(Im)prenditori privati

Inviata (modificato)

Ancora una intercettazione con brindisi macabro su una tragedia e sugli affari conseguenti (in questo caso l'alluvione di Livorno del 2O17). 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/29/livorno-appalti-truccati-sulla-protezione-civile-due-arresti-un-imprenditore-al-telefono-brinderemo-allalluvione/4587994/

Un ingenuo penserebbe che solo un (cinico) impresario di pompe funebri possa spingersi a festeggiare e a brindare per degli sconosciuti vittime innocenti delle forze della Natura. Non è cosi. Sulle calamità naturali lucrano in molti, e più sono devastanti e tragiche più alti sono i profitti. Però non bisogna biasimare più di tanto il privato imprenditore che si frega le mani dopo un terremoto o un'alluvione. In fondo è una reazione abbastanza comprensibile. Un po' come quando muore un vecchio e lontano parente, molto ricco e senza figli, e gli eredi gioiscono. Bisogna biasimarlo quando da imprenditore diventa prenditore, ovvero quando corrompe i pubblici amministratori per assicurarsi l'appalto dei lavori dopo il disastro. Tuttavia, perfino la corruzione in certi contesti diventa comprensibile, quasi naturale e sistemica, anche se ovviamente non giustificabile. Come sostiene il filosofo marxista Diego Fusaro, una società basata sul capitale finanziario, ovvero sulle leggi del libero mercato e del profitto, è una società intrinsecamente corrotta. Che spinge i soggetti privati di questo mercato a comportarsi in modo immorale e sleale, a brindare sui morti e a corrompere i politici. O a limitarsi a ispezionare una volta ogni due anni un ponte autostradale con gravi problemi strutturali. La legge del profitto è intrinsecamente egoistica e dunque antisociale. Genera disuguaglianze, ingiustizie, può causare tragedie come quella di Genova. Ecco perché io sostengo che per lo meno i servizi di pubblica utilità come le autostrade, le ferrovie e gli aeroporti, nonché i lavori di ricostruzione dopo le catastrofi naturali, lo Stato dovrebbe gestirli direttamente. Ottima a mio avviso l'idea di affidare a un'azienda a controllo  pubblico (Fincantieri) la ricostruzione del viadotto di Genova. Perché lo Stato è l'unico imprenditore per il quale il bene comune (in questo caso la sicurezza dei cittadini) vale più del profitto. Questo è particolarmente vero in Italia, paese dove per note ragioni storiche e culturali scarseggiano, sia nei privati cittadini sia nei politici e nei pubblici amministratori, il senso del bene comune e il senso dello Stato. E di conseguenza la corruzione, come afferma la Corte dei Conti, è un fenomeno pervasivo e sistemico.

 

 

Modificato da fosforo41
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9 messaggi in questa discussione

Ecco perché io sostengo che ... i lavori di ricostruzione dopo le catastrofi naturali, lo Stato dovrebbe gestirli direttamente ... lo Stato è l'unico imprenditore per il quale il bene comune (in questo caso la sicurezza dei cittadini) vale più del profitto... Questo è particolarmente vero in Italia, paese dove per note ragioni storiche e culturali scarseggiano, sia nei privati cittadini sia nei politici e nei pubblici amministratori, il senso del bene comune e il senso dello Stato. E di conseguenza la corruzione, come afferma la Corte dei Conti, è un fenomeno pervasivo e sistemico.

Infatti quando lo Stato ha gestito direttamente la ricostruzione non ci sono stati episodi di malaffare

https://www.agoravox.it/Terremoto-in-Irpinia-Tutti-assolti.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/24/terremoto-irpinia-35-anni-e-50mila-miliardi-dopo-zamberletti-sprechi-e-malaffare-colpa-della-politica-locale/2247028/

Adesso la corruzzzzione non vale più 60 miliardi di euro l'anno, anzi 100, come bufaleggiavi qualche anno fa?

Buona lunga opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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Da che mondo è mondo l'occasione ha fatto l'uomo ladro.

Alzi la mano chi non ha rubato almeno una biro sul posto di lavoro.

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1 ora fa, ahaha.ha ha scritto:

Da che mondo è mondo l'occasione ha fatto l'uomo ladro.

Alzi la mano chi non ha rubato almeno una biro sul posto di lavoro.

