VI IMMAGINATE SE L' "AVESSIMO " DETTO IL PIDDI...

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Inviata (modificato)

Questi di Oscure Stelle in effetti non brillano. Soprattutto per perspicacia: i loro cervelli, per restare in tema astronomico, mi ricordano un po' i buchi neri (corpi che inghiottiscono l'informazione distruggendola). Allora provo a spiegargli la frase di Casaleggio con un esempio. Se io dico: il pesce che cucino preferisco pescarlo io stesso invece che comprarlo in pescheria, ho detto un'eresia? Certo che no. Penso che tutti, se avessimo il tempo e i mezzi, preferiremmo pescare direttamente il pesce che consumiamo. Saremmo sempre sicuri di mangiare pesce fresco e genuino. In modo analogo la democrazia diretta è, idealmente, preferibile alla democrazia rappresentativa. Anzi è la vera democrazia. I parlamentari e i ministri, come i pescivendoli, sono solo degli intermediari (tra la sovranità che appartiene  al popolo e il potere effettivo) e come i pescivendoli, anzi molto peggio dei pescivendoli, non sempre sono onesti e affidabili. Basta pensare ai deputati e ai senatori della passata legislatura che hanno cambiato casacca in centinaia e che hanno tradito platealmente i programmi elettorali. É come se un pescivendolo esponesse orate d'allevamento decongelate spacciandole per orate di mare fresche. Purtroppo anche per la democrazia diretta esistono problemi di ordine pratico. Era praticata nell'antica Atene e nel medioevo, per es. nell'Italia dei Comuni. L'idea fu ripresa dal filosofo Rousseau, ma oggi sarebbe difficile se non impossibile implementare una vera democrazia diretta in nazioni di milioni di abitanti. Sarebbe nella migliore delle ipotesi una forma di governo macchinosa e poco efficiente. Ma quando Casaleggio dice che in futuro forse il Parlamento non sarà più necessario, non pensa certo di sostituirlo con la dittatura. Pensa per l'appunto alla versione moderna, per ora ancora futuristica, ma non utopistica, della democrazia diretta di Rousseau, la cd. e-democracyL'idea russoviana potrebbe concretizzarsi quando tutti avranno accesso alla banda ultralarga a fibra ottica. Nella Rete potrebbe prendere corpo l'astrazione che il filosofo chiamava la "volontà generale" del popolo sovrano. In Italia potremmo avere un parlamento virtuale (ma dotato di poteri reali!) composto da circa 45 milioni di persone (i cittadini maggiorenni e incensurati) in grado di proporre, discutere e approvare on line le leggi, e in tempi rapidi; di eleggere direttamente il presidente della Repubblica (privo di poteri e con il mero ruolo di garante del sistema); e di decidere collettivamente l'azione di governo nei vari settori. Ma c'è di più. Si potrebbe usare l'enorme potenza di calcolo in grid computing del sistema nazionale, dell'ordine degli EXAFLOPS (miliardi di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo), per simulare (in fast time) gli effetti delle leggi e delle misure economiche in discussione e apportare le correzioni (cioè gli emendamenti) per ottimizzarle. Ciò potrebbe realizzarsi, per esempio, con tecniche ABSS (Agent-based Social Simulation) e ACE (Agent-based Computational Economics). Non a caso il prof. Roventini, il candidato ministro dell'Economia proposto da Di Maio in campagna elettorale, è uno studioso delle tecniche ACE. Con la e-democracy non solo realizzeremmo la democrazia nel vero senso della parola (il governo del popolo) ma taglieremmo la testa alle dispute ideologiche, elimineremmo i partiti, i ministeri e i costi della politica. Ogni cittadino parteciperebbe in prima persona alla vita democratica del paese: si sentirebbe responsabilizzato e realizzato nel suo ruolo naturale di zoon politikon, e il sistema paese farebbe un enorme salto di qualità in termini di efficienza e di competitività. Infine, last but not least, eliminiremmo la corruzione (almeno quella politica), con ciò contraddicendo in parte la tesi del grande filosofo ginevrino secondo il quale sarebbe il progresso (della scienza e della arti) a corrompere l'uomo e a privarlo della purezza e della libertà proprie dell'originario stato di natura. 

