Eccolo qua , il Bobby Fisher della politica tanto amato dal Cazzaro Fosforo

24 messaggi in questa discussione

2 ore fa, mark222220 ha scritto:

Sentite , sentite bene cosa dice questo inetto e semianalfabeta ...https://www.facebook.com/darioballini/videos/10217574811508580/

FB è la fiera mondiale dell'ignoranza, e il mondo è pieno di ignoranti come te pronti ad abboccare (ma pochi raggiungono il tuo infimo livello, aggravato dalla maleducazione). Peraltro non serve una particolare cultura o esperienza per capire che oggi pressoché TUTTE le grandi opere di ingegneria civile, dai grattacieli ai ponti, sono realizzate in buona parte con tecnica modulare, ovvero assemblando in loco (mediante gigantesche gru) elementi prefabbricati, anche di notevoli dimensioni. Questo è particolarmente vero, per ovvi motivi, nel caso dei ponti, specie per quelli di luce elevata delle campate, dove manca una base d'appoggio sufficientemente ampia e stabile per lavorare in loco come nelle costruzioni a baricentro non sospeso. La modularità poi è precisamente uno dei vantaggi della tecnica adottata dall'ing. Morandi, che faceva ampio uso di elementi in calcestruzzo armato precompresso. Nel viadotto strallato di Genova li usò perfino per i tiranti, cioè per gli stralli. A differenza di una ex ministra, io cito sempre la fonte quando riporto affermazioni non mie. Ecco quanto si legge su Wiki alla voce "Calcestruzzo armato precompresso" al paragrafo "Vantaggi":

Il calcestruzzo armato precompresso si realizza raramente in opera e quasi esclusivamente in officina. Questo consente di controllare in modo attento la composizione del calcestruzzo, la sua omogeneità e la sua qualità, in modo da ottenere manufatti veramente perfetti per gli standard qualitativi attualmente richiesti in edilizia.

Naturalmente c'è anche lo svantaggio legato al trasporto di sezioni di trave lunghe fino a 30 mt e pesanti decine di tonnellate.  In ogni caso ti assicuro che travi e lastre autoportanti e prefabbricate sono largamente usate nella costruzione di ponti e viadotti, per evitare il  più possibile la gettata di cemento sul posto.

Ed ecco quanto si legge su Sapere.it alla voce "Ponte", paragrafo "Tipologia: ponti a travata":

L'impiego del cemento armato precompresso ha inoltre consentito l'uso di elementi prefabbricati (l'intera trave o sezioni di essa) e il superamento di luci dell'ordine dei 100 mt (altrimenti impensabili per ponti a travatura semplice, nda)... Luci maggiori vengono superate quando alla trave sono aggiunti altri elementi strutturali collaboranti, per esempio tiranti (Ponte di Maracaibo, Venezuela 1962, con luce di 235m; viadotto sul Polcevera, Genova, con luce di 208m, entrambi su progetto di Morandi). 

Peraltro è del tutto ovvio che solo contando sull'uso molto spinto di moduli prefabbricati si possa promettere il rifacimento ex novo del viadotto crollato in appena 8 mesi, come fa Autostrade per l'Italia nella speranza di non perdere la sua lucrosa concessione pubblica.

P.S. La cultura e la competenza del ministro Di Maio sono più che sufficienti per insegnarti l'ABC su tutto.

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1 ora fa, fosforo41 ha scritto:

FB è la fiera mondiale dell'ignoranza, e il mondo è pieno di ignoranti come te pronti ad abboccare (ma pochi raggiungono il tuo infimo livello, aggravato dalla maleducazione). Peraltro non serve una particolare cultura o esperienza per capire che oggi pressoché TUTTE le grandi opere di ingegneria civile, dai grattacieli ai ponti, sono realizzate in buona parte con tecnica modulare, ovvero assemblando in loco (mediante gigantesche gru) elementi prefabbricati, anche di notevoli dimensioni. Questo è particolarmente vero, per ovvi motivi, nel caso dei ponti, specie per quelli di luce elevata delle campate, dove manca una base d'appoggio sufficientemente ampia e stabile per lavorare in loco come nelle costruzioni a baricentro non sospeso. La modularità poi è precisamente uno dei vantaggi della tecnica adottata dall'ing. Morandi, che faceva ampio uso di elementi in calcestruzzo armato precompresso. Nel viadotto strallato di Genova li usò perfino per i tiranti, cioè per gli stralli. A differenza di una ex ministra, io cito sempre la fonte quando riporto affermazioni non mie. Ecco quanto si legge su Wiki alla voce "Calcestruzzo armato precompresso" al paragrafo "Vantaggi":

Il calcestruzzo armato precompresso si realizza raramente in opera e quasi esclusivamente in officina. Questo consente di controllare in modo attento la composizione del calcestruzzo, la sua omogeneità e la sua qualità, in modo da ottenere manufatti veramente perfetti per gli standard qualitativi attualmente richiesti in edilizia.

Naturalmente c'è anche lo svantaggio legato al trasporto di sezioni di trave lunghe fino a 30 mt e pesanti decine di tonnellate.  In ogni caso ti assicuro che travi e lastre autoportanti e prefabbricate sono largamente usate nella costruzione di ponti e viadotti, per evitare il  più possibile la gettata di cemento sul posto.

