La nazionale che non c'è più

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Inviata (modificato)

il calcio: un mondo tutto da ridimensionare.

calciatori troppo idolatrati, strapagati e ke nn sempre corrispondono alle premesse promesse e sognate. troppi stranieri ke l'america l'han trovata in ItaGlia ma, gratta gratta, solo frilli e nessun vivaio x nuove generazioni.

anke in F1 o Moto, specie GP, son strapagati ma viaggiano a velocità folli riskiando la vita dal via al traguardo; i calciatori come si scontrano, rotolano x terra offrendo spettacoli indecorosi mentre i corridori, nonostante cadute rovinose, si rialzano immediatamente e, se la moto nn si é spenta, subito in sella. 

Modificato da uvabianca111

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Il motivo per cui la Nazionale é mediocre é molto semplice: non ci sono più le selezioni curate da allenatori esperti.

Oggi tutti fanno calcio, pagando la retta.

Inoltre i trainer curano le diagonali, i tagli e la zona mista ma non più la tecnica di base. e puntano al risultato, dimenticando il gioco e il divertimento del ragazzino, ingredienti indispensabili per una corretta crescita.

Quindi abbiamo atleti disciplinati ma non più calciatori fantasiosi. E siccome non parliamo di atletica leggera la cosa mi pare disdicevole.

Gli stranieri non sono affatto troppi, anzi sono ancora pochi. Almeno quelli si impegnano per emergere e non vengono portati avanti da genitori che, siccome pagano, rompono il *** pure nei tornei per bambini.

 

Infine vorrei far notare che...é vero che molti stranieri che arrivano sono dei pipponi, ma é altrettanto vero che per un giovane italiano con 12 presenza, 3 gol e 2 assist e in serie C...ti chiedano 12 milioni+bonus.

Il confronto con le moto GP non sta nè in cielo nè in terra, muovendo molti meno capitali. Se i centauri rischiano la vita (poco con gli accorgimenti di oggigiorno) immaginiamo un minatore o un pompiere...

Ma che confronti sono?

 

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Ha ragione Mancini, le squadre di serie A sono imbottite di stranieri, decisamente troppi. Tutto dipende dalla cialtronaggine dei nostri presidenti di club e di una federazione pressoché inesistente e incapace di gestire in modo serio perfino la serie B. I proprietari dei nostri club vogliono investire sul sicuro e avere un rapido ritorno economico. Quindi 9 volte su 10 ingaggiano calciatori stranieri esperti o anche giovani ma già formati e già pronti per scendere in campo da titolari. Se acquistano un italiano per lo più lo acquistano per la panchina. Mentre gli investimenti nel vivaio sono crollati. Come scrive molto giustamente Lelotto, le squadre giovanili in Italia sono affidate ad allenatori e istruttori di modesta qualità ed esperienza. All'estero non è così. Mi viene in mente prima di tutto il basket americano. Lo sanno tutti che gli Usa sono la patria del basket. Per molti decenni riuscirono a vincere l'oro olimpico schierando selezioni di dilettanti under 22, cioè di studenti dei college universitari. E sapete perché ci riuscivano? Perché i migliori allenatori non allenavano i professionisti della NBA bensì i dilettanti della NCAA. Un nome per tutti: il mitico John Wooden, probabilmente il più grande allenatore di pallacanestro di tutti i tempi, che non allenò mai squadre professioniste. E ancora oggi molti tra i coach più famosi, da Mike Krzyzewski a Larry Brown, allenano i college, ovvero il vivaio della NBA. Tornando al calcio, è come se da noi Allegri e Spalletti non allenassero in serie A ma in serie P cioè nei campionati Primavera. Tutti sanno che il miglior settore giovanile del mondo è quello del Barcellona. Ebbene, il mitico Johan Crujff mentre allenava il Barcellona si occupava anche delle squadre giovanili del club catalano. Ma i grandi allenatori costano, la formazione  di un campione richiede molti anni e i ragazzi, anche i più promettenti, non di rado tradiscono le attese. E così i nostri presidenti cialtroni trascurano il vivaio e comprano all'estero. E la nazionale resta fuori dal mondiale. A mio avviso non c'è che un modo per uscirne. Le squadre di serie A devono essere obbligate dalla federazione a scendere in campo con un prefissato numero minimo di italiani. Secondo me almeno 5 titolari su 11 dovrebbero essere sempre di scuola italiana, cioè formati nei vivai italiani. L'obiezione più comune è che una simile regola sarebbero in contrasto con il principio della libera circolazione dei lavoratori nell'Unione Europea. Ma io non credo, visto che ogni club sarebbe in ogni caso libero di inserire nella rosa un numero a piacere di giocatori stranieri europei, mentre per gli extracomunitari si potrebbe porre un limite anche sulle riserve. 

Modificato da fosforo41

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