Il potere mistificatorio dei media

Inviata (modificato)

Suggerirei in particolare ai forumisti più giovani, a quelli che non hanno vissuto o hanno vissuto solo in parte i lunghi e vergognosi anni del berlusconismo, di leggere l'articolo che allego per farsi un'idea di cosa è stato all'epoca e di cosa è tuttora il giornalismo fazioso e asservito al potere. Quello che usa la penna come una clava, la tastiera come macchina del fango (all'epoca si chiamava "metodo Boffo", dal nome di una delle vittime) per diffamare, calunniare, umiliare sul piano personale e degli affetti familiari gli avversari politici, i giornalisti non allineati e anche gli alleati scomodi e non devoti al ducetto di turno. La stessa penna o tastiera che si trasforma in turibolo quando c'è da incensare il padrone e da coprire con i fumi dell'incenso i suoi pubblici disastri e le sue private vergogne.  

https://infosannio.wordpress.com/2018/07/17/alessandro-sallusti-gianfranco-fini-e-stato-un-criminale-politico/

Ai più giovani ricordo che Gianfranco Fini, all'epoca terza carica dello Stato (presidente della Camera), fu sottoposto dai pennivendoli direttamente o indirettamente a libro paga dell'allora premier Berlusconi a una lunghissima, inaudita e durissima campagna di stampa. Il pretesto era una indagine (inizialmente contro ignoti, poi furono coinvolti la compagna e il cognato di Fini) per una casetta di 45 mq ubicata a Montecarlo ed ereditata dal partito di Fini. La colpa politica di Fini era l'essersi messo di traverso nella maggioranza di governo berlusconiana e di avere contestato per sacrosante ragioni il capo fino ad allora indiscusso e ancora penalmente impunito ma già sommerso dai processi e dagli scandali. Insomma, il presidente della Camera non era solo l'alleato scomodo, il dissidente, il "traditore", ma era anche o soprattutto il capro espiatorio con il quale distrarre l'opinione pubblica dai disastri del governo e dagli scandali di mister bunga bunga. La vicenda giudiziaria sembrava destinata all'archiviazione, almeno per Fini, ma ieri l'ex delfino di Almirante è stato rinviato a giudizio, insieme ad altri, per riciclaggio. E subito, come una iena affamata, si è gettato su di lui e sul suo cadavere politico (Fini ha lasciato da anni la politica attiva) il più fedele e famelico dei pennivendoli del delinquente: Alessandro Sallusti, detto Olindo (ma io, per ovvie ragioni, lo chiamo Frankestein), il direttore del giornale di famiglia del frodatore, il diffamatore professionale già condannato in Cassazione (poi vergognosamente graziato da Napolitano che gli commutò il carcere in pena pecuniaria) e più volte sospeso dall'Ordine dei giornalisti. La iena Sallusti è ingrata, dimentica che senza l'ex leader di AN il suo datore di lavoro non sarebbe mai andato al governo (e forse sarebbe fallito con i suoi giornali e televisioni), e affonda i denti. Scrive che Fini potrebbe essere un delinquente comune che rischia 30 anni di carcere, ma che non è questo il peggio (naturale: lui ai delinquenti comuni è abituato). Scrive che Fini è  un "criminale politico" che meriterebbe l'ergastolo per avere a suo tempo distrutto il centrodestra (ma dimentica Salvini e gli elettori che hanno abbandonato Berlusconi) e per essere stato la causa di tutto quello che è venuto dopo, ovvero Monti e i 5Stelle (ma dimentica Renzi):

"Se il Paese è da anni in difficoltà, la colpa è sua, quella di un mostro che illudendosi di essere Dio ha generato mostri". 

Cari ragazzi, meditate su queste parole, e sul pericolo che corre la democrazia quando i mezzi di informazione distorcono o capovolgono sfacciatamente la realtà e la verità. Ho sempre avversato Fini sul piano politico, ma ho sempre pensato e penso tuttora che sia un politico serio e una persona onesta. Un leader del suo livello non si rovina la carriera e la reputazione per un appartamento! Mettendosi contro Berlusconi (cioè volendo essere Dio, secondo Sallusti) in nome, ripeto, di sacrosante ragioni - ha sacrificato la sua carriera politica e si è esposto alla macchina del fango. Io ringrazio Fini per una parte di ciò di cui Sallusti lo accusa: avere contribuito, uscendo dalla maggioranza, alla fine del più vergognoso governo della storia repubblicana. Per il resto le accuse del pennivendolo sono deliranti mistificazioni. Se il Paese è da anni in difficoltà la colpa non è di Fini, se non in minima parte. La colpa è soprattutto del delinquente amico di mafiosi che usava la politica per i suoi interessi, che organizzava colossali frodi fiscali per le sue aziende (dopo avere corrotto parlamentari per far cadere un governo), che si divertiva giorno e notte con le sue amichette, che copriva il Paese di vergogna e si faceva ridere dietro dai leader europei, e che, per sua stessa ammissione, faceva il premier "a tempo perso". Se si fosse impegnato in modo più serio e con le più ampie maggioranze della storia, forse perfino questo cabarettista prestato alla politica avrebbe potuto essere utile al Paese. Ma fece talmente male da indurre un comico a fondare un movimento politico e da indurre gli italiani a votare in massa per il comico, già nel 2013, ovvero prima che arrivasse dopo una cena ad Arcore un altra specie di cabarettista, o comunque un allievo, con la malsana idea di imitare il maestro e di fare le leggi più insane che al maestro non era riuscito di fare. E allora il movimento fondato dal comico è andato al governo, e ora serve un capro espiatorio da dare in pasto al popolo bue. Mi sorprende solo che Olindo Sallusti non abbia imputato a Fini anche la mancata qualificazione dell'Italia ai mondiali.   

