triogia siberiana, chi li ha letti?

dovrebbe, e dico dovrebbe, essere l'autobiagrafia di nikolai lilin, ex inviato di mistero (perchè?) e discendente degli urka siberiani, popolo di banditi che si opponeva all'invasione russa e per questo è stato fatto emigrare coattamente dalla siberia alla trasnistria, in una transumanza disumana, prima che l'autore nascesse.

leggendo (educazione siberiana lo avevo già letto appena uscito), mi sembra quasi di rivivere, in chiave sovietica, i racconti del brigantaggio fatti dai nostri bisnonni... quelli dell'unità di'italia, di sante pollastri (sante il bandito della canzone di de gregri N.d.R;)), degli uomini che s inascondevano nei boschi e compivano rapine, soprattutto ai danni dello stato, dei latitanti leggendari.

non so quanto sia reale o romanzata questa trilogia, ma assolutamente mi incuriosisce la filsofia che sta dietro la vita di un "criminale onesto", fatta di fede, superstizioni e lotta "inconsapevole" verso un governo "padrone", che non da diritti, ma chiede doveri.

 

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4 messaggi in questa discussione

Onestamente non ne con oscevo l'esistenza, ho visto il film educazione siberiana ma non sapevo si trattasse di parte di una trilogia

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sì, l'autore è un tipo strano, tutto tatuato

Tweedot-blog-magazine-Nicolai-Lilin-auto

è comunque un tatuatore, ha fatto della sua fanciullezza e dei racconti dei vecchi della sua comunità una serie di romanzi di stampo autobiografico, però non ha mai vouto rivelare quanto ci sia di vero e quanto derivi dalle "storie" imparate a memoria da bambino.

di vero c'è che nella sua famiglia c'erano dei briganti e che è stato condannato perchè esercitava il mestiere di tatuatore, che in russia era vietato fino a pochi anni fa.

tra l'altro è anche un bravissimo tatuatore, oltre ad un autore di talento.

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a me piace molto ma è parecchio crudo come narrazione... sono 3 libri, dovrebbero raccontare l'infanzia l'esperienza di gerra e il reinserimento nella società dell'autore. come ho già scritto si tratta di una "biografia romanzata",, ma che rispecchia le tradizioni e la filosofia degli urka siberiani deportati in transnistria (piccola regione contesa al confine con la moldavia).

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