Cazzeggiando - Paracarri e para.uli

Inviata (modificato)

ROMA - La parola chiave è programma. Movimento Cinque Stelle e buona parte del Partito democratico la pronunciano come un mantra, come la formula magica in grado di avviare la trattativa, di compiere il primo passo per dare un governo al Paese. E “programma” risuona anche nel dialogo a (breve) distanza che il capogruppo dei 5S al Senato, Danilo Toninelli e il ministro della Giustizia Andrea Orlando hanno avuto su Circo Massimo, la trasmissione condotta da Massimo Giannini su Radio Capital.

Questione di metodo. E al programma ci si arriva con un metodo condiviso. Lo spiega Toninelli: “Vogliamo realizzare un contratto di governo, sul modello tedesco. Aspettiamo la direzione del Pd. Se verranno al tavolo con noi cercheremo di scrivere nel dettaglio tutti i termini delle misure da realizzare”. Orlando apre, ma senza fughe in avanti: “Mi auguro che il tavolo ci sia: sottrarsi alla richiesta di Mattarella sarebbe da irresponsabili. Poi sconta l’accordo sui temi: non è detto che debba esserci. Noi lo accetteremo solo se si fanno gli interessi del Paese”.

I malumori. C’è da superare e il malcontento dei due mondi: di quello grillino abituato a identificare il Pd con l’antro dell’inferno politico. E di quello dem che negli ultimi anni ha percepito come offese “etiche” gli attacchi dei Cinque Stelle. Toninelli è ottimista: “Si supera tutto con il metodo. Noi non rinneghiamo le nostra battaglie. Pensiamo solo che i cittadini sono molto più pragmatici: vogliono solo un miglioramento della qualità della vita”. Per Orlando i malumori all’interno del Pd vanno superati chiarificando la prospettiva politica: “Cerchiamo un accordo programmatico o andiamo diritti alle elezioni? Perché lo scenario è questo, non credo che il presidente Mattarella mandi alle Camere un governo senza maggioranza. Anzi: potremmo coinvolgere la base con un referendum aperto non solo agli iscritti ma a tutti gli elettori democratici".

I leader. Infine le due leadership “ingombranti” che sono fattori decisivi nelle relazioni politiche tra M5S e Pd. "Di Maio premier condizione irrinunciabile? Non per noi ma per quanto accaduto il 4 marzo. Non sarebbe accettato dai nostri elettori un governo del M5S che non abbia Di Maio premier". Dice Toninelli. Mentre Orlando non da consigli a Renzi: “Deve ritirare le dimissioni? Sono il meno titolato a parlare di cosa deve fare Renzi, mi sono candidato contro di lui alle primarie”

 

 

Ai poster(io)ri l'ardua sentenza.

Modificato da il.pignonista

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