CHE CIALTRONATA MA E' QUELLO DI RIGNANO NO E' POMIGLIANO

17 messaggi in questa discussione

Calenda se la canta e se la suona, e riesce a convincere i polli, ma chissà se riuscirebbe a convincere i giudici contabili qualora finisse davanti alla Corte dei Conti per danno erariale. E io spero vivamente che ci finisca. Come spiega il presidente dell'Anac Cantone, quello dell'Ilva non era un appalto pubblico ma una gara a trattativa privata e c'era tutta la possibilità e tutto l'interesse per lo Stato di accettare rilanci. Anzi, specifica Cantone, una o più fasi di rilancio erano espressamente previste nella stessa lettera di invito a manifestare interesse.  Leggi molto attentamente e poi fammi sapere se affideresti il tuo condominio a un amministratore come Calenda.

http://www.finanzaonline.com/forum/arena-politica/1862201-sabato-21-07-2018-tutta-la-storia-calenda-contro-cantone-ma-le-carte-lo-smentiscono.html?s=d9f7992f2a98df6b671e023997c9f091

Saluti

P.S. Come è noto, ANAC sta per Autorità Nazionale AntiCorruzione. C'entra qualcosa la corruzione con la faccenda ILVA?  Lo scopriremo solo vivendo. 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Beh   tu  la  canti  e  la  suoni  in  difesa  di  quell'incapace  fanfarone, bugiardo, tronfio arruffapopolo ,  che  fa  tutto il  contrario di  quello  che   aveva  promesso  ma  te  ne  stai  zitto  nessuna  indignazione.

Doveva  chiudere  l' Ilva  e  invece   fa il  complice  al delitto  perfetto.

Non faceva   alleanze  con  nessuno  e   si allea  con  il becero razzista

Doveva  ripristinare  l'articolo  18 ed  invece  su  una  mozione  per  ripristinarlo   vota  contro

etc etc etc    ma   il fanfarone  resta  solo  quello  di rignano... 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

P.S.  che  cavolo  di   sito  citi   mai   visto e  sentito... ah  si   uno  dei  siti   di  propaganda   di Bannon ?

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Inviata (modificato)

2 ore fa, pm610 ha scritto:

Beh   tu  la  canti  e  la  suoni  in  difesa  di  quell'incapace  fanfarone, bugiardo, tronfio arruffapopolo ,  che  fa  tutto il  contrario di  quello  che   aveva  promesso  ma  te  ne  stai  zitto  nessuna  indignazione.

Doveva  chiudere  l' Ilva  e  invece   fa il  complice  al delitto  perfetto.

Non faceva   alleanze  con  nessuno  e   si allea  con  il becero razzista

Doveva  ripristinare  l'articolo  18 ed  invece  su  una  mozione  per  ripristinarlo   vota  contro

etc etc etc    ma   il fanfarone  resta  solo  quello  di rignano... 

Egr. pm devi scusarmi ma io trovo che sia “sconvolgente “, allo stato delle cose , discutere in modo razionale e corretto con un emerito idio ta che di nome fa Fosforo 41.  Può anche darsi che io qualche volta esageri in alcune  “definizioni “ con cui l’apostrofo, ma questo Cazzaro di Napoli e’ uno scappato da casa con la mente piena di odio verso tuttocio’ che riguarda il PD ed il suo gruppo dirigente . Non ho voglia ripercorrere tutte le tappe che dimostrano la giustezza della mia affermazione , del resto , sono tutte lì , nero su bianco , a testimoniare quel che dico. Mi limito solo a quest’ultimo passaggio che riguarda l’Ilva . Questo spudorato individuo ha il coraggio , pure , di difendere l’operato di un inetto e miserabile bamboccio di Pomigliano d’Arco , un altrettanto scappato da casa come il Cazzaro, che ha avuto il coraggio senza provare vergogna alcuna , di tenere in cassaforte il parere dell’Avvocatura dello Stato che certificava la legalità e l’operato di Calenda . E Lo ha fatto per ripugnanti calcoli elettorali impedendo di far conoscere alla gente il parere positivo dell’Avvocatura . Ed al Bibitaro non gliene e’ importato niente se il suo atteggiamento e’ costato un milione al giorno per 2 mesi , somma , che ricadrà interamente sulle spalle dei contribuenti . Ed il Cazzaro , invece di indignarsi per tuttocio’ , chiede addirittura che la Corte dei Conti indaghi Calenda per danni erariale mentre ci sarebbero invece tutti gli estremi che ad essere sottoposto al giudizio della Corte sia l’ex steward del San Paolo che , smentendo sfacciatamente quel che ha sempre detto , ovvero che l’Ilva andava chiusa , ora “ tenterebbe “ pure di prendersi dei meriti per un accordo che ha soltanto firmato con quasi 3 mesi di ritardo  e con un aggravio spaventoso di cifre a nostro carico , ma stipulato con competenza e grande onestà , riconosciutali dall’Avvocatura dello Stato , dall’ex Ministro Calenda . Ma come fate a discutere senza “offendere”, un idio ta come il Cazzaro di Napoli ?? 