Ed ecco quanto si legge su Sapere.it alla voce "Ponte", paragrafo "Tipologia: ponti a travata":

L'impiego del cemento armato precompresso ha inoltre consentito l'uso di elementi prefabbricati (l'intera trave o sezioni di essa) e il superamento di luci dell'ordine dei 100 mt (altrimenti impensabili per ponti a travatura semplice, nda)... Luci maggiori vengono superate quando alla trave sono aggiunti altri elementi strutturali collaboranti, per esempio tiranti (Ponte di Maracaibo, Venezuela 1962, con luce di 235m; viadotto sul Polcevera, Genova, con luce di 208m, entrambi su progetto di Morandi). 

Peraltro è del tutto ovvio che solo contando sull'uso molto spinto di moduli prefabbricati si possa promettere il rifacimento ex novo del viadotto crollato in appena 8 mesi, come fa Autostrade per l'Italia nella speranza di non perdere la sua lucrosa concessione pubblica.

P.S. La cultura e la competenza del ministro Di Maio sono più che sufficienti per insegnarti l'ABC su tutto.

Beh insomma era abbastanza normale che un Cazzaro di Napoli prendesse le difese di un semianalfabeta anch’esso Napoletano da ben 12 anni fuoricorso . Meraviglia l’impegno profuso con un post chilometrico che dovrebbe avere lo scopo di chiarire ed invece non chiarisce un caz.z.o . Anzi !! Allora , forumisti seri , credete a me e lasciate perdere il Cazzaro di Napoli : Il Viadotto Morandi e’ una struttura in cemento armato precompresso . Di prefabbricato ha solo i coperchi dei conci che sono i distacchi allocati lungo i relativi coperchi . Ergo : Dire , come dice Giggino O’Bibitaro ed il Cazzaro di Napoli , che trattasi di una struttura prefabbricata , e’ da sedia elettrica senza processo . 

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2 ore fa, mark222220 ha scritto:

Beh insomma era abbastanza normale che un Cazzaro di Napoli prendesse le difese di un semianalfabeta anch’esso Napoletano da ben 12 anni fuoricorso . Meraviglia l’impegno profuso con un post chilometrico che dovrebbe avere lo scopo di chiarire ed invece non chiarisce un caz.z.o . Anzi !! Allora , forumisti seri , credete a me e lasciate perdere il Cazzaro di Napoli : Il Viadotto Morandi e’ una struttura in cemento armato precompresso . Di prefabbricato ha solo i coperchi dei conci che sono i distacchi allocati lungo i relativi coperchi . Ergo : Dire , come dice Giggino O’Bibitaro ed il Cazzaro di Napoli , che trattasi di una struttura prefabbricata , e’ da sedia elettrica senza processo . 

L'ignoranza di per sè non è deplorevole né penosa (ignoranti lo siamo tutti), lo è quando pretende di imporsi come conoscenza. Il Morandi, come ci informano i media, era un ponte a struttura mista, con i piloni in cemento armato gettato in opera e con l'impalcato realizzato unendo elementi prefabbricati in cemento armato precompresso. Lo leggiamo per es. qui:

https://m.laregione.ch/cantone/ticino/1315419/il-viadotto-di-melano-come-genova--era-a-rischio-crollo

e qui:

https://www.buttanissima.it/non-tutti-i-morandi-sono-uguali/

Ed è presumibile che il ministro delle Infrastrutture si sia debitamente informato sulla struttura del ponte crollato.

Peraltro l'asino che ha postato su FB, al quale si è associato l'asino del forum, si scandalizza per il semplice fatto che si possa parlare di "ponte prefabbricato", quando in TUTTI i ponti moderni di grandi dimensioni si fa ampio uso di parti prefabbricate. 

 

 

 

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35 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

L'ignoranza di per sè non è deplorevole né penosa (ignoranti lo siamo tutti), lo è quando pretende di imporsi come conoscenza. Il Morandi, come ci informano i media, era un ponte a struttura mista, con i piloni in cemento armato gettato in opera e con l'impalcato realizzato unendo elementi prefabbricati in cemento armato precompresso. Lo leggiamo per es. qui:

https://m.laregione.ch/cantone/ticino/1315419/il-viadotto-di-melano-come-genova--era-a-rischio-crollo

e qui:

https://www.buttanissima.it/non-tutti-i-morandi-sono-uguali/

Ed è presumibile che il ministro delle Infrastrutture si sia debitamente informato sulla struttura del ponte crollato.

Peraltro l'asino che ha postato su FB, al quale si è associato l'asino del forum, si scandalizza per il semplice fatto che si possa parlare di "ponte prefabbricato", quando in TUTTI i ponti moderni di grandi dimensioni si fa ampio uso di parti prefabbricate. 

