Lo stretto legame tra ipoacusia e demenza

Inviata (modificato)

La demenza senile è una malattia neurodegenerativa della tarda età pesantemente invalidante. Si manifesta in diverse forme e ognuna di esse reca un peso emotivo, sociale ed economico difficilmente gestibile sia dalla persona direttamente interessata che dai suoi familiari. Quello che fa preoccupare gli esperti di salute pubblica sono i dati sulla sua prevalenza: il numero di malati è raddoppiato ogni 20 anni  nell’ultimo secolo e si calcola che nel 2050 più di 100 milioni di persone nel mondo (1 su 85) ne saranno affette.


Con questa consapevolezza, negli ultimi anni diversi *** di ricerca si sono mossi per individuare cause e fattori di rischio su cui poter intervenire al fine di prevenirne l’insorgenza. Ciò che è emerso da questi studi è che, tra le diverse condizioni patologiche associate ad essa, quella di maggiore rilevanza statistica è l’ipoacusia (sordità parziale): in un campione di individui di 60 anni o più, affetti da demenza, più di un terzo di essi presenta contemporaneamente questa forma di alterazione della capacità uditiva.
Volendo entrare nel dettaglio, l’aumentato rischio di sviluppare demenza si presenta a partire da una perdita di sensibilità della soglia uditiva maggiore ai 25 dB (valore oltre il quale comincia a manifestarsi la difficoltà nella comprensione dei dialoghi) e ogni ulteriore aggravamento della patologia aumenta ulteriormente la probabilità: un disturbo lieve aumenta del doppio il rischio, uno moderato lo triplica e uno grave lo quintuplica.


Un dato interessante è che laddove i sintomi di demenza erano già presenti, una successiva perdita dell’udito ha determinato un peggioramento di funzioni cognitive come memoria, apprendimento, vigilanza, lucidità e di tratti della personalità come irritabilità, affaticamento, depressione e gestione dello stress.


Come demenza senile e ipoacusia siano correlate l’una all’altra non è ancora ben chiaro: c’è chi ipotizza che  la diminuzione degli stimoli uditivi che servono a mantenere il cervello allenato e produttivo porterebbe a un suo deterioramento; altri ipotizzano che le due patologie siano causate da un processo neurodegenerativo comune che colpisce contemporaneamente sia l’encefalo che il nervo acustico.


Nonostante le svariate possibilità, molto diverse tra loro, è stato dimostrato che curare l’ipoacusia migliora la sintomatologia della demenza e ne diminuisce i disagi: l’80% di coloro che si sottopongono a un’operazione chirurgica di impianto cocleare seguito da due settimane di riabilitazione audiologica mostrano miglioramenti significativi nei test cognitivi eseguiti a distanza di un anno dall’intervento, con risultati, nei migliori dei casi, paragonabili a quelli ottenuti con la terapia farmacologica specifica della demenza.
Per quanto efficaci però, i risultati sono lungi dal riportare alla qualità uditiva e cognitiva originaria.
In ragione di ciò gli esperti in materia insistono su un unico punto: la prevenzione, primaria e secondaria.
Prevenzione primaria, ovvero nel soggetto sano, si deve seguire uno stile di vita salutare:

  • fare attenzione a rumori troppo forti e prolungati;
  • fare attività fisica;
  • seguire una dieta ipocalorica, evitando alcol e fumo;
  • praticare una corretta igiene dell’orecchio.

Prevenzione secondaria, quando la patologia è ormai presente, ma è agli albori e non si manifesta ancora come invalidante: in tal caso è di estrema importanza ricorrere precocemente a soluzioni mediche, chirurgiche o protesiche per evitare che il disagio acustico si trasformi in disagio neurologico.

Starkey Italy S.R.L.

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Modificato da starkeyitaly

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1 messaggio in questa discussione

Premetto che di forme di demenza ad una certa età, c'è ne piu di una, la piu' conosciuta e diffusa associata al termine demenza senile è la malattia di Alzheimer, e per quel che mi risulta, non vi sono allo stato attuale, riferimenti all'ipoacusia come fattore predeterminante di tale malattia.

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