Potrei aggiungere: alzi la mano chi non ha mai rubato un'asciugamani o qualche confezione monodose di marmellata in albergo. Se permetti, per tutti questi casi una mano la alzo io, mentre molti connazionali per loro fortuna non hanno mai lavorato in Arabia Saudita, né hanno pernottato in alberghi arabi, altrimenti la mano non potrebbero alzarla per il semplice motivo che gliele avrebbero amputate ambedue. Un inciso: l'etica e la cultura occidentali ci impediscono di usare questi metodi, anzi ce li fanno considerare crudeli e medioevali. D'accordo, ma ciò non toglie che il metodo medioevale o islamico sarebbe un deterrente molto efficace contro la corruzione.

3 ore fa, sardonicoebasta ha scritto:

Ecco perché io sostengo che ... i lavori di ricostruzione dopo le catastrofi naturali, lo Stato dovrebbe gestirli direttamente ... 

Infatti quando lo Stato ha gestito direttamente la ricostruzione non ci sono stati episodi di malaffare

https://www.agoravox.it/Terremoto-in-Irpinia-Tutti-assolti.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/24/terremoto-irpinia-35-anni-e-50mila-miliardi-dopo-zamberletti-sprechi-e-malaffare-colpa-della-politica-locale/2247028/

Gli articoli allegati da Sardonico confermano in pieno la mia tesi. Solo che lui, come al solito, non l'ha capita o l'ha capita male. Eppure avevo fatto anche un esempio di ciò che intendo per gestione diretta da parte dello Stato. Avevo scritto che il viadotto di Genova dovrebbe essere ricostruito da un'azienda a controllo pubblico come Fincantieri. Aggiungo che i privati dovrebbero essere tenuti fuori anche dai subappalti. È vero che lo Stato è corrotto - mentre il privato di regola è il corruttore - ma se il privato non c'è, lo Stato non può corrompere se stesso. Quando lo Stato costruì l'A1 (1956-1964), un'opera di ingegneria straordinaria e innovativa per la tecnologia e i materiali dell'epoca (oltre 750 km, centinaia di ponti, viadotti e gallerie), e che suscitò l'ammirazione del mondo intero, non ci furono casi di corruzione, se non a livello marginale da parte di qualche fornitore di materiali. Per un'opera del genere, con i lavori affidati ai privati, oggi, nonostante il progresso tecnologico, ci vorrebbero almeno 20 anni e ci costerebbe al netto dell'inflazione almeno il quintuplo. Teniamo conto che rispetto a 60 anni fa la manodopera oggi incide di più sui costi e i materiali molto meno. Quindi anche la corruzione sulle forniture diminuirebbe. I lavori per la ricostruzione in Irpinia furono per lo più (a parte le strade) affidati in appalto e in subappalto ai privati. Lo Stato italiano aveva già in parte rinunciato al suo ruolo di imprenditore pubblico: quella ricostruzione fu una delle prime grandi mangiatoie per i politici corrotti e i prenditori privati. Infatti negli articoli allegati da Sardonico si legge di clientele, di criminalità organizzata, e si leggono i nomi di vari prenditori privati. Tutta questa feccia deve restare fuori dalla ricostruzione del ponte di Genova. È lo Stato Italiano che deve ricostruirlo, come 60 anni fa costruì in appena 8  anni gli 850 ponti e viadotti dell'Autostrada del Sole. E sarà un'altra splendida opera pubblica e sarà ammirata dal mondo intero.

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Inviata (modificato)

