tra la dimenticanza totale oggi è il giorno delle foibe

I crimini dei comunisti titini e italiani: le foibe e l’esodo

Agli inizi del maggio 1945 i reparti partigiani jugoslavi comunisti di Tito occuparono Trieste (che però dovettero abbandonare circa 40 giorni dopo), Fiume e quasi tutta l’Istria, mentre Lubiana e Zagabria, le capitali rispettivamente della Slovenia e della Croazia, erano ancora in mano tedesca. Lo scopo era realizzare un’annessione di fatto di questi territori contestati (mentre ovviamente nessuno poteva contestare l’appartenenza di Lubiana e Zagabria alla Jugoslavia).

L’occupazione si tradusse immediatamente in una durissima repressione contro ogni forma di dissenso e qui si inserisce la questione foibe.Commemorazioni?? distratte...frettolose...chi è all'estero..guarda caso proprio oggi...chi è indaffarato (?)..ma i vili comunisti di tito ci fecero un autentico massacro!!!

VILI!!

 

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2 messaggi in questa discussione

1 ora fa, director12 ha scritto:

I crimini dei comunisti titini e italiani: le foibe e l’esodo

Agli inizi del maggio 1945 i reparti partigiani jugoslavi comunisti di Tito occuparono Trieste (che però dovettero abbandonare circa 40 giorni dopo), Fiume e quasi tutta l’Istria, mentre Lubiana e Zagabria, le capitali rispettivamente della Slovenia e della Croazia, erano ancora in mano tedesca. Lo scopo era realizzare un’annessione di fatto di questi territori contestati (mentre ovviamente nessuno poteva contestare l’appartenenza di Lubiana e Zagabria alla Jugoslavia).

L’occupazione si tradusse immediatamente in una durissima repressione contro ogni forma di dissenso e qui si inserisce la questione foibe.Commemorazioni?? distratte...frettolose...chi è all'estero..guarda caso proprio oggi...chi è indaffarato (?)..ma i vili comunisti di tito ci fecero un autentico massacro!!!

VILI!!

 

10 Febbraio: Il Giorno del Ricordo - Foibe ma non solo
Ovvero: come si falsifica la Storia

Dal 2005 la giornata del 10 febbraio è dedicata alla commemorazione dei morti e dei profughi: FOIBE e non solo: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del Ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della piu' complessa vicenda del confine orientale…" Così recita la legge istitutiva n. 92 del 30 marzo 2004 che vuole mantenere viva la memoria di quanto accaduto al termine della seconda guerra mondiale in Istria, nel Quarnaro e in Dalmazia. Ma il 10 febbraio, per la precisione non evoca “gli infoibati fascisti uccisi dai partigiani, ma TUTTI gli infoibati (anche quelli partigiani infoibati dagli ustascia), ed anche la tragedia dei profughi italiani in Jugoslavia.
 
Il 10 Febbraio, Giorno del Ricordo, non richiama l’apertura di una foiba, la liberazione di pochi superstiti su 13 milioni di ammazzati, come nel caso del Giorno della Memoria. Il pretesto per la scelta del 10 febbraio è stato il collegamento al 10 febbraio 1947, data della firma del trattato di Parigi, che assegnò alla Jugoslavia il territorio occupato nel corso della guerra dall'armata di Tito. Perché?  Semplice:  non è stato Tito ad attaccare l’Italia, ma Mussolini ad attaccare la Jugoslavia.
 
Allora perché il governo di destra ha voluto questa data? Perché era la data più vicina possibile al 27 Gennaio, Giorno della Memoria. Insomma, un tentativo di avvicinare mediaticamente e politicamente Shoah e Foibe, di attenuare l’impatto della Giornata della Memoria. 
Ma vorrei qui sottolineare un dato di fatto incontrovertibile: che le colpe di chi ha iniziato a “menare le mani”, e di chi ha reagito, magari con mezzi impropri, non possono essere accostate, neanche da Gasparri. 
Cominciamo con un po’ di numeri: nella storia delle foibe, anche a voler prendere le cifre più alte riportate da storici o sedicenti tali di destra, si parla di 10.000 morti (dopo i vaneggiamenti iniziali che parlavano di 20/30.000 morti). Nei 10.000 sono inclusi, per dire, più di 5.000 “morti presunti”; cadaveri provenienti dai campi di concentramento nazifascisti e gettati nelle foibe; morti ammazzati dai fascisti nostrani e jugoslavi. Ed anche, naturalmente, fascisti ammazzati dai partigiani. Ci ritornerò.

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ambeilleeee!ripassati la storia,e le vs.neffandezze!!!!

