SCHERZIAMO ? MA DAI POI C'E' IL RdC

La  politica  della  decrescita  in felice....???

A Confimprese non piace affatto la proposta di legge per la chiusura degli esercizi commerciali nei giorni festivi e durante le domeniche avanzata dal deputato pentastellato e sottosegretario allo Sviluppo Economico Davide Crippa. Secondo Mario Resca, presidente dell'associazione di negozi in franchising che rappresenta circa 30mila punti vendita e 600mila addetti, "se la proposta del Movimento 5 Stelle dovesse diventare legge, il messaggio sarebbe chiaro: le aziende saranno costrette a licenziare, l’intero comparto perderà 400mila posti di lavoro e il 10% del fatturato, sarebbe un grave danno per l’economia". In sostanza, l'abolizione delle norme per la liberalizzazione contenute nel decreto Salva Italia introdotto nel 2011 dal governo Monti causerebbe ingenti danni all'economia italiana, secondo Confimprese.

Il progetto di legge del sottosegretario Crippa prevede un massimo di aperture dei negozi nelle festività di 12 giorni all’anno e affida la regolamentazione a Regioni e Comuni e obbliga ad una rotazione per un massimo del 25% di aperture nel Comune di esercizi commerciali dello stesso tipo merceologico. “Su 52 domeniche i negozi potranno restare aperti solo 12 festività, è una stiuazione allarmante", sostiene Resca, aggiungendo inoltre che escludendo dalla nuova regolamentazione tutte le località turistiche si aggiungerebbe un nuovo problema: "Siamo il Paese che detiene il record mondiale di siti Unesco, l’Italia è un museo a cielo aperto, quali sono i criteri per stabilire le città a vocazione turistica? La gente consuma se ne ha l’opportunità, ma se i negozi sono chiusi rinuncia e non compra”.

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7 messaggi in questa discussione

Tante volte mi trovo d'accordo. Non questa. La "liberalizzazione Prodi" fu iniqua e favorì la grande distribuzione a danno del negozietto familiare. Marito e moglie non potendo lavorare 24 ore su 24 come il Carrefours.  Di fatto limitandosi a trasferire occupazione dal lavoro autonomo a quello dipendente (precario).

Un po' di sano statalismo, talvolta non guasta. La domenica, se non anche il sabato, è fatta per riposare, andare in chiesa, allo stadio, al mare o in montagna. E' saggio combattere il turismo familiare all'outlet.

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19 minuti fa, cortomalteseim ha scritto:

Tante volte mi trovo d'accordo. Non questa. La "liberalizzazione Prodi" fu iniqua e favorì la grande distribuzione a danno del negozietto familiare. Marito e moglie non potendo lavorare 24 ore su 24 come il Carrefours.  Di fatto limitandosi a trasferire occupazione dal lavoro autonomo a quello dipendente (precario).

Un po' di sano statalismo, talvolta non guasta. La domenica, se non anche il sabato, è fatta per riposare, andare in chiesa, allo stadio, al mare o in montagna. E' saggio combattere il turismo familiare all'outlet.

Certo  ma  ora  vallo a  dire  a  quelli  che   verranno  licenziati  perchè  questo sarà... o credi  che  la  grande  impresa  si tenga  il personale  in  più ?  Questa  purtroppo  è la realtà del senno  di poi  purtroppo.....

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............PURTROPPO.  GIUSTO AVVERBIO...

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Già  quel  purtroppo  ci sta  perchè  è  inutile   rinvangare  a  cose  consolidate,  resta  il  fatto  che   metteranno   sulla  strada  e  sul  lastrico  migliaia   di  lavoratori,

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Inviata (modificato)

Il 15/7/2018 in 12:32 , cortomalteseim ha scritto:

Tante volte mi trovo d'accordo. Non questa. La "liberalizzazione Prodi" fu iniqua e favorì la grande distribuzione a danno del negozietto familiare. Marito e moglie non potendo lavorare 24 ore su 24 come il Carrefours.  Di fatto limitandosi a trasferire occupazione dal lavoro autonomo a quello dipendente (precario).

Un po' di sano statalismo, talvolta non guasta. La domenica, se non anche il sabato, è fatta per riposare, andare in chiesa, allo stadio, al mare o in montagna. E' saggio combattere il turismo familiare all'outlet.