C'è un altro elemento importante nell'idea dell'intervento pubblico diretto nell'economia, che va sottolineato: il suo carattere centralista. Una cosa che negli ultimi decenni solo a menzionarla scatenava la caccia all'untore da parte dei dogmatici sostenitori del libero mercato, delle privatizzazioni e del decentramento amministrativo. Invece il centralismo ha oggettivi e indiscutibili vantaggi, specie in un paese come il nostro. Dove la corruzione si è dilatata di pari passo con le grandi privatizzazioni, con l'affidamento ai privati di innumerevoli attività, dal servizio idrico alla pulizia delle  scuole, che un tempo lo Stato svolgeva in proprio, e con la moltiplicazione delle stazioni appaltanti nei lavori pubblici. Un tempo se la Rai doveva allestire una scenografia per un varietà o per il Festival di Sanremo, lo faceva con i suoi dipendenti: scenografi, costumisti etc., oggi per lo più si affida a ditte esterne. Le stazioni appaltanti sono migliaia: ministeri, Regioni, Comuni, ASL, atenei, enti pubblici, etc. L'esempio citato della ricostruzione dopo il disastroso terremoto dell'Irpinia del 1980 è emblematico. Lo Stato, tramite il Commissario straordinario, erogava i fondi ma erano le amministrazioni locali a bandire le gare, o ad appaltare senza gara per i motivi d'urgenza. E i lavori andavano alle clientele, ai corruttori, agli amici degli amici, si infiltrava spesso la camorra. E i lavori non finivano mai e i soldi non bastavano mai. Sono passati quasi 40 anni ma l'andazzo delle ricostruzioni è in sostanza sempre quello, anche se l'Anac fa quel che può (cioè poco). A mio avviso TUTTI gli appalti pubblici sopra il milione di euro dovrebbero essere gestiti, con il massimo rigore e la massima trasparenza, da un'unica stazione appaltante (es. un ministero apposito), controllata militarmente come se fosse il caveau della Banca d'Italia. Per tutti questi appalti la corruzione scomparirebbe oppure dovrebbe anch'essa centralizzarsi e sarebbe dunque molto più facilmente individuabile. 

Ho detto che lo Stato dovrebbe gestire centralmente e direttamente, ovvero tramite sue aziende controllate dal ministero dell'Economia, o da un rinato ministero delle Partecipazioni Statali, i servizi pubblici come autostrade, aeroporti, etc., e le emergenze. Ma non solo le ricostruzioni dopo terremoti e alluvioni (nelle quali i privati e le amministrazioni locali non dovrebbero mettere becco): anche le emergenze del tessuto produttivo. In Italia abbiamo tante medie e piccole imprese, per certi versi troppe, e spesso troppo piccole per competere sul mercato globale, per investire in ricerca e sviluppo, per resistere alle crisi del ciclo economico. Molti pensano che il gruppo Fiat, che era quasi sull'orlo del fallimento, fu salvato da Marchionne, altri da Obama che gli svendette la Chrysler, mentre in realtà fu salvato prima di tutto dalle sue dimensioni, dai suoi stabilimenti sparsi per il mondo, dai suoi brevetti e dal suo know how, che gli garantirono, anche nel momento peggiore, un certo credito da parte delle banche, degli investitori e dei politici. Fosse stata più piccola Fiat sarebbe fallita, e invece oggi (come FCA) ha ripianato i debiti e realizza utili. Quante piccole imprese sono fallite in Italia quando con un piccolo aiuto o con una consistenza interna maggiore avrebbero potuto salvarsi e riprendersi? Innumerevoli. Lo Stato dovrebbe intervenire per salvarle, ma se l'Europa vieta gli aiuti di Stato allora dovrebbe nazionalizzarle, magari inglobandole in aziende pubbliche molto più  grosse e competitive.

Un piccolo esempio. Ho già parlato nel forum del fallimento Deiulemar, una compagnia di navigazione di Torre del Greco che un tempo era florida, ma poi gli armatori si fecero prendere la mano emettendo obbligazioni a dismisura a tassi altissimi e finirono, insieme ai malcapitati obbligazionisti (13.000 famiglie del tutto abbandonate dallo Stato), nel classico schema Ponzi. Ora nella sfortunata cittadina vesuviana (che ha perso 4 ragazzi sul ponte di Genova) è fallita, vuoi per cattiva gestione vuoi per la crisi del commercio mondiale degli anni scorsi, un'altra compagnia, la Rdb. Si era indebitata per rinnovare la flotta proprio negli anni della crisi. Ebbene la curatela fallimentare ha messo all'asta questa flotta. 13 enormi e modernissime navi mercantili, varate dopo il 2010, a un prezzo base d'asta di 200 milioni di dollari: quasi un regalo. Ma l'asta è andata deserta. I prenditori privati sanno che la curatela dovrà bandire una nuova gara a un prezzo base ancora più basso, e poi magari un'altra ancora. Alla fine questi 13 gioielli della marineria italiana finiranno probabilmente, per una cifra irrisoria, a qualche speculatore straniero e perderemo anche centinaia di posti di lavoro. Voglio ricordare ai più giovani che un tempo lo Stato italiano era anche armatore. Avevamo la Finmare, del gruppo IRI, che controllava grandi, storiche e gloriose compagnie di navigazione, come la Società Italia, il Lloyd Triestino, Adriatica, Tirrenia, etc. Finmare fu liquidata manco a dirlo dal governo D'Alema (un altro capolavoro della sinistra), e le flotte di Stato furono dismesse o privatizzate, l'ultima mi pare sia stata Tirrenia. Ma ora se io fossi lo Stato non ci penserei due volte a prendermi a prezzo stracciato le 13 navi di Rdb.