L'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene.

La democrazia esiste laddove non c'è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi.

                                              J. J. Rousseau

Modificato da fosforo41

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15 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

Questi di Oscure Stelle in effetti non brillano. Soprattutto per perspicacia: i loro cervelli, per restare in tema astronomico, mi ricordano un po' i buchi neri (corpi che inghiottiscono l'informazione distruggendola). Allora provo a spiegargli la frase di Casaleggio con un esempio. Se io dico: il pesce che cucino preferisco pescarlo io stesso invece che comprarlo in pescheria, ho detto un'eresia? Certo che no. Penso che tutti, se avessimo il tempo e i mezzi, preferiremmo pescare direttamente il pesce che consumiamo. Saremmo sempre sicuri di mangiare pesce fresco e genuino. In modo analogo la democrazia diretta è, idealmente, preferibile alla democrazia rappresentativa. Anzi è la vera democrazia. I parlamentari e i ministri, come i pescivendoli, sono solo degli intermediari (tra la sovranità che appartiene  al popolo e il potere effettivo) e come i pescivendoli, anzi molto peggio dei pescivendoli, non sempre sono onesti e affidabili. Basta pensare ai deputati e ai senatori della passata legislatura che hanno cambiato casacca in centinaia e che hanno tradito platealmente i programmi elettorali. É come se un pescivendolo esponesse orate d'allevamento decongelate spacciandole per orate di mare fresche. Purtroppo anche per la democrazia diretta esistono problemi di ordine pratico. Era praticata nell'antica Atene e nel medioevo, per es. nell'Italia dei Comuni. L'idea fu ripresa dal filosofo Rousseau, ma oggi sarebbe difficile se non impossibile implementare una vera democrazia diretta in nazioni di milioni di abitanti. Sarebbe nella migliore delle ipotesi una forma di governo macchinosa e poco efficiente. Ma quando Casaleggio dice che in futuro forse il Parlamento non sarà più necessario, non pensa certo di sostituirlo con la dittatura. Pensa per l'appunto alla versione moderna, per ora ancora futuristica, ma non utopistica, della democrazia diretta di Rousseau, la cd. e-democracyL'idea russoviana potrebbe concretizzarsi quando tutti avranno accesso alla banda ultralarga a fibra ottica. Nella Rete potrebbe prendere corpo l'astrazione che il filosofo chiamava la "volontà generale" del popolo sovrano. In Italia potremmo avere un parlamento virtuale (ma dotato di poteri reali!) composto da circa 45 milioni di persone (i cittadini maggiorenni e incensurati) in grado di proporre, discutere e approvare on line le leggi, e in tempi rapidi; di eleggere direttamente il presidente della Repubblica (privo di poteri e con il mero ruolo di garante del sistema); e di decidere collettivamente l'azione di governo nei vari settori. Ma c'è di più. Si potrebbe usare l'enorme potenza di calcolo in grid computing del sistema nazionale, dell'ordine degli EXAFLOPS (miliardi di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo), per simulare (in fast time) gli effetti delle leggi e delle misure economiche in discussione e apportare le correzioni (cioè gli emendamenti) per ottimizzarle. Ciò potrebbe realizzarsi, per esempio, con tecniche ABSS (Agent-based Social Simulation) e ACE (Agent-based Computational Economics). Non a caso il prof. Roventini, il candidato ministro dell'Economia proposto da Di Maio in campagna elettorale, è uno studioso delle tecniche ACE. Con la e-democracy non solo realizzeremmo la democrazia nel vero senso della parola (il governo del popolo) ma taglieremmo la testa alle dispute ideologiche, elimineremmo i partiti, i ministeri e i costi della politica. Ogni cittadino parteciperebbe in prima persona alla vita democratica del paese: si sentirebbe responsabilizzato e realizzato nel suo ruolo naturale di zoon politikon, e il sistema paese farebbe un enorme salto di qualità in termini di efficienza e di competitività. Infine, last but not least, eliminiremmo la corruzione (almeno quella politica), con ciò contraddicendo in parte la tesi del grande filosofo ginevrino secondo il quale sarebbe il progresso (della scienza e della arti) a corrompere l'uomo e a privarlo della purezza e della libertà proprie dell'originario stato di natura. 