Modificato da fosforo41

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2 messaggi in questa discussione

Immagino abbia imparato dall'irraggiungibile Travaglio

http://www.ilgiornale.it/news/politica/beffa-travaglio-che-ora-deve-risarcire-quei-magistrati-che-1486201.html

http://www.ilgiornale.it/news/interni/cavillo-non-salva-travaglio-diffam-previti-condannato-919620.html

Lo stesso Travaglio che si è gettato come un pescecane sull'intercettazione "ad hoc" di Graviano, ovviamente in tempo elettorale. Straordinarie rivelazioni che faranno coppia con le balle di Spatuzza, che ovviamente hanno conosciuto l'attenzione del panzanaro Travaglio.

Buona lunga opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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18 ore fa, sardonicoebasta ha scritto:

Immagino abbia imparato dall'irraggiungibile Travaglio

http://www.ilgiornale.it/news/politica/beffa-travaglio-che-ora-deve-risarcire-quei-magistrati-che-1486201.html

http://www.ilgiornale.it/news/interni/cavillo-non-salva-travaglio-diffam-previti-condannato-919620.html

Lo stesso Travaglio che si è gettato come un pescecane sull'intercettazione "ad hoc" di Graviano, ovviamente in tempo elettorale. Straordinarie rivelazioni che faranno coppia con le balle di Spatuzza, che ovviamente hanno conosciuto l'attenzione del panzanaro Travaglio.

Buona lunga opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Suvvia Sardonico, mi deludi, salti di palo in frasca pure tu? Che c'entra il noto pregiudicato e corruttore Previti con un galantuomo (fino a sentenza contraria) come Fini? E soprattutto che c'entra un pennivendolo di corte come Sallusti con un (grande) giornalista indipendente come Travaglio? Essere querelati da Previti è quasi una medaglia, e, come diceva ieri Salvatore Borsellino, su certe vicende di mafia, trattative, depistaggi etc. ci sono diversi magistrati che ancora DEVONO chiarire diverse cosette. Magari un giorno quei 150.000 euro verranno restituiti a Travaglio con gli interessi. Mentre nessuno restituirà a noi contribuenti i soldi che paghiamo per la scorta di Sallusti. Che al massimo può essere minacciato da qualche genitore i cui bambini hanno gli incubi dopo averlo visto la sera in tv. É appena il caso di ricordare che Frankestein Sallusti fu condannato in Cassazione a 14 mesi di carcere, senza sospensione della pena, per avere diffamato in modo gravissimo un magistrato (in un articolo firmato con uno pseudonimo, si inventò che avesse ordinato l'aborto coatto per una 13enne). Poi indossò i panni del martire della libertà di stampa e fu graziato da Napolitano.

Posso capire che la puntigliosa e inattaccabile obbiettività di Travaglio, il suo non fare sconti a nessuno, a prescindere dalla collocazione politica, e la pungente ironia con cui quasi sempre condisce i suoi articoli, possano generare un senso di antipatia (specie nei faziosi) e di distanza. Ma questa bella intervista di Paolo Mieli ci svela un Travaglio inedito, un po' del suo lato umano e privato. Lo scopriamo appassionato di canzoni e di karaoke, e "innamorato" della Carrà. E ripercorre gli inizi dell'avventura del FQ, una sfida che lui e la sua squadra hanno vinto con il loro coraggio e il loro talento in anni difficilissimi per l'editoria. E chi a suo tempo ci aveva creduto é stato premiato. Pensate che un azionista che alla nascita del FQ, nel 2009, aveva investito 100.000 euro, ha incassato da allora 1,5 milioni. E oggi si parla di una possibile quotazione in Borsa. Niente male per un piccolo giornale che non ha mai preso un euro di finanziamento pubblico, che dà pochissimo spazio alla pubblicità e che ogni giorno rompe i koglioni ai potenti.

https://infosannio.wordpress.com/2018/07/17/mieli-intervista-travaglio/

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