PRIMA GLI ITAgLIANI

No beh, scherzi a parte. Ora leggo l'articolo e mi accorgo che gli facevano comodo i voucher (7,50 senza contributi assistenziali né malattia) che gli facevano comodo i flussi migratori e i pochi controlli (così capisco),che gli facevano comodo le cooperative.
Qualcosa non mi torna. O io capisco male l'articolo,...oppure che gli marciscano pere mele con tutti ...i filistei!

Rovigo, 23 giugno 2018 - Per gli italiani è un lavoro troppo faticoso e poco redditizio, per gli extracomunitari è la burocrazia fatta di tanti controlli a bloccare gli imprenditori al momento dell’assunzione. Mancano gli operaiper la raccolta della frutta e gli agricoltori sono in grave difficoltà, mentre incombe la campagna prevista per agosto e settembre. A lanciare l’allarme è Confagricoltura di Rovigo: alle aziende polesane servono 300 operai agricoli, ma non si trovano. Secondo l’associazione già in questi giorni molti agricoltori hanno manifestato difficoltà nel reperire operai disponibili ad essere assunti secondo il contrato nazionale di lavoro per le fasi di raccolta delle pere e mele nelle aziende che operano in Polesine. «Ce ne servono – afferma il presidente Stefano Casalini – almeno 300 da adibire a questa mansione. Prima di andare a reperire personale da fuori provincia o appartenenti a società o cooperative di servizio che a volte possono creare problemi in ordine all’applicazione corretta delle norme vigenti, gli stessi imprenditori pensano si debba offrire alle persone che vivono nel nostro territorio un’opportunità economica per un periodo di tempo determinato».

Perché siamo arrivati a questa impasse? «Il problema di trovare manodopera – aggiunge Casalini – si è aggravato con l’abolizione dei voucher come sistema di pagamento. Stiamo vivendo una situazione difficile nel reperire personale adeguato alla raccolta della frutta, un problema che si è accentuato col passare degli anni. Ma non è solo una questione riguardante l’abolizione dei voucher, che ci faceva molto comodo per l’assunzione di ragazzi e pensionati, c’è l’intreccio con il fenomeno storico legato ai flussi migratori, alla difficoltà di avere personale straniero».

Confagricoltura, in accordo con la Provincia, temendo il peggio, è corsa ai ripari. Ed ha invitato gli interessati a rivolgersi oltre che agli uffici dell’associazione anche ai Centri per l’impiego di Rovigo, Adria e Badia a Polesine che sono già disponibili a effettuare una selezione dei candidati da proporre alle aziende. Ma il malessere sui campi polesani è diffuso. «Il problema del reperimento di manodopera – testimonia l’agricoltore Gianpietro Lupato – è grande come una casa. E tutti i colleghi sono in affanno, chi più chi meno. Già l’anno scorso erano emersi i sintomi di questa crisi, però qualcuno era riuscito a tappare il buco utilizzando famigliari e parenti o rivolgendosi alle cooperative, ma stavolta la vedo molto brutta».

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6 messaggi in questa discussione

E  chi    è  che  vuol   abolire  la  legge   anticaporalato ?

https://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/caporalato-1.3980890

Cesena, 16 giugno 2018 - «Se non stai alle nostre condizioni ti chiudiamo la porta in faccia e non lavori più». «Se non ci dai una percentuale sulla tua paga hai finito di lavorare da queste parti».

