Negozi aperti la domenica, Italiani favorevoli

13 minuti fa, etrusco1900 ha scritto:

Siamo sicuri che aprire la Domenica sia per un supermercato economicamente conveniente?  se i soldi non ci sono si finisce per vendere in sette giorni quello che si venderebbe comunque in sei, con la semplice differenze che aprendo la Domenica si aumentano i costi dell'energia elettrica, del riscaldamento, dell'assicurazione,  della sicurezza, mi piacerebbe dire che aumentano anche i costi per il personale, ma visto lo sfruttamento che esiste in questo momento verso i lavoratori spesso precari e sottoposti a ricatto di licenziamento forse quello del personale è l'unico costo che non aumenta   ; faccio una provocazione: se è vero che  aumentare l'orario di apertura aprendo anche la Domenica fa aumentare l'occupazione, perché questi supermercati così "felici" di aprire la Domenica  non escono dal Medioevo e non stanno aperti anche di notte? 24 ore su 24 Natale compreso ? se il loro ragionamento fosse giusto, farebbero felici 19 milioni di italiani e   aumentando gli orari di apertura aumenterebbero le vendite , i ricavi  e aumenterebbe l'occupazione… siamo proprio sicuri che sia così?...…...

Ti ribalto la domanda, visto che fingi di non capire: Se non lo ritieni economicamente conveniente, perchè secondo te i centri commerciali, strapieni la domenica, non tengono chiuso e decidono di lavorare solo dal lunedì al sabato? Sei sicuro che sarebbe conveniente per loro?

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66 messaggi in questa discussione

1 ora fa, pm610 ha scritto:
CORRIERE.IT
 
Gasbarrino, presidente e ad supermercati Unes (gruppo Finiper): ormai la spesa domenicale è un’abitudine per 19 milioni di italiani, sbagliato tornare al Medioevo
 

Ahahahah, potevi postare qualcosa di più obbiettivo, caro Los, del parere dell'amministratore delegato di una catena di supermercati. A Napoli diciamo acquaiuo' l'acqua è fresca? Quello che questo spudorato signore chiama Medioevo erano per l'Italia gli anni del miracolo economico, quando l'economia cresceva a ritmi cinesi. E quando non si andava al supermercato a comprare robaccia cinese o coreana, magari camuffata sotto un marchio italiano, ma si andava nel piccolo negozio di elettrodomestici presso casa (un tempo a Napoli ce n'era uno ogni 150 mt) dove un negoziante onesto e scrupoloso ci guidava personalmente nell'acquisto di eccellenti (per l'epoca e non solo) televisori, frigoriferi e lavatrici rigorosamente made in Italy. Possiedo uno stereo della LESA (Laboratori Elettrotecnici Società Anonima) acquistato da mio padre nel 1962 e tuttora perfettamente funzionante con una magnifica resa del suono del vinile. Un collezionista mi ha offerto 2000 euro, li ho rifiutati. Un televisore della Brionvega è esposto al MOMA (Museum Of Modern Art di New York) insieme alla Olivetti Lettera22, alla mitica Vespa della Piaggio e alla leggendaria Lamborghini Miura, la più bella automobile di tutti i tempi. Autentiche opere d'arte che nessun colosso industriale cinese o coreano riuscirà mai neppure lontanamente ad imitare. Noi le producevamo in serie in quello che questo ignorante chiama "Medioevo". In questo preciso momento fremo dalla voglia di incontrare questo italiano indegno e degenerato, lui sì  figlio del nuovo medioevo, di questa epoca oscura del liberismo e del consumismo più barbaro, per ricoprirlo di sputi. Se si perdessero 40.0000 posti nella grande distribuzione, se ne recupererebbero molti di più nella piccola. È vero che della chiusura domenicale se ne avvantaggerà anche il commercio on line, ma questo tra 10 anni avrà messo in ginocchio comunque tutte le catene di vendita tradizionali se non verrà arginato con misure durissime decise dal governo.

Modificato da fosforo41

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Il 11/9/2018 in 14:34 , ariafresca123 ha scritto:

Caro fosforo, se devo acquistare un frigo più grande per non fare la spesa la domenica, posso anche acquistare in maggior quantità uova, farina e zucchero e fare il dolce in casa, che è più sano fa pure meno male di quello di pasticceria, e non costringe la pasticceria al lavoro domenicale. Il dolce la domenica è tradizione italiana, non napoletana, ma questo non significa che ci si possa e ci si debba organizzare, come per le altre cose.  Sembra che la domenica debba restare aperto quello che interessa a te, il resto per te può chiudere. Non funziona proprio così, sai??

 

Vedo che insisti, forse sei nato nell'era della grande distribuzione, del consumismo sregolato. Non hai idea della differenza che c'è tra il fare la spesa in un ipermercato e il farla nei piccoli negozi. Una differenza a tutto danno del cliente e dei piccoli fornitori e a tutto vantaggio del grande distributore. Nel negozietto a conduzione familiare sarà spesso il titolare stesso a servirti e a fare in modo di soddisfarti al meglio perché tu possa ritornare in quel negozio che dà da mangiare a lui e alla sua famiglia. Forse ti sfugge pure che in una Repubblica fondata sul lavoro anche il riposo del lavoratore è sacro e va tutelato dallo Stato. Il conduttore di un piccolo negozio non può stare al banco a orario continuato, fino a mezzanotte e pure la domenica. Va tutelato anche il riposo delle casalinghe (lavoro prezioso e nobile) che non devono essere costrette a cucinare e a lavare i piatti pure la domenica. A Napoli il pranzo domenicale più che una tradizione è un rito e in molte case si cucina pure la domenica. Però il ragù è laborioso e va preparato il giorno prima. Mentre i dolci, anch'essi di preparazione non semplice, almeno i nostri, si comprano la domenica mattina dal pasticciere di fiducia. Il quale naturalmente resta aperto anche per i turisti. Non ho affatto escluso che la tradizione del dolce domenicale non valga per altre città e regioni. Qui a Napoli è, insieme al caffè, la conclusione irrinunciabile del rito immortalato dal grande Eduardo in Sabato Domenica e Lunedì. Anathema sit sul napoletano degenerato che porta sulla mensa domenicale un dolce industriale preso al supermercato e ripieno di conservanti e coloranti. Permettimi anche di aggiungere, per esperienza diretta, che nei migliori bar e in molte case della nazione si riesce ormai ad assaggiare un caffè passabile, o addirittura gradevole, anche per un napoletano verace. Questo vale anche per la pizza e per le migliori pizzerie. Ma non vale per i dolci. La migliore tradizione dolciaria partenopea, per la varietà, per il colore (naturale) e per la squisitezza dei suoi prodotti artigianali resta tuttora insuperata e inavvicinabile, non a livello nazionale ma mondiale. 