Presidente Conte, leviamo le ancore, disancoriamo questo paese bloccato, rimettiamoci in mare, rimettiamoci al timone, ritorniamo padroni del nostro destino! 

Modificato da fosforo41

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ora se io fossi lo Stato non ci penserei due volte a prendermi a prezzo stracciato le 13 navi di Rdb..

............

Questa è una buona idea. Poi a chi si affidano? Agli armatori di prima?

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7 ore fa, fosforo41 ha scritto:

C'è un altro elemento importante nell'idea dell'intervento pubblico diretto nell'economia, che va sottolineato: il suo carattere centralista. Una cosa che negli ultimi decenni solo a menzionarla scatenava la caccia all'untore da parte dei dogmatici sostenitori del libero mercato, delle privatizzazioni e del decentramento amministrativo. Invece il centralismo ha oggettivi e indiscutibili vantaggi, specie in un paese come il nostro. Dove la corruzione si è dilatata di pari passo con le grandi privatizzazioni, con l'affidamento ai privati di innumerevoli attività, dal servizio idrico alla pulizia delle  scuole, che un tempo lo Stato svolgeva in proprio, e con la moltiplicazione delle stazioni appaltanti nei lavori pubblici. Un tempo se la Rai doveva allestire una scenografia per un varietà o per il Festival di Sanremo, lo faceva con i suoi dipendenti: scenografi, costumisti etc., oggi per lo più si affida a ditte esterne. Le stazioni appaltanti sono migliaia: ministeri, Regioni, Comuni, ASL, atenei, enti pubblici, etc. L'esempio citato della ricostruzione dopo il disastroso terremoto dell'Irpinia del 1980 è emblematico. Lo Stato, tramite il Commissario straordinario, erogava i fondi ma erano le amministrazioni locali a bandire le gare, o ad appaltare senza gara per i motivi d'urgenza. E i lavori andavano alle clientele, ai corruttori, agli amici degli amici, si infiltrava spesso la camorra. E i lavori non finivano mai e i soldi non bastavano mai. Sono passati quasi 40 anni ma l'andazzo delle ricostruzioni è in sostanza sempre quello, anche se l'Anac fa quel che può (cioè poco). A mio avviso TUTTI gli appalti pubblici sopra il milione di euro dovrebbero essere gestiti, con il massimo rigore e la massima trasparenza, da un'unica stazione appaltante (es. un ministero apposito), controllata militarmente come se fosse il caveau della Banca d'Italia. Per tutti questi appalti la corruzione scomparirebbe oppure dovrebbe anch'essa centralizzarsi e sarebbe dunque molto più facilmente individuabile. 

Ho detto che lo Stato dovrebbe gestire centralmente e direttamente, ovvero tramite sue aziende controllate dal ministero dell'Economia, o da un rinato ministero delle Partecipazioni Statali, i servizi pubblici come autostrade, aeroporti, etc., e le emergenze. Ma non solo le ricostruzioni dopo terremoti e alluvioni (nelle quali i privati e le amministrazioni locali non dovrebbero mettere becco): anche le emergenze del tessuto produttivo. In Italia abbiamo tante medie e piccole imprese, per certi versi troppe, e spesso troppo piccole per competere sul mercato globale, per investire in ricerca e sviluppo, per resistere alle crisi del ciclo economico. Molti pensano che il gruppo Fiat, che era quasi sull'orlo del fallimento, fu salvato da Marchionne, altri da Obama che gli svendette la Chrysler, mentre in realtà fu salvato prima di tutto dalle sue dimensioni, dai suoi stabilimenti sparsi per il mondo, dai suoi brevetti e dal suo know how, che gli garantirono, anche nel momento peggiore, un certo credito da parte delle banche, degli investitori e dei politici. Fosse stata più piccola Fiat sarebbe fallita, e invece oggi (come FCA) ha ripianato i debiti e realizza utili. Quante piccole imprese sono fallite in Italia quando con un piccolo aiuto o con una consistenza interna maggiore avrebbero potuto salvarsi e riprendersi? Innumerevoli. Lo Stato dovrebbe intervenire per salvarle, ma se l'Europa vieta gli aiuti di Stato allora dovrebbe nazionalizzarle, magari inglobandole in aziende pubbliche molto più  grosse e competitive.