Modificato da mark222220

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Calenda se la canta e se la suona, e riesce a convincere i polli, ma chissà se riuscirebbe a convincere i giudici contabili qualora finisse davanti alla Corte dei Conti per danno erariale. E io spero vivamente che ci finisca. Come spiega il presidente dell'Anac Cantone, quello dell'Ilva non era un appalto pubblico ma una gara a trattativa privata e c'era tutta la possibilità e tutto l'interesse per lo Stato di accettare rilanci. Anzi, specifica Cantone, una o più fasi di rilancio erano espressamente previste nella stessa lettera di invito a manifestare interesse.  Leggi molto attentamente e poi fammi sapere se affideresti il tuo condominio a un amministratore come Calenda.

http://www.finanzaonline.com/forum/arena-politica/1862201-sabato-21-07-2018-tutta-la-storia-calenda-contro-cantone-ma-le-carte-lo-smentiscono.html?s=d9f7992f2a98df6b671e023997c9f091

Saluti

P.S. Come è noto, ANAC sta per Autorità Nazionale AntiCorruzione. C'entra qualcosa la corruzione con la faccenda ILVA?  Lo scopriremo solo vivendo. 

Sei il solito mamipolatore e Cazzaro !! Un paio di settimane fa Di Maio disse che la gara per Ilva era illegittima, perché lo diceva un parere che lui aveva chiesto all’Avvocatura dello Stato.

Allora tutti gli chiedemmo di farci vedere il parere. E lui disse “ve la farò vedere l’8 settembre”. Un po’ strano, ma vabbè.

Arriva l’8 settembre. E il parere dice che quella gara andava bene (come hanno dimostrato le azioni dello stesso Di Maio, visto che l’altro ieri non solo non ha annullato la gara come aveva detto, non solo non ha chiuso l’Ilva come aveva promesso, ma ha attuato lo stesso identico piano che aveva fatto Calenda).

In un paese normale, uno del genere sta in un Circo , chiaro Cazzaro ?? 

Qua invece fa il vice-presidente del consiglio, il ministro del lavoro, il ministro dello sviluppo economico e il capo del partito di maggioranza relativa.  

2A03FDC9-0111-4E2D-A04C-F6E94DE1C657.jpeg

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Beh  io   penso  che  sia  meglio  non  mettersi   allo stesso  livello, anche se  qualche  volta  mi  lascio  andare.  Cerco nel  mio meglio e  per  questo copioincollo  quello  che  io penso sia  più  aderente  al  mio  pensiero,   così che  non possa  essere  attaccato  direttamente ed  infatti  se  ne  stanno  zitti leggono e  non  commentano  sapendo  di  essere se  non  d'accordo   in torto.  In  quanto a  Fosforo  ormai  penso  che  sia  irrecuperabile  ha  la  fissa  su  Renzi trova il modo  comunque   di  incolpare  lui  ormai  anche  sul *** degli   angeli . Sai  che  non  mi  è mai piaciuto il Renzi e non serve  ribadirlo  ma  da  qui a  consegnare  l' italia  in  mano  a  questi  beceri maldestri  incapaci e  peggiori del  Renzi ce  ne  vuole ma  questo  ha  fatto   il Fosforo & co e lo ho sempre   detto anche  in tempi  non  sospetti.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Inviata (modificato)