Il 10 febbraio, giorno del ricordo degli infoibati e dei 350mila che furono costretti alla fuga dalle violenze e dal sistema comunista di Tito, è sfregiato da un rivolo di contro-manifestazioni che negano o puntano a minimizzare questa tragedia a guerra finita. Da Padova a Roma, da Pavia a Orvieto non sono pochi gli eventi «riduzionisti», se non peggio, che quasi sempre hanno il cappello dell'Associazione nazionale partigiani e vengono ospitati da amministrazioni comunali oppure da università con soldi pubblici. Come è pubblico il canone della Rai, che sta in piedi grazie alla tasche dei contribuenti. Diversi canali, da Raitre a Raiuno, mandano in onda film e testimonianze che ricordano degnamente gli esuli e gli infoibati. Peccato che proprio Rai Storia faccia il contrario annunciando, in maniera meschina, che il 10 febbraio alle 16 trasmetterà Mille papaveri rossi in ricordo delle vittime delle Foibe. Poi se uno va a vedere il documentario in quattro puntate Meja. Guerra di confine non può non stupirsi, o peggio. Le prime tre puntate infatti sono totalmente dedicate alle nefandezze nazi-fasciste ai confini orientali e nei Balcani partendo addirittura dall'impresa di Fiume di Gabriele d'Annunzio. Nessuno smentisce che abbiamo fatto carne di ***, ma forse ci sono altri momenti per trasmettere l'opera omnia sulle nefandezze italiane al posto del 10 febbraio. L'ultima parte dedicata alle foibe inizia con Alessandra Kersevan intervenuta fra mille proteste anche ieri alla Camera per sminuire le foibe e bollare la stragrande maggioranza delle vittime come fascisti, spie, collaborazionisti e chissà cos'altro. La pasionaria riduzionista sugli schermi di Rai Storia ci illustrerà in maniera dotta la brutta pagina del campo di concentramento per sloveni di Gonars durante il fascismo. Fra una denuncia e l'altra dei crimini di guerra italiani si arriva finalmente alle prime foibe del 1943 in Istria. Lo scrittore Giacomo Scotti, che aveva scelto il paradiso di Tito, glissa sul segnale di allarme. Alla fine della guerra l'occupazione jugoslava di Trieste e il dramma delle foibe e dell'esodo vengono liquidati in pochi minuti per passare al dopo e al crollo dei confini con la Slovenia europea... Se non fosse da piangere verrebbe da ridere che una roba del genere venga trasmessa per ricordare l'esodo e le foibe.

In questo mese sono ben dieci le iniziative filo negazioniste. A Modena interverrà la solita Kersevan nella sala Ulivi nell'archivio storico della Resistenza per parlare di Foibe e confini orientali: le amnesie della Repubblica. A Genzano, nella municipalità di Roma, l'Anpi promuove per l'11 febbraio la presentazione del libro di Davide Conti Criminali di guerra italiani e lo spettacolo teatrale Drug Goiko, su un militare italiano passato con i partigiani di Tito. A Orvieto la solita Kersevan è ospite nella sala del Consiglio comunale. Paolo Sardos Albertini, presidente del Comitato martiri delle foibe ha scritto al sindaco spiegando che sarebbe come «se per parlare dell'Olocausto degli ebrei si chiamasse qualche nostalgico di Hitler». Ieri a Pavia era previsto nell'aula magna dell'università l'intervento di Piero Purini, noto riduzionista, sul Giorno del ricordo: genesi di una ricorrenza e usi politici della storia. Anche alla sala storica della biblioteca delle Oblate a Firenze i relatori sono stati decisi dall'Istituto storico della Resistenza toscana e gli esuli si sentono esclusi. Tragicomico il fatto che la Regione Friuli-Venezia Giulia guidata dalla stellina Pd, Debora Serracchiani, che domani sarà in prima fila alla foiba di Basovizza, continui a finanziare con 24.300 euro la società editoriale della pasionaria «per la promozione del friulano». Peccato che con la mano sinistra Kersevan sforni discutibili tomi per smontare «il mito delle foibe».

La lista degli sfregi al 10 febbraio è lunga, ma l'offensiva del «non ricordo» dei nostalgici del Sol dell'avvenire è indirettamente alimentata dalle alte cariche dello Stato che quest'anno snobbano la foiba di Basovizza, unico monumento nazionale del genere a un passo da Trieste. Giovanni Grasso, direttore dell'ufficio stampa del Quirinale, ha annunciato ieri che Mattarella «ha da tempo deciso di ricevere al Quirinale i rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime e degli esuli». Quando non si sa, nonostante il capo dello Stato abbia trovato il tempo per presenziare domenica scorsa alla partita di rugby Italia-Galles e ieri fosse atteso a Torino per i 150 anni del quotidiano La Stampa. Renzo Codarin, presidente dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ricorda con amarezza che «70 anni dopo la firma del trattato di pace al termine della Seconda guerra mondiale una presenza più significativa alla foiba di Basovizza sarebbe stata certamente utile tenuto conto che ci sono ancora persone che hanno vissuto direttamente quelle vicende e difficilmente potranno dare una testimonianza diretta alla ricorrenza dell'80° anniversario» perché non ci saranno più.

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