Negozi aperti la domenica, Italiani favorevoli

24 minuti fa, etrusco1900 ha scritto:

Per un semplice motivo, se tu chiudi c'è un tuo concorrente che tiene aperto e ti frega la clientela e tu supermercato sei costretto a tenere aperto non perché sia per te economicamente conveniente, anzi sai che ti aumentano i costi e preferiresti tenere chiuso, ma semplicemente perché altrimenti un tuo concorrente ne approfitterebbe per farti una concorrenza sleale, stesso discorso per i piccoli negozi, costretti a tenere aperto la Domenica a causa della concorrenza dei grossi centri commerciali, il tutto fatto pagare ai dipendenti costretti a lavorare nei festivi sotto ricatto di non rinnovo del contratto... ben venga a livello governativo una seria regolamentazione delle aperture.

Certo che siete duri eh...... forse quasi quasi  ve la auguro la chiusura domenicale, ve lo meritereste proprio!!!! Io acquisterei su internet, semza dubbio. E come me la maggioranza degli italiani. Disoccupazione senza freni... consumi in picchiata, povertà in aumento. Ma tutti felici a casa la domenica!! Ma fammi il piacere... quando non c'è lavoro, non ci sono soldi. E se non ci sono soldi, chiude anche il piccolo negozio.

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57 messaggi in questa discussione

1 ora fa, ariafresca123 ha scritto:

Certo che siete duri eh...... forse quasi quasi  ve la auguro la chiusura domenicale, ve lo meritereste proprio!!!! Io acquisterei su internet, semza dubbio. E come me la maggioranza degli italiani. Disoccupazione senza freni... consumi in picchiata, povertà in aumento. Ma tutti felici a casa la domenica!! Ma fammi il piacere... quando non c'è lavoro, non ci sono soldi. E se non ci sono soldi, chiude anche il piccolo negozio.

Impeccabile !! Gli hai messi tutti KO !! 

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1 ora fa, mark222220 ha scritto:

Impeccabile !! Gli hai messi tutti KO !! 

Forse avete creduto a quello che vi hanno raccontato certe reti televisive su quello che avviene all'estero facendoVi credere che all'estero stanno tutti aperti; tralasciamo gli Stati Uniti dove i negozi sono aperti anche di notte, in Europa le aperture Domenicali sono regolamentate, hanno precisi orari da rispettare, mi sembra che il governo Italiano non stia parlando di chiudere la Domenica, ma di fare turni in modo da rispettare sia la necessità di chi deve fare la spesa sia chi di chi in questi centri commerciali ci lavora; dipendesse da me una piccola tassa sulle aperture Domenicali e festive dei negozi al di sopra di una certa metratura comunque la metterei, sarebbe un disincentivo ad aprire i giorni festivi  e soldi in entrata per stato e comuni  (che di soldi ne hanno bisogno); poi si potrebbero fare eccezioni per i comuni turistici, definendo bene cosa significa comune turistico, un comune si  può definire turistico solo se totalizza xx presenze  xx equivalente a quanto? si può discutere, centomila presenze annue? cinquecentomila?  un milione? si può discutere, altrimenti può accadere quello che hanno fatto alcune regioni che hanno classificato tutto il loro territorio come turistico con il paradosso che  anche il comune di Roccacannuccia possa essere classificato come turistico e aggirare le norme sulle aperture.