L'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene.

La democrazia esiste laddove non c'è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi.

                                              J. J. Rousseau

Democrazia   diretta    sarebbero    quelli  iscritti   alla  piattaforma  rousseau  ?    Ovvero   più  o  meno  un  qualche  migliaio   di personaggi  non certificati  da  nessuno  che   con  un click  decidono  il  destino   di tutti   gli ITALIANI   ma  ti  sei  bevuto  il cervello  ?  Ma  poi   l'uno  vale  uno  non  è  più  valido   c'è  il  di  mejo   che  rappresenta  la  casaleggio &co  con  il grillo  che  non  si  capisce  se  è  garante  o no ...  sai  che  ti  dico   un  bel  vafff   grullesco  ci sta  tutto.     Ahahahah   lo  voglio  proprio  vedere  60  milioni  di    Italiani   che   decidono  su tutto   come  dire    che  allo  stadio  non serve  l'arbitro  decidono  tutti   gli  spettatori   ....  non aggiungo  altro...

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P.S.  Ti  voglio    vedere a  decidere   assieme  a  diretoreto ,  al canegalileo  all'uvettabianca  e  camerati    simili  

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Questo   è  uno dei tanti  scelto  con  i click  non certificati . La  democrazia  diretta   ma  vaffff

"Capisco l'incredulità, ma io l'ho detto fin dall'inizio al Movimento che non volevo fare il parlamentare ma il testimonial per salvare gli oceani dalla plastica".
Questo lo pagate 14 mila euro al mese per girare in barca e fare il 96% di assenze dall’aula. 
Chiudere i porti. Subito

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52 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

 

L'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene.

La democrazia esiste laddove non c'è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi.

                                              J. J. Rousseau

Casaleggio mi lascia un po' perplesso". Parla da "uomo di legge e soprattutto di Costituzione" il presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick per dare una valutazione complessiva dell'intervista di Davide Casaleggio a La Verità in cui si preconizza, superata la democrazia rappresentativa, pur "tra qualche lustro" anche il superamento del Parlamento.

"Sono perplesso", continua Flick, "perché non ci trovo nessuna traccia di una cultura costituzionale che evidentemente viene ritenuta inutile, perché altrimenti sarebbe stata presente. Rimosso il Parlamento, si passerà alla Costituzione. Come non ci trovo nulla che parli del dubbio, del confronto, solo affermazioni assiomatiche, come quella per cui 'ben vengano i più puri che epurano i meno puri'". E' proprio il mancato rapporto tra il dubbio e la certezza che mi fa paura, perché la mancanza di dubbio, di confronto è sempre figlia dell'autoritarismo.

Dobbiamo essere preoccupati che il presidente dell'associazione che di fatto controlla il partito di maggioranza relativa abbia questa visione del futuro della nostra democrazia?

Sono decisamente preoccupato. C'era qualcuno che voleva fare dell'aula un 'bivacco di manipoli', ora c'è chi la vuole chiudere. Mi auguro non possa avvenire. La prima intenzione l'ha smentita la storia, la seconda, vedremo e speriamo.

Non è d'accordo nemmeno quando Casaleggio sostiene che "oggi grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile"?

Guardi, Casaleggio giustamente parla del potere delle idee. Ma io citerei anche Giovanni Falcone, "le idee camminano sulle gambe degli uomini". Mi pare difficile radunare 60 milioni di gambe e tirarne fuori le idee. Piuttosto, si rischia di incentivare la prevalenza di certe idee su altre. Per questo sono rimasto perplesso di fronte all'istituzione di un ministero per la democrazia diretta.

Arriviamo alla frase che ha fatto sobbalzare un po' tutti, quel "Tra qualche lustro faremo a meno pure del Parlamento", cosa ne pensa?