 

 

 

Sei un inverecondo Cazzaro . Il Ponte Morandi e’ una struttura in  cemento armato precompresso . E’ scritto qui : 

Costruzione

Per la realizzazione del viadotto sul Polcevera l'ingegner Morandi optò per una struttura in cemento armatoprecompresso a cavalletti bilanciati, dello stesso tipo di quella utilizzata pochi anni prima per la costruzione del Ponte General Rafael Urdaneta sul lago di Maracaibo, in Venezuela. Tale soluzione costruttiva aveva fruttato grande fama al progettista perché, nei primi anni sessanta, le strutture a telaio intrecciato erano considerate fra le più moderne, versatili e affidabili.[6][7]

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E anche qui ..,

La struttura

Ha una lunghezza di 1.182 metri, un’altezza al piano stradale di 45 metri e attraversa il torrente Polcevera tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, passando anche sopra la rete ferroviaria. Si tratta di un ponte a trave strallata: un ponte di tipo «sospeso» nel quale l’impalcato è retto da una serie di cavi (gli stralli) ancorati a piloni (o torri) di sostegno. È stato costruito con calcestruzzo armato precompresso. La forma delle

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E anche qui .... Vado avanti , Cazzaro ?? 

 
 
 
 
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Pubblicato il 14/08/2018
Ultima modifica il 14/08/2018 alle ore 20:15
 
 
 

Il «Ponte Morandi» crollato a Genova è stato costruito tra il 1963-1967, anno in cui fu inaugurato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. La campata maggiore aveva una lunghezza di 210 metri su una lunghezza totale dell’opera di 1.182 metri. La tecnologia costruttiva è quella del calcestruzzo armato precompresso. Le pile hanno forma di cavalletto rovesciato bilanciato e un’altezza di 90 metri. Gli stralli sono trefoli in acciaio rivestiti di calcestruzzo.  

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Inviata (modificato)

15 minuti fa, mark222220 ha scritto:

 Il Ponte Morandi e’ una struttura in  cemento armato precompresso

Per l'appunto! Infatti riscrivo quel che avevo già riportato da Wikipedia:

Il calcestruzzo armato precompresso si realizza raramente in opera e quasi esclusivamente in officina.

Traduco per il decerebrato. Le opere in cemento armato precompresso sono generalmente fatte con elementi PREFABBRICATI realizzati in officina e poi trasportati sul cantiere. Chiaro?

 

Modificato da fosforo41

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1 minuto fa, fosforo41 ha scritto:

Per l'appunto! Infatti riscrivo quel che avevo già riportato da Wikipedia:

Il calcestruzzo armato precompresso si realizza raramente in opera e quasi esclusivamente in officina.

Traduco per il decerebrato. Le opere in cemento armato precompresso sono generalmente fatte con elementi PREFABBRICATI realizzati in officina e trasportati sul cantiere. Chiaro?

 

Non e’ chiaro un ***.  Giggino ha detto che il Ponte Morandi e’ una struttura prefabbricata . Chiaro ?? Quindi ha detto una caz.z.ata. Ancora chiaro ?? Quindi e’ petfettamente Inutili che tu , da perfetto servo , corra in suo soccorso pena fare la figura del peracottaro . Chiaro per la terza volta ?! 

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1 minuto fa, mark222220 ha scritto:

Non e’ chiaro un ***.  Giggino ha detto che il Ponte Morandi e’ una struttura prefabbricata .

Ed ha ragione, a parte i piloni che sono in cemento armato gettato in opera. Ma tutto l'impalcato è in precompresso e dunque costituito da elementi (travature) prefabbricati. Chiaro?

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8 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Ed ha ragione, a parte i piloni che sono in cemento armato gettato in opera. Ma tutto l'impalcato è in precompresso e dunque costituito da elementi (travature) prefabbricati. Chiaro?

Che ebe te !! Nemmeno di fronte all’evidenza e alla registrazione video . Ora capisco perché Napoli e’ la palla al piede dell’Italia. 

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Inviata (modificato)

Ed ecco la prova provata della mia tesi e dell'ennesima figuradicacca del decerebrato dalla faziosità. È un articolo autografo in cui lo stesso progettista, ing. Riccardo Morandi, descrive l'opera nei dettagli tecnici. 

https://www.ingenio-web.it/20925-il-viadotto-sul-polcevera-ecco-larticolo-di-riccardo-morandi-del-1967-con-tutti-i-dettagli-progettuali

L'ing. Morandi innanzitutto elenca le 11 luci, di varia lunghezza, di cui consta il viadotto, per una lunghezza complessiva di oltre 1 km e una luce massima di 207,884 metri. Dopodiché l'ingegnere specifica che: 

"Le luci di così disparata ampiezza trovano il loro legame di consezione in una serie di travate tutte uguali di calcestruzzo precompresso della luce di 36,00 metri, vincolate a semplice appoggio su una serie di sistemi speciali..."

In parole povere l'intero impalcato del viadotto era costituito da una serie di elementi modulari identici, ovvero da una serie di travate (una trentina in totale) tutte uguali di 36,00 metri l'una (si noti la precisione al centimetro) in calcestruzzo precompresso. È quindi del tutto evidente che quei moduli identici furono prefabbricati in serie, con estrema precisione, e successivamente appoggiati sui supporti speciali in cemento armato. Di conseguenza, proprio come diceva Di Maio, sarebbe stato in teoria possibile, con lavori di manutenzione straordinaria, smontare e rimontare pezzo per pezzo l'intero impalcato del viadotto. Però ora bisognerà demolirlo, ma anche in questo caso la struttura modulare prefabbricata potrebbe tornare utile. Si potrebbe infatti pensare di imbracare e sollevare con una gru ciascuna travata da 36 metri (inclusi i monconi rimanenti della parte crollata dopo averne rinforzate le estremità friabili) senza danneggiare gli edifici sottostanti. In effetti ieri sera un tg parlava di una possibilità di demolizione "per sollevamento". Resta il problema dei piloni che, come ho scritto, non sono modulari in precompresso ma in semplice cemento armato gettato in corso d'opera. Non credo che ci siano alternative all'uso di esplosivo, ma so che demolitori esperti possono provocare crolli controllati minimizzando l'area di ricaduta dei detriti. E i piloni, per ovvie ragioni di fondazioni, dovrebbero essere situati a una certa distanza dagli edifici abitati.

