atletica:la nazionale mai cosi' male.flop totale

La multi-Nazionale fatta per un terzo da atleti neri naufraga a Berlino, là dove una nazionale tutta italiana aveva colorato il cielo d’azzurro. Il simbolo del fallimento della multietnicità.

La staffetta 4×400 donne, che tanto aveva entusiasmato i cultori della sostituzione etnica per la vittoria agli immancabili ‘Giochi del Mediterraneo’, non è andata oltre un deludentissimo quinto posto. Vincono le polacche.

Nel lancio dell’uovo, pardon, del Disco, vince per la quinta volta consecutiva, mai accaduto prima, la croata Perkovic (67.62), seconda e terza le tedesche Müller (63.00) e Craft (62.46). Quinta Osakue con 59.32. Che dopo il tracollo del caso ‘razzismo’ si era miracolosamente ripresa.tanta pubblicita',gratuita,non è servita!!!

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7 messaggi in questa discussione

Anche Inghilterra e Francia hanno partecipato con atleti di colore

 

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Questi extra che rovinano ogni cosa....come se i nostri "neri" non avessero mai rovinato niente....xD

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3 ore fa, director12 ha scritto:

La multi-Nazionale fatta per un terzo da atleti neri naufraga a Berlino, là dove una nazionale tutta italiana aveva colorato il cielo d’azzurro. Il simbolo del fallimento della multietnicità.

La staffetta 4×400 donne, che tanto aveva entusiasmato i cultori della sostituzione etnica per la vittoria agli immancabili ‘Giochi del Mediterraneo’, non è andata oltre un deludentissimo quinto posto. Vincono le polacche.

Nel lancio dell’uovo, pardon, del Disco, vince per la quinta volta consecutiva, mai accaduto prima, la croata Perkovic (67.62), seconda e terza le tedesche Müller (63.00) e Craft (62.46). Quinta Osakue con 59.32. Che dopo il tracollo del caso ‘razzismo’ si era miracolosamente ripresa.tanta pubblicita',gratuita,non è servita!!!

La Nazionale di atletica è da una vita che non brilla e si sapeva già che avrebbe gareggiato per i posti di rincaro. O qualcuno pensava che il lancio dell'uovo avrebbe contribuito a migliorare la sua misura?

Si sperava su Filippo Tortu ma purtroppo ha toppato rimane però  il fatto certamente non clamoroso dei mitici celoduri che hanno tifato contro i colori della nazionale per puro odio razziale. E questa non è fantascienza ma la pura realtà. Come dire insomma che se i celoduri e le celodure italiane fossero stati celoduri e Celodure francesi non avrebbero tifato per la Nazionale Francese perché costituita in pratica quasi esclusivamente da giocatori di colore.

Eppure io sono pronto a scommettere perfino sulla testa del Kompagno Director che avrebbero tifato la Nazionale Francese anche se qualcuno avesse colpito i LORO giocatori con le uova. Come detto e affermato in altre occasioni, essere celoduri e Celodure altro non può essere che una aspirazione umana.

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5 ore fa, ahaha.ha ha scritto:

Anche Inghilterra e Francia hanno partecipato con atleti di colore

 

e quindi? mica hanno avuto un ovetto in faza....per questo,vecchio mio,alle gare niet...ma appena cominceranno programmi alla magalli...all'uno mattina...ma sopratutto al tempo che fa....il sucessone è garantito al limone!! che frega del lancio ?? ora un memoriale....un libretto da far studiare a scuola...un film...et voilla'..il "tito" è perfetto!

svejate...che mi sembri assopito

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7 ore fa, director12 ha scritto:

La multi-Nazionale fatta per un terzo da atleti neri naufraga a Berlino, là dove una nazionale tutta italiana aveva colorato il cielo d’azzurro. Il simbolo del fallimento della multietnicità.

La staffetta 4×400 donne, che tanto aveva entusiasmato i cultori della sostituzione etnica per la vittoria agli immancabili ‘Giochi del Mediterraneo’, non è andata oltre un deludentissimo quinto posto. Vincono le polacche.

Nel lancio dell’uovo, pardon, del Disco, vince per la quinta volta consecutiva, mai accaduto prima, la croata Perkovic (67.62), seconda e terza le tedesche Müller (63.00) e Craft (62.46). Quinta Osakue con 59.32. Che dopo il tracollo del caso ‘razzismo’ si era miracolosamente ripresa.tanta pubblicita',gratuita,non è servita!!!

ANSA. Europei atletica. Italia oro a squadre nella maratona,

Azzurri primi oltre a bronzo Rachik, argento per le donne.