Visto che non mi rispondi nel merito della questione, ci provo io a mettere le cose in chiaro a beneficio dei forumisti seri e non faziosi. La questione è molto semplice, al di là del burocratese dell'Avvocatura, che è un mero ente consultivo e il suo "parere" è per l'appunto solo un parere, senza nessunissima pretesa di verità assoluta e men che meno valore vincolante per il decisore politico. Per inciso, in un infelice periodo della mia vita ebbi la sventura di avere a che fare con gli avvocati e ti assicuro che se mi fossi affidato supinamente ai loro pareri sarei andato incontro a sventure perfino peggiori. Ma in questo caso il parere dell'Avvocatura dello Stato corrobora la mia tesi. Basta leggere con un minimo di attenzione la paginetta inconsapevolmente postata dal lekkakulo di Renzi (e all'occorrenza pure di Calenda). Traduco dal burocratese il primo passaggio: è problematico escludere, ovvero è molto probabile che ci sia stata, una violazione della par condicio dei partecipanti alla gara. Ora il patetico Calenda chiede le dimissioni di Di Maio, ma fu lui e non Di Maio a gestire la gara,  dunque in base a quanto sopra dovrebbe essere lui a cambiare mestiere. O forse semplicemente a tornare a fare il suo mestiere di manager privato, perché come ministro ha a dir poco deluso, almeno nella faccenda Ilva. Se avesse rappresentato un'azienda privata che metteva in vendita uno stabilimento o un brevetto, con il cavolo che Calenda avrebbe respinto al mittente un'offerta al rilancio! Gli azionisti lo avrebbero licenziato in tronco e gli avrebbero chiesto i danni! Meno male che a mandarlo a casa ci hanno pensato gli elettori. Quella dell'Ilva, come precisa l'Anac, era una in sostanza una gara a trattativa privata e, come ribadisce l'Avvocatura nel secondo e terzo passaggio della paginetta, c'era un amplissimo potere discrezionale nel consentire o meno i rilanci e questo potere doveva essere finalizzato a massimizzare l'interesse pubblico, non quello di Arcelor Mittal. E nell'ultimo passaggio l'Avvocatura smonta le ragioni addotte dai Commissari governativi (che immagino agissero di concerto con il ministro) per giustificare il mancato esame dell'offerta in rilancio, ravvisando un secondo vizio di legittimità della gara in un eccesso di potere nel non corretto perseguimento del fine pubblico. Insomma, l'Avvocatura dello Stato conferma che Di Maio aveva pienamente ragione quando parlava di gara doppiamente viziata sotto il profilo della legittimità. Dopodiché il parere si trasforma in arrampicata sugli specchi e si legge (in altra parte del documento) che per annullare la gara debbono necessariamente sussistere "concrete ragioni di interesse pubblico non semplicemente rinvenibili nella pur fondamentale esigenza del ripristino della legalità" . In parole povere: UNA GARA ILLEGALE MA NON ANNULLABILE, cioè il DELITTO PERFETTO di cui ha parlato Di Maio. Ma io sono un razionalista e, a differenza di Di Maio e Hitchcock, penso che non esista il delitto perfetto e penso che sulla gara Ilva dovrebbero attentamente indagare non solo l'ANAC e la Corte dei Conti ma anche la magistratura ordinaria. 

Saluti

Modificato da fosforo41

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Resta  il fatto   che  arzigogoli  e  il  di  mejo  si  è rimangiato  tutto quello che  diceva  solo  un 15 giorni fa.. ma  tant'è  ORA E'  COMPLICE  DEL DELITTO  PERFETTO . PUNTO

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, fosforo41 ha scritto:

 La questione è molto semplice, al di là del burocratese dell'Avvocatura, che è un mero ente consultivo e il suo "parere" è per l'appunto solo un parere, senza nessunissima pretesa di verità assoluta e men che meno valore vincolante per il decisore politico