 

Modificato da fosforo41

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27 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Ed ecco la prova provata della mia tesi e dell'ennesima figuradicacca del decerebrato dalla faziosità. È un articolo autografo in cui lo stesso progettista, ing. Riccardo Morandi, descrive l'opera nei dettagli tecnici. 

https://www.ingenio-web.it/20925-il-viadotto-sul-polcevera-ecco-larticolo-di-riccardo-morandi-del-1967-con-tutti-i-dettagli-progettuali

L'ing. Morandi innanzitutto elenca le 11 luci, di varia lunghezza, di cui consta il viadotto, per una lunghezza complessiva di oltre 1 km e una luce massima di 207,884 metri. Dopodiché l'ingegnere specifica che: 

"Le luci di così disparata ampiezza trovano il loro legame di consezione in una serie di travate tutte uguali di calcestruzzo precompresso della luce di 36,00 metri, vincolate a semplice appoggio su una serie di sistemi speciali..."

In parole povere l'intero impalcato del viadotto era costituito da una serie di elementi modulari identici, ovvero da una serie di travate (una trentina in totale) tutte uguali di 36,00 metri l'una (si noti la precisione al centimetro) in calcestruzzo precompresso. È quindi del tutto evidente che quei moduli identici furono prefabbricati in serie, con estrema precisione, e successivamente appoggiati sui supporti speciali in cemento armato. Di conseguenza, proprio come diceva Di Maio, sarebbe stato in teoria possibile, con lavori di manutenzione straordinaria, smontare e rimontare pezzo per pezzo l'intero impalcato del viadotto. Però ora bisognerà demolirlo, ma anche in questo caso la struttura modulare prefabbricata potrebbe tornare utile. Si potrebbe infatti pensare di imbracare e sollevare con una gru ciascuna travata da 36 metri (inclusi i monconi rimanenti della parte crollata dopo averne rinforzate le estremità friabili) senza danneggiare gli edifici sottostanti. In effetti ieri sera un tg parlava di una possibilità di demolizione "per sollevamento". Resta il problema dei piloni che, come ho scritto, non sono modulari in precompresso ma in semplice cemento armato gettato in corso d'opera. Non credo che ci siano alternative all'uso di esplosivo, ma so che demolitori esperti possono provocare crolli controllati minimizzando l'area di ricaduta dei detriti. E i piloni, per ovvie ragioni di fondazioni, dovrebbero essere situati a una certa distanza dagli edifici abitati.

 

Ti aspettavo al varco . Lo sapevo che saresti intervenuto di nuovo . Ed infatti lo hai fatto con nuove stronzate . Invito tutti i forumisti che volessero farlo di leggere il link inviato dal Cazzaro e vedere se una volta una appare la parola “prefabbricato “.  Ma detto ciò lo scopo principale del mio post era quello di richiamare l’attenzione su un punto nell'intervista in cui si parla della manutenzione che  Autostrade avrebbe dovuto fare prima del crollo del ponte, per adeguarlo ad un aumento dei flussi (che il giornalista gli riferiva essere avvenuto negli ultimi anni). Di Maio afferma che si sarebbe potuto chiudere il ponte e anticipa l'intervento iniziato dal giornalista sui disagi che avrebbe creato la chiusura del ponte, affermando che la cosa si sarebbe potuta fare “TRA L'ALTRO”  perchè si trattava di un ponte prefabbricato che, come si è montato (in pezzi quindi) si poteva rinforzare. Quel 'tra l'altro', sottointende che la cosa sarebbe stata più semplice perchè il ponte era prefabbricato. Ora, è lecito dedurre che quello che intende DiMaio è che la cosa si sarebbe potuta fare smontando i vari pezzi (visto che era prefabbricato e quindi montato in pezzi) e sostituendoli con quelli rinforzati oppure rinforzando i pezzi smontati per poi rimontarli . Sennó  non si spiega perchè abbia parlato di ponte 'tra l'altro prefabbricato che come si è montato si puó rinforzare'. E’ quindi matematicamente certo che il semianalfabeta Giggino core de Napule si sia confuso tra prefabbricato e precompresso. E’ quindi perfettamente inutile , quindi , che il Cazzaro cerchi ogni via per evitare di fargli fare l’ennesima figura da semianalfabeta . Piuttosto , il Cazzaro stesso , ci dia fresche notizie di quel che sta avvenendo in Venezuela dal suo amico Maduro , noto , come lui sostenitore delle nazionalizzazioni ma con una inflazione al 10.000%. Notiziaci Cazzaro . 

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Trave precompressa è un elemento prefabbricato, può essere eseguita anche nei paraggi del cantiere, ma è comunque un elemento che deve essere collocato successivamente.