Saluti

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2 ore fa, ariafresca123 ha scritto:

perchè secondo te i centri commerciali, strapieni la domenica, non tengono chiuso e decidono di lavorare solo dal lunedì al sabato? Sei sicuro che sarebbe conveniente per loro?

Per un semplice motivo, se tu chiudi c'è un tuo concorrente che tiene aperto e ti frega la clientela e tu supermercato sei costretto a tenere aperto non perché sia per te economicamente conveniente, anzi sai che ti aumentano i costi e preferiresti tenere chiuso, ma semplicemente perché altrimenti un tuo concorrente ne approfitterebbe per farti una concorrenza sleale, stesso discorso per i piccoli negozi, costretti a tenere aperto la Domenica a causa della concorrenza dei grossi centri commerciali, il tutto fatto pagare ai dipendenti costretti a lavorare nei festivi sotto ricatto di non rinnovo del contratto... ben venga a livello governativo una seria regolamentazione delle aperture.

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17 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Vedo che insisti, forse sei nato nell'era della grande distribuzione, del consumismo sregolato. Non hai idea della differenza che c'è tra il fare la spesa in un ipermercato e il farla nei piccoli negozi. Una differenza a tutto danno del cliente e dei piccoli fornitori e a tutto vantaggio del grande distributore. Nel negozietto a conduzione familiare sarà spesso il titolare stesso a servirti e a fare in modo di soddisfarti al meglio perché tu possa ritornare in quel negozio che dà da mangiare a lui e alla sua famiglia. Forse ti sfugge pure che in una Repubblica fondata sul lavoro anche il riposo del lavoratore è sacro e va tutelato dallo Stato. Il conduttore di un piccolo negozio non può stare al banco a orario continuato, fino a mezzanotte e pure la domenica. Va tutelato anche il riposo delle casalinghe (lavoro prezioso e nobile) che non devono essere costrette a cucinare e a lavare i piatti pure la domenica. A Napoli il pranzo domenicale più che una tradizione è un rito e in molte case si cucina pure la domenica. Però il ragù è laborioso e va preparato il giorno prima. Mentre i dolci, anch'essi di preparazione non semplice, almeno i nostri, si comprano la domenica mattina dal pasticciere di fiducia. Il quale naturalmente resta aperto anche per i turisti. Non ho affatto escluso che la tradizione del dolce domenicale non valga per altre città e regioni. Qui a Napoli è, insieme al caffè, la conclusione irrinunciabile del rito immortalato dal grande Eduardo in Sabato Domenica e Lunedì. Anathema sit sul napoletano degenerato che porta sulla mensa domenicale un dolce industriale preso al supermercato e ripieno di conservanti e coloranti. Permettimi anche di aggiungere, per esperienza diretta, che nei migliori bar e in molte case della nazione si riesce ormai ad assaggiare un caffè passabile, o addirittura gradevole, anche per un napoletano verace. Questo vale anche per la pizza e per le migliori pizzerie. Ma non vale per i dolci. La migliore tradizione dolciaria partenopea, per la varietà, per il colore (naturale) e per la squisitezza dei suoi prodotti artigianali resta tuttora insuperata e inavvicinabile, non a livello nazionale ma mondiale. 

Saluti

Mammamia che pa lle che fai!! Napoli di qua, Napoli di là, le casalinghe che devono riposarsi la domenica ma a Napoli cucinano..  i dolci napoletani sono i più buoni al mondo?? Ma che spari fosforo, cosa spari?  Obiettività zero!!!! Ami Napoli?? Bene, restaci!!! Io preferisco altre zone d'Italia, ma non rompo i co-glioni a tutto il mondo.

Detto questo, se fare la spesa nei piccoli negozi è meglio, perchè ci va sempre meno gente? Te lo sei chiesto? Forse perchè si spende di più? Forse perchè richiede più tempo e di tempo ce n'è sempre meno? Lo sai che c'è gente che lavora e non si può permettere di fare la giratina per i negozi durante la settimana?  Se tutti la pensassero come te gli ipermercati non sarebbero neppure nati, ma ci sono, e vanno per la maggiore. La qualità è peggiore? Vero, ma a volte non si può fare altrimenti. Il negoziante ti coccola? Beh, le coccole me le faccio fare a casa dalla mia famiglia.

Se si chiede a gran voce il riposo domenicale, va chiesto per tutti,  senza escludere la pasticceria solo perchè a te piace mangiare il dolcino. Mia mamma non mi faceva mai mancare il dolce in tavola la domenica, ma lo preparava con le sue dolci mani, ed era meravigliosamente squisito!

E che palle!

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24 minuti fa, etrusco1900 ha scritto:

Per un semplice motivo, se tu chiudi c'è un tuo concorrente che tiene aperto e ti frega la clientela e tu supermercato sei costretto a tenere aperto non perché sia per te economicamente conveniente, anzi sai che ti aumentano i costi e preferiresti tenere chiuso, ma semplicemente perché altrimenti un tuo concorrente ne approfitterebbe per farti una concorrenza sleale, stesso discorso per i piccoli negozi, costretti a tenere aperto la Domenica a causa della concorrenza dei grossi centri commerciali, il tutto fatto pagare ai dipendenti costretti a lavorare nei festivi sotto ricatto di non rinnovo del contratto... ben venga a livello governativo una seria regolamentazione delle aperture.