QUESTO  LO  DICI  TU VERO ?   Allora  che   cacvolate  spari  poi  in  supporto al  di  mejo  continuando a  stravolgere  ed  estrapolando a  tuo piacere  dal testo....  peccato  che  nella  pagina  che  io ho  postato  si  dica  tutto  il  contrario.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

http://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/parere-avvocatura-ilva-compressed-web.pdf  leggendolo  tutto  non da  ragione a  di  mejo  ma  dice   solo  che  se l' amministrazione  ovvero  il  ministero  ritiene  in autotutela  far  decadere  lo  puo  fare  solo   davanti  all' interesse  pubblico... ora   vorrei capire  quale  sarebbe  l'interesse  pubblico che  si potrebbe  addurre. ah  si  i  pruriti del  di  mejo corroborati dal fosforo  !   Resta  il fatto  che  il di  mejo  voleva  chiudere  l' Ilva ed  invece  ha  fatto  il  contrario rendendosi  complice del   come   da  lui  asserito DELITTO  PERFETTO.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
18 minuti fa, pm610 ha scritto:

http://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/parere-avvocatura-ilva-compressed-web.pdf  leggendolo  tutto  non da  ragione a  di  mejo  ma  dice   solo  che  se l' amministrazione  ovvero  il  ministero  ritiene  in autotutela  far  decadere  lo  puo  fare  solo   davanti  all' interesse  pubblico... ora   vorrei capire  quale  sarebbe  l'interesse  pubblico che  si potrebbe  addurre. ah  si  i  pruriti del  di  mejo corroborati dal fosforo  !   Resta  il fatto  che  il di  mejo  voleva  chiudere  l' Ilva ed  invece  ha  fatto  il  contrario rendendosi  complice del   come   da  lui  asserito DELITTO  PERFETTO.

Leggetevi  le  ultime  pagine  ovvero la  32 , 33, 34   in  nessun  modo  l'avvocatura  parla   di  decadenza  ma  solo  di  autotutela  che    dice  nulla ... o meglio  il  ministro  deve  prendersi  la responsabilità  di revoca  ma  solo  per  una  utilità  pubblica e  qui casca  l'asino  perchè  quale  sarebbe   l' utilità pubblica   ?  Ha  detto  qualcosa  in  merito  il cialtrone   fanfarone  di  Rignano  ops  no  di pomigliano ?

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
20 minuti fa, pm610 ha scritto:

http://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/parere-avvocatura-ilva-compressed-web.pdf  leggendolo  tutto  non da  ragione a  di  mejo  ma  dice   solo  che  se l' amministrazione  ovvero  il  ministero  ritiene  in autotutela  far  decadere  lo  puo  fare  solo   davanti  all' interesse  pubblico... ora   vorrei capire  quale  sarebbe  l'interesse  pubblico che  si potrebbe  addurre. ah  si  i  pruriti del  di  mejo corroborati dal fosforo  !   Resta  il fatto  che  il di  mejo  voleva  chiudere  l' Ilva ed  invece  ha  fatto  il  contrario rendendosi  complice del   come   da  lui  asserito DELITTO  PERFETTO.

Vedo che continui a non mettere a fuoco la questione. Eppure ti avevo postato un articolo molto chiaro (che ti invito a rileggere fino in fondo), poi ho provato a spiegartela io senza riuscirci. Pazienza. Vuol dire che se e quando Calenda e i commissari governativi saranno condannati dalla Corte dei Conti a risarcire il danno erariale, ammesso che abbiano agito in buona fede, ne riparleremo. Anche se, come spesso accade nel paese di Pulcinella, è probabile che finirà tutto in cavalleria. 

Quanto alle tue accuse a Di Maio, ti sfuggono almeno due punti essenziali. 

Il M5s non governa da solo e nel contratto di governo non si parla affatto di chiusura immediata dell'Ilva di Taranto. Probabilmente non hai idea di quanti anni, o decenni, e di quanti miliardi, o decine di miliardi, servirebbero per dismettere la più grande acciaieria d'Europa, per bonificare il sito e riconvertirlo ad altre attività. Nella mia città, a 33 anni dalla chiusura dell'Italsider di Bagnoli, dicasi trentatré anni, le operazioni non sono terminate, e da poco si è dimesso l'ennesimo commissario straordinario. Non so se ci hai fatto caso, ma il ministro Di Maio ha detto più volte di avere analizzato attentamente i fatti e gli atti per scoprire eventuali irregolarità del vincitore della gara, il colosso indiano AM. E non ne ha trovata nessuna. Era una gara palesemente viziata, ma non per colpa di AM (a meno che un giorno non si scoprisse che gli indiani hanno corrotto qualcuno, cosa al momento del tutto ipotetica e dietrologica). AM fino ad oggi non ha inquinato Taranto, non ha omesso controlli, non ha fatto crollare ponti, non ha goduto di contratti platealmente viziati da vantaggi abnormi e favori. Quindi, se Di Maio avesse deciso di stracciare il contratto firmato da Calenda e di chiudere l'acciaieria, non solo lo Stato avrebbe dovuto accollarsi tutti i lavori e tutte le spese di cui sopra (il precedente gestore privato è fallito da un pezzo), ma sarebbe stato citato in giudizio dagli indiani davanti a una corte internazionale per un risarcimento multimiliardario. A quel punto l'unica era  provare a rinegoziare il contratto per ottenere condizioni migliori. Obbiettivo tutt'altro che semplice. Ma Di Maio ci è riuscito. Nonostante  la sua inesperienza è riuscito a spuntare condizioni oggettivamente migliori, sia per i lavoratori che per l'ambiente, di quelle  accettate dal suo  predecessore, ricevendo il plauso dei sindacati, del capo dello Stato e dello stesso Calenda.

