17 febbraio 1992 - 17 febbraio 2017: una rivoluzione incompiuta

Sono passati 25 anni, una generazione, ma a me sembra ieri. Il faccendiere socialista Mario Chiesa veniva colto con le mani nel sacco da un giovane e sconosciuto pm molisano, emigrato a Milano. Secondo la leggenda, il corrotto tentò di liberarsi della mazzetta gettandola nel water, ma Di Pietro la fece "recuperare", il corrotto non poté che confessare e diede la stura alla più importante inchiesta giudiziaria italiana di tutti i tempi, che ebbe l'effetto di un terremoto politico. Fu quasi una rivoluzione: Tangentopoli. I pesci piccoli e i pesci grossi, i "mariuoli" alla Chiesa e i ladroni alla Craxi finirono nelle rete di un pool di coraggiosi, instancabili e integerrimi magistrati, oserei dire di eroi, che per un anno o due infiammarono i cuori degli italiani onesti, tra cui il sottoscritto, e ci diedero la speranza, o l'illusione, di una palingenesi morale. Le copie dei giornali andavano a ruba, le televisioni, incluse quelle berlusconiane, seguivano gli sviluppi minuto per minuto. Il piazzale davanti al Palazzo di Giustizia di Milano era un accampamento di giornalisti e cameramen, mentre i comuni cittadini facevano un tifo da stadio per gli eroi del pool di Mani Pulite: Andate avanti, siamo con voi! Il grido di incoraggiamento arrivava fin dentro gli uffici del Palazzo e gli eroi triplicavano gli sforzi, mentre i corrotti e i corruttori triplicavano i pentimenti e le confessioni. Quello fu uno dei rari momenti della mia vita in cui provai la sensazione e l'orgoglio di appartenere a un popolo, e non a un gregge. L'inchiesta si allargò a macchia d'olio all'intero territorio nazionale. A Napoli finirono nella rete un ministro della Sanità che lucrava sul sangue infetto e un funzionario del ministero che a suon di tangenti si era fatto un tesoro faraonico. Poi la fiammata si indebolì e alla fine si spense, o fu spenta. Chi lo sa, se all'epoca ci fosse stata la Rete, Internet, magari la storia sarebbe stata diversa. Purtroppo comandava la televisione. La politica, la Casta, i poteri forti erano corsi ai ripari, affidandosi a un volto nuovo, il tycoon delle televisioni, il rottamatore dell'epoca, Silvio Berlusconi. Il quale però, approfittando della rottamazione giudiziaria della vecchia classe politica (alla cui greppia si era pasciuto), rottamò in realtà solo le ultime speranze di un vero rinnovamento e di un vero progresso. Presto scoprimmo che il cavaliere di Arcore era molto peggio di Craxi e di Andreotti, e che la Seconda Repubblica era molto peggio della Prima. Da allora il declino del paese non ha sostanzialmente conosciuto pause, a parte gli effimeri tentativi del prof. Prodi. Addirittura gli eroi di Mani Pulite furono additati, non di rado da quegli stessi che li avevano sostenuti, come forcaioli mossi da faziosità politica: come giustizialisti, toghe rosse. La piaga della corruzione, sia pure in forme diverse e più subdole, riprese a divorare l'Italia. Ma oggi è doveroso ricordare e onorare quei magistrati coraggiosi e sgomberare il campo dalle calunnie. A questo provvede il grande Massimo Fini, sul FQ, in risposta a un articolo antistorico e diffamatorio di Alessandro Sallusti: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/forche-balle-e-toghe-rosse-il-catalogo-anti-mani-pulite/

Bettino Craxi e Berlusconi. Nella foto grande Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Francesco Saverio Borrelli  –  Ansa/Fotogramma

Modificato da fosforo31

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2 messaggi in questa discussione

....l'uomo di punta della situaz, vedendo ke in politica si stava niente male ed avendo imparato bene dalle note vicende, passò il Rubicone, si adeguò ma, come fu, come nn fu,  arrivato x suonare, a sua volta fu suonato.....

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Nel suo editoriale Marco Travaglio traccia un bilancio a 25 anni dall'esplosione di Tangentopoli. E' un bilancio molto triste: la lezione non è servita, la grande occasione è stata perduta, il lavoro di Di Pietro e degli altri eroi di Mani Pulite è stato sprecato e dimenticato, l'Italia oggi sta molto peggio che nel 1992, sotto tutti i punti di vista. E' più corrotta e più povera di allora, soprattutto più povera di prospettive e di speranze. Gli italiani del 2017 non riescono più nemmeno a indignarsi. Ma un giornalista deve essere obbiettivo, deve dire la verità.

https://infosannio.wordpress.com/2017/02/17/25-anni-mal-portati-leditoriale-di-marco-travaglio/

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