Se poi parte una denuncia il rischio va oltre il lavoro e mette in gioco l’incolumità personale. Nel primo caso la minaccia arriva dal datore di lavoro, nel secondo c’è la mano vischiosa del caporale. Succede anche nel Cesenate. Agricoltura (6.665 imprese quasi tutte a conduzione familiare) e turismo i settori dove il fenomeno è endemico . «Ma tutto questo difficilmente emerge da una denuncia – dice Papa Modou Sekc, rappresentante per la Romagna nell’associazione nazionale delle Cisl che si occupa delle problematiche degli immigrati –. I lavoratori vengono al sindacato a cercare aiuto ma hanno paura di denunciare. Lo sanno anche i loro sfruttatori. E così chi è a Cesena senza permesso di soggiorno spesso diventa ostaggio di gente senza scrupoli che paga i lavoratori 4 o 5 euro all’ora e li fa lavorare 10/15 ore al giorno per sette giorni la settimana». «Poi - aggiunge Seck - c’è lo sfruttamento di chi è regolare. Il datore di lavoro lo impiega per tante ore ma gliene attribuisce molte di meno cosicché non si vede assegnate neppure le 102 giornate necessarie per accedere alla disoccupazione. Il padrone risparmia sui contributi e il lavoratore resta senza diritto». E, infine, c’è la tagliola dei flussi a cui tanti irregolari guardano per avere l’agognato permesso di soggiorno. «C’è chi paga al caporale fino a 4 mila euro per allestire le pratiche per rientrare nelle quote - dice Papa Modou Sekc - ma com’è noto per usufruire di questa possibilità a chiamata lo straniero deve tornare al proprio Paese e capita che una volta tornato in Italia il datore di lavoro non lo riassuma più».

Chi opera sul fronte del caporalato nel Cesenate ha prevalentemente unafaccia nordafricana, marocchini soprattutto, e sono noti da tempo anche i luoghi dove il caporale fa il bello e il cattivo tempo. «La raccolta dei lavoratori irregolari – aggiunge dal canto suo Francesco Marinelli segretario generale del sindacato dei lavoratori agroalimentaristi FAI della Cisl Romagna - avviene con il passaparola e i caporali passano con pulmini e auto in luoghi pubblici, addirittura nella piazza di Borello o presso i distributori lungo le vallate del Savio e del Rubicone». «Le nostre ***, le indagini delle forze dell’ordine, dell’ispettorato del lavoro del lavoro, della magistratura - ricorda Marinelli - hanno portato ad alcune importanti azioni giudiziarie e di polizia con arresti nel Cesenate e nel Rubicone. Si trattava di vere e proprie organizzazioni criminali dedite allo sfruttamento delle persone che agiscono nella raccolta di frutta, ortaggi e nell’allevamento, dove si utilizza manodopera poco specializzata». Fa da sponda a questo sistema il meccanismo delle false cooperative gestite da prestanome stranieri. Un danno per i lavoratori e per le cooperative sane. Fin qui la denuncia. Che fare? «Se il lavoratore non vuole denunciare - dice Seck - almeno rivendichi quanto non gli è stato pagato». Intanto però la Cisl ha messo a disposizione di chi lavora nell’agroalimentare in condizione di sfruttamento e illegalità un numero verde: l’800.199.100 attivo in tutta Italia.

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Figuriamoci se gli Italiani specie se giovani vanno ha fare certi lavori...ma nemmeno i loro genitori vogliono che i loro figli vadano a fare certi lavori...comunque adesso ci pensa questo Gov. che come si diceva per il berlu...diamogli il tempo di lavorare poi vedrete....sicuramente molti hanno goduto eh....:D

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3 ore fa, sempre135 ha scritto:

Figuriamoci se gli Italiani specie se giovani vanno ha fare certi lavori

E' una frase che abbiamo più volte sentito dire, una frase che voleva giustificare una immigrazione senza controllo, fra i lavori che gli Italiani non volevano più fare citavano quello dell'infermiere, peccato che agli ultimi concorsi per infermieri ci siano stati migliaia di concorrenti per pochissimi posti, probabilmente ci sono lavori sottopagati con lavoratori sfruttati e i giovani si ribellano a questo..  ci sono lavori che gli Italiani non vogliono più fare….QUESTA E' UNA BUGIA.. e come dice un vecchio proverbio le bugie hanno la gambe corte perché la verità viene sempre a galla

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5 ore fa, etrusco1900 ha scritto:

QUESTA E' UNA BUGIA

Se mi dici che non vogliono più lavorare in ufficio..certo che è una bugia, ma li mi sembra si stesse parlando di altri lavori...io mi riferisco a quei lavori...

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Inviata (modificato)

già  sono  tutti  in  coda  per  andare  a  raccogliere  i  pomodoro è  stagione  vero ?  Ma  il rodigino ops   Cesena   non  è dalle  parti  della  padania  ?

Modificato da pm610

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