L'altro punto. È verissimo che molti elettori grillini sono delusi e arrabbiati. Decine di migliaia di tarantini il 4 marzo votarono 5stelle nella speranza di vedere finalmente sradicato quel bubbone pestifero piantato quasi nel cuore della loro città. Al loro posto sarei deluso e arrabbiato anch'io. Ma ti garantisco che pochi di quelli erano lavoratori dell'acciaieria o loro congiunti. Se oggi Di Maio andasse a Taranto, verrebbe sonoramente fischiato, ma se avesse chiuso l'Ilva probabilmente verrebbe linciato. Forse non hai idea di cosa voglia dire per una città del Sud, già in gravi difficoltà economiche, perdere di colpo 10.000 posti di lavoro (ammesso che si fosse riusciti a riciclare 3000 dei 13.000 dipendenti Ilva nei lavori di bonifica e riconversione). 

Saluti

 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti
41 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Vedo che continui a non mettere a fuoco la questione. Eppure ti avevo postato un articolo molto chiaro (che ti invito a rileggere fino in fondo), poi ho provato a spiegartela io senza riuscirci. Pazienza. Vuol dire che se e quando Calenda e i commissari governativi saranno condannati dalla Corte dei Conti a risarcire il danno erariale, ammesso che abbiano agito in buona fede, ne riparleremo. Anche se, come spesso accade nel paese di Pulcinella, è probabile che finirà tutto in cavalleria. 

Quanto alle tue accuse a Di Maio, ti sfuggono almeno due punti essenziali. 

Il M5s non governa da solo e nel contratto di governo non si parla affatto di chiusura immediata dell'Ilva di Taranto. Probabilmente non hai idea di quanti anni, o decenni, e di quanti miliardi, o decine di miliardi, servirebbero per dismettere la più grande acciaieria d'Europa, per bonificare il sito e riconvertirlo ad altre attività. Nella mia città, a 33 anni dalla chiusura dell'Italsider di Bagnoli, dicasi trentatré anni, le operazioni non sono terminate, e da poco si è dimesso l'ennesimo commissario straordinario. Non so se ci hai fatto caso, ma il ministro Di Maio ha detto più volte di avere analizzato attentamente i fatti e gli atti per scoprire eventuali irregolarità del vincitore della gara, il colosso indiano AM. E non ne ha trovata nessuna. Era una gara palesemente viziata, ma non per colpa di AM (a meno che un giorno non si scoprisse che gli indiani hanno corrotto qualcuno, cosa al momento del tutto ipotetica e dietrologica). AM fino ad oggi non ha inquinato Taranto, non ha omesso controlli, non ha fatto crollare ponti, non ha goduto di contratti platealmente viziati da vantaggi abnormi e favori. Quindi, se Di Maio avesse deciso di stracciare il contratto firmato da Calenda e di chiudere l'acciaieria, non solo lo Stato avrebbe dovuto accollarsi tutti i lavori e tutte le spese di cui sopra (il precedente gestore privato è fallito da un pezzo), ma sarebbe stato citato in giudizio dagli indiani davanti a una corte internazionale per un risarcimento multimiliardario. A quel punto l'unica era  provare a rinegoziare il contratto per ottenere condizioni migliori. Obbiettivo tutt'altro che semplice. Ma Di Maio ci è riuscito. Nonostante  la sua inesperienza è riuscito a spuntare condizioni oggettivamente migliori, sia per i lavoratori che per l'ambiente, di quelle  accettate dal suo  predecessore, ricevendo il plauso dei sindacati, del capo dello Stato e dello stesso Calenda.