Che il Parlamento abbia tanti problemi lo sappiamo tutti, e Casaleggio ha tutti i diritti di ricordarcelo. Che però si arrivi anche a escludere la funzione di controllo - che, bontà sua, almeno per ora gli riconosce - senza specificare chi assolverà a questa funzione è assai grave. Chi controllerà? I 60 milioni di cittadini? Rousseau? Prendiamo una questione importantissima come l'immigrazione. Quando Casaleggio dice che "quello che conta è la percezione quotidiana dei singoli cittadini", cosa vuole esprimere esattamente? Il singolo, da solo, affacciato alla sua finestra, non può che vedere un pezzetto della realtà. Si può ridurre ogni fenomeno e ogni scelta alla valutazione del singolo? Mi sembra un'esasperazione del - per altri versi giusto - Not In My Backyard.

Non crede alla funzione della Rete nel processo democratico?

La Rete è espressione tipica della globalizzazione, una logica di virtualità e di profitto che abolisce il rapporto con la memoria e con lo spazio e che trasforma tutto in un gigantesco mercato senza contraddittorio, che invece è fondamentale nella formazione delle regole del vivere comune. Va ricordato poi che la globalizzazione ricerca il profitto, e qui mi viene da citare l'episodio del Vitello d'oro della Bibbia. Ebbene, siamo passati dal Vitello d'oro all"'Algoritmo d'oro". Con che risultati poi? I risultati ce li dà l'algoritmo e chi lo ha impostato e ciò senza tener conto del pericolo che deriva dalla moda e dalla sempre crescente diffusione delle fake news; mi sembra proprio che si stia seguendo la tendenza a trasformare il cittadino in consumatore.

Dietro all'idea della massima partecipazione c'è dunque in realtà un proposito di stortura autoritaria?

C'è il tentativo di mettere ordine e di gestire molteplici forme di malcontento con il rischio di costruire ed esaltare un'unità fittizia tra milioni e milioni di sensazioni di protesta. Il risultato sarà una parcellizzazione della realtà in chiave solo negativa senza alcuna indicazione su chi dovrebbe accorpare questo fiume di proteste e di malcontenti. D'altra parte in tutta l'intervista non ci sono parole chiare e coraggiose per risolvere le questioni. L'art.1 - e tutta la Costituzione - restano validi perché si opera una sintesi tra prospettiva personalistica e prospettiva solidaristica. Una delle conseguenze della visione di Casaleggio sarà invece la rimozione del secondo comma dell'Art.1: "La sovranità appartiene al popolo. E basta" tagliando via "le forme e i limiti" in cui essa si esercita secondo la Costituzione. Rimosso il Parlamento, sarà la volta della Costituzione. E rimarremo un po' sguarniti nel rapporto tra Stato e singoli cittadini, oggi garantiti proprio dai giudici e dalle leggi.

Di fatto però il Parlamento non funziona già più. L'uso eccessivo dei decreti legge per esempio e la sussunzione da parte dell'esecutivo della funzione legiferante...

Non c'è dubbio, però rimane una speranza che si possa farlo tornare a lavorare. In parte l'ultimo referendum era un tentativo in questo senso, fallito anche per la molteplicità dei contenuti riuniti in un unico quesito e incomprensibili: peccato mortale quest'ultimo per il referendum che è l'emblema della democrazia rappresentativa. Questa è una regola fondamentale della democrazia diretta, di cui parla Casaleggio: per farla funzionare occorre che la domanda venga compresa. È vero, oggi chi fa le leggi è il governo, com'è accaduto sull'articolo 18 e sulla riforma carceraria, che sta naufragando per volontà della nuova maggioranza. Ma il fatto che un meccanismo non funzioni, è sufficiente per eliminarlo o richiede piuttosto che lo si aggiusti?

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7 ore fa, pm610 ha scritto:

P.S.  Ti  voglio    vedere a  decidere   assieme  a  diretoreto ,  al canegalileo  all'uvettabianca  e  camerati    simili  

Mi meraviglio di te Los. Per un vero democratico la sovranità appartiene al popolo, cioè a tutti i cittadini. Quindi, ci piaccia o no, anche alle persone che hai citato. Con la e-democracy questa sovranità che oggi resta troppo spesso solo sulla Carta (cioè sempre, eccetto una domenica ogni 5 anni) sarebbe esercitata direttamente e quotidianamente e nessuno avrebbe più il diritto di lamentarsi ma solo quelli di proporre, discutere civilmente, decidere.