Certo che siete duri eh...... forse quasi quasi  ve la auguro la chiusura domenicale, ve lo meritereste proprio!!!! Io acquisterei su internet, semza dubbio. E come me la maggioranza degli italiani. Disoccupazione senza freni... consumi in picchiata, povertà in aumento. Ma tutti felici a casa la domenica!! Ma fammi il piacere... quando non c'è lavoro, non ci sono soldi. E se non ci sono soldi, chiude anche il piccolo negozio.

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1 ora fa, ariafresca123 ha scritto:

Certo che siete duri eh...... forse quasi quasi  ve la auguro la chiusura domenicale, ve lo meritereste proprio!!!! Io acquisterei su internet, semza dubbio. E come me la maggioranza degli italiani. Disoccupazione senza freni... consumi in picchiata, povertà in aumento. Ma tutti felici a casa la domenica!! Ma fammi il piacere... quando non c'è lavoro, non ci sono soldi. E se non ci sono soldi, chiude anche il piccolo negozio.

Impeccabile !! Gli hai messi tutti KO !! 

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1 ora fa, ariafresca123 ha scritto:

Mammamia che pa lle che fai!! Napoli di qua, Napoli di là, le casalinghe che devono riposarsi la domenica ma a Napoli cucinano..  i dolci napoletani sono i più buoni al mondo?? Ma che spari fosforo, cosa spari?  Obiettività zero!!!! Ami Napoli?? Bene, restaci!!! Io preferisco altre zone d'Italia, ma non rompo i co-glioni a tutto il mondo.

Detto questo, se fare la spesa nei piccoli negozi è meglio, perchè ci va sempre meno gente? Te lo sei chiesto? Forse perchè si spende di più? Forse perchè richiede più tempo e di tempo ce n'è sempre meno? Lo sai che c'è gente che lavora e non si può permettere di fare la giratina per i negozi durante la settimana?  Se tutti la pensassero come te gli ipermercati non sarebbero neppure nati, ma ci sono, e vanno per la maggiore. La qualità è peggiore? Vero, ma a volte non si può fare altrimenti. Il negoziante ti coccola? Beh, le coccole me le faccio fare a casa dalla mia famiglia.

Se si chiede a gran voce il riposo domenicale, va chiesto per tutti,  senza escludere la pasticceria solo perchè a te piace mangiare il dolcino. Mia mamma non mi faceva mai mancare il dolce in tavola la domenica, ma lo preparava con le sue dolci mani, ed era meravigliosamente squisito!

E che palle!

Come prevedevo, il consumismo sregolato ti ha dato alla testa. Sei uno di quei milioni di inconsapevoli drogati che la domenica e le feste comandate, invece di godersi la vita, sprecano quel poco tempo libero aggirandosi per ore, come automi, nei supermercati, spingendo un carrello finché non lo si è colmato di robaccia a prezzo di saldo, fabbricata per lo più grazie allo sfruttamento del lavoro a 10.000 e passa km da noi. Oppure prodotta qui da piccoli produttori, specie quelli del settore agroalimentare, strozzati dal cartello dei prezzi dei grandi distributori e dunque spesso costretti pure loro a produrre roba scadente per realizzare un margine di sopravvivenza. Al solo pensiero che Di Maio vi chiuda le porte dei vostri santuari del consumismo, per giunta di domenica, andate in crisi di astinenza. Le mie figlie, da piccole, la domenica io non le portavo a respirare l'aria condizionata e viziata dei centri commerciali, le portavo a respirare l'aria pura delle spiagge e delle scogliere del Golfo o delle pinete del Vesuvio (prima che abolissero il Corpo Forestale lasciandole in balìa dei piromani). E quando si fecero più grandi le portavo a visitare i cento e passa musei di Napoli e provincia, gli Scavi di Pompei ed Ercolano, e le fiere popolari, nelle piazzette dei paesini, ad ammirare le bellezze dell'artigianato locale e a degustare le squisitezze delle nostre fattorie. Niente Ikea, niente Euronics, Auchan e simili! Una domenica di qualche anno fa partimmo alle sette di mattina per andare alla Reggia di Caserta e da lì a visitare le storiche seterie di San Leucio (quelle dove furono tessute le bandiere che oggi sventolano sulla Casa Bianca e su Westminster). Restammo imbottigliati 3 ore in una coda sulla A1. Un incidente? Una frana? No: la coda era formata da decine di migliaia di drogati del consumismo che volevano a tutti costi entrare tra i primi in un centro commerciale di elettronica che si inaugurava quel giorno e prometteva offerte vantaggiose. Roba da matti!

I piccoli negozi stanno scomparendo perché per ovvi motivi, non ultimi gli orari d'apertura, non possono reggere la concorrenza degli ipermercati e delle grandi catene commerciali. E quelli che sopravvivono sono spesso costretti pure loro a rifornirsi di merce cinese o scadente per realizzare un piccolo guadagno a fine mese. E di conseguenza chiudono tanti piccoli e medi produttori italiani. Un circolo vizioso micidiale per la nostra economia.  Senza drastici interventi della politica per arginare le vendite on line, nei prossimi anni andrà anche peggio. Uno come Amazon, che con un clic del mouse si fa spedire un televisore da Hong Kong e con un altro clic te lo spedisce a casa tua, deve essere tassato almeno il doppio di un commerciante tradizionale.

Mia madre durante la settimana lavorava nella scuola e mio padre il dolce domenicale non lo faceva certo impastare e infornare da lei, bensì dal sig. Scaturchio o dal sig. Pintauro. Nomi che a te, tossicodipendente da carrello, non dicono nulla, ma che sono ben noti nel Sol Levante. A quei turisti giapponesi che si fanno confezionare enormi babà e guantiere di sfogliate, ricce e frolle, e sciù e santerose, e ogni bendidio, in appositi contenitori da viaggio. Non so cosa arrivi a Tokyo dopo 12  ore di volo, ma evidentemente qualcosa della grande e antica arte pasticciera napoletana arriva.  