L'altro punto. È verissimo che molti elettori grillini sono delusi e arrabbiati. Decine di migliaia di tarantini il 4 marzo votarono 5stelle nella speranza di vedere finalmente sradicato quel bubbone pestifero piantato quasi nel cuore della loro città. Al loro posto sarei deluso e arrabbiato anch'io. Ma ti garantisco che pochi di quelli erano lavoratori dell'acciaieria o loro congiunti. Se oggi Di Maio andasse a Taranto, verrebbe sonoramente fischiato, ma se avesse chiuso l'Ilva probabilmente verrebbe linciato. Forse non hai idea di cosa voglia dire per una città del Sud, già in gravi difficoltà economiche, perdere di colpo 10.000 posti di lavoro (ammesso che si fosse riusciti a riciclare 3000 dei 13.000 dipendenti Ilva nei lavori di bonifica e riconversione). 

Saluti

 

Ora non ho tempo , ma in attesa di farti un Ku.lo come una manica di cappotto sulle *** te che stai ragliando sulla vicenda Ilva ( perché stai certo che te lo faccio frizzare per giorni, nda ) devi prima possibile dettagliarci , voce per voce , i miglioramenti ottenuti da quella testadiminkianapoletana come te .  A presto , idio ta !! 

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

COMPLICE  DEL  DELITTO  PERFETTO  ..... AHAHAHAH CHE  CI TRULLO

ILVA, CHIUSO L'ACCORDO: PER ANDARE IN C*LO A CALENDA, DI MAIO HA FATTO PERDERE MESI, MA ALLA FINE LA CICCIA DELL'ACCORDO È LA STESSA DI QUELLA DEL PD, LA STESSA ''GARA ILLEGALE'' VINTA DA ARCELOR-MITTAL CON SIMILI LIVELLI DI OCCUPAZIONE - INFATTI L'EX MINISTRO TWITTA: ''COMPLIMENTI A DI MAIO PER AVER CAMBIATO IDEA E IMBOCCATO LA STRADA GIUSTA''. LO STABILIMENTO NON DIVENTERÀ UN PARCO GIOCHI, COME SOGNATO DA GRILLO (E SOTTOSCRITTO DAI GRILLINI PUGLIESI)

-

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Sei anni per arrivare ad una svolta col passaggio dell’Ilva, sino al 2012 in mano ai Riva, dai commissari di Stato al nuovo azionista Arcelor Mittal e un anno di trattative con Mittal per chiudere l’accordo sindacale. Probabilmente poche altre vertenze, relative a crisi industriali complesse, hanno avuto un tempo di gestione così lungo.

 

 

luigi di maio 3LUIGI DI MAIO 3

Ma qui la partita non era facile. Per tanti motivi. Perché a luglio 2012 è intervenuta la Magistratura che ha sequestrato senza facoltà d’uso gli impianti del siderurgico di Taranto per disastro ambientale; perché, per alcuni anni, c’è stato un aspro conflitto tra magistrati e Governo; perchè per l’Ilva c’è voluto un intervento legislativo senza precedenti; e perché se la posta in gioco era rilevante, oneroso era anche il rilancio industriale dell’Ilva e la messa in sicurezza ambientale del sito di Taranto.

 

 

Basti pensare che, tra acquisto e investimenti, Mittal ha messo sul piatto 4 miliardi. Senza il commissariamento da parte dello Stato, scattato a giugno 2013, una volta che i Riva si erano dimessi dal board a seguito dell’offensiva della magistratura, e senza l’amministrazione straordinaria scattata a gennaio 2015, l’Ilva, seduta su una montagna di debiti, sarebbe fallita lasciando a terra 15mila persone (allora, oggi sono meno di 14mila). E invece il commissariamento, sia pure molto lungo e con tante difficoltà, ha comunque tenuto in piedi l’Ilva.