Un piccolo esempio. Ho già parlato nel forum del fallimento Deiulemar, una compagnia di navigazione di Torre del Greco che un tempo era florida, ma poi gli armatori si fecero prendere la mano emettendo obbligazioni a dismisura a tassi altissimi e finirono, insieme ai malcapitati obbligazionisti (13.000 famiglie del tutto abbandonate dallo Stato), nel classico schema Ponzi. Ora nella sfortunata cittadina vesuviana (che ha perso 4 ragazzi sul ponte di Genova) è fallita, vuoi per cattiva gestione vuoi per la crisi del commercio mondiale degli anni scorsi, un'altra compagnia, la Rdb. Si era indebitata per rinnovare la flotta proprio negli anni della crisi. Ebbene la curatela fallimentare ha messo all'asta questa flotta. 13 enormi e modernissime navi mercantili, varate dopo il 2010, a un prezzo base d'asta di 200 milioni di dollari: quasi un regalo. Ma l'asta è andata deserta. I prenditori privati sanno che la curatela dovrà bandire una nuova gara a un prezzo base ancora più basso, e poi magari un'altra ancora. Alla fine questi 13 gioielli della marineria italiana finiranno probabilmente, per una cifra irrisoria, a qualche speculatore straniero e perderemo anche centinaia di posti di lavoro. Voglio ricordare ai più giovani che un tempo lo Stato italiano era anche armatore. Avevamo la Finmare, del gruppo IRI, che controllava grandi, storiche e gloriose compagnie di navigazione, come la Società Italia, il Lloyd Triestino, Adriatica, Tirrenia, etc. Finmare fu liquidata manco a dirlo dal governo D'Alema (un altro capolavoro della sinistra), e le flotte di Stato furono dismesse o privatizzate, l'ultima mi pare sia stata Tirrenia. Ma ora se io fossi lo Stato non ci penserei due volte a prendermi a prezzo stracciato le 13 navi di Rdb.

Presidente Conte, leviamo le ancore, disancoriamo questo paese bloccato, rimettiamoci in mare, rimettiamoci al timone, ritorniamo padroni del nostro destino! 

Ho avuto la malaugurata idea di leggere il post del Cazzaro fino in fondo . Per la verità sarebbero bastate poche righe per capire dove sarebbe andato a parare il Cazzaro Partenopeo ma si sa , il genere umano ha in se il germe della curiosità ed allora , anche per farmi 2 risate , ho bevuto il calice fino in fondo . Premetto subito quella che invece dovrebbe essere la considerazione finale , ovvero: Mettere in pratica solo il 50% di quel che propugna il Cazzaro , vorrebbe dire mettere in ginocchio con probabilità di poterci rialzare praticamente nulle . Di fatto il Cazzaro riproporrebbe un sistema uguale in tutto e per tutto a quello già sperimentato , in Europa, dall’ ex Germania Est e di cui tutti sappiamo come e’ andata a finire . Vorrebbe dire condannarci alla povertà nel giro di pochissimi anni . Il Cazzaro auspica il controllo anche “militare” ( sissignori, dice così, nda) di tutta l’economia , abolirebbe il libero mercato e la proprietà privata, darebbe il via ad una espropriazione di massa su tutto il territorio dove lo Stato diventa il gestore dei beni comuni e personali Fino ad arrivare ad un controllo totale anche della vita individuale di ognuno di noi . Ma lasciamo perdere gli aspetti puramente relazionali e limitiamoci all’economia . Di fatto il Cazzaro propone un Venezuela europeo dove l’inflazione,  in Venezuela , e’ di 1000000 % ( un milione per cento). Un rotolo di carta igienica costa 2.600.000 ( due milioni e 600.000 ) bolivar. Neppure nella Weimar prenazista...I venezuelani che non sono emigrati da quel lager risparmiano se, per pulirsi, usano la moneta invece che lo Scottex. Un record nella storia degli esperimenti e dei fallimenti economici socialisti. E pensare che per alcuni della sinistra eterna, dell’anticapitalismo romantico  e per gli analfabeti populisti del comunismo reale ed oggi pure del M5S, il Venezuela era un modello...fino a ieri !! Oggi lo vediamo e vediamo che pure l’Argentina , anche se con connotazioni diverse , si sta incamminando su questa strada . Di fatta una linea già sperimentata da Pol Pot e da Ceausescu e non so , anche in quanti piccolissimi paesi caraibici . Tutti dipendenti dello Stato con stipendi da fame. Certo , piena occupazione, ma con una popolazione sempre combattuta se pensare al suicidio od alla rivolta perenne. Un Paese , l’Italia , distante anni luce dalle democrazie europee e sempre più vicina agli Stati che non contano niente sullo scacchiere internazionale e definiti canaglia . Una Italia isolata , sola , in cui la povertà la combatti con lo stampare nuova moneta , nel frattempo tornata liretta, e dove ad arricchirsi sempre più sarà il vero dittatore di turno a scapito della popolazione sempre più povera. Vorrei terminare con il ridicolo esempio delle navi poste all’asta che il Cazzaro pone a supporto delle sue strampalate e pericolosissime idee. Il Cazzaro di Napoli , una volta dettoci che lo Stato dovrebbe farsi carico dell’acquisto delle stesse , si dimentica di dirci , a chi , le stesse dovrebbero essere affidate e per farci cosa . Notevole Cazzaro ...notevole!! Egregi forumisti , vi prego , sputate in ghigna a questo ebe te che vuole il male per voi e per i vostri figli e nipoti . 

