Anche a me questo governo non piace

fosforo31
Da fosforo31,
Anche a me, come all'amico Monello, questo governo Conte non piace, ma non solo per la presenza ingombrante (e sproporzionata rispetto ai voti) di Salvini. Il quale in concreto, al di là delle considerazioni etiche ed ideologiche (che pure hanno la loro importanza), minaccia di essere un ostacolo a quel riformismo radicale ma razionale, specie in materia di giustizia e di spesa pubblica, di cui l'Italia ha disperato bisogno. Abbiamo bisogno di meno evasione e corruzione, ma il doppiogiochista Salvini resta alleato di un conclamato evasore e corruttore. Abbiamo bisogno di meno disuguaglianza e di più investimenti pubblici, ma la flat tax è un ostacolo ad ambedue le cose. C'è però anche altro che non mi convince. Questo governo è nato male. Il che non vuol dire che debba necessariamente far male o addirittura fare peggio dei governi precedenti. Molti, come Prodi, pensano che non ci fossero alternative, che sia stato una conseguenza triste ma obbligata delle elezioni e della legge elettorale. Ma i matrimoni forzati spesso (anche se per la verità non sempre) finiscono peggio di come sono iniziati. Io do molte colpe anche a Di Maio. Il quale in buona sostanza ha mentito agli elettori e ha tradito, probabilmente con l'avallo di Grillo e Casaleggio, certamente sotto la pressione o la moral suasion di Mattarella, e forse anche per ambizione personale, l'impostazione storica del Movimento. Che era l'intransigenza programmatica, il rifiuto di qualsiasi alleanza politica, di qualsiasi compromesso al ribasso. Per tutta la campagna elettorale Luigi non aveva deviato da questa linea: questo è il nostro programma, questa è la nostra squadra di governo, se non avremo i voti per governare da soli accetteremo l'eventuale appoggio esterno di altre forze, punto. E io l'avevo lodato. Poi, dopo la vittoria, parziale per quanto sensazionale, del 4 marzo, ha cambiato idea e ha cominciato ad aprire forni, a trattare su palazzo Chigi e sui ministeri, infine ha cercato di mescolare il suo programma con quello della Lega, che è come provare a mescolare l'acqua con l'olio. Non ci vuole molto per capire che reddito di cittadinanza e flat tax sono politicamente e tecnicamente incompatibili. Se Di Maio fosse rimasto fermo, inamovibile sulla sua posizione, che non era, ripeto, una posizione velleitaria ma solo coerente con la storia del Movimento, sono sicuro che gli italiani alla fine avrebbero apprezzato. Avrebbero pensato: caspita, questi grillini son gente seria, gente che mantiene la parola e che ci tiene più alle idee che alle poltrone. Ma sono anche quasi sicuro che alla fine qualcuno quell'appoggio esterno glielo avrebbe dato, pur di evitare le elezioni. Ma avete visto cosa è stato capace di combinare Mattarella pur di evitarle? Ha convocato al Quirinale, sia pure in modo indiretto (si vocifera tramite Grillo o lo stesso Conte), proprio quel Di Maio che minacciava di trascinarlo davanti alla Corte Costituzionale per attentato alla Costituzione o addirittura per alto tradimento, lo ha velocemente "perdonato" come se fosse stata una ragazzata e ha suggerito lo spostamento di Savona dall'Economia ad altro ministero per salvare capra e cavoli. Qui Di Maio ha mostrato di nuovo la sua immaturità e la sua incoerenza. Doveva rimanere fermo sull'impeachment, giusto o sbagliato che fosse, e su Savona all'Economia. Secondo me la richiesta di messa in stato d'accusa era forse esagerata e sicuramente irrealistica, anche per motivi di ordine pratico (rischiavamo un caos istituzionale senza precedenti), ma non era infondata. Come ho scritto, e come hanno scritto autorevoli costituzionalisti, Mattarella ha commesso un grave errore, si è spinto al di là, molto al di là dei suoi poteri costituzionali bloccando la nascita di un governo sostenuto dal Parlamento. L'art.92 secondo comma è chiaro, le ambiguità sono artificiose e soggettive: "Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Questo enunciato, in termini logici, è la congiunzione (AND) di due enunciati atomici separati dal connettivo "e" (AND). Orbene il premier "nominato" aveva proposto il nome di un ministro ma il capo dello Stato si è rifiutato di nominarlo, NON lo ha nominato. Dunque, in base alla logica classica (aristotelica), il capo dello Stato ha operato la negazione logica (NOT) del secondo enunciato. Ma poiché una congiunzione è vera se e solo se ambedue i congiunti sono veri, negando quest'ultimo ha negato l'intero secondo comma dell'art.92. In definitiva, abbiamo DIMOSTRATO che Mattarella NON ha applicato, ovvero ha violato, la Costituzione. Mi si dirà che anche Napolitano e altri l'avevano violata opponendosi a una proposta del premier. Non è esattamente così. In quei casi il presidente della Repubblica aveva in sostanza chiesto al premier in pectore di riformulare la sua proposta e questi aveva accettato. In un ambito strettamente politico, come può essere la composizione di un governo, la Costituzione non nega e la prassi giurisprudenziale assicura la facoltà del capo dello Stato di dare consigli, di esercitare una moral suasion, ma non quella di imporre le sue idee al decisore politico. Quindi se la proposta viene ribadita, come era accaduto sul nome di Savona all'Economia, e se viene definitivamente respinta, allora c'è palese violazione della Costituzione. Mattarella è un fine giurista e si è certamente reso conto del grave errore commesso (e non solo delle sue gravi conseguenze) e quindi ha ripiegato, con la  pronta collaborazione Di Maio e Salvini, su una soluzione di compromesso, all'italiana. Con ciò cosa voglio dire? Voglio dire che anche questo governo, che si propone come governo del cambiamento, in fondo nasce anch'esso, come i quattro che l'hanno preceduto, da un discutibile compromesso all'italiana, e con i padri costituenti che si rivoltano almeno un poco nelle tombe. Insomma, non proprio sotto i migliori auspici.