 

IMPIANTO ARCELOR MITTALIMPIANTO ARCELOR MITTAL

Certo, l’azienda perde un milione di euro al giorno, ma va anche detto che non c’è stato un mese in cui non siano stati pagati gli stipendi a tutti i dipendenti.

 

I 10.700 assunti il punto di svolta

E adesso, firmato l’accordo, tocca ad Arcelor Mittal, dopo la gara di aggiudicazione vinta a giugno battendo la concorrenza di Acciaitalia (con Jindal e Cassa Depositi e Prestiti), scrivere una pagina nuova. Avviando il rilancio industriale del gruppo siderurgico e accelerandone la messa a norma ambientale. Oggi l’intesa è stata messa nero su bianco, ma sindacati e Mittal hanno cominciato a trattare un anno fa. Mesi di trattative, incontri su incontri al Mise, mediati dall’ex ministro Carlo Calenda e dall’ex vice ministro Teresa Bellanova, ma senza mai riuscire a raggiungere un punto fermo. Anche quando Calenda ha provato l’affondo, il rush finale non si è mai visto. Non c’erano le condizioni ma, soprattutto, non c’erano i numeri.

 

La bozza di intesa Calenda, presentata il 10 maggio scorso e subito respinta dalla maggioranza dei sindacati, prevedeva 10mila assunti, circa 1.200-1.500 addetti travasati nella società mista Ilva-Invitalia (società quest’ultima controllata dal Tesoro) che avrebbe fatto un pezzo di bonifiche e altre attività, e il resto - circa 2mila lavoratori - smaltiti attraverso gli esodi volontari, agevolati e incentivati (200 milioni il plafond destinato).

 

RENZI CALENDARENZI CALENDA

Calenda assicurava zero esuberi alla fine del percorso, nel senso che tutti avrebbero avuto una “protezione” o una ricollocazione. Ma i sindacati non si sono fidati. Percorso incerto, a rischio, dicevano. E in quanto ai 10mila assunti, hanno ritenuto il numero troppo basso. Hanno tentato di schiodare Mittal da quota 10mila ma non ci sono riusciti. La multinazionale, pur pressata, teneva duro e rispondeva: la mia offerta era di circa 8mila addetti, sottoscrivendo il contratto di acquisizione, ho già fatto un passo avanti portandomi a 10mila. E quando Mittal ha fatto un’apertura, si è attestato su 10.100 assunti rinviando l’assunzione di altri 400 nel 2023. Tra cinque anni. Un tempo troppo lungo, commentarono le sigle metalmeccaniche.

 

L’accordo con Di Maio

Con la gestione del ministro Luigi Di Maio, quando ieri pomeriggio si è aperta la fase conclusiva del negoziato, si è partiti - nuova proposta di Mittal - da un numero di occupati più alto: 10.300. Di cui 10.100 entro fine anno e altri 200 entro fine 2021. Prima differenza rispetto alla bozza Calenda: 300 assunti in piú e due anni in meno sui tempi complessivi. Ma anche quest’offerta non ha convinto i sindacati. Che ieri sera insistevano tutti sulla necessità di alzare l’asticella.

 

La richiesta che circolava andava da 10.500 a 10.700 addetti. E anche il Mise lavorava per far crescere il numero degli occupati. Col passare delle ore - la trattativa è durata tutta la notte -, l’obiettivo dei 10.700 non sembrava impossibile. E stamattina Di Maio lo ha rilanciato ponendolo con forza ad Arcelor Mittal che ha detto di sì. Alla fine, quindi, il saldo è positivo: 700 assunzioni in più (o 200 in più, se si considerano che l’ultima ipotesi presentata all’allora “tavolo Calenda”). Confermata la tutela dell’articolo 18 già prevista in precedenza.

gentiloni calendaGENTILONI CALENDA

 

 

Scompare la società mista

Si è dovuta alzare l’asticella degli occupati diretti anche perché, rispetto alla bozza Calenda, la gestione Di Maio ha fatto venir meno l’ipotesi della società mista. E quindi tutto il personale Ilva - circa 13.500 lavoratori tra Taranto, Genova, Novi Ligure e Paderno Dugnano - è stato ripartito su due fronti: i 10.700 che transitano a Mittal, nelle quattro società costituite allo scopo - la capogruppo più quelle dei servizi -, e quelli che beneficeranno dell’esodo volontario incentivato e anticipato.