Se guardate attorno a voi quando costruiscono un capannone, vedrete che esso viene assemblato pezzo per pezzo come i mattoncini Lego.

Si tratta dunque di capannone prefabbricato le cui strutture non necessariamente sono tutte precompresse.

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2 ore fa, ahaha.ha ha scritto:

Trave precompressa è un elemento prefabbricato, può essere eseguita anche nei paraggi del cantiere, ma è comunque un elemento che deve essere collocato successivamente.

Se guardate attorno a voi quando costruiscono un capannone, vedrete che esso viene assemblato pezzo per pezzo come i mattoncini Lego.

Si tratta dunque di capannone prefabbricato le cui strutture non necessariamente sono tutte precompresse.

Esatto. Come ho scritto, l'edilizia moderna fa ampio uso di parti prefabbricate, e non solo per ragioni di necessità, come nei ponti e nei viadotti di grandi dimensioni, ma più in generale per ragioni di praticità ed economicità, di affidabilità e qualità dei materiali e dei componenti, e di semplicità, rapidità, sostenibilità ambientale e sicurezza nell'esecuzione dei  lavori. Qui mostro un esempio di un grattacielo ecologico e antisismico (fino a magnitudo 9) di 57 piani, realizzato al 100% in parti prefabbricate:

http://www.ilnuovocantiere.it/il-grattacielo-prefabbricato-sostenibile/

E in una delle foto di questa pagina si vede chiaramente come vengono montati i pezzi prefabbricati dell'impalcato di un grande ponte strallato:

https://www.casaeclima.com/ar_14537__ESTERO-Europa-cina--ponte-strallato-Il-ponte-strallato-pi-lungo-del-mondo--in-Cina.html

Eppure dei decerebrati dalla faziosità e dal pregiudizio, ma in questo caso dobbiamo pur dire dall'ignoranza, si sono scandalizzati per il semplice fatto che un ministro ha parlato di "ponti prefabbricati" e hanno postato un video su FB per deriderlo, ma alla fine deridono solo se stessi e gli altri polli che condividono la loro pollagine. Saluti

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quando si parla di rapidità di costruzione, signor fosforo, si intende rapidità di montaggio di strutture che hanno richiesto del tempo anch'esse per essere eseguite. 

Praticamente:

il cantiere A predispone le opere che riceveranno i prefabbricati montati successivamente.  Diciamo per es: ore 100 compreso ore del montaggio dei prefabbricati.

Il cantiere B costruisce i prefabbricati che verranno montati nel cantiere A. Diciamo ad es: ore 100

Totale ore 200.

Chi osserverà solo il cantiere A sarà convinto che la nuova costruzione sia stata eseguita in ore 100, e per questo dirà sono stati velocissimi.

 

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Adesso  è  in  diretta   e  spara  caxxate  a  tutto  spiano  sull'  ILVA  sta  dicendo  che   se  l'asta di 28  mesi  fa  fosse  fatta  adesso  grazie a  quell' asta oggi  non  ci sarebbero  concorrenti...  ahahahahah  ma  si  può  ?  Altro  che  ponte prefabbricato di  male  in  peggio

https://www.facebook.com/corrieredellasera/videos/818469095159228/?notif_id=1535017577070412&notif_t=live_video

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Inviata (modificato)

1 ora fa, ahaha.ha ha scritto:

quando si parla di rapidità di costruzione, signor fosforo, si intende rapidità di montaggio di strutture che hanno richiesto del tempo anch'esse per essere eseguite. 

Praticamente:

il cantiere A predispone le opere che riceveranno i prefabbricati montati successivamente.  Diciamo per es: ore 100 compreso ore del montaggio dei prefabbricati.

Il cantiere B costruisce i prefabbricati che verranno montati nel cantiere A. Diciamo ad es: ore 100

Totale ore 200.

Chi osserverà solo il cantiere A sarà convinto che la nuova costruzione sia stata eseguita in ore 100, e per questo dirà sono stati velocissimi.o

 