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Direttoretto non capisce un tubo di atletica, ha cominciato a interessarsene da quando qualche razzista altrettanto incompetente, tra i politici e i giornalisti, si scandalizza per la presenza di atleti e atlete di colore nella nostra nazionale. Intanto non è vero che in questi campionati europei di Berlino l'Italia stia andando malissimo. Con un oro, un argento e 4 bronzi abbiamo già fatto meglio, per esempio, che a Helsinki 2012. E io spero in un'altra medaglia stasera dalla staffetta veloce. É vero, come scrive IlDivino, che l'atletica italiana è in crisi profonda da molti anni. Bistrattata dalla Rai (che continua a privilegiare, oltre al calcio, quel vergognoso carrozzone di dopati che è il ciclismo), dal CONI e dal governo (che continuano a trascurare il cronico problema della carenza di impianti) l'atletica risente anche della concorrenza di altri sport, più facili e remunerativi, che le sottraggono talenti. Ma proprio in questa stagione si intravedono confortanti segnali di ripresa nei risultati di alcuni giovani emergenti. In primis quel Filippo Tortu, ventenne milanese di origini sarde, che ha battuto dopo 39 anni il record italiano sui 100 metri del grande Pietro Mennea riuscendo a scendere sotto la barriera dei 10" netti. Si sperava in una medaglia da lui ma il quinto posto (dietro 4 velocisti di origini extraeuropee) è comunque un buon risultato. Il talento c'è, a mio avviso Tortu potrebbe per davvero essere l'erede dell'indimenticabile barlettano, ma avrebbe bisogno di un tecnico all'altezza. Mennea a 20 anni conquistò una incredibile medaglia di bronzo sui 200m alle Olimpiadi di Monaco '72 (dietro l'allora imbattibile sovietico Valeri Borzov e il fortissimo americano Larry Black). Ma era allenato dal mitico e compianto prof. Carlo Vittori, mentre Tortu è allenato da un dilettante, suo padre, un tipo un po' possessivo e dalle idee tecniche strane, che fa gareggiare il figlio con il contagocce invece di fargli fare esperienza nei grandi meeting.

Ritornando alla questione degli atleti di origini straniere, ha ragione Ahaha nel ricordare che Francia e Gran Bretagna ne schierano come e più di noi. Ma lo fanno anche altri paesi. Per es. ieri la Germania, che è storicamente una delle massime potenze dell'atletica mondiale, ha vinto l'oro nel lungo femminile con una giovane saltatrice dal nome decisamente poco teutonico: Malaika Mihambo. Mentre la mitica, leggendaria Heike Drechsler, una delle più grandi atlete nella storia dello sport, era lì umilmente, con la paletta, a ripianare la sabbia nella fossa dove atterrano le saltatrici. Un grande esempio di cultura sportiva (per capirci, è come se Paolo Rossi o Alessandro Del Piero si prestassero come raccattapalle durante le partite della nazionale). Chi esagera decisamente con i naturalizzati è la Turchia. Che non esita a offrire la cittadinanza turca (e un lauto stipendio) a mezzofondisti keniani e velocisti giamaicani per rimpinguare il medagliere ben al di là dello spessore del suo movimento sportivo. Naturalizzato turco è pure Ramil Guliev, il formidabile velocista azero campione del mondo in carica sui 200m, che a Berlino ha sfiorato il primato di Mennea (il memorabile 19"72 stabilito nel 1979, all'epoca record mondiale e che tuttora resiste come record europeo). Per inciso, atleti come Mennea, Borzov, Guliev, lo scozzese Wells, il francese Lemaitre e lo stesso Tortu, dimostrano, a mio avviso, che anche i bianchi, con l'allenamento, il sacrificio e la tecnica possono andare forte nelle gare di velocità. Come ho già scritto in passato, il livello di un movimento sportivo, la forza sportiva di una nazione, non si valuta con il medagliere nè con l'etnia o l'anagrafe degli atleti schierati, ma in base alla qualità della scuola sportiva. Sotto questo aspetto, le medaglie d'oro vinte agli europei e ai mondiali dal naturalizzato turco Guliev andrebbero assegnate almeno in buona parte all'Azerbaijan, paese in cui si è formato ed è cresciuto sportivamente l'atleta. Nessun dubbio che la migliore (e di gran lunga) scuola del basket sia quella americana. Ma anche la nazionale USA medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atlanta '96 schierava un naturalizzato, il nigeriano Akeem Olajuwon, nel ruolo di centro titolare. Non bisogna dunque scandalizzarsi. Peraltro nella nostra nazionale di atletica leggera gli atleti di origine straniera sono per lo più di scuola sportiva italiana. Cioé sono nati in Italia oppure sono arrivati giovanissimi in Italia e qui hanno cominciato a fare atletica. Penso per esempio a Yeman Crippa e Yoghi Chiappinelli, giovani italiani di origini etiopi, che ci hanno regalato due italianissime medaglie di bronzo (medaglie cioè frutto della nostra scuola sportiva) nel mezzofondo; alla discobola Daisy Osakue, nata Torino da immigrati nigeriani, che, pur lievemente penalizzata dall'incidente provocato da alcuni balordi nostrani, ha colto un brillante quinto posto (il nostro miglior risultato nella specialità da molti decenni a questa parte); e allo stesso Andrew Howe, sfortunato ed eclettico atleta di origine statunitense, che a Berlino ha corso i 200m raggiungendo la semifinale, ma fu già campione europeo e vicecampione mondiale nel lungo. Senza i ripetuti infortuni probabilmente Andrew avrebbe fatto una carriera strepitosa, ma è certo che basta sentirlo parlare per convincersi della sua italianità e della sua romanità. Della staffetta femminile 4x400 "All Black" che ha vinto l'oro ai giochi del Mediterraneo e che a Berlino ha parzialmente deluso, tre ragazze su quattro sono sportivamente italianissime, solo la Grenot è una cubana naturalizzata italiana (per matrimonio). La 35enne primatista italiana dei 200 e dei 400, nonché due volte campionessa d'Europa sui 400, si è presentata in fase calante e fuori condizione altrimenti poteva aspirare al podio sia nella gara individuale che nella staffetta. La panterita questa volta non ha tirato fuori gli artigli.

 

 

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Per fortuna  che   c'erano  gli   Atleti   Italiani  Padani  a  farci fare  bella  figura   ,  come  la  squadra  del  trota...  ahahahah

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