Devi sapere che le ringhiere dei ba

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8 ore fa, pm610 ha scritto:

Democrazia   diretta    sarebbero    quelli  iscritti   alla  piattaforma  rousseau  ?    Ovvero   più  o  meno  un  qualche  migliaio   di personaggi  non certificati  da  nessuno  che   con  un click  decidono  il  destino   di tutti   gli ITALIANI   ma  ti  sei  bevuto  il cervello  ?  Ma  poi   l'uno  vale  uno  non  è  più  valido   c'è  il  di  mejo   che  rappresenta  la  casaleggio &co  con  il grillo  che  non  si  capisce  se  è  garante  o no ...  sai  che  ti  dico   un  bel  vafff   grullesco  ci sta  tutto.     Ahahahah   lo  voglio  proprio  vedere  60  milioni  di    Italiani   che   decidono  su tutto   come  dire    che  allo  stadio  non serve  l'arbitro  decidono  tutti   gli  spettatori   ....  non aggiungo  altro...

E' evidente  che si ratta di una cosa che al giorno d'oggi è prematura, internet è agli albori, occorrerà che i giovani di oggi diventino anziani e che tutta la popolazione, anziani compresi, sia in grado di utilizzare le tecnologie informatiche; ti faccio un esempio: mai sentito parlare del voto per corrispondenza? in certe nazioni esiste, anche in Italia gli Italiani all'estero lo usano; immagina una evoluzione del voto per corrispondenza che anziché con una busta cartacea sai fatto con  un voto elettronico; quando un elettore vota esce fisicamente di casa, si reca fisicamente in un seggio, però con un voto per corrispondenza elettronico tutti potrebbero votare da casa, occorrerebbero ovviamente garanzie sull'autenticità di chi vota, forme di crittografia, tutte cose che in futuro ci saranno più di quanto non ci siano oggi; a questo punto il parlamento (formato da gente competente che fa le proposte di legge) potrebbe chiedere il voto di approvazione alla gente su ogni singolo provvedimento, anziché votare ogni 5 anni si potrebbe votare tutte le settimane su ogni singolo provvedimento di legge…. utopia?  certamente utopia, però una cosa che in passato  non è mai stata tecnicamente  possibile  e che  anche oggi appare "strana" e da fantascienza in futuro sarà possibile e probabilmente in certe nazioni , in un lontano futuro, diverrà realtà

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12 ore fa, fosforo41 ha scritto:

Questi di Oscure Stelle in effetti non brillano. Soprattutto per perspicacia: i loro cervelli, per restare in tema astronomico, mi ricordano un po' i buchi neri (corpi che inghiottiscono l'informazione distruggendola). Allora provo a spiegargli la frase di Casaleggio con un esempio. Se io dico: il pesce che cucino preferisco pescarlo io stesso invece che comprarlo in pescheria, ho detto un'eresia? Certo che no. Penso che tutti, se avessimo il tempo e i mezzi, preferiremmo pescare direttamente il pesce che consumiamo. Saremmo sempre sicuri di mangiare pesce fresco e genuino. In modo analogo la democrazia diretta è, idealmente, preferibile alla democrazia rappresentativa. Anzi è la vera democrazia. I parlamentari e i ministri, come i pescivendoli, sono solo degli intermediari (tra la sovranità che appartiene  al popolo e il potere effettivo) e come i pescivendoli, anzi molto peggio dei pescivendoli, non sempre sono onesti e affidabili. Basta pensare ai deputati e ai senatori della passata legislatura che hanno cambiato casacca in centinaia e che hanno tradito platealmente i programmi elettorali. É come se un pescivendolo esponesse orate d'allevamento decongelate spacciandole per orate di mare fresche. Purtroppo anche per la democrazia diretta esistono problemi di ordine pratico. Era praticata nell'antica Atene e nel medioevo, per es. nell'Italia dei Comuni. L'idea fu ripresa dal filosofo Rousseau, ma oggi sarebbe difficile se non impossibile implementare una vera democrazia diretta in nazioni di milioni di abitanti. Sarebbe nella migliore delle ipotesi una forma di governo macchinosa e poco efficiente. Ma quando Casaleggio dice che in futuro forse il Parlamento non sarà più necessario, non pensa certo di sostituirlo con la dittatura. Pensa per l'appunto alla versione moderna, per ora ancora futuristica, ma non utopistica, della democrazia diretta di Rousseau, la cd. e-democracyL'idea russoviana potrebbe concretizzarsi quando tutti avranno accesso alla banda ultralarga a fibra ottica. Nella Rete potrebbe prendere corpo l'astrazione che il filosofo chiamava la "volontà generale" del popolo sovrano. In Italia potremmo avere un parlamento virtuale (ma dotato di poteri reali!) composto da circa 45 milioni di persone (i cittadini maggiorenni e incensurati) in grado di proporre, discutere e approvare on line le leggi, e in tempi rapidi; di eleggere direttamente il presidente della Repubblica (privo di poteri e con il mero ruolo di garante del sistema); e di decidere collettivamente l'azione di governo nei vari settori. Ma c'è di più. Si potrebbe usare l'enorme potenza di calcolo in grid computing del sistema nazionale, dell'ordine degli EXAFLOPS (miliardi di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo), per simulare (in fast time) gli effetti delle leggi e delle misure economiche in discussione e apportare le correzioni (cioè gli emendamenti) per ottimizzarle. Ciò potrebbe realizzarsi, per esempio, con tecniche ABSS (Agent-based Social Simulation) e ACE (Agent-based Computational Economics). Non a caso il prof. Roventini, il candidato ministro dell'Economia proposto da Di Maio in campagna elettorale, è uno studioso delle tecniche ACE. Con la e-democracy non solo realizzeremmo la democrazia nel vero senso della parola (il governo del popolo) ma taglieremmo la testa alle dispute ideologiche, elimineremmo i partiti, i ministeri e i costi della politica. Ogni cittadino parteciperebbe in prima persona alla vita democratica del paese: si sentirebbe responsabilizzato e realizzato nel suo ruolo naturale di zoon politikon, e il sistema paese farebbe un enorme salto di qualità in termini di efficienza e di competitività. Infine, last but not least, eliminiremmo la corruzione (almeno quella politica), con ciò contraddicendo in parte la tesi del grande filosofo ginevrino secondo il quale sarebbe il progresso (della scienza e della arti) a corrompere l'uomo e a privarlo della purezza e della libertà proprie dell'originario stato di natura. 

L'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene.

La democrazia esiste laddove non c'è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi.

                                              J. J. Rousseau

E' questa la norma in cui si sostanzia la democrazia diretta ?

Fatte salve le procedure elettive stabilite con le modalità di cui al presente statuto, le decisioni rimesse agli iscritti s’intendono approvate qualunque sia il numero di partecipanti al voto. Entro 5 (cinque) giorni, decorrenti dal giorno della pubblicazione dei risultati sul sito dell’Associazione, il Garante o il Capo Politico possono chiedere la ripetizione della consultazione, che in tal caso s’intenderà confermata solo qualora abbia partecipato alla votazione almeno la maggioranza assoluta degli iscritti ammessi al voto sulla base di quanto previsto dalla precedente lettera c).   

ART. 4 LETTERA D DELLO STATUTO 5 STELLE.

TRADOTTO:

Io sono il Capo  ( Garante o Capo Politico ). Le mie proposte passano a maggioranza dei votanti. Le proposte a me non gradite devono avere la maggioranza degli aventi diritto al voto.  

 

TIENITELA QUESTA BELLA FORMA DI DEMOCRAZIA ELETTRONICA, A ME PARE UNA DITTATURA  TR.AV.ESTITA. COMANDA IL MODERATORE.........

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In questo momento, cortomalteseim ha scritto:

E' questa la norma in cui si sostanzia la democrazia diretta ?

