Falsari a 5 stelle ...

Il gruppo dirigente dei Cinquestelle è fatto di bugiardi. Falsi. Ipocriti. Disonesti intellettualmente. Nessuna foglia di Fico potrà mai coprire questa realtà che a quattro mesi dall’insediamento del governo Conte si staglia con evidenza. Si sapeva, diranno alcuni. Ma non lo sapevano certo quegli elettori che il 4 marzo hanno barrato il simbolo di Cinque Stelle prendendo per buoni, nell’ordine: il vangelo dell’onestà-onestà; l’ambientalismo no-grandi opere; la tolleranza sul tema dell’immigrazione; la trasparenza; e tanto altro ancora. I sondaggi indicano uno sgocciolamento progressivo del consenso del M5s (da ultimo Swg per il TgLa7: dal 32,7% del 4 marzo al 28,1% nella rilevazione di ieri) ma è ancora niente se ipotizziamo, come a questo punto è giusto ipotizzare, una presa di coscienza di parte dell’elettorato grillino. E chissà se alle Europee (terreno sul quale non hanno nulla di particolare da dire) non vedremo qualche smottamento serio.

Il capo dei falsari è ovviamente Luigi Di Maio. Da quando è ministro e vicepremier ha imbrogliato le carte varie volte. Almeno tre. Prima sul cosiddetto “decreto dignità”, quando promise di colpire il precariato (contra il jobs act) che ovviamente resta e resterà tale e quale, magari con qualche complicazione in più per le aziende e soprattutto per quei poveri giovani che già si vedevano rinnovato il terzo contratto ma se lo sono visto scippare sotto il naso. Poi è stata la volta dell’Ilva, dossier completamente e saggiamente istruito da Calenda: dopo un inutile tira e molla, Di Maio è stato sconfessato dall’Avvocatura dello Stato e infine dai fatti, facendosi bello di aver firmato il patto per il rilancio di quell’Ilva che lui e il Movimento volevano chiudere.

C’è poi un altro ministro – ministra, anzi – che ha tradito il suo Movimento. Ed è Barbara Lezzi, l’inutile ministra per il Sud, che adesso dà via libera al Tap – come perla maggior parte delle persone sensate era logico e inevitabile. Il blocco – ha spiegato – “avrebbe un costo troppo alto che dovremmo far pagare al Paese, un costo che per senso di responsabilità non possiamo permetterci”. Brava, bravissima: ci poteva arrivare prima senza fregarsi il voto degli antagonisti che ora, comprensibilmente, l’insultano.

Tralasciamo per carità di patria la ministra Giulia Grillo, quella dell'”obbligo flessibile” per i vaccini, perché se non fosse una questione serissima la cosa si potrebbe liquidare con una risata. E forse anche sul povero Toninelli è peccato sprecare inchiostro: ormai è materia buona per le barzellette e i testi di Crozza. Lui non tradisce gli elettori del M5s, tradisce l’intelligenza.

E Bonafede, ve lo ricordate Bonafede, cari elettori grillini? Pareva uno con tanta voglia di fare, non sta facendo nulla di nulla, se non invadere la sfera di un’altra istituzione come il Csm: roba da tarda Prima Repubblica.

Mentre, soprattutto oggi, va messa in evidenza una colossale truffa dei dirigenti del M5s ai danni dei suoi elettori che riguarda la moralità – aspetto cruciale di quel capitolo “onestà-onestà” sbandierato in tutte le salse dai cavalieri bianchi pentastellati contro “i politici”. Parliamo della famosa “pace fiscale”, ossia del condono (“Chiamatelo come vi pare”,  ha detto Conte. Grazie dell’autorizzazione, Presidente, accettato). Cosa ci può essere di meno morale del “salvare” chi ha evaso a cospetto di chi ha onestamente pagato? Cosa c’è di più berlusconian-tremontiano in questo gioco delle tre carte? Dov’è finita l’onestà, la giustizia, la trasparenza?

La trasparenza, già. La ricordate? Ricordate il mito dello streaming, la pratica dei meet-up,  l’uno vale uno, il cult delle votazioni online? Sembra passato un secolo dagli strologamenti di Casaleggio senior e delle loro traduzioni trash di Beppe Grillo, vero? Erano i tempi del nuovismo pentastellato in antitesi alle vecchia politica, ricordate? Con tutto le conseguenze anche estreme, il ***, lo Tsunami tour, il “ci vediamo-in-Parlamento”, l'”apriremo- come-una scatoletta di tonno”? Ma vi ricordate? Dov’è, ora Beppe Grillo, costretto a scrivere post incomprensibili che nessuno legge, rintanato nella sua villa sopra Genova, mentre, sotto, la sua Genova annaspa?

E sì, Genova. Quella Genova dove la Procura accusa (accusa, per carità, non condanna – qui si è garantisti) l’attuale sottosegretario Edoardo Rixi, leghista rampante, che si sarebbe fatto rimborsare con soldi pubblici, spacciandole per spese istituzionali, cene, viaggi, gite al luna park, birre, gratta e vinci, ostriche, fiori e biscottini. Qualche grillino ha detto una parola? Ma già, figuriamoci: sono stati zitti di fronte ai 49 milioni rubati dalla Lega, sono stati zitti davanti allo schifo di Lodi e a quello di Riace….                                           Democratica 16/10/2018

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