D'accordissimo. In questo e in altri settori lo Stato deve tornare a far sentire forte la sua voce e la sua autorità. Altrimenti le lobby, le catene commerciali, le concentrazioni di capitale e potere faranno sempre di più i loro porci comodi, nel nome del dio profitto, e in definitiva a danno della società e del bene comune. É del tutto ovvio che un piccolo negozio a conduzione familiare non può reggere la concorrenza di centri commerciali che possono stare aperti quando gli pare e piace. Ma il piccolo negozio, che non gioca sull'economia di scala e sullo sfruttamento di manodopera costretta a lavorare pure la notte e pure la notte di Natale, bensì sul rapporto diretto e di fiducia con il cliente, venderà merci di qualità migliore e la loro incidenza marginale sull'economia nazionale sarà migliore. Mi spiego: il mio negoziante di fiducia mi vende una padella antiaderente rigorosamente made in Italy. Mentre nella grande catena trovo una padella che costa meno della metà, importata in 200.000 pezzi dalla Corea del Nord, ammortizzando le spese del trasporto, magari mimetizzata sotto un marchio italiano, ma questa padella gioverà poco alla nostra economia e forse poco anche alla nostra salute. Non mi stancherò di ripetere la statistica frutto di uno studio della Cgia di Mestre di qualche anno fa: per ogni nuovo posto di lavoro creato nella grande distribuzione se ne cancellano sei nella piccola distribuzione. Perfino peggiori, immagino, saranno gli effetti negativi sull'occupazione della grande distribuzione on line. La grande distribuzione lucra sui grandi volumi di vendita (con i quali riesce perfino a condizionare i prezzi alla produzione, strozzando fornitori e produttori) e sullo sfruttamento della manodopera. L'idea è assumere il minor numero di dipendenti possibili facendoli lavorare il più a lungo possibile durante la settimana. L'esatto contrario del motto comunista e keynesiano (anche se Keynes era anticomunista) del "LAVORARE TUTTI LAVORARE MENO" che, come hanno già capito la Germania e altri paesi, è oggi la strada obbligata se non vogliamo disumanizzare l'economia e, alla lunga, ucciderla. 

Saluti

.

Modificato da fosforo41

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Il 15/7/2018 in 11:56 , pm610 ha scritto:

La  politica  della  decrescita  in felice....???

A Confimprese non piace affatto la proposta di legge per la chiusura degli esercizi commerciali nei giorni festivi e durante le domeniche avanzata dal deputato pentastellato e sottosegretario allo Sviluppo Economico Davide Crippa. Secondo Mario Resca, presidente dell'associazione di negozi in franchising che rappresenta circa 30mila punti vendita e 600mila addetti, "se la proposta del Movimento 5 Stelle dovesse diventare legge, il messaggio sarebbe chiaro: le aziende saranno costrette a licenziare, l’intero comparto perderà 400mila posti di lavoro e il 10% del fatturato, sarebbe un grave danno per l’economia". In sostanza, l'abolizione delle norme per la liberalizzazione contenute nel decreto Salva Italia introdotto nel 2011 dal governo Monti causerebbe ingenti danni all'economia italiana, secondo Confimprese.

Il progetto di legge del sottosegretario Crippa prevede un massimo di aperture dei negozi nelle festività di 12 giorni all’anno e affida la regolamentazione a Regioni e Comuni e obbliga ad una rotazione per un massimo del 25% di aperture nel Comune di esercizi commerciali dello stesso tipo merceologico. “Su 52 domeniche i negozi potranno restare aperti solo 12 festività, è una stiuazione allarmante", sostiene Resca, aggiungendo inoltre che escludendo dalla nuova regolamentazione tutte le località turistiche si aggiungerebbe un nuovo problema: "Siamo il Paese che detiene il record mondiale di siti Unesco, l’Italia è un museo a cielo aperto, quali sono i criteri per stabilire le città a vocazione turistica? La gente consuma se ne ha l’opportunità, ma se i negozi sono chiusi rinuncia e non compra”.

La chiusura degli esercizi commerciali nei giorni festivi porterà inevitabilmente all'aumento degli acquisti su internet, con conseguenti chiusura degli esercizi commerciali.

Oggi la gente, durante la settimana, ha sempre meno tempo per girare negozi e fare acquisti, vuoi per il lavoro, i figli, lo sport.. spesso rimane la domenica.

Chiudere i negozi la domenica, significa aumentare la disoccupazione, incentivare lo shopping on line (più comodo, veloce, economico e con ampia scelta), mettere in crisi i negozi ed aumentare di nuovo la disoccupazione.

Complimenti per la geniale idea!

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7 ore fa, ariafresca123 ha scritto:

La chiusura degli esercizi commerciali nei giorni festivi porterà inevitabilmente all'aumento degli acquisti su internet, con conseguenti chiusura degli esercizi commerciali.

Oggi la gente, durante la settimana, ha sempre meno tempo per girare negozi e fare acquisti, vuoi per il lavoro, i figli, lo sport.. spesso rimane la domenica.

Chiudere i negozi la domenica, significa aumentare la disoccupazione, incentivare lo shopping on line (più comodo, veloce, economico e con ampia scelta), mettere in crisi i negozi ed aumentare di nuovo la disoccupazione.

Complimenti per la geniale idea!

La  decrescita   felice...  sic

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