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1 ora fa, mark222220 ha scritto:

Impeccabile !! Gli hai messi tutti KO !! 

Forse avete creduto a quello che vi hanno raccontato certe reti televisive su quello che avviene all'estero facendoVi credere che all'estero stanno tutti aperti; tralasciamo gli Stati Uniti dove i negozi sono aperti anche di notte, in Europa le aperture Domenicali sono regolamentate, hanno precisi orari da rispettare, mi sembra che il governo Italiano non stia parlando di chiudere la Domenica, ma di fare turni in modo da rispettare sia la necessità di chi deve fare la spesa sia chi di chi in questi centri commerciali ci lavora; dipendesse da me una piccola tassa sulle aperture Domenicali e festive dei negozi al di sopra di una certa metratura comunque la metterei, sarebbe un disincentivo ad aprire i giorni festivi  e soldi in entrata per stato e comuni  (che di soldi ne hanno bisogno); poi si potrebbero fare eccezioni per i comuni turistici, definendo bene cosa significa comune turistico, un comune si  può definire turistico solo se totalizza xx presenze  xx equivalente a quanto? si può discutere, centomila presenze annue? cinquecentomila?  un milione? si può discutere, altrimenti può accadere quello che hanno fatto alcune regioni che hanno classificato tutto il loro territorio come turistico con il paradosso che  anche il comune di Roccacannuccia possa essere classificato come turistico e aggirare le norme sulle aperture.

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13 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Come prevedevo, il consumismo sregolato ti ha dato alla testa. Sei uno di quei milioni di inconsapevoli drogati che la domenica e le feste comandate, invece di godersi la vita, sprecano quel poco tempo libero aggirandosi per ore, come automi, nei supermercati, spingendo un carrello finché non lo si è colmato di robaccia a prezzo di saldo, fabbricata per lo più grazie allo sfruttamento del lavoro a 10.000 e passa km da noi. Oppure prodotta qui da piccoli produttori, specie quelli del settore agroalimentare, strozzati dal cartello dei prezzi dei grandi distributori e dunque spesso costretti pure loro a produrre roba scadente per realizzare un margine di sopravvivenza. Al solo pensiero che Di Maio vi chiuda le porte dei vostri santuari del consumismo, per giunta di domenica, andate in crisi di astinenza. Le mie figlie, da piccole, la domenica io non le portavo a respirare l'aria condizionata e viziata dei centri commerciali, le portavo a respirare l'aria pura delle spiagge e delle scogliere del Golfo o delle pinete del Vesuvio (prima che abolissero il Corpo Forestale lasciandole in balìa dei piromani). E quando si fecero più grandi le portavo a visitare i cento e passa musei di Napoli e provincia, gli Scavi di Pompei ed Ercolano, e le fiere popolari, nelle piazzette dei paesini, ad ammirare le bellezze dell'artigianato locale e a degustare le squisitezze delle nostre fattorie. Niente Ikea, niente Euronics, Auchan e simili! Una domenica di qualche anno fa partimmo alle sette di mattina per andare alla Reggia di Caserta e da lì a visitare le storiche seterie di San Leucio (quelle dove furono tessute le bandiere che oggi sventolano sulla Casa Bianca e su Westminster). Restammo imbottigliati 3 ore in una coda sulla A1. Un incidente? Una frana? No: la coda era formata da decine di migliaia di drogati del consumismo che volevano a tutti costi entrare tra i primi in un centro commerciale di elettronica che si inaugurava quel giorno e prometteva offerte vantaggiose. Roba da matti!

I piccoli negozi stanno scomparendo perché per ovvi motivi, non ultimi gli orari d'apertura, non possono reggere la concorrenza degli ipermercati e delle grandi catene commerciali. E quelli che sopravvivono sono spesso costretti pure loro a rifornirsi di merce cinese o scadente per realizzare un piccolo guadagno a fine mese. E di conseguenza chiudono tanti piccoli e medi produttori italiani. Un circolo vizioso micidiale per la nostra economia.  Senza drastici interventi della politica per arginare le vendite on line, nei prossimi anni andrà anche peggio. Uno come Amazon, che con un clic del mouse si fa spedire un televisore da Hong Kong e con un altro clic te lo spedisce a casa tua, deve essere tassato almeno il doppio di un commerciante tradizionale.

Mia madre durante la settimana lavorava nella scuola e mio padre il dolce domenicale non lo faceva certo impastare e infornare da lei, bensì dal sig. Scaturchio o dal sig. Pintauro. Nomi che a te, tossicodipendente da carrello, non dicono nulla, ma che sono ben noti nel Sol Levante. A quei turisti giapponesi che si fanno confezionare enormi babà e guantiere di sfogliate, ricce e frolle, e sciù e santerose, e ogni bendidio, in appositi contenitori da viaggio. Non so cosa arrivi a Tokyo dopo 12  ore di volo, ma evidentemente qualcosa della grande e antica arte pasticciera napoletana arriva.  

Guarda che qui si sta parlando di negozi, non di Napoli. A me onestamente di Napoli e dei babà non me ne può fregar di meno, anche perchè i babà sinceramente non mi piacciono.  Frena un po' la tua boria!!

Riguardo ai negozi, come prevedevo non hai capito nulla di quello che si dice. Forse è il diabete....attento, troppi dolci fanno male.   Non so la gente che frequenti te, ma io ed i miei amici e colleghi, non siamo affatto tossicodipenenti dai negozi. Portiamo i figli al cinema, al mare, a visitare città, ai musei, e se capita, e quando serve, anche a comprare dei vestiti. Perchè ai musei mica ci si può andare vestiti da straccioni. Gli abiti servono, e torno a ribadire, che c'è gente (forse ne conosci poca, non so) che lavora tutto il giorno e non ha tempo di cazzeggiare a giro per i negozi. Resta la domenica, che ti piaccia o no.  Non sono i tuoi vizi a decidere chi deve stare aperto e chi deve riposare.

Tanti saluti a Scaturchio e Pintauro...non li conosco e neppure ci tengo. Grazie comunque.