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13 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Come prevedevo, il consumismo sregolato ti ha dato alla testa. Sei uno di quei milioni di inconsapevoli drogati che la domenica e le feste comandate, invece di godersi la vita, sprecano quel poco tempo libero aggirandosi per ore, come automi, nei supermercati, spingendo un carrello finché non lo si è colmato di robaccia a prezzo di saldo, fabbricata per lo più grazie allo sfruttamento del lavoro a 10.000 e passa km da noi. Oppure prodotta qui da piccoli produttori, specie quelli del settore agroalimentare, strozzati dal cartello dei prezzi dei grandi distributori e dunque spesso costretti pure loro a produrre roba scadente per realizzare un margine di sopravvivenza. Al solo pensiero che Di Maio vi chiuda le porte dei vostri santuari del consumismo, per giunta di domenica, andate in crisi di astinenza. Le mie figlie, da piccole, la domenica io non le portavo a respirare l'aria condizionata e viziata dei centri commerciali, le portavo a respirare l'aria pura delle spiagge e delle scogliere del Golfo o delle pinete del Vesuvio (prima che abolissero il Corpo Forestale lasciandole in balìa dei piromani). E quando si fecero più grandi le portavo a visitare i cento e passa musei di Napoli e provincia, gli Scavi di Pompei ed Ercolano, e le fiere popolari, nelle piazzette dei paesini, ad ammirare le bellezze dell'artigianato locale e a degustare le squisitezze delle nostre fattorie. Niente Ikea, niente Euronics, Auchan e simili! Una domenica di qualche anno fa partimmo alle sette di mattina per andare alla Reggia di Caserta e da lì a visitare le storiche seterie di San Leucio (quelle dove furono tessute le bandiere che oggi sventolano sulla Casa Bianca e su Westminster). Restammo imbottigliati 3 ore in una coda sulla A1. Un incidente? Una frana? No: la coda era formata da decine di migliaia di drogati del consumismo che volevano a tutti costi entrare tra i primi in un centro commerciale di elettronica che si inaugurava quel giorno e prometteva offerte vantaggiose. Roba da matti!

I piccoli negozi stanno scomparendo perché per ovvi motivi, non ultimi gli orari d'apertura, non possono reggere la concorrenza degli ipermercati e delle grandi catene commerciali. E quelli che sopravvivono sono spesso costretti pure loro a rifornirsi di merce cinese o scadente per realizzare un piccolo guadagno a fine mese. E di conseguenza chiudono tanti piccoli e medi produttori italiani. Un circolo vizioso micidiale per la nostra economia.  Senza drastici interventi della politica per arginare le vendite on line, nei prossimi anni andrà anche peggio. Uno come Amazon, che con un clic del mouse si fa spedire un televisore da Hong Kong e con un altro clic te lo spedisce a casa tua, deve essere tassato almeno il doppio di un commerciante tradizionale.

Mia madre durante la settimana lavorava nella scuola e mio padre il dolce domenicale non lo faceva certo impastare e infornare da lei, bensì dal sig. Scaturchio o dal sig. Pintauro. Nomi che a te, tossicodipendente da carrello, non dicono nulla, ma che sono ben noti nel Sol Levante. A quei turisti giapponesi che si fanno confezionare enormi babà e guantiere di sfogliate, ricce e frolle, e sciù e santerose, e ogni bendidio, in appositi contenitori da viaggio. Non so cosa arrivi a Tokyo dopo 12  ore di volo, ma evidentemente qualcosa della grande e antica arte pasticciera napoletana arriva.  

Guarda che qui si sta parlando di negozi, non di Napoli. A me onestamente di Napoli e dei babà non me ne può fregar di meno, anche perchè i babà sinceramente non mi piacciono.  Frena un po' la tua boria!!

Riguardo ai negozi, come prevedevo non hai capito nulla di quello che si dice. Forse è il diabete....attento, troppi dolci fanno male.   Non so la gente che frequenti te, ma io ed i miei amici e colleghi, non siamo affatto tossicodipenenti dai negozi. Portiamo i figli al cinema, al mare, a visitare città, ai musei, e se capita, e quando serve, anche a comprare dei vestiti. Perchè ai musei mica ci si può andare vestiti da straccioni. Gli abiti servono, e torno a ribadire, che c'è gente (forse ne conosci poca, non so) che lavora tutto il giorno e non ha tempo di cazzeggiare a giro per i negozi. Resta la domenica, che ti piaccia o no.  Non sono i tuoi vizi a decidere chi deve stare aperto e chi deve riposare.

Tanti saluti a Scaturchio e Pintauro...non li conosco e neppure ci tengo. Grazie comunque.

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31 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Napoli c'entra molto con questa discussione, per almeno 4 motivi:

1) Tra le grandi città (Roma, Milano, Torino, Genova) Napoli è, di gran lunga, quella dove resiste di più il piccolo commercio. Ancora oggi I napoletani si fidano molto di più dei loro negozianti di fiducia che dei grandi distributori.