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3 ore fa, ahaha.ha ha scritto:

ora se io fossi lo Stato non ci penserei due volte a prendermi a prezzo stracciato le 13 navi di Rdb..

............

Questa è una buona idea. Poi a chi si affidano? Agli armatori di prima?

Credevo di essermi spiegato: lo Stato dovrebbe rifondare una grande compagnia di navigazione pubblica, il cui nucleo di partenza potrebbero essere proprio quelle 13 navi, acquistate all'asta fallimentare a un prezzo molto più basso del loro valore, e i loro equipaggi. Gli armatori di prima paghino i debiti e vadano a pulire le spiagge.

Vorrei che fosse chiara una cosa. Io non ho nulla contro l'impresa privata quando essa rispetta alcune minime ed essenziali condizioni. I fautori delle privatizzazioni sostengono che lo Stato in economia dovrebbe limitarsi a scrivere le regole. Già, ma se le regole non le scrive, o le scrive con i piedi, o se le fa dettare dall'Europa, dalle banche e dalle lobby come Confindustria, o le scrive bene e poi non le fa rispettare con il dovuto rigore, allora è una fetenzia di Stato. La prima regola dovrebbe sancire un principio fondamentale, universale, indiscutibile: al centro dell'impresa, pubblica o privata che sia, c'è il lavoro, cioè i lavoratori, e non la proprietà, cioè gli azionisti. Seconda regola: la finalità sociale è più importante del profitto, sempre. In altri termini bisognerebbe cominciare ad attuare sul serio gli artt. 1, 36, 37, 41 e 46 della Costituzione (nota per il decerebrato fazioso mark: non sto parlando della Costituzione della Germania Est né di quella del Venezuela). L'imprenditore deve essere onesto, rispettoso delle leggi e delle norme, costantemente proteso al miglioramento delle condizioni di lavoro e all'innovazione tecnologica, deve essere leale nel competere sul mercato, e massimamente rispettoso dell'ambiente nonché della sicurezza e della salute dei lavoratori, dei consumatori e dei cittadini in generale. 

Un altro paio di noticine per il decerebrato fazioso e falsario. Non ho mai parlato di controllo militare dell'economia, bensì di controllo militare di quella che a mio avviso dovrebbe essere l'unica stazione appaltante per tutti gli appalti pubblici sopra il milione (inclusi quelli del comune di Pollena Trocchia e dell'ospedale di Canicattì) onde prevenire la corruzione. Gli ricordo anche che l'economia che da decenni cresce di più nel mondo non è un sistema liberista di tipo occidentale ma un'economia mista dove c'è ampio spazio per l'iniziativa privata ma dove la pianificazione nazionale e la proprietà delle grandi aziende e banche sono saldamente nelle mani dello Stato. Il che non vuol dire affatto che quello cinese sia il mio ideale di sistema economico come immediatamente e arbitrariamente dedurrà il decerebrato.

Modificato da fosforo41

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Che dire non è che alla fine sono d'accordo con quei poteri forti che tanto demonizzano ? Beh casaleggio cosa sarebbe....
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