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9 ore fa, ariafresca123 ha scritto:

Guarda che qui si sta parlando di negozi, non di Napoli. A me onestamente di Napoli e dei babà non me ne può fregar di meno, anche perchè i babà sinceramente non mi piacciono.  Frena un po' la tua boria!!

Riguardo ai negozi, come prevedevo non hai capito nulla di quello che si dice. Forse è il diabete....attento, troppi dolci fanno male.   Non so la gente che frequenti te, ma io ed i miei amici e colleghi, non siamo affatto tossicodipenenti dai negozi. Portiamo i figli al cinema, al mare, a visitare città, ai musei, e se capita, e quando serve, anche a comprare dei vestiti. Perchè ai musei mica ci si può andare vestiti da straccioni. Gli abiti servono, e torno a ribadire, che c'è gente (forse ne conosci poca, non so) che lavora tutto il giorno e non ha tempo di cazzeggiare a giro per i negozi. Resta la domenica, che ti piaccia o no.  Non sono i tuoi vizi a decidere chi deve stare aperto e chi deve riposare.

Tanti saluti a Scaturchio e Pintauro...non li conosco e neppure ci tengo. Grazie comunque.

Napoli c'entra molto con questa discussione, per almeno 4 motivi:

1) Tra le grandi città (Roma, Milano, Torino, Genova) Napoli è, di gran lunga, quella dove resiste di più il piccolo commercio. Ancora oggi I napoletani si fidano molto di più dei loro negozianti di fiducia che dei grandi distributori.

2) Tra le grandi città Napoli è quella con la minore spesa pro capite in consumi complessivi (avendo il reddito pro capite più basso), in compenso è al primo posto per la spesa alimentare.

3) Tra le grandi città Napoli è quella dove si mangia meglio, ovvero dove è più alto il consumo pro capite di cibi freschi, genuini, locali (es. il pesce fresco, le verdure e i latticini freschi), e di dolci e gelati artigianali.

4) Tra le grandi città Napoli è, di gran lunga, quella con il più basso consumo di psicofarmaci e con il più basso numero di suicidi in rapporto alla popolazione. 

Hai letto? Bene, ora ti assegno, se permetti, un compitino a casa, facile facile. Metti in evidenza una eventuale correlazione logica tra i 4 punti citati ed eventualmente commentala.

Gli orari di apertura dei negozi nei paesi seri li stabilisce il governo (centrale e/o locale) nell'interesse della collettività e non certo della grande distribuzione. La quale, come ho scritto nei precedenti post di questa discussione, gode in Italia di restrizioni sugli orari minori di quelle imposte negli altri grandi paesi UE. Ho anche scritto e argomentato, anche in base ai dati di Confesercenti e a un famoso studio della Cgia di Mestre, che in Italia il passaggio dalla piccola alla grande distribuzione commerciale ha avuto ed ha effetti pesantemente negativi, per non dire disastrosi, sull'economia e sull'occupazione.

Saluti

 

Modificato da fosforo41

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31 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Napoli c'entra molto con questa discussione, per almeno 4 motivi:

1) Tra le grandi città (Roma, Milano, Torino, Genova) Napoli è, di gran lunga, quella dove resiste di più il piccolo commercio. Ancora oggi I napoletani si fidano molto di più dei loro negozianti di fiducia che dei grandi distributori.

2) Tra le grandi città Napoli è quella con la minore spesa pro capite in consumi complessivi (avendo il reddito pro capite più basso), in compenso è al primo posto per la spesa alimentare.

3) Tra le grandi città Napoli è quella dove si mangia meglio, ovvero dove è più alto il consumo pro capite di cibi freschi, genuini, locali (es. il pesce fresco, le verdure e i latticini freschi), e di dolci e gelati artigianali.

4) Tra le grandi città Napoli è, di gran lunga, quella con il più basso consumo di psicofarmaci e con il più basso numero di suicidi in rapporto alla popolazione. 

Hai letto? Bene, ora ti assegno, se permetti, un compitino a casa, facile facile. Metti in evidenza una eventuale correlazione logica tra i 4 punti citati ed eventualmente commentala.

Gli orari di apertura dei negozi nei paesi seri li stabilisce il governo (centrale e/o locale) nell'interesse della collettività e non certo della grande distribuzione. La quale, come ho scritto nei precedenti post di questa discussione, gode in Italia di restrizioni sugli orari minori di quelle imposte negli altri grandi paesi UE. Ho anche scritto e argomentato, anche in base ai dati di Confesercenti e a un famoso studio della Cgia di Mestre, che in Italia il passaggio dalla piccola alla grande distribuzione commerciale ha avuto ed ha effetti pesantemente negativi, per non dire disastrosi, sull'economia e sull'occupazione.

Saluti

 

Poveraccio !! Sei un povero Cazzaro disperato che riusciresti a far diventare antipatica ed odiosa Napoli ed i napoletani anche a chi non ha questa ambiziosa intenzione. Le tue 4 premesse non vogliono dire un caz.z.o e niente c’entrano con la questione oggetto del dibattere . Quindi quelle statistiche può cacciartele nel cacapasti ammesso che siano vere e non decontestualizzate . Vorrà dire che Napoli ed i napoletani aggiungeranno un’altra perla ai loro record dei quali vai orgoglioso come un tapino bastonato . Sara’ l’unica città italiana che boicotterà integralmente l’apertura domenicale degli esercizi commerciali e così sarai contento  e la prossima volta potrai appendere alla giacca questa medaglia insieme alle altre 4. Fai pena !! Ultimamente ti mazzola di brutto , e me ne dispiace, pure la testadiminkia Docgalileo . E’ tutto dire a che livello infimo sei arrivato . 

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14 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Napoli c'entra molto con questa discussione, per almeno 4 motivi:

1) Tra le grandi città (Roma, Milano, Torino, Genova) Napoli è, di gran lunga, quella dove resiste di più il piccolo commercio. Ancora oggi I napoletani si fidano molto di più dei loro negozianti di fiducia che dei grandi distributori.

2) Tra le grandi città Napoli è quella con la minore spesa pro capite in consumi complessivi (avendo il reddito pro capite più basso), in compenso è al primo posto per la spesa alimentare.