Fatte salve le procedure elettive stabilite con le modalità di cui al presente statuto, le decisioni rimesse agli iscritti s’intendono approvate qualunque sia il numero di partecipanti al voto. Entro 5 (cinque) giorni, decorrenti dal giorno della pubblicazione dei risultati sul sito dell’Associazione, il Garante o il Capo Politico possono chiedere la ripetizione della consultazione, che in tal caso s’intenderà confermata solo qualora abbia partecipato alla votazione almeno la maggioranza assoluta degli iscritti ammessi al voto sulla base di quanto previsto dalla precedente lettera c).   

ART. 4 LETTERA D DELLO STATUTO 5 STELLE.

TRADOTTO:

Io sono il Capo  ( Garante o Capo Politico ). Le mie proposte passano a maggioranza dei votanti. Le proposte a me non gradite devono avere la maggioranza degli aventi diritto al voto.  

 

TIENITELA QUESTA BELLA FORMA DI DEMOCRAZIA ELETTRONICA, A ME PARE UNA DITTATURA  TR.AV.ESTITA. COMANDA IL MODERATORE.........

PS: SE POI VOTATE SULLA MIA PIATTAFORMA, I MIEI PROGRAMMATORI POTRANNO SEMPRE TAROCCARE L'ESITO DEL VOTO. OPPURE (VEDI ELEZIONI COMUNALI DI GENOVA) GLI ISCRITTI SCELGONO TIZIO E INTERVIENE IL GRILLO DA GUARDIA A RINGHIARE ED IMPORRE CAIO......

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La norma citata da Corto a me non sembra irragionevole. Se il capo politico è preposto a mantenere l'unità di indirizzo politico del Movimento, come recita l'art.7, allora è giusto, in un'ottica di democrazia diretta, che laddove abbia votato solo una minoranza degli iscritti, egli possa chiedere la ripetizione della consultazione e la conferma dell'esito a maggioranza assoluta. Fino a prova contraria in democrazia, diretta o meno, è la maggioranza che decide e non una minoranza. 

Ciò che invece mi lascia molto perplesso dello statuto del Movimento è la strana concatenazione gerarchica tra le figure del capo politico, del garante e del comitato di garanzia. Se ho ben capito, il primo può essere sfiduciato dal secondo, e il terzo può sfiduciare i primi due, ma lo farà a suo rischio e pericolo perché se la sfiducia non è ratificata dal voto on line degli iscritti  allora il comitato decade. Rischio che invece non corre il garante nello sfiduciare il capo politico. 

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10 minuti fa, fosforo41 ha scritto:

La norma citata da Corto a me non sembra irragionevole. Se il capo politico è preposto a mantenere l'unità di indirizzo politico del Movimento, come recita l'art.7, allora è giusto, in un'ottica di democrazia diretta, che laddove abbia votato solo una minoranza degli iscritti, egli possa chiedere la ripetizione della consultazione e la conferma dell'esito a maggioranza assoluta. Fino a prova contraria in democrazia, diretta o meno, è la maggioranza che decide e non una minoranza. 

Ciò che invece mi lascia molto perplesso dello statuto del Movimento è la strana concatenazione gerarchica tra le figure del capo politico, del garante e del comitato di garanzia. Se ho ben capito, il primo può essere sfiduciato dal secondo, e il terzo può sfiduciare i primi due, ma lo farà a suo rischio e pericolo perché se la sfiducia non è ratificata dal voto on line degli iscritti  allora il comitato decade. Rischio che invece non corre il garante nello sfiduciare il capo politico. 

Guardi, egregio Fosforo, a me quella norma appare chiaramente traducibile:

Ipotizziamo un Partito con 1000 iscritti.

il Kapo fa una proposta, votano in 10 ed è approvata da 6 SI.

Se invece il Kapo ottiene 6 NO, la proposta viene sottoposta a nuova votazione.

Per respingerla occorrono 501 NO.

Mi scusi, ma tanto vale scrivere CASALEGGIO / GRILLO / DE MEJO HANNO SEMPRE RAGIONE, se dargli torto è praticamente impossibile.

Predicare la democrazia diretta e praticarla in casa propria in modo che il Kapo abbia sempre ragione, è una contraddizione inammissibile. Porta dritti al fascismo, mio caro nuovo Nicolino Bombacci.

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