2) Tra le grandi città Napoli è quella con la minore spesa pro capite in consumi complessivi (avendo il reddito pro capite più basso), in compenso è al primo posto per la spesa alimentare.

3) Tra le grandi città Napoli è quella dove si mangia meglio, ovvero dove è più alto il consumo pro capite di cibi freschi, genuini, locali (es. il pesce fresco, le verdure e i latticini freschi), e di dolci e gelati artigianali.

4) Tra le grandi città Napoli è, di gran lunga, quella con il più basso consumo di psicofarmaci e con il più basso numero di suicidi in rapporto alla popolazione. 

Hai letto? Bene, ora ti assegno, se permetti, un compitino a casa, facile facile. Metti in evidenza una eventuale correlazione logica tra i 4 punti citati ed eventualmente commentala.

Gli orari di apertura dei negozi nei paesi seri li stabilisce il governo (centrale e/o locale) nell'interesse della collettività e non certo della grande distribuzione. La quale, come ho scritto nei precedenti post di questa discussione, gode in Italia di restrizioni sugli orari minori di quelle imposte negli altri grandi paesi UE. Ho anche scritto e argomentato, anche in base ai dati di Confesercenti e a un famoso studio della Cgia di Mestre, che in Italia il passaggio dalla piccola alla grande distribuzione commerciale ha avuto ed ha effetti pesantemente negativi, per non dire disastrosi, sull'economia e sull'occupazione.

Saluti

 

Poveraccio !! Sei un povero Cazzaro disperato che riusciresti a far diventare antipatica ed odiosa Napoli ed i napoletani anche a chi non ha questa ambiziosa intenzione. Le tue 4 premesse non vogliono dire un caz.z.o e niente c’entrano con la questione oggetto del dibattere . Quindi quelle statistiche può cacciartele nel cacapasti ammesso che siano vere e non decontestualizzate . Vorrà dire che Napoli ed i napoletani aggiungeranno un’altra perla ai loro record dei quali vai orgoglioso come un tapino bastonato . Sara’ l’unica città italiana che boicotterà integralmente l’apertura domenicale degli esercizi commerciali e così sarai contento  e la prossima volta potrai appendere alla giacca questa medaglia insieme alle altre 4. Fai pena !! Ultimamente ti mazzola di brutto , e me ne dispiace, pure la testadiminkia Docgalileo . E’ tutto dire a che livello infimo sei arrivato . 

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14 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Napoli c'entra molto con questa discussione, per almeno 4 motivi:

1) Tra le grandi città (Roma, Milano, Torino, Genova) Napoli è, di gran lunga, quella dove resiste di più il piccolo commercio. Ancora oggi I napoletani si fidano molto di più dei loro negozianti di fiducia che dei grandi distributori.

2) Tra le grandi città Napoli è quella con la minore spesa pro capite in consumi complessivi (avendo il reddito pro capite più basso), in compenso è al primo posto per la spesa alimentare.

3) Tra le grandi città Napoli è quella dove si mangia meglio, ovvero dove è più alto il consumo pro capite di cibi freschi, genuini, locali (es. il pesce fresco, le verdure e i latticini freschi), e di dolci e gelati artigianali.

4) Tra le grandi città Napoli è, di gran lunga, quella con il più basso consumo di psicofarmaci e con il più basso numero di suicidi in rapporto alla popolazione. 

Hai letto? Bene, ora ti assegno, se permetti, un compitino a casa, facile facile. Metti in evidenza una eventuale correlazione logica tra i 4 punti citati ed eventualmente commentala.

Gli orari di apertura dei negozi nei paesi seri li stabilisce il governo (centrale e/o locale) nell'interesse della collettività e non certo della grande distribuzione. La quale, come ho scritto nei precedenti post di questa discussione, gode in Italia di restrizioni sugli orari minori di quelle imposte negli altri grandi paesi UE. Ho anche scritto e argomentato, anche in base ai dati di Confesercenti e a un famoso studio della Cgia di Mestre, che in Italia il passaggio dalla piccola alla grande distribuzione commerciale ha avuto ed ha effetti pesantemente negativi, per non dire disastrosi, sull'economia e sull'occupazione.