3) Tra le grandi città Napoli è quella dove si mangia meglio, ovvero dove è più alto il consumo pro capite di cibi freschi, genuini, locali (es. il pesce fresco, le verdure e i latticini freschi), e di dolci e gelati artigianali.

4) Tra le grandi città Napoli è, di gran lunga, quella con il più basso consumo di psicofarmaci e con il più basso numero di suicidi in rapporto alla popolazione. 

Hai letto? Bene, ora ti assegno, se permetti, un compitino a casa, facile facile. Metti in evidenza una eventuale correlazione logica tra i 4 punti citati ed eventualmente commentala.

Gli orari di apertura dei negozi nei paesi seri li stabilisce il governo (centrale e/o locale) nell'interesse della collettività e non certo della grande distribuzione. La quale, come ho scritto nei precedenti post di questa discussione, gode in Italia di restrizioni sugli orari minori di quelle imposte negli altri grandi paesi UE. Ho anche scritto e argomentato, anche in base ai dati di Confesercenti e a un famoso studio della Cgia di Mestre, che in Italia il passaggio dalla piccola alla grande distribuzione commerciale ha avuto ed ha effetti pesantemente negativi, per non dire disastrosi, sull'economia e sull'occupazione.

Saluti

 

1) Tra le grandi città (Roma, Milano, Torino, Genova) Napoli è, di gran lunga, quella dove resiste di più il piccolo commercio. Ancora oggi I napoletani si fidano molto di più dei loro negozianti di fiducia che dei grandi distributori.

Meno gente che lavora, soprattutto fra le donne,  e quindi più tempo libero per girare i negozi

2) Tra le grandi città Napoli è quella con la minore spesa pro capite in consumi complessivi (avendo il reddito pro capite più basso), in compenso è al primo posto per la spesa alimentare.

Significa che mangiate tanto, troppo!

3) Tra le grandi città Napoli è quella dove si mangia meglio, ovvero dove è più alto il consumo pro capite di cibi freschi, genuini, locali (es. il pesce fresco, le verdure e i latticini freschi), e di dolci e gelati artigianali.

Che a Napoli si mangia meglio lo dici tu, anche nella mia tavola le verdure fresche non mancano mai.  E forse si mangia pure meglio dei napoletani, perchè riduciamo i dolci, e quel poco che mangiamo spesso non è di pasticceria ma fatto in casa. E questo è un valore aggiunto.

4) Tra le grandi città Napoli è, di gran lunga, quella con il più basso consumo di psicofarmaci e con il più basso numero di suicidi in rapporto alla popolazione. 

Vedi risposta al numero 1... (sulle morti tralasciamo, non ti conviene)

Ti consiglio di gasarti di meno, di essere più obiettivo, meno pesante e meno rompiscatole.  Non ho mai visto la tua Napoli fra le città dove si vive meglio e dove tutti vorrebbero andare...   E se a Napoli amate i piccoli negozietti teneteveli pure, chi se ne frega. Io preferisco tutti i tipi di negozi, anche perchè la gente deve essere libera di scegliere quello che preferisce e meglio si adatta alle proprie esigenze. Non è Napoli che detta legge, e nemmeno fosforo.

Ci sono problemi decisamente più importanti dei negozi, anche e soprattutto a Napoli.

E con questo chiudo, non mi piace scendere troppo di livello.

Saluti a Napoli e ai babà!

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2 ore fa, ariafresca123 ha scritto:

1) Tra le grandi città (Roma, Milano, Torino, Genova) Napoli è, di gran lunga, quella dove resiste di più il piccolo commercio. Ancora oggi I napoletani si fidano molto di più dei loro negozianti di fiducia che dei grandi distributori.

Meno gente che lavora, soprattutto fra le donne,  e quindi più tempo libero per girare i negozi

2) Tra le grandi città Napoli è quella con la minore spesa pro capite in consumi complessivi (avendo il reddito pro capite più basso), in compenso è al primo posto per la spesa alimentare.

Significa che mangiate tanto, troppo!

3) Tra le grandi città Napoli è quella dove si mangia meglio, ovvero dove è più alto il consumo pro capite di cibi freschi, genuini, locali (es. il pesce fresco, le verdure e i latticini freschi), e di dolci e gelati artigianali.

Che a Napoli si mangia meglio lo dici tu, anche nella mia tavola le verdure fresche non mancano mai.  E forse si mangia pure meglio dei napoletani, perchè riduciamo i dolci, e quel poco che mangiamo spesso non è di pasticceria ma fatto in casa. E questo è un valore aggiunto.

4) Tra le grandi città Napoli è, di gran lunga, quella con il più basso consumo di psicofarmaci e con il più basso numero di suicidi in rapporto alla popolazione. 

Vedi risposta al numero 1... (sulle morti tralasciamo, non ti conviene) 

E se a Napoli amate i piccoli negozietti teneteveli pure, chi se ne frega. Io preferisco tutti i tipi di negozi, anche perchè la gente deve essere libera di scegliere...

1) A meno che noi hai un ipermercato sotto casa, dove trovi tutto il necessario, la spesa nei negozi porta via meno tempo, ma in genere più soldi. In base al tuo ragionamento i napoletani, poveri e disoccupati, dovrebbero passare il loro tempo nei supermercati a caccia di sconti e offerte promozionali (che non mancano mai) e invece privilegiano la qualità, la fiducia e il prodotto italiano (specie per l'alimentazione).

2) La dieta mediterranea di noi napoletani é più sana e meno calorica di quella di romani, milanesi e torinesi. Però è vero che siamo buongustai: non siamo ricchi ma ci consoliamo con la buona tavola.

3) Personalizzi troppo. A casa tua puoi avere anche Vissani come chef, qui si parlava in generale. Ed è incontrovertibile che a Napoli si consumano in media più cibi freschi e artigianali che altrove.

4) Hai completamente eluso la domanda. Perché i napoletani fanno poco uso di psicofarmaci e si suicidano poco?