Certo, ogni cosa vuole il suo tempo.  Però con la diffusione dell'edilizia modulare arriveremo presto (se non ci siamo già arrivati) al punto che la maggior parte dei moduli prefabbricati saranno prodotti in grande serie e in forme standardizzate in apposite fabbriche e saranno disponibili per cantieri diversi e per opere diverse. Per esigenze particolari alcune parti potranno essere customizzate. In buona sostanza gli architetti e gli ingegneri somiglieranno sempre di più ad abili giocatori di LEGO, naturalmente coadiuvati da evoluti sistemi CAD. Ma ciò non vuol dire affatto che ci sarà un'omologazione degli stili. Al contrario, i gradi di libertà del progettista aumenteranno sensibilmente rispetto al passato. Tu saprai meglio di me che perfino con i mattoncini in plastica dei bambini sono state realizzate autentiche opere d'arte. I problemi dell'edilizia modulare sono altri, essenzialmente due. In primis la cancellazione di molti posti di lavoro, dato che sia la produzione sia il montaggio delle parti prefabbricate avvengono in modo largamente automatizzato. Insomma, nel settore avremo sempre meno muratori e sempre più tecnici informatici e addetti alle macchine (robot) ma mai abbastanza da compensare la diminuzione dei primi. L'altro problema è che il sistema di mercato globale privatizzato e deregolato tenderà a concentrare la produzione dei moduli prefabbricati in pochi posti dove il costo del lavoro è basso, in particolare in Cina dove sono già molto avanti in questo settore. Qualcosa del genere avviene già per i moduli fotovoltaici e per molte altre produzioni di non altissima specializzazione. Sono problemi del tutto attuali e generali dell'economia globale. L'aumento quasi esponenziale della produttività del lavoro dovuto all'automazione e all'informatica riduce l'offerta di lavoro e di conseguenza i salari, e incrementa la disoccupazione e la precarietà. Naturalmente crescono i profitti dei proprietari e dei finanziatori del sistema produttivo. Così come crescono le disuguaglianze (tra gli Stati e all'interno dei singoli Stati) e i fenomeni mostruosi delle migrazioni di massa e della finanziarizzazione dell'economia. Per invertire queste perniciose tendenze non vedo altra soluzione che un intervento massiccio degli Stati nell'economia, mirato da un lato a irrigidire le regole per i privati, imponendo in primis una drastica riduzione generalizzata degli orari di lavoro. Cioè l'applicazione del vecchio motto comunista "lavorare meno lavorare tutti", esplicitamente sostenuto anche da economisti non comunisti come un certo Keynes. Mentre dall'altro lato lo Stato stesso dovrebbe tornare a farsi imprenditore (imprese pubbliche) e finanziatore della produzione (banche pubbliche), investendo tutte le sue risorse e assumendo come finalità non più il profitto ma la redistribuzione del reddito e il rispetto della persona umana e dell'ambiente. Saluti

Modificato da fosforo41

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Praticamente tutti i ponti e i viadotti in cemento armato vengono costruiti con elementi realizzati in stabilimento. In modo particolare gli impalcati anche quando questi sono caratterizzati da luci particolari e fuori standard proprio perché nella generalità dei casi si tratta di strutture precompresso che possono essere realizzate solo ed esclusivamente in stabilimento.

Di solito invece le spalle e i gli appoggi intermedi vengono realizzati in opera. Questo vale anche per ponti di piccole dimensioni.

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Quindi e per finire, si assegna un +1 meritatamente conseguito dal somaro del forum che colleziona figuredemmerda a rotoloni precompressi.

Si dispensa una nuova fiamminga carica di panini imbottiti e strabordanti per il bimboscemo del forum constantemente fuori OT e con il fegato ingrossato.

Così è deciso.

Andate in pace.

 

BrS

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A parte l’ebe te qua sopra che manco ha capito una virgola di quel che si discute , affermo senza ombra di smentite che affermare come ha fatto l’analfabeta seriale allo stadio terminale Giggino O’bibitaro che il ponte Morandi e’ un ponte “prefabbricato “ e’ da dementi seriali .  Il motivo lo capirebbe pure Direttoretto e basterebbe ascoltare perbene le parole dell’incapace Napoletano quando dice :” essendo prefabbricato si può quindi smontare “. Ecco provaci e vediamo di cosa sei capace . Una menzione speciale la merita il Cazzaro di Napoli Fosforo che , nel caso qualcuno gli avesse regalato una laurea in ingegneria , gli dovrebbe essere vietata , ammesso ne abbia fatto richiesta , l’iscrizione all’albo ed iscriverlo al Comitato dei Disoccupati Organizzati di Napoli . Infine , e chiudo , invio la scaletta tecnica relativa al ponte in oggetto redatta da Ingegneri veri e non taroccati Made in Naples come il Cazzaro Fosforo :

del viadotto, il 4 settembre 1967

Costruzione

Per la realizzazione del viadotto sul Polcevera l'ingegner Morandi optò per una struttura in cemento armatoprecompresso a cavalletti bilanciati, dello stesso tipo di quella utilizzata pochi anni prima per la costruzione del Ponte General Rafael Urdaneta sul lago di Maracaibo, in Venezuela. Tale soluzione costruttiva aveva fruttato grande fama al progettista perché, nei primi anni sessanta, le strutture a telaio intrecciato erano considerate fra le più moderne, versatili e affidabili.[6][7]

La costruzione del viadotto generò euforia nella stampa e nell'opinione pubblica italiane: il 1º marzo 1964 la Domenica del Corriere pubblicò in prima pagina un disegno del ponte sul Polcevera, con il titolo Genova risolve il problema del traffico. I lavori vennero completati il 31 luglio 1967[8] e l'inaugurazione si celebrò il successivo 4 settembre alla presenza del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.[9]

Ne era risultata un'opera imponente di 11 campate, lunga 1 102 metri[1], larga 18 metri,[10] con un'altezza massima al piano stradale pari a 45 metri.[9] In corrispondenza della sezione più elevata, a cavallo del Polcevera (nonché di alcune linee ferroviarie, capannoni industriali e condomini), la struttura di base a viadotto era costituita da tre cavalletti cementizi che reggevano quattro stralli ciascuno, i quali, con una tecnica inedita a livello mondiale, erano egualmente realizzati in calcestruzzo precompresso. I cavalletti erano costituiti da due V sovrapposte: una aveva il compito di allargare la zona centrale ove appoggiava la trave strallata, mentre l'altra, rovesciata, sosteneva i tiranti superiori. Ogni tirante era composto da 352 trefoli, ai quali ne furono aggiunti altri 112 per la precompressione del calcestruzzo.[11]