Saluti

 

1) Tra le grandi città (Roma, Milano, Torino, Genova) Napoli è, di gran lunga, quella dove resiste di più il piccolo commercio. Ancora oggi I napoletani si fidano molto di più dei loro negozianti di fiducia che dei grandi distributori.

Meno gente che lavora, soprattutto fra le donne,  e quindi più tempo libero per girare i negozi

2) Tra le grandi città Napoli è quella con la minore spesa pro capite in consumi complessivi (avendo il reddito pro capite più basso), in compenso è al primo posto per la spesa alimentare.

Significa che mangiate tanto, troppo!

3) Tra le grandi città Napoli è quella dove si mangia meglio, ovvero dove è più alto il consumo pro capite di cibi freschi, genuini, locali (es. il pesce fresco, le verdure e i latticini freschi), e di dolci e gelati artigianali.

Che a Napoli si mangia meglio lo dici tu, anche nella mia tavola le verdure fresche non mancano mai.  E forse si mangia pure meglio dei napoletani, perchè riduciamo i dolci, e quel poco che mangiamo spesso non è di pasticceria ma fatto in casa. E questo è un valore aggiunto.

4) Tra le grandi città Napoli è, di gran lunga, quella con il più basso consumo di psicofarmaci e con il più basso numero di suicidi in rapporto alla popolazione. 

Vedi risposta al numero 1... (sulle morti tralasciamo, non ti conviene)

Ti consiglio di gasarti di meno, di essere più obiettivo, meno pesante e meno rompiscatole.  Non ho mai visto la tua Napoli fra le città dove si vive meglio e dove tutti vorrebbero andare...   E se a Napoli amate i piccoli negozietti teneteveli pure, chi se ne frega. Io preferisco tutti i tipi di negozi, anche perchè la gente deve essere libera di scegliere quello che preferisce e meglio si adatta alle proprie esigenze. Non è Napoli che detta legge, e nemmeno fosforo.

Ci sono problemi decisamente più importanti dei negozi, anche e soprattutto a Napoli.

E con questo chiudo, non mi piace scendere troppo di livello.

Saluti a Napoli e ai babà!

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4 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

1) A meno che noi hai un ipermercato sotto casa, dove trovi tutto il necessario, la spesa nei negozi porta via meno tempo, ma in genere più soldi. In base al tuo ragionamento i napoletani, poveri e disoccupati, dovrebbero passare il loro tempo nei supermercati a caccia di sconti e offerte promozionali (che non mancano mai) e invece privilegiano la qualità, la fiducia e il prodotto italiano (specie per l'alimentazione).

2) La dieta mediterranea di noi napoletani é più sana e meno calorica di quella di romani, milanesi e torinesi. Però è vero che siamo buongustai: non siamo ricchi ma ci consoliamo con la buona tavola.

3) Personalizzi troppo. A casa tua puoi avere anche Vissani come chef, qui si parlava in generale. Ed è incontrovertibile che a Napoli si consumano in media più cibi freschi e artigianali che altrove.

4) Hai completamente eluso la domanda. Perché i napoletani fanno poco uso di psicofarmaci e si suicidano poco?

La gente deve essere libera di scegliere, giusto, di conseguenza le regole del mercato devono consentire a tutti gli attori di competere ad armi pari. Un piccolo negoziante è già gravemente svantaggiato per il volume di vendita e non potrà mai praticare gli sconti di un ipermercato. Ma allora si imponga almeno all'ipermercato di adeguarsi agli orari di apertura compatibili con le possibilità dei piccoli negozianti.

Tirando le somme, nel tuo compitino a casa potevi fare molto meglio. Molto pregiudizio, troppa personalizzazione, poco ragionamento. VOTO 4 (di incoraggiamento).

 

Ma finiscila, che sei veramente penoso e cerchi di difendere l'indifendibile. A Napoli la cucina è poco calorica???? Ma che caxxo stai  di'?? I Napoletani si suicidano poco?? SOno poco stressati, non hanno un caxxo da fare. E poi si muore molto presto di altre cose...  Ti va bene così?

Se a Napoli si sta così bene, perchè nessuno si trasferisce da voi e neppure mai se lo sognerebbe??

