6 messaggi in questa discussione

Si  lamentano  se   vengono descritti  come    beceri razzisti,  ma  è  essere   buoni  a  definirli  solo  così...

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Non  perde  un  occasione  per   alimentare  odio e razzismo da  fascista  qual'è,   sfrutta  notizie   che  dovrebbero  solo unire  nel  cordoglio.   Ma  così  è   sono beceri  individui  senza  coscienza  UMANA   hanno  usato  Genova  , usano  dei poveracci  che  affrontano  la  morte  pur   di  uscire  da  situazioni  insostenibili  e  rendendo  così  ancor  più  insostenibile   la  loro  vita lasciandoli   senza  aver  alcun pensiero o rimorso a  morire  in  mare  e oggi  ma  non  ultimo   sfruttano l'incidente in  quella   discoteca...   ma  chi  è  che   ha   sdoganato  l'uso del peperoncino e  che   sdoganerà l'uso delle   armi se  non questa  destra  becera  e inumana  !  Perché  questo  è  anche   il governo giallo verde  che   si  è etichettato da  solo  con la legge sulla  sicurezza.

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PERCHÉ CI SIAMO DIMENTICATI CHE CHI OGGI FA IL PATRIOTA IERI SPUTAVA SUL TRICOLORE?

Qui entra in gioco Salvini, con tutta la sua arguzia da mistificatore. La sua ragion d’essere politica, negli ultimi anni è stata quello di far credere che lui non c’entrasse nulla con quel losco passato, che fosse uscito con lo smoking bianco dal fango e dalla congrega dei suoi compari abbonati alle accuse di vilipendio. Creare una distinzione tra “lui” e “gli altri”, tra colui che nelle interviste si è sempre premurato di nominare Catanzaro, Foggia o Avellino – parole che suonavano straniere nella sua bocca – e quelli che invece quelle città le avrebbero volentieri annesse all’Africa.

Avendo individuato un pertugio nell’elettorato di centrodestra, ovvero lo spazio lasciato scoperto dal declino di Berlusconi e dall’inconsistenza dei partiti neofascisti, ci si è tuffato attingendo da quei temi che non gli erano mai appartenuti, a partire da un concetto di Patria vagamente mussoliniano su cui basare la sua nuova propaganda. Eppure, Matteo Salvini non è diverso dagli “altri”, dai figli di Pontida che hanno fatto dell’oltraggio alla nazione il loro vanto. La sua storia parla da sé.

Nel 2011 Salvini, ai microfoni della “Zanzara” di Radio24, dichiarò: “Il tricolore non mi rappresenta, non la sento come la mia bandiera. Il tricolore è solo la nazionale di calcio, per cui io non tifo”. Ma già nel 2015 indossava, con tronfia teatralità, il tricolore in tv, e diventare un tifoso della nazionale, almeno a parole e più per convenienza elettorale che per una conversione fuori tempo massimo.

Questo apparente bipolarismo non è altro che un’occasione politica, una furbizia da annoverarsi tra i contorsionismi in bilico tra un ideale e il suo opposto. Perché secessionismo e nazionalismo sono evidentemente due contrari, incompatibili per definizione e per natura. ....

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SCIACALLI  GIALLO VERDI

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