Problematiche

Già durante la costruzione, eseguita sotto l'egida della Società Italiana per Condotte d'Acqua, si registrò un notevole aumento dei costi effettivi rispetto a quanto preventivato in sede progettuale.[6]

Una volta completato, nel giro di pochi anni il ponte iniziò a manifestare problemi strutturali e di precoce obsolescenza, palesando un vistoso degrado edilizio già a partire dagli anni settanta. Complice un'errata valutazione degli effetti della viscosità del calcestruzzo, le strutture dell'impalcato manifestarono comportamenti diversi da quelli previsti in fase progettuale, spostandosi e deformandosi. Il piano viario del ponte, da orizzontale che era, finì presto per deformarsi e per creare numerosi saliscendi, cui negli anni ottanta venne posto parziale rimedio con ripetute correzioni di livelletta.[6]

Particolarmente infelice si rivelò l'aver costruito gli stralli in cemento armato precompresso anziché in acciaio: tali strutture, infatti, si rivelarono fragili e anelastiche.[6] Verso il 1990 il solo pilone orientale del ponte fu rafforzato con nuovi cavi di sospensione in acciaio, che vennero affiancati agli stralli originari in cemento;[6] nulla di simile venne invece attuato sugli altri due piloni.

Con l'avanzare degli anni il viadotto divenne obsoleto anche dal punto di vista della portata: nel 2009, secondo uno studio della Società Autostradesulla gronda di Genova, il ponte Morandi sosteneva 25,5 milioni di transiti l'anno, con un traffico quadruplicato rispetto al precedente trentennio e con un'ulteriore crescita del 30% prevista per i successivi trent'anni. Lo studio sottolineava come il volume del traffico, foriero di code quotidiane alle ore di punta (specialmente all'estremità settentrionale, a causa dell'innesto sull'autostrada Genova-Milano), producesse un aggravio delle sollecitazioni della struttura, accelerandone il degrado. A conferma di ciò, con l'avvento del terzo millennio, le attività manutentive sul manufatto si erano fatte praticamente quotidiane, con un conseguente aggravio dei costi gestionali.[4] Lo studio ipotizzava che, nella variante della "gronda bassa", il viadotto di Polcevera venisse demolito e sostituito da una nuova struttura posta poco più a nord.[12]

Ulteriori interventi, finalizzati alla messa in sicurezza per il rifacimento di tutte le strutture in calcestruzzo e la sostituzione delle barriere laterali in entrambe le direzioni di marcia, vennero effettuati tra il 2014 e il 2016 dalla società concessionaria Autostrade per l'Italia;[7] sempre nel 2016 un cedimento dei giunti rese necessario un nuovo intervento di manutenzione straordinaria, a seguito del quale il senatore Maurizio Rossi presentò un'interrogazione parlamentare sull'andamento della messa in sicurezza del ponte al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio.[13]

I notevoli costi della continua manutenzione straordinaria del ponte avevano portato tra l'altro, nel 2016, l'ingegner Antonio Brencich (professore associato di costruzioni in cemento armato all'Università di Genova) a sostenere pubblicamente l'imminenza del superamento di tali spese rispetto a quelle stimate come necessarie per un'eventuale ricostruzione del ponte (prospettiva giudicata comunque ineludibile).[6] Il 3 maggio 2018 la concessionaria Autostrade pubblicò un bando di gara per un appalto da 20 159 000  per l'adeguamento strutturale del viadotto, in scadenza l'11 giugno successivo.[14]

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4 ore fa, mark222220 ha scritto:

A parte l’ebe te qua sopra che manco ha capito una virgola di quel che si discute , affermo senza ombra di smentite che affermare come ha fatto l’analfabeta seriale allo stadio terminale Giggino O’bibitaro che il ponte Morandi e’ un ponte “prefabbricato “ e’ da dementi seriali .  Il motivo lo capirebbe pure Direttoretto e basterebbe ascoltare perbene le parole dell’incapace Napoletano quando dice :” essendo prefabbricato si può quindi smontare “. Ecco provaci e vediamo di cosa sei capace . Una menzione speciale la merita il Cazzaro di Napoli Fosforo che , nel caso qualcuno gli avesse regalato una laurea in ingegneria , gli dovrebbe essere vietata , ammesso ne abbia fatto richiesta , l’iscrizione all’albo ed iscriverlo al Comitato dei Disoccupati Organizzati di Napoli . Infine , e chiudo , invio la scaletta tecnica relativa al ponte in oggetto redatta da Ingegneri veri e non taroccati Made in Naples come il Cazzaro Fosforo :

del viadotto, il 4 settembre 1967

Costruzione

Per la realizzazione del viadotto sul Polcevera l'ingegner Morandi optò per una struttura in cemento armatoprecompresso a cavalletti bilanciati, dello stesso tipo di quella utilizzata pochi anni prima per la costruzione del Ponte General Rafael Urdaneta sul lago di Maracaibo, in Venezuela. Tale soluzione costruttiva aveva fruttato grande fama al progettista perché, nei primi anni sessanta, le strutture a telaio intrecciato erano considerate fra le più moderne, versatili e affidabili.[6][7]