La gente deve essere libera di scegliere, giusto, di conseguenza le regole del mercato devono consentire a tutti gli attori di competere ad armi pari. Un piccolo negoziante è già gravemente svantaggiato per il volume di vendita e non potrà mai praticare gli sconti di un ipermercato. Ma allora si imponga almeno all'ipermercato di adeguarsi agli orari di apertura compatibili con le possibilità dei piccoli negozianti.

Tirando le somme, nel tuo compitino a casa potevi fare molto meglio. Molto pregiudizio, troppa personalizzazione, poco ragionamento. VOTO 4 (di incoraggiamento).

 

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4 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

1) A meno che noi hai un ipermercato sotto casa, dove trovi tutto il necessario, la spesa nei negozi porta via meno tempo, ma in genere più soldi. In base al tuo ragionamento i napoletani, poveri e disoccupati, dovrebbero passare il loro tempo nei supermercati a caccia di sconti e offerte promozionali (che non mancano mai) e invece privilegiano la qualità, la fiducia e il prodotto italiano (specie per l'alimentazione).

2) La dieta mediterranea di noi napoletani é più sana e meno calorica di quella di romani, milanesi e torinesi. Però è vero che siamo buongustai: non siamo ricchi ma ci consoliamo con la buona tavola.

3) Personalizzi troppo. A casa tua puoi avere anche Vissani come chef, qui si parlava in generale. Ed è incontrovertibile che a Napoli si consumano in media più cibi freschi e artigianali che altrove.

4) Hai completamente eluso la domanda. Perché i napoletani fanno poco uso di psicofarmaci e si suicidano poco?

La gente deve essere libera di scegliere, giusto, di conseguenza le regole del mercato devono consentire a tutti gli attori di competere ad armi pari. Un piccolo negoziante è già gravemente svantaggiato per il volume di vendita e non potrà mai praticare gli sconti di un ipermercato. Ma allora si imponga almeno all'ipermercato di adeguarsi agli orari di apertura compatibili con le possibilità dei piccoli negozianti.

Tirando le somme, nel tuo compitino a casa potevi fare molto meglio. Molto pregiudizio, troppa personalizzazione, poco ragionamento. VOTO 4 (di incoraggiamento).

 

Ma finiscila, che sei veramente penoso e cerchi di difendere l'indifendibile. A Napoli la cucina è poco calorica???? Ma che caxxo stai  di'?? I Napoletani si suicidano poco?? SOno poco stressati, non hanno un caxxo da fare. E poi si muore molto presto di altre cose...  Ti va bene così?

Se a Napoli si sta così bene, perchè nessuno si trasferisce da voi e neppure mai se lo sognerebbe??

Smettila di rompere le palle a tutto il forum, che tutta questa perfezione di napoli puoi raccontarla e farla credere solo ad un napoletano.

Il voto non te lo do, perchè non sei neppure classificato.

P.S.: domenica andrò a fare shopping, in casa mia necessitiamo di rinnovare il guardaroba. Posso?????????

 

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21 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

1) A meno che noi hai un ipermercato sotto casa, dove trovi tutto il necessario, la spesa nei negozi porta via meno tempo, ma in genere più soldi. In base al tuo ragionamento i napoletani, poveri e disoccupati, dovrebbero passare il loro tempo nei supermercati a caccia di sconti e offerte promozionali (che non mancano mai) e invece privilegiano la qualità, la fiducia e il prodotto italiano (specie per l'alimentazione).

2) La dieta mediterranea di noi napoletani é più sana e meno calorica di quella di romani, milanesi e torinesi. Però è vero che siamo buongustai: non siamo ricchi ma ci consoliamo con la buona tavola.

3) Personalizzi troppo. A casa tua puoi avere anche Vissani come chef, qui si parlava in generale. Ed è incontrovertibile che a Napoli si consumano in media più cibi freschi e artigianali che altrove.

4) Hai completamente eluso la domanda. Perché i napoletani fanno poco uso di psicofarmaci e si suicidano poco?

La gente deve essere libera di scegliere, giusto, di conseguenza le regole del mercato devono consentire a tutti gli attori di competere ad armi pari. Un piccolo negoziante è già gravemente svantaggiato per il volume di vendita e non potrà mai praticare gli sconti di un ipermercato. Ma allora si imponga almeno all'ipermercato di adeguarsi agli orari di apertura compatibili con le possibilità dei piccoli negozianti.

Tirando le somme, nel tuo compitino a casa potevi fare molto meglio. Molto pregiudizio, troppa personalizzazione, poco ragionamento. VOTO 4 (di incoraggiamento).

 

Penoso , letteralmente penoso !! Solo per rispetto ai napoletani (pochi) che hanno più dignità ed intelligenza di te , ti evito le classifiche dove i napoletani eccellono per le maglie nere . Sarebbe un infinito stillicidio . Tralascio la comica affermazione dove a Napoli si consumano cibi più freschi e artigianali che altrove . Ne sei sicuro ?? Se fossi un campanilista idio ta come te direi che la Toscana (e non solo ) ti sopravanza di gran lunga . Ma non mi interessa , però pensa alle mozzarelle ed ai formaggi prodotti nella terra del fuoco , prodotti ittici ( cozze in primis ) che fanno venire problemi gastritici importanti se non colera ( qualche volta ) , pomodori ed ortaggi in genere coltivati vicino alle discariche , forni che cuociono il pane con legno marcio e primato per le affatturazioni vinicole . Vai alla Conad , vai che e’ meglio  Borioso co@lione . Però un “colpettino” te lo assesto ugualmente nella speranza che almeno ti azzittisca definitivamente . Se ti basta essere primo sulla base della “qualità “ della morte , hai vinto te : 

Napoli prima nella classifica della “qualità della morte”

 

le statistiche del “Il Sole 24 Ore” veritiere sui servizi ma non sull’esistenza

suicidio-suicidi-blog-politica-italia-mo– Ci risiamo! Anche quest’anno la rituale classigica della qualità della vita stilata  da “Il Sole 24 Ore” vede Napoli in fondo, penultima per la precisione, meglio della sola Taranto. Era così anche lo scorso anno partendo dal presupposto che a Napoli i servizi sono scarsissimi e che sono davvero poche le cose che funzionano. Come si fa ad assolvere una città in cui il lavoro è una conquista e non un diritto, dove il verde e gli spazi pubblici sono pressoché inesistenti e dove l’ordine pubblico non è assicurato?
Ma queste graduatorie vanno prese per quelle che sono e non per quelle che vogliono essere. La classifica in oggetto non dovrebbe chiamarsi “della qualità della vita” ma “della qualità dei servizi”, che è cosa ben diversa.A proposito, nello scorporo dei coefficienti che le compongono, è il caso di sottolineare che nella specifica classifica dell’ordine pubblico Napoli si attesta al posto 90. Male ......

