Prodi ha annucciato che voterà SI,

12 messaggi in questa discussione

Ho sempre ammirato il prof. Prodi. Non per le sue idee politiche: io sono di sinistra, lui è un ex democristiano, oggi non saprei definirlo se un socialdemocratico o un cristiano sociale europeo. Lo ammiravo soprattutto per due motivi: lo consideravo un grande economista e un politico serio. Oggi resta valido il primo giudizio, cade tristemente il secondo. Libero lui, come chiunque, di pensare che questa vasta riforma della Costituzione, ammesso che un governo e un parlamento "abusivi" avessero titoli per intraprenderla, sia un passetto avanti, benché "poco chiara" e complessivamente "modesta". Libero lui di turarsi il naso e di andare a votare Sì. Ma uno della storia e dell'influenza (specie sull'elettorato di sinistra) di Prodi non fa un endorsement del genere a 4 giorni dal voto. Fa come il prof. Cacciari: si tura il naso molti mesi prima e ci viene a spiegare perché questa riforma è "una pu.ttanata" ma vale comunque la pena (secondo il filosofo) votarla. La tempistica scelta in modo assai poco serio da Prodi può avere un solo significato: regalare a Renzi un altro colossale spot gratuito per il Sì. Negli Usa il costo degli spot televisivi cresce esponenzialmente all'avvicinarsi delle elezioni. Ma su una grande riforma della Costituzione non dovrebbero decidere gli spot, né la schiacciante preponderanza economica di una delle parti, né i bonus elettorali del governo, né gli endorsement dell'ultimora dei vari Prodi e Santoro. Ma solo una seria, meditata e obbiettiva valutazione dei contenuti. Il discorso sulla serietà non finisce qui. Una Costituzione non può essere, per nessuna ragione al mondo, riformata in modo poco chiaro. La Costituzione è patrimonio comune, è il fondamento di tutte le leggi e istituzioni, quindi deve essere internamente logica e coerente ed esternamente chiara e comprensibile a tutti. Se io reputo una cosa difettosa e "modesta", magari me ne accontento, ma se sono serio non la pubblicizzo, non la raccomando agli altri. Da giovane avevo la passione delle auto e delle moto. Ero un alfista e un guzzista sfegatato. Alfetta 2000, Alfetta GTV, Guzzi California. Oggi possiedo un vecchia Subaru e una modesta motoretta coreana. Non me ne lamento troppo, ma certo non ci farei uno spot, non le raccomanderei a nessuno. Avevamo (parlo al passato perché ormai solo un miracolo può far vincere il No) la "Costituzione più bella del mondo" (Bersani). Perché cambiarla con una riforma modesta e poco chiara? Perché abbruttirla, come dice il prof. Paolo Prodi, fratello di Romano, con un "bitorzolo incomprensibile". Paolo è un storico, Romano è un economista e, con tutto il rispetto, di Costituzioni gli storici se ne intendono molto più degli economisti. Avevamo una Lamborghini Miura, l'automobile più bella del mondo e di tutti i tempi, perché cambiarla con una Fiat o con una Subaru?

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Scusa fosforo ma lui è un po come D'alema se ha detto che voterà SI parecchi voteranno NO non dimenticare che molti che hanno visto dimezzare il loro potere d'acquisto con l'entrata dell'euro vedono in lui la causa.

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Mi sa che è un punto a favore del No allora

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Sig. Fosforo, anche l'auto più bella del mondo può sempre essere migliorata. Prodi evidentemente lo ha capito.

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Il problema di questa riforma e di tutta la mancanza di chiarezza sta proprio nel fatto di aver scelto la via referndaria per modificarla. Il fatto che ormai chiunque si senta libero, se non in dovere, di dichiarare la propria intenzione di voto, è dovuto all'aver ridotto il tutto alla scelta tra un SI o di un NO, quando invece, come dice forsforo la "Costituzione è patrimonio comune, è il fondamento di tutte le leggi e istituzioni, quindi deve essere internamente logica e coerente ed esternamente chiara e comprensibile a tutti". Io sento la necessità di un cambiamento, ma questo non doveva passare dalla riforma costituzionale. Per me prima si doveva fare la riforma della giustizia, poi quella del lavoro -  il Jobs Act lo considero una boiata - e se poi si volevano dimezzare i costi della politica, i modi c'erano senza dover cambiare la costituzione