 

Con quest’ultimo, si pensa di coinvolgere dalle 2.500 alle 2.800 persone dando loro un bonus di 100mila euro lordi a testa (previsto anche nel piano precedente). Il bonus sarà finanziato dai canoni di fitto - 180 milioni all’anno - che Mittal, prima di acquisire l’Ilva, verserà all’amministrazione straordinaria dei commissari. Che resta in carica. Rafforzata, poi, la clausola che tutela chi, a fine piano industriale, dovesse essere a rischio: Mittal gli farà una proposta di assunzione.

 

 

Il nodo ambientale

Insieme all’occupazione, l’ambiente era l’altro fronte delicato. Essendo l’Ilva un’azienda con emissioni impattanti. A fronte dei pareri dell’Autorità Anticorruzione (nella gara di aggiudicazione dell’Ilva ci sono delle criticità) e dell’Avvocatura dello Stato (il documento deve ancora essere desecretato), ad un certo punto è sembrato profilarsi che tutto potesse saltare. Ma Di Maio ha subito chiarito: il fatto che la gara sia illegale non ne determina, automaticamente, l’annullamento. Occorre che sia colpito anche un pubblico interesse concreto. E questo pubblico interesse, ha aggiunto Di Maio, lo si può ancora tutelare se sul piano ambientale e occupazionale si arriva ad un’intesa decisamente migliore e più avanzata.

avvocatura dello statoAVVOCATURA DELLO STATO

 

Sull’ambiente, in verità, Mittal aveva già fatto passi avanti ai primi di luglio quando sottopose al ministro uno schema dal quale, per una serie di lavori, si evinceva che i tempi, rispetto al contratto di giugno 2017 e al Dpcm di settembre 2017 (l’Aia), erano stati ridotti da un minimo di sei ad un massimo di trenta mesi. Sull’aspetto tempistiche, Mittal ha ulteriormente lavorato e gli “addendum” rispetto al contratto di acquisizione sono parte dell’accordo odierno. Adesso la nuova offerta si sostanzia in tempi piú stretti, ulteriori interventi, nuovi obiettivi da raggiungere come abbattimento di emissioni.

 

 

Le reazioni del territorio

ilva taranto 6ILVA TARANTO 6

Positive quelle del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e del presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo. «Alla fine ha prevalso il buon senso in tutti e la politica strumentale ha fatto un passo indietro» dice Melucci riferendosi a quanti, tra Cinque Stelle, movimenti vari e ambientalisti radicali, hanno battuto sulla chiusura dell’Ilva. «L’accordo è positivo, si chiude una fase molto difficile, ma la vera partita comincia adesso - dichiara Cesareo -. Il rilancio industriale dell’Ilva e il suo risanamento ambientale possono essere una battaglia vincente se si lavora tutti insieme, se c’è condivisione e se il nuovo investitore si apre al territorio e si confronta positivamente con esso. Penso che Mittal lo farà senz’altro».

 

Delusi, arrabbiati, critici, tutti coloro che in questi mesi, rivolgendosi a Di Maio e ai ministri dell’Ambiente, Sergio Costa, della Salute, Giulia Grillo, non hanno fatto altro che chiedere la dismissione del siderurgico e l’avvio di una riconversione economica dell’area di Taranto. Nel mirino sono i Cinque Stelle. I cinque parlamentari eletti a marzo sono accusati di “tradimento elettorale” e vengono invitati a dimettersi anche se, per la verità, mai Di Maio ha parlato di chiusura dell’Ilva.

ilva taranto 5ILVA TARANTO 5

 

Nemmeno quando è venuto a Taranto a febbraio per la campagna elettorale. Non ha pagato la fuga in avanti di alcuni pentastellati, inclini più ad assecondare il pressing della base e dell’elettorato che a guardare la realtà. Basti pensare che a giugno, incontrando i sindacati, Lorenzo Fioramonti, oggi sottosegretario all’Istruzione, ha parlato di chiusura progressiva dell’Ilva. Per non parlare di Beppe Grillo che aveva ipotizzato laddove oggi ci sono altiforni e acciaierie, un mega parco giochi.

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per commentare

È necessario essere registrati per poter lasciare un messaggio

Crea un account

Non sei ancora iscritto? Registrati subito


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui.


Accedi ora