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4 ore fa, ariafresca123 ha scritto:

Ma finiscila, che sei veramente penoso e cerchi di difendere l'indifendibile. A Napoli la cucina è poco calorica???? Ma che caxxo stai  di'?? I Napoletani si suicidano poco?? SOno poco stressati, non hanno un caxxo da fare. E poi si muore molto presto di altre cose...  Ti va bene così?

Se a Napoli si sta così bene, perchè nessuno si trasferisce da voi e neppure mai se lo sognerebbe??

Smettila di rompere le palle a tutto il forum, che tutta questa perfezione di napoli puoi raccontarla e farla credere solo ad un napoletano.

Il voto non te lo do, perchè non sei neppure classificato.

P.S.: domenica andrò a fare shopping, in casa mia necessitiamo di rinnovare il guardaroba. Posso?????????

 

Ti ricordo che questa era una discussione sulla limitazione degli orari di apertura dei negozi, non sulla qualità della vita dei napoletani. Ho parlato di Napoli solo per fare un esempio di un modello socio-economico che, pur affetto da ben altri, gravissimi e ormai secolari problemi (disoccupazione, criminalità, emarginazione o autoemarginazione di larghe fasce della popolazione di interi quartieri, non solo periferici), ha subìto gli effetti della globalizzazione, del liberismo e del consumismo sregolato in modo un po' meno invasivo e distorcente rispetto ad altre realtà. Ma questo non è un merito dei napoletani (così come non è colpa dei cittadini delle altre città se sono invase o assediate dalla grande distribuzione commerciale), è solo una forma inconscia di autodifesa collettiva. Chi ha mai parlato di perfezione partenopea? Nell'area urbana sono ancora relativamente pochi i supermercati, anzi molti hanno chiuso, insieme a centinaia di piccoli negozi, negli anni della crisi. Ma guai se Napoli venisse invasa dalla grande distribuzione! Credo che sarebbe un colpo mortale per la sua già disastrata economia basata sul terziario. Chiuderebbero migliaia di negozi e molti dei tanti mercatini rionali che ancora oggi grazie a Dio pullulano di vita, di freschezza, e di profumi campani e italiani. Lo spopolamento della città (che all'Unificazione aveva più abitanti di Milano e Torino messe insieme) subirebbe una brusca accelerazione. Ho più volte citato, e tu non hai smentito, i risultati di uno studio della Cgia di Mestre: nei primi 9 anni di questo secolo per ogni nuovo posto di lavoro creato nella grande distribuzione se ne sono persi ben 6 nella piccola:

http://www.regioni.it/attivita-produttive/2010/04/30/commercio-cgia-mestre-in-8-anni-persi-130-000-posti-lavoro-per-gdo-35237/

Ho poi citato il dato di Confesercenti che dice che dalla liberalizzazione degli orari di Monti (2012) a oggi si sono persi nel settore ulteriori 108.000 posti di lavoro. Ti inviterei a riflettere su questi dati più che sulla qualità della vita dei napoletani. I quali, clima e cucina a parte, vivranno peggio dei viennesi e dei berlinesi, ma almeno con le loro abitudini di spesa provano a difendere il lavoro nella loro città. Di fronte a questi dati un governo serio non solo può ma DEVE provare a ridurre l'enorme e oggettivo gap di competitività che mette in ginocchio la piccola distribuzione (e indirettamente tante piccole aziende produttive nazionali, specie nel settore agro-alimentare ma non solo). Il mio salumiere vende ottimi salumi e latticini locali e nazionali, e a quasi 70 anni si fa un mazzo così nel negozio insieme alla moglie, alla figlia (pure quando è incinta) e a un commesso che fa le consegne a domicilio, ma non può restare aperto a orario continuato, fino alle 22 o le 24, e pure la domenica e le feste comandate. E non può certo competere sui prezzi con colossi come i francesi Auchan e Carrefour che solo in Italia hanno una sessantina di ipermercati ciascuno e migliaia di altri punti vendita, e che per giunta cominciano a vendere pure on line (e dunque cominceranno presto a licenziare o a demansionare i dipendenti dei loro stessi punti vendita tradizionali). Ora basta! Questi signori del liberismo e della globalizzazione senza regole devono smetterla di colonizzarci e di portarci via il lavoro e la produzione. Le misure di Di Maio sugli orari e sui turni sono all'acqua di rosa. Servono misure drastiche per tutelare il lavoro e il prodotto italiano: io raddoppierei l'Iva sulla grande distribuzione e per chi vuole vendere pure on line la triplicherei. Come minimo. Peggio per te e per tutti i maniaci del carrello domenicale, ma peggio soprattutto per i predoni delle multinazionali del commercio.

P.S. Spero che domenica vorrai rinnovare il tuo bellissimo guardaroba con capi made in Italy e non con marchi italiani cuciti sopra camicie, giacconi e pantaloni made in China, Korea e simili. Trucchetto miserevole introdotto negli anni della grande distribuzione ma che negli anni '60, quelli del nostro miracolo economico, avrebbe fatto gridare allo scandalo i consumatori italiani e sarebbero fioccate le denunce alla magistratura. Perdona la curiosità: ma tu davvero lavori dalla mattina alla sera, dal lunedì al sabato? Allora posso ben capire i motivi del tuo stress e della tua scarsa propensione al ragionamento.  

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