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Sono d'accordo con Tonyman. La riforma della Costituzione non era una priorità del paese, questo è pacifico. C'erano e ci sono tantissime cose in Italia che funzionano molto peggio della Costituzione. Diventò una priorità nella narrazione renziana, fin dal suo primo discorso in Senato nel febbraio 2014 (ma aveva già concordato il tutto con il condannato Berlusconi nel patto del Nazareno). Non so dire esattamente i motivi di quella scelta. Probabilmente l'ex boy scout si sentiva già uno statista, come io mi sentivo il capitano Custer quando da bambino giocavo con i soldatini e con gli indiani di plastica. O forse era stato imbeccato da alcuni poteri forti, come si può evincere dalla lettura di questo articolo dell'aprile 2014:

 http://temi.repubblica.it/micromega-online/si-scrive-renzi-si-legge-jpmorgan/?refresh_ce

Probabilmente ambedue le cose. Renzino gioca con la Costituzione, ma altri giocano con lui, usandolo come un burattino. Di certo la personalizzazione della riforma e la deriva plebiscitaria dovevano servirgli, almeno nei suoi piani iniziali, per spianargli la strada verso quel premierato forte che è l'idea chiave che sta dietro l'Italicum. Ma ha pianificato male in ogni caso (infatti non è uno statista, ma un politucolo molto furbo e molto spregiudicato, ma poco intelligente). Oggi, se vince il referendum, al massimo Renzi recupera una parte del consenso che ha dissipato col suo malgoverno. E non so se poi avrebbe abbastanza fegato da lasciare l'Italicum così com'è e andare a sfidare i 5S in un eventuale ballottaggio. Certo se i media continuano a servirlo come in questa campagna referendaria e se si convince che il Delinquente e i moderati temono molto più un governo a 5S che un caudillo a palazzo Chigi, allora la tentazione di andare al voto con l'Italicum tra pochi mesi potrebbe essere per lui irresistibile. Anche perché più in là verranno al pettine i nodi economici: questa manovra finanziaria elettorale prima o poi qualcuno dovrà pagarla (leggasi i soliti contribuenti onesti). Superfluo aggiungere che un'intera legislatura con un irresponsabile e un incapace del genere, che controllasse senza nemmeno avere bisogno di alleati la maggioranza assoluta in parlamento, sarebbe una iattura per il paese. Altro che Ponte sullo Stretto, altro che Jobs act e favori a Confindustria, altro che inceneritori à gogo: sarei pronto a scommettere che ci rifilerebbe pure qualche centrale nucleare (come dimostrano i dati, Renzi e il suo governo sono nemici delle fonti rinnovabili).

Domenica voterò NO non solo per difendere la mia Costituzione, ma per difendere il mio paese e il futuro dei miei figli dal pericolo Renzi (e dai poteri forti che gli stanno dietro).

Ad Ariafresca dico: è vero, tutto è migliorabile.  Ma per migliorare una Costituzione definita (non da me ma nel programma del Pd del 2013, sul quale sono stati eletti tutti gli attuali parlamentari del Pd) "tra le più belle e avanzate del mondo", alla quale va data "applicazione corretta e integrale" (sic), serve un progetto serio, non un progetto "modesto" e "poco chiaro" come lo definisce il prof. Prodi. Aggiungo che serve anche un progetto largamente condiviso. Le regole del gioco non possono essere imposte da una parte. Non si riscrive un terzo di Costituzione a colpi di maggioranza. Che poi non è maggioranza ma minoranza nel paese. E' una coalizione formata in parte da camaleonti opportunisti e da partiti che quando si votò nel 2013 neppure esistevano (Ncd, Ala, etc.). Per giunta è una maggioranza parlamentare che esiste solo grazie a una legge elettorale e a un premio di maggioranza dichiarati incostituzionali dalla Consulta. Per cambiare in modo così ampio la Costituzione si procede diversamente, almeno nelle democrazie serie. Si scrive un progetto, lo si propone agli elettori PRIMA (e non DOPO) le elezioni politiche e poi, se si è premiati, si va ad approvarlo in parlamento, ma sempre cercando il massimo consenso possibile.

Saluti

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21 ore fa, monello.07 ha scritto:

non so se è un bene x il SI o x il NO.

Non poteva che essere così. Lo ha motivato in maniera lineare: è un voto consequenziale alla sua storia personale. E' un sì che guarda all'Europa.

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ora vincerà il no. lo odiano tutti prodi.

grazie anche allo svilente tam tam che berlusconi aveva iniziato attribuendoli una serie di tristi nomignoli.

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Memorabile, illuminante, grandioso articolo del prof. Tomaso Montanari, vicepresidente di Libertà e Giustizia, ordinario di Storia dell'Arte moderna alla Federico II, uno dei più valorosi difensori della Costituzione, tra i più acuti sostenitori delle ragioni del NO:

http://www.huffingtonpost.it/tomaso-montanari/perche-il-si-di-romano-prodi-e-molto-triste_b_13347056.html

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