Smettila di rompere le palle a tutto il forum, che tutta questa perfezione di napoli puoi raccontarla e farla credere solo ad un napoletano.

Il voto non te lo do, perchè non sei neppure classificato.

P.S.: domenica andrò a fare shopping, in casa mia necessitiamo di rinnovare il guardaroba. Posso?????????

 

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21 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

1) A meno che noi hai un ipermercato sotto casa, dove trovi tutto il necessario, la spesa nei negozi porta via meno tempo, ma in genere più soldi. In base al tuo ragionamento i napoletani, poveri e disoccupati, dovrebbero passare il loro tempo nei supermercati a caccia di sconti e offerte promozionali (che non mancano mai) e invece privilegiano la qualità, la fiducia e il prodotto italiano (specie per l'alimentazione).

2) La dieta mediterranea di noi napoletani é più sana e meno calorica di quella di romani, milanesi e torinesi. Però è vero che siamo buongustai: non siamo ricchi ma ci consoliamo con la buona tavola.

3) Personalizzi troppo. A casa tua puoi avere anche Vissani come chef, qui si parlava in generale. Ed è incontrovertibile che a Napoli si consumano in media più cibi freschi e artigianali che altrove.

4) Hai completamente eluso la domanda. Perché i napoletani fanno poco uso di psicofarmaci e si suicidano poco?

La gente deve essere libera di scegliere, giusto, di conseguenza le regole del mercato devono consentire a tutti gli attori di competere ad armi pari. Un piccolo negoziante è già gravemente svantaggiato per il volume di vendita e non potrà mai praticare gli sconti di un ipermercato. Ma allora si imponga almeno all'ipermercato di adeguarsi agli orari di apertura compatibili con le possibilità dei piccoli negozianti.

Tirando le somme, nel tuo compitino a casa potevi fare molto meglio. Molto pregiudizio, troppa personalizzazione, poco ragionamento. VOTO 4 (di incoraggiamento).

 

Penoso , letteralmente penoso !! Solo per rispetto ai napoletani (pochi) che hanno più dignità ed intelligenza di te , ti evito le classifiche dove i napoletani eccellono per le maglie nere . Sarebbe un infinito stillicidio . Tralascio la comica affermazione dove a Napoli si consumano cibi più freschi e artigianali che altrove . Ne sei sicuro ?? Se fossi un campanilista idio ta come te direi che la Toscana (e non solo ) ti sopravanza di gran lunga . Ma non mi interessa , però pensa alle mozzarelle ed ai formaggi prodotti nella terra del fuoco , prodotti ittici ( cozze in primis ) che fanno venire problemi gastritici importanti se non colera ( qualche volta ) , pomodori ed ortaggi in genere coltivati vicino alle discariche , forni che cuociono il pane con legno marcio e primato per le affatturazioni vinicole . Vai alla Conad , vai che e’ meglio  Borioso co@lione . Però un “colpettino” te lo assesto ugualmente nella speranza che almeno ti azzittisca definitivamente . Se ti basta essere primo sulla base della “qualità “ della morte , hai vinto te : 

Napoli prima nella classifica della “qualità della morte”

 

le statistiche del “Il Sole 24 Ore” veritiere sui servizi ma non sull’esistenza

suicidio-suicidi-blog-politica-italia-mo– Ci risiamo! Anche quest’anno la rituale classigica della qualità della vita stilata  da “Il Sole 24 Ore” vede Napoli in fondo, penultima per la precisione, meglio della sola Taranto. Era così anche lo scorso anno partendo dal presupposto che a Napoli i servizi sono scarsissimi e che sono davvero poche le cose che funzionano. Come si fa ad assolvere una città in cui il lavoro è una conquista e non un diritto, dove il verde e gli spazi pubblici sono pressoché inesistenti e dove l’ordine pubblico non è assicurato?
Ma queste graduatorie vanno prese per quelle che sono e non per quelle che vogliono essere. La classifica in oggetto non dovrebbe chiamarsi “della qualità della vita” ma “della qualità dei servizi”, che è cosa ben diversa.A proposito, nello scorporo dei coefficienti che le compongono, è il caso di sottolineare che nella specifica classifica dell’ordine pubblico Napoli si attesta al posto 90. Male ......

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