La costruzione del viadotto generò euforia nella stampa e nell'opinione pubblica italiane: il 1º marzo 1964 la Domenica del Corriere pubblicò in prima pagina un disegno del ponte sul Polcevera, con il titolo Genova risolve il problema del traffico. I lavori vennero completati il 31 luglio 1967[8] e l'inaugurazione si celebrò il successivo 4 settembre alla presenza del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.[9]

Ne era risultata un'opera imponente di 11 campate, lunga 1 102 metri[1], larga 18 metri,[10] con un'altezza massima al piano stradale pari a 45 metri.[9] In corrispondenza della sezione più elevata, a cavallo del Polcevera (nonché di alcune linee ferroviarie, capannoni industriali e condomini), la struttura di base a viadotto era costituita da tre cavalletti cementizi che reggevano quattro stralli ciascuno, i quali, con una tecnica inedita a livello mondiale, erano egualmente realizzati in calcestruzzo precompresso. I cavalletti erano costituiti da due V sovrapposte: una aveva il compito di allargare la zona centrale ove appoggiava la trave strallata, mentre l'altra, rovesciata, sosteneva i tiranti superiori. Ogni tirante era composto da 352 trefoli, ai quali ne furono aggiunti altri 112 per la precompressione del calcestruzzo.[11]

Problematiche

Già durante la costruzione, eseguita sotto l'egida della Società Italiana per Condotte d'Acqua, si registrò un notevole aumento dei costi effettivi rispetto a quanto preventivato in sede progettuale.[6]

Una volta completato, nel giro di pochi anni il ponte iniziò a manifestare problemi strutturali e di precoce obsolescenza, palesando un vistoso degrado edilizio già a partire dagli anni settanta. Complice un'errata valutazione degli effetti della viscosità del calcestruzzo, le strutture dell'impalcato manifestarono comportamenti diversi da quelli previsti in fase progettuale, spostandosi e deformandosi. Il piano viario del ponte, da orizzontale che era, finì presto per deformarsi e per creare numerosi saliscendi, cui negli anni ottanta venne posto parziale rimedio con ripetute correzioni di livelletta.[6]

Particolarmente infelice si rivelò l'aver costruito gli stralli in cemento armato precompresso anziché in acciaio: tali strutture, infatti, si rivelarono fragili e anelastiche.[6] Verso il 1990 il solo pilone orientale del ponte fu rafforzato con nuovi cavi di sospensione in acciaio, che vennero affiancati agli stralli originari in cemento;[6] nulla di simile venne invece attuato sugli altri due piloni.

Con l'avanzare degli anni il viadotto divenne obsoleto anche dal punto di vista della portata: nel 2009, secondo uno studio della Società Autostradesulla gronda di Genova, il ponte Morandi sosteneva 25,5 milioni di transiti l'anno, con un traffico quadruplicato rispetto al precedente trentennio e con un'ulteriore crescita del 30% prevista per i successivi trent'anni. Lo studio sottolineava come il volume del traffico, foriero di code quotidiane alle ore di punta (specialmente all'estremità settentrionale, a causa dell'innesto sull'autostrada Genova-Milano), producesse un aggravio delle sollecitazioni della struttura, accelerandone il degrado. A conferma di ciò, con l'avvento del terzo millennio, le attività manutentive sul manufatto si erano fatte praticamente quotidiane, con un conseguente aggravio dei costi gestionali.[4] Lo studio ipotizzava che, nella variante della "gronda bassa", il viadotto di Polcevera venisse demolito e sostituito da una nuova struttura posta poco più a nord.[12]

Ulteriori interventi, finalizzati alla messa in sicurezza per il rifacimento di tutte le strutture in calcestruzzo e la sostituzione delle barriere laterali in entrambe le direzioni di marcia, vennero effettuati tra il 2014 e il 2016 dalla società concessionaria Autostrade per l'Italia;[7] sempre nel 2016 un cedimento dei giunti rese necessario un nuovo intervento di manutenzione straordinaria, a seguito del quale il senatore Maurizio Rossi presentò un'interrogazione parlamentare sull'andamento della messa in sicurezza del ponte al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio.[13]

I notevoli costi della continua manutenzione straordinaria del ponte avevano portato tra l'altro, nel 2016, l'ingegner Antonio Brencich (professore associato di costruzioni in cemento armato all'Università di Genova) a sostenere pubblicamente l'imminenza del superamento di tali spese rispetto a quelle stimate come necessarie per un'eventuale ricostruzione del ponte (prospettiva giudicata comunque ineludibile).[6] Il 3 maggio 2018 la concessionaria Autostrade pubblicò un bando di gara per un appalto da 20 159 000  per l'adeguamento strutturale del viadotto, in scadenza l'11 giugno successivo.[14]

xD.... Spiacente somaro ma nel contendere questo discorso non hai ancora capito la differenza tra la realizzazione di strutture precompresse in OPERA  e realizzate in STABILIMENTO.

Senza dimenticare che  ignori totalmente il termine PREFABBRICATO.

Che eri un pluriripetente scolastico non avevamo dubbi ma tutti ignoravamo che l’insegnante di sostegno avesse gettato la spugna...xD

 

BrS

Buon rosicamento Somaro 

 

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